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Discussione: V Convegno "Summorum Pontificum" - VI Pellegrinaggio "Summorum Pontificum" (Roma)

  1. #41
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  2. #42
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    Summorum Pontificum. Una “nuova” Messa Vetus Ordo a San Pietro. Molti giovani, un segno di vitalità.

    http://www.marcotosatti.com/2017/09/...news.publishes


    Marco Tosatti

    Si è svolto a Roma, dal 14 al 17 settembre, l’annuale pellegrinaggio dei fedeli legati alla forma straordinaria del rito romano, la cosiddetta “messa tridentina”. Uno dei momenti topici di questo evento, nel decennale del Motu Proprio Summorum Pontificum emanato da Benedetto XVI, è stata la Messa nella Basilica di San Pietro in Vaticano, messa celebrata da S.E Mons. Pozzo, che ha presieduto il sacro rito in sostituzione del Cardinal Carlo Caffarra, scomparso pochi giorni prima.

    La Messa ha visto la partecipazione di migliaia di fedeli, tanti giovani. Probabilmente per la prima volta dopo decenni è stata commissionata al Mº Aurelio Porfiri una nuova Messa, eseguita in quella occasione, chiamata propriamente “Missa Summorum Pontificum”, in cui si prevedevano anche interventi dei fedeli nel canto di alcune parti.

    Non è questo il luogo per esprimere giudizi, o preferenze. Personalmente chi scrive trova che la messa secondo il vetus ordo esprime in maniera maestosa la sacralità profonda del sacrificio che si consuma sull’altare; e questo è qualche cosa che non sempre, per non dire troppo spesso, si perde nel modo in cui molti sacerdoti celebrano nella messa di Paolo VI. Che, se celebrata in maniera degna, è certamente bellissima e sacrale; ma forse permette delle “libertà” che la messa antica non concede. C’è da chiedersi perché in tutto il mondo molti giovani siano attratti da questo rito antico; probabilmente perché ha una sua bellezza evidente, e la bellezza è uno strumento di comunicazione profondo. Il fatto che sia stata creata una “nuova” messa per accompagnare la messa vecchia è una risposta e un segnale di vitalità al di là di polemiche stantie. Fermo restando che non si vede – e questo da un punto di vista laico e libertario – perché sia necessario fare difficoltà a fedeli e sacerdoti che desiderano partecipare al sacrificio eucaristico nel modo in cui si è svolto per secoli e secoli.

    Abbiamo raccolto un parere da una persona che assisteva alla cerimonia, e lo partecipiamo con voi: “Ecco la Tradizione in cammino, la Tradizione che smentisce coloro che vedono solo rigidità nei fedeli legati a questa forma. Pur nel rispetto assoluto del rito e dei testi si può osare, facendo in modo che la Chiesa sia sempre madre anche della cultura, non del culturame.*Moltissimi fedeli e sacerdoti hanno mostrato apprezzamento per la vitalità mostrata in questa occasione. Come al solito, qualcuno ha “abbaiato contro”, mai come in questa occasione sono apparsi latrati al vento”.
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  3. #43
    Fedelissimo di CR L'avatar di Heribert Clemens
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  4. 2 utenti ringraziano per questo messaggio:

    Mystica Viola (21-09-2017), Prosit (20-09-2017)

  5. #44
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    "Nova et vetera". Il sentiero della buona musica liturgica


    http://magister.blogautore.espresso....ica-liturgica/

    di Aurelio Porfiri

    A metà settembre si è svolto a Roma il pellegrinaggio dei fedeli legati alla forma straordinaria del rito romano per celebrare la loro fedeltà alla Chiesa – una, santa, cattolica, apostolica e romana – e per ricordare il decimo anniversario del motu proprio "Summorum Pontificum" con cui si concedeva un uso più ampio del Messale precedente al Vaticano II. Per questa occasione mi è stata commissionata una messa, che ho chiamato "Missa Summorum Pontificum" che è stata eseguita nella Basilica di San Pietro il 16 settembre, durante il solenne pontificale celebrato dall'arcivescovo Guido Pozzo.

    Questa mia Messa comprendeva le parti del "proprium" e quelle dell'"ordinarium". Ho tentato di innovare nella tradizione, "nova et vetera", tenendo il gregoriano e la polifonia come modello ma componendo musica che risuoni nel 2017, non come una reliquia del passato. Ho pensato prima al rito e poi alla musica, cercando di capire come la mia musica avrebbe servito al meglio quel momento rituale. Ho cercato di fare in modo che i miei brani non appesantissero il rito e che prevedessero dove possibile l'intervento dei fedeli, perché sarebbe un errore lasciare alla riforma postconciliare il primato sulla partecipazione, quando esso fu richiamato anche da tutti i documenti precedenti al Concilio. Certamente quell'idea di partecipazione non significava partecipare alla banalizzazione, alla mediocrità, al cattivo gusto. Purtroppo questo è diventato nella nostra realtà.

    Nel pellegrinaggio ho incontrato veri amici della Tradizione. Tanti, una maggioranza che ha riconosciuto come valido lo sforzo fatto nel cercare di mostrare come la Tradizione non è soprattutto guardare al passato, ma guardare all'origine e proiettarci nel futuro. La forma straordinaria è sempre giovane quando si veste di coraggio, non si fa impressionare dalla minoranza (perché è una minoranza, ma rumorosa) che ha paura di ogni cambiamento. Si può essere d'accordo o meno sul mio stile, questo è legittimo. Ma non si può o si deve pensare che la forma straordinaria sia il culto del passato. Il cattolico (non il tradizionalista, come ha detto correttamente il cardinale Sarah) guarda a Gesù che viene e senza la Tradizione cade nell'abbraccio dello spirito mondano, anche nella liturgia.

    Mi è capitato, quest'anno e l'anno precedente, di avere interessanti conversazioni con alte personalità ecclesiastiche del mondo anglosassone, in visita a Roma per il pellegrinaggio. Quando mi rinfacciavano il livello mediocre della musica che si ascolta nelle chiese italiane, cercavo di controbattere che l'influenza cattiva è venuta anche dalle loro parti. Ma che il livello sia mediocre, non bisogna che ce lo vengano a dire da fuori. Il nuovo per se stesso ci porta nel baratro in cui siamo. Ma io ho tentato di andare per un altro sentiero, il "nova et vetera". Ciò che importa, è che la forma straordinaria non deve divenire il frigorifero dove conservare le cose per non farle ammuffire, ma la serra dove nascono nuovi fiori accanto ai vecchi.

    In questo pellegrinaggio ho visto tante persone innamorate della Chiesa, della sua Tradizione, dei suoi riti. Giovani e meno giovani, da ogni angolo del mondo. E questa gente non ha paura del nuovo, non sono quelli che papa Francesco ha detto essere "rigidi". No, sono persone di oggi che non vogliono perdere la bellezza della liturgia, ma vogliono perdersi nella bellezza della liturgia. Io sono con loro. Ma certamente c'è una parte di questo mondo che viene ben rappresentata dalla definizione di papa Francesco. Sono coloro che vorrebbero vivere nel passato o farlo rivivere come se oggi fossimo nel XVI secolo o giù di lì. Non hanno i volti sereni dei pellegrini che ho visto, ma coltivano rancori e li sfogano nell'ombra. Vorrei veramente aiutarli da fratello in Cristo e dire loro che in ogni secolo la Chiesa è stata all'avanguardia dell'eccellenza artistica perché ha dato campo a nuove creazioni.

    Nuove creazioni non basate sul vuoto o su estetiche contrarie od opposte a quella cattolica, ma che prendevano a modello la grande Tradizione, che ben si misuravano con i modelli dei maestri precedenti e con questi modelli ben servivano il culto di Dio. Io ho fatto del mio meglio. Ho seguito l'insegnamento dei papi, a cominciare da san Pio X. Almeno credo di aver contribuito a violare una sorta di "tabù" che è antitetico a quello che la Chiesa cattolica è sempre stata, una madre sempre feconda di bellezza e non, come forse pensano alcuni, una vecchia e inacidita signora che non esce mai di casa perché sola e impotente.
    "Introibo ad altare Dei, ad Deum qui laetificat juventutem meam..."

  6. Il seguente utente ringrazia Prosit per questo messaggio:

    Mystica Viola (21-09-2017)

  7. #45
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    Celebrati a Roma i dieci anni del motu proprio Populus Summorum Pontificum

    http://www.lafedequotidiana.it/celeb...um-pontificum/


    Dal 14 al 17 settembre si è svolto a Roma il Pellegrinaggio internazionale del Populus Summorum Pontificum, nel decennale dell’entrata in vigore del Motu Proprio. Benedetto XVI*ha esteso alla Chiesa universale la possibilità di celebrare la santa Messa, secondo il Messale Romano, edizione 1962, definita forma straordinaria del rito romano.

    Ho partecipato alle celebrazioni in S.Maria sopra Minerva, dove è stato commemorato il santo cardinal Carlo Caffarra, e alla Trinità dei Pellegrini, per la Messa solenne in rito domenicano antico. In particolare, mi sono rallegrato del solenne pontificale nella Basilica di San Pietro, in cui è stata eseguita la Missa Summorum Pontificum per coro e organo, composta dal Mº Aurelio Porfiri. Una Messa che anche prevede la possibilità per i fedeli di intervenire in varie parti dell’Ordinarium e del Proprium, nell’assoluto rispetto del testo latino. Sono state finalmente colte alcune suggestioni della Istruzione sulla Musica Sacra e la Sacra Liturgia (1958), specialmente riguardo al più ampio uso dei versetti salmodici nelle antifone di offertorio e comunione.

    Il Venerabile Pio XII, nella celebre enciclica Mediator Dei di cui celebreremo il 70mo anniversario il prossimo 20 novembre, ha scritto: “Sono da lodarsi coloro che si studiano di far sì che la Liturgia anche esternamente sia un’azione sacra, alla quale tutti i presenti in realtà prendano parte. E ciò può avverarsi in vari modi: quando cioè tutto il popolo, secondo le norme dei sacri riti, risponde, conservando il giusto ordine, alle parole del sacerdote, o esegue dei canti che rispondano alle varie parti del Sacrificio, o fa l’uno e l’altro, o finalmente quando nella Messa solenne risponde alle preghiere del celebrante e partecipa anche al canto liturgico”.

    Il lavoro del Mº Porfiri, persona di fede e di arte, nota a livello internazionale, si inscrive in questa sana tradizione liturgica, salvando e valorizzando l’esempio che viene dai grandi Maestri del passato ma non avendo paura della giusta innovazione, dello sviluppo organico. La stragrande maggioranza dei fedeli ha capito e gradito.

    Qualcuno ha detto che questo evento è da considerare come l’inizio di un nuovo Movimento Liturgico in favore della forma straordinaria. Questa affermazione potrebbe intendersi nel senso che, con tale coraggiosa iniziativa, coloro che si sentono attratti dalla forma straordinaria, dimostrano che la Tradizione non è un oggetto da museo, ma è, dall’etimo latino, il tradere, il trasmettere quello che si è ricevuto ad normam sanctorum Patrum, come afferma la Costituzione liturgica del Vaticano II. Alla Traditio, come fonte della Rivelazione insieme alla Sacra Scrittura, appartiene la Sacra Liturgia, che include la Musica e l’Arte sacre. Dunque, la Tradizione è appunto il movimento di ricevere dai padri e di consegnare ai figli, alle nuove generazioni. E’ quello che sta accadendo con la forma straordinaria del rito romano: un ‘segno dei tempi’ a cui la gerarchia della Chiesa dovrà porre attenzione e incoraggiare sempre più, perché rimette in forma (= re-forma) quanto è deformato nel nuovo rito e di conseguenza nella fede. Nella Chiesa, eccetto il Signore Gesù Cristo, nulla è irreversibile, perché essa è semper reformanda. Questo fa procedere con ardore e senza temere ostacoli.

    Mons. Nicola Bux
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  8. #46
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    Chiesa. Dentro il pellegrinaggio Summorum Pontificum, fra giovani e tradizione


    http://www.barbadillo.it/69453-chies...-e-tradizione/


    Di Francesco Filipazzi

    Sabato 16 settembre si è svolta nella Basilica di San Pietro una messa pontificale, nell’ambito del Pellegrinaggio internazionale del Populus Summorum Pontificum, per celebrare i dieci anni del Motu Proprio di Benedetto XVI, che riportò in auge il Rito Romano Classico, celebrato fino al 1965 in tutta la Chiesa Occidentale. Da quel gesto profetico sono nati in tutto il globo centinaia di gruppi stabili che seguono settimanalmente il rito secondo l’ultima edizione del messale di San Pio V del 1962. A livello mondiale si è creato un vero e proprio movimento autoconvocato, attorno alla liturgia antica, che coinvolge laici di tutte le età, sacerdoti, vescovi e cardinali. L’evento del 2017 si è svolto nell’arco di quattro giornate. Due di convegni, ai quali hanno partecipato porporati di primo livello, come Muller (appena dimissionato dalla Congregazione per la dottrina della Fede) e Sarah, prefetto del Culto divino. Purtroppo il cardinal Caffarra, che avrebbe dovuto celebrare in San Pietro, è nato al cielo pochi giorni prima dell’incontro.

    Un mondo molto ampio e vario si è dato appuntamento annuale a Roma e quest’anno la partecipazione al Pellegrinaggio è stata molto ampia. E’ molto importante cercare di capire il clima, quale sia il “blocco sociale di riferimento”, e che pensieri passino fra i partecipanti a questo pellegrinaggio di cui i media non danno conto, ma che pure si snoda ogni anno per le vie dell’Urbe sempre più numeroso, per giungere sino al centro della cristianità. I partecipanti vengono principalmente da Italia, Stati Uniti, Polonia, Ungheria, Francia, ma anche sud America e Giappone.

    In primo luogo, va notato che i quattro giorni del pellegrinaggio si svolgono in un clima di gioia, perché è il ritrovo di una realtà formata da amicizie e fratellanze di lungo corso, che si danno appuntamento una volta all’anno per rinnovarsi e ripromettersi vicendevolmente l’alleanza nella Buona Battaglia per la riaffermazione della cattolicità, che passa certamente dalla liturgia, ma non solo. Inoltre, la giovane età di almeno metà dei partecipanti, dona una freschezza che in molte altre realtà del cattolicesimo manca. Possiamo ben dire che gli ultimi dieci anni di Messa antica siano stati accompagnati da coppie che si sono promesse eterno amore rivolte all’Oriente eterno della liturgia tradizionale. Personalmente, mi è capitato di discutere con gli organizzatori di una gestione logistica dei passeggini, che ogni anno aumentano. Capita anche di ritrovarsi amiche in dolce attesa, che talvolta non stanno bene ma cercano di partecipare comunque alla processione verso San Pietro, perché il pellegrinaggio dell’anno prima ha dato loro la forza e la convinzione di creare una nuova famiglia.

    Un discorso simile vale anche per le vocazioni. Molti nuovi sacerdoti ormai nascono celebrando principalmente secondo il Messale classico, ritenuto rispetto a quello moderno più consono alla ricerca di silenzio e compostezza richiesti dal confronto con la modernità. La ricerca specifica del silenzio sembra essere uno dei motivi per cui le giovani generazioni dei millennials si stiano lentamente ma inesorabilmente avvicinando alle forme rituali tridentine.

    Un altro aspetto interessante è la creatività che viene espressa nell’ambito del Summorum Pontificum. Quest’anno in San Pietro, dove la celebrazione è stata celebrata sotto la Cattedra del primo Papa, la musica è stata composta per l’occasione dal Maestro Aurelio Porfiri, sulla base della Messa de Angelis, dimostrando che si può comporre musica tradizionale ma contemporanea, perché la Messa è un’entità viva, non ingessata e quindi deve essere uno stimolo per la genialità delle menti dei migliori artisti.

    Il tutto si è poi chiuso, come da tradizione, la domenica mattina, presso la parrocchia della Trinità dei Pellegrini, uno dei centri della celebrazione della liturgia classica, retta dalla Fraternità Sacerdotale San Pietro. Per non farsi mancare niente, i pellegrini hanno assistito ad una messa solenne celebrata secondo il rito antico domenicano, addirittura precedente al messale di San Pio V. I fedeli hanno potuto conoscere una cerimonia codificata nel 1250.

    Cosa lascia dunque il pellegrinaggio del 2017? Sicuramente la dimostrazione che, nonostante molti tentativi di affossarla, la tradizione liturgica occidentale sta riemergendo in modi inaspettati, portata avanti da una generazione da cui, per via di un cliché improprio, ci si aspetterebbe solo disinteresse e nichilismo.
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  9. 3 utenti ringraziano per questo messaggio:

    EquesFidus (24-09-2017), Mystica Viola (24-09-2017), Phantom (24-09-2017)

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