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Discussione: Cristiani in Cina: il cristianesimo nella Repubblica Popolare Cinese

  1. #11
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    05/07/2007 13.23.53
    Un documento ricco di novità che esorta al dialogo e alla riconciliazione: la riflessione dello storico Agostino Giovagnoli sulla Lettera del Papa ai cattolici cinesi


    La Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi rappresenta storicamente una grande novità: è quanto sottolinea il prof. Agostino Giovagnoli, docente di storia contemporanea all’Università Cattolica di Milano. Esperto di questioni cinesi, il prof. Giovagnoli si sofferma nell’intervista di Alessandro Gisotti sugli aspetti inediti di questo documento pontificio:

    R. – Anzitutto, è rivolta ai cattolici della Repubblica Popolare Cinese, quindi in apertura viene espressamente richiamata l’espressione “Repubblica Popolare”, cioè lo Stato comunista della Cina. La Lettera è, inoltre, rivolta a tutti i cattolici cinesi, senza distinzioni fra i vari gruppi cosiddetti “ufficiali” oppure “underground”. Già nell’apertura, perciò, c’è questo tono di innovazione. Ma la novità vera è nella sostanza, nel senso che il messaggio fondamentale della Lettera, cioè il messaggio dell’unità dei cattolici da raggiungere attraverso le vie della riconciliazione, dell’intesa, del perdono reciproco, direi che prevale su tutto il resto. Il Papa indica davvero una direzione nuova al cattolicesimo cinese, disinnescando, in qualche modo, quella costante tensione che ha accompagnato la presenza cattolica in Cina negli ultimi 50 anni. Questa è una novità veramente rilevante e alla quale si collega strettamente anche un modo diverso di rapportarsi al Governo cinese, che è molto sereno nelle sue linee di fondo.


    D. – Dunque, una Lettera caratterizzata da un linguaggio sereno, dialogante. Le parole del Papa sembrano inoltre incoraggiare la comunità cattolica cinese che ha sofferto e soffre tuttora tensioni e divisioni…


    R. – Certamente. Direi anzi che la Lettera è anche audace in alcuni passaggi, per esempio laddove invita i cattolici, tutti, a cercare il riconoscimento da parte delle autorità. Autorità, queste, che vengono ulteriormente rassicurate da una frase in cui si dice che mai la Chiesa cattolica cerca il cambiamento delle strutture politiche o amministrative come sua finalità specificità, seppure non si tira indietro nell’affermazione di principi di giustizia. Direi che in qualche modo – se mi è lecita un’espressione impropria per un documento di questo genere – questa Lettera potrebbe essere letta come la “rottura” più totale rispetto ad una logica di guerra fredda, che è stata percepita in passato da parte di Pechino nei confronti del Vaticano. Un particolare molto interessante è che in questa Lettera non ci sono citazioni anteriori al Vaticano II. Sono numerose quelle di Giovanni Paolo II, sono numerose quelle dello stesso Benedetto XVI, ma si è voluto lasciare molto lontano un passato che è definitivamente passato, anche grazie a questa Lettera.


    D. – Con la Lettera, il Papa istituisce una Giornata di preghiera della e per la Chiesa che è in Cina. Quali frutti possono nascere da questa iniziativa?


    R. – Naturalmente i frutti più importanti sono quelli dello spirito e quindi non sono certo decifrabili dal nostro punto di vista storico. Significativa è la scelta di una Giornata di preghiera il 24 maggio, Festa della Madonna di Sheshan. La Madonna di Sheshan è una Madonna verso la quale c’è in Cina una grande devozione: è collocata nella diocesi di Shangai, dove c’è anche il Seminario di questa diocesi; è una devozione condivisa dai cattolici “di sopra” e “di sotto”, come vengono chiamati in altre parole i “patriottici” e i “clandestini”. Quindi, anche questa Giornata rafforza ulteriormente quel senso così limpido dell’unità della Chiesa, della sua cattolicità se vogliamo, che Benedetto XVI ha voluto sottolineare sia per quanto riguarda la Chiesa in Cina, sia per quanto concerne i rapporti tra questa Chiesa e la Chiesa universale.

    fonte: Radio Vaticana

  2. #12
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    Lorenzago, Padre Lombardi: "Molto significativa la presenza del Cardinale Zen"

    LORENZAGO DI CADORE - "Una presenza significativa dopo la lettera del Papa ai cattolici della Cina". Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha definito cosi' l'arrivo a Lorenzago sul Cadore, questa mattina, del cardinale di Hong Kong Joseph Zen Ze Kiun con 6o fedeli cinesi. Riferendosi alla lettera di Benedetto XVI, padre Lombardi ha poi aggiunto: "aspettiamo di veder gli echi che avrà".

    fonte: www.papanews.it

  3. #13
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    Il Card. Zen bacchetta il sinologo fiammingo "un po' troppo amico" dell'Associazione patriottica ...

    AsiaNEWS 24/07/2007 08:56
    CINA - VATICANO
    Card. Zen: confusione sulla Lettera del Papa ai cattolici cinesi
    Il vescovo di Hong Kong nega alcune affermazioni del sinologo padre Heyndrickx, secondo il quale, il documento papale incoraggia gli appartenenti alla Chiesa clandestina a uscire allo scoperto, a chiedere il riconoscimento da parte delle autorità civili ed a concelebrare insieme con esponenti della Chiesa ufficiale.


    Hong Kong (AsiaNews) - Non è vero che la Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi afferma che i vescovi della Chiesa cinese clandestina possono concelebrare con “tutti” i vescovi della Chiesa ufficiale; non è corretto sostenere che la Lettera afferma che ora non ci sono più motivi perché continui ad esistere una Chiesa clandestina o che i vescovi “clandestini” sono invitati a chiedere il riconoscimento delle autorità statali; non è vero che non ci sono più sanzioni canoniche per i vescovi illecitamente ordinati. Il cardinale di Hong Kong, Joseph Zen Ze-kiun, replica punto per punto ad un articolo di padre Jeroom Heyndrickx (comparso su UCAN del 6 luglio, la replica del cardinale è del 18 e la contro-replica del 20), che analizza la Lettera e padre Heyndrickx, direttore del Ferdinand Verbiest Institute dell'Università Cattolica di Lovanio tenta di replicare.
    Il sinologo fiammingo viene definito dal card. Zen, un amante della Cina che ha “cercato di unire la comunità cattolica cinese alla Chiesa universale”, aggiungendo però di temere che “ogni sua iniziativa deve essere approvata da Liu Bainian, dell’Associazione patriottica e svolta secondo le condizioni da lui volute”. Quello stesso Liu, vicepresidente dell’AP - responsabile anche delle ordinazioni illecite di vescovi - il cui “enorme potere gli ha permesso di opprimere ed umiliare i nostri vescovi”. Su quest’ultimo punto in particolare - che toglierebbe dignità allo studioso di Lovanio - padre Heyndrickx rivendica di obbedire solo alla Chiesa e al papa, non ai dirigenti cinesi con i quali si sforza di dialogare.
    All’origine del contenzioso, una lettura del documento papale da parte di padre Heyndrickx, il quale aveva sostenuto, tra l’altro, che la Lettera incoraggia gli appartenenti alla Chiesa clandestina a uscire allo scoperto, a chiedere il riconoscimento da parte delle autorità civili ed a concelebrare insieme con esponenti della Chiesa ufficiale.
    Il cardinale Zen replica che tutto questo nel documento non c'è: in particolare non è vero che i vescovi della Chiesa cinese clandestina possono concelebrare con “tutti” i vescovi della Chiesa ufficiale, ma solo con coloro che si sono riconciliati con il Papa, perché l’unità nella celebrazione eucaristica è importante, ma senza la comunione gerarchica è una menzogna. Inoltre, “I vescovi clandestine non sono incoraggiati a chiedere la registrazione; hanno solo la facoltà e anzi la grave responsabilità di prendere ‘una decisione molto difficile’ per le loro diocesi, qualora decidano di chiedere il riconoscimento”; che la Chiesa clandestina continua ad avere la sua ragion d'essere nella volontà del governo di controllare e soggiogare la Chiesa. Per quanto infine riguarda le “sanzioni canoniche”, la Lettera, “pur mirata naturalmente all’unità della Chiesa e al dialogo richiama esplicitamente le norme canoniche”, che prevedono anche la scomunica per coloro che liberamente ordinano e si fanno ordinare vescovi senza mandato apostolico.

    Per approfondire si veda anche:

    Il cardinale Zen accusa il sinologo Heyndrickx di travisare il pensiero del pontefice

  4. #14
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    Cina, la Chiesa Patriottica invita il Papa a Pechino. No comment del Pontefice: "Momento complicato"


    LORENZAGO DI CADORE - ''Non posso parlare in questo momento. E' un po' complicato''. E' quanto ha risposto Benedetto XVI a una domanda dei giornalisti sulla possibilita' di accettare l'invito ad andare in Cina. Il Papa ha pronunciato questa frase uscendo dalla chiesa di Auronzo dove si e' svolto l'incontro con il clero. La risposta del Papa fa riferimento all'intervista a Liu Bainian, che guida l'Associazione patriottica dei cattolici cinesi, pubblicata questa mattina da Repubblica in prima pagina. ''Io spero - ha detto rispondendo alle domande di Federico Rampini - con tutte le mie forze di poter vedere un giorno il papa qui a Pechino, a celebrare la messa per noi cinesi. I cattolici italiani non possono immaginare quanto desiderio abbiamo di vederlo''. Liu Bainian e' il piu' importante esponente della Chiesa cattolica che obbedisce al governo cinese e, come tale, viene considerato dal regime come una autorita' superiore ai vescovi della Chiesa di obbedienza vaticana. ''Quello che forse non e' chiaro a tutti gli italiani - ha detto ancora Liu a Repubblica - e' che noi seguiamo esattamente la stessa religione della chiesa di Roma, siamo indipendenti solo dal punto di vista politico e per il reperimento delle nostre risorse economiche''. Sulla lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi il giudizio di Liu Bainian e' positivo: ''c'e' una grossa differenza positiva tra la lettera che il papa ci ha inviato il 30 giugno e le posizioni precedenti., E' scomparsa ogni opposizione al socialismo. Non veniamo piu' accusati di scisma. E' la prima volta che dal papa i cinesi sentono che e' possibile essere cattolici ed amare il proprio Paese''.

    fonte: www.papanews.it

  5. #15
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    Ecco il testo... ma ovviamente ci vuole molta cautela e non bisogna dimenticare che cosa è l'Associazione patriottica...

    L´INTERVISTA
    Parla Liu Bainian, che guida i cattolici organizzati dal regime

    Il capo della Chiesa cinese "Aspetto il Papa a Pechino"

    di FEDERICO RAMPINI

    «Io spero con tutte le mie forze di poter vedere un giorno il Papa qui a Pechino, a celebrare la messa per noi cinesi. I cattolici italiani non possono immaginare quanto desiderio abbiamo di vederlo. Attraverso la Repubblica vorrei rivolgere al Santo Padre un saluto speciale: sappia che preghiamo sempre per lui, e perché il Signore ci dia la grazia di accoglierlo tra noi».

    A pronunciare queste parole non è uno dei cattolici cinesi della Chiesa "sommersa", rimasta sempre fedele al Papa e perciò perseguitata da decenni. È Liu Bainian, 74 anni, la massima autorità dell´Associazione patriottica dei cattolici. È il più potente esponente dell´altra Chiesa, quella obbediente al governo e protagonista dello "scisma cinese" dopo la rivoluzione comunista. Liu è considerato il nemico numero uno del Vaticano. È odiato dai cattolici cinesi che vivono nell´ombra rischiando il carcere o la "rieducazione". Ma oggi è anche un uomo-cerniera da cui passano le speranze di riallacciare i rapporti tra il Vaticano e Pechino, interrotti dal 1951.

    La sua decisione di concedere questa lunga intervista (tre ore) è inusuale. È evidente che ha deciso di lanciare un messaggio: la recente lettera di Benedetto XVI ai cattolici della Repubblica popolare, sottolinea pesando bene le parole, «è un grosso passo avanti».

    Liu non ha il rango di vescovo, è un cattolico che non ha mai ricevuto l´ordinazione. E tuttavia come capo dell´Associazione patriottica è un´autorità superiore a tutti i vescovi della Chiesa ufficiale, è una sorta di presidente laico della conferenza episcopale. Consiglia il governo di Pechino sulla politica verso i fedeli e verso il Vaticano. Mi riceve nella sede della sua organizzazione, un palazzo antico restaurato con tetto a pagoda e colonnate rosse vicino al laghetto imperiale Houhai. Arriva all´appuntamento in mezze maniche come un impiegato ministeriale, mi fa accomodare in un´anticamera spoglia dove la luce al neon illumina una statua in bronzo di Gesù con le braccia aperte.
    Inizia parlando della sua infanzia, perché lì secondo lui sta la chiave di tutto: «Sono nato nel 1934 a Qingdao nella provincia dello Shandong, un porto di mare aperto alle influenze straniere. Mio zio era cattolico e mi fece battezzare. Da bambino sognavo di diventare sacerdote, facevo il chierichetto, servivo messa. Nel 1948 la Chiesa dello Shandong era impegnata nella propaganda anticomunista: il vescovo chiamava i partigiani maoisti "i senza Dio", prevedeva che ci avrebbero rubato le terre, ogni proprietà, anche le mamme e le mogli. Dopo la vittoria della rivoluzione nel 1949 la Chiesa proibì ai cattolici di aderire a qualsiasi organizzazione comunista o sindacale. Io seguivo alla lettera quegli insegnamenti, mi fidavo ciecamente del vescovo di Qingdao. Ma proprio lui fu il primo a cedere, fece i nomi di tutti i cattolici clandestini, mio zio venne condannato all´ergastolo. Dopo l´espulsione dei missionari stranieri nel 1951 cominciai a vedere le cose in una luce diversa. Il Vaticano aveva benedetto le potenze coloniali, non aveva obiettato quando i tedeschi occuparono Qingdao, poi diede il benvenuto ai giapponesi e infine agli americani. Solo quando vinse l´armata partigiana cinese, la Chiesa ci disse che dovevamo odiarli». Per Liu quella pagina di storia rimane fondamentale per capire quel che è accaduto dopo. «Noi tutti abbiamo grande rispetto per la figura di Giovanni Paolo II: è stato il primo pontefice ad ammettere i peccati di cui si era resa colpevole in passato la Chiesa missionaria in Cina». Liu continua a evocare la rottura del 1951, per lui è essenziale tornare alle origini del divorzio. «Quello che forse non è chiaro a tutti gli italiani, è che noi seguiamo esattamente la stessa religione della Chiesa di Roma, siamo indipendenti solo dal punto di vista politico e per il reperimento delle nostre risorse economiche. Quando la stampa occidentale ricorda che nel 1951 la Cina ha rotto le relazioni col Vaticano, dimentica di aggiungere questo aspetto essenziale: noi abbiamo sempre continuato a dire che riconosciamo l´autorità unica del papa in materia di religione. Non c´è l´ombra di una controversia teologica, non abbiamo nulla in comune con i protestanti». Liu tira fuori da una cartella un vecchio discorso: il suo primo intervento alla fondazione dell´Associazione patriottica, esattamente cinquant´anni fa. Vuole che «gli italiani oggi possano conoscerlo», legge una citazione di quel testo del 1957. «La Santa Sede è l´unica rappresentante di Gesù in terra e come cattolici dobbiamo seguirla. Ciò che noi dobbiamo affermare è la nostra indipendenza politica ed economica, altrimenti resteremo una chiesa coloniale». Liu protegge se stesso, vuole difendersi dall´accusa di essere stato il leader dei "traditori" che hanno chinato la testa davanti al regime comunista. «Al contrario, abbiamo salvato il futuro del cattolicesimo in Cina, abbiamo cambiato la percezione che c´era dei missionari come alfieri dell´imperialismo, abbiamo dimostrato che i cattolici cinesi sono anche dei patrioti». Durante la Rivoluzione culturale, dal 1966 al 1976, anche la Chiesa filo-governativa finì vittima di persecuzioni di massa, come tutte le fedi religiose. «Per il cattolicesimo - dice Liu - fu un disastro, e del resto lo fu per lo stesso partito comunista perché molti suoi membri furono bersagliati dalle violenze. Io venni mandato a lavorare in fabbrica, poi in un campo di rieducazione forzata. Ma avevamo la fede, eravamo convinti che i credenti avrebbero un giorno ritrovato la serenità in Cina». Con la morte di Mao e l´avvento di Deng Xiaoping, ha inizio l´era delle liberalizzazioni, compresa una graduale tolleranza verso i culti religiosi. E qui Liu fa un lungo elenco di cifre che secondo lui dimostrano i suoi meriti.
    «Nel 1949 i cattolici cinesi erano due milioni e mezzo, oggi sono cinque. Nel 1979 la Cina aveva 1.100 preti, la stragrande maggioranza vecchi e malati, oggi ne ha 1.800 e la loro età media è 30 anni. La Rivoluzione culturale aveva distrutto 3.600 chiese, le abbiamo tutte restaurate. In passato i preti non potevano viaggiare all´estero, oggi li mandiamo regolarmente a studiare negli Stati Uniti, in Francia, in Belgio, in Corea del Sud.
    Abbiamo aperto seminari dove invitiamo come insegnanti sacerdoti italiani, spagnoli, irlandesi. Quando qualche nostro sacerdote ha avuto la tentazione di sposarsi, lo abbiamo espulso: come vede non ci siamo mai discostati dalla linea della Santa Sede. Però applichiamo il detto di Gesù: date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio.
    La lunga arringa di Liu Bainian è piena di ombre. Il capo dei cattolici filogovernativi dimentica di dire che gli "altri", i clandestini, sono più del doppio: almeno dieci milioni. Non spende una parola di solidarietà nei confronti dei tanti vescovi, sacerdoti, semplici fedeli che sono rinchiusi nei laogai, i campi di lavoro forzato, per aver commesso il solo reato di fedeltà al Papa. Molti vedono in lui un personaggio sinistro, arroccato a difesa dei privilegi che si è conquistato nel regime. Ma proprio questa sua fama, che lo ha fatto odiare dai cattolici della penombra, rende questa intervista sorprendente. Liu oggi afferra il ramoscello di ulivo teso da Benedetto XVI. «C´è una grossa differenza positiva - dice - tra la lettera che il papa ci ha inviato il 30 giugno e le posizioni precedenti. È scomparsa ogni opposizione al socialismo. Non veniamo più accusati di scisma. È la prima volta che dal papa i cinesi sentono che è possibile essere cattolici ed amare il proprio paese». È chiaro quale sia il confine invalicabile, per Liu come per il regime: «La Repubblica popolare non può accettare che la religione sia usata per interferire negli affari interni. Pechino non accetterà che si ripeta quel che la Chiesa fece in Polonia» (cioè l´appoggio al sindacato Solidarnosc che accelerò la fine del comunismo, ndr). Sulla nomina dei vescovi - se spetti a Pechino, o a Roma, o se sia possibile trovare una formula di co-decisione - Liu si dice convinto che «il problema si può risolvere, si risolverà, e spero anche presto». Mentre lancia al papa un segnale di apertura, Liu vuole regolare i conti con la propria coscienza, con il proprio passato. Ricostruisce ostinatamente le ragioni di una scelta. Insiste sul bilancio che può esibire al Vaticano. «Sono stato due volte nella Città Santa, la prima nel 1991, la seconda nel 1994 ed ebbi la grazia di poter vedere Giovanni Paolo II, rimasi commosso e ammirato. Ma quando mi alzavo la mattina presto per andare a messa restavo sgomento: le parrocchie romane erano semivuote. Ricordo che entrai in una chiesa dove c´erano sette fedeli, in un´altra quattro, in una ero il solo ad assistere alla Santa Messa. Mi veniva da piangere, di tristezza e di umiliazione. L´Italia è la patria del cattolicesimo ma è in Cina che le chiese sono piene».
    La Repubblica, 24 luglio 2007

    Dato che ci siamo segnalo anche la smaccata campagna a favore della chiesa cosidetta «ufficiale», cioè quella legata al governo, che la rivista mensile 30GIORNI, quella diretta da Giulio Andreotti, ha fatto nel numero di giugno. Tutte interviste fatte a vescovi patriottici... e quando a quelli della chiesa sotterranea?
    Se vuoi vedere di persona... http://www.30giorni.it/it/sommario.asp :eek:

  6. #16
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    AsiaNews 26/07/2007 13:24
    CINA - VATICANO
    Liu Bainian si rimangia l’invita al Papa,
    e il governo parla di “tempi che cambiano”
    Celebrando i 50 anni dell’Ap, il vicepremier cinese loda l’Associazione per aver garantito l’indipendenza della Chiesa cinese, auspicando che continui il suo lavoro “in uno spirito che cambia con i tempi”.

    Pechino (AsiaNews) – Frettolosa marcia indietro del vicepresidente dell’Associazione patriottica (Ap) Liu Bainian sulla sua “speranza” di vedere il Papa a Pechino, mentre suscita interrogativi un’affermazione del vicepremier Hui Liangyu sull’adeguamento dell’Ap ai “tempi che cambiano”.

    L’”Assemblea cattolica” che ieri ha celebrato a Pechino i 50 anni dell’Associazione patriottica – che dipende dall'Ufficio affari religiosi della Repubblica popolare - è stata occasione per tornare a parlare dei rapporti tra la Cina e Santa Sede. Liu Bainian, il laico vicepresidente dell’Ap – condannata senza attenuanti dalla Lettera di Benedetto XVI ai cattolici cinesi – ha usato il governativo China Daily per fare marcia indietro rispetto alla “speranza” che egli stesso aveva espresso in un’intervista pubblicata ieri dal quotidiano italiano Repubblica. “Ciò che volevo significare – ha dichiarato – era che io speravo che il Papa possa visitare la Cina e celebrare messa, ma solo dopo la normalizzazione dei rapporti diplomatici”.

    Il quotidiano attribuisce quindi a Liu le tradizionali critiche contro il Vaticano, per i rapporti diplomatici con Taiwan e le “interferenze negli affari interni cinesi”, cioè le nomine dei vescovi.

    Alla “Assemblea”, secondo il China Daily, erano presenti oltre 200 persone, tra esponenti cattolici e di altre religioni e funzionari governativi. Tra loro, secondo l’agenzia nazionale Xinhua, 40 vescovi e una ventina di sacerdoti. Nei giorni scorsi, fonti cattoliche di AsiaNews avevano parlato di 5mila inviti.

    Intervenendo all’”Assemblea”, il vicepremier cinese, riferisce l’agenzia, nel suo saluto ha detto: “il nuovo secolo, con i suoi nuovi compiti nel nuovo scenario, pone nuove domande all’Associazione patriottica cattolica cinese. C’è speranza che l’Associazione manterrà l’eccellente tradizione di essere patriottica e di amare la Chiesa, ricordando la sua santa missione e rafforzando il suo lavoro in uno spirito che cambia con i tempi”. La frase, se da un lato sembra non mettere in discussione l’esistenza dell’Ap – come vorrebbe il Vaticano - dall’altra appare abbastanza oscura da permettere opposte interpretazioni sull’atteggiamento del governo cinese nei confronti della Lettera del Papa. In proposito, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, 16 luglio aveva rilevato la mancanza di reazioni governative, ipotizzando “un momento di riflessione e ripensamento”.
    Nel corso dell’”Assemblea” Hui ha poi dato all’Ap il merito di aver compiuto passi importanti per una Chiesa indipendente, l’ha esortata a conservare “i principi di indipendenza, autonomia ed auto-amministrazione” ed a servire come ponte per guidare i cattolici a costruire una nazione socialista.

    Liu, intervenendo nella medesima sede, ha rivendicato la crescita del cattolicesimo avvenuta nei 50 anni di esistenza dell’Associazione. Ha però lamentato la mancanza di clero ed in particolare il fatto che 42 diocesi non hanno vescovo. Accenno, quest’ultimo, potenzialmente minaccioso, visto che è proprio Liu il responsabile delle ordinazioni episcopali illecite, che la Santa Sede contesta. (FP)
    :eek:

  7. #17
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    Il Pontefice invita a pregare per tutto il mese di agosto in favore della Chiesa cinese

    CITTA’ DEL VATICANO - Tutti i cattolici del mondo pregheranno nel mese di agosto "perche' la Chiesa in Cina testimoni una sempre maggior coesione interna e possa manifestare l'effettiva e visibile comunione con il Successore di Pietro". Lo ha deciso Benedetto XVI che ha scritto personalmente l'intenzione missionaria per il prossimo agosto. Il testo riecheggia il messaggio contenuto nella recente Lettera ai cattolici cinesi esortati dal Papa ad una riconciliazione che ponga fine definitivamente alla dualita', gia' superata nei fatti con il riconoscimento che la Santa Sede ha concesso a quasi tutti i vescovi, tra Chiesa clandestina e cattolici aderenti all'Associazione Patriottica.

    fonte: www.papanews.it

  8. #18
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    Arrestati altri quattro sacerdoti della Chiesa clandestina
    Quattro sacerdoti cattolici della chiesa clandestina sono stati arrestati dalle autorita' cinesi, secondo quanto denuncia la Fondazione Cardinale Kung. Tre dei religiosi, originari di Xiwanzi, nella provincia di Hebai, sono stati arrestati martedi' scorso da agenti in borghese dopo che si erano rifugiati nella casa di un fedele di Ximeng, localita' della Mongolia, ed al momento sono detenuti in una localita' sconosciuta. Un quarto religioso era stato arrestato ai primi di luglio ed e' al momento in carcere a Zhuolou, nell'Hebai, riferisce quindi la Fondazione, ricordando infine che 5 vescovi sono prigionieri nelle carceri cinesi mentre diversi altri sono sottoposti agli arresti domiciliari.


    http://cardinalkungfoundation.org/press/070728.htm

  9. #19
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    Ordinazioni episcopali nella Cina Continentale


    L'8 settembre corrente, festa della Natività della Beata Vergine Maria, il Rev. Paolo Xiao Zejiang è stato ordinato Arcivescovo Coadiutore di Guiyang (Kweyang), nella provincia di Guizhou. Il 21 successivo, festa di S. Matteo Apostolo ed Evangelista, il Rev. Giuseppe Li Shan è stato ordinato Arcivescovo di Pechino. I due sacerdoti erano stati indicati alla Santa Sede dalle rispettive comunità cattoliche locali come candidati degni e idonei.
    L'ordinazione di Mons. Xiao Zejiang è stata presieduta da S.E. Mons. Aniceto Wang Chongyi, Arcivescovo di Guiyang, coadiuvato da S.E. Mons. Luigi Yu Runshen e da S.E. Mons. Paolo He Zeqing, rispettivamente Vescovo di Hanzhong (Hanchung) e Ausiliare di Wanxian (Wanhsien). A Pechino, la cerimonia di consacrazione di Mons. Li Shan è stata presieduta da S.E. Mons. Giovanni Fang Xingyao, Vescovo di Linyi (Ichow), coadiuvato da S.E. Mons. Pietro Fang Jianping di Yongping (Tangshan) e da S.E. Mons. Paolo Pei Junmin di Shenyang (Mukden). Tutti i suddetti Presuli consacranti sono in comunione con il Papa e sono riconosciuti dal Governo. Alle due celebrazioni religiose hanno partecipato varie centinaia di fedeli.
    Le comunità cattoliche di Guiyang e di Pechino, avendo avuto notizia della comunione concessa dal Papa a S.E. Mons. Xiao e a S.E. Mons. Li, si sono strette in festa attorno ai nuovi Pastori, mentre ha suscitato rincrescimento la partecipazione, al rito sacramentale, di qualche Vescovo che non è in comunione con la Santa Sede.
    Nell'affidare la difficile missione di questi due giovani Presuli e le loro comunità diocesane alla protezione della Vergine Maria, nasce spontaneo l'auspicio che tutte le diocesi possano avere Pastori degni e idonei, capaci di vivere in piena comunione con la Chiesa cattolica e con il Successore di Pietro e di annunciare il Vangelo di Gesù Cristo al Popolo cinese.
    I cattolici, sia in Cina sia nel resto del mondo, pregano perché diventi realtà "l'augurio che, nel corso di un dialogo rispettoso ed aperto tra la Santa Sede ed i Vescovi cinesi, da una parte, e le Autorità governative, dall'altra, possano essere superate le difficoltà e si pervenga, così, ad una proficua intesa che sarà a vantaggio della comunità cattolica e della convivenza sociale" (Lettera di Benedetto XVI alla Chiesa in Cina, del 27 maggio 2007, n. 12).

    (©L'Osservatore Romano - 22 Settembre 2007)

  10. #20
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    Queste sono notizie veramente ottime, che fanno sperare in un'accettazione di quanto raccomandato da Benedetto XVI e in una futura, ormai non più impossibile, normalizzazione dei rapporti tra Pechino e Roma.

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