Benedetto XIVDa Enciclopedia cattolica. Sua Santità Benedetto XIV, Romano Pontefice - 1740 / 1758 [edit] PAPA BENEDETTO XIVQuando il 19 febbraio 1740, iniziò il lungo conclave che seguì alla morte di papa Clemente XII, il cardinale Prospero Lambertini, arcivescovo di Bologna, a qualche cardinale che gli chiedeva un parere sul nuovo pontefice da eleggere, rispose con la sua solita ironia e giovialità, ma con grande umiltà: “Volete un santo? eleggete Gotti; volete un politico? eleggete Aldobrandini; volete un asino? eleggete me”. Prospero Lambertini era nato a Bologna il 31 maggio 1675, allievo a Roma dei Padri Somaschi, aveva poi studiato teologia e diritto. Divenuto chierico, si era imposto come avvocato concistoriale, facendo tirocinio nello studio del giudice di Sacra Rota, mons. Alessandro Caprara. A coronamento di questa prima intensa attività al servizio della Santa Sede, papa Benedetto XIII lo consacrò nel 1727 vescovo di Ancona e l’anno successivo gli diede la porpora cardinalizia. Papa Clemente XII gli affidò nel 1731 l’archidiocesi di Bologna, la seconda città per grandezza dello Stato Pontificio. Nel suo quasi decennale episcopato bolognese, si adoperò in ogni modo per elevare il livello spirituale del popolo, ma quello che maggiormente lo rendeva popolare era il suo parlare senza peli sulla lingua, dicendo pane al pane e vino al vino, usando spesso il dialetto locale; sapeva farsi obbedire, arrivando a sfogate improvvise ma sincere, a volte sfociando in qualche parola pesante. Molti studiosi lo hanno definito “un cardinale Roncalli (Giovanni XXIII) del Settecento”. La sua personalità, ispirò la più celebre opera di Alfredo Testoni, che nel 1905 scrisse la commedia in cinque atti “Il Cardinal Lambertini”, imperniata sulla sua figura, ricca di umanità e giovialità popolaresca; la commedia è vivace per la mescolanza di lingua e dialetto.
Il conclave che lo elesse 247° papa il 17 agosto 1740, fu uno dei più lunghi della storia del papato, durò sei mesi essendo iniziato il 19 febbraio; a quel tempo le Nazioni cattoliche europee, avevano forte voce in conclave, influenzando con le loro pressioni l’elezione del papa, che si desiderava fosse simpatizzante dei singoli Stati, oppure dei blocchi che alternativamente si formavano e si disfacevano, senza trovare un accordo che alla fine rispecchiasse le esigenze politiche dei loro governi. Durante i suoi diciotto anni di pontificato, papa Lambertini si orientò ad apprezzare i bisogni dell’epoca e a stimare i tentativi che si adoperavano per rinnovare i rapporti tra Chiesa e società. In un’epoca quanto mai difficile per la Chiesa, a papa Benedetto XIV non sfuggiva il fatto che con l’assolutismo dei sovrani, si affermava sempre più il principio della religione di Stato, mentre con il diffondersi dell’Illuminismo, il cristianesimo stesso rischiava una crisi di esistenza, in un mondo sempre più laico. Si astenne da qualunque interferenza, nell’elezione controversa del nuovo imperatore d’Austria Carlo VII, limitandosi al riconoscimento formale dell’elezione. La sua guida illuminata suscitava entusiasmi e la sua ottima reputazione, era ampiamente condivisa anche fuori della Chiesa; la ragione principale era la passione che Benedetto XIV riservava alla ricerca scientifica, della quale riconosceva la necessaria libertà; il suo interessamento alle scienze naturali era così autentico, che egli istituì nelle Università Pontificie nuove cattedre di Scienza, con laboratori di fisica e di chimica, fondò Accademie di archeologia, di anatomia, di storia, di storia dell’arte e di storia liturgica; Montesquieu lo definì: “Papa degli scienziati”. Benedetto XIV intervenne nel campo della legislazione ecclesiastica, con provvedimenti riguardanti il Sacramento della Penitenza, l’usura, i duelli e la Massoneria. Papa Benedetto permise alla cattolica imperatrice d’Austria Maria Teresa, di tollerare nei suoi Stati i protestanti, pur raccomandandole di cercarne con cristiana dolcezza la conversione; s’impegnò per eliminare dal linguaggio dei predicatori, le tradizionali invettive contro i giudei e i miscredenti. Del resto negli anni del suo pontificato, lo si vedeva spesso andare in giro in ogni quartiere della città, specie a Trastevere e intrattenersi amabilmente con la povera gente, si rendeva così conto direttamente delle precarie condizioni in cui viveva il popolo romano; altrettanto faceva con i campagnoli di Castelgandolfo, dove d’estate, solo e con una canna in mano, si godeva il fresco del lago, vicino ad ignari pescatori. Fra i suoi meriti, ci fu la diffusione con s. Leonardo della devozione della Via Crucis, e l’approvazione di due nuove e importanti Congregazioni religiose, i Passionisti di s. Paolo della Croce e i Redentoristi di s. Alfonso Maria de' Liguori; fu però critico e prudente con i Gesuiti, impegnati con ingerenze politico-commerciali in contrasti con il Portogallo e condannò i “riti cinesi”, considerati superstiziosi, ma tollerati nelle missioni dagli stessi Gesuiti. Il suo illuminato pontificato, intessuto di comprensione e rispetto per tutti gli uomini, qualunque fosse il loro pensiero o fede religiosa, non fu sempre compreso ed apprezzato da molti ecclesiastici contemporanei, che non erano maturi per gli avvenimenti, che nel secolo successivo, avrebbero scosso dalle fondamenta millenarie lo Stato Pontificio e il potere temporale dei papi; cosa che con chiaroveggenza papa Benedetto XIV aveva intuito e cercato di anticipare, almeno nel pensiero della Chiesa del tempo. Poco prima di morire, il 3 maggio 1758 nel Palazzo del Quirinale, coscientemente pronunciò il suo pensiero: ”Io ora cado nel silenzio e nella dimenticanza, l’unico posto che mi spetta”.
I 64 cardinali che aveva nominato lungo il suo pontificato, gli eressero in San Pietro un solenne monumento funebre, in posa teatrale e abiti svolazzanti, che non si addice certamente alla sua figura, che fu sempre semplice, pur nell’apostolica grandezza.
Pasquino, di solito critico e feroce con i papi dell’epoca, lo esaltò filosoficamente:
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