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Discussione: Cristiani in Cina: il cristianesimo nella Repubblica Popolare Cinese

  1. #331
    CierRino L'avatar di Ultimitempi
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    L’annuncio è pronto, probabilmente già sulla scrivania del Papa. In Vaticano non nascondono la soddisfazione. Perché, per la prima volta dalla rottura delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Repubblica Popolare, sarà il Pontefice a nominare i nuovi vescovi (probabilmente tre) di sedi vacanti in Cina. Questo il frutto di un intenso, quanto discreto lavoro diplomatico iniziato tra grandi diffidenze e difficoltà sotto Benedetto XVI e proseguito con passo più spedito dall’elezione di Francesco. Più volte nel corso degli ultimi anni, delegazioni pontificie sono state accolte a Pechino e inviati dell’Impero Celeste hanno fatto la loro comparsa al di là delle mura vaticane. L’ultima trattativa risale alla scorsa settimana. Due giorni in cui i rappresentanti delle due parti hanno affrontato con un pragmatismo condiviso dalla tradizione gesuita e da quella cinese le questioni aperte: dalla più semplice a quella più complessa. Per ora, fanno sapere in Vaticano, è stato convenuto di risolvere un’annosa questione riguardo la nomina dei vescovi, come noto prerogativa del Papa cui i nuovi pastori devono obbedienza. Il risultato convenuto sarebbe questo: Pechino sottopone al Vaticano una lista di nomi «graditi» e tra questi il Pontefice identifica e annuncia il nome prescelto.


    La Chiesa Patriottica

    Il passaggio, al di là delle apparenze, è decisivo. Perché quando i rapporti erano più freddi, se non ostili, era la Chiesa Patriottica, ovvero l’organizzazione ufficiale dei fedeli cattolici dipendente dal governo di Pechino, a scegliere e nominare i vescovi senza nemmeno consultare la Sante Sede. A suo tempo, Giovanni Paolo II aveva ricordato come i pastori così scelti si sarebbero dovuti considerare automaticamente scomunicati. Più di recente, il riavvicinamento tra Vaticano e Impero Celeste aveva portato a un meccanismo (tacito) più accettabile per Roma: la Chiesa Patriottica avrebbe scelto i nuovi vescovi da una rosa gradita in San Pietro. Un processo che aveva portato Benedetto XVI, dopo alcune asperità, a dichiarare che la «quasi totalità» dei vescovi nominati in Cina «sono ormai in comunione piena con la Santa Sede». Ora il meccanismo si ribalta. E, punto nodale, non è qualcosa di semplicemente «tollerato» (perché male minore) ma il frutto di un accordo raggiunto e accettato da entrambe le parti in causa. Inoltre non è che il primo di una serie di passi (aperture?) che i più ottimisti inseriscono in un percorso che si concluderà entro la fine di quest’anno con l’annuncio della ripresa ufficiale delle relazioni diplomatiche, sessanta e più anni dopo la fuga da Pechino (1952) del Nunzio Apostolico.

    http://www.corriere.it/esteri/16_gen...58216b61.shtml
    Mulier ecce filius tuus

  2. Il seguente utente ringrazia Ultimitempi per questo messaggio:

    sobiesky (07-02-2016)

  3. #332
    Veterano di CR L'avatar di sobiesky
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    L’annuncio è pronto, probabilmente già sulla scrivania del Papa. In Vaticano non nascondono la soddisfazione. Perché, per la prima volta dalla rottura delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Repubblica Popolare, sarà il Pontefice a nominare i nuovi vescovi (probabilmente tre) di sedi vacanti in Cina. Questo il frutto di un intenso, quanto discreto lavoro diplomatico iniziato tra grandi diffidenze e difficoltà sotto Benedetto XVI e proseguito con passo più spedito dall’elezione di Francesco. Più volte nel corso degli ultimi anni, delegazioni pontificie sono state accolte a Pechino e inviati dell’Impero Celeste hanno fatto la loro comparsa al di là delle mura vaticane. L’ultima trattativa risale alla scorsa settimana. Due giorni in cui i rappresentanti delle due parti hanno affrontato con un pragmatismo condiviso dalla tradizione gesuita e da quella cinese le questioni aperte: dalla più semplice a quella più complessa. Per ora, fanno sapere in Vaticano, è stato convenuto di risolvere un’annosa questione riguardo la nomina dei vescovi, come noto prerogativa del Papa cui i nuovi pastori devono obbedienza. Il risultato convenuto sarebbe questo: Pechino sottopone al Vaticano una lista di nomi «graditi» e tra questi il Pontefice identifica e annuncia il nome prescelto.


    La Chiesa Patriottica

    Il passaggio, al di là delle apparenze, è decisivo. Perché quando i rapporti erano più freddi, se non ostili, era la Chiesa Patriottica, ovvero l’organizzazione ufficiale dei fedeli cattolici dipendente dal governo di Pechino, a scegliere e nominare i vescovi senza nemmeno consultare la Sante Sede. A suo tempo, Giovanni Paolo II aveva ricordato come i pastori così scelti si sarebbero dovuti considerare automaticamente scomunicati. Più di recente, il riavvicinamento tra Vaticano e Impero Celeste aveva portato a un meccanismo (tacito) più accettabile per Roma: la Chiesa Patriottica avrebbe scelto i nuovi vescovi da una rosa gradita in San Pietro. Un processo che aveva portato Benedetto XVI, dopo alcune asperità, a dichiarare che la «quasi totalità» dei vescovi nominati in Cina «sono ormai in comunione piena con la Santa Sede». Ora il meccanismo si ribalta. E, punto nodale, non è qualcosa di semplicemente «tollerato» (perché male minore) ma il frutto di un accordo raggiunto e accettato da entrambe le parti in causa. Inoltre non è che il primo di una serie di passi (aperture?) che i più ottimisti inseriscono in un percorso che si concluderà entro la fine di quest’anno con l’annuncio della ripresa ufficiale delle relazioni diplomatiche, sessanta e più anni dopo la fuga da Pechino (1952) del Nunzio Apostolico.

    http://www.corriere.it/esteri/16_gen...58216b61.shtml
    Gentilissimo ultimitempi, grazie di questo contributo, e mi permetto far osservare che nell’articolo di sopra del “Corriere” vi è una parte che mi ha lasciato parecchio preoccupato e perplesso, ovvero:

    << Il «nodo» Taiwan

    Contemporaneamente, il Vaticano dovrà ritirare il suo riconoscimento a Taiwan, «conditio sine qua non» imposta da Pechino a chiunque voglia inviare un ambasciatore sotto la Grande Muraglia (sono 23, al momento, compresa la Santa Sede, i Paesi che hanno relazioni con l’«isola ribelle» e non con la Madre Patria).

    Ecco gentilissimo, mi sembra che quella <<…«conditio sine qua non» imposta da Pechino, come sembra, avallato dalla S. Sede, non lo trovo molto lineare nel modo di iniziare un nuovo rapporto diplomatico.

    Che significano, per esempio, quelle parole: <<il Vaticano dovrà ritirare il suo riconoscimento a Taiwan”>>, forse che non potrà avere rapporti con la Cina Nazionalista di Formosa? Ovvero che il Vaticano non potrà più scegliere i vescovi per questa nazione, che fino a prova contraria, è sempre stata fedele ed in sintonia con la Chiesa di Roma?
    Ed il popolo di Formosa, come prenderà questa nuova situazione?

    Se il Vaticano, per come sembra, ha dovuto cedere al diktat di Pechino, anche se per motivi ragionevoli, ovvero, per cercare almeno di poter “salvare il salvabile”, ma, se non erro, sacrificando però quella parte dell’episcopato che le è stato sempre fedele, non sarà considerato da Taiwan, come una decisione che sa di ingratitudine?…

    Non vorrei apparire pretestuoso, (fra l'altro sono un fortissimo "fan" di Papa Francesco!) ma se le cose stanno così, mi dispiace tanto per quel piccolo, lontano paese, il dover ora improvvisamente, trovarsi più lontano dalla Chiesa di Roma, perché lo avrebbe imposto, “conditio sine qua non”, il governo ateo di Pechino, lasciando di fatto la parte cristiana del popolo di Formosa nello scoramento e nella tristezza..

    Mi auguro che Papa Francesco, se ha scelto questa “amara” strada per intessere nuovi e più salutari rapporti diplomatici con la Cina comunista, lo abbia fatto secondo una strategia di lungo periodo, confidando nel fatto che nella storia, nessun regime umano è eterno, ma che verrà il giorno che anche a Pechino, il vento della democrazia e della libertà, potrà fare capolino, così che poi tra Roma, Pechino e Taiwan non ci saranno più remore ai contatti ed alle nomine episcopali, perché ogni designazione, sarà totalmente decisa da Roma e nessun potere politico potrà più dettare quelle condizioni, che oggi magari, avranno lasciato tanta mestizia e disorientamento ai cari fratelli amici ecclesiastici e non della chiesa di Formosa.

    Chissà, considerate credibile, questo percorso ecumenico ora avviato dal S. Padre con questa nuova iniziativa di riavvicinamento tra S. Sede e Pechino?

    Intanto, ai posteri l’ardua sentenza!

    Cordialmente.. buonanotte..

  4. Il seguente utente ringrazia sobiesky per questo messaggio:

    Sunshine (09-02-2016)

  5. #333
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    Mi auguro che Papa Francesco, se ha scelto questa “amara” strada per intessere nuovi e più salutari rapporti diplomatici con la Cina comunista, lo abbia fatto secondo una strategia di lungo periodo, confidando nel fatto che nella storia, nessun regime umano è eterno, ma che verrà il giorno che anche a Pechino, il vento della democrazia e della libertà, potrà fare capolino, così che poi tra Roma, Pechino e Taiwan non ci saranno più remore ai contatti ed alle nomine episcopali, perché ogni designazione, sarà totalmente decisa da Roma e nessun potere politico potrà più dettare quelle condizioni, che oggi magari, avranno lasciato tanta mestizia e disorientamento ai cari fratelli amici ecclesiastici e non della chiesa di Formosa.

    Chissà, considerate credibile, questo percorso ecumenico ora avviato dal S. Padre con questa nuova iniziativa di riavvicinamento tra S. Sede e Pechino?
    Non chiederlo a me, se dovessi decidere io avrei già fatto guerra alla Cina mille volte, per le continue violazioni dei diritti umani e dei soprusi perpetrati (crimini contro l'umanità). Questo a livello civile. Sul lato religioso non saprei, penso che una scomunica pendente sui vescovi collaborazionisti sarebbe stata una buona cosa, per iniziare. Se non basta, riduzione allo stato laicale immediata (così si evitano ulteriori danni), e se non basta ancora il ritiro di qualsiasi contatto diplomatico della Santa Sede con lo stato cinese.

  6. #334
    Gran CierRino
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    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Oltre alle ottime domande di Cavalier, io mi domando: e le nomine di vescovi come Zen Ze Kiun o John Tong Hon?
    Oppure i vari vescovi della Cina continentale che sono nominati dalla Santa Sede ma il loro nome non appare sul bollettino?
    Ad esempio nel dicembre 2007 fu nominato dal Vaticano l'arcivescovo Joseph Gan Junqiu (arcivescovo di Guangzhou).
    Quindi non è nessun primato.
    I vescovi di Hong Kong e Macao sono sempre stati nominati autonomamente dalla Santa Sede senza nessuna ingerenza cinese.
    Per quanto riguarda gli altri, non sono mai stati nominati dalla Santa Sede, ma venivano scelti dall'AP col gradimento anche della Santa Sede.
    Quelli scelti autonomamente dalla Santa Sede sono i cosiddetti vescovi clandestini, ancora oggi perseguitati dal regime comunista cinese e della cui sorte mi preoccupavo nel mio messaggio precedente.

  7. #335
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    la normativa è complessa, non so se qualcuno in italia l'ha studiata
    qua dicono che il Papa ha dato l'approvazione a tre candidati scelti dai cinesi al solito modo, non che li ha nominati lui
    comunque staremo a vedere,

    http://www.ucanews.com/news/china-va...intments/75132

    China, Vatican negotiate further on bishop appointments

    Italian publication says Pope Francis has given approval for three candidates


    Bishop-designate Ding Lingbin of Changzhi, left, shows State Administration for Religious Affairs director Wang Zuo’an around a church in Changzhi in December 2014. (Photo supplied)
    ucanews.com reporter, Hong Kong, China

    February 3, 2016

    The Vatican has held another round of negotiations with the Chinese government about the contentious issue of bishop appointments in China.
    Officials from the Holy See sat down with a Chinese delegation in Rome Jan. 25 - 26 to discuss Beijing's policy of having bishops elected by government-selected voters.
    The meeting in Rome was the third round of negotiations on bishop appointments in China. The first was held in June, 2014 and the second in October, 2015.
    Italian daily, Corriere de Sera, broke the news about the negotiations on Jan. 31 and described them as "breakthrough" talks with Pope Francis giving approval to three bishop candidates.
    Observers in China doubt the claim but expected the three candidates to be Fathers Peter Ding Lingbin of Changzhi, Cosmas Ji Chengyi of Zhumadian and Joseph Tang Yuange of Chengdu. Both sides have approved the three priests and their names were raised on different occasions last year.
    Bishop-designate Tang's approval came in October, shortly after a six-member Vatican delegation visited Beijing.
    A report in the state-run China Daily in late August mentioned Zhumadian Diocese fixing up a church as the venue for Bishop-designate Ji's ordination. Ji was approved by the Vatican some years ago while his state sanctioned election took place in April 2015.
    Bishop-designate Ding also received papal approval prior to his election in December 2013.
    "When Wang Zuo'an, director of the State Administration for Religious Affairs, inspected Changzhi in late 2014, he told us that Ding would be the first bishop to be ordained the next year," a local priest said.
    The first and only episcopal ordination in 2015 turned out to be Bishop Joseph Zhang Yinlin of Anyang.

  8. #336
    Gran CierRino
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    Cina, la Chiesa piange mons. Zeng Jingmu: Un vero testimone di Cristo

    Victoria Ma

    Il presule non ufficiale aveva 96 anni, di cui almeno 23 passati in carcere per la sua fedeltà al papa e alla Chiesa universale. Caduto per terra, ha battuto la testa ed è stato ricoverato senza possibilità di incontrare nessuno. Poco dopo è morto. La diocesi di Yujiang è stata fatta confluire dal governo in quella di Nanchang. I funerali si terranno il prossimo 6 aprile. Il governo ha permesso ai fedeli di esporre il corpo per quattro giorni.


    Yujiang (AsiaNews) – Il vescovo emerito di Yujiang, mons. Tommaso Zeng Jingmu, è morto lo scorso 2 aprile a 96 anni di età. Pastore della Chiesa non ufficiale, ha trascorso diversi anni in galera per la sua fedeltà al papa. Secondo il portale cinese Catholic Online, il presule è scivolato qualche giorno prima del decesso e ha battuto la testa. Ricoverato in ospedale, è stato tenuto da solo in una stanza: i funzionari del governo locale hanno impedito ai suoi fedeli e amici di andare a trovarlo. I funerali si terranno la mattina del 6 aprile.
    Diversi cattolici da molte parti del Paese si sono recati in visita alla casa del vescovo, dove si trova il corpo, e hanno pregato per il suo eterno riposo. Una fedele dice ad AsiaNews: “Il vescovo Zeng è stato un vero testimone di Cristo, durante tutta la sua vita. Mi hanno sempre molto impressionato la sua fede e la sua povertà, sia materiale che spirituale. Ora spero che la Chiesa dello Jiangxi possa essere unita”.
    I funzionari del governo hanno respinto la richiesta dei cattolici locali, che volevano esporre il corpo di mons. Zeng per otto giorni in modo da dare a chiunque la possibilità di dare l’ultimo saluto al presule, ma ne hanno concessi quattro.
    Nato nel 1920, mons. Zeng entra nel seminario di Yujiang all’età di 10 anni. Ordinato sacerdote nel 1949, viene consacrato vescovo in maniera segreta nel 1990. Nel periodo intermedio viene arrestato decine di volte, e passa circa 23 anni in carcere per le persecuzioni della Rivoluzione culturale e per il rifiuto di aderire all’Associazione patriottica dei cattolici cinesi. Nel 2000 entra nell’Ordine domenicano, e nel 2012 si ritira.
    Il suo successore è mons. Giovanni Peng Weizhao, ordinato nel 2014: arrestato nel maggio dello stesso anno, viene rilasciato in novembre. Sin dalla morte del suo predecessore è tenuto sotto stretta sorveglianza da parte della polizia. La comunità ufficiale dello Jiangxi è invece guidata da mons. Giovanni Li Suguang di Nanchang, ordinato nel 2010: al suo insediamento episcopale erano presenti anche cattolici non ufficiali, fra cui tre sacerdoti.
    Nella ristrutturazione della Chiesa fatta dal governo cinese, Yujiang è una delle cinque diocesi dello Jiangxi rifluite in una sola, quella di Nanchang. Nei confronti della Santa Sede, mons. Li Suguang si trova in una situazione ambigua: in passato ha partecipato a ordinazioni illecite e sembra più disposto a ubbidire alle indicazioni dell'Associazione patriottica. Non così invece il mons. Peng, educato nella Chiesa sotterranea.
    La diocesi di Yujang ha un alto tasso di cattolici e sacerdoti non ufficiali, cioè non iscritti all’Associazione patriottica e quindi non riconosciuti dal governo. Le autorità della provincia permettono molto raramente agli stranieri di visitare i luoghi di culto locali, e spesso affidano i turisti a delle “guide” che li scortano ovunque vanno. Secondo alcune stime, i cattolici locali sono circa 15mila.




    http://www.asianews.it/notizie-it/Ci...sto-37120.html


  9. 3 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Phantom (05-04-2016), Pikachu (04-04-2016), Pivialista (09-05-2016)

  10. #337
    Cronista di CR L'avatar di Phantom
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    Ma poi non si è saputo più nulla delle nome in Cina che doveva fare il papa?
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  11. #338
    Gran CierRino
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    Citazione Originariamente Scritto da cisnusculum Visualizza Messaggio
    Cina, la Chiesa piange mons. Zeng Jingmu: Un vero testimone di Cristo
    A distanza di qualche settimana dalla morte, l'Osservatore Romano rende omaggio a questo grande vescovo (uno dei tanti eroici ancora presenti in Cina e spesso dimenticati se non addirittura "sacrificati" in nome del dialogo col regime comunista) in modo che mi sembra eloquente e probabilmente anche inedito. Pubblica infatti il suo necrologio nella rubrica "lutto nell'episcopato", normalmente riservata alle notizie dei decessi dei vescovi nel mondo, ma non ricordo sia stata in passato utilizzata anche per i vescovi clandestini cinesi (ossia quelli in comunione col Papa ma non riconosciuti dal governo). Ciò viene fatto inoltre in modo niente affatto scontato, sia perché trattato come tutti gli altri vescovi (per intenderci quelli menzionati nel bollettino e nell'annuario pontificio) sia perchè gli viene riservato molto più spazio rispetto alle breve notizie normalmente riportate per gli altri vescovi (il necrologio è lungo circa il doppio del normale) sia perchè usa parole chiare ed inequivocabili e non di circostanza (vedasi la parte che riporto in grassetto). Se aggiungiamo che, come sappiamo, l'Osservatore, di fatto, è controllato dalla Segreteria di Stato che è ovviamente in prima linea nei colloqui col regime cinese, questa pubblicazione assume una connotazione importante su quella che è la posizione della segreteria di stato.
    Mi permetto di esprimere la mia soddisfazione per questa dimostrazione di coerenza e di chiarezza della Santa Sede, che sono elementi imprescindibili in ogni colloquio difficile come quello con la Cina (elementi purtroppo spesso ignorati negli ultimi anni da molti).
    Ovviamente ben pochi pseudo vaticanisti si accorgeranno di questa sottigliezza (che sottile non è) essendo troppo impegnati ad elogiare i risultati ottenuti con la Cina tanto da annunciare la nomina "già sulla scrivania del Papa" da alcuni mesi di almeno tre vescovi riconosciuti...


    Sabato 2 aprile è deceduto, all’età diquasi 96 anni, monsignor TommasoZeng Jingmu, vescovo emerito e nonufficiale della diocesi di Yujiang,nella provincia di Jiangxi (CinaContinentale). Il 26 marzo, Sabatosanto, egli era caduto per terra in casa,colpito da un ictus, riportandouna grave commozione cerebrale.Ricoverato nell’ospedale di Fuzhou,è stato operato e ha alternato momentidi sofferenza e di lucidità, durantei quali recitava il rosario e riuscivapersino a scherzare. Il 2 aprile,le sue condizioni di salute sono improvvisamentepeggiorate ed egli èspirato verso le ore 22.50.I funerali sono stati celebrati il 6aprile, presso la casa natale, dal nipotedel presule, il reverendo ZengZhongliang, della diocesi di Yujiang,insieme con una ventina di sacerdoticoncelebranti. Il vescovo non ufficialedella diocesi, monsignor GiovanniPeng Weizhao, vive da qualche tempoin libertà limitata.Monsignor Zeng aveva chiesto,nel testamento, di celebrare il suofunerale nel luogo nativo, in formasemplice, senza parlare dei suoi meriti.Vi hanno partecipato migliaia difedeli provenienti dalla diocesi e daaltre parti della Cina, testimoniandocosì la stima e la riconoscenza per ilservizio da lui reso alla Chiesa e allacomunità diocesana per più di 25anni.
    Il defunto vescovo era nato il 23luglio 1919 (qualche fonte riportauna data diversa) nel villaggio diZengjiacun, distretto di Chongren,nella provincia di Jiangxi. Nel 1930era entrato nel seminario di Wenshan,della diocesi di Yujiang. Nel1944 aveva proseguito gli studi nelseminario maggiore di Fuzhou, nelFujian, e nel 1948 fu trasferito aWensheng nel seminario del Zhejiang.Ordinato sacerdote il 25 marzo1949 da monsignor William CharlesQuinn, C.M., è stato viceparrocoe parroco in diverse comunità. Il 13gennaio 1990 ha ricevuto la consacrazioneepiscopale per le mani dimonsignor Giacomo Xie Shiguang,vescovo di Funing.Monsignor Zeng è stato uno strenuodifensore della dottrina cattolicae un coraggioso testimone della fedeltàalla Chiesa, a costo di grandisacrifici: fu arrestato numerose voltee trascorse circa trent’anni della suavita in detenzione. Il suo amore aCristo, alla Chiesa e al Santo Padreè stato di grande esempio per molti.Nel suo testamento spirituale egliha chiesto perdono per tutte le propriemancanze e ha ringraziato i sacerdotidella diocesi per la loro dedizionee il loro servizio. Fra l’altro,sperava di costruire nel suo paesenatale una chiesa dedicata al CuoreImmacolato di Maria, in ringraziamentoper la protezione e per le grazieottenute.
    http://www.osservatoreromano.va/vati...6_093_2304.pdf

  12. 3 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Phantom (23-04-2016), Pikachu (22-04-2016), Vox Populi (23-04-2016)

  13. #339
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  14. #340
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    Noto con piacere che il ricordo di Mons. Zeng sull'Osservatore Romano pare non essere stato un caso, ma ancora oggi, sempre, giustamente, a distanza di qualche giorno, è stato riportato il necrologio di Mons. Zhang, assieme a quello di altri vescovi e anche in questo caso dilungandosi più dell'usuale sulle note biografiche, senza tacerne i passaggi certamente poco graditi al regime (grassetto mio):

    Domenica 8 maggio, intorno a mezzogiorno, è deceduto monsignor Luca Tommaso Zhang Huaixin, vescovo di Jixian/Weihui(Weíhwei), nella provincia di Henan (Cina Continentale). Avrebbe compiuto 91 anni proprio oggi, 23 maggio, e il giorno 6 era stato ricoverato d’urgenza in ospedale, in seguito all’aggravarsi del diabete e dei problemi cardiaci di cui soffriva da tempo. Il giorno prima del decesso era ancora lucido di mente e ricordava gli anni giovanili, trascorsi in seminario. Monsignor Luca Tommaso Zhang Huaixin era nato nel 1925 nel villaggio di Liangbudaying, Honghetun, distretto di Anyang, in una famiglia di ferventi cattolici. La sua vocazione venne curata dai missionari italiani del Pontificio istituto missioni estere, che operavano nello Henan. Nel 1934 entrò nel seminario minore della diocesi di Jixiane, quindi, passò al seminario maggiore di Kaifeng. Fu ordinato sacerdote da monsignor Gaetano Pollio, P.I.M.E., arcivescovo di Kaifeng, il 19 ottobre 1950. Dopo l’ordinazione svolse il ministero pastorale a Tianjin e ad Anyang. Nel 1958 venne arrestato e condannato ai campi di lavoro forzato a causa della fede. Solo nel 1980 poté ritornare a svolgere il ministero pastorale. Il 19 ottobre 1981 fu consacrato segretamente vescovo di Jixianda monsignor Giulio Jia Zhiguo, vescovo di Zhengding, nello Hebei. Monsignor Luca Tommaso Zhang Huaixin viene ricordato da chi lo ha conosciuto come un pastore zelante e paziente, pieno di fede e dedito all’evangelizzazione, che si è interamente dedicato alla costruzione materiale e pastorale della sua diocesi: incontrava regolarmente le comunità; ha restaurato e costruito chiese, tra cui la cattedrale; ha avviato diversi centri sanitari, un centro catechistico e uno per ritiri spirituali; ha seguito la formazione dei sacerdoti, intrattenendo con loro rapporti paterni ed affettuosi e assicurando loro la possibilità di esercitare il ministero; ha sostenutolo sviluppo della Congregazione delle Suore di San Giuseppe. Sotto la sua guida, la diocesi di Jixian è cresciuta per numero di sacerdoti, suore e fedeli, oltre che per l’impegno nel campo sanitario e catechistico. Alcuni dei suoi sacerdoti sono stati ordinati da vescovi legittimi, riconosciuti dalle autorità civili. Lo stesso monsignor Zhang Huaixin accettò il riconoscimento governativo, ma rimanendo fedele ai principi di fedeltà e di comunione con il Papa e senza aderire a organismi la cui finalità è inconciliabile con la dottrina cattolica. Un gran numero di fedeli ha reso omaggio alla sua salma,esposta nella cattedrale, e ha preso parte ai funerali, che sono stati celebrati il 14 maggio.
    http://www.osservatoreromano.va/vati...6_117_2405.pdf

    Il Signore renda gloria a questo intrepido e zelante testimone della Fede sperando che possa anche essere di esempio per tanti fedeli e pastori.

  15. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Cardinale Bellarmino (24-05-2016), Ultimitempi (24-05-2016)

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