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Discussione: L'applicazione del Motu Proprio "Summorum Pontificum" in Italia

  1. #21
    Veterano di CR L'avatar di Garsel
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    ma c'è anche chi finora ha rinunciato per vari motivi (magari conoscendo gli orientamenti del proprio vescovo) a presentare la richiesta di indulto
    Io penso che non sarà difficile documentare, anche solo per comune testimonianza di fedeli, parroci ecc., l'esistenza di quel gruppo, a meno che proprio non sia minuscolo e silenzioso.

    Non voglio pensare a una situazione da incubo in cui ci sono vescovi che negano l'evidenza o, al contrario, gruppuscoli che fanno carte false per dimostrare quello che non era vero, e il Vaticano a far processi per vedere chi ha ragione! Se fosse così, bisognerebbe regolamentare ulteriormente l'applicazione del motu proprio o cambiare qualcosa. I tre anni di sperimentazione servono anche (soprattutto?) a vedere questo.

  2. #22
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    Citazione Originariamente Scritto da Garsel Visualizza Messaggio
    Io penso che non sarà difficile documentare, anche solo per comune testimonianza di fedeli, parroci ecc., l'esistenza di quel gruppo, a meno che proprio non sia minuscolo e silenzioso.

    Non voglio pensare a una situazione da incubo in cui ci sono vescovi che negano l'evidenza o, al contrario, gruppuscoli che fanno carte false per dimostrare quello che non era vero, e il Vaticano a far processi per vedere chi ha ragione! Se fosse così, bisognerebbe regolamentare ulteriormente l'applicazione del motu proprio o cambiare qualcosa. I tre anni di sperimentazione servono anche (soprattutto?) a vedere questo.
    no, non alludevo a situazioni "da incubo" o a complessi di persecuzione, ma al semplice caso di (poche) persone che conoscendo gli orientamenti vescovili e non avendo alcun problema ad assistere al NO, hanno deciso di farsi i fatti loro, magari in attesa di tempi migliori (leggi: il tanto atteso motuproprio).
    E poi, sempre riguardo all'affermazione di mons. Coletti, se un gruppo sorgesse all'improvviso che male c'è? non è mica detto che ciò avvenga solo per ragioni folkloristiche? il 7 luglio per qualcuno potrebbe aver costituito per alcuni l'occasione di scoprire un rito di cui finora sapeva poco o niente, e di scoprirne la spiritualità (non i pizzi e merletti)

  3. #23
    Veterano di CR L'avatar di Garsel
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    E poi, sempre riguardo all'affermazione di mons. Coletti, se un gruppo sorgesse all'improvviso che male c'è?
    Se un gruppo sorge all'improvviso, bisognerà verificare se si tratta di un gruppo coerente, animato da intenzioni buone e da una sana spiritualità e non dal semplice desiderio momentaneo: quindi, secondo me, sarebbe giusto aspettare un po' di tempo prima di acconsentire.

    Quindi secondo me: il motu proprio parla di gruppi "stabili", ovviamente non si deve intendere solo i gruppi che sono stabili alla data del 14 settembre ma anche a quelli che possono sorgere in futuro, ma solo nel momento in cui si potranno in coscienza diventare "stabili".

    Un po' come succede con le nuove comunita' religiose, la diocesi attende sempre un certo periodo prima di riconoscerle (il paragone ovviamente è imperfetto).

  4. #24
    Veterano di CR L'avatar di Garsel
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    Chiedo scusa, ieri mia zia mi ha fatto due domande circa il Motu Proprio e non leo ho saputo rispondere, allora le "giro" a voi.
    1) A partire dal prossimo 14 di Settembre, se un Sacerdote celebra secondo il Messale di Giovanni XXIII deve mettere il manipolo?
    2) " deve mettere sotto la talare, o può celebrare benissimo in clergyman?
    Grazie per le risposte
    Complimenti per la zia! :-)

  5. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Chiedo scusa, ieri mia zia mi ha fatto due domande circa il Motu Proprio e non leo ho saputo rispondere, allora le "giro" a voi.
    1) A partire dal prossimo 14 di Settembre, se un Sacerdote celebra secondo il Messale di Giovanni XXIII deve mettere il manipolo?
    Certo, anche prima del 14 settembre (se aveva già l'indulto)

    2) " deve mettere sotto la talare, o può celebrare benissimo in clergyman?
    Grazie per le risposte.
    la Conferenza Episcopale Italiana (delibera n° 12 del 23 dicembre 1983) dice: "Salve le prescrizioni per le celebrazioni liturgiche, il clero in pubblico deve indossare l'abito talare o il clergyman"
    immagino quindi che le "prescrizioni per le celebrazioni liturgiche" (che non ho trovato) escludano la scelta tra talare e clergyman - in ogni caso, qualunque cosa dicano, vale sia per il VO sia per il NO

  6. #26
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    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Chiedo scusa, ieri mia zia mi ha fatto due domande circa il Motu Proprio e non leo ho saputo rispondere, allora le "giro" a voi.
    1) A partire dal prossimo 14 di Settembre, se un Sacerdote celebra secondo il Messale di Giovanni XXIII deve mettere il manipolo?
    2) " deve mettere sotto la talare, o può celebrare benissimo in clergyman?
    Grazie per le risposte.

    1) DEVE USARLO OBBLIGATORIAMENTE

    2) l'abito talare non è un paramento, ind mi sembra che non vi sia la norma cogente. ad ogni modo, il celebrante la indossi "laudabiliter".

  7. #27
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    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Grazie.



    Quindi potrà celebrare il VO con sotto i paramenti il clergyman?
    bo?! le norme per l'amministrazione dei sacramenti non le ho trovate...
    a me dopo una messa tridentina è capitato persino di vedere che il celebrante, tolti i paramenti...era in borghese!

  8. #28
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    la situazione vera, per me

    Perchè non si dice chiaramente come stanno le cose?
    PURTROPPO il 90 per cento dei vescovi diocesani in Italia non ha visto di buon occhio il Documento del Papa: non dicono nulla in pubblico ma in privato si scatenano in dissensi, ridicolizzando anche questo Papa un po' troppo nostalgico. Per me in Italia sarà un disastro e le aspirazioni di liberalizzazione di molti anche qui nel forum saranno sistematicamente deluse. I Vescovi non hanno nessuna minima intenzione di inserire nella formazione del clero anche questa liturgia, e soprattutto la teologia liturgica che si insegna, proprio a livello teologico, è molto distante dalle basi cristologiche ed ecclesiologiche della Messa di Pio V. Non credo che nascerà un nuovo "movimento liturgico". Volesse il Cielo che si riprendessero in mano i tesi, anche dell'inizio del '900, sul Movimento liturgico vero, quello di Romano Guardini, di Bernareggi, e altri....
    Vi riporto con i piedi nella realtà: in percentuale sono pochi i preti appassionati a questo rito, e in genere lo apprezzano per l'apparato esteriore non tanto per sua la teologia e spiritualità . E i pochissimi parroci che potrebbero essere realmente interessati, soprattutto se giovani, sono frenati dall'inevitabile atteggiamento di saccente superiorità degli altri confratelli e dalla paura di restare tagliati fuori da ogni avanzamento carrieristico o di considerazione da parte dei superiori. Celebrare il rito tridentino, se vole essere un gesto vero,coerente e significativo per la propria vita, al di là di ogni ritualismo, vuol dire ripensare in modo profondo al modo di fare il prete e di vivere la proprio personale spiritualità. Sarebbe una riforma radicale, quasi una nuova Controriforma cattolica che, come avvenne soprattutto al Nord d'Italia con il Borromeo e i suoi successori, dovrebbe partire dai seminari e dalla formazione del clero secolare. la voce del Papa è, purtroppo, una voce troppo isolata, che non ha echi concreti nelle Diocesi e nelle facoltà teologiche, soprattutto al Nord.

    Molti Vescovi hanno già scritto o detto pubblicamente tutti i "se" e i "ma", dimenticando lo spirtio profondo del Motu Proprio.
    Il vero problema che la tentazione di essere del mondo è grande, in tutti, e il sale, che dovrebbe essere sempre salato per avere senso, diventa spesso troppo edulcorato.

    Mi permetto solo una osservazione in riferimento a questo Papa da quasi tutti ritenuto troppo nostalgico, radicale, tradizionalista e imbarazzante davanti alla modernità: in realtà i suoi atti, le sue decisioni e lo stesso suo modo di atteggiarsi nei confronti della gente che incontra dimostra una sensibilità estrema, una dolcezza infinita, un'attenzione reale alle persone e, paradossalmente, una modernità e liberalità estrema.
    Mi sembra che ci dica continuamente "se ami veramente, se seguri vermnate il Signore, se offidi vermante la tua vita a Lui (anche nei gesti della liturgia), fai quello che vuoi".

  9. #29
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    E i pochissimi parroci che potrebbero essere realmente interessati, soprattutto se giovani, sono frenati dall'inevitabile atteggiamento di saccente superiorità degli altri confratelli e dalla paura di restare tagliati fuori da ogni avanzamento carrieristico o di considerazione da parte dei superiori.
    D'accordissimo con te su tutto: dico anche però che un prete non celebra nel VO solo perchè sennò non fa carriera...

  10. #30
    Veterano di CR L'avatar di Garsel
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    Premetto che spero che i vescovi applicheranno secondo retta coscienza e per il bene dei fedeli il Motu proprio e che i fedeli e le comunità affezionate al tridentino ne possano trovare giovamento spirituale.

    Detto questo, non capisco proprio il passo che segue:

    Il vero problema che la tentazione di essere del mondo è grande, in tutti, e il sale, che dovrebbe essere sempre salato per avere senso, diventa spesso troppo edulcorato.
    Uno che celebra secondo il NO e che non vede il bisogno di partecipare a messe VO "è del mondo"?

    Del resto se si pensa che
    "Celebrare il rito tridentino ... Sarebbe una riforma radicale, quasi una nuova Controriforma cattolica"
    , significa equiparare implicitamente - mi sembra - la riforma liturgica alla Riforma protestante, per reagire alla quale è stata giustamente fatta la Controriforma.

    Citare proprio qui il movimento liturgico, che tanto ha fatto per un vero ripensamento della liturgia, ottenendo grandi frutti (anche prima del Vaticano II, vedi le riforme di Pio XII), mi sembra veramente uno sproposito.

    Forse il Motu proprio servirà a distinguere chi ama sinceramente il rito tridentino conservando serenamente la propria fedeltà totale alla Chiesa e chi tradisce non tanto nostalgie liturgiche ma un atteggiamento esclusivistico che denota - come minimo - scarso spirito ecclesiale. Scusate la durezza.

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