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Discussione: Cristiani in Cina: il cristianesimo nella Repubblica Popolare Cinese

  1. #431
    Gran CierRino
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    È morto mons. Mattia Yu Chengxin, vescovo sotterraneo di Hanzhong

    Ha passato diversi anni agli arresti domiciliari e poi ai lavori forzati. Era stato nominato vescovo coadiutore di Hanzhong, quando suo fratello, mons. Bartolomeo Yu, è stato arrestato nel 1989. Colpito da ictus, si è ritirato, anche per custodire la ritrovata comunione nella diocesi fra ufficiali e sotterranei.

    Hanzhong (AsiaNews) – Mons. Mattia Yu Chengxin, vescovo coadiutore emerito di Hanzhong (Shaanxi) è morto il 7 dicembre scorso all’età di 90 anni. I suoi funerali sono stati celebrati ieri nella chiesa di Xiaozhai (contea di Chengguo), in coincidenza con il 28mo anniversario dell’ordinazione episcopale del defunto.
    Mons. Luigi Yu Runchen, vescovo ufficiale di Hanzhong ha presieduto la cerimonia funebre.
    Mons. Mattia Yu Chengxin era un vescovo sotterraneo, non riconosciuto dal governo. Per questo, il suo titolo episcopale è stato citato solo nell’omelia, ma non scritto su alcun avviso o cartello durante la messa funebre, concelebrata da 31 sacerdoti, in maggioranza della diocesi. Secondo fonti cattoliche locali, questo silenzio non era dovuto a particolari pressioni delle autorità civili. Nell’omelia, mons. Luigi Yu ha definito il defunto “monsignore”.
    Mattia Yu era nato da una famiglia cattolica il 27 dicembre 1927. È fratello minore di mons. Bartolomeo Yu, anch’egli vescovo di Hanzhong, morto nel 2009. Una loro sorella, Yu Rongjie, ancora vivente, è suora. Tutti e tre i vescovi Yu sono stati approvati dalla Santa Sede, ma solo Luigi Yu è riconosciuto dal governo.
    Il vescovo Mattia ha studiato nel seminario di Hanzhong nel 1950 ed è entrato nel 1956 nel seminario regionale di Kaifeng (Henan), ma il seminario è stato chiuso due anni dopo dal movimento delle Tre autonomie [per l’edificazione di una Chiesa nazionale e autonoma dalla Santa Sede - ndr]. Durante la Rivoluzione culturale (1966-1976) egli ha subito prima gli arresti domiciliari, poi è stato mandato in un lager ai lavori forzati (“riforma attraverso il lavoro”).
    Nel 1980, dopo le aperture di Deng Xiaoping e la ripresa della vita religiosa, egli è stato ordinato sacerdote e posto come direttore spirituale e insegnante di latino nel seminario sotterraneo di san Giuseppe ad Hanzhong. È ricordato come una persona gioviale, capace di girare le parrocchie in bicicletta per amministrare i sacramenti ai suoi fedeli.
    Mons. Mattia è stato ordinato vescovo segretamente nel 1989. Una dichiarazione letta durante il servizio funebre e firmata da tutti i sacerdoti di Hanzhong, afferma che “egli non ha mai esercitato il suo ministero episcopale e non ha mai permesso ad altri di chiamarlo vescovo, né è mai apparso con le insegne episcopali, in privato o in pubblico. Egli si è sempre considerato e ha sempre servito la Chiesa come sacerdote”.
    Alcuni fedeli dicono che il vescovo defunto era un “vescovo ausiliare” e non “coadiutore”.
    Le diverse opinioni e dichiarazioni riflettono la difficile storia della diocesi, per molto tempo divisa fra ufficiali e sotterranei.
    Mons. Mattia Yu è stato ordinato in segreto come vescovo coadiutore di Hanzhong da mons. Li Zhenrong di Xianxian il 12 dicembre 1989, dopo che il fratello, mons. Bartolomeo Yu Chengti, vescovo non ufficiale di Hanzhong, è stato arrestato nel novembre dello stesso anno, durante una pesante repressione contro le comunità sotterranee in tutta la Cina: le autorità avevano scoperto che i vescovi sotterranei si erano radunati in segreto come “conferenza episcopale”, nel cosiddetto “incontro di Sanyuan”.
    Un’autorevole fonte ecclesiale racconta ad AsiaNews che sono stati i poderosi sforzi di mons. Antonio Li Duan, vescovo ufficiale di Xian (Shaanxi), a spingere il suo caro amico, mons. Bartolomeo Yu, a ricostruire nel 2000 la comunione nella diocesi.
    Nel 2005, poco tempo prima della morte di Giovanni Paolo II, è avvenuto il giro di boa nella vita della diocesi di Hanzhong: mons. Luigi Yu ha chiesto di essere riconciliato con il papa e la Santa Sede. La messa funebre per il santo papa polacco è stata anche una cerimonia di riconciliazione perché per la prima volta dopo decenni mons. Bartolomeo e mons. Luigi hanno insieme celebrato l’eucaristia.
    Fino alla sua morte, mons. Bartolomeo è stato l’ordinario della diocesi; nel 2009, alla sua morte, mons. Luigi Yu gli è succeduto nel governo di Hanzhong.
    La fonte autorevole afferma che “in un incontro diocesano, mons. Mattia ha preso l’iniziativa di ritirarsi e di non far valere il suo status episcopale per amore alla comunione nella diocesi”. D’altra parte, nel 2007 mons. Mattia è stato colpito da un ictus che gli ha creato problemi alla mobilità. Quando mons. Bartolomeo è morto, mons. Mattia era ormai paralizzato e non poteva accudire a se stesso e alla diocesi.
    La dichiarazione letta durante il servizio funebre dice che mons. Mattia “conosceva bene le sue capacità e la realtà della diocesi. Egli ha offerto le sue sofferenze, andando contro alle aspettative di alcuni, ma compiendo la volontà di Dio”.
    In questo anno 2017 nella Chiesa in Cina sono morti nove vescovi. In quattro delle diocesi interessate, il governo cinese non ha ancora permesso l’ordinazione dei candidati vescovi successori nominati dal Vaticano, o non ha riconosciuto i successori ordinati segretamente in passato senza l’approvazione del governo. Ciò sta creando ancora maggiori difficoltà al dialogo fra la Cina e la Santa Sede, che sarebbe finalizzato proprio a risolvere lo spinoso problema delle nomine episcopali.

    http://www.asianews.it/notizie-it/%C...ong-42568.html


  2. #432
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    Santa Sede: due lutti nell’episcopato cinese

    Due lutti nell’episcopato cinese. A darne notizia è oggi la Sala Stampa della Santa Sede. Si tratta di mons. Luca Li Jingfeng, vescovo di Fengxiang, nella provincia di Shaanxi (Cina Continentale), scomparso a 96 anni e da alcuni mesi gravemente malato, e di mons. Mattia Yü Chengxin, vescovo coadiutore emerito di Hanzhong, nello Shaanxi (Cina Continentale), 89 anni, anche lui ammalato da tempo. Mons. Li era nato il 15 gennaio 1921 nel villaggio di Tongyuanfang, distretto di Gaoling, nello Shaanxi, da una famiglia di lunga tradizione cattolica che aveva otto figli. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1947, assunse vari incarichi in diocesi, tra cui quello di insegnante nel seminario diocesano, del quale fu rettore dal 1956 al 1959. Nel 1959 venne arrestato, in quanto contrario al “Movimento delle Tre Autonomie”, e condotto ai lavori forzati, dove rimase per venti anni. Nel 1979 fu liberato. Il 25 aprile 1980 fu consacrato vescovo coadiutore di Fengxiang e il 14 febbraio 1983 divenne ordinario di Fengxiang in seguito alla morte di mons. Zhou. Nel 2004 fu riconosciuto dal governo come vescovo ufficiale di Fengxiang, senza aderire all’Associazione Patriottica. Il 6 gennaio 1996, mons. Li consacrò mons. Pietro Zhang Zhiyong vescovo coadiutore di Fengxiang, il quale nel 2010 si ritirò dall’ufficio a causa di malattia, senza mai succedergli. Nell’ottobre 2005 Benedetto XVI lo invitò in Vaticano, insieme ad altri tre presuli cinesi, a partecipare al Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia, ma non ricevette l’autorizzazione dalle autorità governative. A mons. Li succede il coadiutore mons. Pietro Li Huiyuan, che egli stesso aveva consacrato quando era ormai ultranovantenne.
    Mons. Yü era nato il 28 febbraio 1928 nel villaggio di Yüjiawan, distretto di Hantai, nella provincia di Shaanxi, da una famiglia di solida tradizione cattolica. Il fratello maggiore, mons. Bartolomeo Yü Chengti, morto nel 2009, è stato vescovo diocesano di Hanzhong, mentre l’unica sorella, Yü Yongjie, si è consacrata alla vita religiosa. Mons. Yü Chengxin si è formato al sacerdozio presso il Seminario minore di Hanzhong, dove entrò nel 1950, e in quello maggiore di Kaifeng, dove passò nel 1956. Due anni dopo, il Seminario venne chiuso dal “Movimento delle Tre Autonomie”. Durante la rivoluzione culturale fu costretto agli arresti domiciliari e poi mandato ai lavori forzati. In seguito alla ripresa della vita religiosa in Cina, venne ordinato sacerdote il 10 dicembre 1981. Il 12 dicembre 1989 è stato ordinato vescovo coadiutore della diocesi di Hanzhong.


    fonte: SIR
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  3. #433
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    Da me si dice: "robe da matti!" http://m.asianews.it/index.php?art=42896&l=it
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  4. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Mystica Viola (24-01-2018), Pivialista (27-01-2018)

  5. #434
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    Da me si dice: "robe da matti!" http://m.asianews.it/index.php?art=42896&l=it
    Ma come mai sono possibili queste cose nella Chiesa di Dio? Non dico altro e prego

  6. #435
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    Chiesa clandestina: una pedina nel gioco politico della Cina, una spina per la Santa Sede

    Fedeli della Chiesa ufficiale e sotterranea, laici e sacerdoti, commentano la decisione vaticana di dimettere vescovi riconosciuti (non ufficiali) e mettere al loro posto vescovi illeciti approvati dal governo cinese. Tristezza, ira, desolazione. La messa in guardia: in questo modo si abbandona la Chiesa sotterranea, ma anche la Santa Sede abbandona tutta la Chiesa cinese nelle mani del potere politico. Nonostante tutto si parla di “obbedienza” e “speranza”.

    Roma (AsiaNews) – “Una pedina nel gioco politico della Cina e una spina per la Santa Sede”; un “elemento instabile” per il governo di Pechino e “una patata bollente” per il Vaticano: così un laico cinese definisce la sorte della Chiesa clandestina, la comunità non ufficiale, non riconosciuta dal governo cinese perché rifiuta di aderire allo stretto controllo del Partito attraverso l’Associazione patriottica. La definizione è parte di un commento giunto ad AsiaNews dopo la diffusione della notizia che il Vaticano sta chiedendo ad alcuni vescovi sotterranei, riconosciuti dalla Santa Sede, di ritirarsi o di lasciare il posto a vescovi illeciti e scomunicati, ma riconosciuti dal governo.
    I commenti che pubblichiamo provengono da sacerdoti, ufficiali e sotterranei, da laici e da suore. Per espressa loro richiesta vengono pubblicati in modo anonimo.

    Davanti alla scelta del Vaticano di privilegiare i vescovi illeciti, essi esprimono tristezza, dolore e qualche imprecazione. Fra i punti che essi sottolineano ve ne sono alcuni ricorrenti:


    1.La decisione vaticana sembra voler sopprimere la Chiesa non ufficiale, come “Abramo quando doveva sacrificare il suo figlio”. Ai membri di queste comunità – soprattutto ai sacerdoti – non resta altro che “ritirarsi” o “andare a fare l’agricoltore”.


    2. La perdita della comunità non ufficiale è una perdita anche per la Santa Sede perché essa non avrà più “il diritto di parlare alla Chiesa in Cina”, che sarà costituita da vescovi e sacerdoti ufficiali che sottostanno (volenti o nolenti) ai desideri del governo, o da una (ex) chiesa sotterranea “pienamente integrata e completamente sottomessa alla politica”.


    3. C’è commiserazione per la Curia romana, poco “cauta” nei confronti delle pretese del governo; una critica alla scelta fatta perché porta più divisione che riconciliazione nella Chiesa.



    In diversi interventi si sottolinea però “l’obbedienza” e perfino “la speranza” che attraverso una scelta “non appropriata”, che sottomette la Chiesa “al potere temporale”, lo Spirito risollevi i fedeli. E se qualcuno parla di “Giuda” che vende il suo Signore, altri ricordano che “le porte degli inferi non prevarranno su di essa”. (BC)


    1.Il Vaticano esorta il vescovo legittimo a dimettersi e riconoscere “i vescovi illegittimi” per consolidare la legittimità del Consiglio dei vescovi. Se tale decisione non porta tutti i vescovi sotterranei in una posizione legittima nell'autorità ecclesiastica cinese, il Vaticano perderà tutto il diritto di parlare alla Chiesa in Cina. L'aspetto più negativo: il Vaticano sarà utile al governo cinese solo per legittimare i sette “vescovi illegittimi". Dopo di che, la Chiesa cinese sarà totalmente sinicizzata e le promesse del governo cinese al Vaticano saranno ritardate all’infinito finché la Chiesa sotterranea sia pienamente integrata e completamente sottomessa alla politica.

    2. Non so cosa dire, sono scioccato, triste, deluso, ma sento ancora la speranza. Perché lo Spirito Santo è l'anima della Santa Chiesa. Mi ricordo la parola del Signore: le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Nel corso del tempo, la Chiesa ha passato tante prove, ci sono state sempre persone scelte dal Signore per illuminare.

    3. All’inizio ho saputo da un articolo del card. Zen che i vescovi fedeli dovranno lasciare l’incarico e darlo ai vescovi illegittimi. Quando ho letto la notizia, sono rimasto scioccato e piuttosto triste. L’atteggiamento della Santa Sede ha ferito profondamente i due vescovi fedeli nonché la Chiesa fedele [la comunità sotterranea – ndr]. Vorrei sottolineare che tale decisione va verificata: non è detto che sacrificando la Chiesa clandestina si possa garantire la Chiesa cattolica e la purità della fede in Cina.

    4. Penso che tutte le decisioni della Santa Sede siano ben programmate e trattate, ma sono molto triste su alcune decisioni, anche se dovrei essere obbediente. Abramo, quando doveva sacrificare il suo figlio, sicuramente era molto triste, ma l’obbedienza a Dio ha superato il suo pensiero personale. Come potremmo rifiutare la decisione della Santa Sede a causa del nostro sentimento? A parte lo Spirito Santo, l’obbedienza è importante nella storia della Chiesa. Altrimenti si amplia ancora di più lo scisma nella Chiesa. Preghiamo: il Signore non ci lascia, siamo obbedienti, con fede, davanti al Signore.

    5. Chiedere la dimissione del vescovo Zhuang è come abbandonare una persona che ti è fedele; far retrocedere il vescovo Guo è una notizia incredibile. È come dice il proverbio cinese: tagliare il piede per adattare la scarpa. Una decisione non appropriata. La Chiesa clandestina cinese è una Chiesa fedele, per decine di anni non ha mai partecipato all’Associazione patriottica cattolica cinese; ha sofferto molto proprio per essere fedele al Signore e al Santo Padre. Oggi, le numerose chiese clandestine sono diventate una pedina del gioco politico nonché una spina nei rapporti Cina-Vaticano. La Chiesa clandestina cinese è davvero in una situazione bizzarra perché la Cina la considera come un elemento instabile all’interno della società mentre la Santa Sede la considera come una “patata bollente”.
    Non dobbiamo dimenticare l’obbedienza al Signore. La Chiesa di Roma è una Chiesa universale, nessun può utilizzare il nome della Chiesa per distruggere il popolo del Signore. Anche il papa ha detto che dobbiamo vigilare perché la fede non sia colonizzata dall’ideologia. La Chiesa è il fondamento della verità, è la nostra Madre e Maestra, deve garantire la giustizia e la pace, promuovere la libertà religiosa, proteggere i diritti umani e aiutare le persone bisognose. La Chiesa non può mettersi insieme con il potere temporale marginalizzando il suo popolo.
    Da sempre ci auguriamo la normalizzazione nelle relazioni diplomatiche sino-vaticane, ma se questo processo deve sopprimere la Chiesa fedele, allora nasceranno sempre più Dong Guanhua [sacerdote autonominatosi vescovo della Chiesa sotterranea – ndr], o come dice il card. Zen “torniamo a casa nostra a fare i contadini”. Speriamo che la Curia Romana prenda seriamente in considerazione ciò che abbiamo detto e sia cauta nelle trattative con i nostri politici.

    6. In questo caso, per motivi politici si rinuncia alla fede. Il risultato della riconciliazione è l’abbandono, o meglio l’abbandono della Chiesa clandestina. Il Vaticano ha perso su tutta la linea. Peccato, perché in futuro non avrà più il diritto di parlare: amare il Paese sarà più importante che amare la Religione.


    7. Sono deluso, totalmente deluso, il nuovo Giuda ha venduto di nuovo il suo Signore. Il demonio è allegro! Questo risultato non ha senso! Egli ha distrutto la Chiesa cattolica in Cina

    http://www.asianews.it/notizie-it/Ch...ede-42929.html

  7. #436
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    Chiesa clandestina: una pedina nel gioco politico della Cina, una spina per la Santa Sede

    Fedeli della Chiesa ufficiale e sotterranea, laici e sacerdoti, commentano la decisione vaticana di dimettere vescovi riconosciuti (non ufficiali) e mettere al loro posto vescovi illeciti approvati dal governo cinese. Tristezza, ira, desolazione. La messa in guardia: in questo modo si abbandona la Chiesa sotterranea, ma anche la Santa Sede abbandona tutta la Chiesa cinese nelle mani del potere politico. Nonostante tutto si parla di “obbedienza” e “speranza”.

    Roma (AsiaNews) – “Una pedina nel gioco politico della Cina e una spina per la Santa Sede”; un “elemento instabile” per il governo di Pechino e “una patata bollente” per il Vaticano: così un laico cinese definisce la sorte della Chiesa clandestina, la comunità non ufficiale, non riconosciuta dal governo cinese perché rifiuta di aderire allo stretto controllo del Partito attraverso l’Associazione patriottica. La definizione è parte di un commento giunto ad AsiaNews dopo la diffusione della notizia che il Vaticano sta chiedendo ad alcuni vescovi sotterranei, riconosciuti dalla Santa Sede, di ritirarsi o di lasciare il posto a vescovi illeciti e scomunicati, ma riconosciuti dal governo.
    I commenti che pubblichiamo provengono da sacerdoti, ufficiali e sotterranei, da laici e da suore. Per espressa loro richiesta vengono pubblicati in modo anonimo.

    Davanti alla scelta del Vaticano di privilegiare i vescovi illeciti, essi esprimono tristezza, dolore e qualche imprecazione. Fra i punti che essi sottolineano ve ne sono alcuni ricorrenti:


    1.La decisione vaticana sembra voler sopprimere la Chiesa non ufficiale, come “Abramo quando doveva sacrificare il suo figlio”. Ai membri di queste comunità – soprattutto ai sacerdoti – non resta altro che “ritirarsi” o “andare a fare l’agricoltore”.


    2. La perdita della comunità non ufficiale è una perdita anche per la Santa Sede perché essa non avrà più “il diritto di parlare alla Chiesa in Cina”, che sarà costituita da vescovi e sacerdoti ufficiali che sottostanno (volenti o nolenti) ai desideri del governo, o da una (ex) chiesa sotterranea “pienamente integrata e completamente sottomessa alla politica”.


    3. C’è commiserazione per la Curia romana, poco “cauta” nei confronti delle pretese del governo; una critica alla scelta fatta perché porta più divisione che riconciliazione nella Chiesa.



    In diversi interventi si sottolinea però “l’obbedienza” e perfino “la speranza” che attraverso una scelta “non appropriata”, che sottomette la Chiesa “al potere temporale”, lo Spirito risollevi i fedeli. E se qualcuno parla di “Giuda” che vende il suo Signore, altri ricordano che “le porte degli inferi non prevarranno su di essa”. (BC)


    1.Il Vaticano esorta il vescovo legittimo a dimettersi e riconoscere “i vescovi illegittimi” per consolidare la legittimità del Consiglio dei vescovi. Se tale decisione non porta tutti i vescovi sotterranei in una posizione legittima nell'autorità ecclesiastica cinese, il Vaticano perderà tutto il diritto di parlare alla Chiesa in Cina. L'aspetto più negativo: il Vaticano sarà utile al governo cinese solo per legittimare i sette “vescovi illegittimi". Dopo di che, la Chiesa cinese sarà totalmente sinicizzata e le promesse del governo cinese al Vaticano saranno ritardate all’infinito finché la Chiesa sotterranea sia pienamente integrata e completamente sottomessa alla politica.

    2. Non so cosa dire, sono scioccato, triste, deluso, ma sento ancora la speranza. Perché lo Spirito Santo è l'anima della Santa Chiesa. Mi ricordo la parola del Signore: le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. Nel corso del tempo, la Chiesa ha passato tante prove, ci sono state sempre persone scelte dal Signore per illuminare.

    3. All’inizio ho saputo da un articolo del card. Zen che i vescovi fedeli dovranno lasciare l’incarico e darlo ai vescovi illegittimi. Quando ho letto la notizia, sono rimasto scioccato e piuttosto triste. L’atteggiamento della Santa Sede ha ferito profondamente i due vescovi fedeli nonché la Chiesa fedele [la comunità sotterranea – ndr]. Vorrei sottolineare che tale decisione va verificata: non è detto che sacrificando la Chiesa clandestina si possa garantire la Chiesa cattolica e la purità della fede in Cina.

    4. Penso che tutte le decisioni della Santa Sede siano ben programmate e trattate, ma sono molto triste su alcune decisioni, anche se dovrei essere obbediente. Abramo, quando doveva sacrificare il suo figlio, sicuramente era molto triste, ma l’obbedienza a Dio ha superato il suo pensiero personale. Come potremmo rifiutare la decisione della Santa Sede a causa del nostro sentimento? A parte lo Spirito Santo, l’obbedienza è importante nella storia della Chiesa. Altrimenti si amplia ancora di più lo scisma nella Chiesa. Preghiamo: il Signore non ci lascia, siamo obbedienti, con fede, davanti al Signore.

    5. Chiedere la dimissione del vescovo Zhuang è come abbandonare una persona che ti è fedele; far retrocedere il vescovo Guo è una notizia incredibile. È come dice il proverbio cinese: tagliare il piede per adattare la scarpa. Una decisione non appropriata. La Chiesa clandestina cinese è una Chiesa fedele, per decine di anni non ha mai partecipato all’Associazione patriottica cattolica cinese; ha sofferto molto proprio per essere fedele al Signore e al Santo Padre. Oggi, le numerose chiese clandestine sono diventate una pedina del gioco politico nonché una spina nei rapporti Cina-Vaticano. La Chiesa clandestina cinese è davvero in una situazione bizzarra perché la Cina la considera come un elemento instabile all’interno della società mentre la Santa Sede la considera come una “patata bollente”.
    Non dobbiamo dimenticare l’obbedienza al Signore. La Chiesa di Roma è una Chiesa universale, nessun può utilizzare il nome della Chiesa per distruggere il popolo del Signore. Anche il papa ha detto che dobbiamo vigilare perché la fede non sia colonizzata dall’ideologia. La Chiesa è il fondamento della verità, è la nostra Madre e Maestra, deve garantire la giustizia e la pace, promuovere la libertà religiosa, proteggere i diritti umani e aiutare le persone bisognose. La Chiesa non può mettersi insieme con il potere temporale marginalizzando il suo popolo.
    Da sempre ci auguriamo la normalizzazione nelle relazioni diplomatiche sino-vaticane, ma se questo processo deve sopprimere la Chiesa fedele, allora nasceranno sempre più Dong Guanhua [sacerdote autonominatosi vescovo della Chiesa sotterranea – ndr], o come dice il card. Zen “torniamo a casa nostra a fare i contadini”. Speriamo che la Curia Romana prenda seriamente in considerazione ciò che abbiamo detto e sia cauta nelle trattative con i nostri politici.

    6. In questo caso, per motivi politici si rinuncia alla fede. Il risultato della riconciliazione è l’abbandono, o meglio l’abbandono della Chiesa clandestina. Il Vaticano ha perso su tutta la linea. Peccato, perché in futuro non avrà più il diritto di parlare: amare il Paese sarà più importante che amare la Religione.


    7. Sono deluso, totalmente deluso, il nuovo Giuda ha venduto di nuovo il suo Signore. Il demonio è allegro! Questo risultato non ha senso! Egli ha distrutto la Chiesa cattolica in Cina

    http://www.asianews.it/notizie-it/Ch...ede-42929.html
    È una scelta estremamente grave, che mette in dubbio la preparazione di coloro che sono stati mandati a trattare e crea vero scandalo tra i cattolici cinesi autentici, che vengono spinti inopinatamente tra le braccia di possibili scelte scismatiche. Non vale neppure il precedente del card. Mindzenty: altri tempi, altri interlocutori ed altri esiti storici!

  8. #437
    Gran CierRino
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    Citazione Originariamente Scritto da Johannes Colombo Visualizza Messaggio
    È una scelta estremamente grave, che mette in dubbio la preparazione di coloro che sono stati mandati a trattare
    Purtroppo una decisione del genere non la prendono certo i mediatori inviati a trattare ma viene direttamente dal vertice, se non come proposta, certamente come placet.
    E questo, a mio avviso, è la cosa veramente grave e scandalosa.

  9. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    ITER PARA TUTUM (26-01-2018), Pivialista (27-01-2018)

  10. #438
    Gran CierRino L'avatar di ITER PARA TUTUM
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    Potrebbe essere la fine della vera Chiesa in Cina. Con impostori (seppur benedetti dal Vaticano) al posto dei veri Vescovi, esautorati dopo il coraggio dimostrato e le persecuzioni, andiamo male, ma proprio male.

  11. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    coram Deo (26-01-2018), Vaticanista (26-01-2018)

  12. #439
    Moderatore L'avatar di Carbonate
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    Sarebbe utile sentire anche l'altra campana per poter valutare bene la cosa ma allo stato attuale, solo con una campana a disposizione, francamente devo dire che mi sembra una linea politica molto discutibile.
    E uso un eufemismo.

  13. #440
    Vecchia guardia di CR
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