Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: La drammatica situazione dei CRISTIANI IN SIRIA

  1. #21
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    Roma: celebrazione per invocare la liberazione dei due vescovi rapiti in Siria

    "Seguendo l'esempio di mons. Yohanna Ibrahim e mons. Paul Yazigi e degli altri sacerdoti sequestrati, i cristiani di Siria desiderano continuare il dialogo quotidiano con i musulmani, vivere con loro, non emigrare per colpa della guerra e del dilagare dell'estremismo islamico". È quanto afferma all'agenzia AsiaNews padre Mtanious Hadad, apocrisario patriarcale di Gregorio III Laham, patriarca della Chiesa greco cattolico melchita. Secondo il sacerdote "i cristiani di Siria non sono una Chiesa, o una minoranza da difendere, essi sono un elemento costitutivo del popolo siriano, non hanno bisogno della protezione degli Stati Uniti o dell'Europa". Per il 10 maggio, in serata, la comunità greco-melchita di Roma ha organizzato una messa solenne per il rilascio di mons. Yohanna Ibrahim e mons. Paul Yazigi, i due vescovi ortodossi rapiti lo scorso 22 aprile. Le celebrazioni si terranno alle 19.00 nella basilica di Santa Maria in Cosmedin. Insieme a padre Hadad saranno presenti anche mons. Ilarion Capucci, vescovo emerito di Gerusalemme per i melchiti e mons. Matteo Maria Zuppi, vescovo ausiliare di Roma per il centro storico. Durante la messa saranno letti alcuni passi delle omelie dei due vescovi ortodossi e un messaggio per la pace del patriarca Gregorio III. Il sacerdote spiega che la celebrazione eucaristica serve non solo per pregare "per i vescovi ancora nelle mani dei rapitori, come altre centinaia di persone, ma anche per porre l'attenzione sulla tragedia del conflitto siriano ormai del tutto fuori controllo". "Noi - afferma - abbiamo organizzato questa iniziativa per richiamare la comunità internazionale e riflettere sugli effetti del conflitto siriano iniziato con la teoria della Primavera araba, ma che ora ha condotto migliaia di combattenti stranieri ad entrare nel nostro Paese e compiere atti indiscriminati che nulla hanno a che fare con la nostra cultura. Quello che i siriani si chiedono è 'dove stiamo andando?'". Secondo il sacerdote, mons. Yohanna Ibrahim, della Chiesa siro-ortodossa, e mons. Paul Yazigi, vescovo greco-ortodosso, così come gli altri prelati rimasti in Siria nonostante il rischio di violenze e sequestri, sono una testimonianza del valore della presenza cristiana nel Paese. (R.P.)


    fonte: Radio Vaticana
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  2. #22
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    Appello del card. Sandri dal Libano: liberate i vescovi e i sacerdoti rapiti in Siria

    I giovani del Libano sono stati protagonisti delle prime ore del Pontificato con le meditazioni preparate per la Via Crucis al Colosseo, presieduta da Papa Francesco. Il cardinale Leonardo Sandri – al terzo giorno della sua visita nel Paese mediorientale – ha ricordato questo particolare durante l’incontro con i giovani della Caritas. Con il vostro lavoro, ha detto il prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, voi “toccate la carne di Cristo”, secondo una espressione ormai nota del Papa, del quale il porporato ha portato il saluto e la benedizione. Inoltre, il cardinale Sandri ha rammentato anche la visita del settembre scorso compiuta da Benedetto XVI in Libano, in modo particolare la veglia di preghiera a Bkerké. “L'intensità di questa preghiera – ha detto – è stata come un fascio di luce proiettato verso il cielo in Medio Oriente, che molti vorrebbero pieno di nuvole nere della guerra e della violenza”. Noi tutti invece abbiamo detto: “Sì, c’è speranza, c’è la luce, perché questi giovani ne sono portatori”. Vogliono costuire con la fede e la gioia un futuro di pace e di riconciliazione".

    Successivamente, il cardinale Sandri ha presieduto la liturgia ecucaristica nel Santuario di Nostra Signora della Pace a Zahleh, un tempio – ha notato fra l’altro – dove l’“intreccio di riti” delle comunità melchita e maronita, ma anche la comunione che si avverte con i greci ortodossi, è – ha detto – “ un incentivo per l'unità dei cristiani, ma per tutti i libanesi, perché la libertà e il rispetto siano assicurati a tutti e la diversità diventi una ricchezza comune ». Riflettendo sul significato spirituale della Santissima Trinità, il cardinale Sandri ha concluso con una “preghiera speciale” a Maria per i due vescovi e due sacerdoti rapiti in Siria tempo fa. “Sia Lei – ha invocato – a consolarli e a renderli forti nella prova, mentre noi leviamo un forte appello per la loro liberazione e il loro ritorno alle loro famiglie e le loro comunità ecclesiale". (A cura di Alessandro De Carolis)


    fonte: Radio Vaticana
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  3. #23
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    Siria: villaggi cristiani nell’area di Homs invasi e devastati da bande armate

    E’ di nuovo alta la temperatura del conflitto siriano nell’area di Homs. Forti combattimenti si sono registrati nei giorni scorsi nell’area di Qusayr. E, secondo informazioni giunte a Fides tramite il racconto di alcuni profughi, si sono verificate violenze gratuite su villaggi cristiani, abitati solo da civili, nella provincia di Homs. Secondo le testimonianze raccolte dall'agenzia Fides, il 26 maggio scorso la violenza di bande armate – secondo alcuni riconducibili al gruppo “Jabhat al-Nusra” – ha riguardato il villaggio di Douar, dove vivevano circa 100 famiglie di cristiani greco-ortodossi. Douar si trova lungo la strada che congiunge Homs a Tartous. Probabilmente gruppi armati ribelli, dopo aver combattuto a Qusair, intendevano raggiungere una scuola militare dell’esercito regolare che si trova a poca distanza da Douar. Per farlo, sono passati attraverso il villaggio di Douar e, nel passaggio, non hanno risparmiato la violenza sui civili. Due abitanti, un uomo e sua figlia, sono stati uccisi in casa loro e i loro corpi bruciati. Tutte le famiglie del villaggio hanno iniziato a fuggire precipitosamente. I gruppi armati hanno occupato la chiesa del villaggio e da lì alcuni cecchini, sparando sulla gente in fuga, hanno ucciso anche un ragazzo di 11 anni e una ragazza di 18, ferendo altre 10 persone, due gravemente. I guerriglieri sono rimasti appostati all’interno della chiesa ed hanno trattenuto con loro, sequestrandoli, il sindaco del villaggio, il cristiano Joseph Jamil Adra, e un altro uomo cristiano. Intanto tutte le case del villaggio sono state devastate e date alle fiamme. Le famiglie fuggite, terrorizzate e traumatizzate, sono state accolte in un parrocchia armena ortodossa alla periferia di Homs. Le autorità civili e i sacerdoti locali, insieme con la Croce Rossa, stanno provvedendo alla loro prima assistenza, in scuole o presso altre famiglie. Identica sorte è avvenuta, due giorni fa, a un altro villaggio cristiano della provincia di Homs. Gruppi armati penetrati nel villaggio di Oum Sharshouh, nei pressi di Talbisseh, hanno iniziato a sparare e a fare irruzione nelle case, devastando e bruciando ogni cosa. Oltre 250 famiglie cristiane sono state costrette alla fuga, data l’invasione. “Perchè tutto questo? Perche tutto questo odio su civili innocenti?”, si chiede attonita la comunità locale. Secondo informazioni pervenute a Fides, anche in alcuni villaggi nell’area di Hama si stanno registrando violenze immotivate sui civili. (R.P.)


    Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013...i_d/it1-697184
    del sito Radio Vaticana

  4. #24
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    Siria, sacerdote ucciso. Il card. Sandri: si apra presto la stagione della riconciliazione

    “L’ennesimo episodio di violenza, sempre ingiustificata, risvegli la coscienza dei Responsabili delle parti in conflitto e della comunità internazionale, perché, come più volte ripetuto dal Santo Padre Francesco, tacciano le armi e si apra finalmente la stagione della giusta riconciliazione per un futuro di pace”. L’affermazione è contenuta nel messaggio nel quale il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, assieme ai superiori e ai collaboratori del dicastero esprime dolore per la “barbara uccisione”avvenuta ieri in Siria di padre Francois Mourad. Il messaggio è stato indirizzato, con al patriarca siro-cattolico, Youssif Ignace III Younan, e alla Custodia di Terra Santa. Padre Mourad, sottolinea ancora il messaggio, “è stato ricordato, insieme alle innumerevoli altre vittime, come pure ai vescovi, sacerdoti e laici rapiti, nella consueta preghiera che ha dato inizio alla nuova settimana di lavoro, nella cappella del dicastero. Come spesso affermava padre Murad – conclude il testo – “il desiderio dei cristiani in Siria e in tutto il Medio Oriente, è quello di poter rimanere nei luoghi in cui è risuonato il primo annuncio della salvezza, ‘mostrando nella quotidianità dei piccoli gesti il volto di Cristo’”. La collega francese, Manuella Affejee, ha raccolto la testimonianza di un religioso francescano in Siria, che ha chiesto l’anonimato per motivi di sicurezza:

    R. – Quello che so è che questo prete, questo monaco viveva lì, fra di noi, e aveva istituito anche un centro suo, vicino a Ghassanieh. Veniva spesso dai frati, si salutavano… A un certo punto, ho sentito che era stato ucciso a sangue freddo: l’hanno prelevato dal suo convento – hanno detto – l’hanno portato fino al nostro convento e davanti alla porta lo hanno ammazzato a colpi d’arma da fuoco. Poi sono entrati nel convento – sia nel convento nostro, sia dalla parte delle suore – e hanno rubato tutto quello che potevano rubare. E questa non è stata la prima volta che sono venuti: c’erano quindi dei precedenti. Questa notizia, quando l’ho sentita, mi ha colpito. Secondo me, questo modo di agire non è del popolo siriano. E’ il modo di gente che viene da fuori, di estremisti che vengono qui, da queste parti, per stroncare tutto quello che non è musulmano. E per questo ripeto che non sono siriani, ma persone che vengono da fuori, perché i siriano – sia cristiani sia musulmani – hanno vissuto insieme per secoli e non credo che in un tempo così limitato si possa cancellare così velocemente tutta questa storia di convivenza!

    D. – Lei ha detto che l’Occidente, nell’appoggiare i ribelli…

    R. – Sì, l’Occidente appoggia la rivoluzione. Aiutando però la rivoluzione senza distinzione, nessuno potrà garantire che tutte le armi dall’Occidente non vadano ancora nelle mani di questa gente. Non si può garantire che quello che diamo a un gruppo non passi ad un altro gruppo. Anzi, si può affermare il contrario: che non solo non stanno facendo cadere il governo, ma che invece stanno facendo cadere tutti i principi umani e della cultura umana.

    D. – Lei ha delle testimonianze che dicono che questi gruppi arrivano in una casa religiosa e intimano: avete 24 ore per andarvene…

    R. – Sono andati in un altro convento di cuore che sta vicino ad Aleppo e hanno dato loro 24-48 ore per lasciare tutto il complesso, perché Aleppo con i suoi dintorni è stata dichiarata un principato musulmano, e se è un principato musulmano ciò significa che nessuno che non sia musulmano potrà vivere in questo principato. Per questo, anche le suore devono lasciare il loro lavoro, perché il convento diventerà un centro di educazione e istruzione musulmana.

    D. – Quindi, non si tratta di un caso isolato?

    R. – No, no: non è un caso isolato. Anche se altri rivoluzionari, che sono un po’ più moderati, hanno detto che non risponde nemmeno al principio musulmano il fatto di cacciare via i cristiani. E’ questo che io dico e sostengo: e cioè, che musulmani e cristiani possono vivere insieme, a condizione che non vengano questi estremisti, in particolare dall’esterno del Paese.

    D. – Cioè, da quali Paesi?

    R. – Dai Paesi di tendenze religiose estremiste, come l’Afghanistan, la Cecenia… Sono stati trovati anche estremisti libici, tra questi rivoluzionari in Siria…


    fonte: Radio Vaticana
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  5. #25
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    Articolo in inglese sull'uccisione di un sacerdote in Siria.
    http://catholic.org/international/in...y.php?id=51537

    Traduzione:

    I terroristi siriani hanno decapitato un sacerdote cattolico accusato di collaborazionismo con il regime di Assad. Accuse non ancora verificate. Padre François è stato sommariamente giustiziato e il Vaticano ha confermato il martirio.
    Il Vaticano conferma la morte per decapitazione del padre francescano, François Murad, martirizzato dai jihadisti siriani il 23 giugno.

    Di seguito è riportato il comunicato stampa dal Vaticano, tramite news.va.

    Gassanieh, domenica 23 giugno il sacerdote siriano François Murad è stato ucciso a Gassanieh, nel nord della Siria, nel convento della Custodia di Terra Santa dove aveva trovato rifugio. Ne dà conferma un comunicato della Custodia di Terra Santa inviato all’Agenzia Fides. Le circostanze della morte non sono del tutto chiarite. Secondo fonti locali, il convento in cui si trovava p. Murad sarebbe stato assaltato da miliziani legati al gruppo jihadista Jabhat al-Nusra.

    Padre François, 49 anni, aveva fatto i primi passi nella vita religiosa con i frati francescani della Custodia di Terra Santa, e con essi continuava a condividere stretti vincoli di amicizia spirituale. Dopo essere stato ordinato sacerdote aveva iniziato nel villaggio di Gassanieh la costruzione di un monastero cenobitico dedicato a San Simone lo Stilita, nell’alveo della Chiesa siro-cattolica. Dopo l’inizio della guerra civile, il monastero di San Simone era stato bombardato e p. Murad si era trasferito presso il convento della Custodia per motivi di sicurezza e per sostenere i pochi rimasti, insieme a un altro religioso e alle suore del Rosario.

    “Preghiamo” scrive nel comunicato il Custode di Terra Santa Pierbattista Pizzaballa OFM “perché questa guerra assurda e vergognosa finisca presto e che la gente di Siria possa tornare presto alla normalità”. Riferisce a Fides l’Arcivescovo Jacques Behnan Hindo, titolare della arcieparchia siro-cattolica di Hassaké-Nisibi: “Tutta la vicenda dei cristiani del Medio Oriente è segnata e resa feconda dal sangue dei martiri di tante persecuzioni. Negli ultimi tempi, padre Murad mi aveva fatto arrivare alcuni messaggi in cui si mostrava consapevole di vivere in una situazione pericolosa, e offriva la sua vita per la pace in Siria e in tutto il mondo” .


    Questo dovrebbe far capire ai cristiani di tutto il mondo chi sono i jihadisti. Cattolici e cristiani di tutto il mondo subiscono terribili minacce, in particolare per la diffusione dell’Islam militante. Fino a quando la minaccia non verrà riconosciuta e presa sul serio, si moltiplicheranno martirii come quello di padre François Murad.

    Di seguito il video (fonte originale LiveLeak). Avvertiamo: il video è terribile. Dopo Padre François, la seconda vittima, dovrebbe essere un collaboratore con il regime di Assad.

    Il video mostra chiaramente le decapitazioni. Non guardate il video a meno che non abbiate più di 18 anni, e siate disposti ad assistere ad un tale spettacolo.

    Riteniamo sia molto importante che il mondo sappia che oggi i cristiani vengono uccisi per la loro fede, e che il martirio non è un fenomeno relegato nei secoli passati.
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  6. #26
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
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    Ci hanno detto, qualche giorno fa, che nessun frate francescano era morto in Siria. Quella che girava era una bufala. Poi, ieri, prima il Custode della Terra Santa Pizzaballa poi il Vaticano e l’agenzia Fides hanno confermato la morte del frate siriano François Murad. Il sito Catholic.org ritiene che una delle due persone presenti in questo video sia proprio il francescano François Murad.

    Nel video, davanti ad una folla che grida «Allah Ackbar!», due persone, tra cui con probabilmente il religioso, vengono decapitate tramite coltello, in un modo barbaro e doloroso, fuori da ogni sensibilità umana. Immagini bestiali al limite del visibile. Non si tratta di uno snuff-movie, perché contiene un valore mistico che trascende il tempo. È quel fenomeno che anticamente i cristiani chiamavano «testimonianza». Cioè, con parola greca, martus.

    Deve essere chiaro agli spettatori che si tratta di uno spettacolo mostruoso, ma al contempo, grandioso: è un Vero Martirio. È sacrum, nel senso latino del termine, «santo» e «maledetto». È il momento dove orrore e santità si incontrano, si sposano nel superiore Mistero del Disegno Divino. Questo per chi pensa che le persecuzioni ai cristiani non esistano, e che la missione della Chiesa si sia esaurita.

    Teniamolo bene a mente: SANGUIS MARTYRUM, SEMEN CHRISTIANORUM

    (Roberto Dal Bosco)

    Catholic.org
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  7. #27
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    «Padre Dall'Oglio non è stato rapito»

    Il padre gesuita italiano Paolo Dall'Oglio, scomparso nel nord della Siria da domenica, "non è stato rapito, ma ha sospeso ogni contatto con l'esterno nell'ambito dei negoziati", che ha in corso con esponenti jihadisti dell'opposizione. Lo hanno detto oggi all'ANSA attivisti che hanno accompagnato il religioso in Siria.
    Il religioso, secondo gli attivisti, aveva un appuntamento con Abu Bakr al Baghdadi, capo dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante, organizzazione a cui è collegato il Fronte al Nusra, principale forza jihadista dell'opposizione siriana.
    Già ieri su vari siti dell'opposizione erano circolate voci secondo le quali il gesuita era impegnato in una mediazione per ottenere il rilascio di una troupe della televisione Orient, voce del fronte anti-regime, sequestrata alcuni giorni fa vicino ad Aleppo.

    "Stiamo facendo varie verifiche, ma non ho novità. L'ultimo punto fatto risale alle otto di ieri sera". Così - secondo quanto appreso alla Farnesina - il ministro degli Esteri, Emma Bonino.


    fonte: Avvenire
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  8. #28
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    COMUNICATO STAMPA DELLA CONGREGAZIONE PER LE CHIESE ORIENTALI CIRCA LA DRAMMATICA SITUAZIONE IN SIRIA , 03.08.2013

    Il Cardinale Prefetto, Leonardo Sandri, insieme ai Superiori e ai Collaboratori della Congregazione per le Chiese Orientali, nel persistere dell’incertezza circa la situazione di Padre Paolo Dall’Oglio, S.J., esprime al Preposito Generale e a tutti i Religiosi della Compagnia di Gesù la propria vicinanza nella preghiera.

    Insieme alle Chiese della Regione, ricorda l’assoluto silenzio che pesa sulla sorte di due Vescovi e di due sacerdoti rapiti mesi fa, come quella di tanti altri, siriani e stranieri, nella medesima dolorosa condizione.

    Supplichiamo il Signore, della Tutta Santa Madre di Dio, perché cessi la guerra e sia restituita la pace all’amata Siria e a tutti i popoli del Medio Oriente.

    [01147-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0514-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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  9. #29
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    Siria: il patriarca Gregorio III condanna un eventuale attacco Usa

    "Ascoltiamo l'appello del Papa per la pace in Siria. Se i Paesi occidentali vogliono creare una vera democrazia devono costruirla con la riconciliazione, con il dialogo fra cristiani e musulmani, non con le armi. L'attacco pianificato dagli Stati Uniti è un atto criminale, che mieterà altre vittime, oltre alle migliaia di questi due anni di guerra. Ciò farà crollare la fiducia del mondo arabo verso il mondo occidentale". È quanto afferma all'agenzia AsiaNews Gregorio III Laham, patriarca greco-cattolico di Antiochia, di tutto l'Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme dei Melchiti. L'appello giunge a poche ore dalle voci di un attacco imminente degli Stati Uniti contro Damasco. L'operazione è appoggiata da altri Paesi: Francia, Gran Bretagna, Turchia e Lega Araba. In questi giorni il prelato ha diffuso in tutte le parrocchie della Siria l'appello pronunciato lo scorso 25 agosto da Papa Francesco. "La voce dei cristiani - afferma il patriarca - è quella del Santo Padre. In questo momento occorre essere pragmatici. La Siria ha bisogno di stabilità e non ha senso un attacco armato contro il governo". Gregorio III si domanda: "Quali sono le parti che hanno condotto la Siria a questa linea rossa? Chi ha portato la Siria a questo punto di non ritorno? Chi ha creato questo inferno in cui vive da mesi la popolazione?". "Ogni giorno - spiega - in Siria entrano estremisti islamici provenienti da tutto il mondo con l'unico intento di uccidere e nessun Paese ha fatto nulla per fermarli, anzi gli Stati Uniti hanno deciso di inviare ancora più armi". Il prelato sottolinea che l'attacco pianificato dagli Usa colpirà soprattutto la popolazione siriana e non è meno grave dell'uso di armi chimiche. Secondo il patriarca, i Paesi occidentali continuano a sostenere un opposizione che non esiste, che non ha alcuna autorità sul campo. "I lavori per la conferenza di Ginevra 2 - sottolinea - sono fermi. La parola dialogo è ormai dimenticata. Per mesi i Paesi occidentali hanno perso tempo a discutere, mentre la gente moriva sotto le bombe di Assad e per gli attacchi degli estremisti islamici di al-Qaeda". Gregorio III avverte che una eventuale vittoria degli islamisti darà vita a un Paese diviso in piccole enclavi, confinando i cristiani in un ghetto. "La nostra comunità si riduce ogni giorno. I giovani fuggono, le famiglie abbandonano le loro case e i loro villaggi". Per il prelato "la scomparsa dei cristiani è un pericolo non solo per la Siria, ma per tutta l'Europa". "La nostra presenza - afferma - è la condizione essenziale per avere un islam moderato, che esiste grazie ai cristiani. Se noi andiamo via, non potrà esservi in Siria alcuna democrazia. Tale tesi è sostenuta anche dagli stessi musulmani, che temono la follia islamista. In molti affermano che non si può vivere dove non vi sono i cristiani". (R.P.)


    fonte: Radio Vaticana
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  10. #30
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    Siria. Il patriarca Twal: "Con quale autorizzazione attaccare un Paese?"

    Un appello alla prudenza per la stabilità di tutta la regione: a lanciarlo è mons. Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme nell’imminenza di un possibile attacco militare occidentale contro il regime siriano accusato di aver utilizzato armi chimiche nella sua guerra contro i ribelli. In una nota diffusa dal Patriarcato e ripresa dall'agenzia Sir, mons.Twal eleva “la sua preghiera allo Spirito Santo affinché illumini i cuori di coloro che hanno tra le mani il destino delle popolazioni”. Rivolgendosi a questi leader ricorda loro “di non dimenticare l’aspetto umano nelle loro decisioni”. Constatando che “gli Israeliani stanno facendo ressa nei Centri di distribuzione di maschere a gas e gli abitanti del Medio Oriente incominciano a raccogliere viveri e riserve”, il patriarca si interroga seriamente sui rischi di una escalation della violenza nella regione. “Perché dichiarare una guerra quando gli esperti dell’Onu non hanno ancora consegnato le conclusioni definitive sulla natura chimica dell’attacco e sull’identità formale dei suoi mandanti? Si assiste - ricorda il patriarca - ad una logica che ricorda la preparazione della guerra in Iraq nel 2003, una commedia delle armi di distruzione di massa in Iraq quando in realtà non ce ne erano. Oggi questo Paese è ancora in una situazione molto critica”. Nella nota Twal incalza: “Come decidere di attaccare un Paese? Con quale autorizzazione? Certo, il Presidente americano ha il potere di lanciare solo degli attacchi aerei contro la Siria, ma che ne è della Lega araba e del Consiglio di sicurezza dell’Onu? I nostri amici dell’Occidente e degli Usa non sono stati attaccati dalla Siria. Con quale legittimità osano attaccare un Paese? Chi li ha nominati polizia della democrazia in Medio Oriente?”. Netta la denuncia: “Chi ha pensato alle conseguenze di una tale guerra per la Siria e per i Paesi vicini? C’è bisogno di aumentare il numero dei morti oltre i 100mila? È necessario - ammonisce - ascoltare tutte queste anime che vivono in Siria e che gridano il loro dolore che dura da più di due anni e mezzo. Hanno pensato alle mamme, ai bambini, agli innocenti? Ed i Paesi che attaccano la Siria hanno preso in considerazione il fatto che i loro cittadini in tutto il mondo, che le loro ambasciate e consolati possono essere bersaglio di attentati in rappresaglia?”. Per tutte queste ragioni il patriarca Twal invita alla prudenza augurando “la pace e la sicurezza a tutta questa regione del mondo che ha già troppo sofferto”. E aggiunge: “Come cristiani di Terra Santa ricordiamo nelle nostre preghiere i siriani di cui vediamo tutte le sofferenze quando vengono a rifugiarsi nella nostra diocesi in Giordania”. (R.P.)


    fonte: Radio Vaticana
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