AnimaDa Enciclopedia cattolica.
Gli interrogativi fondamentali della filosofia sull'anima sono quattro: 1) la sua natura, 2) la sua origine, 3) i suoi rapporti col corpo, 4)la sua sopravvivenza dopo la morte del corpo. Questi quattro problemi sono già dibattuti nella filosofia classica, in particolare da Platone ed Aristotele. Platone sembra considerare l'anima una natura interamente spirituale e unita al corpo solo accidentalmente. La posizione platonica, almeno nell'intepretazione che tradizionalmente è stata data ad essa, considera il corpo una prigione da cui liberarsi, è quindi affine alle tesi orfiche. Aristotele considera l'anima forma del corpo, e dunque intrinsecamente unita ad esso, tuttavia non è chiaro cosa pensasse sulla sua immortalità (controversa è l'interpretazione del De Anima che ha poi dato luogo alle famose dispute tra gli averroisti latini e san Tommaso). Sembra dunque che i due massimi filosofi greci non riescano ad avere una visione globale e sintetica dell'anima, non riescono in altre parole ad affermare con chiarezza la sua immortalità e insieme il suo essere forma del corpo, e non sostanza a sè. La posizione di Platone fu la prima ad essere adottata dai cristiani, fin dai tempi di Clemente e Origene, fu poi confermata da sant'Agostino. San Tommaso portò avanti una posizione diversa, ispirata alla tesi aristotelica, e tuttavia superata dall'interno grazie alla sua peculiare nozione di essere (la nozione intensiva). Occorre vedere cosa ha detto in particolare l'Aquinate.
[edit] 1. NATURA DELL' ANIMAL’anima è di natura immateriale, cioè spirituale. Però la spiritualità dell’anima non è evidente, non è colta con un atto intuivo, come ritenevano gli agostiniani, per scoprirla non basta la semplice autocoscienza, l'introspezione; secondo San Tommaso ci vuole una "di1igens et subtilis inquisitio" (I, q. 87, a. 1); occorre dimostrarla. Il problema della natura dell'anima può quindi essere visto in parallelo a quello dell'esistenza di Dio: in entrambi casi Tommaso nega l'evidenza (e quindi la non necessità della dimostrazione) asserita dalla maggior parte dei teologi del tempo. Sulla base del principio operari sequitur esse, l'indagine deve prendere avvio dalle operazioni dell'anima per comprendere, a partire da queste operazioni, quale è essere dell'anima. L'anima è immortale in quanto da essa procedono operazioni che non possono essere compiute dal corpo, deve dunque avere un essere proprio, che comunica al corpo: l'anima non solo è forma del corpo, ma è anche hoc aliquid, proprietaria per sè dell'atto d'essere. E' chiaro che il superamento della nozione aristotelica di anima è causato, e come illuminato, dalla nozione tomistica di esse. San Tommaso non era però ingenuo; sapeva bene che anche le operazioni più squisitamente spirituali dell’anima, come la conoscenza intellettiva e il libero arbitrio, non sono esenti da qualche legame con la materia. Ma, a suo giudizio, ciò non compromette l’intrinseca spiritualità dell’anima, perché la sua dipendenza dal corpo non è "soggettiva" (non tocca l’ordine della causalità efficiente) ma "oggettiva" (riguarda l’ordine della causalità formale). Si tratta infatti di operazioni che richiedono il corpo non come strumento, ma solo come oggetto. Infatti l’intendere (intelligere) non si attua mediante un organo corporeo, ma ha bisogno di un oggetto corporeo. Si deve dire che l’intendere è operazione propria dell’anima se si considera il principio da cui nasce l’operazione; non nasce infatti dall’anima per mezzo di un organo corporeo come la vista mediante l’occhio; il suo legame col corpo riguarda l’oggetto: infatti i fantasmi, che sono gli oggetti dell’intelletto, senza il concorso degli organi corporei non possono esistere (De An. 1. ad 12). Altra prova della spiritualità dell'anima utilizzata da San Tommaso è quella fondata sull'autotrascendenza: la tensione verso l’infinito di tutto l’agire umano preso globalmente. L’anima razionale possiede una certa infinità (infinitatem) sia da parte dell’intelletto agente, con cui può fare tutto (omnia facere), sia da parte dell’intelletto possibile con cui può diventare tutto (omnia fieri) (...) e questo è argomento evidente della immaterialità dell’anima, perché tutte le forme materiali sono finite (II Sent., d. 8, q. 2, a. 2, ad 2). [edit] =lavori in corsoViews |