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Discussione: Chiesa Cattolica in Africa: storia e attualità

  1. #1
    Cronista di CR L'avatar di MatteoCarpi
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    Chiesa Cattolica in Africa: storia e attualità

    Con il presente thread vorrei approfondire la storia, le tradizioni, gli usi, la situazione attuale della regione nord africana.
    Il territorio in considerazione comprende :
    - Tunisia
    - Marocco
    - Algeria
    - Libia
    - Sahara occidentale

    ovvero i paesi i cui Vescovi sono membri della CERNA (Conférence Episcopale Regionale du Nord de l'Afrique - Conferenza Episcopale Regionale del Nord Africa). La CERNA è membro del Symposium of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar (SECAM).

    Illustrerò prossimamente la situazione organica paese per paese presentando le diocesi, i Vescovi, la storia del cattolicesimo in quel territorio, i grandi Santi, i recenti martiri.
    Ogni contributo e aggiornamento è ovviamente gradito.

  2. #2
    Cronista di CR L'avatar di MatteoCarpi
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    Nascita e svilupp del Cristianesimo in Nord Africa
    Il Cristianesimo in Nord Africa ha una lunghissima tradizione. Abituati a considerare il Nordafrica culla di musulmani, da quando Algeri e Tunisi erano i porti da cui partivano le imprese dei pirati saraceni, pochi sanno che il Nordafrica ha dato un contributo determinante alla storia del Cristianesimo nascente, e che ancora adesso, benché in numero relativamente esiguo, non mancano i Nordafricani che praticano questa religione, non solo in terra d'emigrazione ma anche nella madrepatria.

    Per avere un'idea del ruolo che il Nordafrica ha avuto nello sviluppo del Cristianesimo dei primi secoli occorre tenere presente un dato importante: se la lingua del culto cristiano in Occidente è stata per molti secoli il latino e non il greco (lingua dei Vangeli e delle prime comunità venute dall'Oriente) lo si deve in gran parte all'opera della Cristianità d'Africa. Le più antiche opere di teologia cristiana in latino ci sono infatti pervenute non dall'Italia o da altre regioni dell'Impero Romano, bensì da Cartagine. Ai tempi di Tertulliano, infatti (II-III secolo), i cristiani del nord del Mediterraneo scrivevano ancora in greco.
    Anche se non si ha la prova certa, è molto probabile che la prima traduzione della Bibbia in latino, la Vetus Latina sia stata composta in Nordafrica. Si dice infatti che l’Africa possedesse le più antiche versioni latine di un certo numero di libri della Bibbia già prima che san Girolamo componesse la sua celebre traduzione (la Vulgata), che sarebbe diventata il riferimento unanime nel mondo latino fino alla riforma liturgica del Vaticano II.
    Sempre dal Nordafrica ci vengono i più antichi testi sui martiri cristiani, con gli Acta Martyrum Scillitanorum, trascrizione in latino degli atti del processo e della condanna dei membri di una comunità cristiana di Scillium (forse corrispondente a Cillium, oggi Kasserine, in Tunisia), il 17 luglio 180.

  3. #3
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    I Primi Martiri africani

    Oltre ai martiri scillitani (Speratus, Nartzalus, Cittinus, Veturius, Felix, Aquilinus, Laetantius, Ianuaria, Generosa, Vestia, Donata e Secunda), decapitati a Cartagine nel 180, si ricordano anche:
    papa Vittore I, martire nel 199,
    le sante Perpetua e Felicita, martiri a Cartagine nel 203,
    San Cipriano, martire nel 258,
    San Vittore, martire a Milano nel 303.
    Può essere interessante osservare che uno degli imperatori sotto i quali si ebbero le persecuzioni era anch'egli un Nordafricano: Settimio Severo, imperatore dal 193 al 211, nativo di Leptis Magna (nell'attuale Libia).

    Santi e autori Cristiani
    Tertulliano, filosofo e teologo, settario (ca. 155 - 245)
    S. Cipriano, vescovo di Cartagine e martire (ca 210-258)
    San Maurizio, militare romano († 287)
    Lattanzio, scrittore ecclesiastico allievo di Arnobio (250 ca. - 320 ca.)
    Arnobio, importante apologista (metà III sec. - ca. 327)
    Paolo di Tebe, il primo eremita (230 ca. – 335 ca.)
    Antonio abate, fondatore del monachesimo cristiano († 357)
    Santa Monica (o Monnica, un nome di origine berbera), madre di S. Agostino (331-387)
    Maria Egiziaca (ca. 344 – 2 aprile 421?)
    Sant'Agostino, Padre della Chiesa (354-430)
    San Felice, martire a Uzáli, in Nordafrica, con Gennadio;
    San Felice di Thibinca (247-303), vescovo e martire a Tubzak o Thibinca (oggi Zoustina), vicino a Cartagine;
    San Fiorenzo di Cartagine, martire con i santi Catulino, Gennaro ed altri;
    San Basso, martire ad Alessandria d'Egitto in data imprecisata, insieme ai santi Antonio e Protonico;
    San Valeriano (†300), martire ad Alessandria d'Egitto con i compagni di fede Geronide, Leonzio, Selesio, Serapione e Stratone.
    Sono da ricordare anche i santi martirizzati della Legione tebana nell'anno 286. La legione, egiziana, composta interamente da cristiani era stata inviata dall'imperatore Diocleziano in aiuto a Massimiano nell'Europa centrale romana. Compiuta brillantemente la missione, tuttavia, quando l'imperatore Massimiano ordinò di perseguitare (ed uccidere) alcune popolazioni delle Alpi Pennine convertite al cristianesimo, molti tra i soldati si rifiutarono. Di fronte al rifiuto di combattere una popolazione inerme, per di più salda nella fede cristiana, l'imperatore Massimiano ordinò la flagellazione pubblica e quindi la decapitazione dei militari. Molti dei martiri, a partire dallo stesso comandante della legione, il generale Maurizio, sono stati beatificati. Un elenco incompleto comprende anche:
    Vendemiale, Fiorenzo, Eugenia e Longino;
    San Magno della Legione Tebea
    .

    Pontefici Africani

    San Vittore I martire, 14º papa (dal 189 al 199)
    San Milziade o Melchiade, 32º papa (dal 311 al 314)
    Gelasio I, 49º papa (dal 492 al 496)
    Ultima modifica di MatteoCarpi; 03-01-2012 alle 10:59

  4. #4
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    Il Cristianesimo in Nordafrica dopo il VI secolo fino ad oggi
    Il cristianesimo, che nei momenti di massimo splendore era diffuso in tutto il Nordafrica (nei concili africani si contavano centinaia di vescovi), cominciò rapidamente a decadere con la conquista araba, verso la fine del VII secolo. Ma numerose comunità cristiane continuarono ad esistere per diversi secoli, almeno fino alla fine dell'XI secolo, sia in Tripolitania che a Kairouan, Mahdia, Tunisi, Bugia, la Kalaa dei Beni Hammad, Tiaret, Tlemcen e Fez. Ancora all'epoca di Gregorio VII esistevano due vescovi africani con cui il papa corrispondeva in latino.
    Ruggero II rese la Sicilia la potenza dominante del Mediterraneo centrale. Grazie ad una potente flotta, costituita sotto diversi ammiragli, effettuò una serie di conquiste sulla costa africana (1135 - 1153), che andavano da Tripoli a Capo Bon e che si appoggiavano anche sulle residue comunità cristiane della zona.


    In epoca moderna, un certo numero di conversioni si sono registrate sia in epoca coloniale sia in tempi più recenti ancora, e le comunità di cristiani in Nordafrica sono piuttosto numerose, anche se un clima poco tollerante le costringe ad una estrema discrezione.
    Cristianesimo e cultura berbera si intrecciano, nell’ultimo secolo e mezzo, non solo per via dei Berberi cristiani, ma anche per opera dei religiosi che in Nordafrica hanno lungamente operato, non solo e non sempre con intenti missionari di conversione, ma anche e soprattutto con spirito di amore e dedizione per questa terra e per i suoi abitanti. Oltre a gestire scuole ed ospedali, essi hanno spesso contribuito a studiare, pubblicare e preservare un ricco patrimonio culturale a grave rischio di scomparsa. Ricordiamo in particolare i Padri Bianchi, che in Algeria hanno dato vita, tra il 1946 e il 1976, al Fichier de Documentation Berbère, e il santo eremita Charles de Foucauld, che visse a lungo a Tamanrasset, nel deserto del Sahara e scrisse, oltre ad altissime pagine spirituali, anche una grammatica e un ricchissimo dizionario di tuareg.

  5. #5
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    Conferenza episcopale del Nord Africa


    La Conferenza episcopale regionale del Nordafrica (Conférence Episcopale Regionale du Nord de l'Afrique, CERNA), che raggruppa gli episcopati di Marocco, Algeria, Tunisia, Libia e Sahara Occidentale.
    La CERNA è membro del Symposium of Episcopal Conferences of Africa and Madagascar (SECAM).


    Elenco dei Presidenti:


    1966-1983: Léon-Etienne Duval, cardinale, arcivescovo di Algeri
    1983-2004: Henri Antoine Marie Teissier, arcivescovo di Algeri
    2004-2005: Fouad Twal, arcivescovo di Tunisi
    dal 2005: Vincent Louis Marie Landel, arcivescovo di Rabat

  6. #6
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    Chiesa Cattolica in Tunisia


    Cattedrale di Sain Vincet de Paul - Tunisi

    Storia
    Epoca romana
    L'attuale Tunisia corrisponde alla parte centrale dei territori della provincia romana dell'Africa Proconsolare. Dalla fine del III secolo questo territorio prenderà il nome di Byzacena.
    Non esistono testimonianze dirette sulle origini del cristianesimo africano. Ai tempi di Tertulliano e Cipriano (seconda metà del II secolo), la Chiesa nordafricana era già organizzata territorialmente con molte diocesi; ciò fa supporre che la nuova religione fosse giunta sulle coste dell'Africa Proconsolare già verso la metà del I secolo. Sant'Agostino afferma che il cristianesimo si diffuse dapprima nelle comunità ebraiche di Sousse, Cartagine ed Utica. La Chiesa di Cartagine fu la prima a celebrare la propria liturgia in lingua latina, mentre ancora a Roma si utilizzava il greco.
    Come un po' ovunque nell'impero romano, anche la Chiesa nordafricana, che ben presto avrà in Cartagine il suo centro principale, subì nel corso dei primi tre secoli dell'era cristiana diverse persecuzioni. Ricordiamo i principali martiri di queste terre: i martiri scillitani (180), Perpetua e Felicita e compagni (203), Cipriano (258), i martiri di Abitina (304).
    Il cristianesimo si diffuse soprattutto fra la popolazione romanizzata, mentre l'evangelizzazione delle popolazioni indigene berbere fu tardiva (in epoca bizantina) e poco incisiva. Già alla fine del II secolo si contavano comunità cristiane in tutti i più importanti centri abitati. Nel corso del III secolo i metropoliti di Cartagine presero la consuetudine di celebrare dei concili locali. In questo modo si conoscono il numero dei vescovi nordafricani e la loro distribuzione geografica: nel 220 il primo concilio riunì 70 vescovi; negli anni 236-240 un nuovo concilio riunì più di 80 vescovi, che divennero più di 100 nel 256. La maggior parte di questi prelati proveniva da territori corrispondenti alla Tunisia di oggi. Queste cifre sono significative della vitalità della Chiesa africana, se si tiene presente che il primo concilio di Arles nel 314 riunì solo 16 vescovi di tutta la Gallia.
    La Chiesa tunisina fu una chiesa ricca di forti personalità, che diedero vita per primi ad una teologia in lingua latina ed influirono profondamente sul successivo sviluppo teologico della chiesa cattolica. Tra queste figure abbiamo già menzionato Tertulliano, Cipriano ed Agostino: si deve al loro contributo l'attuale teologia cattolica della grazia e della predestinazione, e la teologia di alcuni sacramenti, come il battesimo e la penitenza. Ricca è anche la letteratura cristiana di questi primi secoli nel campo della storia e della spiritualità, in cui emergono soprattutto le figure di Vittore di Vita, Quodvultdeus di Cartagine e Fulgenzio di Ruspe. Inoltre è a Cartagine che nasce il genere letterario della passio dei martiri.
    La Chiesa cartaginese diede tre papi alla Chiesa cattolica: Vittore I (189-199), Milziade (311-314) e Gelasio I (492-496).
    La Chiesa nordafricana fu scossa da una grave questione di disciplina ecclesiastica circa l'atteggiamento da tenere nei confronti dei lapsi, ossia di quei cristiani che durante le persecuzioni avevano abiurato la fede cristiana. Il problema, che si era già posto nel III secolo all'epoca di Cipriano, ritornò prepotentemente dopo il 313: ad una posizione più moderata e conciliante si contrappose l'atteggiamento di Donato, vescovo di Cartagine, e dei suoi seguaci (fondatori del donatismo), che invece sostenevano che i lapsi dovevano essere ribattezzati, perché con la loro abiura avevano rinunciato ad essere cristiani. L'inconciliabilità fra le due posizioni portò ad uno scisma nella chiesa nordafricana, che sopravvisse fino all'arrivo degli arabi nel VII secolo. Questa divisione, che vide vescovi e preti donatisti coabitare con vescovi e preti cattolici, indebolì sensibilmente la Chiesa nella Byzacena.
    Epoca vandalica e bizantina
    Nella prima metà del V secolo la situazione peggiorò sensibilmente per la Chiesa cattolica. Infatti nel 429 i Vandali, di stanza in Spagna, attraversarono il mare, conquistarono Tangeri ed iniziarono la loro marcia per tutto il Nordafrica. Nel 439 presero la città di Cartagine e nel 442 firmarono un accordo con l'imperatore Valentiniano III che cedette loro le province africane di Proconsularis, Byzacena e Tripolitana. I Vandali erano cristiani ariani ed adottarono una politica di annientamento sistematico del cattolicesimo: iniziarono così persecuzioni e deportazioni, furono distrutti i libri liturgici, fu vietato il culto e ad un certo punto furono mandati in esilio tutti i vescovi cattolici.
    Il martirio della Chiesa africana durò un secolo, fino a quando nella battaglia di Ad Decimum (533) i Vandali furono definitivamente sconfitti dai Bizantini, che con Giustiniano I (527-565) avevano intrapreso una politica di ricostituzione dell'antico impero. Il periodo bizantino della Chiesa in Tunisia durò oltre un secolo e mezzo; è un periodo caratterizzato da forti contrasti teologici (monotelismo ed iconoclastia), ma anche da una intensa campagna di evangelizzazione della zona presahariana verso i Berberi.
    Epoca araba e turca
    Dopo la conquista dell'Egitto, dal 647 gli Arabi iniziarono a fare incursioni e razzie nell'Africa bizantina. Nel 670 fondarono la città di Kairouan stabilendosi così nella provincia Byzacena. Nel 697 conquistarono Cartagine e nel 709 arrivarono a Tangeri, occupando così tutta l'Africa romana. Di fronte alle incursioni e all'occupazione, buona parte dei cristiani si rifugiarono in Sicilia ed in Italia. Gli arabi lasciarono liberi i cristiani di esercitare privatamente la loro religione in cambio di una forte tassazione; inoltre ai cristiani era fatto divieto di fare proselitismo, di costruire o riparare gli edifici religiosi (chiese e monasteri), di occupare cariche pubbliche, ed inoltre era loro vietato impedire in alcun modo le conversioni all'islam (i primi a passare alla nuova religione furono i Berberi, da poco convertiti al cristianesimo). Per il cristianesimo in Tunisia inizia un progressivo ed inesorabile declino, che, a differenza di quello egiziano, porterà alla scomparsa della Chiesa intesa come comunità organizzata di vaste proporzioni. Le poche testimonianze sulla presenza di cristiani tra l'VIII ed il XII secolo si devono a scrittori arabi, ad alcune lettere pontificie ed alle testimonianze archeologiche: alcune comunità organizzate sopravvissero ben oltre l'occupazione araba di Cartagine, a Kairouan, Tozeur e Nefta; una lettera di papa Leone IX (1053) menziona l'episcopato africano, ridotto a cinque vescovi; nel 1076, da una lettera di papa Gregorio VII, sappiamo che Cartagine è l'unica sede vescovile africana in quell'epoca. Molti cristiani infine vengono ridotti in schiavitù dai possidenti arabi.
    A partire dal XII secolo nelle città della costa tunisina si aprono centri commerciali europei, dove è presente molto spesso una cappella o chiesa, in cui le autorità mussulmane permettono l'esercizio del culto cristiano. Gli accordi commerciali, spesso accompagnati da clausole politico-religiose, permettono l'arrivo di diverse congregazioni religiose, inizialmente i Cappuccini (1624), i Trinitari (1720) e i Domenicani, e successivamente i Gesuiti, i Lazzaristi e gli Agostiniani; questi ordini si propongono come loro scopo primario il riscatto degli schiavi cristiani. Di fatto sarà questa la principale opera di evangelizzazione fino all'abolizione della schiavitù in Tunisia nel 1828, accanto alla cura pastorale dei commercianti e marinai europei.
    Epoca moderna e contemporanea
    Nel 1624 è istituita la missione dei Cappuccini a Tunisi, eretta a vicariato apostolico nel 1843, e che nel 1884 assunse il nome di arcidiocesi di Cartagine, in ricordo dell'antica e prestigiosa sede: il primo arcivescovo è il cardinale Lavigerie. Il numero di cattolici nel Paese aumenta sensibilmente dopo il 1881, anno in cui con lo schiaffo di Tunisi la Tunisia diventa protettorato francese, ma si tratta quasi esclusivamente di europei, di cui la maggior parte francesi. Nel marzo 1956 la Tunisia ottiene l'indipendenza: molte famiglie cattoliche lasciano il Paese, tra cui molte che vi abitavano da generazioni, ed il numero dei cattolici diminuisce.
    Due fatti importanti segnano la vita del cattolicesimo in Tunisia negli ultimi decenni:
    nel 1992 diventa arcivescovo per la prima volta un arabo, monsignor Fouad Twal;
    il 14 aprile 1996 papa Giovanni Paolo II visita la comunità cattolica tunisina.


    L'Arcidiocesi di Tunisi
    L'arcidiocesi di Tunisi (in latino: Archidioecesis Tunetana) è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede. Nel 2007 contava 20.100 battezzati su 10.030.000 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Maroun Elias Nimeh Lahham.

    L'arcidiocesi comprende l'intero territorio della Tunisia.
    Sede arcivescovile è la città di Tunisi, dove si trova la cattedrale di San Vincenzo de' Paoli (Saint-Vincent-de-Paul).
    Il territorio si estende su 163.610 km² ed è suddiviso in 11 parrocchie


    La diocesi di Cartagine fu eretta verso la fine del II secolo. Agrippino è il primo vescovo noto. In questo periodo visse a Cartagine uno dei massimi scrittori cristiani, Tertulliano.
    Nel III secolo vi fu un'importante fioritura di martiri, fra cui si stagliano le figure delle Sante Perpetua e Felicita e di San Cipriano.
    In questo periodo Cartagine era la sede più importante dell'Africa e il vescovo di Cartagine divenne primate e metropolita dell'Africa proconsolare, Numidia, Tripolitania e Mauritania (anche se il privilegio primaziale era inizialmente riservato al vescovo più anziano della provincia).
    A volte fu attribuito al vescovo di Cartagine il titolo di patriarca, che però fu meramente onorifico, perché di fatto Cartagine rimase sempre soggetta all'autorità di Roma, con una significativa eccezione nell'occasione della controversia dei lapsi, in cui Cartagine sostenne il rigorismo.
    Nel IV secolo la diocesi fu travagliata dalla diffusione di diverse eresie: donatismo, arianesimo, manicheismo e pelagianesimo. Per un certo periodo i donatisti diedero luogo anche ad una gerarchia parallela.
    L'invasione dei Vandali verso la fine del secolo segnò un periodo di oppressione della Chiesa, che rifiorì in seguito alla conquista bizantina dell'anno 533. Successivamente gli imperatori appoggeranno le eresie del monotelismo e dell'iconoclastia. I vescovi di Cartagine, strenui sostenitori dell'ortodossia, saranno esiliati.
    Cartagine rimase un'importante sede della Chiesa latina fino alla conquista araba di Cartagine nell'anno 698. Dopo la conquista araba la diocesi di Cartagine subì un declino, che possiamo ipotizzare piuttosto lento, in base ai documenti che tracciano una presenza cristiana dall'VIII al XII secolo e ci restituiscono i nomi di due vescovi dell'XI secolo.
    In seguito il nome della sede si conservò come mero titolo nella Chiesa latina.
    Il 20 aprile 1624 con il breve Dilecto filio papa Urbano VIII istituì la missione dei Cappuccini a Tunisi; il superiore della missione ebbe il titolo di Procuratore degli schiavi cristiani. Il primo superiore della missione fu padre Angelo da Coniglione, lui stesso schiavo. I superiori dei Cappuccini ebbero in seguito, dopo il 1671, il titolo di prefetto e pro-vicario apostolico. Fino al 1636 i missionari cappuccini provenivano dalla Provincia cappuccina della Sicilia; in seguito, e fino al 1842, furono sostituiti da quelli della Provincia ligure.
    Il 12 dicembre 1772 con il breve Pro commissa di papa Clemente XIV la missione di Tunisi fu affidata ai vicari apostolici di Algeri.
    Il 21 marzo 1843 con il breve Ex debito di papa Gregorio XVI fu eretto il vicariato apostolico di Tunisi.
    Dal 1881 ebbe il nome di vicariato apostolico di Tunisia.
    Il 10 novembre 1884 per effetto della bolla Materna Ecclesiae caritas di papa Leone XIII il vicariato apostolico fu elevato ad arcidiocesi ed assunse il nome di arcidiocesi di Cartagine.
    Il 9 luglio 1964 in forza della bolla Prudens Ecclesiae di papa Paolo VI fu trasformata in prelatura territoriale con il nome di prelatura territoriale di Tunisi.
    Il 31 maggio 1995 è ritornata ad essere sede vescovile con il nome di diocesi di Tunisi.
    La diocesi è stata visitata da papa Giovanni Paolo II il 14 aprile 1996.
    Il 22 maggio 2010 è stata elevata al rango di arcidiocesi con la bolla Cum in Tunetana di papa Benedetto XVI.


    Cronotassi dei vescovi

    Prefetti e pro-vicari apostolici
    Angelo da Coniglione o Corleone, O.F.M.Cap. † (20 aprile 1624 - 1630)
    Luigi di Palermo, O.F.M.Cap. † (1630 - 1636)
    Alessandro da Genova, O.F.M.Cap. † (30 gennaio 1636 - ?)
    Jean le Vacher, C.M. † (1650 - 1671)
    Carlo d'Ancona, O.F.M.Cap. † (1672 - ?)
    Vincenzo da Frascati, O.F.M.Cap. † (1683 - ?)
    ...
    Luigi da Taggia, O.F.M.Cap. † (1836 - 1842)

    Vicari apostolici, vescovi e arcivescovi
    Fedele Sutter da Ferrara, O.F.M.Cap. † (5 luglio 1844 - 28 giugno 1881)
    Sede vacante (1881-1884)
    Charles-Martial-Allemand Lavigerie † (10 novembre 1884 - 26 novembre 1892)
    Barthélemy Clément Combes † (15 giugno 1893 - 20 febbraio 1922)
    Alexis Lemaître, M.Afr. † (20 febbraio 1922 - 16 maggio 1939)
    Charles-Albert Gounot, C.M. † (16 maggio 1939 - 20 giugno 1953)
    Paul-Marie-Maurice Perrin † (29 ottobre 1953 - 9 luglio 1964 nominato arcivescovo titolare di Nova)
    Michel Callens, M.Afr. † (9 gennaio 1965 - 19 agosto 1990)
    Fouad Twal (30 maggio 1992 - 8 settembre 2005 nominato arcivescovo coadiutore di Gerusalemme)
    Maroun Elias Nimeh Lahham, dall'8 settembre 2005

  7. #7
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    Chiesa Cattolica in Libia



    La Cattedrale di Bengasi, in restauro dal 2009

    Storia
    Il cristianesimo nell'attuale Libia fonda le sue radici agli inizi stessi dell'era cristiana. Il vangelo ricorda un certo Simone di Cirene che aiutò Gesù a portare la croce al Golgota. Gli Atti degli Apostoli affermano che il giorno della Pentecoste, vi erano a Gerusalemme fedeli provenienti da Cirene (At 2,10). Secondo la tradizione della Chiesa copta, san Marco sarebbe originario di Cirene e convertì molti suoi concittadini prima di fondare la chiesa di Alessandria in Egitto. Ritornato a Cirene, Marco avrebbe consacrato il primo vescovo della città, san Lucio, che subì il martirio ad Alessandria, dopo una sommossa popolare il 25 aprile 68.
    Dopo Lucio di Cirene, non vi è traccia di vescovi in quella regione prima della prima metà del IV secolo. Nel Martirologio romano troviamo il nome di Teodoro, vescovo di Cirene, che fu martirizzato nel 302, un altro Teodoro assieme al diacono Ireneo e ai lettori Serapione e Ammonio subirono il martirio il 26 marzo 319. Uno dei martiri più famosi della persecuzione di Diocleziano, era santa Cirilla, una nobile ragazza di Cirene. La Cirenaica però non offrì solo santi al cristianesimo: infatti era originario di Tolemaide il sacerdote Ario, le cui dottrine religiose furono condannate come eretiche nel primo Concilio di Nicea.
    Uno dei vescovi più famosi della Cirenaica nel V secolo fu Sinesio di Tolemaide. Vescovi della Pentapoli nella regione di Cirene erano presenti ai concili di Efeso (431), Calcedonia (451) e Costantinopoli (553).
    Mentre la chiesa della Cirenaica era legata a quella egiziana di Alessandria, il cristianesimo della Tripolitania si legò alla chiesa di Cartagine nell'attuale Tunisia. Secondo la tradizione il primo papa africano, Vittore I, sarebbe originario della Tripolitania. Tra le principali sedi episcopali di questa regione si ricordano Leptis Magna, Oea (Tripoli) e Sabrata.
    Con l'avvento dell'islam il cristianesimo scompare dalle coste meridionali del Mediterraneo. Bisognerà attendere il Medioevo per rivedere una presenta cristiana in Libia. All'inizio del XIII secolo i cristiani non sono più indigeni, ma al contrario sono stranieri principalmente mercanti e marinai provenienti da Pisa, Genova e Malta. Come altrove in Nordafrica i cristiani erano perseguitati in queste regioni, e, a causa della loro fede, fatti schiavi: e fu proprio per sostenere ed aiutare gli schiavi cristiani che, dalla prima metà del XVII secolo, ricompaiono in Libia i missionari europei. Con il permesso del sultano di Costantinopoli nel 1645 nella medina di Tripoli è costruita la basilica di Nostra Signora degli Angeli; alcuni anni prima, nel 1630, la Santa Sede eresse la prefettura apostolica di Tripoli, divenuto, alla fine dell'Ottocento, vicariato apostolico della Libia.
    Con la conquista italiana della Libia e la politica di emigraziane attuata dal governo fascista, aumentò considerevolmente il numero di cattolici nel Paese. La Santa Sede passò quindi ad istituire altre circoscrizioni ecclesiastiche: Bengasi nel 1927, Derna e Misurata nel 1939.
    La perdita delle colonie italiane dopo la seconda guerra mondiale, la rivoluzione del 1969 e l'espulsione degli italiani nel 1970, hanno modificato l'identità della Chiesa libica, che oggi si presenta con un volto più afro-asiatico che europeo.

    Vicariato Apostolico di Tripoli
    Il vicariato apostolico di Tripoli (in latino: Vicariatus Apostolicus Tripolitanus) è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede. Nel 2010 contava 150.000 battezzati su 5.500.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Giovanni Innocenzo Martinelli, O.F.M.
    La diocesi comprende la città di Tripoli e conta una sola parrocchia, la chiesa di San Francesco.
    La prefettura apostolica di Tripoli fu eretta nel 1630, ricavandone il territorio dalla diocesi di Las Palmas (oggi diocesi delle Isole Canarie).
    Nel 1894 la prefettura apostolica fu elevata a vicariato apostolico, assumendo il nome di vicariato apostolico della Libia.
    Il 3 febbraio 1927 ha ceduto una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione del vicariato apostolico della Cirenaica (oggi vicariato apostolico di Bengasi) e contestualmente ha assunto il nome di vicariato apostolico della Tripolitania.
    Il 22 giugno 1939 ha ceduto un'altra porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della prefettura apostolica di Misurata e contestualmente ha assunto il nome attuale.

    Cronotassi dei Vescovi di Tripoli
    Pascal Canto, O.F.M. † (1643 - ?)
    Pietro Tognoletto da Palermo, O.F.M. † ( ? )
    Girolamo da Castelvetrano, O.F.M. † (1675 - ?)
    Maurizio da Lucca, O.F.M. † (1691 - 1698)
    Giovanni Francesco da Varese, O.F.M. † (1698 - 7 giugno 1700)
    Nicolò da Chio, O.F.M. † (17 agosto 1700 - febbraio 1707)
    Francesco Maria da Sarzana, O.F.M. † (1707 - 9 aprile 1713)
    Pietro da Castelfranco, O.F.M. † (21 agosto 1713 - 1719 ?)
    Gian Andrea da Vignolo, O.F.M. † (1719 ?)
    ...
    Bernardino da Lucca, O.F.M. † (1746 - 1748)
    ...
    Benvenuto da Rose, O.F.M. † (? - 1783)
    Clemente da Montalboldo, O.F.M. † (1783 - 1788 ?)
    Candido di Genova, O.F.M. †
    Gaudenzio da Trento, O.F.M. † (1790 ? - 1795)
    ...
    Pacifico da Monte Cassiano, O.F.M. † (inizio Ottocento)
    Benedetto da San Donato, O.F.M. † (1824)
    Filippo da Coltibuono, O.F.M. † (1832)
    Ludovico da Modena, O.F.M. † (? - 1843)
    Venanzio da San Venanzio, O.F.M. † (1843 - ?)
    Angelo Maria da Sant'Agata, O.F.M. † (1869)
    Carlo da Borgo Giovi, O.F.M. † (1899)
    Giuseppe Bevilacqua da Barrafranca, O.F.M. † (1904)
    Bonaventura Rossetti, O.F.M. † (agosto 1907 - ?)
    Ludovico Antomelli, O.F.M. † (23 febbraio 1913 - 10 marzo 1919 nominato vescovo di Bagnoregio)
    Giacinto Tonizza, O.F.M. † (7 agosto 1919 - 16 aprile 1935)
    Camillo Vittorino Facchinetti, O.F.M. † (9 marzo 1936 - 25 dicembre 1950)
    Vitale Bonifacio Bertoli, O.F.M. † (5 aprile 1951 - 10 marzo 1967)
    Guido Attilio Previtali, O.F.M. † (26 giugno 1969 - 3 maggio 1985)
    Giovanni Innocenzo Martinelli, O.F.M., dal 3 maggio 1985

    Vicariato Apostolico di Derna
    Il vicariato apostolico di Derna (in latino: Vicariatus Apostolicus Dernensis) è una sede della Chiesa cattolica. È attualmente sede vacante (dal 1948).
    Il vicariato apostolico è stato eretto il 22 giugno 1939 con la bolla Quo Evangelicae di papa Pio XII, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico della Cirenaica, che contestualmente ha assunto il nome di vicariato apostolico di Bengasi.
    L'unico ordinario è stato: Giovanni Lucato, S.D.B. † (13 settembre 1939 - 21 giugno 1948 nominato vescovo di Isernia e Venafro).
    Dal 1966 l'Annuario pontificio include i dati del presente Vicariato in quello di Tripoli.

    Vicariato Apostolico di Bengasi
    Il vicariato apostolico di Bengasi (in latino: Vicariatus Apostolicus Berenicensis) nel 2007 contava 4.000 battezzati su 1.142.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Sylvester Carmel Magro, O.F.M.
    La diocesi comprende la città di Bengasi. Il territorio è suddiviso in 5 parrocchie.
    Il vicariato apostolico di Cirenaica fu eretto il 3 febbraio 1927 con il breve Divinitus Nobis di papa Pio XI, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico della Libia, che contestualmente assunse il nome di vicariato apostolico della Tripolitania (oggi vicariato apostolico di Tripoli).
    Il 22 giugno 1939 ha ceduto una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione del vicariato apostolico di Derna e contestualmente ha assunto il nome attuale.

    Cronotassi dei Vescovi di Bengasi
    Bernardino Vitale Bigi, O.F.M. † (4 febbraio 1927 - 19 aprile 1930)
    Candido Domenico Moro, O.F.M. † (14 luglio 1931 - 1950)
    Ernesto Aurelio Ghiglione, O.F.M. † (5 luglio 1951 - 8 giugno 1964)
    Giustino Giulio Pastorino, O.F.M. † (11 gennaio 1965 - 10 marzo 1997)
    Sylvester Carmel Magro, O.F.M., dal 10 marzo 1997

    Prefettura Apostolica di Misurata
    La prefettura apostolica di Misurata (in latino: Praefectura Apostolica Misuratensis) è immediatamente soggetta alla Santa Sede. Nel 1969 contava 1.100 battezzati su 291.100 abitanti. È attualmente sede vacante (dal 1969).
    La diocesi comprende la città di Misurata. Il territorio è suddiviso in 4 parrocchie.
    La prefettura apostolica è stata eretta il 22 giugno 1939 con la bolla Quo intra Libyae di papa Pio XII, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico della Tripolitania, che contestualmente ha assunto il nome di vicariato apostolico di Tripoli.

    Cronotassi dei Vescovi di Misurata
    Vitale Bonifacio Bertoli, O.F.M. † (20 febbraio 1948 - 5 aprile 1951 nominato vicario apostolico di Tripoli)
    Illuminato Colombo, O.F.M. † (20 aprile 1951 - 2 dicembre 1957)
    Guido Attilio Previtali, O.F.M. † (5 dicembre 1958 - 26 giugno 1969 nominato vescovo titolare di Sozusa in Libia e vicario apostolico di Tripoli)

  8. #8
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    Chiesa Cattolica in Algeria



    Basilique Notre Dame d'Afrique, Algeri

    Storia
    Prima evangelizzazione
    Il Nordafrica è una terra di antichissima evangelizzazione. In particolare quella che oggi è l'Algeria ha dato i natali a figure di primissimo piano nella storia del Cristianesimo, come Tertulliano, Cipriano, Sant'Agostino, Fulgenzio e Facondo.
    Questa antica presenza scomparve nel 1152, quando si completò la penetrazione musulmana, iniziata nel 709.
    La missione cattolica inizia nel 1646 quando ad Algeri arrivano i missionari Lazzaristi, a cui viene permessa la permanenza nel Paese in qualità di cappellani del console francese; loro stessi in seguito assumeranno la carica di consoli. Il più famoso di questi fu Jean Le Vacher, messo a morte nel 1683 dai governanti locali per ritorsione ad un attacco della marina francese.
    Il periodo della colonizzazione francese
    La diocesi di Algeri (oggi arcidiocesi) venne eretta nel 1838, all'inizio della dominazione coloniale francese. Nel periodo coloniale, la chiesa era formata da più di un milione di cattolici.
    Nel 1868 Charles Lavigerie fondò due importanti movimenti: i Missionari d'Africa (detti "Padri Bianchi") e, nel 1869, le Suore Missionarie di Nostra Signora d'Africa (dette "Suore Bianche"). Scopi di Lavigerie erano favorire l'incontro con le popolazioni musulmane ed evangelizzare l'Africa subsahariana.
    Agli inizi del Novecento si distinse per la sua opera di evangelizzazione Charles de Foucauld. Giunto in Algeria nel 1901, fondò un romitorio a Beni Abbes ed un eremo a Tamanrasset. Delineò quella che divenne la regola dell'«Associazione dei fratelli e delle sorelle del Sacro Cuore di Gesù», congregazione di carità tuttora attiva nel Paese.
    Dall'indipendenza ad oggi
    In seguito all'indipendenza nel 1962, la maggioranza dei francesi, e degli europei in generale, ha dovuto lasciare il Paese. In pochi decenni il numero dei cattolici è sceso da un milione alle poche migliaia di oggi [1]. Negli anni recenti c'è stato un aumento del fondamentalismo islamico e i pochi cattolici rimasti sono stati oggetto di persecuzione, culminata con gli omicidi del 1996: il 23 maggio furono sequestrati e poi uccisi per decapitazione sette trappisti del monastero di Tibhirine[2]; il 1º agosto successivo il vescovo di Orano, Pierre Claverie, morì nell'esplosione di una bomba collocata nel vescovado. Attualmente i cattolici non sono più di 3.000.
    Nel Paese vigono tuttora restrizioni per chi professa la fede cristiana. Nel 2006 il senato algerino ha adottato una legge contro il proselitismo religioso: tutte le comunità non musulmane sono obbligate a costituirsi in associazione dichiarata e a pregare solo nei luoghi di culto deputati. La nuova legge prevede inoltre la prigione (da due a cinque anni) e multe salate (fino a 10.000 euro) per chi tenta di convertire un musulmano. La legge infine colpisce chi "fabbrica o distribuisce documenti stampati che tendano a confondere la fede di un musulmano" (art. 11). In tale categoria rientra anche la Bibbia (Bibbie e Vangeli sono stati effettivamente sequestrati nel 2008 nei pressi di Batna).

    Organizzazione ecclesiastica
    La Chiesa cattolica è presente sul territorio con 1 sede metropolitana, 2 diocesi suffraganee e 1 diocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede:
    Arcidiocesi di Algeri
    Diocesi di Orano
    Diocesi di Costantina
    Diocesi di Laghouat (imm.sogg.)
    I cattolici sono circa 5.000, pari a meno dell'1% della popolazione.

    Arcidiocesi di Algeri
    L'arcidiocesi di Algeri (in latino: Archidioecesis Algeriensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica. Nel 2010 contava 2.542 battezzati su 10.181.000 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Ghaleb Moussa Abdalla Bader.
    Sede arcivescovile è la città di Algeri, dove si trova la cattedrale del Sacro Cuore.
    Il territorio è suddiviso in 15 parrocchie.
    La diocesi di Algeri fu eretta nel II secolo, ma non resistette alla conquista araba del VII secolo.
    Nel 1632 furono stabilite delle missioni cattoliche dipendenti inizialmente dalla diocesi delle Isole Canarie. Successivamente fu eretto il vicariato apostolico di Algeri.
    Il 12 dicembre 1772 con il breve Pro commissa di papa Clemente XIV fu affidata ai vicari apostolici di Algeri anche la missione di Tunisi.
    Il 10 agosto 1838 il vicariato apostolico fu elevato a diocesi con la bolla Singulari divinae di papa Gregorio XVI. Era originariamente suffraganea dell'arcidiocesi di Aix.
    Il 25 luglio 1866 per effetto della bolla Catholicae Ecclesiae di papa Pio IX ha ceduto porzioni del suo territorio a vantaggio dell'erezione delle diocesi di Costantina e di Orano e contestualmente è stata elevata al rango di arcidiocesi metropolitana.

    Cronotassi dei Vescovi di Algeri
    Jean le Vacher, C.M. † (1671 - 1683)
    Michel de Montmasson, C.M. † (? - 1686)
    Joseph Gianola, C.M. † (1686 - 1695)
    Lorance, C.M. † (1695 - )
    Philippe Le Roy, C.M. † (1700)
    Lambert Duchêne, C.M. † (1705 - 1738)
    Pierre Favoux, C.M. † (1738)
    Adrien Poissant, C.M. † (1744)
    Charles-Marie-Gabriel Poirier du Burgh, C.M. † (? - circa 1746)
    Arnolfo Bossù, C.M. † (11 giugno 1746 - ?)
    Théodore Groiselle, C.M. † (1756)
    Charles la Pie de Seyvigny, C.M. † (1764)
    Philippe Joseph Le Roy, C.M. † (1767 - 1772)
    Pierre François Viguier, C.M. † (12 dicembre 1772 - ?)
    Charles Cosson, C.M. † (1779)
    Michel Ferrand, C.M. † (1784)
    Giovanni Alasia, C.M. † (1785 - 1793)
    ...
    Jean-Claude Vicherat, C.M. † (? - 1802)
    Salvatore Cheriana, C.M. † (13 agosto 1802 - ?)
    ...
    Antoine-Louis-Adolphe Dupuch † (25 agosto 1838 - 9 dicembre 1845)
    Louis-Antoine-Augustin Pavy † (25 febbraio 1846 - 16 novembre 1866)
    Charles-Martial-Allemand Lavigerie † (12 gennaio 1867 - 26 novembre 1892)
    Prosper Auguste Dusserre † (26 novembre 1892 succeduto - 30 dicembre 1897)
    Fédéric-Henri Oury † (8 luglio 1898 - 15 dicembre 1907)
    Barthélemy Clément Combes † (22 gennaio 1909 - 2 gennaio 1917)
    Auguste-Fernand Leynaud † (2 gennaio 1917 - 5 agosto 1953)
    Léon-Etienne Duval † (3 febbraio 1954 - 19 aprile 1988)
    Henri Antoine Marie Teissier (19 aprile 1988 - 24 maggio 2008)
    Ghaleb Moussa Abdalla Bader, dal 24 maggio 2008

    Diocesi di Orano
    La diocesi di Orano (in latino: Dioecesis Oranensis) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Algeri. Nel 2010 contava 800 battezzati su 8.149.159 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Alphonse Georger.
    La diocesi comprende la parte nord-occidentale dell'Algeria. Sede vescovile è la città di Orano, dove si trova la cattedrale di Santa Maria. Il territorio è suddiviso in 6 parrocchie.
    La diocesi è stata eretta il 25 luglio 1866 con la bolla Supremum pascendi di papa Pio IX, ricavandone il territorio dalla diocesi di Algeri, che è stata contestualmente elevata ad arcidiocesi metropolitana.
    Nei primi secoli c'erano non meno di 123 diocesi nella Mauritania cesarea e tingitana. Un'importante sede nell'attuale diocesi fu Tlemcen. Victor, vescovo di Tlemcen, partecipò al concilio di Cartagine (411); Onorato venne esiliato nel 484 dal re vandalo Unerico per avere respinto l'arianesimo. Sebbene gli arabi (708) distruggessero molte chiese, secondo Abou-Obed-el-Bekrii nel 963 a Tlemcen esistevano ancora chiese e cristiani. Fino al 1254 si ha notizia di truppe cristiane al servizio dei re mori di Tlemcen; Da una bolla di papa Niccolò IV (1290) appare che un vescovo del Marocco, legato della Santa Sede, avesse giurisdizione sulla regione, rovinata da una violenta persecuzione nella seconda metà del XIII secolo.
    Orano, probabilmente di origine mora, venne conquistata dagli spagnoli nel 1509. La spedizione contro Tlemcen, guidata dal conte d'Alcaudette capitano generale dal 1534 al 1538, fu una sorta di crociata. Gli spagnoli governarono fino al 1708, e ancora dal 1732 al 1792. A seguito della richiesta del Bey di protezione alla Francia, i francesi occuparono Orano (10 dicembre 1830).
    Nel 1849 venne istituito il pellegrinaggio a Notre-Dame du Salut a Santa Cruz. Prima della legge sulle associazioni del 1901 la diocesi ospitava gesuiti, lazzaristi e diversi ordini religiosi dediti all'insegnamento, di cui uno nativo della diocesi, i fratelli di Nostra Signora dell'Annunciazione, con casa madre a Misserghin. Sono numerose le suore trinitarie, con casa madre a Valence (Drôme).
    Nel 1901 la diocesi contava 273.527 europei, esclusi i soldati francesi; nel 1905 c'erano 5 parrocchie canoniche, 77 parrocchie succursali, 13 curatie remunerate dallo stato, 14 preti ausiliari.

    Cronotassi dei Vescovi di Orano
    Jean-Baptiste-Irénée Callot † (12 gennaio 1867 - 1º novembre 1875)
    Louis-Joseph-Marie-Ange Vigne † (1º marzo 1876 - 30 gennaio 1880 nominato vescovo di Digne)
    Pierre-Marie-Etienne-Gustave Ardin † (12 febbraio 1880 - 10 gennaio 1884 nominato vescovo di La Rochelle)
    Noël-Mathieu-Victor-Marie Gaussail † (10 gennaio 1884 - 2 marzo 1886 nominato vescovo di Perpignano-Elne)
    Géraud-Marie Soubrier † (2 marzo 1886 - 24 marzo 1898)
    Edouard-Adolphe Cantel † (8 luglio 1898 - 10 dicembre 1910)
    Pierre-Firmin Capmartin † (19 febbraio 1911 - 25 dicembre 1914)
    Christophe-Louis Légasse † (6 dicembre 1915 - 13 agosto 1920 nominato vescovo di Périgueux)
    Léon-Auguste-Marie-Joseph Durand † (11 ottobre 1920 - 20 marzo 1945)
    Bertrand Lacaste † (29 dicembre 1945 - 30 novembre 1972)
    Henri Antoine Marie Teissier (30 novembre 1972 - 20 dicembre 1980 nominato arcivescovo coadiutore di Algeri)
    Pierre Lucien Claverie, O.P. † (25 maggio 1981 - 1º agosto 1996)
    Alphonse Georger, dal 10 luglio 1998

    Diocesi di Costantina
    La diocesi di Costantina (in latino: Dioecesis Constantiniana (-Hipponensis Regiorum)) è una sede suffraganea dell'arcidiocesi di Algeri. Nel 2010 contava 500 battezzati su 11.917.648 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Paul Desfarges, S.J.
    La diocesi comprende la parte nord-orientale dell'Algeria.
    Sede vescovile è la città di Costantina, dove si trova la cattedrale di Nostra Signora dei Sette Dolori (Notre-Dame des Sept-Douleurs). Il territorio è suddiviso in 6 parrocchie.
    La diocesi è stata eretta il 25 luglio 1866 con la bolla Clementissimus Deus di papa Pio IX, ricavandone il territorio dalla diocesi di Algeri, che è stata contestualmente elevata ad arcidiocesi metropolitana.
    Nel territorio si trova l'antica Ippona (oggi Annaba), di cui fu vescovo sant'Agostino. Dal 23 settembre 1867 i vescovi di Costantina portano il titolo di vescovi di Ippona.

    Cronotassi dei Vescovi di Costantina - Ippona
    Félix-Joseph-François-Barthélemy de Las Cases † (12 gennaio 1867 - 29 agosto 1870)
    Joseph-Jean-Louis Robert † (27 febbraio 1872 - 13 giugno 1878 nominato vescovo di Marsiglia)
    Prosper Auguste Dusserre † (31 luglio 1878 - 13 febbraio 1880 nominato arcivescovo coadiutore di Algeri)
    Barthélemy Clément Combes † (17 febbraio 1881 - 15 giugno 1893 nominato arcivescovo di Cartagine)
    Ludovic-Henri-Marie-Ixile Julien-Laferrière † (29 gennaio 1894 - 12 agosto 1896)
    Jules-Etienne Gazaniol † (13 ottobre 1896 - 22 maggio 1913)
    Jules-Alexandre-Léon Bouissière † (26 maggio 1913 - 10 settembre 1916)
    Amiel-François Bessière † (2 gennaio 1917 - 3 ottobre 1923)
    Emile-Jean-François Thiénard † (24 marzo 1924 - 26 ottobre 1945)
    Léon-Etienne Duval † (3 novembre 1946 - 3 febbraio 1954 nominato arcivescovo di Algeri)
    Paul-Pierre-Marie-Joseph Pinier † (27 marzo 1954 - 31 gennaio 1970)
    Jean Baptiste Joseph Scotto † (19 agosto 1970 - 25 marzo 1983)
    Gabriel Jules Joseph Piroird, Ist. del Prado (25 marzo 1983 - 21 novembre 2008)
    Paul Desfarges, S.J., dal 21 novembre 2008

    Diocesi di Laghouat
    La diocesi di Laghouat (in latino: Dioecesis Laghuatensis) è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta. Nel 2010 contava 1.200 battezzati su 4.076.000 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Claude Jean Narcisse Rault, M.Afr.
    La diocesi comprende tutto il territorio algerino a sud dell'Atlante.
    Sede vescovile è la città di Laghouat. Il territorio è suddiviso in 12 parrocchie.
    La prefettura apostolica di Ghardaïa fu eretta il 19 luglio 1901, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico di Sahara e Sudan (oggi arcidiocesi di Bamako).
    Il 10 gennaio 1921 in forza del decreto Quo in nonnullis della Congregazione Concistoriale assunse il nome di prefettura apostolica di Ghardaïa nel Sahara.
    Il 28 aprile 1942 cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della prefettura apostolica di Niamey (oggi arcidiocesi).
    Il 10 giugno 1948 con la bolla Ghardaiensis di papa Pio XII la prefettura apostolica fu elevata a vicariato apostolico.
    Il 5 luglio 1954 ha ceduto una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della prefettura apostolica del Sahara spagnolo e di Ifni (oggi prefettura apostolica del Sahara Occidentale).
    Il 14 settembre 1955 per effetto della bolla Dum tantis di papa Pio XII il vicariato apostolico è stato ulteriormente elevato a diocesi e ha assunto il nome attuale.

    Cronotassi dei Vescovi di Laghouat
    Charles Guérin † (1901 - 1910)
    Henry Bardou † (1911 - 1916)
    Louis David † (1916 - 1919)
    Gustave-Jean-Marie Nouet, M.Afr. † (8 aprile 1919 - 1941)
    Georges-Louis Mercier, M.Afr. † (1941 - 11 gennaio 1968)
    Jean-Marie Michel Arthur Alix Zacharie Raimbaud, M.Afr. † (11 gennaio 1968 - 25 giugno 1989)
    Michel-Joseph-Gérard Gagnon, M.Afr. † (4 febbraio 1991 - 1º giugno 2004)
    Claude Jean Narcisse Rault, M.Afr., dal 26 ottobre 2004

  9. #9
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    I monaci di Tibhirine
    Nella notte tra il 26 e il 27 marzo del 1996, sette dei nove monaci che formavano la comunità del monastero di Tibhirine, fondato nel 1938 vicino alla città di Médéa 90 km a sud di Algeri, furono rapiti da un gruppo di terroristi. Il 21 maggio dello stesso anno, dopo inutili trattative, il sedicente « Gruppo Islamico Armato » ha annunciato la loro uccisione. Il 30 maggio furono ritrovate le loro teste, i corpi non furono mai ritrovati.
    I loro nomi sono:
    Christian de Chergé, 59 anni, monaco dal 1969, in Algeria dal 1971.
    Luc Dochier, 82 anni, monaco dal 1941, in Algeria dal 1947.
    Christophe Lebreton, 45 anni, monaco dal 1974, in Algeria dal 1987.
    Michel Fleury, 52 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1985.
    Bruno Lemarchand, 66 anni, monaco dal 1981, in Algeria dal 1990.
    Célestin Ringeard, 62 anni, monaco dal 1983, in Algeria dal 1987.
    Paul Favre-Miville, 57 anni, monaco dal 1984, in Algeria dal 1989.
    Due monaci della comunità scamparono al sequestro, Amédée Noto e Jean-Pierre Schumacher, e dopo la morte dei loro confratelli si trasferirono nel monastero di Fès in Marocco.
    I monaci trappisti erano ben consapevoli della situazione di pericolo in cui si trovavano, malgrado ciò decisero di non abbandonare il monastero, per fedeltà alla loro missione.
    Le circostanze della morte dei sette monaci non sono mai state chiarite del tutto.
    L’assassinio dei monaci è avvenuto nel periodo della sanguinosa guerra civile algerina, seguita al colpo di stato del 1992, attuato dai militari per impedire il secondo turno delle elezioni amministrative che molto probabilmente avrebbe dato la maggioranza dei seggi e il potere di modificare la costituzione al Fronte Islamico di Salvezza (FIS).
    Nel 2003 René Guitton con il libro : Si nous nous taisons… Le martyre des moines de Tibhirine, ha vinto il Prix Montyon, premio letterario rilasciato dall'Académie Française.
    Nel 2010 dalla vicenda è stato tratto il film Uomini di Dio.

    http://monastere-tibhirine.org/

    Testamento spirituale del Padre Christian de Chergé, priore di Tibhirine

    Pierre Lucien Claverie
    Mons. Pierre Lucien Claverie, domenicano, vescovo di Orano (Algeria), è rimasto vittima di un attentato assieme al suo autista la sera del 1o agosto, di ritorno da una cerimonia in ricordo dei sette monaci di Tibhirine massacrati alcuni mesi prima. È il diciannovesimo religioso straniero ucciso in Algeria dal 1994. In questo discorso, pronunciato in Francia, a un incontro del "Club di Marsiglia", circa un anno prima della sua morte, il prelato ripercorre la sua storia personale, che si interseca fittamente fino a fondersi con quella dell'Algeria: un paese coloniale dapprima, indipendente poi, che, attraverso un progressivo processo di ideologizzazione della religione, è ora dominato da quella "cultura dell'esclusione e della violenza" responsabile di tanto sangue. Alla sua chiesa, combattuta tra il partire e il restare, aveva prontamente risposto con parole di padre.
    Ultima modifica di MatteoCarpi; 05-01-2012 alle 21:02

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    Chiesa Cattolica in Marocco

    Storia
    È molto probabile che l'annuncio del Vangelo sia giunto nella provincia romana della Mauretania Tingitana (attuale regione centro-settentrionale del Marocco) dalla vicina Spagna. Nell'anno 298 fu martirizzato, a Tangeri, il centurione Marcello. La nuova religione fece breccia tra gli indigeni berberi, ma soprattutto tra gli abitanti di origine romana; molte furono le diocesi istituite durante l'occupazione romana della regione (per esempio, Tingis, Zilis, Septem, Lixus, Tamuden-Sis, Salensis, ecc.). Scarsa la documentazione circa gli effetti che donatisti e vandali esercitarono sulla comunità cristiana della regione.
    Con l'avvento dell'islam il cristianesimo si ridusse a piccole comunità, con la graduale scomparsa della gerarchia. Nel 1219 arrivano in terra marocchina i Francescani, inviati dallo stesso san Francesco. Pochi anni dopo, nel 1225, la Santa Sede nominò vescovo per i territori sotto il dominio almohade, il domenicano padre Domenico; nel 1226, il frate francescano Agnelo è stato nominato vescovo di Fez. Con l'inizio dell'evangelizzazione del Marocco, hanno inizio anche le persecuzioni con i primi martiri: tra questi si ricordano i santi Berardo, Ottone, Pietro, Accursio e Adiuto, uccisi nel 1220, e i santi Daniele e compagni, che subirono il martirio nel 1227.
    Dal XIV al XVII secolo, i missionari spagnoli continuarono a esercitare il loro ministero tra gli schiavi cristiani, sotto l'autorità dei vescovi che vivevano normalmente a Siviglia, come ausiliari dell'Arcivescovo di quella città. Nel 1630, la diocesi di Marocco fu ridotto al rango di prefettura apostolica dipendente da Roma e venne affidata ai francescani. Quando a metà del XVIII secolo fu abolita la schiavitù dei cristiani in Marocco, aumentarono soprattutto lungo le coste piccole comunità di commercianti e marinai europei.
    Nel 1908 papa Pio X elevò la prefettura apostolica in vicariato apostolico. Nel 1923 papa Pio XI creò due vicariati apostolici: quello di Tangeri per i territori del protettorato spagnolo, e quello di Rabat per i territori del protettorato francese. Con i decreti del 14 settembre 1955 e del 14 novembre 1956, papa Pio XII elevò i due vicariati apostolici in arcidiocesi. Louis-Amédée Lefèvre et Francisco Aldegunde furono designati come arcivescovi, dopo essere stati fino a quel momento vescovi titolari delle due sedi vicariali.
    Un evento particolarmente importante nella storia della chiesa in Marocco è stata la visita di papa Giovanni Paolo II a Casablanca il 19 agosto 1985.

    Arcidiocesi di Rabat
    L'arcidiocesi di Rabat (in latino: Archidioecesis Rabatensis) è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede. Nel 2007 contava 20.000 battezzati su 30.000.000 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Vincent Louis Marie Landel, S.C.I. di Béth.
    L'arcidiocesi comprende tutto il Marocco, ad eccezione della zona settentrionale.
    Sede arcivescovile è la città di Rabat, dove si trova la cattedrale di San Pietro. A Casablanca sorge l'ex cattedrale del Sacro Cuore, oggi sconsacrata.
    Il territorio è suddiviso in 30 parrocchie, raggruppate in quattro regioni: Rabat, Casablanca, Sud ed Est.
    Il vicariato apostolico di Rabat fu eretto il 2 luglio 1923 con il breve Quae catholico nomini di papa Pio XI, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico del Marocco (oggi arcidiocesi di Tangeri).
    Il 14 settembre 1955 il vicariato apostolico è stato elevato al rango di arcidiocesi con la bolla Dum tantis di papa Pio XII.

    Cronotassi dei Vescovi di Rabat
    Victor Colombanus Dreyer, O.F.M.Cap. † (27 giugno 1923 - 11 marzo 1927 nominato vicario apostolico del Canale di Suez)
    Henri Vielle, O.F.M. † (8 giugno 1927 - 7 maggio 1946)
    Louis-François-Bienaimé-Amedée Lefèbvre, O.F.M. † (10 aprile 1947 - 15 gennaio 1968)
    Jean-Berchmans-Marcel-Yves-Marie-Bernard Chabbert, O.F.M. (15 gennaio 1968 - 17 luglio 1982 nominato arcivescovo, titolo personale, di Perpignano-Elne)
    Hubert Louis Marie Félix Michon † (2 maggio 1983 - 5 maggio 2001)
    Vincent Louis Marie Landel, S.C.I. di Béth., dall 5 maggio 2001

    Arcidiocesi di Tangeri
    L'arcidiocesi di Tangeri (in latino: Archidioecesis Tingitana) è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede. Nel 2007 contava 3.300 battezzati su 4.330.000 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Santiago Agrelo Martínez, O.F.M.
    L'arcidiocesi comprende tutto il nord del Marocco secondo l'antico protettorato spagnolo.
    Sede arcivescovile è la città di Tangeri, dove si trova la cattedrale di Nostra Signora di Lourdes. Il territorio è suddiviso in 9 parrocchie.
    La città di Tangeri fu occupata definitivamente dai portoghesi nel 1471. Al seguito del re Alfonso V vi era anche Nunius Álvarez, che fin dal 1469 ebbe il titolo di vescovo di Tangeri. La sede fu canonicamente eretta da papa Sisto V il 21 agosto 1472 con la bolla Clara devotionis, ricavandone i territori dalla diocesi di Ceuta (oggi diocesi di Cadice e Ceuta). Originariamente era suffraganea dell'arcidiocesi di Lisbona (oggi patriarcato).
    Il 12 gennaio 1514 cedette una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della diocesi di Funchal.
    Il 29 settembre 1540 entrò a far parte della provincia ecclesiastica dell'arcidiocesi di Évora.
    Il 9 giugno 1570 le sedi di Tangeri e di Ceuta (oggi diocesi di Cadice e Ceuta) furono unite.
    A causa di conflitti tra la Santa Sede ed il padroado portoghese, la diocesi di Tangeri-Ceuta rimase vacante per alcuni decenni intorno alla metà del XVII secolo, finché Roma, il 16 dicembre 1675 abolì l'unione tra le due sedi e ristabilì la diocesi di Ceuta, cui furono uniti i territori dell'antica sede di Tangeri.
    Nel frattempo a Tangeri fu stabilita, il 28 novembre 1630, una prefettura apostolica del Marocco, affidata ai Francescani spagnoli della Provincia di San Diego di Alcalá in Andalusia.
    Il 13 luglio 1693 Propaganda Fide eresse la prefettura apostolica in vicariato apostolico, nominando come primo vicario apostolico il francescano Diego Ortega de Escacena; ma la morte di questi nel 1696 e l'opposizione del governo spagnolo all'erezione del vicariato apostolico fecero fallire l'iniziativa della Santa Sede.
    Questo andò a detrimento della missione in Marocco, che entrò in una crisi profonda fino alla prima metà dell'Ottocento, ridotta a quel tempo ad un semplice ospizio a Tangeri con tre frati. Nell'agosto del 1859 furono inviati in Marocco cinque nuovi missionari francescani che risollevarono la missione in quelle terre.
    Il 14 aprile 1908 in forza del breve Romani Pontifices di papa Pio X la prefettura apostolica fu elevata a vicariato apostolico con dignità episcopale.
    Il 5 luglio 1954 ha ceduto una porzione del suo territorio (Ifni) a vantaggio dell'erezione della prefettura apostolica del Sahara spagnolo e di Ifni (oggi prefettura apostolica del Sahara Occidentale).
    Il 14 novembre 1956 in forza della bolla Qui Deo disponente di papa Pio XII il vicariato apostolico è stato elevato al rango di arcidiocesi e ha assunto il nome attuale.

    Cronotassi dei Vescovi di Tangeri
    Nunius Álvarez, O.S.B. † (1468 o 27 febbraio 1469 - 15 luglio 1491)
    Diego de Ortiz de Vilhegas † (29 luglio 1491 - 3 maggio 1500 nominato vescovo di Ceuta)
    João Lobo † (4 maggio 1500 - 1508)
    Nicolas Pedro Méndez † (4 marzo 1523 - 1542)
    Gonçalo Pinheiro † (23 novembre 1542 - 27 giugno 1552 nominato vescovo di Viseu)
    Francisco Guaresma, O.F.M. † (15 dicembre 1557 - 1585)
    Diego Corrêa de Souza † (15 luglio 1585 - 16 febbraio 1598 nominato vescovo di Portalegre)
    Hector Valladares † (11 marzo 1598 - 1600 )
    Geronimo de Gouvea, O.F.M. † (24 gennaio 1601 - 1602)
    Agostinho Ribeiro † (27 agosto 1603 - 29 luglio 1613 nominato vescovo di Angra)
    Antonio de Aguilar † (21 ottobre 1613 - 1632)
    Gonçalvo (Gonzalo) da Silva † (6 settembre 1632 - 16 febbraio 1649)
    João de Palma † (1647) (vescovo eletto)
    João de Andrade † (1655) (vescovo eletto)
    Sede vacante (1645-1675)
    ...
    Beato Juan de Prado, O.F.M. † (1630 - ?)
    ...
    Diego Ortega de Escacena, O.F.M. † (13 luglio 1693 - 1696)
    ...
    José Antonio Sabaté, O.F.M. †
    Esteban Basarte, O.F.M. †
    Pedro López, O.F.M. †
    Miguel Cerezal, O.F.M. † (1859 - ?)
    José María Lerchundi, O.F.M. † (1877 - 9 marzo 1896)
    Francisco María Cervera y Cervera, O.F.M. † (1896 - 26 marzo 1926)
    José María Betanzos y Hormaechevarría, O.F.M. † (17 luglio 1926 - 27 dicembre 1948)
    Francisco Aldegunde Dorrego, O.F.M. † (27 dicembre 1948 succeduto - 17 dicembre 1973)
    Carlos Amigo Vallejo, O.F.M. (17 dicembre 1973 - 22 maggio 1982 nominato arcivescovo di Siviglia)
    José Antonio Peteiro Freire, O.F.M. † (2 luglio 1983 - 23 marzo 2005)
    Santiago Agrelo Martínez, O.F.M., dall'11 aprile 2007

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