Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Omelie, discorsi e messaggi di Papa Francesco

  1. #51
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    Udienza ai Membri della Federazione dei Collegi Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari, Vigilatrici d’Infanzia (IPASVI), 03.03.2018


    Alle ore 11.45 di oggi, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri della Federazione dei Collegi Infermieri Professionali, Assistenti Sanitari, Vigilatrici d’Infanzia (IPASVI).

    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’Udienza:

    Discorso del Santo Padre

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Sono lieto di incontrarvi e, prima di tutto, vorrei esprimervi la mia riconoscenza e la mia stima per il lavoro così prezioso che svolgete verso tante persone e per il bene di tutta la società. Grazie, grazie tante!

    Rivolgo il mio cordiale saluto alla Presidente e a tutta la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche, da voi rappresentata quest’oggi. Pur provenendo da una lunga tradizione associativa, tale Federazione può dirsi “neonata” e sta compiendo ora i suoi primi passi. La sua costituzione, confermata da alcuni giorni dal Parlamento italiano, mette meglio in luce il valore delle professioni infermieristiche e garantisce una maggiore valorizzazione della vostra professionalità. Con quasi 450 mila iscritti, formate il più grande ordine professionale italiano, e rappresentate un riferimento anche per altre categorie di professionisti. Il cammino comune che compite vi consente non solo di avere una sola voce e una maggiore forza contrattuale, ma anzitutto di condividere valori e intenti che sono alla base del vostro operato.

    È davvero insostituibile il ruolo degli infermieri nell’assistenza al malato. Al pari di nessun altro, l’infermiere ha una relazione diretta e continua con i pazienti, se ne prende cura quotidianamente, ascolta le loro necessità ed entra in contatto con il loro stesso corpo, che accudisce. È peculiare l’approccio alla cura che realizzate con la vostra azione, facendovi carico integralmente dei bisogni delle persone, con quella tipica premura che i pazienti vi riconoscono, e che rappresenta una parte fondamentale nel processo di cura e di guarigione.

    Il Codice deontologico infermieristico internazionale, al quale si ispira anche quello italiano, individua quattro compiti fondamentali della vostra professione: «promuovere la salute, prevenire la malattia, ristabilire la salute e alleviare la sofferenza» (Premessa). Si tratta di funzioni complesse e molteplici, le quali toccano ogni ambito della cura, e che adempite in collaborazione con gli altri professionisti del settore. Il carattere sia curativo che preventivo, riabilitativo e palliativo della vostra azione esige da voi un’elevata professionalità, che richiede specializzazione e aggiornamento, anche per la costante evoluzione delle tecnologie e delle cure.

    Questa professionalità, però, non si manifesta solo in ambito tecnico, ma anche e forse ancor più nella sfera delle relazioni umane. Stando a contatto con i medici e con i familiari, oltre che con i malati, diventate negli ospedali, nei luoghi di cura e nelle case il crocevia di mille relazioni, che richiedono attenzione, competenza e conforto. Ed è proprio in questa sintesi di capacità tecniche e sensibilità umana che si manifesta in pieno il valore e la preziosità del vostro lavoro.

    Prendendovi cura di donne e di uomini, di bambini e anziani, in ogni fase della loro vita, dalla nascita alla morte, siete impegnati in un continuo ascolto, teso a comprendere quali siano le esigenze di quel malato, nella fase che sta attraversando. Davanti alla singolarità di ogni situazione, infatti, non è mai abbastanza seguire un protocollo, ma si richiede un continuo – e faticoso! – sforzo di discernimento e di attenzione alla singola persona. Tutto questo fa della vostra professione una vera e propria missione, e di voi degli “esperti in umanità”, chiamati ad assolvere un compito insostituibile di umanizzazione in una società distratta, che troppo spesso lascia ai margini le persone più deboli, interessandosi solo di chi “vale”, o risponde a criteri di efficienza o di guadagno.

    La sensibilità che acquisite stando ogni giorno a contatto con i pazienti faccia di voi dei promotori della vita e della dignità delle persone. Siate capaci di riconoscere i giusti limiti della tecnica, che non può mai diventare un assoluto e mettere in secondo piano la dignità umana. Siate anche attenti al desiderio, talora inespresso, di spiritualità e di assistenza religiosa, che rappresenta per molti pazienti un elemento essenziale di senso e di serenità della vita, ancora più urgente nella fragilità dovuta alla malattia.

    Per la Chiesa, i malati sono persone nelle quali in modo speciale è presente Gesù, che si identifica in loro quando dice: «Ero malato e mi avete visitato» (Mt 25,36). In tutto il suo ministero, Gesù è stato vicino ai malati, li ha accostati con amorevolezza e tanti ne ha guariti. Incontrando il lebbroso che gli chiede di essere sanato, stende la mano e lo tocca (cfr Mt 8,2-3). Non ci deve sfuggire l’importanza di questo semplice gesto: la legge mosaica proibiva di toccare i lebbrosi e vietava loro di avvicinarsi ai luoghi abitati. Gesù però va al cuore della legge, che trova il suo compendio nell’amore del prossimo, e toccando il lebbroso riduce la distanza da lui, perché non sia più separato dalla comunità degli uomini e percepisca, attraverso un semplice gesto, la vicinanza di Dio stesso. Così, la guarigione che Gesù gli dona non è solo fisica, ma raggiunge il cuore, perché il lebbroso non solo è stato guarito ma si è sentito anche amato. Non dimenticatevi della “medicina delle carezze”: è tanto importante! Una carezza, un sorriso, è pieno di significato per il malato. È semplice il gesto, ma lo porta su, si sente accompagnato, sente vicina la guarigione, si sente persona, non un numero. Non dimenticatelo.

    Stando con i malati ed esercitando la vostra professione, voi stessi toccate i malati e, più di ogni altro, vi prendete cura del loro corpo. Quando lo fate, ricordate come Gesù toccò il lebbroso: in maniera non distratta, indifferente o infastidita, ma attenta e amorevole, che lo fece sentire rispettato e accudito. Facendo così, il contatto che si stabilisce con i pazienti porta loro come un riverbero della vicinanza di Dio Padre, della sua tenerezza per ognuno dei suoi figli. Proprio la tenerezza: la tenerezza è la “chiave” per capire l’ammalato. Con la durezza non si capisce l’ammalato. La tenerezza è la chiave per capirlo, ed è anche una medicina preziosa per la sua guarigione. E la tenerezza passa dal cuore alle mani, passa attraverso un “toccare” le ferite pieno di rispetto e di amore.

    Anni fa, un religioso mi confidò che la frase più toccante che gli era stata rivolta nella vita era quella di un malato, che egli aveva assistito nella fase terminale della sua malattia. “La ringrazio, padre – gli aveva detto – perché lei mi ha sempre parlato di Dio, pur senza nominarlo mai”: questo fa la tenerezza. Ecco la grandezza dell’amore che rivolgiamo agli altri, che porta nascosto in sé, anche se non ci pensiamo, l’amore stesso di Dio.

    Non stancatevi mai di stare vicini alle persone con questo stile umano e fraterno, trovando sempre la motivazione e la spinta per svolgere il vostro compito. Siate anche attenti, però, a non spendervi fino quasi a consumarvi, come accade se si è coinvolti nel rapporto coi pazienti al punto da farsi assorbire, vivendo in prima persona tutto ciò che accade loro. Quello che svolgete è un lavoro usurante, oltre che esposto a rischi, e un eccessivo coinvolgimento, unito alla durezza delle mansioni e dei turni, potrebbero farvi perdere la freschezza e la serenità che vi sono necessarie. State attenti! Un altro elemento che rende gravoso e talora insostenibile lo svolgimento della vostra professione è la carenza di personale, che non può giovare a migliorare i servizi offerti, e che un’amministrazione saggia non può intendere in alcun modo come una fonte di risparmio.

    Consapevole del compito così impegnativo che svolgete, colgo l’occasione per esortare i pazienti stessi a non dare mai per scontato quanto ricevono da voi. Anche voi, malati, siate attenti all’umanità degli infermieri che vi assistono. Chiedete senza pretendere; non solo aspettatevi un sorriso, ma anche offritelo a chi si dedica a voi. A questo proposito, un’anziana signora mi ha raccontato che, quando si reca in ospedale per le cure di cui ha bisogno, è così grata ai dottori e agli infermieri per il lavoro che svolgono, che cerca di mettersi elegante e di farsi bella per dare a sua volta qualcosa a loro. Nessuno quindi dia per scontato quanto gli infermieri fanno per lui o per lei, ma nutra sempre per voi il senso di rispetto e gratitudine che vi è dovuto. E con il vostro permesso, io vorrei rendere omaggio a un’infermiera che mi ha salvato la vita. Era un’infermiera suora: una suora italiana, domenicana, che è stata inviata in Grecia come professoressa, molto colta... Ma sempre come infermiera poi è arrivata in Argentina. E quando io, a vent’anni, ero in punto di morte, è stata lei a dire ai dottori, anche discutendo con loro: “No, questo non va, bisogna dare di più”. E grazie a quelle cose, io sono sopravvissuto. La ringrazio tanto! La ringrazio. E vorrei nominarla qui, davanti a voi: suor Cornelia Caraglio. Una brava donna, anche coraggiosa, al punto da discutere con i medici. Umile, ma sicura di quello che faceva. E tante vite, tante vite si salvano grazie a voi! Perché state tutto il giorno lì, e vedete cosa accade al malato. Grazie di tutto questo!

    Salutandovi, esprimo il mio auspicio che il Congresso, che terrete nei prossimi giorni, sia una fruttuosa occasione di riflessione, confronto e condivisione. Invoco su tutti voi la benedizione di Dio; e anche voi, per favore, pregate per me.

    E adesso – in silenzio, perché voi siete di diverse confessioni religiose – in silenzio preghiamo Dio, Padre di tutti noi, perché ci benedica.

    Il Signore benedica tutti voi, e i malati che voi accudite.

    Grazie!

    [00347-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0166-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  2. #52
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 04.03.2018


    Alle ore 12 di oggi, III Domenica di Quaresima, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Il Vangelo di oggi presenta, nella versione di Giovanni, l’episodio in cui Gesù scaccia i venditori dal tempio di Gerusalemme (cfr Gv 2,13-25). Egli fece questo gesto aiutandosi con una sferza di cordicelle, rovesciò i banchi e disse: «Non fate della casa del Padre mio un mercato!» (v. 16). Questa azione decisa, compiuta in prossimità della Pasqua, suscitò grande impressione nella folla e l’ostilità delle autorità religiose e di quanti si sentirono minacciati nei loro interessi economici. Ma come dobbiamo interpretarla? Certamente non era un’azione violenta, tant’è vero che non provocò l’intervento dei tutori dell’ordine pubblico: della polizia. No! Ma fu intesa come un’azione tipica dei profeti, i quali spesso denunciavano, in nome di Dio, abusi ed eccessi. La questione che si pose era quella dell’autorità. Infatti i Giudei chiesero a Gesù: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?» (v. 18), cioè quali autorità tu hai per fare queste cose? Come a richiedere la dimostrazione che Egli agiva davvero in nome di Dio.

    Per interpretare il gesto di Gesù di purificare la casa di Dio, i suoi discepoli si servirono di un testo biblico tratto dal salmo 69: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà» (v. 17); così dice il salmo: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Questo salmo è un’invocazione di aiuto in una situazione di estremo pericolo a causa dell’odio dei nemici: la situazione che Gesù vivrà nella sua passione. Lo zelo per il Padre e per la sua casa lo porterà fino alla croce: il suo è lo zelo dell’amore che porta al sacrificio di sé, non quello falso che presume di servire Dio mediante la violenza. Infatti il “segno” che Gesù darà come prova della sua autorità sarà proprio la sua morte e risurrezione: «Distruggete questo tempio – dice – e in tre giorni lo farò risorgere» (v. 19). E l’evangelista annota: «Egli parlava del tempio del suo corpo» (v. 21). Con la Pasqua di Gesù inizia il nuovo culto, nel nuovo tempio, il culto dell’amore, e il nuovo tempio è Lui stesso.

    L’atteggiamento di Gesù raccontato nell’odierna pagina evangelica, ci esorta a vivere la nostra vita non nella ricerca dei nostri vantaggi e interessi, ma per la gloria di Dio che è l’amore. Siamo chiamati a tenere sempre presenti quelle parole forti di Gesù «Non fate della casa del Padre mio un mercato!» (v. 16). È molto brutto quando la Chiesa scivola su questo atteggiamento di fare della casa di Dio un mercato. Queste parole ci aiutano a respingere il pericolo di fare anche della nostra anima, che è la dimora di Dio, un luogo di mercato, vivendo nella continua ricerca del nostro tornaconto invece che nell’amore generoso e solidale. Questo insegnamento di Gesù è sempre attuale, non soltanto per le comunità ecclesiali, ma anche per i singoli, per le comunità civili e per la società tutta. È comune, infatti, la tentazione di approfittare di attività buone, a volte doverose, per coltivare interessi privati, se non addirittura illeciti. E’ un pericolo grave, specialmente quando strumentalizza Dio stesso e il culto a Lui dovuto, oppure il servizio all’uomo, sua immagine. Perciò Gesù quella volta ha usato “le maniere forti”, per scuoterci da questo pericolo mortale.

    La Vergine Maria ci sostenga nell’impegno di fare della Quaresima un’occasione buona per riconoscere Dio come unico Signore della nostra vita, togliendo dal nostro cuore e dalle nostre opere ogni forma di idolatria.

    [00354-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    saluto tutti voi, provenienti da Roma, dall’Italia e da diversi Paesi, in particolare i pellegrini delle diocesi di Granada, Málaga e Córdoba, in Spagna.

    Saluto i numerosi gruppi parrocchiali, tra cui i fedeli di Spinaceto, Milano e Napoli, come pure i giovani di Azzano Mella e i cresimandi della diocesi di Vicenza, che incoraggio – incoraggio! – a testimoniare con gioia il Vangelo, specialmente tra i loro coetanei.

    E auguro a tutti una buona domenica! Per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

    Buon pranzo e arrivederci!

    [00355-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0169-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #53
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    L’Udienza Generale, 07.03.2018


    L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 9.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. I fedeli e i pellegrini che non hanno potuto trovare posto nell’Aula Paolo VI hanno seguito l’Udienza dalla Basilica dove il Papa si è recato, al termine dell’Udienza, per salutare i presenti.

    Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando la catechesi sulla Santa Messa, ha incentrato la sua meditazione sulla Liturgia Eucaristica: II Preghiera Eucaristica. (cfr 1 Corinzi 11, 23-25).

    Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi ha rivolto un appello per l’iniziativa “24 ore per il Signore” e per i Giochi Paralimpici Invernali di PyeongChang.

    L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

    Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    Continuiamo le catechesi sulla Santa Messa e con questa catechesi ci soffermiamo sulla Preghiera eucaristica. Concluso il rito della presentazione del pane e del vino, ha inizio la Preghiera eucaristica, che qualifica la celebrazione della Messa e ne costituisce il momento centrale, ordinato alla santa Comunione. Corrisponde a quanto Gesù stesso fece, a tavola con gli Apostoli nell’Ultima Cena, allorché «rese grazie» sul pane e poi sul calice del vino (cfr Mt 26,27; Mc 14,23; Lc, 22,17.19; 1 Cor 11,24): il suo ringraziamento rivive in ogni nostra Eucaristia, associandoci al suo sacrificio di salvezza.

    E in questa solenne Preghiera – la Preghiera eucaristica è solenne - la Chiesa esprime ciò che essa compie quando celebra l’Eucaristia e il motivo per cui la celebra, ossia fare comunione con Cristo realmente presente nel pane e nel vino consacrati. Dopo aver invitato il popolo a innalzare i cuori al Signore e a rendergli grazie, il sacerdote pronuncia la Preghiera ad alta voce, a nome di tutti i presenti, rivolgendosi al Padre per mezzo di Gesù Cristo nello Spirito Santo. «Il significato di questa Preghiera è che tutta l’assemblea dei fedeli si unisca con Cristo nel magnificare le grandi opere di Dio e nell’offrire il sacrificio» (Ordinamento Generale del Messale Romano, 78). E per unirsi deve capire. Per questo, la Chiesa ha voluto celebrare la Messa nella lingua che la gente capisce, affinché ciascuno possa unirsi a questa lode e a questa grande preghiera con il sacerdote. In verità, «il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1367).

    Nel Messale vi sono varie formule di Preghiera eucaristica, tutte costituite da elementi caratteristici, che vorrei ora ricordare (cfr OGMR, 79; CCC, 1352-1354). Sono bellissime tutte. Anzitutto vi è il Prefazio, che è un’azione di grazie per i doni di Dio, in particolare per l’invio del suo Figlio come Salvatore. Il Prefazio si conclude con l’acclamazione del «Santo», normalmente cantata. È bello cantare il “Santo”: “Santo, Santo, Santo il Signore”. È bello cantarlo. Tutta l’assemblea unisce la propria voce a quella degli Angeli e dei Santi per lodare e glorificare Dio.

    Vi è poi l’invocazione dello Spirito affinché con la sua potenza consacri il pane e il vino. Invochiamo lo Spirito perché venga e nel pane e nel vino ci sia Gesù. L’azione dello Spirito Santo e l’efficacia delle stesse parole di Cristo proferite dal sacerdote, rendono realmente presente, sotto le specie del pane e del vino, il suo Corpo e il suo Sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte (cfr CCC, 1375). Gesù in questo è stato chiarissimo. Abbiamo sentito come San Paolo all’inizio racconta le parole di Gesù: “Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue”. “Questo è il mio sangue, questo è il mio corpo”. È Gesù stesso che ha detto questo. Noi non dobbiamo fare pensieri strani: “Ma, come mai una cosa che …”. È il corpo di Gesù; è finita lì! La fede: ci viene in aiuto la fede; con un atto di fede crediamo che è il corpo e il sangue di Gesù. E’ il «mistero della fede», come noi diciamo dopo la consacrazione. Il sacerdote dice: “Mistero della fede” e noi rispondiamo con un’acclamazione. Celebrando il memoriale della morte e risurrezione del Signore, nell’attesa del suo ritorno glorioso, la Chiesa offre al Padre il sacrificio che riconcilia cielo e terra: offre il sacrificio pasquale di Cristo offrendosi con Lui e chiedendo, in virtù dello Spirito Santo, di diventare «in Cristo un solo corpo e un solo spirito» (Pregh. euc. III; cfr Sacrosanctum Concilium, 48; OGMR, 79f). La Chiesa vuole unirci a Cristo e diventare con il Signore un solo corpo e un solo spirito. E’ questa la grazia e il frutto della Comunione sacramentale: ci nutriamo del Corpo di Cristo per diventare, noi che ne mangiamo, il suo Corpo vivente oggi nel mondo.

    Mistero di comunione è questo, la Chiesa si unisce all’offerta di Cristo e alla sua intercessione e in questa luce, «nelle catacombe la Chiesa è spesso raffigurata come una donna in preghiera con le braccia spalancate, in atteggiamento di orante, la Chiesa che ora, che prega. È bello pensare che la Chiesa ora, prega. C’è un passo nel Libro degli Atti degli Apostoli; quando Pietro era in carcere, la comunità cristiana dice: “Orava incessantemente per Lui”. La Chiesa che ora, la Chiesa orante. E quando noi andiamo a Messa è per fare questo: fare Chiesa orante. Come Cristo ha steso le braccia sulla croce, così per mezzo di Lui, con Lui e in Lui, la Chiesa si offre e intercede per tutti gli uomini» (CCC, 1368).

    La Preghiera eucaristica chiede a Dio di raccogliere tutti i suoi figli nella perfezione dell’amore, in unione con il Papa e il Vescovo, menzionati per nome, segno che celebriamo in comunione con la Chiesa universale e con la Chiesa particolare. La supplica, come l’offerta, è presentata a Dio per tutti i membri della Chiesa, vivi e defunti, in attesa della beata speranza di condividere l’eredità eterna del cielo, con la Vergine Maria (cfr CCC, 1369-1371). Nessuno e niente è dimenticato nella Preghiera eucaristica, ma ogni cosa è ricondotta a Dio, come ricorda la dossologia che la conclude. Nessuno è dimenticato. E se io ho qualche persona, parenti, amici, che sono nel bisogno o sono passati da questo mondo all’altro, posso nominarli in quel momento, interiormente e in silenzio o fare scrivere che il nome sia detto. “Padre, quanto devo pagare perché il mio nome venga detto lì?”- “Niente”. Capito questo? Niente! La Messa non si paga. La Messa è il sacrificio di Cristo, che è gratuito. La redenzione è gratuita. Se tu vuoi fare un’offerta falla, ma non si paga. Questo è importante capirlo.

    Questa formula codificata di preghiera, forse possiamo sentirla un po’ lontana – è vero, è una formula antica - ma, se ne comprendiamo bene il significato, allora sicuramente parteciperemo meglio. Essa infatti esprime tutto ciò che compiamo nella celebrazione eucaristica; e inoltre ci insegna a coltivare tre atteggiamenti che non dovrebbero mai mancare nei discepoli di Gesù. I tre atteggiamenti: primo, imparare a “rendere grazie, sempre e in ogni luogo”, e non solo in certe occasioni, quando tutto va bene; secondo, fare della nostra vita un dono d’amore, libero e gratuito; terzo, costruire la concreta comunione, nella Chiesa e con tutti. Dunque, questa Preghiera centrale della Messa ci educa, a poco a poco, a fare di tutta la nostra vita una “eucaristia”, cioè un’azione di grazie.

    [00359-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

    In lingua francese

    Speaker:


    Frères et sœurs, après le rite de la présentation du pain et du vin, la Prière eucharistique, moment central de la célébration de la Messe, nous associe à l’action de grâce et au sacrifice de salut de Jésus lui-même. Car «le sacrifice du Christ et le sacrifice de l’Eucharistie sont un unique sacrifice». Ainsi, la préface est une action de grâce pour les dons de Dieu, et en particulier pour l’envoi de son Fils comme Sauveur. Puis, l’invocation de l’Esprit pour qu’il consacre par sa puissance le pain et le vin, et l’efficacité des paroles mêmes du Christ prononcées par le prêtre, rendent réellement présents son Corps et son Sang, son sacrifice offert sur la croix une fois pour toutes. L’Église offre ainsi au Père le sacrifice qui réconcilie le ciel et la terre, le sacrifice pascal du Christ, en s’unissant à son offrande et à son intercession, pour devenir son corps vivant aujourd’hui dans le monde. En communion avec l’Église universelle et l’Église particulière, la Prière eucharistique demande à Dieu de rassembler tous ses enfants dans la perfection de l’amour, n’oubliant rien ni personne, et ramenant toutes choses à Dieu. Bien comprise, elle nous apprend ainsi à «rendre grâce toujours et en tous lieux», à faire de notre vie un don d’amour, libre et gratuit, et à construire la communion concrète, dans l’Église et avec tous.

    Santo Padre:

    Sono lieto di salutare i pellegrini provenienti dalla Francia, dal Belgio e dai vari paesi francofoni, in particolare i giovani del Collegio Cattolico Stanislas di Parigi. Possa il Signore aiutarvi a comprendere il significato della Preghiera eucaristica, per capire, a poco a poco, come poter rendere tutta la nostra vita una "Eucaristia". Dio vi benedica!

    Speaker:

    Je suis heureux de saluer les pèlerins venus de France, de Belgique et de divers pays francophones, en particulier les jeunes du Collège catholique Stanislas de Paris. Que le Seigneur nous aide à bien comprendre le sens de la Prière eucharistique, pour nous apprendre, peu à peu, à faire de toute notre vie une "eucharistie". Que Dieu vous bénisse!

    [00360-FR.01] [Texte original: Français]

    In lingua inglese

    Speaker:


    Dear brothers and sisters: In our catechesis on the Mass, we now turn to the Eucharistic Prayer, in which, following the Lord’s command, we repeat his words and actions at the Last Supper. In offering the bread and wine which become his body and blood, we unite ourselves to his sacrifice of reconciliation on the cross. The Eucharistic Prayer begins with the Preface, which invites us to lift up our hearts in thanksgiving for God’s blessings. The celebrant then calls down the Holy Spirit upon our offerings, and, by the words of consecration, Christ becomes truly present in the sacrament of his body and blood. As the memorial of the mystery of the Lord’s death and resurrection, the Eucharistic prayer asks that we may be drawn, in the Holy Spirit, into communion with one another in the mystical Body of Christ, and united to the Son in his eternal sacrifice of praise and intercession before the Father. At every Mass, may we enter more fully into this “mystery of faith”, which brings the forgiveness of sin, builds up the Church in unity and prays for the reconciliation and peace of our entire human family.

    Santo Padre:

    Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’Udienza odierna, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Lituania, Vietnam e Stati Uniti d’America. Con fervidi auguri, affiché questa Quaresima sia per voi e per le vostre famiglie un tempo di grazia e di rinnovamento spirituale, invoco su voi tutti la gioia e la pace del Signore Gesù. Dio vi benedica!

    Speaker:

    I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly those from England, Lithuania, Vietnam and the United States of America. With prayerful good wishes that this Lent will be a time of grace and spiritual renewal for you and your families, I invoke upon all of you joy and peace in our Lord Jesus Christ. God bless you!

    [00361-EN.01] [Original text: English]

    In lingua tedesca

    Speaker:


    Liebe Brüder und Schwestern, heute wollen wir über das Eucharistische Hochgebet sprechen. Es bildet die Mitte und den Höhepunkt der heiligen Messe und entspricht dem, was Jesus selbst beim Letzten Abendmahl tat, als er über Brot und Wein den Lobpreis sprach. In diesem Gebet bringt die Kirche zum Ausdruck, was sie in der Eucharistie vollzieht und was der Grund dieser Feier ist, nämlich die Gemeinschaft mit dem Herrn, der unter den Gestalten von Brot und Wein wirklich gegenwärtig wird. Das Eucharistische Hochgebet beinhaltet die Danksagung, die besonders in der Präfation ihren Ausdruck findet, die Akklamation im Gesang des Sanctus und die Epiklese, die Herabrufung des Heiligen Geistes. Sein Walten und die Worte Christi, die der Priester spricht, bewirken die Verwandlung des Brotes und des Weines in den Leib und das Blut Christi und machen sein Kreuzesopfer gegenwärtig. Es ist ein Geheimnis des Glaubens, die Feier des Gedächtnisses des Todes und der Auferstehung Christi in der Erwartung seiner Wiederkunft. Durch die Speise seines Leibes werden wir als Kirche in seinen lebendigen Leib heute verwandelt. Die Vereinigung mit dem Opfer Christi ist ebenso Geheimnis der Gemeinschaft, sichtbar in der Fürbitte der Gemeinde für die Kirche und die Welt. Nichts und niemand bleibt im Eucharistischen Hochgebet vergessen, sondern alles wird Gott dargebracht.

    Santo Padre:

    Con affetto saluto i pellegrini di lingua tedesca, in particolare la delegazione dei giudici e procuratori superiori della Germania. La celebrazione eucaristica ci unisce nel sacrificio di Cristo e nella comunione con lui e tra di noi. La partecipazione alla Messa ci aiuti a fare di tutta la nostra vita una “eucaristia”. Il Signore vi benedica e custodisca sempre.

    Speaker:

    Von Herzen grüße ich die Pilger deutscher Sprache, insbesondere die Delegation von Richtern und Staatsanwälten aus Deutschland. Die Feier der Eucharistie vereinigt uns im Opfer Christi und in der Gemeinschaft mit ihm und untereinander. Die Teilnahme an der heiligen Messe helfe uns, unser ganzes Leben zu einer „Eucharistie“ werden zu lassen. Der Herr segne und behüte euch allezeit.

    [00362-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

    In lingua spagnola


    Queridos hermanos y hermanas:

    Reflexionamos hoy sobre la Plegaria eucarística, oración de acción de gracias y de consagración, que constituye el momento central de la celebración de la Misa. Corresponde a cuanto el Señor mismo realizó en la Ultima Cena, cuando instituyó el sacrificio y convite pascual, por medio del cual el sacrificio de la cruz se hace continuamente presente en la Iglesia.

    En esta solemne Plegaria, la Iglesia expresa lo que cumple cuando celebra la Eucaristía, es decir, que todos los fieles se unan con Cristo en el reconocimiento de las grandezas de Dios y en la ofrenda del sacrificio.

    En el Misal hay varias fórmulas de Plegaria eucarística, configuradas por diversos elementos característicos: El Prefacio, acción de gracias por los dones de Dios, especialmente por habernos enviado a su Hijo como Salvador, y que se concluye con la aclamación del «Santo». Sigue la Epíclesis, o invocación del Espíritu Santo, que con su acción y la eficacia de las palabras de Cristo, pronunciadas por el sacerdote, hacen realmente presente, bajo las especies del pan y del vino, su Cuerpo y su Sangre, Sacramento de nuestra fe. Se continúa pidiendo a Dios que congregue a todos sus hijos en la perfección del amor, en comunión con toda la Iglesia. Y en la súplica se ruega por todos, vivos y difuntos, en espera de participar en la herencia eterna, junto con la Virgen y todos los santos. En esta Plegaria nadie ni nada se olvida, sino que todo viene reconducido a Dios en Cristo, como proclama la Doxología que la concluye.

    Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los provenientes de España y Latinoamérica. Que el Señor nos conceda hacer de nuestra vida una «eucaristía», que sea acción de gracias, don de amor y de comunión. Muchas gracias.

    [00363-ES.01] [Texto original: Español]

    In lingua portoghese

    Speaker:


    Na Santa Missa, concluído o rito da apresentação do pão e do vinho, tem início a chamada Oração Eucarística. Corresponde à ação de Jesus na Última Ceia, quando se diz que Ele «deu graças» sobre o pão e, depois, sobre o vinho: o seu agradecimento revive em cada uma das nossas Eucaristias, associando-nos ao seu sacrifício de salvação. Por isso, o sacerdote começa por convidar o povo a levantar os seus corações para o Senhor e a dar-Lhe graças, dirigindo-se ao Pai por meio de Jesus Cristo no Espírito Santo. Na Oração Eucarística, temos, em primeiro lugar, o Prefácio, que é uma ação de graças pelos dons de Deus, especialmente pelo envio do seu Filho como Salvador, concluindo com a aclamação «Santo, Santo, Santo». Vem depois a invocação do Espírito Santo, chamada «epiclese», para que consagre, com o seu poder, o pão e o vinho: na verdade, a ação do Espírito Santo e a eficácia das próprias palavras de Jesus proferidas pelo sacerdote tornam realmente presente, sob as espécies do pão e do vinho, o Corpo e o Sangue de Cristo, o seu sacrifício oferecido na cruz uma vez por todas. É o «mistério da fé» que toda a assembleia aclama e, pela voz do celebrante, oferece ao Pai como sacrifício de reconciliação pedindo para se tornar, pelo Espírito Santo, um só corpo e um só espírito. A Oração Eucarística pede a Deus que congregue todos os seus filhos. Ninguém fica esquecido – vivos ou defuntos –, mas tudo é reconduzido ao Pai «por Cristo, com Cristo e em Cristo, na unidade do Espírito Santo», tornando-se a vida de cada qual um hino de ação de graças entoado em honra e glória da Santíssima Trindade. E assim, pouco a pouco, esta Oração central da Missa vai-nos educando para fazermos de toda a nossa vida uma ação de graças, uma «eucaristia».

    Santo Padre:

    Carissimi pellegrini di lingua portoghese e in particolare voi giovani di Castro Marim, benvenuti! Di cuore saluto tutti e affido al buon Dio la vostra vita e quella dei vostri familiari, invocando per tutti le consolazioni e le luci dello Spirito Santo affinché, vinti i pessimismi e le delusioni della vita, possiate attraversare la soglia della speranza che abbiamo nel Cristo risorto. Conto sulle vostre preghiere. Grazie!

    Speaker:

    Queridos peregrinos de língua portuguesa e em particular os jovens de Castro Marim, sede bem-vindos! De coração saúdo a todos e confio ao bom Deus a vossa vida e a dos vossos familiares, invocando para todos as consolações e luzes do Espírito Santo, a fim de que, vencidos pessimismos e desilusões da vida, possais cruzar o limiar da esperança que temos em Cristo ressuscitado. Conto com as vossas orações. Obrigado!

    [00364-PO.01] [Texto original: Português]

    In lingua araba

    Speaker:


    أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، نتوقّف في تعليم اليّوم عند الصّلاة الإفخارستيّة التي تميّز الإحتفال بالقدّاس، وتشكّل محورَه الموجّه نحو المناولة المقدّسة. عند احتفالها بذكرى موت وقيامة الرّبّ من بين الأموات، بانتظار عودته المجيدة، تقدّم الكنيسة للآب الذّبيحة التي تُصالح السّماء والأرض: تقدّم ذبيحة المسيح الفصحيّة، مقدّمة نفسها معه، وتطلب بقوّة الرّوح القدس أن تصبح "في المسيح جسداً واحداً وروحاً واحداً". هذه هي نعمة وثمرة المناولة الأسراريّة: نتغذّى من جسد المسيح كي نصبح، نحن الذين نأكل منه، جسده الحيّ اليوم في العالم. تطلب الصّلاة الإفخارستيّة من الله أن يجمع كلّ أبنائه في كمال المحبّة، متّحدين مع البابا والأساقفة، الذين يُذكرون بأسمائهم، كعلامة على أنّنا نحتفل بشركةٍ مع الكنيسة الجّامعة ومع الكنيسة الخاصّة. وهذا التّضرُّع، يُرفَع إلى الله من أجل أعضاء الكنيسة كافّة، الأحياء منهم والأموات، بانتظار رجاء مقاسمة الميراث الأبديّ في السّماوات، مع العذراء مريم والقدّيسين. وبالتالي الصّلاة الإفخارستيّة لا تغفل عن ذكر أحد أو أيّ شيء، إذ إنّ الله يكون مرجع الكلّ، كما يذكّر التّسبيح الذي يختتمها. أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، قد نشعر أنَّ هذه الصيغة الرمزيّة للصّلاة، بعيدةً عنّا بعض الشّيء، لكن إن فهمنا معناها جيّداً، نشارك فيها بطريقة أفضل. فهي تعبّر عن كلّ ما نقوم به في الإحتفال الإفخارستيّ؛ وتعلّمنا شيئا فشيئاً أن نجعل من حياتنا كلّها "إفخارستيّا".

    Santo Padre:

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare a quelli provenienti dal Medio Oriente! Cari fratelli e sorelle, vi invito a coltivare nella quotidianità della vostra vita gli atteggiamenti dei discepoli di Cristo, facendo della vostra vita un dono d’amore, libero e gratuito e costruendo la concreta comunione, nella Chiesa e con tutti. Il Signore vi benedica!

    Speaker:

    أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللّغةِ العربيّة، وخاصّةً بالقادمينَ من الشّرق الأوسط. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، أدعوكم لتُعزِّزوا في حياتكم اليوميّة مواقف تلاميذ المسيح إذ تجعلون من حياتكم هبةَ محبّة حرّةٍ ومجانيّة وتبنون الشّركة الملموسة في الكنيسة ومع الجّميع. ليُباركْكُم الربّ!

    [00365-AR.01] [Testo originale: Arabo]

    In lingua polacca

    Speaker:


    W dzisiejszej katechezie Ojciec Święty podjął refleksję nad Modlitwą Eucharystyczną. Wyraża ona to, co uczynił sam Jezus podczas Ostatniej Wieczerzy, i co uobecnia się w Kościele podczas sprawowania Eucharystii. Zaprosiwszy lud, by wzniósł serca do Pana i składał Mu dzięki, kapłan głośno wypowiada modlitwę w imieniu wszystkich obecnych, zwracając się do Ojca, przez Jezusa Chrystusa, w Duchu Świętym. „Znaczenie tej modlitwy polega na tym, aby całe zgromadzenie wiernych zjednoczyło się z Chrystusem w głoszeniu wielkich dzieł Bożych i w składaniu Ofiary” (Ogólne Wprowadzenie do Mszału Rzymskiego, 78). Działanie Ducha Świętego oraz skuteczność słów Chrystusa wypowiadanych przez kapłana sprawiają realną obecność Jego Ciała i Jego Krwi pod postaciami chleba i wina, oraz Jego ofiary raz na zawsze złożonej na krzyżu. (por. Katechizm Kościoła Katolickiego, 1375). Sprawując pamiątkę śmierci i zmartwychwstania Pana, w oczekiwaniu na Jego chwalebny powrót, Kościół składa Bogu paschalną ofiarę Chrystusa. Modlitwa eucharystyczna jest też prośbą do Boga, aby zgromadził wszystkie swoje dzieci w doskonałej miłości. Uczy nas ona pielęgnowania trzech postaw: składania Bogu dziękczynienia „zawsze i wszędzie”, czynienia z naszego życia bezinteresownego daru miłości oraz budowania komunii w Kościele i ze wszystkimi ludźmi.

    Santo Padre:

    Do un cordiale benvenuto ai pellegrini polacchi, in particolare ai giovani volontari della “Caritas Polonia” con i loro coetanei provenienti dalla Siria. Cari fratelli e sorelle, il tempo quaresimale ci avvicina in modo particolare al mistero del sacrificio salvifico di Cristo che, compiuto una sola volta nella storia, si fa presente in ogni Eucaristia che celebriamo. Ringraziamo il Signore per il dono del suo amore e cerchiamo di condividerlo, facendo della nostra vita un dono libero e gratuito a Dio e ai fratelli. Vi benedico di cuore!

    Speaker:

    Serdecznie witam polskich pielgrzymów, a szczególnie młodych wolontariuszy „Caritas Polska” z ich rówieśnikami z Syrii. Drodzy bracia i siostry, wielkopostny czas w sposób szczególny zbliża nas do tajemnicy zbawczej ofiary Chrystusa. Dokonała się ona raz jeden w historii, ale uobecnia się w każdej Eucharystii, którą sprawujemy. Dziękujmy Panu za dar Jego miłości i starajmy się uczestniczyć w nim, czyniąc z naszego życia wolny i bezinteresowny dar dla Boga i dla braci. Z serca wam błogosławię!

    [00366-PL.01] [Testo originale: Polacco]

    In lingua italiana

    Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. A questo punto ho un dubbio: non so quali siano più rumorosi: gli italiani? I portoghesi? I brasiliani? O gli americani di lingua spagnola? Grazie per il vostro rumore!

    Sono lieto di accogliere i Sacerdoti docenti di “Teologia della Missione”; le Piccole Suore della Divina Provvidenza; le Suore Francescane dei Sacri Cuori e il gruppo del Movimento dei Focolari.

    Saluto i gruppi parrocchiali; la delegazione della “Fiaccola Benedettina”, accompagnata dall’Arcivescovo, Mons. Renato Boccardo; i ragazzi ospiti nel Centro di Accoglienza de L’Aquila; il Gruppo Gariwo “La Foresta dei Giusti” di Milano; l’Associazione Sesta Opera San Fedele di Milano; il Centro Regina Pacis di Quarto; il Gruppo “Accanto a chi è nel Bisogno” di San Giorgio nel Sannio e gli Istituti scolastici, in particolare il “Campolieti” di Termoli e il “Maria Ausiliatrice” di Canove di Roana.

    Un pensiero speciale rivolgo ai giovani, agli anziani, agli ammalati e agli sposi novelli. Cari fratelli, in questo tempo penitenziale, il Signore vi indica il cammino di speranza da seguire. Lo Spirito Santo vi guidi a compiere una vera conversione, per riscoprire il dono della Parola di Dio, per essere purificati dal peccato e per servire Cristo presente nei fratelli, secondo le capacità e i ruoli propri di ciascuno. Grazie.

    [00367-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Appelli del Santo Padre

    Appello per le “24 Ore per il Signore”


    Venerdì prossimo, nella Basilica di San Pietro, celebrerò la liturgia penitenziale per la tradizionale 24 Ore per il Signore.

    Mi auguro che le nostre chiese possano rimanere aperte a lungo per accogliere quanti vorranno prepararsi alla Santa Pasqua, celebrando il sacramento della Riconciliazione, e sperimentare in questo modo la misericordia di Dio.

    Appello per i Giochi Paralimpici Invernali di PyeongChang

    Tra due giorni si apriranno i Giochi Paralimpici Invernali nella città di PyeongChang, in Corea del Sud, che ha ospitato recentemente le Olimpiadi. Queste hanno mostrato come lo sport può tendere ponti tra paesi in conflitto e dare un valido contributo a prospettive di pace tra i popoli. I Giochi Paralimpici, ancora di più, attestano che attraverso lo sport si possono superare le proprie disabilità. Gli atleti e le atlete paralimpici sono per tutti esempio di coraggio, di costanza, di tenacia nel non lasciarsi vincere dai limiti. Lo sport appare così una grande scuola di inclusione, ma anche di ispirazione per la propria vita e di impegno a trasformare la società.

    Rivolgo il mio saluto al Comitato Paralimpico Internazionale, agli atleti e alle atlete, alle Autorità e al popolo coreano. Assicuro la mia preghiera perché questo evento possa favorire giorni di pace e di gioia per tutti.

    [00372-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    Saluto ai fedeli presenti nella Basilica di San Pietro

    Buongiorno a tutti voi! Oggi si pensava ci fosse la pioggia, ma chi capisce Roma? Il clima di Roma è così, e per questo l’abbiamo fatta qui e non in piazza… Grazie della vostra pazienza e delle vostre preghiere. Perché io so che voi pregate per me! E’ vero questo? No? Non è vero? E’ vero! Continuate a pregare per me.

    Adesso, prima di salutarvi, vi darò la benedizione, per voi, per le vostre famiglie, per tutte le cose che avete nel cuore. Ma prima preghiamo la Madonna tutti insieme.

    “Ave Maria” e benedizione

    E pregate per me, non dimenticatevi!

    [00373-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0174-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #54
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    Udienza ai membri dell’“International Catholic Migration Commission”, 08.03.2018


    Alle ore 10 di questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri dell’International Catholic Migration Commission (ICMC), in occasione del Consiglio Plenario, che si svolge a Roma dal 6 all’8 marzo 2018.

    Dopo le parole di saluto dell’Em.mo Card. John Njue, Arcivescovo di Nairobi, Presidente della ICMC, il Papa ha rivolto ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

    Discorso del Santo Padre

    Cari fratelli e sorelle,

    vi do il benvenuto in occasione del Consiglio Plenario della Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni. Ringrazio cordialmente il Presidente, Cardinale Njue – che ha un grande senso dell’umorismo –, per le sue parole di saluto e per la breve sintesi dei vostri lavori.

    Come già fece san Giovanni Paolo II, riecheggiando parole del beato Giovanni Battista Montini, voglio ribadire che la causa di questo organismo di cui fate parte è la causa di Cristo stesso (cfr Discorso ai Membri della CICM, 12 novembre 2001: Insegnamenti XXIV, 2 [2001], 712). Questa realtà non è cambiata con il tempo, anzi, l’impegno si è rafforzato in considerazione delle condizioni disumane in cui versano milioni di fratelli e sorelle migranti e rifugiati in diverse parti del mondo. Così come accadde al tempo del popolo di Israele schiavo in Egitto, il Signore ascolta il loro grido e conosce le loro sofferenze (cfr Es 3,7). La liberazione dei miseri, degli oppressi e dei perseguitati è parte integrante, oggi come ieri, della missione che Dio ha affidato alla Chiesa. E il lavoro della vostra Commissione rappresenta un’espressione tangibile di tale impegno missionario. Sono cambiate molte cose dal 1951, data della sua fondazione: i bisogni sono diventati sempre più complessi; gli strumenti per rispondervi si sono resi più sofisticati; il servizio è andato facendosi via via più professionale. Nessuno di questi cambiamenti, però, è riuscito – grazie a Dio – a scalfire la fedeltà della Commissione alla sua missione. Grazie.

    Il Signore mandò Mosè in mezzo al suo popolo oppresso per asciugare le lacrime e ridare speranza (cfr Es 3,16-17). In oltre 65 anni di attività, la Commissione si è distinta nella realizzazione, in nome della Chiesa, di un’opera poliedrica di assistenza ai migranti e ai rifugiati nelle più varie situazioni di vulnerabilità. Le molteplici iniziative avviate nei cinque continenti rappresentano declinazioni esemplari dei 4 verbi – accogliere, proteggere, promuovere e integrare – con i quali ho voluto esplicitare la risposta pastorale della Chiesa di fronte alle migrazioni (cfr Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2018, 15 agosto 2017).

    Auspico che quest’opera continui, animando le Chiese locali a prodigarsi per le persone che sono state costrette a lasciare la propria patria e che diventano troppo spesso vittime di inganni, violenze e abusi di ogni genere. Grazie all’esperienza inestimabile, accumulata in tanti anni di lavoro, la Commissione può offrire un’assistenza qualificata alle Conferenze episcopali e alle Diocesi che stanno ancora cercando di organizzarsi per meglio rispondere a questa sfida epocale.

    «Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!» (Es 3,10). Così il Signore inviò Mosè dal Faraone per convincerlo a liberare il suo popolo. Per liberare gli oppressi, gli scartati e gli schiavi di oggi, è essenziale promuovere un dialogo aperto, e sincero con i governanti, un dialogo che fa tesoro dell’esperienza vissuta, delle sofferenze e delle aspirazioni del popolo, per richiamare ciascuno alle proprie responsabilità. I processi avviati dalla comunità internazionale verso un patto globale sui rifugiati e un altro per una migrazione sicura, ordinata e regolare rappresentano uno spazio privilegiato per realizzare tale dialogo. Anche in questo la Commissione si è impegnata in prima linea offrendo un contributo valido e competente in ordine a trovare quelle nuove vie auspicate dalla comunità internazionale per rispondere con accortezza a questi fenomeni che caratterizzano la nostra epoca.

    E mi rallegro che molte delle Conferenze episcopali qui rappresentate stanno camminando in questa direzione, in una comunione di intenti che testimonia al mondo intero la sollecitudine pastorale della Chiesa verso i nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati.

    Il lavoro non è concluso. Insieme dobbiamo incoraggiare gli Stati a concordare risposte più adeguate ed efficaci alle sfide poste dai fenomeni migratori; e possiamo farlo sulla base dei principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa. Dobbiamo altresì impegnarci per assicurare che alle parole – codificate nei due Patti citati – seguano impegni concreti nel segno di una responsabilità globale e condivisa. Ma l’impegno della Commissione va oltre. Chiedo allo Spirito Santo di continuare a illuminare la vostra importante missione, manifestando l’amore misericordioso di Dio ai nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati. Vi assicuro la mia vicinanza e la mia preghiera; e voi, mi raccomando, non dimenticatevi di pregare per me. Grazie.

    [Benedizione]

    [00375-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #55
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    Udienza ai partecipanti alla Conferenza dei Rettori di Seminari di lingua tedesca, 08.03.2018


    Alle ore 10.30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Conferenza dei Rettori di Seminari di lingua tedesca.

    Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’incontro:

    Discorso del Santo Padre

    Cari confratelli,

    vi saluto di cuore ringraziando per questo incontro fraterno, che ci rafforza nel cammino della nuova evangelizzazione del nostro continente europeo. Ringrazio il Rettore Niehues per le sue cortesi parole.

    Come persone umane e come sacerdoti confidiamo nel patrimonio delle nostre esperienze. Nello stesso tempo, tuttavia, dobbiamo riconoscere che stanno nascendo nuove e diverse forme culturali che non rientrano nei modelli a noi noti. Dobbiamo spogliarci di alcune abitudini a cui siamo attaccati e impegnarci con ciò che è ancora sconosciuto. Ma anche in questo possiamo sempre volgere lo sguardo verso Gesù che ha sofferto, è morto ed è risorto. Nelle sue ferite, come anche in quelle del mondo, possiamo riconoscere i segni della Risurrezione. Questa certezza ci mette sempre di nuovo in cammino come testimoni della speranza.

    Cari confratelli, le vocazioni noi non le possiamo creare. Possiamo, invece, essere testimoni della chiamata di Dio misericordioso rivolta a noi. Egli ci chiama, affinché usciamo dal nostro “io” e ci rivolgiamo al “tu”. Questo “tu” è la persona concreta del bisognoso, di chi ha necessità della vicinanza degli uomini e della vicinanza di Dio. E su questo vogliamo sensibilizzare anche i giovani che si preparano al sacerdozio. Al tempo stesso, tutti noi siamo sempre chiamati anche ad una comunità più grande, quella dei kyriakoi, coloro che appartengono al Signore. Questa comunità ci sostiene, affinché possiamo rispondere con tutto il cuore alla chiamata di Dio.

    Affido voi e i candidati al sacerdozio dei Paesi di lingua tedesca alla Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa. E mentre vi chiedo per favore di pregare anche per me, di cuore imparto a voi e alle vostre comunità la Benedizione Apostolica.

    [00376-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  6. #56
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    Discorso del Santo Padre durante l'udienza ai partecipanti al XXIX Corso sul Foro interno promosso dalla Penitenzieria Apostolica
    (Aula Paolo VI, 9 marzo 2018).

  7. #57
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    Omelia del Santo Padre durante la Celebrazione della Penitenza nella Basilica Vaticana
    (9 marzo 2018).

  8. #58
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    Udienza ai Membri dell’Associazione “Fontaine de la Miséricorde” dalla Svizzera, 10.03.2018


    Alle ore 12.10 di questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i Membri dell’Associazione “Fontaine de la Miséricorde” dalla Svizzera.

    Pubblichiamo di seguito il saluto che il Papa ha rivolto ai presenti all’Udienza:

    Saluto del Santo Padre

    Cari amici,

    sono lieto di incontrarvi in occasione del vostro pellegrinaggio a Roma. Rivolgo il mio cordiale saluto ai membri della “Fontana della Misericordia”, come pure a tutte le persone che accogliete e accompagnate attraverso le “Scuole di preghiera” e la formazione fraterna.

    Con voi rendo grazie al Signore, che vi ha permesso di fare esperienza della sua misericordia e che vi ha condotti a cercare e proporre dei mezzi affinché essa possa rimanere ben radicata nei vostri cuori e quindi aiutarvi a guardare sempre con serenità alla vita quotidiana (cfr Lett. ap. Misericordia et misera, 3). Vi invito perciò a perseverare con costanza e regolarità nella preghiera. Voi lo sapete: è lì, nell’incontro cuore a cuore con il Signore, in ascolto della sua Parola, che ci è dato di rinascere ogni giorno nell’acqua viva della sua misericordia, che scaturisce dal suo cuore aperto. Possiate anche voi, attraverso la vostra vita sacramentale, diventare testimoni della misericordia di Dio, che è per tutti gli uomini una chiamata a riconoscere la bellezza e la gioia di essere amati da Lui.

    Infine, vi incoraggio, attraverso la vita fraterna e con l’aiuto dello Spirito Santo, «a far crescere una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli» (ibid. n. 20).

    Con questa speranza, vi affido al Signore e all’intercessione della Vergine Maria; e, mentre vi chiedo di pregare per me, vi imparto la Benedizione Apostolica, estensibile a tutti i membri della Fontana della Misericordia.

    [00393-IT.01] [Testo originale: Italiano]

    (...)


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  9. #59
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    Le parole del Papa alla recita dell’Angelus, 11.03.2018


    Alle ore 12 di oggi, IV Domenica di Quaresima, il Santo Padre Francesco si è affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

    Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana:

    Prima dell’Angelus

    Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

    In questa quarta domenica di Quaresima, chiamata domenica “laetare”, cioè “rallegrati”, perché così è l’antifona d’ingresso della liturgia eucaristica che ci invita alla gioia: «Rallegrati, Gerusalemme […]. - così, è una chiamata alla gioia - Esultate e gioite, voi che eravate nella tristezza». Così incomincia la Messa. Quale è il motivo di questa gioia? Il motivo è il grande amore di Dio verso l’umanità, come ci indica il Vangelo di oggi: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna» (Gv 3,16). Queste parole, pronunciate da Gesù durante il colloquio con Nicodemo, sintetizzano un tema che sta al centro dell’annuncio cristiano: anche quando la situazione sembra disperata, Dio interviene, offrendo all’uomo la salvezza e la gioia. Dio, infatti, non se ne sta in disparte, ma entra nella storia dell’umanità, si “immischia” nella nostra vita, entra, per animarla con la sua grazia e salvarla.

    Siamo chiamati a prestare ascolto a questo annuncio, respingendo la tentazione di considerarci sicuri di noi stessi, di voler fare a meno di Dio, rivendicando un’assoluta libertà da Lui e dalla sua Parola. Quando ritroviamo il coraggio di riconoscerci per quello che siamo - ci vuole coraggio per questo! -, ci accorgiamo di essere persone chiamate a fare i conti con la nostra fragilità e i nostri limiti. Allora può capitare di essere presi dall’angoscia, dall’inquietudine per il domani, dalla paura della malattia e della morte. Questo spiega perché tante persone, cercando una via d’uscita, imboccano a volte pericolose scorciatoie come ad esempio il tunnel della droga o quello delle superstizioni o di rovinosi rituali di magia. E’ bene conoscere i propri limiti, le proprie fragilità, dobbiamo conoscerle, ma non per disperarci, ma per offrirle al Signore; e Lui ci aiuta nella via della guarigione, ci prende per mano, e mai ci lascia da soli, mai! Dio è con noi e per questo mi “rallegro”, ci “rallegriamo” oggi: “Rallegrati, Gerusalemme”, dice, perché Dio è con noi.

    E noi abbiamo la vera e grande speranza in Dio Padre ricco di misericordia, che ci ha donato il suo Figlio per salvarci, e questa è la nostra gioia. Abbiamo anche tante tristezze, ma, quando siamo veri cristiani, c’è quella speranza che è una piccola gioia che cresce e ti dà sicurezza. Noi non dobbiamo scoraggiarci quando vediamo i nostri limiti, i nostri peccati, le nostre debolezze: Dio è lì vicino, Gesù è in croce per guarirci. Questo è l’amore di Dio. Guardare il Crocifisso e dirci dentro: “Dio mi ama”. E’ vero, ci sono questi limiti, queste debolezze, questi peccati, ma Lui è più grande dei limiti e delle debolezze e dei peccati. Non dimenticatevi di questo: Dio è più grande delle nostre debolezze, delle nostre infedeltà, dei nostri peccati. E prendiamo il Signore per mano, guardiamo il Crocifisso e andiamo avanti.

    Maria, Madre di misericordia, ci metta nel cuore la certezza che siamo amati da Dio. Ci stia vicino nei momenti in cui ci sentiamo soli, quando siamo tentati di arrenderci alle difficoltà della vita. Ci comunichi i sentimenti del suo Figlio Gesù, perché il nostro cammino quaresimale diventi esperienza di perdono, di accoglienza e di carità.

    [00400-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    Dopo l’Angelus

    Cari fratelli e sorelle,

    saluto tutti voi, romani e pellegrini venuti dall’Italia e da diversi Paesi, in particolare i fedeli di Agropoli, Padova, Troina, Foggia e Caltanissetta, e i giovani della parrocchia Sant’Antonio di Padova, in Serra di Pepe.

    Saluto la Comunità brasiliana di Roma, i cresimandi di Tivoli con il loro Vescovo, i giovani di Avigliano e i ragazzi di Saronno.

    Un saluto speciale rivolgo agli studenti universitari provenienti da diverse parti del mondo e riuniti nel primo “Vatican Hackathon”, promosso dal Dicastero per la Comunicazione: cari giovani, è bello mettere l’intelligenza, che Dio ci dona, a servizio della verità e dei più bisognosi.

    Auguro a tutti una buona domenica. Per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!

    [00401-IT.02] [Testo originale: Italiano]

    [B0187-XX.02]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  10. #60
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    3456
    Discorso del Santo Padre durante la visita alla Comunità di Sant’Egidio in occasione del 50° anniversario dalla sua fondazione
    (Basilica di Santa Maria in Trastevere, Roma, 11/03/2018).

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