Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: La drammatica situazione dei CRISTIANI IN SIRIA

  1. #151
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    Nunzio Zenari dal Papa: porto la sua carezza ai siriani. Serve fine violenze

    Continua la pioggia di missili contro le postazioni dei jihadisti dello Stato islamico in Siria
    : partono da navi militari russe nel Mediterraneo orientale e colpiscono gli insediamenti della provincia siriana di Hama. Intanto nel nord est, arrivano i primi convogli umanitari dopo due anni di isolamento dei civili. Una soluzione politica ancora non c'è, mentre le vittime civili aumentano: oltre 470 dall’inizio di maggio secondo fonti dell'opposizione. Anche di questa emergenza umanitaria ha parlato oggi al Papa, il Nunzio apostolico in Siria, il cardinale Mario Zenari reduce dalla 90° Plenaria della Roaco. Gabriella Ceraso lo ha intervistato al termine dell’udienza col Pontefice:

    R. – Sono andato dal Papa accompagnato da 23 milioni di siriani – cattolici, cristiani, musulmani e di altre religioni – che hanno una grande stima del Papa, che lo ringraziano per tutto quello che fa, e ho portato una grande richiesta: la cessazione della violenza e il bisogno di pace. Il Papa non solo prega, agisce a livello internazionale anche con aiuti concreti. Salutandomi, così, sulla porta mi ha detto: “Porti una carezza a tutti i siriani che soffrono”. Purtroppo, questa è una delle priorità urgenti perché più della metà degli ospedali o istituti ospedalieri sono stati messi fuori servizio dalla guerra. Facciamo appello alla generosità di tutti.

    D. – Oggi ci sono altri dati di tante vittime civili,nell’ultimo mese oltre 400 ancora, sotto i bombardamenti – perché continuano i bombardamenti in Siria, lo vogliamo ricordare. Per ora si parla sempre di bombardamenti contro i jihadisti del cosiddetto Stato islamico: ma è ancora così lontana una soluzione politica tra i siriani?

    R. – Purtroppo, sul piano del conflitto adesso le notizie che arrivano dal fronte orientale, da Raqqa e da Deir Ezzor, sono piuttosto preoccupanti. La gente che cerca, che vorrebbe uscire e che non ci riesce … forse bisognerebbe implementare dei corridoi umanitari. Quanto a una soluzione politica, direi che bisognerebbe arrivare prima di tutto a una cessazione della violenza. L’accordo di Astana del 4 maggio scorso prometterebbe bene, anche se qui il condizionale è d’obbligo perché poi, ad attuarlo nella pratica vengono poi i problemi. Quello che si deve cercare di ottenere adesso è la cessazione della violenza. Poi la soluzione politica, questa si vedrà perché è molto lontana: bisogna battere sempre il chiodo e quindi i Colloqui di Ginevra … ma non bisogna nascondersi quanto sia complicata la realtà. Un siriano, due settimane fa, con amarezza mi faceva il conto delle bandiere straniere attualmente presenti in Siria: ecco ci sono armamenti, ci sono militari, quindi direi che è un conflitto molto, molto complesso, però con l’aiuto della comunità internazionale bisogna arrivare a una soluzione politica. Ma, ripeto, il primo, il primo passo ora dev’essere quello di una cessazione della violenza per permettere gli aiuti umanitari.

    D. – Quando lei prega per la Siria, che cosa chiede?

    R. – In fondo, preghiamo tutti il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe e preghiamo per la pace che è il dono più desiderato in questa zona, in questa parte del Medio Oriente.


    fonte: Radio Vaticana
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  2. #152
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    Siria. I ribelli sparano contro i quartieri cristiani. L’arcivescovo: «Sono vivo per miracolo»
    La testimonianza di monsignor Samir Nassar di Damasco. «La violenza continua ad essere il solo maestro, mentre gli innocenti sono sacrificati tutti i giorni»

    Leone Grotti

    «Un colpo di mortaio è caduto sul mio letto l’8 gennaio 2018. Erano le 13.20 e io mi stavo preparando a fare una piccola siesta. Qualche secondo in più al lavandino mi ha salvato la vita. Il mio letto è stato crivellato di pezzi di obice. La Provvidenza ha vegliato sul suo piccolo servitore».

    Così monsignor Samir Nassar, arcivescovo maronita di Damasco, ha testimoniato a Aide à l’église en détresse come sia scampato per miracolo alla pioggia di mortai lanciati negli ultimi giorni dai ribelli siriani sui quartieri cristiani della capitale siriana. Martedì una granata ha centrato la sede del patriarcato greco-melkita a Damasco, provocando danni alla struttura. In poche ore nell’area sono caduti fino a 30 colpi di mortaio. Lunedì invece è il quartiere cristiano di Bar Touma ad essere stato colpito. Un mortaio ha preso in pieno la chiesa latina della Conversione di San Paolo, guidata dai francescani. Danneggiata anche la vicina Cattedrale maronita. Gli attacchi sono dovuti al clima di tensione che si registra da inizio anno nell’enclave ribelle di Goutha Est, alla periferia della capitale.

    «Adesso anch’io sono esiliato come altri 12 milioni di rifugiati siriani che non hanno più niente», continua nel suo racconto l’arcivescovo maronita. «I danni sono importanti: le porte della Cattedrale e 43 finestre dovranno essere sostituite, le cisterne dell’acqua e del carburante sono da riparare, l’impianto elettrico da rifare, un’automobile è inutilizzabile. La violenza continua ad essere il solo maestro, mentre gli innocenti sono sacrificati tutti i giorni».

    Monsignor Nassar conclude poi con un ringraziamento: «I miei sacerdoti hanno pianto di gioia quando mi hanno visto uscire vivo da una colonna di fumo e macerie. Grazie Signore per questo nuovo inizio. La mia vita Ti appartiene».

    http://www.tempi.it/siria-i-ribelli-...o#.Wle7ZqjibIU

  3. Il seguente utente ringrazia Nathaniel per questo messaggio:

    virginiaflora (11-01-2018)

  4. #153
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    Card. Zenari: i siriani soffrono, qualcuno ascolti il loro grido
    Le armi e il freddo, una tenaglia che sta stritolando la vita di milioni di famiglie. Il cardinale Mario Zenari, nunzio apostolico in Siria, torna a lanciare un appello per la pace mentre nel Paese si aprono nuovi fronti di guerra

    Alessandro De Carolis - Città del Vaticano

    “Ascoltate il grido della povera gente, dei bambini”, mettete “questo davanti alle vostre coscienze” nel cercare la pace. Dalla Siria, il cardinale Mario Zenari lancia un nuovo appello per una nazione che a sette anni, tra un mese, dall’inizio del conflitto continua a rimanere un campo di battaglia in molte aree. Anche la scorsa notte a Damasco, racconta il nunzio apostolico, “è stato difficile dormire perché si sentivano rumori di cannonate, anche di mitragliatrici in certe zone un po’ periferiche”. A preoccuparlo sono le notizie degli “aspri scontri” in corso nella “zona rurale ad est di Damasco” e in altre aree, in un teatro bellico che ora comprende il confine settentrionale “con l’intervento armato della Turchia”.

    L’offensiva turca
    “Ramoscello d’ulivo” è il nome in codice dell’operazione condotta dall’esercito turco in territorio siriano dal 20 gennaio scorso. Ma i numeri della campagna militare voluta dal presidente Tayyp Erdogan sono quelli di un'offensiva sempre più sanguinosa. Epicentro degli scontri, l’enclave curdo-siriana di Afrin nella quale, ha annunciato Erdogan, sono già circa 800 i “terroristi neautralizzati”, cioè feriti, uccisi o catturati. Ai reparti turchi e all’esercito libero siriano si contrappongono le forze dell’Unità di protezione del popolo curdo (Ypg) che, secondo l’agenzia Anadolu, avrebbero perso il controllo del centro di Bulbul, una delle città dell’enclave.

    Strage di civili a nord
    Chi paga il conto più crudo del conflitto, e il cardinale Zenari non cessa di ribadirlo in ogni occasione, sono i civili. Solo nel quadrante nord, affermano in un comunicato fonti ospedaliere dell’enclave di Afrin, in due settimane di attacchi sarebbero morte 104 persone e almeno 156 sarebbero rimaste ferite. Ma non ci sono solo le armi. A esacerbare la situazione, afferma il nunzio apostolico, sono le condizioni climatiche del momento. “Siamo in un periodo invernale, di freddo molto intenso in alcune zone della Siria” e questo, dice, aggrava “una sofferenza” per la quale “purtroppo non ci sono soluzioni in vista”.

    Cercate di fare il possibile
    L’inviato Onu in Siria per la crisi umanitaria, Jan Egeland, è tornato a chiedere una tregua temporanea nella provincia settentrionale di Idlib, dove si sono registrati pesanti combattimenti tra le forze di opposizione e quelle di Damasco e dove oltre un milione e 200 mila civili su due milioni e mezzo vivono da profughi. Il cardinale Zenari non perde la speranza che si possa imboccare la via della tregua. Ma chiede ai negoziatori internazionali di agire con urgenza. “Cercate di fare tutto il possibile almeno per arrivare alla cessazione della violenza, al cessate-il-fuoco e poi ad una soluzione politica del conflitto”.


    fonte: Vatican News
    «Ego quidem aqua baptizo vos. Venit autem fortior me (...):
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  5. #154
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    Siria. «Su Ghouta voi europei raccontate una verità parziale. Quelli sono terroristi»
    Parla padre Mounir di Damasco. «Ghouta non è un quartiere di vittime perseguitate dal regime. È l’esatto contrario. Sono anni che sparano missili sulla capitale, uccidono innocenti, poveri civili»

    Leone Grotti

    «Lo so cosa scrivono i media da voi in Italia e in tutto l’Occidente sulla guerra che si sta combattendo a Ghouta. Raccontano solo una faccia della medaglia, nessuno si preoccupa del nostro dramma». Si confida così a tempi.it padre Mounir, 34 anni, originario di Aleppo ma residente a Damasco, dove si occupa di un oratorio con oltre 1.200 giovani. Il salesiano fa riferimento ai durissimi scontri di questi giorni tra l’esercito del governo di Bashar al-Assad e le formazioni terroristiche che difendono Ghouta orientale, nella periferia della capitale. Secondo l’Osservatorio per i diritti umani, organizzazione vicina agli estremisti, negli ultimi giorni sarebbero morte quasi 300 persone nel sobborgo.

    «Nessuno però parla dei civili, tanti bambini, uccisi qui dai colpi di mortaio, anzi, dai missili che vengono sparati da Ghouta», continua il sacerdote. Molte scuole nei quartieri di Damasco più colpiti dall’artiglieria ribelle sono state chiuse per sicurezza, al pari di molti negozi. I colpi di mortaio, infatti, cadevano spesso vicini agli istituti e nelle ore di uscita dei ragazzi. Da settimane anche i salesiani hanno dovuto chiudere il loro centro: «Era troppo pericoloso. Noi abbiamo degli autobus che girano per la città e raccolgono i ragazzi per portarli al centro, dove giochiamo, studiamo, facciamo catechismo ma ora per prudenza li lasciamo a casa, perché per strada potrebbero essere colpiti dai missili».

    Il bombardamento di Ghouta si è intensificato nell’ultima settimana, perché il governo prepara l’assalto finale per riprendere il quartiere. «Tutto il giorno si sentono gli aerei dell’esercito che sorvolano la capitale. Spero che l’attacco cominci presto e che la zona venga finalmente liberata, come è stata liberata Aleppo», continua padre Mounir, ricordando che «Ghouta non è un quartiere di vittime perseguitate dal regime, come raccontate voi. È l’esatto contrario. Sono anni che sparano missili sulla capitale, uccidono innocenti, poveri civili. Quanti sono i bambini morti qui di cui nessuno parla? Questi non sono l’opposizione, sono terroristi, vengono da ogni parte del mondo, e l’esercito siriano ha il diritto di difendere la dignità dei siriani e il paese».

    Il prossimo mese la Siria entrerà nel suo ottavo anno di guerra e padre Mounir non si fida più delle trattative di pace condotte dalla comunità internazionale: «Non stanno risolvendo niente, parlano ma non fanno nulla». Il sacerdote è stato ordinato cinque anni fa a Torino, ma ha scelto di lasciare l’Italia e tornare a Damasco per «servire il mio popolo in difficoltà». In questi giorni, però, le sue attività sono limitate al minimo perché «il governo ha consigliato a tutti di non muoversi di casa, se non per attività strettamente necessarie, perché molte zone della capitale sono sotto tiro. Nonostante questo cerchiamo di stare vicini ai nostri ragazzi e alle nostre famiglie».

    Pare Mounir ha vissuto in Italia, ma ora non riesce più a leggere i giornali nostrani: «Ho visto come date le informazioni: sempre parziali, sempre nascondendo una parte della verità, addirittura truccando le foto», continua. «Voi di Tempi siete tra i pochi che avete il coraggio di raccontare tutta la verità. Io lo so che il governo siriano non è costituito da santi né da angeli, c’è la corruzione come in tanti altri paesi. Però dovete capire che la maggioranza della popolazione siriana, che soffre come e più degli altri, si fida di questo governo, nonostante i suoi sbagli. Voi europei invece appoggiate i terroristi che colpiscono la gente innocente. Questo è inaccettabile e qualcuno deve dirlo».

    https://www.tempi.it/siria-su-ghouta...i#.Wo8AAKjOXIV

  6. #155
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    Cei: 13 marzo, a Roma, conferenza stampa con i cardinali Bassetti e Zenari “Ospedali Aperti” sulle macerie della Siria

    Sarà presentato a Roma, martedì 13 marzo alle 12 (Sala Marconi della Radio Vaticana) il progetto “Ospedali aperti”, attivato in Siria per garantire cure anche alle vittime più povere del conflitto. L’iniziativa, nata nel 2017 per volontà del card. Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco, si pone l’obiettivo di assicurare l’accesso alle cure mediche gratuite anche ai più poveri, attraverso il potenziamento di tre ospedali privati non profit: l’Ospedale Italiano e l’Ospedale Francese a Damasco e l’Ospedale St. Louis ad Aleppo. Ad Aleppo le persone che non hanno accesso agli ospedali sono più di 2 milioni, a Damasco oltre 1 milione. La gestione del progetto è affidata ad Avsi, organizzazione internazionale che su più fronti opera per dar sostegno alla popolazione siriana. Nello specifico, il progetto è cofinanziato anche dalla Conferenza Episcopale Italiana con fondi 8xmille. Alla presentazione interverranno oltre al card. Zenari anche il Presidente della Cei, card. Gualtiero Bassetti, e il Segretario generale di Avsi, Giampaolo Silvestri. Modera l’incontro don Ivan Maffeis, sottosegretario Cei.


    fonte: SIR
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  7. #156
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    Che catastrofe e che tristezza! Speriamo che almeno l'intervento divino salvi quelle popolazioni sfortunate, gli interventi umani, da quel che vedo, sono capaci solo a peggiorare la sitazione.

  8. #157
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    Che catastrofe e che tristezza! Speriamo che almeno l'intervento divino salvi quelle popolazioni sfortunate, gli interventi umani, da quel che vedo, sono capaci solo a peggiorare la sitazione.
    La catastrofe siriana (paese che prima della guerra aveva un PIL quasi come il nostro ed era fra i pochi paesi arabi ad avere una forte industria meccanica) ha dei precisi responsabili: gli USA (in primis l'ex presidente Obama) che fin dai tempi della guerra fredda con l'Urss aspettava l'occasione per mettere le mani sulla Siria baathista, la Turchia per annettere la zona curda e annientare le basi del PKK e i paesi del Golfo: Arabia-Saudita, Qatar ed EAU.

  9. Il seguente utente ringrazia Efesino per questo messaggio:

    nofear (08-03-2018)

  10. #158
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    Vero, da anni che sentivo parlare di una guerra contro la Siria, anche per indebolire l'Iran.
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  11. #159
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    Confesso la mia ignoranza in materia, molte cose mi erano sfuggite e mi sfuggono ,ma seguo con apprensione la sorte di Cristiani (ma anche degli altri che sono esseri umani come loro) e soprattutto, ripeto, la situazione di tanti bambini, vittime di una violenza volutamente cieca, che non vedranno mai l'età adulta...

  12. #160
    Saggio del Forum L'avatar di Nathaniel
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    Pasqua a Damasco: "Ricostruire le chiese non basta, occorre la resurrezione dei cuori"
    Mentre gran parte della Siria è stata liberata, a Damasco si combatte e si muore ancora. Il nunzio apostolico Mario Zenari ci racconta la Pasqua dei cristiani siriani

    Qualche giorno prima dell'inizio della Settimana Santa, Damasco è stata colpita da un bombardamento dei cosiddetti ribelli della zona del Ghouta, contro cui si combatte una furiosa battaglia alla periferia della capitale della Siria. "Vedevamo nella zona di Goutha un 'vesuvio' di fuoco e come risposta su Damasco arrivò una pioggia di colpi di mortai sul quartiere vecchio dove ci sono le cattedrali e le chiese, ma anche un po' dappertutto nella città" ci ha detto monsignor Mario Zenari, nunzio apostolico a Damasco dal 2008. Molte le vittime, tra cui un ragazzino cristiano che stava tornando a casa dalla scuola. Sette anni dopo l'inizio della guerra Damasco vive ancora nella paura e nella morte: "La comunità cristiana ha celebrato con gioia e anche folclore la Settimana Santa e così sarà in questa domenica di Pasqua. Ma sono sette anni che noi come nazione siamo fermi al Venerdì Santo. Sette anni che chiediamo che insieme a Gesù possa risorgere anche questa martoriata nazione".

    Monsignor Zenari, mentre gran parte della Siria è stata liberata da ribelli e jihadisti, paradossalmente nella capitale Damasco si combatte ancora. Come è la situazione?

    Da quando è cominciata la battaglia di Ghouta siamo di nuovo sotto le bombe. L'ultimo bombardamento di mortai ha colpito soprattutto il quartiere vecchio dove si trovano le cattedrali e le chiese, ma ha colpito un po' dappertutto.

    Che prospettive ha aperto questa Settimana Santa e quali apre la Pasqua per una comunità che soffre così tanto?

    Io premetto sempre che chi soffre è la Siria tutta insieme, poi nei vari gruppi religiosi ognuno ha i propri martiri. Durante la Settimana Santa ho detto a un gruppo di religiose e religiosi che non era solo la settimana della passione di Gesù quella che stavamo celebrando, ma insieme di Cristo e della Siria.

    Anche i musulmani soffrono come i cristiani, spesso vi siete sostenuti a vicenda.

    Anche i nostri fratelli musulmani e quelli di altre fedi vivono questo mistero, che secondo noi cristiani è il mistero della Croce di Cristo che poi viviamo tutti quanti anche se ognuno ha la sua fede. Un cristiano vede la passione in tutti i siriani. E' il settimo anno di questa passione, la sofferenza è comune e trasversale. Certamente noi cristiani siamo l'anello più debole in questo conflitto.

    In che senso?

    I gruppi minoritari sono sempre a rischio e fra questi quelli più a rischio sono i cristiani. Se appartieni al 70 per cento della popolazione ti senti le spalle più al sicuro di quelli che sono minoritari. Abbiamo portato tante croci, visto edifici religiosi e chiese danneggiati o distrutti, ma la sofferenza più grave è la migrazione dei cristiani.

    Continuano ad abbandonare la Siria?

    Una cattedrale con un po' di buona volontà e di solidarietà la si può ricostruire, ma se poi sono mezze vuote rispetto a prima è una ferita. La sofferenza più grande è veder partire i cristiani e i giovani soprattutto.

    Non ci sono le condizioni per restare?

    Un giovane se ne va per due ragioni principali: mancanza di prospettive e l'impegno di potersi costruire una famiglia.

    Colpisce come la Siria sia la patria delle prime comunità cristiane che da qui hanno portato la fede nel mondo. C'è qualcosa di profetico secondo lei in tutto questo?

    La Siria è l'anagrafe dei cristiani. Se ci chiamiamo così è perché ad Antiochia di Siria dopo l'ascensione del Signore la gente ha cominciato a chiamare cristiani i discepoli, e qui che ci hanno dato il nostro nome. Nel mondo ci sono quasi due miliardi di cristiani, l'anagrafe di queste persone si trova ad Antiochia che nel 1930 i francesi passarono alla Turchia, ma è Siria. C'è Damasco, la città di San Paolo che perseguitava i cristiani, diventato l'apostolo della genti ed è un'altra seconda gloria di questo paese; e infine oltre ad aver dato quattro imperatori a Roma, la Siria ha dato sei papi fino all'arrivo dell'islam. E poi le tante comunità: quella maronita, quella siriana, tutte tradizioni che sono sorte ai tempi degli apostoli.

    Adesso questa storia meravigliosa rischia di scomparire?

    Adesso siamo un piccolo gregge, la metà dei cristiani in questi sette anni sono partiti. Non dimentichiamo che i cristiani hanno sempre dato un grande apporto alla società siriana con il loro spirito aperto e universale, i cristiani per la Siria sono una finestra sul mondo che adesso rischia di chiudersi.

    Questa Pasqua di resurrezione sarà anche la resurrezione della Siria?

    E' quello che attendiamo da sette anni e per cui preghiamo e lavoriamo, ma siamo ancora fermi al Venerdì Santo.

    (Paolo Vites)

    http://www.ilsussidiario.net/News/Es...cuori-/813689/

  13. Il seguente utente ringrazia Nathaniel per questo messaggio:

    Mystica Viola (12-04-2018)

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