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Alessandro VI

Da Enciclopedia cattolica.

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Sua Santità Alessandro VI, Romano Pontefice - 1492 / 1503
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Sua Santità Alessandro VI, Romano Pontefice - 1492 / 1503

PAPA ALESSANDRO VI

Figlio di Isabella Borja, sorella di papa Callisto III, e di Jofré de Borja y Doms, suo cugino, a quattordici anni, per la protezione dello zio allora cardinale, ebbe canonicati e prebende da Niccolò V. Venuto in Italia nel 1449, studiò diritto canonico all'università di Bologna, dove si laureò nel 1456: già nel 1455, dallo zio diventato papa era stato nominato protonotario apostolico, mentre nel 1456 fu fatto cardinale, vicecancelliere della Chiesa ancor prima di ricevere gli ordini maggiori, e vescovo di Valencia (per questo fu chiamato anche “il cardinale Valentino”). Morto Callisto III (1458), ebbe il favore di Pio II e di Sisto IV, da cui fu inviato come legato in Spagna nel 1472: nel 1484, alla morte di Sisto IV, tentò invano di farsi eleggere papa. Ascese invece al soglio pontificio nel 1492, quando già aveva avuto numerosi figli: due femmine e Pier Luigi, primo duca di Gandía, di cui non è certa la madre, e quattro figli nati da Vannozza de Cathaneis: Cesare, Giovanni, secondo duca di Gandía, Lucrezia e Goffredo. Tutti vennero legittimati con varie bolle; più tardi Rodrigo Borgia ebbe un'altra figlia da Giulia Farnese.

Come pontefice, Alessandro VI fu una delle più discusse personalità della sua epoca: poco aperto, da un lato, alla cultura rinascimentale, sistemò tuttavia l'università di Roma e incoraggiò gli scavi archeologici che portarono alla scoperta, a Nettuno, dell'Apollo del Belvedere e, più tardi, del gruppo del Laocoonte.

Con la scoperta fatta da Colombo, Ferdinando e Isabella di Castiglia decisero di rivolgersi al pontefice romano per evitare una guerra con il Portogallo sulla supremazia nel Nuovo Mondo. A tal fine spedirono un rapporto completo del viaggio e chiesero al papa di stipulare un nuovo trattato. Nel 1493 papa Alessandro VI rispose emanando una serie di bolle che diedero una soluzione pacifica alla vertenza geografica e politica. La prima Inter coetera, datata 3 maggio, fu una bolla di donazione, in quanto il pontefice concedeva a Ferdinando e Isabella le terre scoperte o da scoprireverso l’India. Il giorno dopo promulgò la seconda bolla, sempre chiamata Inter coetera, di spartizione, poiché tracciava una linea (raya) in cui assegnava i territori alle due Corone. La Eximiae devotionis, sempre del 4 maggio, fu il terzo documento di Alessandro VI, con cui si concesse ai re di Castiglia e d’Aragona gli stessi privilegi pontifici riconosciuti anteriormente al Portogallo per i territori scoperti in Africa. A questi documenti seguirono i brevi Pii fidelium, del 23 giugno 1493, e Dudum siquidem, del 25 settembre dello stesso anno.
Nella prima bolla Inter coetera, Alessandro VI, dopo aver lodato lo zelo apostolico di Ferdinando d’Aragona e Isabella di Castiglia, donò e concesse - con la «pienezza dell’autorità apostolica» - le terre recentemente scoperte o da scoprire, purché non fossero appartenute a nessun principe cristiano. Alessandro impose contemporaneamente l’obbligo dell’evangelizzazione: «dovete persuadere gli abitanti di dette isole ad abbracciare la professione cristiana», per questo «vi comandiamo in virtù di sacra obbedienza che destiniate a dette terre ed isole uomini probi e timorosi di Dio, periti ed esperti, per istruire nella fede cattolica» gli abitanti del luogo e «influenzare nelle buone abitudini» gli Spagnoli.

Alessandro VI fu, però, in primo luogo sovrano temporale, partecipando attivamente alle vicende politiche italiane. Ostile alla spedizione in Italia di Carlo VIII di Francia (1494), lasciò il passo al re diretto a Napoli, ma organizzò subito dopo contro di lui, con Venezia e Milano, una lega che lo costrinse ad abbandonare Napoli e l'Italia (1495).
Più tardi si alleò con Luigi XII di Francia nell'interesse del figlio Cesare, che da quel sovrano ebbe il ducato di Valentinois e aiuti militari, in vista della creazione di un proprio regno nell'Italia centrale, al quale il papa tendeva con ogni mezzo.

La sua vita dissipata venne denunciata con asprezza dal Savonarola che l'accusò di simonia e fu dal Papa scomunicato (1497) e più tardi (1498) impiccato e bruciato sul rogo a Firenze alla presenza di inviati pontifici.

I grandiosi progetti di conquiste concepiti per il figlio Cesare si tradussero in una lotta continua contro i grandi feudatari romani e contro i signori della Romagna e dell'Italia centrale. Ma la sua morte improvvisa (per la quale si parlò di veleno) fece crollare tutti questi progetti, poiché nel frattempo anche il figlio Cesare era caduto gravemente infermo.

Ad Alessandro VI si deve l'uso di aprire e chiudere il Giubileo (quello del 1500) con l'apertura e chiusura della Porta Santa.

La figura di Alessandro VI, molto complessa, venne variamente giudicata ed è difficile ancor oggi pronunciarsi in modo assoluto e definitivo: certo alcune delle accuse portate contro di lui furono esagerate o false, mentre è sicuro che la sua condotta morale, particolarmente agli occhi dei moderni, non fu consona all'alto ufficio di sommo pastore della Chiesa, ma si adeguò piuttosto a quella di un principe del Rinascimento.

Le spoglie mortali di Alessandro VI subirono vicende travagliate. Furono prima deposte, senza alcuna celebrazione funebre, in San Pietro, quasi furtivamente, a causa dei disordini scoppiati all'indomani della sua morte. Furono successivamente traslate nei sotterranei del Vaticano. Molto tempo dopo le sue ossa furono nuovamente rimosse e sepolte nella Chiesa di Santa Maria di Monserrato, la chiesa degli Spagnoli in Roma, dove giacquero praticamente dimenticate per secoli fino alla loro definitiva sistemazione sul finire dell'800.