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Discussione: V Convegno "Summorum Pontificum" - VI Pellegrinaggio "Summorum Pontificum" (Roma)

  1. #11
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  2. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Mystica Viola (18-08-2017), Pivialista (19-08-2017)

  3. #12
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    Ache da questo thread una preghiera per il Cardinale Carlo Caffarra, che avrebbe dovuto celebrare il pontificale in San Pietro. Chissà chi lo sostituirà.
    Viva il Papa!

  4. Il seguente utente ringrazia Pivialista per questo messaggio:

    Prosit (07-09-2017)

  5. #13
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    RC n.126 - luglio/agosto 2017 di Luigi Bertoldi



    I fedeli del pellegrinaggio “Summorum Pontificum”, provenienti da ogni angolo del mondo, rappresentano ancora una minoranza nella Chiesa, minoranza tuttavia estremamente viva e dotata di una forte capacità di mobilitazione. L’abbé Claude Barthe, cappellano del pellegrinaggio “Summorum Pontificum”, ce ne spiega il perché…

    E' cappellano del pellegrinaggio Summorum Pontificum, promosso a Roma da cinque anni per render grazie dell’omonimo Motu Proprio, promulgato da Benedetto XVI: l’abbé Claude Barthe, teologo, esperto di Liturgia Romana, ha dedicato diversi scritti alla crisi, che la Chiesa sta vivendo. In quest’intervista ci spiega quanto e come la S. Messa tridentina possa esserne una sorta di antidoto.

    Ritiene che la Sacra Liturgia promossa dal Motu proprio Summorum Pontificum possa risanare le criticità emerse e diffondere santità tra i fedeli, come è stato per quasi duemila anni a questa parte?
    L’immenso beneficio apportato dal “Summorum Pontificum” è d’aver dichiarato che il Messale tridentino, nella sua ultima edizione del 1962, non è stato abolito dalla riforma di Paolo VI. L’effetto santificante su una Chiesa minata da una crisi della fede, ben più radicale di quella modernista, è doppio, in funzione dell’adagio lex orandi lex credendi. Da una parte, benché questa Messa resti minoritaria, il solo fatto che venga celebrata ovunque nel mondo permette la diffusione di ciò ch’essa rappresenta meravigliosamente circa l’espressione del sacrificio propiziatorio e dell’assoluta trascendenza del mistero eucaristico: ha anche una valenza taumaturgica, se si può dire, applicata ad un popolo cristiano malato nella fede. D’altra parte, poiché il Motu Proprio di Benedetto XVI ha ristabilito la liturgia di prima (l’edizione del messale tridentino del 1962 è stata pubblicata qualche mese prima dell’apertura del Concilio Vaticano II) in parallelo con la liturgia del dopo (il messale promulgato in seguito al Concilio, nel 1970), il che rappresenta un caso unico nella storia del culto cristiano, essa rappresenta una testimonianza sorprendente e provvidenziale della continuità della Tradizione della Chiesa.

    Come cappellano del pellegrinaggio “Summorum Pontificum”, a dieci anni dal Motu Proprio, che bilancio si sente di trarre?
    La cosa più semplice è quella d’offrirvi un bilancio in cifre. In Francia nel 2007 c’erano 120 luoghi, ove venivano officiate le Messe domenicali; nel 2017, ce ne sono 220. Senza peraltro influire sulle Messe non ufficiali della Fraternità San Pio X: esse hanno proseguito una lenta crescita (da 185 a 195). Un’inchiesta pubblicata da Le Pèlerin nel gennaio scorso mostra come il 7% dei Cattolici preferisca la Messa in latino, il 20% gradisca l’una e l’altra, il 33% non avrebbe nulla contro la prima (ciò che si aggiunge agli studi pubblicati da Paix liturgique in Nove sondaggi per la storia: il 20% dei Cattolici praticanti assisterebbe volentieri tutte le domeniche alla Messa tradizionale, se celebrata nella propria parrocchia). Negli Stati Uniti il numero dei luoghi di culto tradizionali – al di fuori della Fraternità San Pio X, che qui si sviluppa notevolmente – è più che raddoppiato. Non conosco i dati relativi all’Italia, ma in Germania, Austria, Svizzera, si è passati da 42 luoghi ufficiali di culto a 87. Si può dire senza tema d’errore che il numero di località, nelle quali vengono talvolta celebrate più Messe domenicali, è certamente raddoppiato nel mondo grazie al Motu Proprio di Benedetto XVI, senza pregiudicare l’attività della Fraternità San Pio X. E, soprattutto, il numero di Paesi, ove la Messa tradizionale viene officiata, è esploso: è oggi presente nelle tre Diocesi dell’Indonesia, primo Paese musulmano al mondo, a Cuba, a Singapore, in Lituania, in Zimbabwe, in Corea del Sud, ecc. A questo incremento assoluto si aggiunge l’aumento relativo nel nostro Occidente sempre più secolarizzato. In Francia, ad esempio, il fenomeno è lo stesso di quello concernente i seminaristi tradizionali: il loro numero è in crescita relativamente flebile, ma regolare; ma la loro proporzione in rapporto ai seminaristi diocesani non cessa di aumentare (la proporzione circa le ordinazioni è del 20%, una ogni cinque). Allo stesso modo i luoghi di culto tradizionale aumentano in media di dieci all’anno, ma la crescita proporzionale dei luoghi di culto straordinario rispetto ai luoghi di culto ordinario aperti tutte le domeniche (da 10 a 20 mila) è necessariamente molto più importante, tenuto conto della scomparsa continua di preti e la chiusura di chiese su tutto il territorio.

    C’è, ciò nonostante, un punto nero: contrariamente a ciò che chiede l’istruzione Universae Ecclesiae (n. 21), i seminaristi diocesani non hanno sempre la possibilità di apprendere a celebrare la Messa tradizionale nei loro seminari. Qual è il vero spirito, la vera anima del Pellegrinaggio “Summorum Pontificum”?
    Questo Pellegrinaggio a Roma non è una “manifestazione”, ma una testimonianza, tra altre iniziative, della perpetua giovinezza propria della liturgia tradizionale. E’ prima di tutto un atto di pietà, un momento di preghiera, d’azione di grazie e d’implorazione. Il suo fine è quello di condurre alla Tomba dell’Apostolo una rappresentanza di preti diocesani, religiosi, membri della comunità tradizionale, fedeli, seminaristi di ogni provenienza, che pratichino così come possono nel contesto della liturgia tradizionale. Quest’anno, le comunità Ecclesia Dei, votate alla celebrazione della Messa tradizionale, si associeranno in modo particolare a tali celebrazioni. Così come l’anno scorso l’Istituto del Buon Pastore, che festeggiava il suo decimo anniversario, aveva organizzato la celebrazione di una Messa nell’ambito del Pellegrinaggio, così quest’anno i superiori della Fraternità di San Pietro e dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote celebreranno la Messa rispettivamente di domenica e di venerdì. Come sempre, comunque, i partecipanti si uniranno liberamente alle cerimonie ed ai pii esercizi, provenendo da parrocchie, associazioni, comunità religiose. D’altronde è questo il motivo per cui il Coetus Internationalis, la sigla promotrice, non vuole assolutamente essere una federazione di associazioni o di movimenti: non esiste che per render servizio nell’organizzare questo pellegrinaggio, al quale prende parte chiunque lo voglia, senza iscrizioni preliminari, senza dover specificare di quale appartenenza si sia, per assistere liberamente all’una o all’altra delle cerimonie o, il che è ancor meglio, a tutte. Ciò permette una grande flessibilità e fa in modo che specialmente i fedeli ed i preti appartenenti alla Fraternità San Pio X possano parteciparvi tranquillamente.

    Perché per i dieci anni dal Motu Proprio Summorum Pontificum si è ritenuto opportuno anticiparne la data?
    Perché, per questi dieci anni, la Commissione pontificia Ecclesia Dei ci ha chiesto di organizzare il pellegrinaggio a metà settembre e non a fine ottobre, prima della festa di Cristo Re, affinché possa coincidere con i dieci anni dall’applicazione del Motu Proprio, avvenuta il 14 settembre 2007. Così, corrispondendo agli auspici di mons. Pozzo, due eventi congiunti si verificheranno in tale occasione: il quinto colloquio Summorum Pontificum, organizzato da Giovani e Tradizione e dall’Amicizia Sacerdotale Summorum Pontificum, il cui “direttore d’orchestra” è Padre Vincenzo Nuara o.p. della Commissione Ecclesia Dei. Si terrà all’Università “San Tommaso” giovedì 14 settembre. Il colloquio si concluderà alla sera con i Vespri pontificali celebrati nella chiesa dell’«Angelicum», Vespri che costituiranno anche la prima cerimonia del pellegrinaggio, che proseguirà sino a domenica, avendo quale momento culminante la processione dei pellegrini, dirigentisi verso la Basilica di San Pietro attraverso le vie della Città sabato 16, per partecipare alla Messa pontificale, che si svolgerà nella Basilica vaticana alle ore 11. In una società fortemente segnata dal relativismo, riunire migliaia di laici e centinaia di sacerdoti a Roma in preghiera per il Pellegrinaggio ha già in sé del miracoloso… Sì, lo credo, dal momento che alcuni vengono da lontano, da tutti i Paesi d’Europa, d’America, per portare questa preghiera a Roma. Ciò che mi meraviglia in modo particolare è il numero di sacerdoti presenti e specialmente l’affluenza di seminaristi sia in talare, sia in abiti civili. Più in generale il dono di Dio, di cui il pellegrinaggio non è che una delle cristallizzazioni, è la giovane età dei fedeli, che assistono alla Messa tradizionale. Mons. Gullickson, Nunzio in Svizzera, ha scritto: «Due documenti pontifici hanno avuto un impatto sulla mia vita: il primo è l’Humanae Vitae, pubblicata da Paolo VI; l’altro è il Summorum Pontificum di Benedetto XVI». Ed è vero che questi due documenti molto differenti per argomento, l’uno in favore della santità del matrimonio, l’altro in favore della Messa, la Messa e le famiglie, convergono.

    Quale il rapporto con le gerarchie, tanto a Roma per il pellegrinaggio quanto nelle singole Diocesi per il coinvolgimento dei fedeli? Cosa vede in prospettiva?
    A Roma bisogna sottolineare come la generosità richiesta dai Motu Proprio successivi, Ecclesia Dei, Summorum Pontificum, sia stata davvero applicata. Il pellegrinaggio, molto pacifico del resto, è entrato a far parte delle consuetudini della Città eterna. Nelle Diocesi del mondo, invece, sussistono situazioni di ogni tipo: dalla tranquilla accettazione della liturgia tradizionale al suo rifiuto accompagnato da forme di larvata persecuzione. Di fatto, la richiesta della “Messa in latino” fa parte di un movimento di fondo, che non si arresterà. Si guarda oggi ad un Cattolicesimo nuovo, fatto di preti “identitari”, di fedeli in maggioranza giovani, di famiglie molto praticanti, di comunità nuove, di tradizionalismi diversi, di scuole cattoliche, di movimenti di giovani. Questo Cattolicesimo rimane ancora minoritario, ma ha una capacità di mobilitazione (ad esempio, in Francia la Manif pour Tous) che non hanno altre componenti invecchiate e sfinite del corpo cristiano. La sensibilità liturgica tradizionale – io dico sensibilità pensando al senso della fede e non ad un attaccamento sentimentale – non è che una componente di questa domanda più generale di “ritorno” dal punto di vista religioso ed anche sociale (Il Maggio 68 conservatore, secondo il titolo di Gaël Brustier). Ma questa sensibilità genera un numero di futuri preti che è ben lungi dall’esser trascurabile ed, allo stesso tempo, apporta una coscienza precisa della crisi, che affligge la Chiesa. Quanto all’insieme di questo Cattolicesimo dal volto nuovo, presenta ancora un’omogeneità indecisa, essenzialmente in quanto mancano pastori per infondervi un grande disegno, che sia veramente riformatore e missionario. Per ora, le élites ecclesiastiche fanno fatica a porsi in sintonia con esso, come se non sapessero in che modo uscire dalla versione cattolica del maggio ’68, come se non sapessero leggere i «segni dei tempi», ch’esse hanno così sovente invocato. Ora, questa reviviscenza liturgica, che il Motu Proprio Summorum Pontificum ha consacrato dieci anni fa, è in modo estremamente chiaro un segno dei tempi, uno dei segni dei tempi nuovi.
    "Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam..."

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    Mystica Viola (08-09-2017), Pivialista (13-09-2017)

  7. #14
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    COMUNICATO UFFICIALE

    Gli organizzatori degli eventi che celebreranno la settimana prossima a Roma il decimo anniversario del motu proprio Summorum Pontificum invitano tutto il popolo Summorum Pontificum ad unirsi spiritualmente alle intenzioni del pellegrinaggio ed in particolare alle preghiere in suffragio dell’anima del Cardinale Caffarra che avrebbe dovuto celebrare la Messa di ringraziamento nella Basilica di San Pietro sabato 16 settembre.
    Il nome del celebrante che officerà a San Pietro verrà comunicato nel corso del convegno che si terrà all’Angelicum giovedì 14.
    -------
    PS: Si comunica che prima dell’apertura del convegno di giovedì 14 verrà celebrata una Messa letta presso la chiesa dell’Angelicum, alle ore 8.


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  8. #15
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    EquesFidus (12-09-2017), Mystica Viola (08-09-2017), Phantom (08-09-2017), Pivialista (13-09-2017)

  10. #16
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    Mystica Viola (12-09-2017), Pivialista (13-09-2017)

  12. #17
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    14 Settembre 2017 - V Convegno "Motu Proprio Summorum Pontificum"


    Durante il convegno è stato comunicato il celebrante del Pontificale in San Pietro, colui che sostituirà Sua Eminenza il Card. Caffarra: Sua Eccellenza Mons. Guido Pozzo.





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  13. #18
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    Prime foto dei Vespri Pontificali secondo la Forma Straordinaria celebrati oggi da Sua Eccellenza Mons. Georg Gänswein nella Basilica di S. Marco al Campidoglio (Roma)














    Ultima modifica di Prosit; 14-09-2017 alle 23:27
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  14. #19
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    Il futuro della Chiesa si decide nella liturgia

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-...rgia-21037.htm


    Ha concluso citando il suo maestro, Benedetto XVI, per dire che «nella liturgia si decide il futuro della chiesa». Una indicazione importante e fuori moda quella del cardinale Gherard Muller, ex prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, intervenuto ieri al V Convegno sul Motu proprio Summorum Pontificum, il documento che papa Ratzinger donò alla Chiesa 10 anni fa nel settembre del 2007.

    In questi giorni a Roma si è dato appuntamento un popolo che segue l'insegnamento di quel Motu proprio, quello che riportava alla luce del sole la liturgia preconciliare del rito romano e dava concretezza alla cosiddetta “riforma della riforma” liturgica. Oggi questo termine sembra non trovare molte simpatie, tanto che recentemente papa Francesco ha detto che «la riforma liturgica è irreversibile», però bisogna riconoscere che un movimento che cerca un reciproco arricchimento fra le due forme del rito romano esiste ed è attivo.

    Il cardinale Muller ha esordito mettendo subito in chiaro come la pensa a proposito del Summorum pontificum: «Sappiamo i numerosi benefici che ha portato alla vita della Chiesa questo Motu proprio che regola l’antica liturgia in forma straordinaria, e di questo siamo immensamente grati a Benedetto XVI».

    L'intervento dell'ex prefetto, articolato e profondo, si è concentrato sul rapporto tra “dogma e liturgia”, percorrendo una lunga analisi sul ruolo della teologia nel suo rapporto con la prassi e la liturgia nella vita della Chiesa. «Siccome la fede cristiana», ha detto il cardinale, «non è un sistema dottrinale teoretico, ma personale unità di vita con Cristo e con la Chiesa, bisogna intendere la liturgia anzitutto come elemento centrale, costitutivo dell'agire della Chiesa e manifestazione vivente della sua professione, e non come ambito per l'applicazione secondaria dei concetti teoretici-teologici».

    Riprendendo il noto assioma “lex orandi, lex credendi”, Muller indica che tale formula tradizionale «è espressione della fondamentale comprensione della natura della liturgia come autorealizzazione della Chiesa e fonte normativa di tutta la teologia». Nelle conclusioni il cardinale ha detto che «il kerigma e la liturgia sono fonti importanti per la teologia, perché sono forme vive di mediazione della traditio. Nella formazione del Canone, ad esempio, i Padri della Chiesa si richiamarono in primo luogo alla liturgia». Infine una citazione dell'allora cardinale Ratzinger: «La liturgia non deve diventare campo sperimentale di ipotesi teologiche. […] La liturgia trae la sua grandezza da ciò che è e non da ciò che noi facciamo con essa. Certo, il nostro agire è necessario, ma come un umile inserirsi nello spirito della liturgia e come servizio a Colui che è il vero soggetto della liturgia: Gesù Cristo. La liturgia non è espressione della coscienza della comunità, coscienza del resto sparpagliata e mutevole. Essa è Rivelazione accolta nella fede e nella preghiera e la sua misura è pertanto la fede della Chiesa che è il “recipiente” della Rivelazione».

    A margine della conferenza il cardinale Muller ha risposto a qualche domanda postagli dai giornalisti presenti. A proposito delle traduzioni del messale ha notato che «fino ad ora vi è stata una sostanziale unità nella traduzione nel messale della stessa lingua, nonostante piccole differenze. Però queste lingue, ad esempio l'inglese, non si parlano in unico paese, pertanto vi potrebbe essere una certa difformità se fosse la singola conferenza episcopale a decidere. Avremmo piuttosto bisogno della cooperazione di più conferenze episcopali, per evitare problemi pratici come il caso di messali della stessa lingua differenti».

    Tanti giovani sono attratti dal rito romano cosiddetto antico, ma questo non sorprende il cardinale Muller perchè, ha detto,, «tanti cercano una dimensione del mistero che vada alla sostanza, cioè l'incontro e l'unione con Gesù Cristo come segno della speranza. Per dare un autentico senso alla propria vita». Come aveva detto nella sua relazione, «la liturgia è lo strumento per la formazione di un senso ecclesiastico e di un sentimento basilare di fede. Nella liturgia avviene l'unione con Cristo, l'imprimersi della parola di Dio nella ragione dell'uomo, l'indirizzamento della volontà umana, nella forza dello Spirito Santo, alla sequela di Cristo, l'esperienza della comunità dei credenti, la speranza nella manifestazione della comunione di vita con Cristo e tutte le membra del Corpo di Cristo, che è la Chiesa, nella vita eterna».
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  15. #20
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    Sarah ai gruppi stabili: "Uscite dal ghetto da cattolici"


    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-...lici-21040.htm


    “Non siete tradizionalisti, siete cattolici al pari mio e del Papa”. Le parole del cardinal Robert Sarah, Prefetto del culto Divino arrivano scandite quasi al termine della relazione tenuta dal porporato nel corso del*Convegno a dieci anni dal*Summorum Pontificum*di Benedetto XVI. E sembrano porre fine a una lunga traversata nel deserto compiuta dai gruppi stabili e dai tanti monaci e religiosi (all’Angelicum di Roma ieri erano soprattutto francesi e italiani) che in questi anni hanno sperimentato i benefici della forma straordinaria del rito romano.

    E' la cosiddetta messa in latino o messa tridentina. Un clichè linguistico buono per tenere a bada e inquadrare un fenomeno nato in sordina, ma che oggi è cresciuto a tal punto che il termine tradizionalista sta stretto e per certi versi è ingeneroso dato che la maggior parte dei fedeli che hanno questa sensibilità sono giovani e nostalgici di nulla. A dare piena cittadinanza alla forma straordinaria del rito romano è arrivato anche l’attuale prefetto della disciplina dei Sacramenti che ha colto l’occasione nel corso della*lectio magistralis*di ieri per chiarire anche alcune sue espressioni che avevano scatenato i sospetti di alcuni guardiani della rivoluzione: l’orientamento*in primis*e la Riforma della Riforma secondariamente.

    Non prima di ricordare che il*motu proprio*è stato “un segno di riconciliazione nella Chiesa che ha portato molto frutto e che in questo senso è stato fatto anche da Papa Francesco”. Partendo da Ratzinger il cardinale ha ricordato che «la dimenticanza di Dio è il pericolo più incalzante del nostro tempo». “Se la Chiesa di oggi è meno zelante ed efficace nel portare le persone a Cristo – ha detto alla platea dell’Angelicum*-, una delle cause può essere la nostra mancata partecipazione alla Sacra Liturgia in modo autentico ed efficace. E ciò forse è dovuto a sua volta ad una mancanza di una adeguata formazione liturgica – di cui è preoccupato anche il nostro Santo Padre, Francesco, quando dice che “una liturgia che fosse staccata dal culto spirituale rischierebbe di svuotarsi”.

    Per Sarah “questo può essere anche dovuto al fatto*che molto spesso la liturgia, così come viene celebrata, non è celebrata fedelmente e pienamente come la intende la Chiesa, ma depauperandoci o deprivandoci di quel pieno incontro con Cristo nella Chiesa, che è un diritto di ogni battezzato”. Tanto che “molte liturgie sono davvero nient’altro che “antropocentriche”, “un teatro, un divertimento mondano, con tanti rumori, danze e movimenti corporali che assomigliano alle nostre manifestazioni folkloriche”. Invece, la liturgia è il momento di un incontro personale e di intimità con Dio e qui il cardinale ha ammonito Africa, Asia e America Latina a riflettere “sulla loro ambizione umana di inculturare la liturgia, in modo da evitare la superficialità, il folklore e l’autocelebrazione culturale”.

    Ma che cosa c’entra questo con la messa in forma tridentina?*C’entra perché nel cosiddetto*usus antiquior*questi rischi vengono notevolmente depotenziati. Come quello di perdere un orientamento liturgico che, lungi dall’essere una questione formale, rappresenta invece un dettaglio fondamentale per parlare con Dio. Dettaglio. Sarah lo ribadisce, ricordando di averne già parlato e di come negli ultimi anni il tornare a “volgersi*ad Deum*o*ad orientem*durante la liturgia Eucaristica, sia gestualità quasi universalmente assunta nelle celebrazioni dell’usus antiquior”.

    Ma anche la pratica dell’orientamento*“è perfettamente appropriata – e io insisto – e pastoralmente vantaggiosa, nella forma più moderna del rito Romano”. Il cardinale è consapevole che questo potrebbe causargli l’accusa di essere attento ai dettagli: “Sì, - ha proseguito - perché come ogni marito e moglie sanno, in ogni rapporto d’amore i più piccoli dettagli sono molto importanti, perché è in essi, e attraverso di essi, che l’amore si esprime e si vive giorno dopo giorno. Le ‘piccole cose’ nella vita matrimoniale esprimono e proteggono le realtà più grandi, tanto che il matrimonio inizia a rompersi quando questi dettagli vengono meno. Così anche nella liturgia: quando i suoi piccoli rituali diventano*routine*e non sono più atti di culto che esprimono le realtà del mio cuore e della mia anima, quando non mi prendo più cura dei dettagli, allora vi è il grande pericolo che il mio amore a Dio Onnipotente si raffreddi”.

    Stesso argomento per il silenzio, il solo che “può edificare ciò che sosterrà la sacra celebrazione perché il rumore uccide la liturgia, assassina la preghiera, ci strappa e ci esilia lontano da Dio”. Si arriva così nel cuore della solenne celebrazione della Santa Messa nell’usus antiquior*che “è un ottimo paradigma di questo, poiché, con i suoi livelli di ricco contenuto e i diversi punti di collegamento con l’azione di Cristo, ci permette di raggiungere tale silenzio. Tutto ciò è certamente un tesoro con il quale possono essere arricchite alcune celebrazioni dell’usus recentior,*a volte purtroppo orizzontali e rumorose”.

    Le riflessioni di Sarah però hanno come protagonista la messa*in generale e non soltanto quella in forma straordinaria. Infatti il cardinale ha invitato a “non pregare il breviario con il proprio telefonino o il proprio ipad” perché “non è dignitoso, desacralizza la preghiera. Questo apparecchio non è uno strumento consacrato e riservato a Dio”. Ma anche scattare fotografie durante la Sacra Liturgia da parte di presbiteri.

    Sui gruppi stabili Sarah*ha espresso tutta la sua gratitudine testimoniando “la sincerità e la devozione di questi giovani uomini e donne, sacerdoti e laici e delle buone vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa che sono nate in comunità che celebrano l’usus antiquior”. E’ la miglior risposta a chi ritiene l’uso della messa tridentina ad un uso passatista o nostalgico: “A coloro che nutrono dei dubbi al riguardo io direi: visitate queste comunità e cercate di conoscerle, specialmente i giovani che vi fanno parte. Aprite i vostri cuori e le vostre menti a questi nostri giovani fratelli e sorelle, e guardate il bene che fanno. Non sono nostalgici né amareggiati né oppressi dalle lotte ecclesiastiche dei recenti decenni; essi sono pieni della gioia di vivere la vita di Cristo in mezzo alle sfide del mondo moderno”. Un appello esteso anche “ai miei fratelli vescovi: questi fedeli, queste comunità hanno una grande necessità di cura paterna. Non dobbiamo lasciare che le nostre preferenze personali oppure le incomprensioni del passato tengano lontani i fedeli che aderiscono alla forma straordinaria del Rito Romano”.

    Perché – è il senso delle parole di Sarah -*l’usus antiquior*dovrebbe essere considerato come una parte normale della vita della Chiesa del ventunesimo secolo. “Statisticamente esso può ben rappresentare e rimanere una piccola parte della vita della Chiesa, come prevedeva Papa Benedetto XVI, ma non per questo è una via inferiore e di “seconda classe”. Non ci dovrebbe essere concorrenza tra la forma ordinaria e quella straordinaria dell’unico Rito Romano: la celebrazione di tutte e due le forme dovrebbe essere un elemento naturale della vita della Chiesa nei nostri giorni”

    Infine una parola “paterna” a tutti coloro*che sono associati alla forma più antica del Rito Romano. “Alcuni, quando non addirittura voi stessi, vi chiamano “tradizionalisti”. Per favore, non lo fate più. Voi non siete rinchiusi in una scatola su un ripiano di una libreria o in un museo di curiosità. Voi non siete tradizionalisti: voi siete cattolici del Rito Romano come me e come il Santo Padre. Voi non siete di seconda classe o membri particolari della Chiesa Cattolica a motivo del vostro culto e delle vostre pratiche spirituali, che sono state quelle di innumerevoli santi. Voi siete chiamati da Dio, come tutti i battezzati, a prendere il vostro posto nella vita e nella missione della Chiesa nel mondo di oggi, al quale anche voi siete inviati”.

    E ancora: “Se voi non avete lasciato ancora le catene del “ghetto*tradizionalista”, per favore fatelo oggi. Dio Onnipotente vi chiama a fare questo. Nessuno vi ruberà l’usus antiquior,*ma molti saranno beneficati, in questa vita e nella futura, dalla vostra fedele testimonianza cristiana che avrà tanto da offrire, considerando la profonda formazione nella fede che gli antichi riti, e l’ambiente spirituale e dottrinale ad essi connessi, vi hanno dato perché "non si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa". Questa è la vostra vera vocazione, la missione alla quale vi chiama la Providenza divina nel suscitare in tempo opportuno il*Motu Proprio Summorum Pontificum”.
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