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Discussione: S.E. Mons. Angelo Amato sul senso cristiano del male

  1. #1
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    S.E. Mons. Angelo Amato sul senso cristiano del male

    Riporto questo interessante spunto di riflessione. Buona lettura!

    ANNO XII NUMERO 99 - PAG I IL FOGLIO QUOTIDIANO VENERDÌ 27 APRILE 2007
    di Angelo Amato *

    L’ATMOSFERA MALVAGIA
    E IL MALE DAL VOLTO UMANO
    Amato non ha parlato solo dell’aborto, ma di una civiltà
    che vuole vivere come se il male non ci fosse. E si sbaglia

    Il male lo conosciamo a sufficienza, così come conosciamo il bene. Il male è dentro di noi e intorno a noi. Fenomenologicamente parlando, il male comprende le catastrofi naturali (tsunami, terremoti, eruzioni vulcaniche, inondazioni), le patologie degli esseri viventi (malattie, handicap, incidenti,
    morte), le deficienze morali (peccato, vizio, tentazioni), i disordini sociali (ingiustizia, violenza, oppressione, guerra), le carenze e le deviazioni del pensiero
    (ignoranza, errore).
    Del resto, leggendo i giornali – o utilizzando Internet o la tv o la radio – ogni giorno noi assistiamo a un film perverso sul male, che viene “girato” in ogni parte del mondo con sceneggiature sempre nuove e crudeli, come constatiamo dalle mille provocazioni del terrorismo internazionale.
    Come esempio di questa onda maligna che ci assale quotidianamente, prendo un giorno preciso (giovedì, 19 aprile 2007, quattro giorni fa) e un giornale italiano conosciuto anche all’estero
    (il Corriere della Sera). Quel giorno ricorreva il secondo anniversario dell’elezione
    a pontefice di Benedetto XVI. Ma il titolo d’apertura del giornale era il seguente: “Assalto ai cristiani in Turchia, tre sgozzati in una casa editrice che pubblica la Bibbia”. Si tratta di veri e propri martiri, perché sono stati barbaramente torturati e uccisi “in odium fidei”, in quanto cristiani. Sempre in prima
    pagina ci sono altri due titoli odiosi: “Bimba di 9 mesi uccisa dai rottweiler dei genitori” e “Matrimoni e decapitazioni”. Quest’ultimo titolo fa riferimento a un fotografo di matrimoni, che in Iraq viene costretto a filmare le crudeli decapitazioni dei prigionieri. Nelle pagine degli “esteri”, domina, a pag. 19, la notizia di una “Strage al mercato, duecento morti in Iraq”: un’autobomba esplode in una piazza di Baghdad uccidendo operai, commercianti e clienti che affollavano il mercato. Qualche pagina più
    avanti, un altro titolo sconvolgente parla di una bambina “violentata a nove anni dopo la recita della scuola” da un branco di minorenni in età compresa tra gli 11 e i 14 anni. Sempre sulla stessa pagina
    28 ci sono due fotografie di Cho Seung Hui, lo studente di origine coreana, autore due giorni prima al Virginia Tech (Usa) della più grande strage avvenuta in un campus universitario: aveva ucciso a sangue freddo 32 studenti, prima di suicidarsi. Ancora a pagina 28 c’è la notizia di un imprenditore, ucciso a colpi di pistola alla periferia di Bologna. Nella cronaca di Roma, poi, si parla di un operaio morto in cantiere; di un pullman che investe, uccidendolo, un militare, dell’arresto di quattro rapinatori.
    A questa razione giornaliera di male c’è da aggiungere il male che resta quasi invisibile, ma che esiste nelle sedi più impensate e che, paradossalmente, viene presentato come bene, come espressione
    del “progresso” dell’umanità. Si pensi, ad esempio, alle cliniche abortistiche, autentici mattatoi di esseri umani in boccio; ai laboratori dove si fabbrica, ad esempio, la Ru 486, la “pillola anticoncezionale del giorno dopo” o dove si manipolano gli embrioni umani, come fossero semplice materiale biologico; ai parlamenti delle nazioni cosiddette “civili”, dove si promulgano leggi contrarie
    alla natura dell’essere umano, come l’approvazione di matrimoni tra persone dello stesso sesso o l’eutanasia.
    Oltre all’abominevole terrorismo dei kamikaze, che occupa quotidianamente la nostra cineteca mediatica, c’è il cosiddetto “terrorismo dal volto umano”, anch’esso quotidiano e altrettanto ripugnante, che viene subdolamente propagandato dai mezzi di comunicazione sociale,
    manipolando ad arte il linguaggio tradizionale, con espressioni che nascondono
    la tragica realtà dei fatti. Ad esempio, l’aborto viene chiamato interruzione volontaria della gravidanza e non uccisione di un essere umano indifeso; la clinica abortiva viene indicata con una espressione innocua, anzi attraente: centro di salute riproduttiva; l’eutanasia viene chiamata più blandamente
    morte con dignità.
    C’è poi un vero e proprio culto sacrilego del male presente nelle cosiddette sette sataniche: “Comunemente per ‘satanismo’ si intende il culto di Satana, che può essere inteso sia come divinità
    malefica a se stante, sia come avversario del Dio cristiano”. Il satanista è colui che sceglie di venerare
    e servire il demonio, il principe del male e il tentatore al male. I desideri del satanista sono quelle richieste che il Dio buono non può esaudire. Gli atteggiamenti satanici consistono nella inosservanza dei precetti cristiani, eseguiti all’incontrario, “commettendo, per oltraggiare più gravemente Cristo, i peccati che egli ha espressamente maledetti: la contaminazione del culto e l’orgia carnale”. Per i satanisti ciò che i cristiani chiamano bene è male e questo capovolgimento dei valori si manifesta
    nel fatto che essi provano piacere nel commettere gesti sacrileghi e azioni delittuose, operando anche omicidi rituali di persone innocenti.
    Di fronte a questa fenomenologia l’uomo ha sempre esercitato la sua ragione, per capire il significato e l’origine del male e per trovare soluzioni atte a limitarne la forza devastatrice per le singole persone e per le comunità.
    In concreto, il male lancia all’uomo una triplice sfida. Anzitutto una sfida esistenziale-pratica, provocandolo a prendere posizione con un atteggiamento o di rassegnazione passiva e di fatalismo,
    o di ribellione, o di disprezzo stoico, o di resistenza fiduciosa per vincere il male o attenuarne gli effetti. Si dà poi una sfida teorica, in quanto il male induce la ragione a ricercarne le spiegazioni. E’ questo, ad esempio, il problema della teodicea, che si propone di conciliare l’esistenza del male con
    quella della presenza di un Dio creatore, infinitamente buono e onnipotente. Infine, il mysterium iniquitatis solleva il problema della salvezza finale dell’uomo.
    Le religioni – soprattutto il Cristianesimo – assegnano un posto rilevante a questa problematica.
    Considerazioni filosofiche
    Jean-Louis Bruguès qualche anno fa diceva: “Tutti i grandi filosofi si sono occupati della difficilissima questione del ‘male radicale’ per analizzarne i rapporti con la natura (Kant), con la libertà
    (Schelling), con la storia (Hegel). Tuttavia, fatta eccezione per E. Levinas, V. Jankelevitch e alcuni moralisti, il problema è oggi ignorato dalle varie filosofie contemporanee. Come se il male non
    esistesse più!”. Eppure – secondo Paul Ricoeur – ancora oggi l’onnipresenza del male in tutte le sue articolazioni costituisce una “sfida alla filosofia e alla
    teologia”. […] Di fronte al pessimismo di Pierre Bayle (1647-1706), che aveva accusato la bontà di Dio per il male del mondo, Gottfried Leibniz (1646-1716), nel suo Essais de théodicée sur la bonté de l’homme et l’origine du mal (1710), cercò di dimostrare che l’esistenza del male non era incompatibile con l’esistenza di un Dio infinitamente buono e onnipotente. La sua ipotesi poggia su due argomenti:
    l’idea greca, secondo la quale il male non sarebbe che la privazione di un bene o, meglio ancora, il limite metafisico, la finitezza costitutiva degli esseri; e l’idea di un dio super-ingegnere, che ha
    creato il migliore dei mondi possibili.
    Esiste, quindi il male metafisico, che però è solo un limite. C’è, poi, il male fisico, che è spiegabile, però, con la ipotesi del migliore dei mondi possibili; e c’è, infine, il male morale, permesso da Dio
    in quanto abuso della libertà umana. Ad ogni modo, di fronte al male di ogni genere, l’uomo può consolarsi con l’idea che nel mondo c’è suprema armonia e che ci sono ragioni sufficienti che la sua intelligenza non riuscirà mai a cogliere. Questa visione leibniziana è falsamente ottimistica e genera fatalismo e passività. Sottovaluta, inoltre, la libertà umana e il male morale da essa provocato.
    Per Teilhard de Chardin (1881-1955), considerata la sua visione evoluzionistica del mondo, il male sarebbe una inevitabile necessità statistica, una specie di scoria dell’evoluzione del creato, che
    procederebbe per gradi verso il suo compimento definitivo. Anche in questa visione viene sottovalutata la libertà umana e il dramma del male morale. Nessuna evoluzione può, infatti, giustificare i conflitti, le guerre, le ingiustizie, le oppressioni. Il male non è un sottoprodotto della bontà dell’evoluzione, ma
    resta il risultato delle libere scelte dell’uomo. E in nessun modo esso contribuisce a migliorare la creazione.
    Per il marxismo classico e postmoderno, alla radice di tutte le forme del male ci sarebbe la situazione storica di ingiustizia, per cui tutti i mali avrebbero una origine economico-sociale. Superata la distinzione delle classi, eliminate la religione e la proprietà privata – e quindi eliminate le cause dei mali – inizierebbe la vera storia dell’uomo riconciliato con la natura e con i suoi simili. La liberazione dal male non dipenderebbe dalla conversione del cuore al bene ma dalla lotta collettiva. Anche
    qui il male viene sganciato dalla libertà personale dell’uomo e viene interpretato alla luce di strutture universali e impersonali. Inoltre non è sostenibile l’interpretazione del male in puri termini economici.
    La riflessione filosofica contemporanea considera la reale possibilità del superamento del male. La secolarizzazione ha portato al massimo la convinzione che l’uomo possa vincere il male con le
    sue conoscenze scientifiche, le sue conquiste tecniche e con la cooperazione internazionale globalizzata. […]
    Interpretazioni religiose
    Anche le religioni hanno cercato di rispondere al perché del male, narrando il suo sorgere e proponendo la liberazione immediata o promessa da esso. Senza inoltrarci nell’arcipelago delle varie scuole e tradizioni hindù e buddiste, diciamo solo, che, nell’induismo, ad esempio, il male è conseguenza dell’azione disordinata dell’uomo. Il male attualmente sperimentato (karma, destino), sottoforma di malattia, povertà, infelicità, è spiegato come punizione per il male compiuto nel passato. Una condotta
    di vita virtuosa, però, che asseconda il dharma, può condurre alla rottura della catena della reincarnazione (samsara) e alla liberazione-fusione nel brahman (l’Io cosmico).
    Nel buddismo l’esistenza dell’uomo è caratterizzata dalla sofferenza: nascita, malattia, vecchiaia, morte. Causa di questi mali è il desiderio. La proposta buddista consiste nell’annientamento del
    desiderio, fonte di ogni sofferenza, mediante un atteggiamento di indifferenza. In tal modo, con una articolata prassi ascetica, si raggiunge il nirvana.
    Nell’islam il male consiste nella disobbedienza alla volontà divina e alla sua legge. Il musulmano deve evitare le azioni interdette e osservare i precetti – di ordine alimentare, igienico, rituale o
    propriamente “morale” – ordinati o solo raccomandati da Dio nel Corano.
    Nell’ebraismo il male viene pensato come peccato, come infedeltà all’alleanza con Dio, mediante azioni e omissioni – di ordine morale o rituale – che contrastano con la legge divina. I Salmi, ad
    esempio, celebrano l’armonia tra il retto comportamento morale e la prosperità dell’individuo. In Giobbe, però, è il giusto che soffre. Qui, la soluzione non si ottiene nell’elaborazione di una nuova
    teoria sulla giusta retribuzione, bensì nel confermare a Dio la propria fiducia e nell’affidarsi in ultima istanza alla sua volontà provvidente.
    La prospettiva cristiana
    Nella prospettiva cristiana, che accoglie anche la rivelazione divina dell’Antico Testamento, il male pone il problema della giustificazione della sua presenza con la realtà della bontà e dell’onnipotenza
    di Dio. In ogni caso, il male dipende dalla libertà dell’uomo, dalla sua responsabilità e dalla sua consapevole trasgressione della legge divina. Il peccato è, quindi, la causa prima del male. Nei primi secoli cristiani la Chiesa respinse la dottrina manichea, che aveva immaginato un principio malvagio
    contrapposto al Dio buono. […]
    Il Catechismo pone la domanda cruciale dello scandalo del male che contrasta con l’onnipotenza e la bontà di Dio: “Se Dio Padre onnipotente, Creatore del mondo ordinato e buono, si prende cura di tutte le sue creature, perché esiste il male? A questo interrogativo tanto pressante quanto inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso, nessuna risposta immediata potrà bastare. E’ l’insieme della fede cristiana che costituisce la risposta a tale questione: la bontà della creazione, il dramma del peccato, l’amore paziente di Dio che viene incontro all’uomo con le sue alleanze, con l’incarnazione redentrice del suo Figlio, con il dono dello Spirito, con la convocazione della Chiesa, con la forza dei sacramenti,
    con la vocazione ad una vita felice, alla quale le creature libere sono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale, per un mistero terribile, possono anche sottrarsi. Non c’è un punto del messaggio cristiano che non sia, per un certo aspetto, una risposta al problema del male” (CCC 309)”.
    Annunciatori del bene, esorcisti del male
    Il Santo Padre Benedetto XVI, nel suo libro “Gesù di Nazaret”, ha affrontato due volte il tema del male, offrendoci una straordinaria pagina di lettura attualizzante della Scrittura e dell’insegnamento
    di Gesù al riguardo. Parlando della chiamata dei Dodici, il Papa rileva che Gesù istituisce i Dodici
    con una duplice destinazione: per stare con lui e per mandarli. […] Lo stare con Gesù prepara i discepoli alla missione, perché essere con Gesù comporta la dinamica della missione. E la finalità
    di questa missione è l’annuncio del Vangelo e il potere di scacciare i demoni: “Diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità (Mt 10,1). Il primo
    incarico è quello di donare agli uomini l’annuncio della Parola di Gesù. Gli apostoli sono tutti evangelisti. E il loro annuncio, oltre che illuminazione delle menti con la verità di Dio, è anche una
    lotta contro il male: “Poiché il mondo è dominato dalle potenze del male, quest’annuncio
    è allo stesso tempo una lotta contro queste potenze. I messaggeri di Gesù mirano, al suo seguito, ad un’esorcizzazione del mondo, alla fondazione di una nuova forma di vita nello Spirito
    Santo, che liberi dall’ossessione diabolica” (Pesch, “Il Vangelo di Marco”. Prima parte, p. 344). […]
    “Esorcizzare” per Benedetto XVI significa collocare il mondo nella luce della retta ratio che proviene dall’eterna Ragione creatrice e risanatrice: “San Paolo, nella Lettera agli Efesini, ha descritto una volta, da un’altra prospettiva, questo carattere esorcistico del cristianesimo, dicendo: “Attingete
    forza nel Signore e nel vigore della sua potenza! Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne,
    ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti” (Ef 6,10- 12). Heinrich Schlier ha spiegato così questa rappresentazione della lotta del cristiano, che oggi ci appare sorprendente o anche strana: “I nemici non sono questo o quell’altro e nemmeno io stesso, non sono carne e sangue … il contrasto va più nel profondo. Si rivolge contro una quantità innumerevole di nemici che sono instancabilmente all’attacco,
    avversari non ben definibili che non hanno veri nomi, ma solo denominazioni collettive; sono anche a priori superiori all’uomo e questo per la loro posizione superiore, per la loro posizione “nei cieli” dell’esistenza, superiori anche per l’impenetrabilità e l’inattaccabilità della loro posizione. La loro
    posizione è, appunto, l’“atmosfera” dell’esistenza, un’atmosfera che essi stessi
    diffondono intorno a sé, essendo infine tutti ricolmi di una malvagità sostanziale e mortale” (op. cit., p. 291)”. Il Papa parla di un’atmosfera malvagia, che assomiglia molto a quanto abbiamo detto all’inizio a proposito della fenomenologia del male. Il male oggi non è solo azione di singoli o di gruppi ben individuabili, ma proviene da centrali oscure, da laboratori di opinioni false, da potenze anonime che martellano le nostre menti con messaggi falsi, giudicando ridicolo e retrogrado un comportamento conforme al Vangelo.
    “E’ chi non vedrebbe che ci sono avvelenamenti mondiali del clima spirituale che minacciano l’umanità nella sua dignità, addirittura nella sua esistenza? La singola persona, anzi, le stesse
    comunità umane sembrano irrimediabilmente abbandonate all’azione di queste potenze. Il cristiano sa che, da solo, neppure lui può riuscire a dominare questa minaccia. Ma nella fede, nella comunione
    con l’unico vero Signore del mondo, gli è donata l’“armatura di Dio”, con cui – nella comunione dell’intero Corpo di Cristo – può opporsi a queste potenze, sapendo che il Signore ci restituisce
    nella fede l’aria depurata da respirare – il soffio del Creatore, il soffio dello Spirito Santo, nel quale soltanto il mondo può essere risanato”. […]
    * Segretario della congregazione per la Dottrina della fede

  2. #2
    Utente Senior L'avatar di est modus
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    Assolutamente splendido l'articolo che ci hai proposto, Cara Berty. Sottoscrivo in pieno ogni affermazione ivi contenuta e invito tutti gli amici forumisti a leggerlo e meditarlo. Grazie.

  3. #3
    Utente Senior L'avatar di est modus
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    Volevo aggiungere che Mons. Amato affronta con estrema incisività e lucidità il problema del male nel mondo, tema sul quale avevo proposto un thread nel marzo scorso (Teologia, pag. 4), che, a mio debole giudizio, meriterebbe di essere ulteriormente sviluppato, anche alla luce delle affermazioni di Mons. Amato. Ringrazio i forumisti che vorranno prenderne nota.

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