Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: V Convegno "Summorum Pontificum" - VI Pellegrinaggio "Summorum Pontificum" (Roma)

  1. #21
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    Ricordo il programma di oggi Venerdì 15 settembre:

    ORE 16: Via Crucis nei pressi del Colosseo


    ORE 19: Messa solenne con la partecipazione dei seminaristi dell'Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, presso Santa Maria sopra Minerva

    "Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam..."

  2. Il seguente utente ringrazia Prosit per questo messaggio:

    Heribert Clemens (15-09-2017)

  3. #22
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    MISSA 'SUMMORUM PONTIFICUM' nella Basilica di SAN PIETRO IN VATICANO composta e diretta dal M° Aurelio Porfiri

    Siamo lieti di mettere a vostra disposizione il foglio dei canti della "Missa 'Summorum Pontificum" (composta e diretta dal maestro Aurelio Porfiri) che verrà celebrata in San Pietro domani sabato 16.09 alle ore 11:00 in occasione del decimo anniversario del Motu Proprio di Papa Benedetto XVI. I fedeli sono invitati a cantare le parti evidenziate in neretto.


    Ricordiamo che la Santa Messa verrà celebrata da S.E.R. Mons. Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.

    NB: Per entrare in basilica,
    bisogna unirsi alla processione
    che partirà alle ore 9.30 circa
    dalla Chiesa Nuova
    (Corso Vittorio Emanuele II).

    "Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam..."

  4. Il seguente utente ringrazia Prosit per questo messaggio:

    coram Deo (15-09-2017)

  5. #23
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    Via Crucis:

    Venerazione del Santo Legno della Vera Croce

    https://www.facebook.com/PopulusSumm...7202571348428/


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  6. #24
    CierRino Assoluto L'avatar di Phantom
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    Citazione Originariamente Scritto da Prosit Visualizza Messaggio
    Ricordiamo che la Santa Messa verrà celebrata da S.E.R. Mons. Guido Pozzo, Segretario della Pontificia Commissione Ecclesia Dei.
    Sarebbe la Messa che doveva essere celebrata dal defunto card. Caffarra?
    Ut unum sint. Giovanni 17;21

  7. #25
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    Citazione Originariamente Scritto da Phantom Visualizza Messaggio
    Sarebbe la Messa che doveva essere celebrata dal defunto card. Caffarra?
    Esattamente. Durante il Convegno è stato annunciato il nome (Mons. Guido Pozzo) di colui che sostituirà Sua Eminenza il Card Caffarra, il quale avrebbe dovute celebrare il Pontificale in San Pietro.
    Pace all'anima sua!
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  8. #26
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    Messa Solenne celebrata dal Rev. Mons. Gilles Wach, Superiore Generale dell’Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, con assistenza di Sua Eminenza Reverendissima il Cardinal Burke. - Santa Maria sopra Minerva, Roma

    INGRESSO SOLENNE:
    https://www.facebook.com/tuespetruse...4795337905917/
















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  9. #27
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    Adorazione Eucaristica prima della Processione verso San Pietro presieduta da Don Jean-Cyrille Sow (FSSP)

    CANTO DELL'ADORO TE DEVOTE
    https://www.facebook.com/tuespetruse...5314014520716/
















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  10. Il seguente utente ringrazia Prosit per questo messaggio:

    Pikachu (16-09-2017)

  11. #28
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    Inizio della processione verso San Pietro dove verrà celebrata la Messa Pontificale











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  12. #29
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    Basta messe con danze, grida e rumori strani. La sferzata del cardinale Robert Sarah

    http://formiche.net/blog/2017/09/15/messa-latino-sarah/


    Chi c'era e cosa si è detto al convegno che ha aperto la celebrazione per il decennale del motu proprio Summorum Pontificum

    “Molte liturgie sono davvero nient’altro che un teatro, un divertimento, con tanti discorsi, grida, rumori strani, danze, movimenti corporali che assomigliano ad altre manifestazioni, mentre dovrebbe essere il momento di un incontro personale e di intimità con Dio”. E’ quello che ha detto il*cardinale Robert Sarah durante il*convegno che giovedì 14 settembre, all’Angelicum di Roma,*ha aperto la celebrazione per il decennale del motu proprio Summorum Pontificum, la lettera di Benedetto XVI che riabilitava la forma preconciliare della Messa in rito romano. Ecco tutti i dettagli.

    IL CONVEGNO ALL’ANGELICUM DI ROMA
    Sul sito del Washington Post il giorno precedente all’evento campeggiava un articolo intitolato “Gli appassionati di Messa in latino festeggiano l’anniversario di dieci anni, senza il Papa”. E di sicuro l’idea che proprio la settimana scorsa Francesco abbia pubblicato il motu proprio Magnum Principium -*dove, confermando l’idea che “la riforma liturgica è irreversibile”, ha modificato le norme sulla traduzione dei testi liturgici dando maggiore centralità alle conferenze episcopali – farebbe pensare che c’erano tutti i requisiti per alimentare una narrativa della contrapposizione. Eppure, ad ascoltare*i relatori del convegno, non sembravano spirare forti arie di risentimento.

    I NUMERI DEL RITO ROMANO, CHE FA CRESCERE LE VOCAZIONI DEI GIOVANI
    Al contrario si sono passati in rassegna i dati sugli effetti della lettera di Ratzinger, un “bilancio in* gran parte positivo”, con una crescita delle vocazioni dei giovani, in netta controtendenza rispetto al resto della cattolicità. “Le comunità tradizionali crescono e le vocazioni avvengono la dove la liturgia tradizionale prende vita”, ha rivelato padre Vincenzo Nuara. “Specialmente in Francia e negli Usa, ma anche nell’estremo Oriente e nell’Europa orientale”, ha poi dettagliato*Mons. Guido Pozzo, segretario della Pontificia commissione Ecclesia Dei: “Discreta l’accoglienza in Italia, anche se più intensa in alcune regioni”. I numeri lo sottolineano: dal 2007 al 2017 le messe celebrate con rito romano in Francia sono passate da 121 a 221, in Germania da 54 a 153, negli Usa da 230 a 480.

    MONS. POZZO: “CELEBRARE IN RITO ROMANO SIGNIFICA GUARDARE CON SPERANZA AL FUTURO”
    Le difficoltà riguardano “la vulgata diffusa nella recezione del Concilio Vaticano II, basata erroneamente sulla discontinuità con la tradizione e con l’insegnamento della Chiesa”. Ma il discorso non è “di natura quantitativa, ma qualitativa”, contro cioè “l’arbitrarietà che fa scomparire i mistero e il carattere sacramentale dell’eucaristia”, ha spiegato il monsignore. “Non si tratta di contrapporre il Summorum Pontificum*alle riforme del Concilio ma di attuarne la continuità, perché vengano rese fruttuose. Celebrare il rito antico significa guardare con speranza al futuro”, in opposizione a “ciò che papa Francesco chiama l’autoreferenzialità dei cristiani: la liturgia è opera di Dio o non esiste”.

    I PARTECIPANTI, DA VARI*PAESI, ALL’INCONTRO SUL SUMMORUM PONTIFICUM
    Vi erano poi i partecipanti, entusiasti, venuti a Roma da diversi Paesi per pregare e per celebrare la bellezza del rito romano, in un pellegrinaggio di tre giorni che si concluderà alla fine del convegno, il 17 settembre. L’incontro si dichiara essere voluto proprio da loro, religiosi e non, arrivati da tutta Europa e oltre. C’erano laici, sacerdoti, monaci, suore, provenienti da Spagna, Francia, Germania, persino dalla Lapponia svedese. E poi dall’America Latina, oppure dall’Oriente, con una delegazione specifica da Hong Kong. E la prima giornata si è conclusa con i vespri di mons. Georg Gänswein nella basilica di S. Marco al Campidoglio, in occasione della*festività dell’esaltazione della Santa croce.

    IL CARD. GERHARD MULLER: “LA LITURGIA È FORMA DEL SENSUS FIDELIUM“
    Infine, gli interventi degli ospiti. Come quello del cardinale Gerhard Müller, ex prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, che ha enunciato un’articolata spiegazione teorica e citato più volte il Concilio Vaticano II, a partire dal quale la Chiesa è “da intendersi come strumento di Dio” e, “allo stesso tempo, come segno compiuto della sua presenza nel mondo”. “La liturgia non è un costrutto dei primi cristiani ma un’eredità propria degli apostoli, e il rito, nella sua forma, è una realtà viva”, ha detto Müller. Tuttavia “non si può fare una traduzione dei testi liturgici senza una permanente partecipazione e una vita dentro la liturgia. Non posso immaginarmi un sacerdote o una conferenza episcopale che non celebra quotidianamente la Santa messa: come potrebbe fare una buona traduzione?”. Spiegando che “la liturgia è la forma originale del sensus fidelium, che non viene dalla lettura dei giornali e da ciò che si dice alla gente, ma dal contatto con Gesù mediante la fede”.

    TUTTI I NOMI DEI RELATORI DELLA PRIMA GIORNATA DEL CONVEGNO
    Ci sono stati poi gli interventi dell’abate del monastero benedettino di Fontgombault Jean Pateau, dello scrittore tedesco Martin Mosebach, del sotto-segretario del Pontificio consiglio per i testi legislativi mons. Markus Graulich,*fino a quello del prefetto della Congregazione per il culto divino, il cardinale Robert Sarah, che ha tenuto una relazione su “Il silenzio e il primato di Dio nella sacra Liturgia”. I toni del cardinale, dopo aver ricordato le parole di Ratzinger sulla “dimenticanza di Dio” come “pericolo pressante del nostro tempo” e lanciato alcune stoccate sul “secolarismo sempre più aggressivo”, sono concilianti, e trovano un pubblico ammirato. “Dio vuole l’unità nella sua Chiesa”, ha detto Sarah. “Il Concilio Vaticano II ci insegna che la liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e al tempo stesso la fonte da cui promana tutta la sua energia”. Che però spesso, nelle sue celebrazioni, viene “depauperata del pieno incontro con Cristo”.

    L’INTERVENTO DEL CARD. ROBERT SARAH: “MOLTE LITURGIE SONO UN TEATRO RUMOROSO”
    Sarah ha così affermato che vi sono celebrazioni “inaccettabili, che riducono qualcosa che nella sua essenza è soprannaturale con qualcosa che è meramente naturale”: la liturgia “non è luogo della creatività o dell’’adattamento, ma il luogo del già dato”. Perciò “le nostre Chiese dovrebbero essere belle espressioni del nostro amore a Dio, i nostri ministri dovrebbero dare tempo e prova della preparazione di tutte le espressioni liturgiche”. “L’Africa, l’Asia, l’America latina dovrebbero riflettere, con l’aiuto dello Spirito santo, sulla loro missione umana di inculturare la liturgia, che dovrebbe avere il solo primato di Dio”, e che “non è il luogo dove celebriamo le identità, promuoviamo la nostra cultura o i valori delle comunità locali”. L’idea di base, perciò, è*che sulla liturgia si gioca il futuro del cattolicesimo. Ma al di là del confronto, la volontà è quella di attuare una “riconciliazione”, la cosiddetta “terza via”. Un incontro tra il “vecchio ordine” e il nuovo.

    L’INCONTRO TRA VETUS E NOVUS ORDO MISSAE, E LA POSSIBILITÀ DI CELEBRARE AD ORIENTEM
    “La celebrazione di tutte e due le forme dovrebbe essere un elemento naturale della Chiesa”, e se ne può ricavare “mutuo arricchimento”. *Ma l’idea di imporre un rito ibrido “è assolutamente fuori dalla mia intenzione”, ha sottolineato Sarah. Chi vuole celebrare rivolgendosi Ad orientem lo può fare senza problemi. “Questa venerabile pratica non è ristretta nell’uso antico ma è permessa e appropriata, e io insisto che è vantaggiosa”, ha rimarcato. “C’è chi*dice che sto prestando troppa importanza ai dettagli, ma, come in un rapporto d’amore, questi sono importanti. Quando i piccoli rituali diventano realtà che non esprimono più il mio cuore e la mia anima, vi il pericolo che il mio amore a Dio si raffreddi”.

    LE PAROLE DI SARAH AI “TRADIZIONALISTI”: “NON DEFINITEVI COSÌ. SIETE ROMANI COME ME O IL SANTO PADRE”
    E se per qualcuno, a fare da sfondo all’evento, restava l’idea di una sorta di contrasto, di un rito “extraordinario” che caratterizza la frangia “tradizionalista” e con il quale chi si identifica in Bergoglio con animo più militante fa fatica a riconoscersi, è lo stesso Sarah a fare chiarezza. “Alcune persone si chiamano cattolici tradizionalisti, e mettono un trattino tra i due termini: per favore, non lo fate più”, ha detto il porporato*rivolgendosi all’auditorium. “Voi non siete tradizionalisti, siete cattolici del rito romano come me o il Santo padre. Non siete di seconda classe, o membri particolare della Chiesa a motivo delle vostre pratiche spirituali. Siete chiamati da Dio, come tutti i santi, a prendere il vostro posto nella Chiesa e nel mondo di oggi. Se non avete lasciato ancora le catene del ghetto tradizionalista fatelo oggi”.

    ETTORE GOTTI TEDESCHI E “L’ECONOMIA DELLA LITURGIA”: “LA MISERIA MORALE CAUSA QUELLA MATERIALE”
    Tutto ciò nonostante il fatto che, parlando di Vetus Ordo Missae contro Novus Ordo Missae, per Ettore Gotti Tedeschi – che ha tenuto l’intervento conclusivo sul singolare tema de “l’economia della liturgia” – il secondo fa rima con Nuovo Ordine Mondiale. L’ex presidente dello Ior è un’economista, non è interessato dal ragionare sulla forma della liturgia, ma sul contenuto. E “aristotelicamente” non sugli effetti della crisi economica ma sulle cause. “La miseria morale è causa della miseria materiale, e parliamo sempre delle conseguenze della crisi economica ma ne dimentichiamo le radici. L’economia non è una scienza ma uno strumento in mano all’uomo, di cui la liturgia ne è la sua formazione spirituale”, ha detto Gotti Tedeschi. “Ratzinger ci ha indicato quali sono i veri bisogni dell’uomo: materiali, intellettuali e spirituali. Se l’economia non si concentra su questi fallisce, perché prende autonomia morale, come scritto nella Caritas in Veritate. Uno strumento può avere autonomia morale? No. È sempre usato da qualcuno per raggiungere un fine”.
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  13. Il seguente utente ringrazia Prosit per questo messaggio:

    EquesFidus (17-09-2017)

  14. #30
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    SORPRESA, AI GIOVANI PIACE LA LITURGIA ANTICA


    http://www.interris.it/2017/09/16/12...ia-antica.html


    Pensare che il motu proprio “Summorum pontificum” sia stata una concessione ai tradizionalisti, in particolare per superare la dolosa frattura con i lefebvriani, sarebbe riduttivo e insufficiente. Lo ha detto mons. Guido Pozzo, segretario della Commissione Ecclesia Dei, nel suo intervento al V convegno organizzato all’Angelicum sul documento di Benedetto XVI entrato in vigore esattamente dieci anni fa con cui si stabiliscono le regole per la celebrazione della Messa con la liturgia*antica. Un appuntamento di grande rilievo al quale hanno partecipato, tra gli altri, il prefetto emerito della Congregazione per la Dottrina della fede cardinale Muller, il cardinale Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino, l’ex presidente dello Ior Gotti Tedeschi. Erano presenti anche il cardinale Burke e l’ex nunzio negli Stati Uniti mons. Carlo Viganò.

    Antidoto all’arbitraria creatività

    Chi pensa che il convegno fosse un raduno di “conservatori” e oppositori alla linea di Papa Francesco è totalmente fuori strada. Proprio per quello che ha spiegato monsignor Pozzo, che ha tracciato un bilancio “sostanzialmente positivo” dei dieci anni trascorsi: “Gli antichi libri liturgici non sono stati aboliti dal Concilio” ha ricordato l’arcivescovo, aggiungendo che lo scopo è in qualche modo far convivere le due forme rispettandone la specificità: “Nella Chiesa c’è sempre stata molteplicità di ritie varianti nel rito romano”. In particolare, ha sottolineato che “l’atteggiamento mentale e spirituale” di quanti celebrano e partecipano alla liturgia preconciliare “non è quello di chi è rivolto al passato”, di nostalgici melanconici, ma di chi vuole “ancorare l’animo a ciò che è perenne”, al patrimonio sempre attuale di quella liturgia, soprattutto dopo quelle derive postconciliari che pretendevano una rottura della continuità della tradizione. Così l’antico rito può essere “l’antidoto contro l’arbitraria creatività” che porta a “minimizzare il carattere sacrificale dell’Eucarestia” e “non va interpretato come una minaccia all’unità della Chiesa”. Non si tratta, pertanto, di “mettere in competizione” i due modi di celebrare ma quello più antico può rappresentare “una barriera al secolarismo, all’umanesimo sociologico e anticristiano. Non è un passo indietro ma guarda al futuro della Chiesa”.

    I numeri

    Mons. Pozzo ha anche fornito qualche numero: nel 2007 in Francia c’erano 104 celebrazioni domenicali con il “vetus ordo”, oggi ce ne sono 221, che diventano 430 con quelle della Fraternità S. Pio X; in Germania si è passati da 35 a 54, in Gran Bretagna da 18 a 40, in Italia da 30 a 56, negli Stati Uniti da 230 a 480. Sorprendente, poi, l’accoglienza positiva che l’antico rito ha avuto in Estremo Oriente e nell’Europa orientale. Una crescita evidente*pur di fronte alle difficoltà rappresentate dalla scarsità di sacerdoti disponibili come pure da pregiudizi ideologici o pastorali. Ed è sorprendente come tanti giovani, sia tra i fedeli che tra i seminaristi, apprezzino sempre di più il rito “tradizionale”, con un fiorire di vocazioni negli istituti sottoposti alla giurisdizione della “Ecclesia Dei” (le Fraternità di S. Pietro e S. Vincenzo Ferrer, i Servi di Gesù e Maria, gli istituti di Cristo Re e del Buon Pastore, i Figli del SS. Redentore).

    L’intervento di Muller

    Il cardinale Muller, calorosamente applaudito dal numeroso pubblico presente, ha ribadito che la religione cattolica non è un sistema teoretico che poi trova la sua applicazione pratica nella liturgia ma al contrario quest’ultima è “elemento centrale costitutivo dell’agire della Chiesa” perché in essa “agisce Cristo” e dunque, come ha ricordato il Concilio, è “fonte e culmine, fonte autentica, cioè norma per l’autocomprensione della Chiesa”. Il cardinale ha anche ricordato che “non è un costrutto dei primi cristiani ma gli elementi costitutivi (liturgia della parola, eucaristica) vengono dagli apostoli”. L’importanza della liturgia, secondo il porporato, risiede nel fatto che “lì avviene l’unione con Cristo, l’indirizzamento della volontà umana alla sua sequela, la speranza nella manifestazione di vita con Lui”. Muller ha anche citato Benedetto XVI: “Il primo volume della sua opera omnia (curata proprio dal cardinale, ndr) è dedicato alla liturgia”. E in essa “si decide il futuro della Chiesa” perché “è culto divino”.

    Fedeli al contenuto

    A margine del suo intervento, il cardinale ha ribadito che “dobbiamo essere fedeli al contenuto” perché “Dio non deve essere ridotto al nostro orizzonte ma Lui allarga l’orizzonte umano al mistero”. Ed ha fatto un esempio concreto: “Quando devo soffrire, capisco meglio il senso della sofferenza di Gesù per me, legare la propria esperienza della vita con la vita, la morte e la resurrezione di Gesù. Meditando la parola come Maria, uno entra di più nel mistero”. Sul piano pratico, riferendosi alle traduzioni dei libri liturgici, Muller ha sottolineato come la stessa lingua sia parlata in Paesi diversi con sfumature e termini differenti, pertanto “non può essere una singola conferenza episcopale a decidere. Serve una collaborazione delle conferenze episcopali di una stessa lingua. Ma anche in questo caso quello che importa è la fedeltà al contenuto della rivelazione, non sminuire l’efficienza della fede cattolica con alcune parole ‘leggere’ che nascondono che la fede è una sfida e non solo una terapia che approva tutto ciò che io penso”.

    E’ stata un po’ la deriva postconciliare che ha portato allo svilimento di questi contenuti?
    “Sì – ha risposto a In Terris il cardinale – C’è stata una certa ‘orizzontalizzazione’, sull’influsso della teologia liberale che ha ridotto il cristianesimo a cultura, lingua… Nel contesto del giubileo della riforma protestante si sottolinea sempre che Lutero ha introdotto il tedesco moderno ma questo non può essere la sostanza del cristianesimo. E’ un effetto collaterale, buono o cattivo, dipende, ma l’importante è la trascendenza che non è in contrasto con l’immanenza. Gesù come Figlio di Dio è divenuto Uomo, in lui c’è l’unità tra la dimensione verticale e quella orizzontale. Non vogliamo entrare nell’immanentismo o nel trascendentalismo ideale, come una filosofia hegheliana; il cristianesimo non è solo un’idea, è una persona, Gesù Cristo ma un uomo che è la persona del Logos della Trinità”.

    La stupisce che tanti giovani siano attratti dal vecchio rito?
    “Penso che tanti cercano la dimensione del mistero. Non la liturgia come tale ma alcuni hanno introdotto un certo ‘azionismo’: dobbiamo preparare la Messa, e preparano i canti, iniziative per bambini, un po’ superficiali, esteriori… Invece dobbiamo cercare la sostanza dell’incontro con Gesù, l’unione con Lui come segno della speranza, senso della mia vita, identità dell’uomo. Noi abbiamo l’unità tra la persona e la comunione, l’immediato contatto con Dio e anche la mediazione per la Chiesa. Abbiamo una ‘sintesi tranquillizzante’, grazie allo Spirito Santo: sia Papa Benedetto che Papa Francesco sempre parlano dello Spirito Santo come principio dell’armonia. Tutti questi elementi (il Papa, i sacerdoti, i fedeli, la parola, i sacramenti) non sono principi contrastanti, dialettici, che lottano uno contro l’altro”.

    Evidente il contrasto con il protestantesimo.
    “Certamente, non c’è quella parola esclusiva: sola scrittura… è principio normativo ma in unione con la tradizione viva; sola grazia… tutto dipende dalla grazia ma essa ci dà un’opzione per una vera cooperazione umana; i carismi dei fedeli… non sono in contrasto con il sacramento dell’ordine in virtù del quale uno viene ordinato a rappresentare Gesù come capo della Chiesa; ragione e fede non sono in contrasto ma sono unite, la fede ha una dimensione logica in sé perché è la fede rivelata del Logos. Perciò la ragione non viene da fuori: dimensione materiale e dimensione ideale fanno parte integrale della nostra concezione della realtà”.

    Dettagli d’amore

    Nel suo intervento, il cardinale Sarah ha ricordato la necessità di curare la liturgia come dimostrazione di amore a Dio: “Come ogni marito e moglie sanno, in ogni rapporto d’amore i più piccoli dettagli sono molto importanti, perché è in essi, e attraverso di essi, che l’amore si esprime e si vive giorno dopo giorno. Le ‘piccole cose’ nella vita matrimoniale esprimono e proteggono le realtà più grandi, tanto che il matrimonio inizia a rompersi quando questi dettagli vengono meno. Così anche nella liturgia: quando i suoi piccoli rituali diventano routine e non esprimono le realtà del mio cuore e della mia anima, quando non mi prendo più cura dei dettagli, allora vi è il grande pericolo che il mio amore a Dio si raffreddi”. Il prefetto del Culto divino ha poi*messo in guardia da una malintesa inculturazione, soprattutto in Africa, Asia e America latina, che riduce la celebrazione eucaristica a una sorta di “manifestazione folkloristica”. Il cardinale ha rimarcato anche la fioritura di vocazioni nei gruppi che seguono il rito antico che, per quanto destinati a rimanere una piccola percentuale in seno alla Chiesa, hanno pari dignità:*“non siete tradizionalisti, siete cattolici al pari mio e del Papa. Voi non siete di seconda classe o membri particolari della Chiesa Cattolica a motivo del vostro culto e delle vostre pratiche spirituali, che sono state quelle di innumerevoli santi. Siete chiamati da Dio, come tutti i battezzati, a prendere il vostro posto nella vita e nella missione della Chiesa nel mondo di oggi”.
    "Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam..."

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    EquesFidus (17-09-2017)

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