Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
Pagina 1 di 18 12311 ... UltimaUltima
Risultati da 1 a 10 di 174

Discussione: La drammatica situazione dei CRISTIANI IN SIRIA

  1. #1
    Partecipante a CR L'avatar di Freddi
    Data Registrazione
    May 2006
    Località
    Bergamo
    Età
    32
    Messaggi
    745
    Ringraziato
    24

    Premi

    Exclamation La drammatica situazione dei CRISTIANI IN SIRIA

    Siria, ultimatum ai cristiani: "Via da Qusayr"
    Il messaggio lanciato dal capo militare dell’opposizione armata scatena il panico. E un esodo di cristiani

    REDAZIONE
    ROMA

    Esodo dei cristiani nell'Ovest della Siria: la popolazione cristiana ha lasciato la cittadina di Qusayr, nei pressi di Homs, in seguito a un ultimatum lanciato dal capo militare dell'opposizione armata, Abdel Salam Harba.

    E' quanto riferiscono fonti locali dell’agenzia vaticana Fides segnalando che, in seguito allo scoppiare del conflitto, dei diecimila fedeli che abitavano la cittadina, ne erano rimasti solo mille, che ora sono stati costretti a fuggire in fretta a furia. Alcune moschee della città hanno rilanciato il messaggio, annunciando dai minareti: "I cristiani devono lasciare Qusayr entro sei giorni, che scadono questo venerdì". L'ultimatum, dunque, è scaduto l’ 8 giugno, e ha prodotto paura fra la popolazione cristiana che aveva ricominciato a sperare dopo la presenza di padre Paolo Dall'Oglio, il gesuita che si era fermato a Qusayr per una settimana, con l'idea di "pregare e digiunare per la pace, nel bel mezzo del conflitto".

    La ragioni di questo ultimatum restano oscure. Secondo alcuni, esso serve a evitare ai fedeli nuove sofferenze; altre fonti rilevano "una continuità nelle discriminazioni e nella repressione mirata". Altri ancora sostengono che i cristiani hanno manifestato apertamente la loro fedeltà allo stato e per questo l'esercito dell'opposizione li scaccia. Ora le famiglie cristiane di Qusayr hanno iniziato il loro esodo di sfollati verso le valli e le campagne circostanti. Alcuni si sono rifugiati da parenti e amici a Damasco. Alcune famiglie, pochissime, hanno voluto coraggiosamente restare nella loro città natale, ma non si sa a qual sorte potranno andare incontro. Fonti di Fides ribadiscono che gruppi di estremisti islamici salafiti, che sono nelle file dell'opposizione armata, considerano i cristiani "infedeli", ne confisco i beni, compiono esecuzioni sommarie e sono pronti ad avviare un "guerra confessionale".

    http://vaticaninsider.lastampa.it/ho...a-syria-15868/

  2. #2
    Partecipante a CR L'avatar di Freddi
    Data Registrazione
    May 2006
    Località
    Bergamo
    Età
    32
    Messaggi
    745
    Ringraziato
    24

    Premi

    Siria: la verità sotto la propaganda occidentale
    di F.M. Agnoli

    La strage di civili e di bambini nella città siriana di Hula ha offerto al governo tecnocratico di Roma (così come a quelli di Londra, Parigi e Berlino) il pretesto per seguire l’esempio degli Stati Uniti espellendo l’ambasciatore della Siria come “persona non gradita”. In altri termini si è voluto per forza credere all’ “Osservatorio siriano per i diritti umani con” sede a Londra, che ha attribuito la strage ai cannoni e ai carri armati del governo Assad, dimenticando che si tratta di una organizzazione al servizio dei ribelli, esattamente come gli “attivisti”, che inviano notizie dalla Siria e che le Potenze occidentali hanno eletto al ruolo di indubitabili testimoni.

    Naturalmente chi dice il contrario, chi fa presente che i corpicini delle piccole vittime (visibili su Internet) non presentano le ferite tipiche dei bombardamenti, ma quelle di esecuzioni mirate, una ad una, non solo non viene creduto, ma si fa di tutto per “silenziarlo”.

    Fra i “silenziati” il Centro “Vox Clamans” della diocesi di Homs, che riporta una testimonianza oculare a proposito di bande armate che in gran numero hanno attaccato le forze dell’ordine vicino all’ospedale Al Watani. Sono seguiti scontri fino a tarda notte e invano i governativi hanno cercato di respingere l’attacco con l’artiglieria e molte perdite (…). I miliziani sono entrati nell’ospedale massacrando tutti i presenti. Hanno portato via i cadaveri in coperte dell’ospedale e li hanno ammucchiati in un luogo di Hulé che sembra una moschea. Poi sono entrati in varie case del quartiere sud uccidendo i civili e ammucchiandoli per mostrarli agli “osservatori”.

    Del resto è stato così fin dal principio, fin da quando Washington ha deciso che anche la Siria doveva avere la sua “primavera araba”. La voce dei dissenzienti, dei testimoni di una realtà diversa da quella politicamente corretta non ha mai trovato spazio nella grande stampa e nei mass-media ufficiali e deve essere cercata sulla “rete”. E dire che quanto meno per l’Occidente cosiddetto cristiano, dovrebbe trattarsi dei testimoni più attendibili, appunto perché cristiani.

    Vediamo brevemente, cominciando dalla Chiesa ortodossa, che nel mese di aprile ha diffuso una dichiarazione per denunciare la “pulizia etnica dei cristiani” ad opera dei combattenti rivoluzionari che hanno minacciato di morte se non se ne fossero andati i cristiani di Homs, ne hanno fucilato molti e, per diffonderle attribuendo la strage all’esercito, hanno inviato le immagini dei cadaveri ad Al Jazeera, l’emittente televisiva dell’emiro-dittatore del Qatar, schierata senza se e senza ma a favore di questi singolari combattenti per la libertà e tanto attendibile che i tre giornalisti del suo ufficio di Beirut si sono dimessi denunciandone le falsificazioni e la censura ai loro reportage.

    Le testimonianze ortodosse trovano piena conferma in quelle di Madre Agnes-Mariam. De la Croix, superiora del convento carmelitano di S. Giacomo l’Interciso. Eccone alcuni brani a proposito dei cristiani di Homs costretti a fuggire, «perché le fazioni armate dell’opposizione siriana hanno operato quella che può essere definita una “redistribuzione demografica”. Grazie ai franchi tiratori e ad atti di aggressione criminale hanno terrorizzato la popolazione civile non gradita (…). A partire dall’agosto 2011 e più particolarmente da novembre, quando abbiamo potuto verificare la situazione con i nostri occhi, visitando Homs e Kusayr, abbiamo informazioni sicure e verificate di atti di barbarie contro la popolazione civile per obbligarla a desistere dalla normale vita civica e paralizzare le istituzioni e lo Stato (…). Le minoranze che vivono nei quartieri dove agiscono le bande affiliate all’opposizione siriana sono il bersaglio permanente di ogni vessazione (…). In particolare tutti i protagonisti della vita civile sono diventati un bersaglio privilegiato del terrorismo camuffato da resistenza armata: conducenti di taxi, mercanti ambulanti, portalettere, e soprattutto funzionari dell’amministrazione civile sono le vittime innocenti di atti che hanno superato il semplice assassinio per assumere gli aspetti più barbari del crimine gratuito: persone sgozzate, mutilate, sventrate, fatte a pezzi e gettate agli angoli delle strade o nell’immondizia. Non si è esitato a sparare su dei bambini per diffondere la disperazione (…). Questi atti atroci sono stati sfruttati mediaticamente per attribuirne la responsabilità alle forze del Governo. Noi stessi abbiamo potuto vedere come funziona questo stratagemma in occasione di una visita a Homs. Quel giorno abbiamo potuto contare almeno cento cadaveri arrivati all’ospedale, vittime dell’accanimento gratuito delle bande armate».

    A sua volta Gregorio III Laham, patriarca della Chiesa greco-cattolica melchita parla di una «dittatura della stampa al servizio degli Stati Uniti», che nasconde una realtà nella quale «non c’è più rivoluzione, non ci sono più manifestazioni, ma solo banditismo e il mondo intero si rifiuta di riconoscerlo (…). I giornali sono stereotipi, hanno delle fonti uniche e non sono disposti ad ascoltare nessuno, nemmeno me».

    Infine, last but not least, il 24 maggio in un’intervista ad AsiaNews Mons. Giuseppe Nazzaro, vicario apostolico di Aleppo ha dichiarato: «Ci sono forze straniere che non vogliono la pace in Siria. Il Paese è ormai preda di guerriglieri provenienti da Tunisia, Libia, Turchia, Pakistan e altri Stati islamici. Armi e denaro passano attraverso i confini e alimentano questa spirale di violenza», e si chiede: «Chi finanzia queste milizie?».

    Francesco Mario Agnoli

    [P.S.

    L’unica eccezione a questa ferrea regola, che merita una menzione d’onore e nel contempo svela di che spessore sia la “libertà d’informazione” dell’occidente, è non a caso costituito dal quotidiano ufficioso dei Vescovi italiani, Avvenire. Ed è altrettanto significativo che di fronte a queste agghiaccianti testimonianze cristiane dalla Siria, i cosiddetti “politici cattolici” italiani si siano tutti quanti sbrigati a inquadrarsi nelle legioni del facile consenso alle blindate veline della tecnocrazia montiana, vero lacché degli USA. D’altronde, manzonianamente, chi non ha coraggio, non se lo può dare… - Adolfo Morganti]

    http://www.identitaeuropea.it/?p=581

  3. #3
    Partecipante a CR L'avatar di Freddi
    Data Registrazione
    May 2006
    Località
    Bergamo
    Età
    32
    Messaggi
    745
    Ringraziato
    24

    Premi

    E' chiaro. I governi laici arabi sono l'unico freno all'integralismo islamico sunnita (finanziato probabilmente da Fratelli Musulmani, Arabia e Qatar). La primavera araba in realtà si è rivelata una gigantesca opera di destabilizzazione che ha favorito solo il caos e gli estremisti islamici.

  4. #4
    Partecipante a CR L'avatar di Freddi
    Data Registrazione
    May 2006
    Località
    Bergamo
    Età
    32
    Messaggi
    745
    Ringraziato
    24

    Premi

    Frankfurter Allgemeine Zeitung confirms: Houla massacre committed by Syrian “rebels”

    http://www.wsws.org/articles/2012/ju...houl-j16.shtml

  5. #5
    jurodivye
    visitatore

    Siria, le chiese e le prospettive future di un paese martoriato

    13/07/2012
    Vatican Insider

    La situazione del Paese nelle parole del gesuita Dall'Oglio e nelle dinamiche interne tra religione e politica

    Paolo Zanini
    Roma

    […]
    In questa situazione disperata e apparentemente senza uscita, mentre i diplomatici si avvicinano frenetici e impotenti al capezzale del malato suggerendo soluzioni improbabili, continua a destare interesse l’atteggiamento della Chiesa cattolica e della stessa Santa Sede. Nel corso di oltre un anno e mezzo di crisi, infatti, la linea perseguita dalla Chiesa di Roma, nelle sue varie componenti, non è apparsa sempre lineare, dando l’impressione di una certa improvvisazione e, soprattutto, di profonde differenze di valutazione tra i diversi rappresentanti cattolici e tra le stesse istituzioni ecclesiastiche.

    Questa sensazione appare confermata dalle parole pronunciate ieri da padre Paolo Dall’Oglio, per oltre trent’anni impegnato in Siria nel pionieristico progetto della comunità di Mar Musa, recentemente allontanato dal paese arabo per un diretto intervento del governo, scontento a causa delle sue aperture nei confronti di un cambio di regime. Parlando ieri con le agenzie il gesuita ha lodato i reiterati interventi del pontefice a favore di una soluzione pacifica e nonviolenta della crisi siriana, sottolineando anche il positivo apporto di monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco.

    Al tempo stesso egli ha però mostrato di non nutrire più alcuna fiducia nel regime di Bashir Assad, che pure riteneva inizialmente in grado di compiere significative aperture. In questa analisi padre Dall’Oglio non ha potuto tralasciare un fatto centrale, emerso più volte nei mesi scorsi: nonostante l’adesione di alcune personalità cristiane al campo degli insorti, la stragrande maggioranza dei cristiani, a partire dai cattolici, rimane lealista.

    Una simile scelta è dovuta, probabilmente, all’ormai lunga tradizione che fa dei cristiani una minoranza protetta all’interno di un regime sostenuto dalle minoranze, a partire dalla stessa componente alawita di cui la famiglia Assad è espressione. Nelle parole di Dall’Oglio la comunità cattolica siriana, peraltro suddivisa in una pluralità di riti, sembra aver barattato le libertà civili e le speranze in un miglioramento del Paese, in cambio della tranquillità e di una libertà religiosa “controllata” e strumentale agli interessi del regime.

    Più in generale le parole del gesuita italiano evidenziano un elemento significativo che appare dalle differenti valutazioni che, nel corso di questi mesi, sono emerse all’interno delle gerarchie cattoliche. A più riprese gli interventi del pontefice e quelli della diplomazia vaticana, a partire dallo stesso nunzio a Damasco, hanno mostrato di ritenere ineluttabile un regime change, pur escludendo un diretto intervento militare dell’Occidente sul modello libico. Nel corso della primavera anche il custode di Terrasanta, il francescano Pierbattista Pizzaballa, pur escludendo ogni ipotesi militare, ha sottolineato di ritenere senza futuro il regime, ribadendo di ritenere sbagliato l’atteggiamento di quei religiosi schierati a tetragona difesa di Assad.

    E proprio quest’ultimo appare il punto dirimente: la convinzione della Santa Sede che il regime sia giunto al capolinea e che sia necessario organizzarsi per il dopo sembra scontrarsi con il sostegno che il governo siriano continua a godere presso i cristiani del Paese e presso importanti personalità ecclesiastiche. Schieratissimo a favore del regime, fino a invocare a più riprese non meglio precisati complotti internazionali e torbidi artatamente provocati dai sionisti per giustificare il presente caos, è sempre apparso il patriarca melkita Gregorio III Laham che solo nelle ultimissime settimane, di fronte all’incancrenirsi della situazione, ha aperto a un possibile “dialogo nazionale” in grado di portare il Paese fuori dall’impasse.

    Le posizioni del patriarca, che rappresenta la principale denominazione cattolica presente in Siria, appaiono sintomatiche: di fronte al timore di una radicalizzazione in senso islamico dell’opposizione la maggioranza dei cristiani sembra pronta a stringersi attorno alla sicurezza rappresentata dal vecchio regime. Accanto a questo aspetto è però necessario avanzare anche una seconda considerazione: la Chiesa melkita (o greco-cattolica) rappresenta una comunità presente (e dispersa) in buona parte del Vicino Oriente, tradizionalmente molto simpatetica con alcune rivendicazioni panarabe e piuttosto sollecita nei confronti delle istanze nazionali arabe, a partire dalla contrapposizione a Israele. Non deve perciò stupire il consenso, sia pure cauto, nei confronti del regime Baathista siriano che del panarabismo e della declinazione in chiave nazionale e laica dell’identità araba rappresenta un’ultima incarnazione (probabilmente fuori tempo massimo).

    Una posizione non dissimile, anche se più cauta, è stata tenuta anche dalla Chiesa siro-cattolica, anch’essa ben presente nella regione: il patriarca Ygnatious III Younan, che a differenza di Laham risiede abitualmente in Libano, ha più volte fatto sentire la propria voce, denunciando i pericoli cui i cristiani, presenti in tutta la Siria ma non egemoni in alcuna area, andrebbero incontro nel caso di un collasso del potere centrale. Ancor più significativa appare, però, la posizione mantenuta durante tutto il corso della crisi dal patriarca maronita Béchara Boutros al-Rahi.

    Questi, eletto dal sinodo maronita nella primavera del 2011, non ha mai fatto mistero di voler rompere con la tradizione, incarnata dal suo predecessore, l’anziano cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, di diretto coinvolgimento nella politica libanese e di sostegno alle forze più filoccidentali e conservatrici dello schieramento politico libanese, a partire dalla cristiane Forze Libanesi e dalla Falange. Il nuovo patriarca ha, al contrario, enfatizzato la prospettiva della riconciliazione nazionale, nell’ambito di una più globale identità araba. Un’istanza che lo ha portato a riannodare i fili del dialogo con i musulmani sciiti di Amal e di Hezbollah, egemoni nel sud del Libano, e a individuare un interlocutore privilegiato nel generale maronita Michel Aoun, leader del Movimento patriottico libero.

    E proprio queste preferenze nella politica interna libanese spiegano l’atteggiamento morbido, nei confronti del regime di Damasco, di Béchara Boutros al-Rahi, che appare in primo luogo preoccupato del possibile collasso siriano e della conseguente destabilizzazione degli incerti equilibri libanesi.

  6. #6
    jurodivye
    visitatore

    Dichiarazione della presidenza CCEE sulla situazione in Siria

    Da mesi la Chiesa e tutta la comunità internazionale guardano con grande apprensione e profonda tristezza l’escalation di violenza in Siria, dove le armi sembrano avere sostituito il dialogo.

    Speriamo che le autorità del Paese, la popolazione e tutti i credenti, di qualunque religione essi siano, guardino a Dio e trovino il cammino che faccia cessare tutte le ostilità, deporre le armi e intraprendere la via del dialogo, della riconciliazione e della pace. Questo conflitto non può che portare con sé inevitabilmente lutti, distruzioni e gravi conseguenze per il nobile popolo siriano. La guerra è una via senza uscita. La felicità non può che essere raggiunta insieme, mai nella prevaricazione degli uni contro gli altri.

    I prossimi giorni possono essere decisivi per gli esiti di questa crisi. Esortiamo quindi tutti i cristiani d’Europa a moltiplicare il loro impegno di preghiera per la pace in quella regione. La nostra fede ci porta a sperare che sia possibile una soluzione alla crisi, leale e costruttiva, rispettosa degli interessi di ognuno. E’ necessario trovare di nuovo lo spazio per un dialogo di pace; non è mai troppo tardi per comprendersi, per negoziare e costruire insieme un futuro comune.

    Siamo certi che, con l’aiuto di Dio, il buon senso può prevalere e recare una convivenza pacifica nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella libertà e nel rispetto di tutte le minoranze, in particolare dei cristiani del Paese.



    St. Gallen, il 19 luglio 2012


    Fonte

  7. #7
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
    Data Registrazione
    Apr 2006
    Località
    casa mia
    Messaggi
    51,322
    Ringraziato
    3215
    ASIA/SIRIA - Gruppi islamisti in azione a Damasco: le vittime sono civili cristiani e profughi iracheni

    Damasco (Agenzia Fides) – Gruppi islamisti radicali, nelle file dei rivoluzionari, seminano il terrore fra i civili a Damasco. A farne le spese sono tutti coloro che sono considerati “lealisti”, fedeli al regime di Bashar al Assad. Fra le vittime, riferiscono fonti di Fides a Damasco, vi sono anche dei cristiani del sobborgo di Bab Touma e i profughi iracheni che occupavano i sobborghi di Oujaira e Sada Zanaim.
    Il gruppo ribelle islamista “Liwa al-Islam” (“La Brigata dell’Islam”), che nei giorni scorsi ha rivendicato l’uccisione di alti generali del governo Assad, questa mattina ha ucciso una intera famiglia cristiana a Bab Touma. Fra i fedeli locali, racconta un fonte di Fides, c’è costernazione e sdegno per l’assalto ai civili indifesi. I militanti di “Liwa al-Islam” hanno bloccato l'auto di un cristiano, Nabil Zoreb, pubblico ufficiale civile, hanno fatto scendere dall’auto lui, sua moglie Violet e due figli, George e Jimmy, uccidendoli tutti a bruciapelo. I militanti del gruppo sono molto attivi soprattutto nella regione di Duma e in altre zone a Est di Damasco, dove hanno compiuto altri atti criminali.
    Inoltre nel Sudest di Damasco, combattenti islamisti del gruppo “Jehad al nosra”, vicini alla Fratellanza musulmana, hanno attaccato le case dei profughi iracheni, saccheggiandole, bruciandole e costringendo i loro occupanti a fuggire. L’assalto è stato riportata anche dai mass media occidentali, come la BBC. Secondo i profughi iracheni, “bande di terroristi musulmani ci hanno attaccato e inseguito”. La maggior parte delle bande che operano nel Sudest di Damasco sono considerate vicine alla Fratellanza musulmana, mentre i membri del gruppo “Liwa al Islam” sono di ideologia wahhabita. (PA) (Agenzia Fides 23/7/2012)


    fonte: http://www.fides.org/aree/news/newsd...=39578&lan=ita
    Oboedientia et Pax

  8. #8
    jurodivye
    visitatore
    Continuo a pregare per la Siria, perché il Signore, Dio di tutti, faccia germinare dalla terra deserta e insanguinata un'umanità migliore di questa. Solidale, amica, aperta alla carità e alla concordia tra i popoli. Possa nostro Padre liberarci dal male. Amen.

  9. #9
    jurodivye
    visitatore

    Siria, Papa: "Porre fine allo spargimento di sangue"

    (TG1 online) CASTEL GANDOLFO, 29 LUG - "Rinnovo un pressante appello, perché si ponga fine ad ogni violenza e spargimento di sangue" in Siria. Lo ha affermato Benedetto XVI dopo l'Angelus. "Continuo a seguire con apprensione - ha scandito - i tragici e crescenti episodi di violenza in Siria con la triste sequenza di morti e feriti, anche tra i civili, e un ingente numero di sfollati interni e di rifugiati nei Paesi limitrofi. Per questi chiedo che sia garantita la necessaria assistenza umanitaria e l'aiuto solidale". "Nel rinnovare la mia vicinanza alla popolazione sofferente ed il ricordo nella preghiera, chiedo a Dio - ha concluso - la sapienza del cuore, in particolare per quanti hanno maggiori responsabilità, perché non venga risparmiato alcuno sforzo nella ricerca della pace, anche da parte della comunità internazionale, attraverso il dialogo e la riconciliazione, in vista di un'adeguata soluzione politica del conflitto".



  10. #10
    jurodivye
    visitatore

    Assedio ad Aleppo. L'opposizione: l'Onu fermi il massacro. 20 mila morti nella guerra

    (Radio Vaticana) 29 LUG - Secondo l’opposizione siriana dall’inizio delle proteste e dei combattimenti, lo scorso anno, sono stati circa 20 mila i morti, di cui il 70 per cento civili. Una preoccupazione particolare riguarda i bambini come sottolinea, al microfono di Roberta Barbi il direttore di Unicef Italia, Giacomo Guerrera:

    Della Siria se ne parla, ma dei bambini non se ne parla. Abbiamo già denunciato una situazione di oltre 500 bambini morti in questo primo anno di guerra civile. C’è un milione e mezzo di persone che hanno bisogno di aiuto all’interno della Siria. Ce ne sono altri 200mila che hanno bisogno di aiuto perché rifugiati. Siamo noi che interveniamo e questo lo facciamo in Iraq, in Libano, in Giordania, in Turchia, dove purtroppo si trova questa popolazione che è scappata dalla guerra. Laddove si sono verificate 200 morti in una sola azione, questi morti sono avvenuti fra le abitazioni e i bambini c’erano. Noi come Unicef abbiamo chiesto un aiuto a tutti per continuare nella nostra azione, non soltanto fornendo assistenza contro le epidemie, ma anche creando spazi a misura di bambino, dove si riesce a dare al bambino un’assistenza anche psicologica. In Siria adesso c’è bisogno di un intervento perché la situazione è grave.

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •