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Risultati da 11 a 20 di 1107

Discussione: L'applicazione del Motu Proprio "Summorum Pontificum" in Italia

  1. #11
    DOMINVS IN PRIMIS
    visitatore
    Citazione Originariamente Scritto da iosephum Visualizza Messaggio
    + Salvatore Boccaccio
    un vero esempio di filiale obbedienza!
    Ultima modifica di Vox Populi; 10-08-2007 alle 11:33 Motivo: non è necessario quotare un intero messaggio solo per aggiungere una riga di commento

  2. #12
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    Il vescovo di Como: maggiore comunione

    di Mattia Bianchi/ 10/08/2007


    "L'obiettivo del Motu proprio del papa è offrire una maggiore comunione". Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, interviene così nel dibattito sulla liberalizzazione del rito tridentino, voluta da Benedetto XVI.

    L'obiettivo del Motu proprio del papa è offrire una maggiore comunione. Il vescovo di Como, monsignor Diego Coletti, interviene così nel dibattito sulla liberalizzazione del rito tridentino, voluta da Benedetto XVI. Parlando nei giorni scorsi con i giornali locali, il prelato, per anni vescovo di Livorno, ha spiegato che “il vero cambiamento non è l'utilizzo del latino, ma la possibilità di richiedere di seguire il rito pre-conciliare” e che quindi, da settembre, “i parroci della nostra diocesi come di tutte le altre dovranno acconsentire a questa eventuale richiesta dei fedeli ove ci fossero le condizioni”.

    “La richiesta non può essere avanzata da singoli credenti o persone che all'improvviso maturano la scelta di voler partecipare a una messa secondo il rito pre-conciliare; - spiega il vescovo - si deve trattare di un consistente gruppo di fedeli che dimostri di avere un costante riferimento a questa spiritualità e liturgia”. Quindi, “si esclude la legittimità di una richiesta fatta nell'immediato, in base a motivi di tipo ideologico o di schieramento a favore della tradizione”. Obiettivo: “Offrire una maggiore comunione e il rispetto fraterno fra questi gruppi tradizionalisti” e aprire “spazi di rispetto e di accoglienza per sensibilità che non vanno immotivatamente castigate, favorendo sempre di più l'unità e la concordia fra i cristiani”.

    Mons. Coletti insiste molto sulla dimensione del rito, paragonando la richiesta del messale preconciliare alle esigenze “dei cristiani di rito orientale, cattolici non solo ortodossi”, ai quali “si farà di tutto per poter consentire la celebrazione dell'Eucaristia nel loro rito”. “Perché non è soltanto questione di lingua, - spiega - è una questione di gesti, di struttura del rituale, di calendario, di sottolineature spirituali. Questo non dovrebbe scandalizzare nessuno, perché la Chiesa cattolica è bella proprio perché è varia”.

    fonte: korazym.org

  3. #13
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    Le frasi del Vescovo di Como mi sembrano appropriate, nel vero spirito del motu proprio di Benedetto XVI: la richiesta non deve essere "estemporanea" ma da parte di un gruppo stabile di fedeli davvero legati alla liturgia tradizionale; assicurazione che i parroci della sua Diocesi dovranno acconsentire a questa richiesta.
    Ultima modifica di Vox Populi; 10-08-2007 alle 11:32

  4. #14
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    Citazione Originariamente Scritto da Vox Populi Visualizza Messaggio
    Le frasi del Vescovo di Como mi sembrano appropriate, nel vero spirito del motu proprio di Benedetto XVI: la richiesta non deve essere "estemporanea" ma da parte di un gruppo stabile di fedeli davvero legati alla liturgia tradizionale; assicurazione che i parroci della sua Diocesi dovranno acconsentire a questa richiesta.

    sorge però una problematica di non indifferente spessore:

    come si fa, in diocesi quali Como, nelle quali non è mai stato applicato l'Indulto, a certificare il legittimo e previgente attaccamento alla Tradizione Tridentina?

    ed ecco che rientrano in gioco i Vescovi, ai quali spetta "vigliare e moderare".

    Ovvio che, mi si perdoni l'acredine, fin che i vescovi si chiamano Coletti, Bagnasco e Boccaccio è un discorso, se han nome Plotti,Dho o Atzei qualche problema salta fuori per forza...

  5. #15
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    Citazione Originariamente Scritto da Fides et Ratio Visualizza Messaggio
    ed ecco che rientrano in gioco i Vescovi, ai quali spetta "vigliare e moderare".

    Ovvio che, mi si perdoni l'acredine, fin che i vescovi si chiamano Coletti, Bagnasco e Boccaccio è un discorso, se han nome Plotti,Dho o Atzei qualche problema salta fuori per forza...
    E' vero anche questo, però bisogna vedere, al di là delle dichiarazioni a caldo, come reagiranno di fronte a richieste motivate. Non dimentichiamo il caso del Card. Martini, il quale, pur non essendo propriamente un estimatore dell'antica liturgia, quando era Arcivescovo di Milano non ebbe problemi a concedere nella sua diocesi l'indulto del motu proprio "Ecclesia Dei".

    In ogni caso, come ultima soluzione, il motu proprio "Summorum Pontificum" prevede, al n. 7, l'appello alla Pontificia Commissione Ecclesia Dei.

  6. #16
    DOMINVS IN PRIMIS
    visitatore
    Messa in latino: fedeli entusiasti, stop dal vicario

    Che cosa accade a un sacerdote che, a ogni messa, riempie la chiesa di fedeli? Non è mica detto che riceva gli elogi dai suoi superiori. Per esempio, don Antonio, parroco di Santa Maria Maggiore, centro di villeggiatura della Val Vigezzo, diocesi di Novara, si è visto recapitare una reprimenda a firma del pro vicario generale. Motivo: ha applicato, a partire dall'11 luglio, il Motu proprio con cui Papa Benedetto XVI liberalizza la Messa di San Pio V.
    In compenso, i fedeli, tra cui molti villeggianti, arrivano mezz'ora prima in chiesa per prendere il posto. Chi arriva tardi si sistema negli altari laterali o in una chiesina adiacente alla parrocchia. Seguono sui foglietti che riportano il testo della Messa in latino con relativa traduzione e sono contenti. Quando escono, sul sagrato, invece che parlare dell'Inter, del Milan o della Juventus, discutono di ciò a cui hanno appena partecipato. «Don Alberto, l'ha spiegato» dicono a un capannello. «È questione di fede. Avete sentito che silenzio? E avete visto che ordine? Come quando eravamo piccoli». Ma sbaglierebbe chi pensasse che tra i cinquecento fedeli che stipano la parrocchia ci siano solo degli anziani. Qui c'è un sacco di ragazzi con i jeans, gel in testa e magliette firmate. Uno di loro, che viene da Milano dice: «Non sapevo che ci fosse questa messa. Qui, finalmente, riesco a pregare». Don Alberto è sereno: «Questa messa dà un senso al mio sacerdozio, non posso tornare indietro».
    Però viene da chiedersi se valeva la pena di snocciolare subito il problema, invece che attendere il 14 settembre, data da cui il Motu proprio di Benedetto XVI entrerà in vigore. Don Alberto, su questo non ha dubbi: «Il Motu proprio stabilisce che questa messa non è mai stata abolita, dunque si poteva celebrare anche prima. Un confratello che ha detto a un giornale di Novara che avrebbe voluto cominciare a celebrare questa Messa dal 14 settembre ha ricevuto una reprimenda esattamente come la mia con la sola diversità della data».
    Eppure basta venire una domenica alla Messa di don Alberto, vedere come celebra, assaporare quell'atmosfera di compostezza e di preghiera a cui non si era più abituati, per capire che in questa parrocchia si vedono già i frutti auspicati da Benedetto XVI.
    Se ne sono accorti in molti e c'è chi ha già scritto al vescovo di Novara, monsignor Renato Corti. Il chierichetto, un ragazzino di 10 anni, è indaffarato sull’altare. Ha sulla faccia una gran sbucciatura. «Son caduto dalla bici» dice alla mamma all’uscita. Ma si vede che gli importa poco. L’indomani mattina deve essere pronto per la messa delle nove.

    Fonte: www.ilgiornale.it

  7. #17
    Nuovo iscritto L'avatar di Davidone58
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    “La richiesta non può essere avanzata da singoli credenti o persone che all'improvviso maturano la scelta di voler partecipare a una messa secondo il rito pre-conciliare”
    Mi sembra che questa condizione sia assente dal Motu Proprio.
    Se valesse questa regola, nelle realtà in cui non è mai stata detta, verrebbe meno la possibilità di "migliorare il Novus attraverso la diffusione del Vetus", che INVECE è esplicitamente affermata dal Papa nella lettera ai Vescovi.

    Assurdo, infatti, pensare che il Pontefice abbia liberalizzato per accontentare qualche migliaio di ottuagenari sparsi per il globo.
    Più probabile, come acutamente osserva il Vescovo di Como, ANCHE SE NEI TESTI UFFICIALI NON SE NE PARLA, che la liberalizzazione sia stata fatta "guardando a Costantinopoli".

    NEI TESTI, MI PARE, SI PARLI INVECE PROPRIO DELLA AUSPICABILE "CONTAMINAZIONE" DEL NOVUS ATTRAVERSO IL VETUS.
    Gli Ordinari, in sintesi, devono decidere cosa vogliono fare: (a) conservare i generalizzati abusi liturgici attuali (b) intervenire con durezza (c) stimolare un esame di coscienza promuovendo la più ampia diffusione del "Vetus".

    Ringrazio l'ideatore di questo thread, davvero molto, utile.

    Con l'occasione chiedo se, al di la' delle notizie di stampa, ualcuno sta facendo qualcosa - e che cosa - nella propria Diocesi.
    Grazie

  8. #18
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    So che nella Diocesi di Albenga-Imperia nella tre giorni per sacerdoti che si terrà nei giorni 18, 19 e 20 settembre, un giorno intero è dedicato alla formazione liturgica, definita dal Vescovo S.E. Mons. Mario Oliveri, la questione prioritaria in ordine di importanza. Il Vescovo stesso terrà un intervento dal titolo "La natura immutabile della Liturgia" e nello stesso giorno presenterà il Motu Proprio Summorum Pontificum illustrando i criteri di applicazione in Diocesi. Sempre nello stesso giorno si lrifletterà sui criteri per una piena applicazione in diocesi dell'Istruzione Redemptionis Sacramentum.

    Speriamo che venga fuori qualcosa di buono. Ma penso proprio che Mons. Oiiveri non ci deluderà!


  9. #19
    Veterano di CR L'avatar di Garsel
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    “La richiesta non può essere avanzata da singoli credenti o persone che all'improvviso maturano la scelta di voler partecipare a una messa secondo il rito pre-conciliare”
    Mi sembra che questa condizione sia assente dal Motu Proprio.



    Per le parrocchie sì, invece, dal momento che si parla di un gruppo stabile (anche piccolo, ma "stabile").

    come si fa, in diocesi quali Como, nelle quali non è mai stato applicato l'Indulto, a certificare il legittimo e previgente attaccamento alla Tradizione Tridentina?
    ed ecco che rientrano in gioco i Vescovi, ai quali spetta "vigliare e moderare".
    Penso che i gruppi di fedeli legati al tridentino e che fino ad ora se lo sono visti negare avranno buon gioco a presentare al vescovo stesso (e, se necessario, in più alto loco), per esempio, le richieste di applicazione dell'indulto via via presentate nel corso degli anni.

    Dell'intervento di Davidone riscontro quella che mi sembra un'ambiguità, cioè il rischio di confondere "gli abusi" con il "Novus Ordo". Gli abusi al Novus Ordo non si rimediano guardando al Vetus Ordo, ma guardando alle prescrizioni del Novus Ordo e applicandole correttamente. Altrimenti si rischia di cadere nell'ipertradizionalismo, cioè nel considerare lo stesso Novus Ordo di per sè come un abuso. Alcuni forumisti sembrano non fare mistero di essere vicini a queste posizioni, che però - come a volte ricordato dai moderatori - non sono posizioni cattoliche.

    La "contaminazione" dei due ordines di cui parla il Papa è soprattutto un fatto di spiritualità liturgica, non penso proprio che il Papa consigli di fare un "collage" di rubriche secondo l'estro di ciascuno!

  10. #20
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    Citazione Originariamente Scritto da Garsel Visualizza Messaggio

    Penso che i gruppi di fedeli legati al tridentino e che fino ad ora se lo sono visti negare avranno buon gioco a presentare al vescovo stesso (e, se necessario, in più alto loco), per esempio, le richieste di applicazione dell'indulto via via presentate nel corso degli anni.
    ma c'è anche chi finora ha rinunciato per vari motivi (magari conoscendo gli orientamenti del proprio vescovo) a presentare la richiesta di indulto, e ora grazie al Summorum Pontificum esce allo scoperto... e questo non vuol dire che la scelta venga maturata all'improvviso, come pensa mons. Coletti

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