Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco

  1. #11
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    L’Udienza Generale, 10.01.2018


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.25, nell’Aula Paolo VI, dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando il ciclo di catechesi sulla Santa Messa, ha incentrato la sua meditazione su Il canto del “Gloria” e l'orazione colletta.

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Nel percorso di catechesi sulla celebrazione eucaristica, abbiamo visto che l’Atto penitenziale ci aiuta a spogliarci delle nostre presunzioni e a presentarci a Dio come siamo realmente, coscienti di essere peccatori, nella speranza di essere perdonati.

    Proprio dall’incontro tra la miseria umana e la misericordia divina prende vita la gratitudine espressa nel “Gloria”, «un inno antichissimo e venerabile con il quale la Chiesa, radunata nello Spirito Santo, glorifica e supplica Dio Padre e l’Agnello» (Ordinamento Generale del Messale Romano, 53).

    L’esordio di questo inno – “Gloria a Dio nell’alto dei cieli” – riprende il canto degli Angeli alla nascita di Gesù a Betlemme, gioioso annuncio dell’abbraccio tra cielo e terra. Questo canto coinvolge anche noi raccolti in preghiera: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà». Dopo il “Gloria”, oppure, quando questo non c’è, subito dopo l’Atto penitenziale, la preghiera prende forma particolare nell’orazione denominata “colletta”, per mezzo della quale viene espresso il carattere proprio della celebrazione, variabile secondo i giorni e i tempi dell’anno (cfr ibid., 54). Con l’invito «preghiamo», il sacerdote esorta il popolo a raccogliersi con lui in un momento di silenzio, al fine di prendere coscienza di stare alla presenza di Dio e far emergere, ciascuno nel proprio cuore, le personali intenzioni con cui partecipa alla Messa (cfr ibid., 54). Il sacerdote dice «preghiamo»; e poi, viene un momento di silenzio, e ognuno pensa alle cose di cui ha bisogno, che vuol chiedere, nella preghiera.

    Il silenzio non si riduce all’assenza di parole, bensì nel disporsi ad ascoltare altre voci: quella del nostro cuore e, soprattutto, la voce dello Spirito Santo. Nella liturgia, la natura del sacro silenzio dipende dal momento in cui ha luogo: «Durante l’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, aiuta il raccoglimento; dopo la lettura o l’omelia, è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato; dopo la Comunione, favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica» (ibid., 45). Dunque, prima dell’orazione iniziale, il silenzio aiuta a raccoglierci in noi stessi e a pensare al perché siamo lì. Ecco allora l’importanza di ascoltare il nostro animo per aprirlo poi al Signore. Forse veniamo da giorni di fatica, di gioia, di dolore, e vogliamo dirlo al Signore, invocare il suo aiuto, chiedere che ci stia vicino; abbiamo familiari e amici malati o che attraversano prove difficili; desideriamo affidare a Dio le sorti della Chiesa e del mondo. E a questo serve il breve silenzio prima che il sacerdote, raccogliendo le intenzioni di ognuno, esprima a voce alta a Dio, a nome di tutti, la comune preghiera che conclude i riti d’introduzione, facendo appunto la “colletta” delle singole intenzioni. Raccomando vivamente ai sacerdoti di osservare questo momento di silenzio e non andare di fretta: «preghiamo», e che si faccia il silenzio. Raccomando questo ai sacerdoti. Senza questo silenzio, rischiamo di trascurare il raccoglimento dell’anima.

    Il sacerdote recita questa supplica, questa orazione di colletta, con le braccia allargate è l’atteggiamento dell’orante, assunto dai cristiani fin dai primi secoli – come testimoniano gli affreschi delle catacombe romane – per imitare il Cristo con le braccia aperte sul legno della croce. E lì, Cristo è l’Orante ed è insieme la preghiera! Nel Crocifisso riconosciamo il Sacerdote che offre a Dio il culto a lui gradito, ossia l’obbedienza filiale.

    Nel Rito Romano le orazioni sono concise ma ricche di significato: si possono fare tante belle meditazioni su queste orazioni. Tanto belle! Tornare a meditarne i testi, anche fuori della Messa, può aiutarci ad apprendere come rivolgerci a Dio, cosa chiedere, quali parole usare. Possa la liturgia diventare per tutti noi una vera scuola di preghiera.

    [00035-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:

    Frères et sœurs, de la rencontre entre la misère humaine et la miséricorde divine dans l’acte pénitentiel, naît la reconnaissance exprimée avec le «Gloria». Cette hymne très ancienne reprend le chant des anges à la naissance de Jésus, la joyeuse annonce de l’étreinte du ciel et de la terre. Chant de louange à Dieu le Père et à son Fils Jésus-Christ, l’Agneau qui enlève les péchés du monde, le «Gloria» est aussi une supplication confiante de la bienveillance divine qui se conclut avec la doxologie trinitaire, caractéristique de toute la célébration eucharistique. Après le «Gloria», ou après l’acte pénitentiel en fonction du temps liturgique, au moyen de l’invitation «prions», le prêtre exhorte le peuple à s’unir à lui dans un moment de silence qui ouvre à l’oraison dénommée «collecte». Le silence, dont le caractère dépend du moment où il intervient au cours de la Messe, permet, juste avant la collecte, de nous disposer à écouter la voix de notre cœur et surtout celle de l’Esprit Saint et de présenter au Seigneur nos intentions personnelles. Après ce bref moment de silence, le prêtre, dans l’attitude de l’orant, les bras étendus pour imiter le Christ sur la Croix, exprime à Dieu, au nom de tous, la prière commune qui conclut les rites d’introduction, et dont le contenu va de la louange à la supplication. Aussi, méditer ces textes, en dehors de la Messe, peut nous apprendre à mieux nous tourner vers Dieu.

    Santo Padre:

    Sono lieto di salutare i pellegrini provenienti dalla Francia e dai vari paesi francofoni, in particolare gli studenti delle scuole medie e superiori di Parigi, nonché i membri dell'Associazione franco-peruviana. Possa la liturgia diventare per noi, con l'aiuto dello Spirito Santo, una vera scuola di preghiera. Dio vi benedica!

    Speaker:
    Je suis heureux de saluer les pèlerins venus de France et de divers pays francophones, en particulier les collégiens et lycéens de Paris, ainsi que les membres de l’association franco-péruvienne. Que la liturgie devienne pour nous, avec l’aide de l’Esprit Saint, une véritable école de prière. Que Dieu vous bénisse!

    [00036-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:

    Dear brothers and sisters: In our catechesis on the Holy Eucharist, we now turn to the Gloria and the Opening Prayer. Having confessed our sinfulness and asked God’s forgiveness in the penitential rite, we recite, on Sundays and holydays, the ancient hymn “Glory to God in the highest”. Echoing the song of the angels at our Lord’s birth, we praise the mercy of the Father in sending his Son who takes away the sins of the world. The Opening Prayer is also called the “Collect”, because it gathers up and presents to the Triune God all our individual prayers. The priest’s invitation, “Let us pray”, is followed by a moment of silence, as we open our hearts and bring our personal needs to the Lord. The Opening Prayer praises the Father’s provident love revealed in history and then implores his continued help as we strive to live as his sons and daughters in Christ. By ancient tradition, the prayer is addressed to the Father through the Son in the Holy Spirit. By reflecting on these rich prayers, and uniting ourselves with the Church in lifting them up to God, we see how the liturgy becomes for each Christian a true school of prayer.

    Santo Padre:
    Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, specialmente quelli provenienti da Norvegia, Nuova Zelanda e Stati Uniti d’America. Rivolgo un saluto particolare ai numerosi seminaristi e studenti universitari qui presenti. Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:
    I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly those from Norway, New Zealand and the United States of America. In a special way, I greet the numerous seminarians and university students present. Upon you and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you all!

    [00037-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:

    Liebe Brüder und Schwestern, an allen Sonntagen außerhalb der Advents- und Fastenzeit sowie an Festen und Hochfesten wird bei der heiligen Messe das Gloria gesungen oder gesprochen. Mit diesem altehrwürdigen Hymnus greift die Kirche den Gesang der Engel zu Weihnachten auf und stimmt in die Liturgie des Himmels ein. Sie verherrlicht den Vater und Christus, das Lamm Gottes. Lob, Preis, Anbetung und Dank verbinden sich mit dem vertrauensvollen Flehen um Gottes Gnade und Huld. Darauf folgt das Tagesgebet, das die Eigenart der Feier gemäß dem Tag oder der Zeit des Kirchenjahres zum Ausdruck bringt. Mit der Einladung „Lasset uns beten“ fordert der Priester dazu auf, sich in einem Moment der Stille zu sammeln, um sich darauf zu besinnen, dass wir vor Gottes Angesicht stehen, und um im Herzen unsere persönlichen Anliegen auszusprechen. Das heilige Schweigen ist ein wichtiger Teil der Messe und nimmt unterschiedlichen Charakter an, abhängig von der jeweiligen Stelle der Feier: Besinnung, Sammlung, Betrachtung, Lob und Anbetung. Beim Tagesgebet sammelt der Priester die Anliegen und Bitten der Gläubigen und trägt sie im Namen aller als Lob- und Bittgebet vor den Herrn, das immer mit einer trinitarischen Formel abgeschlossen wird: Es richtet sich an Gott Vater durch den Sohn im Heiligen Geist.

    Santo Padre:
    Con affetto saluto i pellegrini di lingua tedesca presenti a quest’Udienza. La Santa Messa ci offre preghiere e testi ricchi di significato che possono animare la preghiera personale, aiutandoci ad apprendere come rivolgerci a Dio. Facciamo sì che la liturgia della Chiesa diventi per noi una vera scuola di preghiera. Dio benedica voi e i vostri cari.

    Speaker:
    Von Herzen grüße ich die Pilger deutscher Sprache bei der heutigen Generalaudienz. Die heilige Messe bietet uns Gebete und Texte von reicher Bedeutung. Diese regen unser persönliches Beten an und sind uns eine Hilfe zu lernen, wie wir uns an Gott wenden können. Schauen wir zu, dass die Liturgie der Kirche für uns zu einer echten Gebetsschule wird. Gott segne euch und eure Lieben.

    [00038-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos:

    Dedicamos la catequesis de hoy al canto del gloria y a la oración colecta que forman parte de los ritos introductorios de la Santa Misa. El canto del gloria comienza con las palabras de los ángeles en el nacimiento de Jesús en Belén y continúa con aclamaciones de alabanza y agradecimiento a Dios, que es Padre, Hijo y Espíritu Santo. Representa, en cierto modo, un abrirse de la tierra al cielo en respuesta al inclinarse del cielo sobre la tierra.

    Después del Gloria viene la oración llamada colecta. Con la expresión “oremos”, el sacerdote invita al pueblo a recogerse un momento en silencio, para que cada uno tome conciencia de estar en la presencia de Dios y formular en su espíritu sus deseos. Hacer silencio significa disponerse para escuchar la voz de nuestro corazón y sobre todo la del Espíritu Santo.

    La oración colecta está compuesta, primero, de una invocación del nombre de Dios, en la que se hace memoria de lo que él ha hecho por nosotros, y en segundo lugar, de una súplica para que intervenga. El sacerdote recita esta oración con los brazos abiertos imitando a Cristo sobre el madero de la cruz. En Cristo crucificado reconocemos al sacerdote que ofrece a Dios el culto agradable, es decir, el de la obediencia filial.

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en modo particular a los grupos provenientes de España y América Latina. Pidamos a la Virgen María que interceda por nosotros para que la Santa Misa sea de verdad una auténtica escuela de oración, en la que aprendamos a dirigirnos a Dios en cualquier momento de nuestra vida. Que el Señor los bendiga. Muchas gracias.

    [00039-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:

    Nos dias e tempos festivos da Liturgia Eucarística, temos o «Glória», que inicia com o cântico dos Anjos em Belém: «Glória a Deus nas alturas e paz na terra aos homens por Ele amados». Seguem-se aclamações de louvor, bênção, adoração e agradecimento a Deus Pai omnipotente e ao seu Filho, Jesus Cristo, o Cordeiro de Deus que tira os pecados do mundo. E estes sentimentos de louvor entrelaçam-se com a súplica confiante da benevolência divina. Podemos dizer que o «Glória» é uma abertura da terra para o Céu, que se inclinara sobre a terra. E o último elemento dos «Ritos de Introdução» à Missa é a oração, chamada «coleta», variável segundo os dias e os tempos do ano. Como preparação para ela, o celebrante dirige este convite à Assembleia: «Oremos», seguindo-se alguns momentos de silêncio. O silêncio não é mera ausência de palavras, mas predisposição para ouvir outras vozes: a do nosso coração e sobretudo a voz do Espírito Santo. Antes da oração «coleta», o silêncio ajuda a recolhermo-nos em nós próprios e a pensar nos motivos que nos trouxeram à presença de Deus. Talvez tenhamos vivido dias de grande fadiga, de alegria ou de sofrimento e queremos dizê-lo ao Senhor, implorando a sua ajuda e pedindo que não nos abandone. Talvez tenhamos familiares ou amigos doentes, atribulados, e queremos confiar ao Senhor as necessidades deles, da Igreja e do mundo. Para isto, servem os breves momentos de silêncio antes do sacerdote recolher – daí chamar-se «coleta» – as intenções de cada um, expressando-as a Deus, em voz alta e em nome de todos, na oração comum. Recomendo vivamente aos sacerdotes que observem estes momentos de silêncio.

    Santo Padre:

    Con grande affetto saluto i pellegrini di lingua portoghese, in particolare i fedeli venuti da Luziânia e Arcozelo, augurando a voi tutti di trovare nella liturgia una vera scuola di preghiera. Vegli sul vostro cammino la Vergine Maria e vi aiuti ad essere segno di fiducia e di speranza in mezzo ai vostri fratelli. Su di voi e sulle vostre famiglie scenda la Benedizione di Dio.

    Speaker:
    Com grande afeto, saúdo os peregrinos de língua portuguesa, em particular os fiéis vindos de Luziânia e Arcozelo, com votos de que possais vós todos encontrar na liturgia uma verdadeira escola de oração. Vele sobre o vosso caminho a Virgem Maria e vos ajude a ser sinal de confiança e esperança no meio dos vossos irmãos. Sobre vós e vossas famílias desça a Bênção de Deus.

    [00040-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:

    أيُّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزاء، خلال مسيرة التّعليم حول الإحتفال الإفخارستيّ، رأينا أنَّ فعل التّوبة يساعدنا على التجرّد من إدعاءاتنا وعلى المثول أمام الله كما نحن حقًّا، مدركين أنّنا خطأة، مترجِّين أن يُغفر لنا. وتحديدًا من اللقاء بين البؤس البشريّ والرّحمة الإلهيّة يولد الإمتنان الذي يُعبَّر عنه في نشيد "المجد لله". تستخدم بداية هذه الترنيمة نشيد الملائكة عند ولادة يسوع في بيت لحم، إعلان فرح لعناق الأرض والسّماء؛ وهذا النّشيد يشملنا نحن أيضًا المجتمعين في الصّلاة لأنّه يشكّل انفتاحًا للأرض نحو السّماء كجواب على انحناء السّماء على الأرض. بعد نشيد "المجد لله" تأخذ الصّلاة شكلاً مميّزاً من خلال "صلاة الجماعة" التي من خلالها يتمُّ التّعبير عن الطّابع الخاصّ بالإحتفال والذي يتغيَّر بحسب الأيّام وأزمنة السّنة. من خلال الدعوة: "لنُصلِّ"، يحثُّ الكاهن الشّعب ليقف معه في لحظة صمت لكي يُدرك أنّه في حضرة الله وليرفع كلّ واحد في قلبه نواياه الشخصيّة التي من خلالها يشارك في القدّاس. لكن ما هو مضمون هذه الصّلاة؟ باختصار هي تذهب من التّسبيح إلى التّضرّع ويتلوها الكاهن باسطًا ذراعيه: إنّه موقف المُصلّي والذي استخدمه المسيحيّون منذ العصور الأولى للتشبُّه بالمسيح الباسط ذراعيه على خشبة الصّليب. هو المُصلّي والصّلاة معًا!

    Santo Padre:
    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, tornare a meditare i testi delle orazioni, anche fuori della Messa, può aiutarci ad apprendere come rivolgerci a Dio, cosa chiedere, quali parole usare. Possa la liturgia diventare per tutti noi una vera scuola di preghiera. Il Signore vi benedica!

    Speaker:

    أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللّغةِ العربيّة، وخاصّةً بالقادمينَ من الشّرق الأوسط. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، إنّ العودة للتأمُّل في نّصوص الصلوات حتى خارج القدّاس يمكنها أن تساعدنا على تعلُّم كيفيّة التوجّه إلى الله، ماذا نطلب وأيّة كلمات نستعمل. لتصبح الليتورجيّة بالنّسبة لنا جميعًا مدرسة حقيقيّة للصّلاة. ليُباركْكُم الربّ!

    [00041-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:

    Ojciec Święty, kontynuując cykl katechez o celebracji eucharystycznej, zatrzymał się dziś nad hymnem „Chwała na wysokości Bogu” oraz następującej po niej modlitwie zwanej „kolektą”. Hymn „Gloria” podejmuje śpiew aniołów przy narodzinach Jezusa w Betlejem, który obejmuje także zgormadzonych na Eucharystii. Następują kolejno po sobie aklamacje uwielbienia, błogosławieństwa, adoracji i dziękczynienia skierowane do Boga. Uczucia uwielbienia przeplatają się z ufnym błaganiem o Jego życzliwość i są zwieńczone oddaniem chwały Trójcy Świętej. Ten hymn stanowi jakieś otwarcie ziemi ku niebu, w odpowiedzi na pochylenie się nieba nad ziemią. „Kolekta” rozpoczyna się wezwaniem: „Módlmy się!”, przez które kapłan zachęca lud do skupienia się wraz z nim w chwili milczenia, aby uświadomić sobie przebywanie w obecności Boga i wzbudzić, każdy w swoim sercu, osobiste intencje, z którymi uczestniczy we Mszy św. Milczenie jest przygotowaniem na słuchanie głosu naszego serca, a przede wszystkim głosu Ducha Świętego. Następnie kapłan, zbierając intencje każdego, w imieniu wszystkich wyraża głośno Bogu, wspólną modlitwę. Przechodzi od uwielbienia do błagania o Bożą interwencję w naszym życiu. Kapłan odmawia tę modlitwę z rozłożonymi rękoma: jest to postawa, przyjęta przez chrześcijan od pierwszych wieków, naśladująca Chrystusa z ramionami rozpiętymi na drzewie krzyża. Powrót do rozważania tych liturgicznych tekstów, może stać się dla nas wszystkich prawdziwą szkołą modlitwy.

    Santo Padre:
    Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, trovandoci ancora agli inizi dell’anno, lo affidiamo al Signore e chiediamo che sia un tempo di grazia, di pace e di speranza per noi, per le nostre famiglie e per il mondo intero. Benedico di cuore voi e i vostri cari.

    Speaker:
    Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, stojąc wciąż u początków roku, zawierzamy go Panu i prosimy, aby był czasem łaski, pokoju i nadziei dla nas, dla naszych rodzin i dla całego świata. Z serca błogosławię wam i waszym najbliższym.

    [00042-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Cari pellegrini di lingua italiana: benvenuti!

    Sono lieto di accogliere i Diaconi permanenti della Diocesi di Biella e le Suore Orsoline Missionarie del Sacro Cuore. Auguro a ciascuno che questo incontro ravvivi la comunione con il ministero universale del Successore di Pietro.

    Saluto i gruppi parrocchiali, in particolare quelli di Gesualdo e di Canosa di Puglia; le Scuole d’Infanzia Paritarie della Basilicata e gli Istituti Scolastici: Caetani di Cisterna di Latina e Zona Leda di Aprilia. Saluto i Dirigenti e gli Allievi della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza de L’Aquila-Coppito; l’Associazione di Volontariato socio-sanitario di Bronte (CT) e la Fondazione Istituto nazionale dei tumori di Milano.

    Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Cari giovani, siate portatori dell’amore di Cristo tra i vostri coetanei; cari ammalati, trovate nella tenerezza di Dio il sostegno nel dolore; e voi, cari sposi novelli, siate testimoni della bellezza del Sacramento del Matrimonio attraverso il vostro amore fedele.

    [00043-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0018-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #12
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    Santa Messa celebrata dal Santo Padre Francesco per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, 14.01.2018


    Alle ore 10 di oggi, II domenica del Tempo Ordinario, il Santo Padre Francesco ha celebrato la Santa Messa nella Basilica Vaticana in occasione della Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato. Dopo la lettura dal Vangelo secondo Giovanni sul tema Videro dove dimorava e rimasero con lui (Gv 1,35-42), il Papa ha pronunciato la seguente omelia:

    Omelia del Santo Padre

    Quest’anno ho voluto celebrare la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato con una Messa a cui siete invitati in particolare voi, migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Alcuni siete arrivati da poco in Italia, altri da molti anni siete residenti e lavorate, e altri ancora costituiscono le cosiddette “seconde generazioni”.

    Per tutti è risuonata in questa assemblea la Parola di Dio, che oggi ci invita ad approfondire la speciale chiamata che il Signore rivolge ad ognuno di noi. Egli, come ha fatto con Samuele (cfr 1 Sam 3,3b-10.19) ci chiama per nome – ognuno di noi – e ci chiede di onorare il fatto che siamo stati creati quali esseri unici e irripetibili, tutti diversi tra noi e con un ruolo singolare nella storia del mondo. Nel Vangelo (cfr Gv 1,35-42) i due discepoli di Giovanni chiedono a Gesù: «Dove dimori?» (v. 38), lasciando intendere che dalla risposta a questa domanda dipende il loro giudizio sul maestro di Nazaret. La risposta di Gesù è chiara: «Venite e vedrete!» (v. 39), e apre a un incontro personale, che contempla un tempo adeguato per accogliere, conoscere e riconoscere l’altro.

    Nel messaggio per la Giornata di oggi ho scritto: «Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfr Mt 25,35.43)». E per il forestiero, il migrante, il rifugiato, il profugo e il richiedente asilo ogni porta della nuova terra è anche un’occasione di incontro con Gesù. Il suo invito «Venite e vedrete!» è oggi rivolto a tutti noi, comunità locali e nuovi arrivati. È un invito a superare le nostre paure per poter andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo. È un invito che offre l’opportunità di farsi prossimo all’altro per vedere dove e come vive. Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro. E per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e i loro timori.

    L’incontro vero con l’altro non si ferma all’accoglienza, ma ci impegna tutti nelle altre tre azioni che ho evidenziato nel Messaggio per questa Giornata: proteggere, promuovere e integrare. E nell’incontro vero con il prossimo, saremo capaci di riconoscere Gesù Cristo che chiede di essere accolto, protetto, promosso e integrato? Come ci insegna la parabola evangelica del giudizio universale: il Signore era affamato, assetato, nudo, ammalato, straniero e in carcere, e da alcuni e stato soccorso mentre da altri no (cfr Mt 25,31-46). Questo incontro vero con il Cristo è fonte di salvezza, una salvezza che deve essere annunciata e portata a tutti, come ci mostra l’apostolo Andrea. Dopo aver rivelato al fratello Simone: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41), Andrea lo conduce da Gesù affinché faccia la stessa esperienza dell’incontro.

    Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci. Le comunità locali, a volte, hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l’ordine costituito, “rubino” qualcosa di quanto si è faticosamente costruito. Anche i nuovi arrivati hanno delle paure: temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento. Queste paure sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano. Avere dubbi e timori non è un peccato. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, all’incontro con il diverso, all’incontro con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore.

    Da questo incontro con Gesù presente nel povero, nello scartato, nel rifugiato, nel richiedente asilo, scaturisce la nostra preghiera di oggi. È una preghiera reciproca: migranti e rifugiati pregano per le comunità locali, e le comunità locali pregano per i nuovi arrivati e per i migranti di più lunga permanenza. Alla materna intercessione di Maria Santissima affidiamo le speranze di tutti i migranti e i rifugiati del mondo e le aspirazioni delle comunità che li accolgono, affinché, in conformità al supremo comandamento divino della carità e dell’amore al prossimo, impariamo tutti ad amare l’altro, lo straniero, come amiamo noi stessi.

    [00084-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0024-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #13
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 14.01.2018


    Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana per la Giornata mondiale del Migrante e del Rifugiato, Papa Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale.
    Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus


    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Come nella festa dell’Epifania e in quella del Battesimo di Gesù, anche la pagina del Vangelo di oggi (cfr Gv 1,35-42) propone il tema della manifestazione del Signore. Questa volta è Giovanni il Battista che lo indica ai suoi discepoli come «l’Agnello di Dio» (v. 36), invitandoli così a seguire Lui. E così è per noi: Colui che abbiamo contemplato nel mistero del Natale, siamo ora chiamati a seguirlo nella vita quotidiana. Il Vangelo odierno, dunque, ci introduce perfettamente nel tempo liturgico ordinario, un tempo che serve ad animare e verificare il nostro cammino di fede nella vita consueta, in una dinamica che si muove tra epifaniae sequela, tra manifestazione e vocazione.

    Il racconto del Vangelo indica le caratteristiche essenziali dell’itinerario di fede. C’è un itinerario di fede, e questo è l’itinerario dei discepoli di tutti i tempi, anche nostro, a partire dalla domanda che Gesù rivolge ai due che, spinti dal Battista, si mettono a seguirlo: «Che cosa cercate?» (v. 38). E’ la stessa domanda che, al mattino di Pasqua, il Risorto rivolgerà a Maria Maddalena: «Donna, chi cerchi?» (Gv 20,15). Ognuno di noi, in quanto essere umano, è alla ricerca: ricerca di felicità, ricerca di amore, di vita buona e piena. Dio Padre ci ha dato tutto questo nel suo Figlio Gesù.

    In questa ricerca è fondamentale il ruolo di un vero testimone, di una persona che per prima ha fatto il cammino e ha incontrato il Signore. Nel Vangelo, Giovanni il Battista è questo testimone. Per questo può orientare i discepoli verso Gesù, che li coinvolge in una nuova esperienza dicendo: «Venite e vedrete» (v. 39). E quei due non potranno più dimenticare la bellezza di quell’incontro, al punto che l’evangelista ne annota persino l’ora: «Erano circa le quattro del pomeriggio» (ibid.). Soltanto un incontro personale con Gesù genera un cammino di fede e di discepolato. Potremmo fare tante esperienze, realizzare molte cose, stabilire rapporti con tante persone, ma solo l’appuntamento con Gesù, in quell’ora che Dio conosce, può dare senso pieno alla nostra vita e rendere fecondi i nostri progetti e le nostre iniziative.

    Non basta costruirsi un’immagine di Dio basata sul sentito dire; bisogna andare alla ricerca del Maestro divino e andare dove Lui abita. La richiesta dei due discepoli a Gesù: «Dove dimori?» (v. 38), ha un senso spirituale forte: esprime il desiderio di sapere dove abita il Maestro, per poter stare con Lui. La vita di fede consiste nel desiderio di stare con il Signore, e dunque in una ricerca continua del luogo dove Egli abita. Questo significa che siamo chiamati a superare una religiosità abitudinaria e scontata, ravvivando l’incontro con Gesù nella preghiera, nella meditazione della Parola di Dio e nella frequenza ai Sacramenti, per stare con Lui e portare frutto grazie a Lui, al suo aiuto, alla sua grazia.

    Cercare Gesù, incontrare Gesù, seguire Gesù: questo è il cammino. Cercare Gesù, incontrare Gesù, seguire Gesù.

    La Vergine Maria ci sostenga in questo proposito di seguire Gesù, di andare e stare dove Lui abita, per ascoltare la sua Parola di vita, per aderire a Lui che toglie il peccato del mondo, per ritrovare in Lui speranza e slancio spirituale.

    [00096-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    oggi ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. Questa mattina ho celebrato la Messa con un buon gruppo di migranti e rifugiati residenti nella diocesi di Roma. Nel mio messaggio per questa Giornata ho sottolineato che le migrazioni sono oggi un segno dei tempi. «Ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’occasione di incontro con Gesù Cristo, il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca (cfr Mt 25,35.43). [...] Al riguardo, desidero riaffermare che la nostra comune risposta si potrebbe articolare attorno a quattro verbi fondati sui principi della dottrina della Chiesa: accogliere, proteggere, promuovere e integrare». D’ora in poi, per motivi pastorali, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato sarà celebrata la seconda domenica di settembre. La prossima, cioè la centocinquesima, sarà domenica 8 settembre 2019.

    Domani mi recherò in Cile e Perù. Vi chiedo di accompagnarmi con la preghiera in questo viaggio apostolico.

    Saluto tutti voi, romani e pellegrini: le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni.

    Un saluto speciale rivolgo alla comunità latinoamericana di Santa Lucia in Roma, che celebra 25 anni di fondazione. En este felíz aniversario, le pido al Señor que les colme de bendiciones para que puedan seguir dando testimonio de su fe en medio de las dificultades, alegrías, sacrificios y esperanzas de su experiencia migratoria. Gracias.

    E a tutti auguro una buona domenica. Mi raccomando, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00097-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0025-XX.02]


    fonte: Radio Vaticana

  4. #14
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    VIAGGIO APOSTOLICO DI PAPA FRANCESCO
    IN CILE E IN PERU’
    (15 - 22 gennaio 2018)



    Martedì 16 gennaio

    • Discorso del Santo Padre durante l'Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico del Cile nel Palacio de La Moneda di Santiago del Cile.

    • Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa nel Parque O’Higgins di Santiago.

    • Discorso del Santo Padre durante la visita al Centro Penitenciario Femenino di Santiago.

    • Discorso del Santo Padre durante l'Incontro con i Sacerdoti, i Religiosi, le Religiose, i Consacrati, le Consacrate e i Seminaristi nella Cattedrale di Santiago.

    • Discorso del Santo Padre durante l'Incontro con i Vescovi del Cile nella Sagrestia della Cattedrale di Santiago.



    Mercoledì 17 gennaio




    Giovedì 18 gennaio

    • Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa al Campus Lobito di Iquique e parole di saluto al termine della celebrazione.



    Venerdì 19 gennaio




    Sabato 20 gennaio

    • Omelia del Santo Padre durante la Santa Messa nella nella spianata di Huanchaco a Trujillo.

    • Discorso del Santo Padre durante l'Incontro con Sacerdoti, Religiosi, Religiose e Seminaristi delle Circoscrizioni Ecclesiastiche del Nord del Perú presso il Colegio Seminario di Trujillo.

    • Discorso del Santo Padre durante la Celebrazione mariana nella Plaza de Armas di Trujillo.



    Domenica 21 gennaio


  5. #15
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    Messaggio del Santo Padre per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32). Fake news e giornalismo di pace
    (24 gennaio 2018)

  6. #16
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    Udienza del Santo Padre alla Rappresentanza della Comunità Yezidi in Germania, 24.01.2018


    Alle ore 9.00 di questa mattina, nell’Auletta dell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza la Rappresentanza della Comunità Yezidi in Germania.

    Pubblichiamo di seguito il saluto che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’incontro:

    Saluto del Santo Padre


    Cari fratelli,

    vi saluto fraternamente e vi ringrazio per questo incontro, attraverso il quale abbraccio idealmente tutti i membri della comunità Yezidi, in particolare quanti vivono in Iraq e Siria. Il mio pensiero solidale e orante va alle vittime innocenti di insensata e disumana barbarie. È inaccettabile che esseri umani vengano perseguitati e uccisi a motivo della loro appartenenza religiosa! Ogni persona ha diritto di professare liberamente e senza costrizioni il proprio credo religioso.

    La vostra storia, ricca di spiritualità e cultura, è stata purtroppo segnata da indicibili violazioni dei diritti fondamentali della persona umana: rapimenti, schiavitù, torture, conversioni forzate, uccisioni. I vostri santuari e luoghi di culto sono stati distrutti. I più fortunati tra voi sono potuti fuggire, ma lasciando tutto quanto avevano, anche le cose più care e più sacre.

    In tante parti del mondo ci sono ancora minoranze religiose ed etniche, tra cui i cristiani, perseguitate a causa della fede. La Santa Sede non si stanca di intervenire per denunciare queste situazioni, chiedendo riconoscimento, protezione e rispetto. Al tempo stesso, esorta al dialogo e alla riconciliazione per risanare ogni ferita.

    Di fronte alla tragedia che si sta perpetrando a danno della vostra comunità, si comprende, come dice il Vangelo, che dal cuore dell’uomo possono scatenarsi le forze più oscure, capaci di giungere a pianificare l’annientamento del fratello, a considerarlo un nemico, un avversario, o addirittura un individuo privo della stessa dignità umana. Ancora una volta alzo la mia voce in favore dei diritti degli Yezidi, anzitutto il diritto ad esistere come comunità religiosa: nessuno può attribuirsi il potere di cancellare un gruppo religioso perché non fa parte di quelli detti “tollerati”.

    Penso inoltre ai membri della vostra comunità che sono ancora nelle mani dei terroristi: auspico vivamente che si faccia tutto il possibile per salvarli; come pure per rintracciare i dispersi e per dare identità e degna sepoltura a quanti sono stati uccisi. La Comunità internazionale non può restare spettatrice muta e inerte di fronte al vostro dramma. Incoraggio pertanto le istituzioni e le persone di buona volontà appartenenti ad altre comunità a contribuire alla ricostruzione delle vostre case e dei vostri luoghi di culto. Non si tralascino concreti sforzi per creare le condizioni idonee al ritorno dei profughi alle loro case e a preservare l’identità della comunità Yezidi.

    Dio ci aiuti a costruire insieme un mondo dove si possa vivere in pace e fraternità.

    [00131-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  7. #17
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    L’Udienza Generale, 24.01.2018


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.25, in Piazza San Pietro, dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

    Prima di recarsi in Piazza San Pietro, alle 9.20 nell’Aula Paolo VI, il Papa ha incontrato gli ammalati e alcuni bambini malati di leucemia provenienti dalla Terra dei Fuochi, accompagnati dai genitori.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa ha incentrato la sua meditazione sul viaggio in Cile e Perù appena concluso. Quindi ha rivolto un appello per la situazione della Repubblica Democratica del Congo.

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti

    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Questa udienza si fa in due posti collegati: voi, qui in piazza, e un gruppo di bambini un po’ malati, che sono nell’aula. Loro vedranno voi e voi vedrete loro: e così siamo collegati. Salutiamo i bambini che sono in Aula: ma era meglio che non prendessero tanto freddo, e per questo sono lì.

    Sono rientrato due giorni fa dal Viaggio apostolico in Cile e Perù. Un applauso al Cile e al Perù! Due popoli bravi, bravi … Ringrazio il Signore perché tutto è andato bene: ho potuto incontrare il Popolo di Dio in cammino in quelle terre - anche quelli che non sono in cammino, sono un po’ fermi … ma è buona gente - e incoraggiare lo sviluppo sociale di quei Paesi. Rinnovo la mia gratitudine alle Autorità civili e ai fratelli Vescovi, che mi hanno accolto con tanta premura e generosità; come pure a tutti i collaboratori e i volontari. Pensate che in ognuno dei due Paesi c’erano più di 20 mila volontari: 20 mila e più in Cile, 20 mila in Perù. Gente brava: in maggioranza giovani.

    Il mio arrivo in Cile era stato preceduto da diverse manifestazioni di protesta, per vari motivi, come voi avete letto nei giornali. E questo ha reso ancora più attuale e vivo il motto della mia visita: «Mi paz os doy – Vi do la mia pace». Sono le parole di Gesù rivolte ai discepoli, che ripetiamo in ogni Messa: il dono della pace, che solo Gesù morto e risorto può dare a chi si affida a Lui. Non solo ognuno di noi ha bisogno della pace, anche il mondo, oggi, in questa terza guerra mondiale a pezzetti … Per favore, preghiamo per la pace!

    Nell’incontro con le Autorità politiche e civili del Paese ho incoraggiato il cammino della democrazia cilena, come spazio di incontro solidale e capace di includere le diversità; per questo scopo ho indicato come metodo la via dell’ascolto: in particolare l’ascolto dei poveri, dei giovani e degli anziani, degli immigrati, e anche l’ascolto della terra.

    Nella prima Eucaristia, celebrata per la pace e la giustizia, sono risuonate le Beatitudini, specialmente «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). Una Beatitudine da testimoniare con lo stile della prossimità, della vicinanza, della condivisione, rafforzando così, con la grazia di Cristo, il tessuto della comunità ecclesiale e dell’intera società.

    In questo stile di prossimità contano più i gesti delle parole, e un gesto importante che ho potuto compiere è stato visitare il carcere femminile di Santiago: i volti di quelle donne, molte delle quali giovani madri, coi loro piccoli in braccio, esprimevano malgrado tutto tanta speranza. Le ho incoraggiate ad esigere, da sé stesse e dalle istituzioni, un serio cammino di preparazione al reinserimento, come orizzonte che dà senso alla pena quotidiana. Noi non possiamo pensare un carcere, qualsiasi carcere, senza questa dimensione del reinserimento, perché se non c’è questa speranza dei reinserimento sociale, il carcere è una tortura infinita. Invece, quando si opera per reinserire - anche gli ergastolani possono reinserirsi – mediante il lavoro dal carcere alla società, si apre un dialogo. Ma sempre un carcere deve avere questa dimensione del reinserimento, sempre.

    Con i sacerdoti e i consacrati e con i Vescovi del Cile ho vissuto due incontri molto intensi, resi ancora più fecondi dalla sofferenza condivisa per alcune ferite che affliggono la Chiesa in quel Paese. In particolare, ho confermato i miei fratelli nel rifiuto di ogni compromesso con gli abusi sessuali sui minori, e al tempo stesso nella fiducia in Dio, che attraverso questa dura prova purifica e rinnova i suoi ministri.

    Le altre due Messe in Cile sono state celebrate una nel sud e una nel nord. Quella nel sud, in Araucanía, terra dove abitano gli indios Mapuche, ha trasformato in gioia i drammi e le fatiche di questo popolo, lanciando un appello per una pace che sia armonia delle diversità e per il ripudio di ogni violenza. Quella nel nord, a Iquique, tra oceano e deserto, è stata un inno all’incontro tra i popoli, che si esprime in modo singolare nella religiosità popolare.

    Gli incontri con i giovani e con l’Università Cattolica del Cile hanno risposto alla sfida cruciale di offrire un senso grande alla vita delle nuove generazioni. Ai giovani ho lasciato la parola programmatica di Sant’Alberto Hurtado: “Cosa farebbe Cristo al mio posto?”. E all’Università ho proposto un modello di formazione integrale, che traduce l’identità cattolica in capacità di partecipare alla costruzione di società unite e plurali, dove i conflitti non vengono occultati ma gestiti nel dialogo. Sempre ci sono conflitti: anche a casa; sempre ci sono. Ma, trattare i male conflitti è ancora peggio. Non bisogna nascondere i conflitti sotto il letto: i conflitti che vengono alla luce, si affrontano e si risolvono con il dialogo. Pensate voi ai piccoli conflitti che avrete sicuramente a casa vostra: non bisogna nasconderli ma affrontarli. Cercare il momento e si parla: il conflitto si risolve così, con il dialogo.

    In Perù il motto della Visita è stato: “Unidos por la esperanza - Uniti dalla speranza”. Uniti non in una sterile uniformità, tutti uguali: questa non è unione; ma in tutta la ricchezza delle differenze che ereditiamo dalla storia e dalla cultura. Lo ha testimoniato emblematicamente l’incontro con i popoli dell’Amazzonia peruviana, che ha dato anche avvio all’itinerario del Sinodo Pan-amazzonico convocato per l’ottobre 2019, come pure lo hanno testimoniato i momenti vissuti con la popolazione di Puerto Maldonado e con i bambini della Casa di accoglienza “Il Piccolo Principe”. Insieme abbiamo detto “no” alla colonizzazione economica e alla colonizzazione ideologica.

    Parlando alle Autorità politiche e civili del Perù, ho apprezzato il patrimonio ambientale, culturale e spirituale di quel Paese, e ho messo a fuoco le due realtà che più gravemente lo minacciano: il degrado ecologico-sociale e la corruzione. Non so se voi avete sentito qui parlare di corruzione … non so ... Non solo da quelle parti c’è: anche qua ed è più pericolosa dell’influenza! Si mischia e rovina i cuori. La corruzione rovina i cuori. Per favore, no alla corruzione. E ho rimarcato che nessuno è esente da responsabilità di fronte a queste due piaghe e che l’impegno per contrastarle riguarda tutti.

    La prima Messa pubblica in Perù l’ho celebrata sulla riva dell’oceano, presso la città di Trujillo, dove la tempesta detta “Niño costiero” l’anno scorso ha duramente colpito la popolazione. Perciò l’ho incoraggiata a reagire a questa ma anche ad altre tempeste quali la malavita, la mancanza di educazione, di lavoro e di alloggio sicuro. A Trujillo ho incontrato anche i sacerdoti e i consacrati del nord del Perù, condividendo con loro la gioia della chiamata e della missione, e la responsabilità della comunione nella Chiesa. Li ho esortati ad essere ricchi di memoria e fedeli alle loro radici. E tra queste radici vi è la devozione popolare alla Vergine Maria. Sempre a Trujillo ha avuto luogo la celebrazione mariana in cui ho incoronato la Vergine della Porta, proclamandola “Madre della Misericordia e della Speranza”.

    La giornata finale del viaggio, domenica scorsa, si è svolta a Lima, con un forte accento spirituale ed ecclesiale. Nel Santuario più celebre del Perù, in cui si venera il dipinto della Crocifissione chiamato “Señor de los Milagros”, ho incontrato circa 500 religiose di clausura, di vita contemplativa: un vero “polmone” di fede e di preghiera per la Chiesa e per tutta la società. Nella Cattedrale ho compiuto uno speciale atto di preghiera per intercessione dei Santi peruviani, a cui ha fatto seguito l’incontro con i Vescovi del Paese, ai quali ho proposto la figura esemplare di San Toribio di Mogrovejo. Anche ai giovani peruviani ho indicato i Santi come uomini e donne che non hanno perso tempo a “truccare” la propria immagine, ma hanno seguito Cristo, che li ha guardati con speranza. Come sempre, la parola di Gesù dà senso pieno a tutto, e così anche il Vangelo dell’ultima celebrazione eucaristica ha riassunto il messaggio di Dio al suo popolo in Cile e in Perù: «Convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). Così – sembrava dire il Signore – riceverete la pace che io vi do e sarete uniti nella mia speranza. Questo è più o meno il riassunto di questo viaggio. Preghiamo per queste due Nazioni sorelle, il Cile e il Perù, perché il Signore le benedica.

    [00122-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, il y a deux jours, je suis rentré de mon voyage apostolique au Chili et au Pérou. Au Chili, le thème de ma visite: «Je vous donne ma paix» évoquait le don que Jésus fait à ceux qui lui font confiance. Ainsi, j’ai encouragé le pays à suivre le chemin de la rencontre solidaire, capable d’inclure les diversités. J’ai invité chacun à renforcer le tissu de la communauté ecclésiale et de toute la société. A la prison des femmes de Santiago, j’ai souligné la nécessité de la préparation à la réinsertion comme horizon qui donne sens à la peine quotidienne. Mes rencontres avec les prêtres, les personnes consacrées et les évêques ont été intenses. J’ai confirmé mes frères dans le refus sans compromis des abus sexuels sur les mineurs. En Araucanie, où habite le peuple Mapuche, j’ai lancé un appel pour une paix qui soit harmonie des diversités et refus de la violence. Avec les jeunes j’ai voulu répondre au défi crucial d’offrir un sens à la vie des nouvelles générations. Au Pérou, le thème de ma visite était «Unis par l’espérance», unis dans toute la richesse des différences que nous héritons de l’histoire et de la culture. La rencontre avec les peuples d’Amazonie péruvienne en a témoigné de façon emblématique. J’ai aussi souligné deux réalités qui menacent gravement le pays: la dégradation écologique et sociale et la corruption. A Trujillo, j’ai encouragé la population durement touchée par la tempête l’an dernier et j’ai partagé avec les prêtres et les personnes consacrées la joie de l’appel et de la mission, les exhortant à demeurer fidèles à leurs racines. A Lima, j’ai rencontré les religieuses contemplatives. Puis, a eu lieu une rencontre de prière autour des saints du Pérou, que j’ai proposés aux jeunes comme des hommes et des femmes qui ont suivi le Christ et regardé vers lui avec espérance. La dernière célébration eucharistique a en quelque sorte synthétisé le message adressé par Dieu à son peuple au Chili et au Pérou: Convertissez-vous et croyez à l’Evangile, ainsi vous recevrez la paix que je vous donne et vous serez unis dans mon espérance.

    Santo Padre:

    Sono lieto di dare il benvenuto ai pellegrini provenienti dalla Francia e da altri paesi francofoni. Mentre terminiamo la Settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani, vi invito ad essere, nei luoghi dove vivete, pionieri di pace e di unità. Dio ti benedica!

    Speaker:


    Je suis heureux d’accueillir les pèlerins venant de France et d’autres pays francophones. Alors que nous achevons la semaine de prière pour l’unité des chrétiens, je vous invite à être, là où vous vivez, des artisans de paix et d’unité. Que Dieu vous bénisse !

    [00123-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear brothers and sisters: In my recent Apostolic Journey to Chile and Peru, I had the joy of encountering God’s pilgrim people and encouraging the growth of social harmony in respect for the rich diversity of those nations. In Chile, I stressed the importance of listening to the voices of all: the poor, the young and the elderly, the immigrant and the voice of the earth itself. I encouraged the Church in its path of purification and renewal, and, appealing to the example of Saint Alberto Hurtado, I encouraged educators to help the young to share in the building of a just and inclusive society. In Peru, I expressed my confidence that the nation’s environmental, spiritual and cultural riches can contribute to to building unity and cooperation in meeting the grave challenges facing society. In my meeting with the Amazonian peoples, I stressed the importance of mutual respect and care for the natural environment. In Trujillo, hard hit by natural disasters, I invited all to work together in confronting the social problems of crime and the lack of education, employment and housing. In Lima, I concluded my visit to these two countries by appealing to the example of the saints and asking their intercession as the Church pursues the path of conversion and mission, and strives to be a messenger of unity, hope and peace for all peoples.

    Santo Padre:

    Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Bosnia ed Erzegovina, Corea e Stati Uniti d’America. Nel contesto della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, rivolgo un saluto particolare agli alunni dell’Istituto Ecumenico di Bossey. Saluto inoltre i sacerdoti dell’Istituto di Formazione Teologica Permanente del Pontificio Collegio Americano del Nord. Su tutti voi, e sulle vostre famiglie, invoco la gioia e la pace del Signore nostro Gesù Cristo. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I greet all the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly those from England, Bosnia and Hercegovina, Korea and the United States of America. In the context of this Week of Prayer for Christian Unity, I offer a special greeting to the group from the Bossey Ecumenical Institute. I also greet the priests of the Institute for Continuing Theological Education of the Pontifical North American College. Upon all of you, and your families, I invoke the joy and peace of our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [00124-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, heute wollen wir einen Rückblick auf meine Reise nach Chile und Peru halten, auf der ich das wandernde Gottesvolk in diesen Ländern ein Stück begleiten konnte. Bei meinem Besuch in Chile unter dem Motto »Meinen Frieden gebe ich euch« (Joh 14,27) habe ich die Verantwortungsträger dazu ermutigt, der solidarischen Begegnung mit allen Volksgruppen Raum zu geben und dies vor allem im Hören auf die Armen, die Migranten, die Jugend, die älteren Menschen wie auch auf die Schöpfung. Die Gläubigen habe ich aufgerufen, Zeugen der Nähe Gottes in einer pluralistischen Gesellschaft zu sein, Wunden zu heilen, Gerechtigkeit zu fördern und Frieden zu stiften. Der Jugend gab ich ein Leitwort des heiligen Alberto Hurtado für ihre Entscheidungen mit auf den Weg: Was würde Jesus an meiner Stelle tun? Meine Reise durch die verschiedenen Landschaften Perus, die unter dem Motto »Geeint in der Hoffnung« (vgl. Eph 4,4) stattfand, machte den großen religiösen wie kulturellen Reichtum dieser Nation deutlich. Überaus vielfältig sind die Formen der Volksfrömmigkeit. In Trujillo konnte ich dem dortigen Gnadenbild der Jungfrau Maria von der Pforte den neuen Titel „Mutter der Barmherzigkeit und der Hoffnung“ verleihen. Die Menschen dort brauchen Ermutigung, weil sie durch Naturkatastrophen wie auch den sozialen Verfall und die Korruption in ihren Lebensgrundlagen bedroht sind. Hier sind die vielen Heiligen Perus Vorbilder und Fürsprecher, um gemeinsam den Weg in eine bessere Zukunft zu finden.

    Santo Padre:

    Con affetto saluto i pellegrini provenienti dai paesi di lingua tedesca. Plasmati dalla grazia del Signore e ricolmi di speranza divina, possiamo ricambiare nei fratelli l’amore che Dio ci dona ogni giorno. Buon soggiorno a Roma sotto la guida dello Spirito Santo.

    Speaker:

    Herzlich grüße ich die Pilger aus den Ländern deutscher Sprache. Wenn wir uns von der Gnade des Herrn formen und von der göttlichen Hoffnung erfüllen lassen, können wir unseren Nächsten gegenüber die Liebe erwidern, die Gott uns jeden Tag schenkt. Schönen Aufenthalt in Rom unter dem Geleit des Heiligen Geistes.

    [00125-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola

    Queridos hermanos y hermanas:

    Hace dos días regresé de mi Viaje Apostólico a Chile y Perú. Le doy gracias al Señor que todo haya salido bien. Tuve la oportunidad de encontrar al Pueblo de Dios que peregrina en aquellas tierras, y de animar la fe y el desarrollo social de esos países. Reitero mi gratitud a las Autoridades civiles y a mis hermanos Obispos, que me recibieron con gentileza y generosidad, así como a todos los demás colaboradores y voluntarios.

    Mi llegada a Chile estuvo precedida por algunas manifestaciones de protesta, por diversos motivos; que han hecho aún más vivo y actual el lema de mi visita: «Mi paz os doy», palabras que Jesús dirige a sus discípulos, y que repetimos en cada Misa: el don de la paz, que sólo el Resucitado puede dar a quien confía en él. Allí tuve ocasión de reunirme con todas las realidades del país. Alenté el camino de la democracia chilena, como espacio de encuentro solidario y capaz de incluir la diversidad, con el método de la escucha, especialmente de los pobres, los jóvenes, los ancianos, los migrantes y la tierra.

    En Perú, el lema era «Unidos por la esperanza», que invita a caminar juntos con toda la riqueza de las diferencias que heredamos de la historia y la cultura. Esto lo ha confirmado el encuentro con los pueblos de la Amazonia peruana, que ha dado inicio al itinerario del Sínodo Pan-amazónico de octubre 2019, y también los momentos vividos con la población de Puerto Maldonado y con los niños de la Casa de acogida “El Pequeño Príncipe”, y con todas las demás realidades de Trujillo y de Lima.

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los provenientes de España y Latinoamérica. Que la potencia de la fidelidad y del amor misericordioso del Padre que se nos ofrece en Jesús, nos impulse a creer en el Evangelio y a iniciar un camino de conversión, que nos abran a acoger la paz que él nos da y a ser hombres y mujeres unidos en su esperanza. Muchas gracias.

    [00126-ES.02] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    Durante a viagem apostólica ao Chile e ao Peru, pude encontrar o Povo de Deus que caminha naquelas terras. Começando pelo Chile, sob o lema “Dou-vos a minha paz”, animei a sociedade chilena no caminho da democracia, escutando os pobres, jovens, idosos e imigrantes. E, na primeira celebração eucarística, a Palavra de Deus nos lembrou que são chamados bem-aventurados aqueles que promovem a paz, algo que exige um testemunho de proximidade e partilha, sobretudo com os marginalizados. Como testemunho de proximidade, fui encontrar as reclusas da prisão feminina de Santiago. Já na visita ao Peru, inspirada pelo lema “Unidos pela esperança”, afirmei que a unidade não significa uniformidade, mas o reconhecimento da riqueza das diferenças que herdamos da história e da cultura, como é o caso dos povos da Amazônia peruana que tive a alegria de encontrar, iniciando o caminho para o Sínodo Pan-amazônico do ano de 2019. Na Missa final em Lima, a palavra de Deus nos confirmou que a conversão e a fidelidade ao Evangelho são os caminhos para permanecer unidos pela esperança e viver na paz do Senhor.

    Santo Padre:

    Saluto i cari pellegrini di lingua portoghese, in particolare i gruppi di fedeli provenienti da Bragança Paulista e Maringá, augurandovi di essere forti nella fede in Gesù Cristo che ci invita ad aprire i nostri cuori ai fratelli e alle sorelle che sono nel bisogno. Così diventiamo veri operatori di pace. Dio vi benedica. Grazie per le vostre preghiere!

    Speaker:

    Saúdo os queridos peregrinos de língua portuguesa, em particular os grupos de fiéis vindos de Bragança Paulista e Maringá, com votos de ser fortes na fé em Jesus Cristo, que nos convida a abrir os nossos corações aos irmãos e irmãs necessitados. Assim nos convertemos em verdadeiros promotores da paz. Deus vos abençoe. Obrigado pelas vossas orações.

    [00127-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    تكلّم قداسة البابا اليوم عن زيارته الرسوليّة الأخيرة إلى تشيلي وبيرو، شاكرًا سلطات البلدين والأساقفة على الاستقبال الحارّ والسخيّ الذي قدموه لشخصه ولمرافقيه. ثم توقّف عند كلّ محطّة من هذه الزيارة مؤكّدا في تشيلي نداءه من أجل سلام يقوم الانسجام في الاختلاف ويرفض كلّ أشكال العنف، داعيًّا الأساقفة إلى ضرورة رفض كلّ نوع من التسوية إزاء الاعتداءات على القاصرين، وترك للشبيبة كلمة سرّ تعطي معنى لحياتهم وهي: "ما كان ليفعل المسيح لو كان مكاني؟". أمّا في بيرو فدعا إلى وحدةٍ تحترم الاختلاف وتُظهِر غنى التقاليد والثقافات، وإلى حمل المسؤولية إزاء التدهور البيئي والفساد، كما وحثّ الكنيسة على إحياء ذاكرتها وعلى أن تبقى أمينة لجذورها، ومنها التعبّد للسيّدة العذراء.

    Santo Padre:


    Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua ‎araba, ‎in ‎‎‎particolare a quelli ‎provenienti dalla Siria, del Libano e dal Medio Oriente. La pace è il dono supremo che Cristo ci ha lasciato prima di salire al cielo. Questa Sua pace ci fa vedere in ogni uomo un fratello, trasformando le differenze in ricchezze e ci rende capaci di costruire insieme un mondo ove ciascuno può trovare il suo posto e condividere con gli altri i propri doni. ‎‏Il ‎Signore vi ‎benedica ‎tutti e vi doni la Sua Pace!

    Speaker:

    أرحبّ بمودّة بالحجّاج الناطقين باللغة العربية، وخاصة بالقادمين من سوريا ومن لبنان ومن الشرق الأوسط. إن السلام هو العطيّة الأعظم التي تركها المسيح لنا قبل صعوده إلى السماء. إن سلام المسيح هذا يجعلنا نرى في كلّ شخص أخًا لنا، محولا اختلافاتنا إلى غنى، ويجعلنا قادرين أن نبني معا عالمًا يجدُ فيه كلّ شخص مكانه، ويشارك الآخرين بمواهبه.‏ ليبارككم الربّ ‏‏جميعا ‏ويمنحكم سلامه!‏‏
    [00128-AR.02] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    W dzisiejszej katechezie Ojciec Święty podsumował swoją niedawną podróż apostolską do Chile i Peru. Wyraził wdzięczność Bogu za dobry przebieg tej pielgrzymki. Podziękował też władzom cywilnym, biskupom, współpracownikom i wolontariuszom za jej przygotowanie. Mottem wizyty w Chile były słowa Jezusa: „Pokój mój daję wam”. Pielgrzymka była zachętą do szukania pokoju, jaki tylko Jezus może dać tym, którzy Jemu się powierzają. Podczas spotkania z władzami politycznymi i cywilnymi kraju, Ojciec Święty wsparł drogę chilijskiej demokracji jako przestrzeni spotkania solidarnego w różnorodności. W programie podróży znalazły się odwiedziny więzienia kobiecego w Santiago, spotkania z kapłanami i osobami konsekrowanymi oraz z biskupami, Msze św. z udziałem ludów autochtonicznych; spotkanie z młodzieżą oraz ze społecznością Uniwersytetu Katolickiego w Chile. Treścią tych spotkań i liturgii było ewangeliczne przesłanie pokoju, jedności, poszanowania osób, ludów i ich kultur dla budowania społeczeństw zjednoczonych i pluralistycznych, w których konflikty nie są ukrywane, lecz zarządzane w dialogu. W Peru motto wizyty brzmiało: „Zjednoczeni dla nadziei”. Szczególnym momentem tej podróży było spotkanie z ludami peruwiańskiej Amazonii, które zapoczątkowało przygotowania do Synodu dla Pan-Amazonii, zwołanego na październik 2019 r. Ojciec Święty spotkał się z mieszkańcami Puerto Maldonado, z dziećmi ze schroniska „Mały Książę”, z władzami politycznymi i cywilnymi Peru, z kapłanami i osobami konsekrowanymi. Modlił się z wiernymi podczas Eucharystii i nabożeństwa maryjnego z aktem oddania „Matce Miłosierdzia i Nadziei”. Cała wizyta była czasem doświadczenia jedności, która nie jest jałową jednolitością, ale bogactwem różnic, które dziedziczymy z historii i kultury.

    Santo Padre:

    Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio di avermi accompagnato con le vostre preghiere durante il mio viaggio in Cile e Perù. E’ stato un tempo di grazia che ci ha permesso di sperimentare l’unità ed apprezzare e promuovere i valori spirituali radicati nel Vangelo e nelle tradizioni delle persone e dei popoli di quelle regioni. Condivido con voi la mia gioia e vi chiedo di continuare a pregare per me. Dio vi benedica!

    Speaker:

    Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Drodzy bracia i siostry, dziękuję wam, że towarzyszyliście mi w waszych modlitwach podczas mojej niedawnej podróży do Chile i Peru. Był to czas łaski, który pozwolił nam doświadczyć jedności, docenić i propagować duchowe wartości zakorzenione w Ewangelii i w tradycjach osób i ludów tego regionu. Dzielę się z wami moją radością i proszę was, abyście kontynuowali modlitwę za mnie. Niech Bóg wam błogosławi!

    [00129-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. Rivolgo un cordiale benvenuto a tutti. Sono lieto di accogliere i nuovi Ministri provinciali dell’Ordine dei Frati Minori, i partecipanti al convegno della Lega Sacerdotale Mariana; i gruppi parrocchiali e l’Oratorio Virtus Nova di Pontecagnano Fiano. Incoraggio tutti ad essere fedeli a Cristo affinché, sull’esempio di Maria Santissima, risplenda la gioia del Vangelo.

    Porgo un saluto speciale e una parola di incoraggiamento agli esponenti dell’Associazione Volontari Ospedalieri, esortandoli a proseguire nell’opera caritativa verso gli ammalati più bisognosi. Grazie tante per quello che voi fate. Saluto gli Istituti scolastici, in particolare quello di Ginosa; il 235° Reggimento Addestramento Volontari “Piceno” di Roma; il Lions Clubs di Campania, Basilicata e Calabria; il Gruppo Marevivo Campania e quello dei volontari di Livorno, augurando a tutti di svolgere un gioioso e generoso servizio al bene comune.

    Un pensiero speciale porgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Oggi ricorre la memoria di San Francesco di Sales, Vescovo e Dottore della Chiesa. La figura di questo Santo, sia per voi giovani modello di dolcezza; per voi ammalati, incoraggiamento ad offrire le vostre sofferenze per la causa dell’unità della Chiesa di Cristo; per voi sposi novelli sia esempio nel riconoscere nella vostra vita familiare il primato di Dio e del suo amore.

    [00130-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Appello del Santo Padre

    Purtroppo continuano a giungere notizie preoccupanti dalla Repubblica Democratica del Congo. Pertanto, rinnovo il mio appello perché tutti si impegnino ad evitare ogni forma di violenza. Da parte sua, la Chiesa non vuole altro che contribuire alla pace e al bene comune della società.

    [00132-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Saluto ai malati e ai bambini in Aula Paolo VI

    Buongiorno, vi saluto tutti, vi ringrazio di essere venuti.

    E’ meglio che voi siate qui, per il freddo. Potrete vedere l’udienza sullo schermo, e dalla piazza vedranno voi. E’ collegato. Siete più tranquilli, senza freddo, seduti… Anche i bambini più piccoli possono giocare e così tutto andrà bene.

    Adesso vorrei darvi la benedizione. Preghiamo la Madonna. Seduti, seduti tutti…

    [Ave Maria e benedizione]

    Buona giornata e pregate per me, ciao! Allora, come fanno i bambini? Ciao ciao!

    [00133-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0063-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  8. #18
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    Lettera Pontificia al Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia in occasione dell’inaugurazione della Cattedra “Gaudium et spes” del medesimo istituto, 25.01.2018


    Pubblichiamo di seguito la Lettera che il Santo Padre Francesco ha inviato al Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia in occasione dell’inaugurazione della Cattedra Gaudium et spes del medesimo istituto:

    Lettera del Santo Padre

    Al Venerato Fratello

    Mons. Vincenzo Paglia

    Gran Cancelliere del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II

    per le scienze del matrimonio e della famiglia


    Invio il mio cordiale saluto a Lei, al Preside del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia e a tutti quanti sono riuniti per la solenne Inaugurazione della Cattedra Gaudium et spes del medesimo Istituto.

    La data scelta per questo atto accademico ci porta alla memoria il 25 gennaio 1959, quando San Giovanni XXIII sorprese la Chiesa e il mondo intero convocando il più grande evento ecclesiale del XX secolo: il Concilio Ecumenico Vaticano II.

    Proprio al termine dei lavori di quell’assise, venne approvata la Costituzione pastorale Gaudium et spes. Essa fu capace di esprimere e dare forma alle intenzioni profonde che guidarono l’indizione e lo svolgimento del Concilio. Esso, infatti, «è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo. Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario. Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro... Dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio. Una spinta missionaria, dunque, che dopo questi decenni riprendiamo con la stessa forza e lo stesso entusiasmo» (Omelia nella Messa con apertura della Porta Santa, 8 dicembre 2015).

    Sono lieto che il Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia si assuma un particolare impegno di mantenere viva l’attenzione a quel documento conciliare, ad approfondirne lo studio, a rendere sempre più feconda la sua preziosa eredità.

    Non possiamo dimenticare quanto la Gaudium et spes sia stata cara al vostro Fondatore, San Giovanni Paolo II. Egli fu tra i protagonisti della sua stesura e molta parte del suo magistero affonda le sue radici proprio in questo documento.

    Mi piace qui ricordare le sue parole: «Devo confessare che la Gaudium et spes mi è particolarmente cara, non solo per le tematiche che sviluppa, ma anche per la diretta partecipazione che mi è stato dato di avere alla sua elaborazione. Quale giovane Vescovo di Cracovia, infatti, fui membro della sottocommissione incaricata di studiare i “segni dei tempi” e, dal novembre 1964, fui chiamato a far parte della sottocommissione centrale, incaricata di provvedere alla redazione del testo. Proprio l’intima conoscenza della genesi della Gaudium et spes mi ha consentito di apprezzarne a fondo il valore profetico e di assumerne ampiamente i contenuti nel mio magistero fin dalla prima Enciclica, la Redemptor hominis. In essa, raccogliendo l’eredità della Costituzione conciliare, volli ribadire che la natura e il destino dell’umanità e del mondo non possono essere definitivamente svelati se non alla luce del Cristo crocifisso e risorto» (Commemorazione della Cost. Gaudium et spes, 8 novembre 1995: Insegnamenti, XVIII, 2 [1995], p. 1053).

    La nuova Cattedra, che oggi viene inaugurata, si colloca bene nell’orizzonte della vostra peculiare missione accademica rivolta al matrimonio e alla famiglia. Sappiamo bene che proprio queste fondamentali realtà dell’umana esistenza vennero messe dai Padri conciliari al primo posto tra i «problemi contemporanei particolarmente urgenti» (GS, 46). Si può ben dire che, in Gaudium et spes, la Chiesa ha saputo esprimere una comprensione profondamente rinnovata del vangelo della famiglia, che, attraverso varie tappe, ci ha condotto fino all’intensa stagione sinodale sfociata nell’Esortazione apostolica Amoris laetitia.

    Sono fiducioso che tale Cattedra potrà contribuire a far sì che il vostro Istituto sia in prima linea di fronte alle nuove sfide pastorali a cui la comunità cristiana è chiamata a rispondere. La straordinaria rilevanza antropologica e sociale che oggi assume l’alleanza dell’uomo e della donna, in ordine all’apertura di un nuovo orizzonte per la convivenza umana nel suo complesso, esalta la sua originaria vocazione a farsi interprete della benedizione di Dio per l’intera creazione. L’impegno di riflessione e di formazione legato a questa nuova Cattedra rappresenta una conquista e una promessa per il vostro Istituto, e potrà andare a beneficio di tutta la Chiesa e anche della società civile.

    E’ particolarmente importante, oggi, generare luoghi di incontro e dialogo – anche di alto profilo intellettuale – nei quali sperimentare quanto la comunità ecclesiale sia capace di dare carne e sangue alle parole con cui il Vaticano II ha voluto esprimere il suo sguardo agli uomini del proprio tempo: «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore» (GS, 1).

    Nel giorno in cui ricordiamo la Conversione dell’Apostolo Paolo, a cui il Signore Gesù affidò la singolare missione di proclamare l’universalità della salvezza cristiana, mi auguro che anche questa iniziativa accademica concorra a rendere sempre più visibile «la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 36).

    Ringrazio tutti coloro che sono impegnati in questa opera e, in diversi modi, la sostengono; che il Signore vi benedica e la Madonna vi protegga.

    Dal Vaticano, 25 gennaio 2018

    FRANCESCO PP.

    [00138-IT.01] [Testo originale: Italiano]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #19
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    Celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, 25.01.2018


    Alle ore 17.30 di oggi, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Francesco ha presieduto la celebrazione dei Secondi Vespri della solennità della Conversione di San Paolo Apostolo, a conclusione della 51.ma Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sul tema: Potente è la tua mano, Signore (cfr. Esodo 15, 1-21)

    Hanno preso parte alla celebrazione i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma.

    Al termine dei Vespri, prima della benedizione apostolica, l’Em.mo Card. Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha rivolto al Santo Padre un indirizzo di saluto.

    Pubblichiamo di seguito il testo dell’omelia che Papa Francesco ha pronunciato nel corso della celebrazione:

    Omelia del Santo Padre

    La lettura tratta dal libro dell’Esodo ci parla di Mosè e di Maria, fratello e sorella, che innalzano un inno di lode a Dio sulle rive del Mar Rosso, insieme alla comunità che Dio ha liberato dall’Egitto. Cantano la loro gioia perché in quelle acque Dio li ha salvati da un nemico che si proponeva di distruggerli. Mosè stesso, in precedenza, era stato salvato dalle acque e sua sorella aveva assistito all’evento. Il Faraone aveva infatti ordinato: «Gettate nel Nilo ogni figlio maschio che nascerà» (Es 1,22). Avendo invece trovato il cesto con dentro il bambino tra i giunchi del Nilo, la figlia del Faraone lo aveva chiamato Mosè, perché diceva: «Io l’ho tratto dalle acque!» (Es 2,10). La storia del salvataggio di Mosè dalle acque prefigura così un salvataggio più grande, quello dell’intero popolo, che Dio avrebbe fatto passare attraverso le acque del Mar Rosso, riversandole poi sui nemici.

    Tanti Padri antichi intesero questo passaggio liberatorio come un’immagine del Battesimo. Sono i nostri peccati a essere stati annegati da Dio nelle acque vive del Battesimo. Molto più dell’Egitto, il peccato minacciava di renderci per sempre schiavi, ma la forza dell’amore divino lo ha travolto. Sant’Agostino (Sermone 223E) interpreta il Mar Rosso, dove Israele ha visto la salvezza di Dio, come segno anticipatore del sangue di Cristo crocifisso, sorgente di salvezza. Tutti noi cristiani siamo passati attraverso le acque del Battesimo, e la grazia del Sacramento ha distrutto i nostri nemici, il peccato e la morte. Usciti dalle acque abbiamo raggiunto la libertà dei figli; siamo emersi come popolo, come comunità di fratelli e sorelle salvati, come «concittadini dei santi e familiari di Dio» (Ef 2,19). Condividiamo l’esperienza fondamentale: la grazia di Dio, la sua misericordia potente nel salvarci. E proprio perché Dio ha operato questa vittoria in noi, insieme possiamo cantarne le lodi.

    Nella vita sperimentiamo poi la tenerezza di Dio, che nella nostra quotidianità ci salva amorevolmente dal peccato, dalla paura e dall’angoscia. Queste esperienze preziose vanno custodite nel cuore e nella memoria. Ma, come fu per Mosè, le esperienze individuali si legano a una storia ancora più grande, quella della salvezza del popolo di Dio. Lo vediamo nel canto intonato dagli Israeliti. Esso inizia con un racconto individuale: «Mia forza e mio canto è il Signore, egli è stato la mia salvezza» (Es 15,2). Ma in seguito diventa narrativa di salvezza di tutto il popolo: «Guidasti con il tuo amore questo popolo che hai riscattato» (v. 13). Chi innalza questo canto si è reso conto di non essere solo sulle rive del Mar Rosso, ma di essere circondato da fratelli e sorelle che hanno ricevuto la stessa grazia e proclamano la stessa lode.

    Anche San Paolo, di cui oggi celebriamo la conversione, ha fatto la potente esperienza della grazia, che lo ha chiamato a diventare, da persecutore, apostolo di Cristo. La grazia di Dio ha spinto pure lui a cercare la comunione con altri cristiani, da subito, prima a Damasco e poi a Gerusalemme (cfr At 9,19.26-27). È questa la nostra esperienza di credenti. Man mano che cresciamo nella vita spirituale, comprendiamo sempre meglio che la grazia ci raggiunge insieme agli altri ed è da condividere con gli altri. Così, quando innalzo il mio rendimento di grazie a Dio per quanto ha compiuto in me, scopro di non cantare da solo, perché altri fratelli e sorelle hanno il mio stesso canto di lode.

    Le varie Confessioni cristiane hanno fatto questa esperienza. Nell’ultimo secolo abbiamo finalmente compreso di trovarci insieme sulle rive del Mar Rosso. Nel Battesimo siamo stati salvati e il canto grato della lode, che altri fratelli e sorelle intonano, ci appartiene, perché è anche il nostro. Quando diciamo di riconoscere il Battesimo dei cristiani di altre tradizioni, confessiamo che anch’essi hanno ricevuto il perdono del Signore e la sua grazia che opera in loro. E accogliamo il loro culto come espressione autentica di lode per quanto Dio compie. Desideriamo allora pregare insieme, unendo ancora di più le nostre voci. E anche quando le divergenze ci separano, riconosciamo di appartenere al popolo dei redenti, alla stessa famiglia di fratelli e sorelle amati dall’unico Padre.

    Dopo la liberazione, il popolo eletto ha intrapreso un lungo e difficile viaggio attraverso il deserto, spesso vacillando, ma attingendo forza dal ricordo dell’opera salvifica di Dio e dalla sua presenza sempre vicina. Anche i cristiani di oggi incontrano nel cammino molte difficoltà, circondati da tanti deserti spirituali, che fanno inaridire la speranza e la gioia. Sul cammino ci sono pure dei pericoli gravi, che mettono a repentaglio la vita: quanti fratelli oggi subiscono persecuzioni per il nome di Gesù! Quando il loro sangue viene versato, anche se appartengono a Confessioni diverse, diventano insieme testimoni della fede, martiri, uniti nel vincolo della grazia battesimale. Ancora, insieme agli amici di altre tradizioni religiose, i cristiani affrontano oggi sfide che sviliscono la dignità umana: fuggono da situazioni di conflitto e di miseria; sono vittime della tratta degli esseri umani e di altre schiavitù moderne; patiscono gli stenti e la fame, in un mondo sempre più ricco di mezzi e povero di amore, dove continuano ad aumentare le disuguaglianze. Ma, come gli israeliti dell’Esodo, i cristiani sono chiamati a custodire insieme il ricordo di quanto Dio ha compiuto in loro. Ravvivando questa memoria, possiamo sostenerci gli uni gli altri e affrontare, armati solo di Gesù e della dolce forza del suo Vangelo, ogni sfida con coraggio e speranza.

    Fratelli e sorelle, col cuore colmo di gioia per aver oggi qui cantato insieme un inno di lode al Padre, per mezzo di Cristo nostro Salvatore e nello Spirito che dà la vita, desidero rivolgere i miei affettuosi saluti a voi, a tutti voi: a Sua Eminenza il Metropolita Gennadios, Rappresentante del Patriarcato ecumenico, a Sua Grazia Bernard Ntahoturi, Rappresentante personale a Roma dell’Arcivescovo di Canterbury, e a tutti i rappresentanti e membri delle varie Confessioni cristiane qui convenuti. Mi è gradito salutare la Delegazione ecumenica di Finlandia, che ho avuto il piacere di incontrare stamani. Saluto anche gli studenti dell’Ecumenical Institute of Bossey, in visita a Roma per approfondire la conoscenza della Chiesa Cattolica, e i giovani ortodossi e ortodossi orientali che qui studiano grazie alla generosità del Comitato di Collaborazione Culturale con le Chiese Ortodosse, che opera presso il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Insieme abbiamo reso grazie a Dio per ciò che ha compiuto nelle nostre vite e nelle nostre comunità. Presentiamogli oggi le necessità nostre e del mondo, fiduciosi che Egli, nel suo amore fedele, continuerà a salvare e accompagnare il suo popolo in cammino.

    [00139-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Parole a braccio del Santo Padre prima della Benedizione

    Pubblichiamo di seguito le parole che il Papa ha rivolto a braccio prima della Benedizione, per salutare il Pastore luterano che si appresta a lasciare Roma:

    Il nostro fratello, il Pastore luterano a Roma, si congeda dopo dieci anni per iniziare un altro lavoro ad Amburgo, e gli ho chiesto di venire e anche di dare a tutti noi la sua benedizione.

    [Benedizione]


    [00140-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0069-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  10. #20
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    Udienza ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, 26.01.2018


    Alle ore 11.40 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti all’Assemblea Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede.

    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’Udienza:

    Discorso del Santo Padre

    Signori Cardinali,
    venerati Fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,
    cari fratelli e sorelle,

    sono lieto di potervi incontrare al termine della Sessione Plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede. Ringrazio il Prefetto per la sua introduzione con cui ha riassunto le linee più importanti del vostro lavoro in questi ultimi due anni.

    Esprimo il mio apprezzamento per il vostro delicato servizio, che risponde al particolare legame del vostro Dicastero col ministero del Successore di Pietro, il quale è chiamato a confermare i fratelli nella fede e la Chiesa nell’unità.

    Vi ringrazio per il vostro impegno quotidiano di sostegno al magistero dei Vescovi, nella tutela della retta fede e della santità dei Sacramenti, in tutte le varie questioni che oggi richiedono un discernimento pastorale importante, come nell’esame dei casi relativi ai graviora delicta e delle domande di scioglimento del vincolo matrimoniale in favorem fidei.

    Tutti questi compiti risultano ancora più attuali di fronte all’orizzonte, sempre più fluido e mutevole, che caratterizza l’autocomprensione dell’uomo di oggi e che influisce non di poco sulle sue scelte esistenziali ed etiche. L’uomo di oggi non sa più chi è e, quindi, fatica a riconoscere come agire bene.

    In questo senso, appare decisivo il compito della vostra Congregazione nel richiamare la vocazione trascendente dell’uomo e l’inscindibile connessione della sua ragione con la verità e il bene, a cui introduce la fede in Gesù Cristo. Nulla come l’aprirsi della ragione alla luce che viene da Dio aiuta l’uomo a conoscere sé stesso e il disegno di Dio sul mondo.

    Apprezzo dunque lo studio da voi intrapreso circa alcuni aspetti della salvezza cristiana, allo scopo di riaffermare il significato della redenzione, in riferimento alle odierne tendenze neo-pelagiane e neo-gnostiche. Tali tendenze sono espressioni di un individualismo che si affida alle proprie forze per salvarsi. Noi, invece, crediamo che la salvezza consista nella comunione con Cristo risorto che, grazie al dono del suo Spirito, ci ha introdotto in un nuovo ordine di relazioni con il Padre e tra gli uomini. Così possiamo unirci al Padre come figli nel Figlio e diventare un solo corpo in Colui che è «primogenito tra molti fratelli» (Rm 8,29).

    Come non menzionare, poi, gli studi che state portando a compimento circa le implicazioni etiche di un’adeguata antropologia anche nel campo economico-finanziario. Solo una visione dell’uomo come persona, vale a dire come soggetto essenzialmente relazionale e connotato da una peculiare ed ampia razionalità, è in grado di agire in conformità con l’ordine oggettivo della morale. Il Magistero della Chiesa ha sempre ribadito con chiarezza, a questo riguardo, che «l’attività economica deve essere condotta secondo le leggi e i metodi propri dell’economia, ma nell’ambito dell’ordine morale» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 64).

    Durante questa Sessione Plenaria avete approfondito anche alcune questioni delicate circa l’accompagnamento dei malati terminali. Al riguardo, il processo di secolarizzazione, assolutizzando i concetti di autodeterminazione e di autonomia, ha comportato in molti Paesi una crescita della richiesta di eutanasia come affermazione ideologica della volontà di potenza dell’uomo sulla vita. Ciò ha portato anche a considerare la volontaria interruzione dell’esistenza umana come una scelta di “civiltà”. È chiaro che laddove la vita vale non per la sua dignità, ma per la sua efficienza e per la sua produttività, tutto ciò diventa possibile. In questo scenario occorre ribadire che la vita umana, dal concepimento fino alla sua fine naturale, possiede una dignità che la rende intangibile.

    Il dolore, la sofferenza, il senso della vita e della morte sono realtà che la mentalità contemporanea fatica ad affrontare con uno sguardo pieno di speranza. Eppure, senza una speranza affidabile che lo aiuti ad affrontare anche il dolore e la morte, l’uomo non riesce a vivere bene e a conservare una prospettiva fiduciosa davanti al suo futuro. È questo uno dei servizi che la Chiesa è chiamata a rendere all’uomo contemporaneo.

    In questo senso, la vostra missione assume un volto eminentemente pastorale. Autentici pastori sono coloro che non abbandonano l’uomo a sé stesso, né lo lasciano in preda del suo disorientamento e dei suoi errori, ma con verità e misericordia lo riportano a ritrovare il suo volto autentico nel bene. Autenticamente pastorale è dunque ogni azione tesa a prendere per mano l’uomo, quando questi ha smarrito il senso della sua dignità e del suo destino, per condurlo con fiducia a riscoprire la paternità amorevole di Dio, il suo destino buono e le vie per costruire un mondo più umano. Questo è il grande compito che attende la vostra Congregazione ed ogni altra istituzione pastorale nella Chiesa.

    Nella certezza della vostra dedizione a questo importante servizio, che è da sempre la via maestra della Chiesa, vi rinnovo la mia gratitudine ed esprimo a tutti voi la mia vicinanza, impartendovi di cuore la Benedizione Apostolica.

    [00146-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0071-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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