Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cristiani in Cina: il cristianesimo nella Repubblica Popolare Cinese

  1. #1
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    Cristiani in Cina: il cristianesimo nella Repubblica Popolare Cinese

    LA SITUAZIONE DEI CRISTIANI
    E DELLA CHIESA CATTOLICA
    NELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

    Informazioni costantemente aggiornate








    AVVISO AI GIORNALISTI

    Si informano i giornalisti accreditati che sabato 30 giugno 2007 sarà a disposizione, a partire dalle ore 9 con embargo fino alle ore 12, la Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese.

    www.vatican.va

  2. #2
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    Un argomento a favore della distensione e della volontà del governo cinese di migliorare i rapporti con i cattolici sono le insistenti voci che il governo cinese voglia arrivare alle Olimpiadi di Pechino del 2008 avendo risolto, o almeno molto migliorato, la situazione della libertà religiosa nel Paese. Diritti umani e libertà religiosa sono i due grandi temi su cui il governo comunista ha avuto finora un atteggiamento di estrema chiusura, ma lo stesso burrascoso sviluppo economico interno e il numero enorme di conversioni (non solo al cattolicesimo, anche a confessioni protestanti e al Falung Gong, un gruppo religioso fortemente osteggiato dal governo, che ne ha incercerato numerosi appartenenti) potrebbero incrinare la chiusura del governo.

  3. #3
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    NOTA DELLA MODERAZIONE DEL FORUM

    Per ovvi motivi di copyright e di spazio, non viene qui riportato il testo completo della Lettera del Santo Padre ai Cattolici Cinesi, firmata lo scorso 27 maggio e resa pubblica oggi, 30 giugno.

    Il link alla Lettera, sul sito della Santa Sede, è il seguente:
    http://www.vatican.va/holy_father/be..._china_it.html


    Pubblichiamo di seguito la nota esplicativa e il comunicato stampa diffusi oggi dal Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede:


    LETTERA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AI VESCOVI, AI PRESBITERI, ALLE PERSONE CONSACRATE E AI FEDELI LAICI DELLA CHIESA CATTOLICA NELLA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

    NOTA ESPLICATIVA DELLA LETTERA DI BENEDETTO XVI AI CATTOLICI CINESI, DEL 27 MAGGIO 2007

    Testo in lingua italiana

    NOTA ESPLICATIVA

    Con la "Lettera ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese", che porta la data della domenica di Pentecoste, il papa Benedetto XVI desidera manifestare il suo amore e la sua vicinanza ai cattolici, presenti in Cina. Lo fa, senza dubbio, come Successore di Pietro e Pastore Universale della Chiesa.

    Dal testo emergono due pensieri fondamentali: da una parte, un profondo affetto per tutta la comunità cattolica in Cina e, dall’altra parte, un’appassionata fedeltà ai grandi valori della tradizione cattolica in campo ecclesiologico; quindi, una passione per la carità e una per la verità. Il Papa ricorda le grandi linee ecclesiologiche del Concilio Vaticano II e della tradizione cattolica, ma nello stesso tempo prende in considerazione aspetti particolari della vita della Chiesa in Cina, inquadrandoli in un’ampia visione teologica.

    A - La Chiesa in Cina negli ultimi 50 anni

    La comunità cattolica in Cina ha vissuto intensamente questi ultimi 50 anni, affrontando un cammino difficile e doloroso, che non soltanto l’ha segnata in profondità ma anche le ha fatto assumere caratteristiche peculiari che la distinguono ancora oggi.

    La comunità cattolica soffrì una prima persecuzione negli anni ’50, che vide l’espulsione dei Vescovi e dei missionari stranieri, l’imprigionamento di quasi tutti gli ecclesiastici cinesi e dei responsabili dei vari movimenti laicali, la chiusura delle chiese e l’isolamento dei fedeli. Alla fine degli anni ’50 furono poi creati organismi statali quali l’Ufficio per gli Affari Religiosi e l’Associazione Patriottica dei Cattolici Cinesi, con lo scopo di guidare e "controllare" ogni attività religiosa. Nel 1958 ebbero luogo le prime due ordinazioni episcopali senza il mandato papale, dando inizio a una lunga serie di gesti che feriscono profondamente la comunione ecclesiale.

    Nel decennio 1966-1976, la Rivoluzione Culturale, che era in atto in tutto il Paese, coinvolse violentemente la comunità cattolica, colpendo anche quei Vescovi, sacerdoti e fedeli laici che si erano dimostrati più disponibili verso i nuovi orientamenti, imposti dalle Autorità governative.

    Negli anni ’80, con le aperture promosse da Deng Xiaoping, cominciò un periodo di tolleranza religiosa con qualche possibilità di movimento e di dialogo, che permise la riapertura di chiese, di seminari e di case religiose, e una certa ripresa della vita comunitaria. Le informazioni, che pervenivano dalle comunità ecclesiali cinesi, confermavano che, ancora una volta, il sangue dei martiri era stato seme di nuovi cristiani: la fede era rimasta viva nelle comunità, la maggioranza dei cattolici aveva dato una fervida testimonianza di fedeltà a Cristo e alla Chiesa, le famiglie erano diventate al loro interno il fulcro della trasmissione della fede. Il nuovo clima non mancò, però, di suscitare differenti reazioni in seno alla comunità cattolica.

    A questo proposito, il Papa ricorda che alcuni Pastori, "non volendo sottostare a un indebito controllo, esercitato sulla vita della Chiesa, e desiderosi di mantenere una piena fedeltà al Successore di Pietro e alla dottrina cattolica, si sono visti costretti a farsi consacrare clandestinamente" per assicurare un servizio pastorale alle proprie comunità (n. 8). Infatti "la clandestinità" - precisa il Santo Padre - "non rientra nella normalità della vita della Chiesa, e la storia mostra che Pastori e fedeli vi fanno ricorso soltanto nel sofferto desiderio di mantenere integra la propria fede e di non accettare ingerenze di organismi statali in ciò che tocca l’intimo della vita della Chiesa" (ivi).

    Altri, solleciti soprattutto del bene dei fedeli e guardando al futuro, "hanno acconsentito a ricevere l’ordinazione episcopale senza il mandato pontificio ma, in seguito, hanno chiesto di poter essere accolti nella comunione con il Successore di Pietro e con gli altri Fratelli nell’episcopato" (ivi). Il Papa, considerando la complessità della situazione e profondamente desideroso di favorire il ristabilimento di una piena comunione, ha concesso a molti di loro "il pieno e legittimo esercizio della giurisdizione episcopale".

    Analizzando attentamente la situazione della Chiesa in Cina, Benedetto XVI è consapevole del fatto che la comunità soffre, al suo interno, di una situazione di forti contrasti che vede coinvolti fedeli e Pastori. Egli mette, però, in risalto che tale dolorosa situazione non è stata provocata da diverse posizioni dottrinali ma è frutto del "ruolo significativo svolto da organismi, che sono stati imposti come principali responsabili della vita della comunità cattolica" (n. 7). Si tratta di organismi, le cui dichiarate finalità, in particolare quella di attuare i principi di indipendenza, autogoverno e autogestione della Chiesa, non sono conciliabili con la dottrina cattolica. Questa interferenza ha dato luogo a situazioni veramente preoccupanti. Per di più, i Vescovi e i sacerdoti si sono visti molto controllati e coartati nell’esercizio del proprio officio pastorale.

    Negli anni ’90, da più parti e con sempre maggiore frequenza, Vescovi e sacerdoti si sono rivolti alla Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli e alla Segretaria di Stato per poter ricevere dalla Santa Sede precise indicazioni di comportamento circa alcuni problemi della vita ecclesiale in Cina. Molti chiedevano quale atteggiamento dovessero assumere nei confronti del Governo e degli organismi statali, preposti alla vita della Chiesa. Altre richieste riguardavano problemi strettamente sacramentali, quali la possibilità di concelebrare con Vescovi che erano stati ordinati senza mandato pontificio o di ricevere i Sacramenti da sacerdoti, ordinati da quei Vescovi. Alcuni settori della comunità cattolica, infine, si trovavano disorientati di fronte alla legittimazione di numerosi Vescovi, che erano stati consacrati illecitamente.

    La legge sulla registrazione dei luoghi di culto, poi, e la richiesta statale del certificato di appartenenza all’Associazione Patriottica hanno suscitato nuove tensioni e ulteriori interrogativi.

    Durante quegli anni il papa Giovanni Paolo II ha indirizzato più volte alla Chiesa, che è in Cina, messaggi e appelli che invitavano tutti i cattolici all’unità e alla riconciliazione. Gli interventi del Santo Padre sono stati bene accolti, creando una passione per l’unità, ma le tensioni con le Autorità e all’interno della comunità cattolica non sono, purtroppo, diminuite.

    Da parte sua, la Santa Sede ha dato indicazioni circa varie problematiche, ma il passare del tempo e il sorgere di nuove situazioni sempre più complesse esigevano una riconsiderazione dell’intera materia al fine di offrire una risposta più precisa possibile alle richieste e di far conoscere sicuri orientamenti per l’attività pastorale negli anni a venire.

    B - Iter storico della Lettera pontificia

    Le varie problematiche, che sembrano marcare più da vicino la vita della Chiesa in Cina durante questi ultimi anni, sono state ampiamente e attentamente analizzate da un’apposita Commissione ristretta, composta da alcuni sinologi e da coloro che, nella Curia Romana, seguono la situazione di quella comunità. Quando poi il papa Benedetto XVI ha deciso di convocare, per i giorni 19-20 gennaio 2007, una Riunione che ha visto la partecipazione di vari ecclesiastici anche cinesi, la menzionata Commissione si è adoperata per preparare un documento al fine di favorire un ampio dibattito sui vari punti, di raccogliere indicazioni pratiche dai partecipanti e di prospettare alcuni possibili orientamenti teologico-pastorali per la comunità cattolica in Cina. Sua Santità, che ha benevolmente partecipato all’ultima sessione della Riunione, tra le altre cose ha deciso di indirizzare una sua Lettera ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici.

    C - Contenuti della Lettera

    "Senza pretendere di trattare ogni particolare di complesse problematiche da voi ben conosciute", scrive Benedetto XVI ai cattolici cinesi, "con questa Lettera vorrei offrire alcuni orientamenti in merito alla vita della Chiesa e all’opera di evangelizzazione in Cina, per aiutarvi a scoprire ciò che da voi vuole il Signore e Maestro, Gesù Cristo" (n. 2). Il Papa richiama alcuni principi fondamentali dell’ecclesiologia cattolica per illuminare le problematiche più importanti, nella consapevolezza che la luce di tali principi potrà aiutare ad affrontare le varie questioni e gli aspetti più concreti della vita della comunità cattolica.

    Nell’esprimere viva gioia per la fedeltà che i cattolici in Cina hanno mostrato in questi ultimi cinquant’anni, Benedetto XVI riafferma il valore inestimabile delle loro sofferenze e della persecuzione subita a causa del Vangelo, e rivolge a tutti un fervido appello all’unità e alla riconciliazione. Consapevole del fatto che la piena riconciliazione "non potrà compiersi dall’oggi al domani", egli ricorda che tale cammino "è sostenuto dall’esempio e dalla preghiera di tanti «testimoni della fede» che hanno sofferto e hanno perdonato, offrendo la loro vita per l’avvenire della Chiesa cattolica in Cina" (n. 6).

    In questo contesto, risuona ancora valida la parola di Gesù "Duc in altum" (Lc 5, 4). È una parola che "ci invita a fare memoria grata del passato, a vivere con passione il presente, ad aprirci con fiducia al futuro". In Cina, infatti, come nel resto del mondo, "la Chiesa è chiamata ad essere testimone di Cristo, a guardare in avanti con speranza e a misurarsi - nell’annuncio del Vangelo - con le nuove sfide che il Popolo cinese deve affrontare" (n. 3). "Anche nel vostro Paese", il Papa ricorda, "l’annuncio di Cristo crocifisso e risorto sarà possibile nella misura in cui con fedeltà al Vangelo, nella comunione con il Successore dell’Apostolo Pietro e con la Chiesa universale, saprete realizzare i segni dell’amore e dell’unità" (ivi).

    Nell’affrontare alcune problematiche più urgenti, che emergono dalle richieste pervenute alla Santa Sede da parte di Vescovi e di sacerdoti, Benedetto XVI offre indicazioni circa il riconoscimento di ecclesiastici della comunità clandestina da parte delle Autorità governative (cfr. n. 7) e mette in ampio risalto il tema dell’Episcopato cinese (cfr. n. 8), con particolare riferimento a quanto concerne la nomina dei Vescovi (cfr. n. 9). Hanno, poi, uno speciale significato gli orientamenti pastorali, che il Santo Padre dona alla comunità, sottolineando in primo luogo la figura e la missione del Vescovo nella comunità diocesana: "niente senza il Vescovo". Offre, inoltre, indicazioni per la concelebrazione eucaristica e invita a creare gli organismi diocesani, previsti dalle norme canoniche. Non manca di dare indicazioni circa la formazione dei presbiteri e la vita della famiglia.

    Per quanto riguarda i rapporti della comunità cattolica con lo Stato, con tono sereno e rispettoso Benedetto XVI ricorda la dottrina cattolica, riproposta anche dal Concilio Vaticano II. Esprime poi il sincero auspicio che possa andare avanti il dialogo tra la Santa Sede e il Governo cinese per poter giungere ad un accordo sulla nomina dei Vescovi, al pieno esercizio della fede dei cattolici mediante il rispetto di un’autentica libertà religiosa, e alla normalizzazione dei rapporti tra la Santa Sede e il Governo di Pechino.

    Il Papa, infine, revoca tutte le Facoltà e le Direttive di ordine pastorale, passate e recenti, che sono state concesse dalla Santa Sede alla Chiesa in Cina. Le mutate circostanze della situazione generale della Chiesa in Cina e le maggiori possibilità di comunicazione permettono ormai ai cattolici di seguire le norme canoniche generali e, se del caso, di ricorrere alla Sede Apostolica. In ogni caso, i principi dottrinali, che ispiravano le suddette Facoltà e Direttive, trovano ora nuova applicazione nelle direttive, contenute nella presente Lettera (cfr. n. 18).

    D - Tono e prospettive della Lettera

    Benedetto XVI, con afflato spirituale e con un linguaggio eminentemente pastorale, si rivolge a tutta la Chiesa che è in Cina. La sua intenzione non è quella di creare situazioni di aspro confronto con persone e con gruppi particolari: egli, anche se esprime rilievi su talune situazioni critiche, lo fa con molta comprensione per gli aspetti contingenti e per le persone coinvolte, pur ricordando con estrema chiarezza i principi teologici. Il Papa desidera invitare la Chiesa a una più profonda fedeltà a Gesù Cristo e ricorda a tutti i cattolici cinesi la missione di essere evangelizzatori nell’attuale contesto concreto del loro Paese. Il Santo Padre guarda con rispetto e con profonda simpatia alla storia antica e recente del grande Popolo cinese e si dice, ancora una volta, disponibile al dialogo con le Autorità cinesi nella consapevolezza che la normalizzazione della vita della Chiesa in Cina presuppone un dialogo franco, aperto e costruttivo con le Autorità. Benedetto XVI, come già il suo Predecessore, Giovanni Paolo II, è inoltre fermamente convinto che detta normalizzazione offrirà un impareggiabile contributo alla pace nel mondo, creando così un’insostituibile tessera nel grande mosaico della convivenza pacifica tra i popoli.

    [00989-01.01] [Testo originale: Italiano]


    COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

    ○ Dichiarazione: Lettera del Santo Padre Benedetto XVI ai Vescovi, ai presbiteri, alle persone consacrate e ai fedeli laici della Chiesa cattolica nella Repubblica Popolare Cinese


    Con la Lettera, che oggi viene resa pubblica, il Papa Benedetto XVI desidera manifestare il suo amore e la sua vicinanza alla comunità cattolica che è in Cina.

    Dal testo del Documento pontificio emergono due atteggiamenti fondamentali: da una parte, un profondo affetto spirituale per tutti i cattolici in Cina e una cordiale stima per il Popolo cinese e, dall’altra parte, un fervido richiamo ai perenni principi della tradizione cattolica e del Concilio Vaticano II in campo ecclesiologico. Si è di fronte, quindi, a un appassionato invito alla carità, all’unità e alla verità.

    La Lettera è diretta alla Chiesa in Cina e tratta questioni eminentemente religiose, rispondendo a precisi quesiti che vengono posti da tempo alla Santa Sede da parte di Vescovi e di sacerdoti cinesi. Non è, quindi, un documento politico né, molto meno, vuole essere un atto di accusa contro le Autorità governative, pur non potendo ignorare le note difficoltà che la Chiesa in Cina deve affrontare quotidianamente.

    Il Santo Padre ricorda il "disegno originario", che Cristo ha avuto della sua Chiesa e che ha affidato agli Apostoli e ai loro successori, i Vescovi. Alla luce di esso, egli prende in considerazione varie problematiche della vita della Chiesa in Cina, che sono sorte negli ultimi 50 anni. Da tale "disegno" trae anche ispirazione e orientamenti per affrontare e risolvere, in spirito di comunione e di verità, le suddette problematiche.

    Nella Lettera, Benedetto XVI si dice pienamente disponibile ed aperto ad un sereno e costruttivo dialogo con le Autorità civili al fine di trovare una soluzione ai vari problemi, riguardanti la comunità cattolica, e di arrivare alla desiderata normalizzazione dei rapporti fra la Santa Sede e il Governo della Repubblica Popolare Cinese, nella certezza che i cattolici, con la libera professione della loro fede e con una generosa testimonianza di vita, contribuiscono, come buoni cittadini, anche al bene del Popolo cinese.

    Sabato, 30 giugno 2007

    [01001-01.01] [Testo originale: Italiano]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  4. #4
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    Nota di padre Federico Lombardi alla Lettera del Papa alla Chiesa cinese

    Per una Chiesa pienamente cinese e pienamente cattolica:


    La lettera del Papa ai cattolici cinesi non delude la lunga attesa, anzi sorprende positivamente.
    Ha uno stile originale, che evoca le grandi epistole del Nuovo Testamento, scritte dagli Apostoli nella fede per confortare e orientare le comunità lontane di credenti nella prova, in uno spirito di comunione nella più ampia comunità della Chiesa universale.
    Non erano mancati i messaggi dei Papi precedenti per la Chiesa e il popolo cinesi, né gli orientamenti fatti pervenire per diverse vie ai vescovi che li domandavano, ma qui ci troviamo davanti a un documento ampio, esplicito, pubblico, che dice a tutti con grande chiarezza e serenità che cosa è e che cosa vuol essere la comunità della Chiesa cattolica che vive nel più popoloso Paese del mondo, dove deve affrontare ancora una situazione difficile a seguito delle incomprensioni e limitazioni che ne impediscono la vita e la crescita in piena libertà. E’ la risposta a domande nate in situazione di sofferenza e disorientamento, rivolte con fiducia da molti anni a Roma, al Papa come all’unica persona da cui può venire una risposta con vera autorità.

    La lettera di Benedetto XVI è dunque animata da due grandi amori: per la Cina e per la Chiesa cattolica nella sua vera natura, quale essa appare dalla tradizione e dalla dottrina più genuina.
    Il discorso – secondo lo stile caratteristico del Papa – è insieme denso di affetto e di gratitudine per la fedele testimonianza di tanti cattolici cinesi, ed è allo stesso tempo denso di teologia della Chiesa, con ampie citazioni che vanno dal Nuovo Testamento al Concilio Vaticano II. E’ un discorso essenzialmente religioso e pastorale, diretto appunto ai membri della Chiesa cattolica in Cina, e non vuole addentrarsi in problemi politici o diplomatici.

    Il Papa non cerca scontri con nessuno. Non pronuncia accuse nei confronti di nessuno, né dentro, né fuori la Chiesa; conserva sempre un tono sereno e pieno di rispetto, anche quando deve riferirsi alle limitazioni della libertà, agli atteggiamenti non accettabili, alle tensioni interne alla Chiesa. Una Chiesa che viene sempre considerata un’unica Chiesa, profondamente desiderosa di unione con il Papa e al suo interno, anche se apparentemente divisa. L’esortazione all’unione, alla riconciliazione, al perdono reciproco è uno dei messaggi più intensi, che pervadono tutto il documento.

    La chiara esposizione della natura caratteristica della comunità ecclesiale e del ruolo dei vescovi conduce necessariamente a toccare i punti critici della nomina dei Vescovi e dell’azione di organismi statali che mirano ad attuare nella vita della Chiesa in Cina principi inconciliabili con la visione cattolica, come quelli della “indipendenza, autonomia e autogestione”. Se da parte delle autorità cinesi si teme tradizionalmente una interferenza esterna nella vita interna del Paese, da parte della Chiesa si sente invece il rischio di una interferenza indebita dello Stato nella sua vita interna. Perciò il Papa mette ogni impegno per spiegare la corretta distinzione fra il piano politico e quello religioso, fra le responsabilità delle autorità civili e quelle della Chiesa, e dichiara fiduciosamente la disponibilità della Chiesa al dialogo per superare le incomprensioni e i punti controversi, anche nel procedimento di nomina dei vescovi. Il cammino verso la normalizzazione dei rapporti fra Santa Sede e Cina non è quindi l’argomento della lettera, ma sullo sfondo viene chiaramente auspicato un suo sviluppo positivo tramite il dialogo su problemi concreti.
    Del resto, la lettera manifesta più volte che la Chiesa in Cina non solo è cresciuta numericamente nei decenni trascorsi, ma anche che ora sente di poter camminare in modo più normale, con spazi di movimento più ampi che in passato. Significativa in questo senso – anche se forse non immediatamente evidente ai non specialisti di diritto canonico – è la revoca delle facoltà eccezionali concesse in passato per le situazioni particolarmente difficili della Chiesa in Cina. Quanto a dire: oggi la Chiesa in Cina può e deve seguire le norme comuni in tutta la Chiesa universale.

    Dai passi iniziali, che si riferiscono con attenzione, simpatia e partecipazione al grande e difficile impegno di sviluppo della Cina di oggi, fino ai paragrafi conclusivi rivolti alle diverse componenti della comunità cattolica, tutta la lettera guarda in una prospettiva molto positiva e ricca di speranza verso la crescita di una Chiesa che sia pienamente cinese e pienamente cattolica. Una Chiesa inserita vitalmente e costruttivamente nella vicenda del suo popolo e della sua cultura, solidale e capace di portare ad esso la ricchezza spirituale del Vangelo e della testimonianza operosa della fede. La Chiesa vuole e può essere veramente cinese, vuole essere per la Cina, per offrirle il Vangelo di Gesù e senza cercare nulla per sé stessa. Sarà e potrà essere veramente cinese, quanto più e quanto meglio potrà essere pienamente se stessa. Questo è in ultima analisi, il grande, fiducioso e meraviglioso, messaggio del Papa.

    fonte: Radio Vaticana

  5. #5
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    Il vescovo clandestino mons. Giulio Jia Zhiguo, con venti anni di lager sulle spalle e liberato 8 giorni fa, dopo che lo scorso 5 giugno era stato arrestato per nona volta dal 2004, raggiunto da AsiaNews, ci offre le sue prime impressioni sulla Lettera ai cattolici cinesi che il Papa ha appena fatto pubblicare.



    CINA – VATICANO

    Mons. Jia Zhiguo: Troppa ingerenza di stato e ateismo sulla Chiesa in Cina
    Il vescovo sotterraneo di Zhengding, liberato 8 giorni fa, dopo un sequestro durato 17 giorni, mostra speranza e pessimismo sugli effetti che avrà la Lettera del Papa ai fedeli della Cina. Secondo il vescovo, che ha passato più di 20 anni in un lager, il governo cinese non è ancora cambiato, “usa la stessa strategia dei tempi di Mao”, e usa l’Associazione Patriottica per dividere la Chiesa. Ma per la Chiesa, la Lettera del Papa segna una importante direzione.
    di Lin Deshi
    Zhengding (AsiaNews) – Mons. Giulio Jia Zhiguo, 73 anni, di cui più di 20 passati in prigione, è vescovo non ufficiale di Zhengding (Hebei), la regione dove è più forte la persecuzione verso i cattolici. Il vescovo vive in isolamento e di continuo viene sequestrato dalla polizia per subire sessioni politiche (lavaggi del cervello) perché accetti di sottomettersi all’Associazione Patriottica, l’organismo che vuole costituire una chiesa indipendente dalla Santa Sede. L’ultimo suo sequestro risale al 5 giugno. Mons. Jia è ritornato a casa il 22 giugno scorso. Vincendo l’isolamento, AsiaNews è riuscita a porgli alcune domande sulla lettera che il prelato stava leggendo proprio in quel momento.
    Eccellenza, quale influenza potrà avere la Lettera del papa sulle relazioni fra Chiesa e Stato?
    Temo che non possiamo aspettarci molto da questo punto di vista. Il mondo politico cinese non è cambiato quasi per nulla; essi usano ancora le stesse strategie dei tempi di Mao, e cioè istigano e creano conflitti all’interno della Chiesa.
    Questo stile dura da 50 anni [dalla fondazione dell’Associazione Patriottica, Ap - ndr] e temo che la Lettera del papa non potrà cambiare molto la situazione.
    Certo, la Lettera dichiara con chiarezza quello che è l’insegnamento della Chiesa e per coloro che cercano la verità è un grande incoraggiamento. Ma per le tante persone atee fra i politici, tutto questo non vuol dire nulla: non cambiano idea a causa di queste dichiarazioni. È necessario un profondo cambiamento di mentalità nel governo e una maggiore apertura nel realizzare una vera libertà religiosa.
    Come vede la relazione fra la Chiesa e l’Associazione Patriottica dopo la condanna del Papa nella sua Lettera?
    L’Associazione Patriottica è un strumento del governo; la sua ingerenza non finisce finché non c’è un intervento del governo. Il problema è che l’Ap non può decidere da sola: essa non è indipendente, ma serve il governo, ed è sotto il controllo dal governo. Non è facile uscire da queste catene. Penso che senza un intervento del Signore, la situazione non potrà migliorare. Noi crediamo che il Signore lavora sempre nella sua Chiesa.
    La Lettera del papa farà progredire la relazione fra la Chiesa ufficiale e la Chiesa sotterranea?
    Per coloro che vivono nella verità, nella giustizia, nella fedeltà alla propria fede, questa Lettera sarà una spinta decisiva a promuovere l’unità. Il vero problema è però superare e vincere tutta la pressione che viene dallo Stato. Diversi vescovi ufficiali hanno paura di comunicare in modo attivo con i vescovi sotterranei; manca spesso il coraggio, perché anche loro vivono in una situazione di stretto controllo. I loro telefoni, ad esempio, sono sempre controllati dal governo. Anche se sono riconosciuti dal governo, le loro mosse sono limitate: non possono fare quello che vogliono.
    Anche per noi vescovi sotterranei, non riconosciuti dal governo, ci sono problemi di comunicazione. È quasi impossibile farlo direttamente: io stesso vivo di continuo sotto controllo. Ma per loro vi è un controllo perfino maggiore. Si potrebbe dialogare in modo indiretto, via intermediari. Ma sappiamo che nessuno vuole “creare difficoltà” per il governo.
    La Lettera del papa, spinge i cattolici a vivere con coraggio la missione in Cina…
    Non ho ancora terminato la lettura della Lettera, ma penso che per i cattolici più decisi, la Lettera del papa offre una via molto precisa. Su questo punto, l’insegnamento di Benedetto XVI continua quello di Giovanni Paolo II. Dobbiamo esercitare il nostro ministero e missione all’interno della comunione. Io continuo la mia missione senza paura, con l’incoraggiamento del Signore e con la guida del Papa. La strada che abbiamo percorso finora è quella giusta. Ora dobbiamo continuare. Il sostegno del Papa ci aiuta ad andare fino in fondo, anche se ci è chiesto di sacrificare la vita.
    AsiaNews 01/07/2007 13:56


    Per saperne di più di mons. Giulio Jia Zhiguo:

    Liberato il vescovo sotterraneo mons. Jia Zhiguo
    Nuovo arresto per mons. Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding
    Liberato dopo 10 mesi mons. Jia Zhiguo, vescovo sotterraneo di Zhengding
    Il vescovo Jia Zhiguo arrestato per una "sessione di studio"


    Per non dimenticare i confessori della fede:

    L’eroico card. Kung Pinmei, il Mindszenty della Cina

  6. #6
    Tommaso
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    E' una bella lettera che, contrariamente a quel che mi aspettavo dalle anticipazioni, dice quel che deve dire, con la dovuta diplomazia. Come suggerisce Lombardi, ricorda davvero un Lettera da Nuovo Testamento, il che è una sensazione molto bella.
    Neanch'io mi aspetto che le autorità cinesi ne siano smosse. Mi auguro solo che infonda nuove forze nei cristiani cinesi fedeli a Roma.
    Prego anch'io che la situazione possa cambiare.

  7. #7
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    Il Cardinale Zen: "La missiva del Papa ai cinesi è un ottimo punto di partenza per il dialogo"

    CITTA’ DEL VATICANO - La Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi rappresenta "un preciso bilanciamento raggiunto dal Santo Padre fra la sua passione per la verita' e l'amore per i suoi figli", ma soprattutto "un punto di partenza comune per un dialogo fra il clero ed i leader politici cinesi". Ne e' convinto il vescovo di Hong Kong, card. Joseph Zen Ze-Kiun, che all'indomani della pubblicazione del tanto atteso documento pontificio nutre due speranze: la prima e' che sia compreso il tono pastorale e non politico del testo, la seconda e' che esso sia visto come una precisa volonta' di dialogo con le autorita' civili. "L'accurata dottrina spiegata da Benedetto XVI - sottolinea il porporato in un commento diffuso da AsiaNews - non e' null'altro se non i piu' tradizionali ed universalmente accettati principi cattolici, che appartengono alla sfera religiosa e non hanno motivazioni politiche nascoste, o ancor meno l'intenzione di voler attaccare qualcuno. Spero - e' l'auspicio del card. Zen - che i leader del nostro Paese vorranno leggere la lettera del Papa da questa prospettiva, e capire di conseguenza la vera e immutabile natura della Chiesa cattolica". Inoltre, spiega l'arcivescovo di Hong Kong (nella foto con il Papa), "la voce dei nostri vescovi e sacerdoti in Cina viene spesso bloccata perche' non raggiunga i nostri leader politici: ora che questi hanno in mano la lettera papale, il nostro clero potra' anche riferirsi ad essa in maniera diretta come ad un punto comune di partenza per un dialogo". "Il Papa - aggiunge il porporato - insiste sul fatto che i vescovi sono i leader della Chiesa, mai separati dal Romano Pontefice: la mia speranza e' che i nostri vescovi e sacerdoti rimangano in unione con il Santo Padre. Lasciate che la nostra Chiesa di Cina sia veramente una Chiesa cattolica riconosciuta e rispettata dal resto del mondo, e lasciate che essa porti onore e gloria alla nostra nazione nell'ambito della Chiesa universale". Secondo il card. Zen, che benedice il Signore per "averci dato un tale Pontefice", la Lettera alla Chiesa in Cina rappresenta un fatto "storico". "Il motivo - spiega il porporato - e' che quella comunita' ha vissuto cosi' tante tribolazioni negli scorsi decenni che il Santo Padre ha voluto mostrare un'attenzione particolare per questi suoi figli, ed ha inoltre voluto dare loro alcune linee guida in questo momento cruciale, cosi' che possano affrancarsi dalle loro sfortunate e difficili situazioni".

    fonte: http://www.papanews.it/news.asp?IdNews=1954#a

  8. #8
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    Pechino elimina dal web la Lettera del Papa alla Chiesa cinese
    Diversi portali cattolici cinesi avevano inserito il testo in cinese semplificato sin dalla sua pubblicazione, ma sono stati “convinti” da funzionari governativi ad eliminarlo. Tuttavia, il testo ha raggiunto lo stesso, per strade diverse, le comunità dei fedeli.

    Pechino (AsiaNews) – La Lettera di Benedetto XVI al clero ed ai fedeli della Repubblica popolare cinese è sparita dai siti web cattolici che la ospitavano sin dalla sua pubblicazione. Allo stesso tempo, dalla Cina è tuttora impossibile aprire il sito internet della Santa Sede.
    Lo denunciano sacerdoti e fedeli cinesi, ufficiali e non, che gestiscono i vari portali. Alcuni avevano inserito il testo in cinese semplificato appena era stato pubblicato, ma hanno ricevuto la visita di alcuni rappresentanti del governo che li hanno “convinti” ad eliminarla.
    Secondo un sacerdote, anonimo per motivi di sicurezza, questa proibizione “prova come è vero ciò che il Papa scrive a proposito dell’influenza governativa negli affari religiosi”. Allo stesso tempo, essa “dimostra che la Chiesa in Cina non gode di piena libertà religiosa”.
    Eppure, in un’intervista antecedente alla pubblicazione del testo, il vice presidente dell’Associazione patriottica dei cattolici cinesi Liu Bainian aveva dichiarato che l’Ap “non avrebbe distribuito ai fedeli la Lettera, che poteva essere tranquillamente scaricata da internet”.
    Tuttavia, il testo papale ha raggiunto lo stesso le comunità cattoliche cinesi: fonti di AsiaNews nel Paese spiegano che esso è stato inviato via fax o portato a mano, oppure scaricato da internet grazie a siti civetta che sono riusciti ad eludere la censura del governo.

  9. #9
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    Mano tesa verso Pechino

    di Massimo Introvigne (il Giornale, 1 luglio 2007)

    Chi si aspettava dalla «Lettera ai cattolici cinesi» di Benedetto XVI un atteggiamento remissivo nei confronti del governo è rimasto spiazzato. Certo, la lettera è stata preparata da discussioni diplomatiche con Pechino, che trova soddisfazione su tre punti. Sono revocate le direttive pastorali, sia pubbliche sia discrete, che autorizzavano forme di disobbedienza civile nei confronti dello Stato. Si esprime disponibilità a trattare con il regime sulle province ecclesiastiche, il che significa che la Chiesa è pronta al dialogo sulla questione di Taiwan. E non si esclude «un accordo con il governo» sulle future nomine di vescovi, fermo restando che ogni nomina spetta sempre e solo al Papa. In concreto, sembra delinearsi una disponibilità alla soluzione in vigore in Vietnam, e che ha illustri precedenti storici in Europa, secondo cui la Chiesa sottopone allo Stato una rosa di candidati tra i quali è il governo a esprimere la sua preferenza.
    A queste possibili concessioni fa però da pendant un fermo richiamo ai principi non negoziabili, o «irrinunciabili», che il Papa ha spesso ricordato in questi anni anche ai governi europei. Il primo riguarda la vita e la famiglia. La Chiesa non può rinunciare in nessuna parte del mondo, neppure nella Cina che ha il record mondiale degli aborti e ha preteso di limitare per legge il numero dei figli, ad annunciare «il disegno di Dio sul matrimonio e sulla famiglia». Non ci sarebbe libertà religiosa se la Chiesa fosse lasciata libera di predicare sulla fede ma non potesse denunciare in modo «vivo e stringente» le «forze che in Cina influiscono negativamente sulla famiglia».
    Il secondo principio non negoziabile riguarda la struttura stessa della Chiesa, «petrina» e «apostolica». In Cina dal 1957 esiste una «Chiesa patriottica» controllata dal governo, che ha mantenuto la successione apostolica - nel senso che la sua linea di successione episcopale è riconosciuta da Roma - ma ha rotto la comunione con Roma ed è oggettivamente scismatica. Le sue ordinazioni e i suoi riti sono considerati dal Papa validi ma illeciti. La lettera rileva la compresenza in Cina di tre tipi di vescovi: quelli clandestini fedeli a Roma; quelli della «Chiesa patriottica» che però sono stati segretamente ricevuti nella comunione con Roma (anche se non sempre lo hanno rivelato ai loro fedeli, e ora Benedetto XVI li esorta a farlo); e il «numero molto ridotto» di vescovi «patriottici» che non si sono riconciliati con Roma. I fedeli possono del tutto lecitamente partecipare alle Messe dei primi e dei secondi, e dei sacerdoti da loro ordinati; quelle dei terzi sono valide ma illecite, e il fedele può assistervi solo quando non possa «senza grave incomodo» trovare una Messa celebrata in comunione con il Papa. Quanto al «Collegio dei Vescovi Cattolici di Cina», riconosciuto dal regime e che riunisce i «patriottici», per il Papa non si tratta di una vera conferenza episcopale e professa anzi «elementi inconciliabili con la dottrina cattolica».
    Per la prima volta, il Papa rende pubblica una verità nota al regime e agli specialisti: l'esperimento della Chiesa patriottica è fallito, tranne un «numero molto ridotto» i suoi vescovi si sono riconciliati segretamente con Roma. Invita il regime a prenderne atto, e a riconoscere una Chiesa unita guidata da una vera Conferenza Episcopale, che sarà disponibile al dialogo con il governo. Ma nel rispetto dei «principi irrinunciabili»: comunione con il Papa e possibilità di parlare chiaro sulla vita e sulla famiglia.


  10. #10
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    «... la gente della Chiesa ufficiale capisce sempre meglio che la posizione della Chiesa cosiddetta clandestina è quella oggettivamente giusta...»

    (Card. Zen, Intervista concessa ad AsiaNews)

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