Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco - ANNO 2013

  1. #181
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    VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO ALLA PRIMA CONFERENZA FILIPPINA SULLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE (MANILA, 16-18 OTTOBRE 2013) , 18.10.2013

    Si chiude oggi all’Università Santo Tomas di Manila la prima Conferenza filippina sulla Nuova evangelizzazione, alla quale hanno preso parte delegati da tutta la Nazione e da diverse parti dell’Asia.

    Di seguito pubblichiamo la trascrizione del videomessaggio di Papa Francesco, diffuso oggi nel corso dei lavori della Conferenza:

    ● VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE

    My dear brothers and sisters in the Lord Jesus Christ,

    I greet all of you with the peace and joy of Our Lord. The first Philippine Conference on the New Evangelization is a worthy offering to the Year of Faith. For this I thank all of you, my brother Bishops, the priests, religious men and women, seminarians and the lay faithful who organized and are participating in the conference. I am happy to learn that you came to Manila from different parts of the Philippines and Asia. The Holy Spirit is actively at work in you. The Church of Christ is alive!

    Through this conference, I hope you would experience again the loving presence of Jesus in your lives, that you would love the Church more and that you would share the Gospel to all people with humility and joy. Don’t get tired of bringing the mercy of the Father to the poor, the sick, the abandoned, the young people and families. Let Jesus be known in the world of politics, business, arts, science, technology and social media. Let the Holy Spirit renew the creation and bring forth justice and peace in the Philippines and in the great continent of Asia that is close to my heart.

    Please pray for me, I need it. I promise to pray for you, especially to Our Mother the Blessed Virgin Mary, Star of the New Evangelization.

    Mabúhay ang Pilipínas! Mabúhay ang Asia! Pagpaláin kayó ng Dios!

    [Viva le Filippine! Viva l’Asia! Vi benedica Dio!]

    God bless you in the Name of the Father, of the Son, of the Holy Spirit.

    [01486-02.01] [Original text: English]

    [B0671-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #182
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    UDIENZA AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE INTERNAZIONALE PER LE TRADUZIONI DEL MESSALE IN LINGUA INGLESE (ICEL), 18.10.2013

    Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri della Commissione Internazionale per le traduzioni del Messale in lingua inglese (ICEL) in occasione del 50° anniversario della creazione della Commissione.

    Pubblichiamo di seguito il discorso che Papa Francesco ha rivolto ai presenti:

    ● TESTO IN LINGUA ITALIANA

    Cari Fratelli nell’episcopato,

    Cari amici,

    porgo il benvenuto ai Membri e agli Officiali della International Commission on English in the Liturgy, nel contesto del vostro incontro a Roma per celebrare il 50° anniversario della creazione della Commissione. Ringrazio l’Arcivescovo Mons. Arthur Roche, Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti e già Presidente di ICEL, per le parole che mi ha rivolto presentando tutti voi. Attraverso di voi, intendo inviare il mio saluto e l’espressione della mia gratitudine alle Conferenze Episcopali che rappresentate e ai consultori e al personale che prestano la loro opera nel lavoro della Commissione.

    Fondata per contribuire alla messa in opera del grande rinnovamento liturgico invocato dalla Costituzione sulla Sacra Liturgia del Concilio Vaticano II, l’ICEL è stata anche uno dei segni dello spirito di collegialità episcopale che trova espressione nella Costituzione Dogmatica sulla Chiesa del Concilio (cf. Lumen gentium, nn. 22-25). Il presente anniversario è un’occasione per rendere grazie per l’immenso lavoro che la Commissione ha compiuto lungo i cinquant’anni trascorsi, non solo per predisporre le traduzioni in lingua inglese dei testi della liturgia, ma anche per progredire nello studio, nella comprensione e nell’appropriazione della ricca tradizione eucologica e sacramentale della Chiesa. Il lavoro della Commissione ha contribuito anche in modo significativo ad una consapevole, attiva e devota partecipazione alla liturgia richiesta dal Concilio, partecipazione che, come Benedetto XVI ci ha giustamente richiamato, ha bisogno di essere compresa in modo ancora più profondo "a partire da una più grande consapevolezza del mistero che viene celebrato e del suo rapporto con l’esistenza quotidiana" (Esort. ap. Sacramentum caritatis, 52). I frutti del vostro lavoro sono serviti a dare forma alla preghiera di innumerevoli cattolici e hanno anche contribuito alla comprensione della fede, all’esercizio del sacerdozio comune dei fedeli e al rinnovamento del dinamismo evangelizzatore della Chiesa, tutti temi centrali nell’insegnamento conciliare. In verità, come ha sottolineato il Beato Giovanni Paolo II, "per molti il messaggio del Concilio Vaticano II è stato percepito innanzitutto mediante la riforma liturgica" (Lett. ap. Vicesimus quintus annus, n. 12).

    Cari amici, ieri sera avete celebrato una solenne Messa di ringraziamento presso la Tomba dell’Apostolo Pietro, sotto la grande iscrizione che recita: "Hinc una fides mundo refulget; hinc unitas sacerdotii exoritur". Nel rendere possibile ad un vasto numero di fedeli sparsi nel mondo il pregare con un linguaggio comune, la vostra Commissione ha dato il suo aiuto per il rafforzamento dell’unità della Chiesa nella fede e nella comunione sacramentale. Questa unità e comunione, che trova la propria origine nella Santissima Trinità, costantemente riconcilia ed accresce la ricchezza della diversità. Possa il vostro continuo sforzo aiutare a realizzare ancora più pienamente la speranza espressa da Papa Paolo VI nel promulgare il Messale Romano: che "nella grande diversità delle lingue, un’unica preghiera si elevi come offerta bene accetta al Padre nostro dei cieli, mediante il nostro Sommo Sacerdote Gesù Cristo, nello Spirito Santo".

    A voi e a tutti coloro che collaborano al lavoro della Commissione imparto di cuore la Benedizione Apostolica, in pegno di abbondante pace e gioia nel Signore.

    [01512-01.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #183
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    UDIENZA AI PATRONS OF THE ARTS DEI MUSEI VATICANI , 19.10.2013

    Alle ore 12.45 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Patrons of the Arts dei Musei Vaticani, in occasione del 30° anniversario della fondazione.

    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:

    ● TESTO IN LINGUA ITALIANA

    Cari Amici, buongiorno

    do il benvenuto ai Patrons of the Arts dei Musei Vaticani in occasione di questo pellegrinaggio a Roma, che segna il trentesimo anniversario della vostra fondazione. Lungo il corso degli ultimi tre decenni, i Patrons hanno dato un considerevole contributo per il restauro di numerosi tesori di arte conservati nelle collezioni vaticane e, più in generale, per il compimento della funzione religiosa, artistica e culturale dei Musei. Vi ringrazio di vero cuore per questo.

    La nascita dei Patrons of the Arts dei Musei Vaticani fu ispirata non solo da un lodevole senso di corresponsabilità per l’eredità di arte sacra che la Chiesa possiede, ma anche dal desiderio di dare continuità agli ideali spirituali e religiosi che portarono alla creazione delle collezioni pontificie. In ogni epoca la Chiesa ha fatto appello alle arti per dare espressione alla bellezza della propria fede e per proclamare il messaggio evangelico della magnificenza della creazione di Dio, della dignità dell’uomo creato a sua immagine e somiglianza, e del potere della morte e risurrezione di Cristo di portare redenzione e rinascita ad un mondo segnato dalla tragedia del peccato e della morte. I Musei Vaticani, con la loro unica e ricca storia, offrono ad innumerevoli pellegrini e visitatori che giungono a Roma la possibilità di incontrare questo messaggio mediante opere d’arte che danno testimonianza delle aspirazioni spirituali dell’umanità, dei sublimi misteri della fede cristiana e della ricerca di quella bellezza suprema che trova la sua origine e il suo compimento in Dio.

    Cari amici, il vostro sostegno alle opere d’arte dei Musei Vaticani possa sempre essere un segno della vostra partecipazione interiore alla vita e alla missione della Chiesa. Possa anche essere espressione della nostra speranza nella venuta di quel Regno la cui bellezza, armonia e pace sono l’attesa di ogni cuore umano e l’ispirazione delle più alte aspirazioni artistiche del genere umano. Su di voi, sulle vostre famiglie e su tutti i vostri aderenti, imparto di cuore la Benedizione Apostolica, in pegno di costante gioia e pace nel Signore.

    [01518-01.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #184
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    LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 20.10.2013

    Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Francesco si affaccia alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    ● PRIMA DELL’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle,

    nel Vangelo di oggi Gesù racconta una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi. La protagonista è una vedova che, a forza di supplicare un giudice disonesto, riesce a farsi fare giustizia da lui. E Gesù conclude: se la vedova è riuscita a convincere quel giudice, volete che Dio non ascolti noi, se lo preghiamo con insistenza? L’espressione di Gesù è molto forte: «E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui?» (Lc 18,7).

    "Gridare giorno e notte" verso Dio! Ci colpisce questa immagine della preghiera. Ma chiediamoci: perché Dio vuole questo? Lui non conosce già le nostre necessità? Che senso ha "insistere" con Dio?

    Questa è una buona domanda, che ci fa approfondire un aspetto molto importante della fede: Dio ci invita a pregare con insistenza non perché non sa di che cosa abbiamo bisogno, o perché non ci ascolta. Al contrario, Lui ascolta sempre e conosce tutto di noi, con amore. Nel nostro cammino quotidiano, specialmente nelle difficoltà, nella lotta contro il male fuori e dentro di noi, il Signore non è lontano, è al nostro fianco; noi lottiamo con Lui accanto, e la nostra arma è proprio la preghiera, che ci fa sentire la sua presenza accanto a noi, la sua misericordia, anche il suo aiuto. Ma la lotta contro il male è dura e lunga, richiede pazienza e resistenza – come Mosè, che doveva tenere le braccia alzate per far vincere il suo popolo (cfr Es 17,8-13). E’ così: c’è una lotta da portare avanti ogni giorno; ma Dio è il nostro alleato, la fede in Lui è la nostra forza, e la preghiera è l’espressione di questa fede. Perciò Gesù ci assicura la vittoria, ma alla fine si domanda: «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8). Se si spegne la fede, si spegne la preghiera, e noi camminiamo nel buio, ci smarriamo nel cammino della vita.

    Impariamo dunque dalla vedova del Vangelo a pregare sempre, senza stancarci. Era brava questa vedova! Sapeva lottare per i suoi figli! E penso a tante donne che lottano per la loro famiglia, che pregano, che non si affaticano mai. Un ricordo oggi, tutti noi, a queste donne che col loro atteggiamento ci danno una vera testimonianza di fede, di coraggio, un modello di preghiera. Un ricordo a loro! Pregare sempre, ma non per convincere il Signore a forza di parole! Lui sa meglio di noi di che cosa abbiamo bisogno! Piuttosto la preghiera perseverante è espressione della fede in un Dio che ci chiama a combattere con Lui, ogni giorno, ogni momento, per vincere il male con il bene.

    [01522-01.01] [Testo originale: Italiano]

    ● DOPO L’ANGELUS

    Cari fratelli e sorelle!

    Oggi ricorre la Giornata Mondiale Missionaria. Qual è la missione della Chiesa? Diffondere nel mondo la fiamma della fede, che Gesù ha acceso nel mondo: la fede in Dio che è Padre, Amore, Misericordia. Il metodo della missione cristiana non è il proselitismo, ma quello della fiamma condivisa che riscalda l’anima. Ringrazio tutti coloro che con la preghiera e l’aiuto concreto sostengono l’opera missionaria, in particolare la sollecitudine del Vescovo di Roma per la diffusione del Vangelo. In questa Giornata siamo vicini a tutti i missionari e le missionarie, che lavorano tanto senza far rumore, e danno la vita. Come l’italiana Afra Martinelli, che ha operato per tanti anni in Nigeria: qualche giorno fa è stata uccisa, per rapina; tutti hanno pianto, cristiani e musulmani. Le volevano bene. Lei ha annunciato il Vangelo con la vita, con l’opera che ha realizzato, un centro di istruzione; così ha diffuso la fiamma della fede, ha combattuto la buona battaglia! Pensiamo a questa sorella nostra, e la salutiamo con un applauso, tutti!

    Penso anche a Stefano Sándor, che ieri è stato proclamato Beato a Budapest. Era un salesiano laico, esemplare nel servizio ai giovani, nell’oratorio e nell’istruzione professionale. Quando il regime comunista chiuse tutte le opere cattoliche, affrontò le persecuzioni con coraggio, e fu ucciso a 39 anni. Ci uniamo al rendimento di grazie della Famiglia salesiana e della Chiesa ungherese.

    Desidero esprimere la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine colpite da un forte terremoto, e vi invito a pregare per quella cara Nazione, che di recente ha subito diverse calamità.

    Saluto con affetto tutti i pellegrini presenti, incominciando dai ragazzi che hanno dato vita alla manifestazione "100 metri di corsa e di fede", promossa dal Pontificio Consiglio della Cultura. Grazie, perché ci ricordate che il credente è un atleta dello spirito! Grazie tante!

    Accolgo con gioia i fedeli delle Diocesi di Bologna e di Cesena-Sarsina, guidati dal Cardinale Caffarra e dal Vescovo Regattieri; come pure quelli di Corrientes, in Argentina, e di Maracaibo e Barinas, in Venezuela. E oggi in Argentina si celebra la Festa della mamma, rivolgo un affettuoso saluto alle mamme della mia terra!

    Saluto il gruppo di preghiera "Raio de Luz", dal Brasile; e le Fraternità dell’Ordine Secolare Trinitario.

    Le parrocchie e le associazioni italiane sono troppe, non posso nominarle, ma saluto e ringrazio tutti con affetto!

    Buona domenica! Arrivederci e buon pranzo!

    [01523-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0679-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #185
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    UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DELLA FEDERAZIONE LUTERANA MONDIALE E AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE LUTERANO-CATTOLICA PER L’UNITÀ , 21.10.2013

    Alle ore 11.00 di questa mattina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza una Delegazione della Federazione Luterana Mondiale e i Membri della Commissione Luterano-Cattolica per l’Unità.

    Pubblichiamo di seguito le parole di saluto che il Papa ha rivolto ai presenti:

    ● TESTO IN LINGUA ITALIANA

    Cari fratelli e sorelle luterani, e cari fratelli cattolici,

    do volentieri il benvenuto a tutti voi, Delegazione della Federazione Luterana Mondiale e Rappresentanti della Commissione per l’Unità luterano-cattolica. Questo incontro fa seguito a quello, molto cordiale e gradito, che ho avuto con Lei, stimato Vescovo Younan, e con il Segretario della Federazione Luterana Mondiale, Reverendo Junge, in occasione della celebrazione di inizio del mio ministero come Vescovo di Roma.

    Guardo con senso di profonda gratitudine al Signore Gesù Cristo, ai numerosi passi che le relazioni tra luterani e cattolici hanno compiuto negli ultimi decenni, e non solo attraverso il dialogo teologico, ma anche mediante la collaborazione fraterna in molteplici ambiti pastorali e, soprattutto, nell’impegno a progredire nell’ecumenismo spirituale. Quest’ultimo costituisce, in certo senso, l’anima del nostro cammino verso la piena comunione, e ci permette di pregustarne già da ora qualche frutto, anche se imperfetto: nella misura in cui ci avviciniamo con umiltà di spirito al Signore Nostro Gesù Cristo, siamo sicuri di avvicinarci anche tra di noi e nella misura in cui invocheremo dal Signore il dono dell’unità, stiamo certi che Lui ci prenderà per mano e Lui sarà la nostra guida. Bisogna lasciarsi prendere dalle mani del Signore Gesù Cristo.

    Quest’anno, come risultato del dialogo teologico, che compie ormai cinquant’anni, e in vista della commemorazione del quinto centenario della Riforma, è stato pubblicato il testo della Commissione per l’Unità luterano-cattolica, dal significativo titolo: "Dal conflitto alla comunione. L’interpretazione luterano-cattolica della Riforma nel 2017". Mi sembra davvero importante per tutti lo sforzo di confrontarsi in dialogo sulla realtà storica della Riforma, sulle sue conseguenze e sulle risposte che ad essa vennero date. Cattolici e luterani possono chiedere perdono per il male arrecato gli uni agli altri e per le colpe commesse davanti a Dio, e insieme gioire per la nostalgia di unità che il Signore ha risvegliato nei nostri cuori, e che ci fa guardare avanti con uno sguardo di speranza.

    Alla luce del cammino di questi decenni, e dei tanti esempi di comunione fraterna tra luterani e cattolici di cui siamo testimoni, confortati dalla fiducia nella grazia che ci viene donata nel Signore Gesù Cristo, sono certo che sapremo portare avanti il nostro cammino di dialogo e di comunione, affrontando anche le questioni fondamentali, come anche nelle divergenze che sorgono in campo antropologico ed etico. Certo, le difficoltà non mancano e non mancheranno, richiederanno ancora pazienza, dialogo, comprensione reciproca, ma non ci spaventiamo! Sappiamo bene – come più volte ci ha ricordato Benedetto XVI - che l’unità non è primariamente frutto del nostro sforzo, ma dell’azione dello Spirito Santo al quale occorre aprire i nostri cuori con fiducia perché ci conduca sulle vie della riconciliazione e della comunione.

    Il Beato Giovanni Paolo II si chiedeva: "Come annunciare il Vangelo della riconciliazione, senza al contempo impegnarsi ad operare per la riconciliazione dei cristiani?" (Lett. enc. Ut unum sint, 98). La preghiera fedele e costante nelle nostre comunità possa sostenere il dialogo teologico, il rinnovamento della vita e la conversione dei cuori, affinché, con l’aiuto del Dio Uno e Trino, possiamo camminare verso il compimento del desiderio del Figlio, Gesù Cristo, che tutti siano uno. Grazie.

    [01526-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0680-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  6. #186
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    UDIENZA AI PARTECIPANTI AL CONVEGNO NAZIONALE DEI CAPPELLANI DELLE CARCERI ITALIANE , 23.10.2013

    Alle ore 9.30 di questa mattina, nell’Aula Paolo VI, prima dell’Udienza Generale, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti al Convegno Nazionale dei Cappellani delle Carceri Italiane e ha loro rivolto le parole di saluto che riportiamo di seguito:

    ● PAROLE DEL SANTO PADRE

    Cari Fratelli,

    vi ringrazio, e vorrei approfittare di questo incontro con voi, che lavorate nelle carceri di tutta Italia, per far arrivare un saluto a tutti i detenuti. Per favore dite che prego per loro, li ho a cuore, prego il Signore e la Madonna che possano superare positivamente questo periodo difficile della loro vita. Che non si scoraggino, non si chiudano. Voi sapete che un giorno tutto va bene, ma un altro giorno sono giù, e quell’ondata è difficile. Il Signore è vicino, ma dite con i gesti, con le parole, con il cuore che il Signore non rimane fuori, non rimane fuori dalla loro cella, non rimane fuori dalle carceri, ma è dentro, è lì. Potete dire questo: il Signore è dentro con loro; anche lui è un carcerato, ancora oggi, carcerato dei nostri egoismi, dei nostri sistemi, di tante ingiustizie, perché è facile punire i più deboli, ma i pesci grossi nuotano liberamente nelle acque. Nessuna cella è così isolata da escludere il Signore, nessuna; Lui è lì, piange con loro, lavora con loro, spera con loro; il suo amore paterno e materno arriva dappertutto. Prego perché ciascuno apra il cuore a questo amore. Quando io ricevevo una lettera di uno di loro a Buenos Aires li visitavo, mentre ora quando ancora mi scrivono quelli di Buenos Aires qualche volta li chiamo, specialmente la domenica, faccio una chiacchierata. Poi quando finisco penso: perché lui è lì e non io che ho tanti e più motivi per stare lì? Pensare a questo mi fa bene: poiché le debolezze che abbiamo sono le stesse, perché lui è caduto e non sono caduto io? Per me questo è un mistero che mi fa pregare e mi fa avvicinare ai carcerati.

    E prego anche per voi Cappellani, per il vostro ministero, che non è facile, è molto impegnativo e molto importante, perché esprime una delle opere di misericordia; rende visibile la presenza del Signore nel carcere, nella cella. Voi siete segno della vicinanza di Cristo a questi fratelli che hanno bisogno di speranza. Recentemente avete parlato di una giustizia di riconciliazione, ma anche di una giustizia di speranza, di porte aperte, di orizzonti. Questa non è un'utopia, si può fare. Non è facile, perché le nostre debolezze ci sono dappertutto, anche il diavolo c'è dappertutto, le tentazioni ci sono dappertutto, ma bisogna sempre provarci.

    Vi auguro che il Signore sia sempre con voi, vi benedica e la Madonna vi custodisca; sempre nella mano della Madonna, perché lei è la madre di tutti voi e di tutti loro in carcere. Vi auguro questo, grazie! E chiediamo al Signore che benedica voi e i vostri amici e amiche delle carceri; ma prima preghiamo la Madonna perché ci porti sempre verso Gesù: Ave Maria....

    [01540-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0683-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #187
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    L’UDIENZA GENERALE, 23.10.2013

    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e di fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
    Nel discorso in lingua italiana, il Papa ha incentrato la sua meditazione su Maria, immagine e modello della Chiesa.
    Dopo la sintesi in diverse lingue, Papa Francesco ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    ● CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Continuando le catechesi sulla Chiesa, oggi vorrei guardare a Maria come immagine e modello della Chiesa. Lo faccio riprendendo un’espressione del Concilio Vaticano II. Dice la Costituzione Lumen gentium: «Come già insegnava Sant’Ambrogio, la Madre di Dio è figura della Chiesa nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo» (n. 63).

    1. Partiamo dal primo aspetto, Maria come modello di fede. In che senso Maria rappresenta un modello per la fede della Chiesa? Pensiamo a chi era la Vergine Maria: una ragazza ebrea, che aspettava con tutto il cuore la redenzione del suo popolo. Ma in quel cuore di giovane figlia d’Israele c’era un segreto che lei stessa ancora non conosceva: nel disegno d’amore di Dio era destinata a diventare la Madre del Redentore. Nell’Annunciazione, il Messaggero di Dio la chiama "piena di grazia" e le rivela questo progetto. Maria risponde "sì" e da quel momento la fede di Maria riceve una luce nuova: si concentra su Gesù, il Figlio di Dio che da lei ha preso carne e nel quale si compiono le promesse di tutta la storia della salvezza. La fede di Maria è il compimento della fede d’Israele, in lei è proprio concentrato tutto il cammino, tutta la strada di quel popolo che aspettava la redenzione, e in questo senso è il modello della fede della Chiesa, che ha come centro Cristo, incarnazione dell’amore infinito di Dio.

    Come ha vissuto Maria questa fede? L’ha vissuta nella semplicità delle mille occupazioni e preoccupazioni quotidiane di ogni mamma, come provvedere il cibo, il vestito, la cura della casa... Proprio questa esistenza normale della Madonna fu il terreno dove si svolse un rapporto singolare e un dialogo profondo tra lei e Dio, tra lei e il suo Figlio. Il "sì" di Maria, già perfetto all’inizio, è cresciuto fino all’ora della Croce. Lì la sua maternità si è dilatata abbracciando ognuno di noi, la nostra vita, per guidarci al suo Figlio. Maria è vissuta sempre immersa nel mistero del Dio fatto uomo, come sua prima e perfetta discepola, meditando ogni cosa nel suo cuore alla luce dello Spirito Santo, per comprendere e mettere in pratica tutta la volontà di Dio.

    Possiamo farci una domanda: ci lasciamo illuminare dalla fede di Maria, che è nostra Madre? Oppure la pensiamo lontana, troppo diversa da noi? Nei momenti di difficoltà, di prova, di buio, guardiamo a lei come modello di fiducia in Dio, che vuole sempre e soltanto il nostro bene? Pensiamo a questo, forse ci farà bene ritrovare Maria come modello e figura della Chiesa in questa fede che lei aveva!

    2. Veniamo al secondo aspetto: Maria modello di carità. In che modo Maria è per la Chiesa esempio vivente di amore? Pensiamo alla sua disponibilità nei confronti della parente Elisabetta. Visitandola, la Vergine Maria non le ha portato soltanto un aiuto materiale, anche questo, ma ha portato Gesù, che già viveva nel suo grembo. Portare Gesù in quella casa voleva dire portare la gioia, la gioia piena. Elisabetta e Zaccaria erano felici per la gravidanza che sembrava impossibile alla loro età, ma è la giovane Maria che porta loro la gioia piena, quella che viene da Gesù e dallo Spirito Santo e si esprime nella carità gratuita, nel condividere, nell’aiutarsi, nel comprendersi.

    La Madonna vuole portare anche a noi, a noi tutti, il grande dono che è Gesù; e con Lui ci porta il suo amore, la sua pace, la sua gioia. Così la Chiesa è come Maria: la Chiesa non è un negozio, non è un’agenzia umanitaria, la Chiesa non è una ONG, la Chiesa è mandata a portare a tutti Cristo e il suo Vangelo; non porta se stessa– se piccola, se grande, se forte, se debole, la Chiesa porta Gesù e deve essere come Maria quando è andata a visitare Elisabetta. Cosa le portava Maria? Gesù. La Chiesa porta Gesù: questo è il centro della Chiesa, portare Gesù! Se per ipotesi, una volta succedesse che la Chiesa non porta Gesù, quella sarebbe una Chiesa morta! La Chiesa deve portare la carità di Gesù, l’amore di Gesù, la carità di Gesù.

    Abbiamo parlato di Maria, di Gesù. E noi? Noi che siamo la Chiesa? Qual è l’amore che portiamo agli altri? E’ l’amore di Gesù, che condivide, che perdona, che accompagna, oppure è un amore annacquato, come si allunga il vino che sembra acqua? È un amore forte, o debole tanto che segue le simpatie, che cerca il contraccambio, un amore interessato? Un’altra domanda: a Gesù piace l’amore interessato? No, non gli piace, perché l’amore deve essere gratuito, come il suo. Come sono i rapporti nelle nostre parrocchie, nelle nostre comunità? Ci trattiamo da fratelli e sorelle? O ci giudichiamo, parliamo male gli uni degli altri, curiamo ciascuno il proprio "orticello", o ci curiamo l’un l’altro? Sono domande di carità!

    3. E brevemente un ultimo aspetto: Maria modello di unione con Cristo. La vita della Vergine Santa è stata la vita di una donna del suo popolo: Maria pregava, lavorava, andava alla sinagoga… Però ogni azione era compiuta sempre in unione perfetta con Gesù. Questa unione raggiunge il culmine sul Calvario: qui Maria si unisce al Figlio nel martirio del cuore e nell’offerta della vita al Padre per la salvezza dell’umanità. La Madonna ha fatto proprio il dolore del Figlio ed ha accettato con Lui la volontà del Padre, in quella obbedienza che porta frutto, che dona la vera vittoria sul male e sulla morte.

    E’ molto bella questa realtà che Maria ci insegna: l’essere sempre uniti a Gesù. Possiamo chiederci: ci ricordiamo di Gesù solo quando qualcosa non va e abbiamo bisogno, o il nostro è un rapporto costante, un’amicizia profonda, anche quando si tratta di seguirlo sulla via della croce?

    Chiediamo al Signore che ci doni la sua grazia, la sua forza, affinché nella nostra vita e nella vita di ogni comunità ecclesiale si rifletta il modello di Maria, Madre della Chiesa. Così sia!

    [01529-01.01] [Testo originale: Italiano]

    ● SINTESI DELLA CATECHESI E SALUTI NELLE DIVERSE LINGUE

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua francese


    Speaker :


    Marie est image et modèle de l’Eglise. Elle est un modèle de foi car elle a toujours vécu immergée dans le Mystère de Jésus, elle a été son premier et son plus parfait disciple. Du « oui » de l’Annonciation, où sa foi reçoit une lumière nouvelle, jusqu’à l’heure de la croix, Marie a toujours vécu dans une relation profonde avec son Fils, même dans les évènements les plus ordinaires de la vie. Marie est un modèle de charité. De même qu’elle porta à Elisabeth et à Zacharie la joie de la présence de Jésus, Marie nous donne son Fils, et avec lui son amour, sa paix sa joie. Il en est ainsi de l’Eglise qui annonce l’Evangile et porte aux hommes la charité du Christ. Enfin, Marie est modèle d’union au Christ, union qui culmine au Calvaire. C’est l’obéissance à la volonté du Père, telle que l’a vécue Marie, qui donne la victoire sur le mal et sur la mort.

    Santo Padre :

    Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, particolarmente i fedeli della Diocesi di Angoulême, con il Vescovo Mons. Dagens, come anche i gruppi parrocchiali e i giovani venuti dalla Francia, dalla Svizzera e dal Belgio. Cari fratelli e sorelle, come Maria, rimaniamo sempre uniti a Gesù, nelle gioie e nelle pene, avendo a cuore di comunicare il suo amore e la sua gioia intorno a noi. Buon pellegrinaggio!

    Speaker :

    Je salue cordialement les pèlerins francophones, particulièrement le pèlerinage du diocèse d’Angoulême, avec son Evêque Mgr Dagens, ainsi que les paroisses et les jeunes venus de France, de Suisse et de Belgique. Frères et sœurs, comme Marie, soyons toujours unis à Jésus, dans les joies comme dans les peines, et ayons à cœur de communiquer son amour et sa joie tout autour de nous. Bon pèlerinage.

    [01530-03.01] [Texte original: Français]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua inglese

    Speaker:


    Dear Brothers and Sisters: In our continuing catechesis on the Church, we now look to the Virgin Mary who, as the Second Vatican Council reminds us, is "the model of the Church in the order of faith, charity and perfect union with Christ" (Lumen Gentium, 63). As a daughter of Israel, Mary responded in faith to God’s call and became the Mother of his Son. She teaches us to live a life of faith by her obedience to God’s will and by her unfailing devotion to Jesus and his work. Mary also models the Church’s charity, born of faith, which brings the joy and peace of Christ’s presence to others and to our world. Finally, Mary models the Church’s union with Christ through her constant prayer and participation in the mysteries of his life, death and resurrection. As Mother of the Church, may Mary, by her prayers, bring us ever closer to the Lord, open our hearts to share his transforming and redeeming love, and inspire us to put our firm faith in God’s word, trusting in his goodness and his gracious plan for us and for our world.

    Santo Padre:

    Saluto tutti i pellegrini di lingua inglese presenti a questa Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Irlanda, Danimarca, Norvegia, Paesi Bassi, India, Giappone, Filippine, Thailandia, Guam, Canada e Stati Uniti. Rivolgo un caloroso benvenuto al Gruppo Inter-Parlamentare del Regno Unito sulla Santa Sede, con un augurio cordiale per gli incontri di questi giorni. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore!

    Speaker:

    I greet all the English-speaking pilgrims present at today’s Audience, including those from England, Ireland, Denmark, Norway, the Netherlands, India, Japan, the Philippines, Thailand, Guam, Canada and the United States. In a particular way I welcome the United Kingdom’s All-Party Parliamentary Group on the Holy See, with cordial good wishes for their meetings in these days. Upon all of you, and your families, I invoke God’s blessings of joy and peace!

    [01531-02.01] [Original text: English]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, in Fortführung der Katechesen über die Kirche schauen wir heute auf Maria als das Urbild der Kirche. Das wird in drei Aspekten deutlich. Erstens ist Maria Vorbild des Glaubens. Als Tochter Israels erwartete sie die Erlösung ihres Volkes. In ihr erfüllte sich der Glaube Israels, als sie zum Plan der Liebe Gottes, die Mutter des Erlösers zu werden, ja gesagt hat. Ihr unerschütterliches Vertrauen in Gottes Heilswirken ist Grundlage des Glaubens der Kirche, dessen Mitte Christus ist. Zweitens ist Maria Vorbild in der Liebe. Sie hat ihre Verwandte Elisabeth unterstützt, ihr vor allem Jesus gebracht und damit seine Liebe, seine Freude, seinen Frieden. Wie Maria bringt auch die Kirche den Menschen Christus, Gottes menschgewordene Liebe und sein Evangelium. Schließlich ist Maria Vorbild der Einheit mit Christus. Ihr ganzes Leben und Handeln vollzog sich in vollkommener Einheit mit Jesus. Mit ihrem Sohn vereint hat sie auf einzigartige Weise an seinem Kreuzesopfer und Heilswerk teilgenommen und wurde zur Mutter der Glaubenden, zur Mutter der Kirche.

    Santo Padre:

    Con affetto saluto i pellegrini provenienti dai Paesi di lingua tedesca nonché dai Paesi Bassi e dalla Danimarca. Un particolare saluto rivolgo ai partecipanti al pellegrinaggio delle Diocesi di Copenaghen, Amburgo, Hildesheim, Osnabrück, Münster e Paderborn in occasione del venticinquesimo anniversario della beatificazione di Niels Stensen. Un cordiale benvenuto anche a tutti i giovani, soprattutto agli studenti di Saterland e ai numerosi ministranti dell’Arcidiocesi di Colonia, accompagnati dal loro Arcivescovo il Cardinale Meisner. Cari amici, la Santa Madre di Dio vi aiuti a crescere nella fede e nella carità per essere veri figli della Chiesa.

    Speaker:

    Sehr herzlich grüße ich die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache sowie aus den Niederlanden und aus Dänemark. Einen besonderen Gruß richte ich an die Teilnehmer an der gemeinsamen Wallfahrt der Diözesen Kopenhagen, Hamburg, Hildesheim, Osnabrück, Münster und Paderborn anlässlich des 25. Jahrestages der Seligsprechung von Niels Stensen. Von Herzen heiße ich auch alle jungen Menschen willkommen, vor allem die Schülerinnen und Schüler aus Saterland und die vielen Ministranten aus dem Erzbistum Köln in Begleitung ihres Erzbischofs Kardinal Meisner. Liebe Freunde, die heilige Gottesmutter Maria helfe euch, im Glauben und in der Liebe zu wachsen und so wahre Kinder der Kirche zu sein.

    [01532-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    En la catequesis de hoy, y siguiendo el Concilio Vaticano II, quiero reflexionar sobre María como modelo «de la Iglesia en el orden de la fe, de la caridad y de la unión perfecta con Cristo». Ella es modelo de fe, no sólo porque como hebrea esperaba al redentor, y con su sí se adhiere al proyecto de Dios, sino porque desde ese momento su vida se centra en Jesús. Además lo hace desde la cotidianeidad de una mujer humilde que, sin embargo, vive inmersa en el misterio, y su sí, ya perfecto desde el inicio, crece hasta la cruz, en la que su maternidad abraza a todos. Y es modelo de caridad, como vemos en la Visitación, pues ella no sólo ayuda a su prima, sino que le lleva a Cristo, la perfecta alegría que viene del Espíritu y se manifiesta en un amor oblativo. Es modelo también de unión con Cristo, sea en su tarea cotidiana, sea en el camino de la cruz, hasta unirse a Él en el martirio del corazón. Y ahora preguntémonos: ¿cómo nos interpela la figura de María? ¿la vemos lejana? ¿acudimos a ella en la prueba? ¿somos capaces, como ella, de amar dándonos totalmente? ¿nos sentimos unidos a Jesús, según su ejemplo, en una relación constante o sólo nos acordamos de Él en la necesidad?

    Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, Argentina, Costa Rica, México, Panamá, Venezuela, Paraguay, Chile y los demás países latinoamericanos. Invito a todos a pedir al Señor su gracia, de modo que amemos cada vez más a María, Madre de la Iglesia. Gracias.

    [01533-04.01] [Texto original: Español]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua portoghese

    Speaker:


    A Igreja olha para a Virgem Mãe de Deus como sua figura e modelo na ordem da fé, da caridade e da perfeita união com Cristo. Como filha de Israel, Maria espera e crê com todo o coração na redenção do seu povo. A sua fé, porém, recebe uma luz nova quando o anjo Lhe anuncia: serás Tu a Mãe do Redentor. N’Ela tem cumprimento a fé de Israel e, neste sentido, Maria é o modelo da fé da Igreja, que toda se concentra em Jesus. Na verdade, a principal ajuda que Igreja é enviada a levar aos homens é Cristo e o seu Evangelho: ela não se anuncia a si mesma, mas o amor de Cristo, que renova o mundo. A Igreja aprende isto, olhando para o amor de Maria: na visita à sua prima Isabel, mais do que a ajuda das suas mãos, o que faz saltar e transbordar de alegria é Jesus que Ela leva no seu seio. Por fim, Maria é modelo de união com Cristo, vivendo imersa no mistério de Deus feito homem, como sua primeira e perfeita discípula, meditando tudo no seu coração à luz do Espírito Santo para compreender e pôr em prática toda a vontade de Deus.

    Santo Padre:

    Cari pellegrini di lingua portoghese, rivolgo un cordiale saluto a tutti, in particolare ai gruppi brasiliani di Belo Horizonte, Braço do Norte, Jundiaí. Questo mese di ottobre ci incoraggia a perseverare nella recita quotidiana del Rosario, possibilmente in famiglia, affinché si rifletta anche nella Chiesa domestica il modello di Maria. Il segreto della sua serenità e fiducia si trovava in questa certezza: «Nulla è impossibile a Dio». Scenda dunque su di voi e sulle vostre famiglie la Benedizione del Signore.

    Speaker:

    Amados peregrinos de língua portuguesa, dirijo uma cordial saudação a todos, particularmente aos grupos brasileiros de Belo Horizonte, Braço do Norte e Jundiaí. Este mês de Outubro encoraja-nos a perseverar na reza diária do terço, possivelmente em família, para que se reflicta também na Igreja doméstica o modelo de Maria. O segredo da sua paz e confiança estava nesta certeza: «A Deus, nada é impossível». Desça, pois, sobre vós e vossas famílias a Bênção do Senhor.

    [01534-06.01] [Texto original: Português]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua polacca

    Speaker:


    Kontynuując katechezy o Kościele, Ojciec Święty przypomniał nam dzisiaj postać Matki Bożej, która jest szczególnym obrazem Kościoła w porządku wiary, miłości i zjednoczenia z Bogiem. Maryja jest wzorem w porządku wiary, gdyż w Jej posłuszeństwie Bogu, wypowiedzianym „Tak", przyjęciu Bożego Syna wypełniła się wiara Izraela i obietnica historii zbawienia. Czy Jej zaufanie Bogu jest dla nas światłem i wzorem? Mówimy, że Maryja jest również obrazem miłości Kościoła. Wyrazem tego jest Jej posługa wobec krewnej Elżbiety. Maryja udała się do niej z konkretną pomocą. Wniosła w jej życie i jej rodziny radość płynącą z obecności Jezusa i bezinteresownej miłości. Podobnie Kościół jest posłany, by wszystkim nieść Chrystusa i Jego Ewangelię. Maryja jest wreszcie wzorem zjednoczenia z Synem Bożym. Jemu oddała swe życie, jednoczyła się z Nim na Kalwarii w męczeńskiej śmierci i ofiarowaniu życia za zbawienie świata. Podobnie czyni Kościół. Uczmy się od Maryi zjednoczenia z Bogiem. Niech On da nam moc, aby w naszym życiu i każdej wspólnoty kościelnej odzwierciedlał się wzór Maryi, Matki Kościoła.

    Santo Padre:


    Saluto cordialmente tutti i polacchi. La vita quotidiana di Maria, Madre di Dio, che meditiamo oggi, è un particolare dialogo, nella preghiera con Dio Padre e con Gesù, Suo Figlio. Rimaniamo anche noi uniti a Lei nella preghiera. Affidiamo tutto al Suo Cuore Immacolato. Chiediamo, in modo particolare in questo mese di ottobre, con la preghiera del Rosario, la pace per il mondo e il ritorno ai valori evangelici. Di cuore benedico voi qui presenti e i vostri cari.

    Speaker:

    Pozdrawiam serdecznie Polaków. Rozważane dzisiaj codzienne życie Maryi, Matki Bożej, to szczególna modlitwa, ustawiczny dialog z Bogiem Ojcem i Jezusem, Jej Synem. Trwajmy z Nią na modlitwie. Zawierzmy wszystko Jej Niepokalanemu Sercu. Upraszajmy, szczególnie teraz w październiku, w modlitwie różańcowej, pokój dla świata i powrót do ewangelicznych wartości. Z serca błogosławię wam tu obecnym i waszym bliskim.

    [01535-09.01] [Testo originale: Polacco]

    ○ Sintesi della catechesi e saluto in lingua araba

    Speaker:


    [إنّ مريمَ العذراء هي صورةُ الكنيسةِ ومِثالُها في الإيمانِ، والمحبةِ، والإتّحادِ الكاملِ بالمسيح. أولاً، في الإيمان: منذُ أن أجابتِ الملاكَ بـ"نعم"، حصلت مريم على نورٍ جديد: ها هي تُفكِّرُ مَليًّا بيسوعَ، ابن الله، الذي أخذَ جسداً من أحشائها النقيّة، وتحقّقت فيه مَواعيدُ تاريخِ الخلاصِ بأكمله. فإيمانُ مريم هو إتمامٌ لإيمانِ إسرائيل، وفي هذا المعنى، أضحت مريم نموذجاً لإيمان الكنيسة التي تجعل من المسيح محوراً لها. ثانيًا، في المحبة: لنتأمّل في استعدادِ مريم لخدمة نسيبتها أليصابات. فهي لم تساعدها وحسب بل حملت يسوعَ إليها، الذي حوّل فرحة زكريا وأليصابات بالحبل بيوحنا إلى فرحٍ تامٍ وعميق. هكذا الكنيسة: فهي ليست منظمة إنسانية، إنّما مُرسلة لتحملَ المسيحَ وإنجيلَهُ إلى الجميع؛ الكنيسة لا تحمل ذاتها للآخرين، بل محبةَ الله والمسيح، التي تُحوِّلُ الرجالَ والنساء، وتجدِّدُ العالم. ثالثاً، في الإتّحادِ الكاملِ بالمسيح، والذي ظهر جليًّا في كل عملٍ كانت تقومُ به. إتحادٌ بلغ ذروته فوق الجُلجُلة: هنا اتّحدت مريم بابنها في شهادة القلب وفي تقدمة الحياة للآب، من أجل خلاص البشريّة جمعاء].

    Santo Padre:

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente. "La Madre di Dio - come insegnava Sant’Ambrogio - è la figura della Chiesa nell’ordine della fede, della carità e della perfetta unione con Cristo". Affido tutti voi alla materna intercessione di Maria, alla quale siete particolarmente devoti, e imparto su di voi la Benedizione Apostolica!

    Speaker:

    أتوجَّه ُ بتحيةٍ حارة إلى الحجّاج الناطقينَ باللغةِ العربية، لا سيما القادمين من الشّرق الأوسط. "إن أمَّ اللهِ – حَسَبَ تعليمِ القديسِ أمبروسيوس – هي صورةُ الكنيسةِ في الإيمانِ، والمحبةِ، والإتّحادِ الكامل بالمسيح". أَستودِعُكم جميعاً شفاعةَ مريمَ الأُموميّة، أنتم المتدّينون لها بشكل خاص، وأمنحكم جميعاً البركة الرسولية!

    [01536-08.01] [Testo originale: Arabo]

    ● SALUTO IN LINGUA ITALIANA

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto i fedeli delle Diocesi diAlife-Caiazzo, Cassano allo Ionio, Frosinone, Grosseto, Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia e Tursi-Lagonegro con i rispettivi Vescovi, venuti alla Sede di Pietro in occasione dell’Anno della fede. Saluto i religiosi, in particolare i Padri Scolopi, nel quarto centenario della fondazione dell’Ordine, ad opera di San Giuseppe Calasanzio, a favore dell’infanzia e della gioventù; le numerose associazioni, particolarmente quelle impegnate nel volontariato e nella solidarietà con i bisognosi; le forze dell’ordine e i gruppi parrocchiali. Invito tutti a rivolgersi sempre alla Vergine Maria con la preghiera del Rosario, per rinnovare la nostra fede in Cristo e sentirci intimamente uniti alla sua Chiesa!

    Infine, un pensiero affettuoso ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Il mese di ottobre ci ricorda l’impegno di ciascuno nella missione di annunciare il Vangelo. Cari giovani, specialmente i seminaristi di Verona e i giovani della Diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, siate coraggiosi testimoni della fede cristiana; cari ammalati, offrite la vostra croce quotidiana per la conversione dei lontani alla luce del Vangelo; e voi, cari sposi novelli, siate annunziatori dell’amore di Cristo a partire dalla vostra famiglia.

    [01537-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0684-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #188
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    UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DEL "SIMON WIESENTHAL CENTER", 24.10.2013

    Alle ore 12.45 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i membri della Delegazione del "Simon Wiesenthal Center" e ha loro rivolto il discorso che pubblichiamo di seguito:

    ● TESTO IN LINGUA ITALIANA

    Cari amici,

    do il benvenuto alla Delegazione del Simon Wiesenthal Center, organizzazione internazionale ebraica per la difesa dei diritti umani. So che questo appuntamento era stato fissato già da tempo, dal mio amato Predecessore Benedetto XVI, al quale avevate chiesto di poter fare visita e al quale va sempre il nostro affettuoso pensiero e la nostra preghiera.

    Questi incontri sono da parte vostra un segno di rispetto e di stima per i Vescovi di Roma, del quale sono grato e al quale corrisponde la considerazione del Papa per l’opera alla quale vi dedicate: di combattere ogni forma di razzismo, intolleranza e antisemitismo, preservando la memoria della Shoah e promuovendo la comprensione reciproca mediante la formazione e l’impegno sociale.

    Ho avuto modo di ribadire più volte, in queste ultime settimane, la condanna della Chiesa per ogni forma di antisemitismo. Oggi vorrei sottolineare come il problema dell’intolleranza debba essere affrontato nel suo insieme: là dove una minoranza qualsiasi è perseguitata ed emarginata a motivo delle sue convinzioni religiose o etniche, il bene di tutta una società è in pericolo e tutti dobbiamo sentirci coinvolti. Penso con particolare dolore alle sofferenze, all’emarginazione e alle autentiche persecuzioni che non pochi cristiani stanno subendo in diversi Paesi del mondo. Uniamo le nostre forze per favorire una cultura dell’incontro, del rispetto, della comprensione e del perdono reciproci.

    Per la costruzione di una tale cultura, vorrei sottolineare in particolare l’importanza della formazione: una formazione che non è solo trasmissione di conoscenze, ma passaggio di una testimonianza vissuta, che presuppone lo stabilirsi di una comunione di vita, di una "alleanza" con le giovani generazioni, sempre aperta alla verità. Ad esse, infatti, dobbiamo saper trasmettere non solo delle conoscenze circa la storia del dialogo ebraico-cattolico, circa le difficoltà attraversate e circa i progressi compiuti negli ultimi decenni: dobbiamo soprattutto essere in grado di trasmettere la passione per l’incontro e la conoscenza dell’altro, promuovendo un coinvolgimento attivo e responsabile dei nostri giovani. In questo, l’impegno condiviso a servizio della società e dei più deboli riveste grande importanza. Vi incoraggio a continuare a trasmettere ai giovani il valore dello sforzo comune per rifiutare muri e costruire ponti tra le nostre culture e tradizioni di fede. Andiamo avanti con fiducia, coraggio e speranza. Shalom!

    [01545-01.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #189
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    ORDINAZIONE EPISCOPALE CONFERITA DAL SANTO PADRE FRANCESCO , 24.10.2013

    Questo pomeriggio, alle ore 16.30, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha conferito l’Ordinazione episcopale ai Presbiteri: Mons. JEAN-MARIE SPEICH, del clero dell’Arcidiocesi di Strasbourg (Francia), nato il 15 giugno 1955, ordinato sacerdote il 9 ottobre 1982, eletto Arcivescovo titolare di Sulci e nominato Nunzio Apostolico in Ghana il 17 agosto 2013; Mons. GIAMPIERO GLODER, del clero della Diocesi di Padova (Italia), nato il 15 maggio 1958, ordinato sacerdote il 4 giugno 1983, eletto Arcivescovo titolare di Telde e nominato Nunzio Apostolico e Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica il 21 settembre 2013.
    Nel corso della Celebrazione Eucaristica l’omelia pronunciata dal Santo Padre è stata nella sostanza l’"Omelia rituale" prevista nell’edizione italiana del Pontificale Romano per l’Ordinazione dei vescovi e che il Papa ha integrato con alcune aggiunte personali.
    Riportiamo di seguito il testo:

    ● OMELIA DEL SANTO PADRE

    Fratelli e figli carissimi,

    riflettiamo attentamente a quale alta responsabilità ecclesiale vengono chiamati questi nostri fratelli. Il Signore nostro Gesù Cristo inviato dal Padre a redimere gli uomini mandò a sua volta nel mondo i dodici apostoli, perché pieni della potenza dello Spirito Santo annunziassero il Vangelo a tutti i popoli e riunendoli sotto un unico pastore, li santificassero e li guidassero alla salvezza.

    Al fine di perpetuare di generazione in generazione questo ministero apostolico, i Dodici si aggregarono dei collaboratori trasmettendo loro con l’imposizione delle mani il dono dello Spirito ricevuto da Cristo, che conferiva la pienezza del sacramento dell’Ordine. Così, attraverso l’ininterrotta successione dei vescovi nella tradizione vivente della Chiesa si è conservato questo ministero primario e l’opera del Salvatore continua e si sviluppa fino ai nostri tempi. Nel vescovo circondato dai suoi presbiteri è presente in mezzo a voi lo stesso Signore nostro Gesù Cristo, sommo sacerdote in eterno.

    E’ Cristo, infatti, che nel ministero del vescovo continua a predicare il Vangelo di salvezza e a santificare i credenti, mediante i sacramenti della fede. E’ Cristo che nella paternità del vescovo accresce di nuove membra il suo corpo, che è la Chiesa. E’ Cristo che nella sapienza e prudenza del vescovo guida il popolo di Dio nel pellegrinaggio terreno fino alla felicità eterna.

    Accogliete, dunque, con gioia e gratitudine questi nostri fratelli, che noi vescovi con l’imposizione delle mani oggi associamo al collegio episcopale. Rendete loro l’onore che si deve ai ministri di Cristo e ai dispensatori dei misteri di Dio, ai quali è affidata la testimonianza del Vangelo e il ministero dello Spirito per la santificazione. Ricordatevi delle parole di Gesù agli Apostoli: "Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza Me e chi disprezza Me, disprezza Colui che mi ha mandato".

    Quanto a voi, Jean-Marie e Giampiero, eletti dal Signore, riflettete che siete stati scelti fra gli uomini e per gli uomini, siete stati costituiti nelle cose che riguardano Dio. "Episcopato" infatti è il nome di un servizio, non di un onore. Al vescovo compete più il servire che il dominare, secondo il comandamento del Maestro: "Chi è il più grande tra voi, diventi come il più piccolo. E chi governa, come colui che serve". Sempre in servizio, sempre.

    Annunciate la Parola in ogni occasione: opportuna e non opportuna. Ammonite, rimproverate, esortate con ogni magnanimità e dottrina. E mediante l’orazione e l’offerta del sacrificio per il vostro popolo, attingete dalla pienezza della santità di Cristo la multiforme ricchezza della divina grazia. Mediante l’orazione. Ricordate quel primo conflitto nella Chiesa di Gerusalemme, quando i vescovi avevano tanto lavoro per custodire le vedove, gli orfani e hanno deciso di nominare i diaconi. Perché? Per pregare e predicare la Parola. Un vescovo che non prega è un vescovo a metà cammino. E se non prega il Signore, finisce nella mondanità.

    Nella Chiesa a voi affidata siate fedeli custodi e dispensatori dei misteri di Cristo, posti dal Padre a capo della sua famiglia seguite sempre l’esempio del Buon Pastore, che conosce le sue pecore, da esse è conosciuto e per esse non ha esitato a dare la vita.

    L’amore del vescovo: amate, amate con amore di padre e di fratello tutti coloro che Dio vi affida. Anzitutto, amate i presbiteri e i diaconi. Sono vostri collaboratori, sono i più prossimi dei prossimi, per voi. Mai far aspettare un presbitero; chiede un’udienza? Rispondere subito! Siate vicini a loro. Ma anche amate i poveri, gli indifesi e quanti hanno bisogno di accoglienza e di aiuto. Esortate i fedeli a cooperare all’impegno apostolico e ascoltateli volentieri.

    Abbiate viva attenzione a quanti non appartengono all’unico ovile di Cristo, perché essi pure vi sono stati affidati nel Signore. Pregate tanto per loro. Ricordatevi che nella Chiesa cattolica, radunata nel vincolo della carità siete uniti al Collegio dei vescovi e dovete portare in voi la sollecitudine di tutte le Chiese, soccorrendo generosamente quelle che sono più bisognose di aiuto.

    E vegliate con amore su tutto il gregge nel quale lo Spirito Santo vi pone a reggere la Chiesa di Dio. Vegliate nel nome del Padre, del quale rendete presente l’immagine; nel nome di Gesù Cristo, suo Figlio, dal quale siete costituiti maestri, sacerdoti e pastori. Nel nome dello Spirito Santo che dà vita alla Chiesa e con la sua potenza sostiene la nostra debolezza. Così sia!

    [01546-01.01][Testo originale: Italiano]

    [B0690-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  10. #190
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    UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA, 25.10.2013

    Alle ore 12.30 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla XXI Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti:

    ● DISCORSO DEL SANTO PADRE

    Signori Cardinali,
    cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
    cari fratelli e sorelle,

    vi do il benvenuto in occasione della XXI Assemblea Plenaria e ringrazio il Presidente Mons. Vincenzo Paglia per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro. Grazie.

    1. Il primo punto su cui vorrei soffermarmi è questo: la famiglia è una comunità di vita che ha una sua consistenza autonoma. Come ha scritto il Beato Giovanni Paolo II nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio, la famiglia non è la somma delle persone che la costituiscono, ma una «comunità di persone» (cfr nn. 17-18). E una comunità è di più che la somma delle persone. E’ il luogo dove si impara ad amare, il centro naturale della vita umana. E’ fatta di volti, di persone che amano, dialogano, si sacrificano per gli altri e difendono la vita, soprattutto quella più fragile, più debole. Si potrebbe dire, senza esagerare, che la famiglia è il motore del mondo e della storia. Ciascuno di noi costruisce la propria personalità in famiglia, crescendo con la mamma e il papà, i fratelli e le sorelle, respirando il calore della casa. La famiglia è il luogo dove riceviamo il nome, è il luogo degli affetti, lo spazio dell’intimità, dove si apprende l’arte del dialogo e della comunicazione interpersonale. Nella famiglia la persona prende coscienza della propria dignità e, specialmente se l’educazione è cristiana, riconosce la dignità di ogni singola persona, in modo particolare di quella malata, debole, emarginata.

    Tutto questo è la comunità-famiglia, che chiede di essere riconosciuta come tale, tanto più oggi, quando prevale la tutela dei diritti individuali. E dobbiamo difendere il diritto di questa comunità: la famiglia. Per questo avete fatto bene a porre una particolare attenzione alla Carta dei Diritti della Famiglia, presentata proprio trent’anni or sono, il 22 ottobre dell'83.

    2. Veniamo al secondo punto – si dice che i Gesuiti parliamo sempre in tre: tre punti: uno, due, tre. Secondo punto: la famiglia si fonda sul matrimonio. Attraverso un atto d’amore libero e fedele, gli sposi cristiani testimoniano che il matrimonio, in quanto sacramento, è la base su cui si fonda la famiglia e rende più solida l’unione dei coniugi e il loro reciproco donarsi. Il matrimonio è come se fosse un primo sacramento dell’umano, ove la persona scopre se stessa, si auto-comprende in relazione agli altri e in relazione all’amore che è capace di ricevere e di dare. L’amore sponsale e familiare rivela anche chiaramente la vocazione della persona ad amare in modo unico e per sempre, e che le prove, i sacrifici e le crisi della coppia come della stessa famiglia rappresentano dei passaggi per crescere nel bene, nella verità e nella bellezza. Nel matrimonio ci si dona completamente senza calcoli né riserve, condividendo tutto, doni e rinunce, confidando nella Provvidenza di Dio. È questa l’esperienza che i giovani possono imparare dai genitori e dai nonni. È un’esperienza di fede in Dio e di fiducia reciproca, di libertà profonda, di santità, perché la santità suppone il donarsi con fedeltà e sacrificio ogni giorno della vita! Ma ci sono problemi nel matrimonio. Sempre diversi punti di vista, gelosie, si litiga. Ma bisogna dire ai giovani sposi che mai finiscano la giornata senza fare la pace fra loro. Il Sacramento del matrimonio viene rinnovato in questo atto di pace dopo una discussione, un malinteso, una gelosia nascosta, anche un peccato. Fare la pace che dà unità alla famiglia; e questo dirlo ai giovani, alle giovani coppie, che non è facile andare per questa strada, ma è tanto bella questa strada, tanto bella. Bisogna dirlo!

    3. Vorrei ora fare almeno un cenno a due fasi della vita familiare: l’infanzia e la vecchiaia. Bambini e anziani rappresentano i due poli della vita e anche i più vulnerabili, spesso i più dimenticati. Quando io confesso un uomo o una donna sposati, giovani, e nella confessione viene qualcosa in riferimento al figlio o alla figlia, io domando: ma quanti figli ha lei? E mi dicono, forse aspettano un'altra domanda dopo di questa. Ma io sempre faccio questa seconda domanda: E mi dica, signore o signora, lei gioca con i suoi figli? - Come Padre? - Lei perde il tempo con i suoi figli? Lei gioca con i suoi figli? - Ma no, lei sa, quando io esco da casa alla mattina - mi dice l'uomo - ancora dormono e quando torno sono a letto. Anche la gratuità, quella gratuità del papà e della mamma con i figli, è tanto importante: "perdere tempo" con i figli, giocare con i figli. Una società che abbandona i bambini e che emargina gli anziani recide le sue radici e oscura il suo futuro. E voi fate la valutazione su che cosa fa questa nostra cultura oggi, no? Con questo. Ogni volta che un bambino è abbandonato e un anziano emarginato, si compie non solo un atto di ingiustizia, ma si sancisce anche il fallimento di quella società. Prendersi cura dei piccoli e degli anziani è una scelta di civiltà. Ed è anche il futuro, perché i piccoli, i bambini, i giovani porteranno avanti quella società con la loro forza, la loro giovinezza, e gli anziani la porteranno avanti con la loro saggezza, la loro memoria, che devono dare a tutti noi.

    E questo mi fa rallegrare, che il Pontificio Consiglio per la Famiglia abbia ideato questa nuova icona della famiglia, che riprende la scena della Presentazione di Gesù al tempio, con Maria e Giuseppe che portano il Bambino, per adempiere la Legge, e i due anziani Simeone ed Anna che, mossi dallo Spirito, lo accolgono come il Salvatore. E’ significativo il titolo dell’icona: "Di generazione in generazione si estende la sua misericordia". La Chiesa che si prende cura dei bambini e degli anziani diventa la madre delle generazioni dei credenti e, nello stesso tempo, serve la società umana perché uno spirito di amore, di familiarità e di solidarietà aiuti tutti a riscoprire la paternità e la maternità di Dio. E a me piace, quando leggo questo brano del Vangelo, pensare che i giovani, Giuseppe e Maria, anche il Bambino, fanno tutto quello che la Legge dice. Quattro volte lo dice san Luca: per compiere la Legge. Sono obbedienti alla Legge, i giovani! E i due anziani, fanno rumore! Simeone inventa in quel momento una liturgia propria e loda, le lodi a Dio. E la vecchietta va e chiacchiera, predica con le chiacchiere: "Guardatelo!". Come sono liberi! E tre volte degli anziani si dice che sono condotti dallo Spirito Santo. I giovani dalla Legge, questi dallo Spirito Santo. Guardare agli anziani che hanno questo spirito dentro, ascoltarli!

    La "buona notizia" della famiglia è una parte molto importante dell’evangelizzazione, che i cristiani possono comunicare a tutti, con la testimonianza della vita; e già lo fanno, questo è evidente nelle società secolarizzate: le famiglie veramente cristiane si riconoscono dalla fedeltà, dalla pazienza, dall’apertura alla vita, dal rispetto degli anziani… Il segreto di tutto questo è la presenza di Gesù nella famiglia. Proponiamo dunque a tutti, con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo! E per questo ci avviciniamo con attenzione e affetto alle famiglie in difficoltà, a quelle che sono costrette a lasciare la loro terra, che sono spezzate, che non hanno casa o lavoro, o per tanti motivi sono sofferenti; ai coniugi in crisi e a quelli ormai separati. A tutti vogliamo stare vicino con l'annuncio di questo Vangelo della famiglia, di questa bellezza della famiglia.

    Cari amici, i lavori della vostra Plenaria possono essere un prezioso contributo in vista del prossimo Sinodo Straordinario dei Vescovi, che sarà dedicato alla famiglia. Anche per questo vi ringrazio. Vi affido alla Santa Famiglia di Nazaret e di cuore vi do la mia Benedizione.

    [01549-01.01][Testo originale: Italiano]

    [B0692-XX.03]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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