CaliceDa Enciclopedia cattolica.
[edit] CALICEVaso sacro nel quale è consacrato il vino eucaristico nella Messa. La parola latina calix, che significa il comune bicchiere o coppa per bere, fin dal principio indicarono per i cristiani il vaso nel quale si compiva il sacrificio divino.
Sembra che il più comune tipo di calice liturgico nei primi tempi cristiani, sia stato il c. di vetro, della forma usuale del calice profano, ma ben presto ornato con simboli cristiani, come chiaramente dice Tertulliano (De Pudic., 7, 10), che li descrive decorati della figura del Buon Pastore. Presto naturalmente se ne ebbero in metallo prezioso, e di molti di essi - forse unicamente ornamentali - se ne segnala il forte peso (8-9 Kg.; calicem maiorem, cum gemmis et ansis duabus, pesantem 18 libras; Liber Pontificalis, Leone III). Se ne fecero anche in agata e onice, ma col declinare dell'arte e della ricchezza antica, si giunse a farne non solo di metalli più vili, come ferro e piombo, ma anche di pietra, di corno d'animale e di legno, con forme evidentemente tozze e rozze, finché coi sec. XI-XIV si raggiunse nuovamente una tale eleganza di forma, che l'arte del Rinascimento e barocca poterono modificare ma non superare. Il tipo fissato nell'epoca barocca è divenuto ormai comune, ma anche in questo si verifica, con un gusto moderno, un ritorno alle sobrie forme del migliore Medioevo.
Come materia del calice è oggi vietato il bronzo, il vetro e il legno; è invece raccomandato dal Pontificale (Pars III: Allocut. ad Synodum) l'oro e l'argento; lo stagno è permesso per la coppa purché sia dorato l'interno (Ra. serv., 1, 1). Lo stelo ed il nodo possono essere di ogni altro metallo adatto, ma non di cristallo né d'avorio (S.R.C., 3136 ad 4) benché l'uso contrario, tacitamente accettato, sia, oggi soprattutto, tutt'altro che raro. Il calice deve essere consacrato dal Vescovo (can. 114 § 7) o da un Cardinale non Vescovo (can. 2391 § 20) o da un Prefetto Apostolico (can. 294 § 2) o da un Abate o Prelato Nullius (can. 323 § 2). Non perde la consacrazione a causa di nuova doratura (can. 1305 § 2).
Cerimoniale dei Vescovi (1984) 984. Il calice e la patena che sono usati nella messa per l'offerta, la consacrazione e la comunione del pane e del vino , diventano «vasi sacri» in forza della loro destinazione esclusiva e permanente alla celebrazione dell'eucaristia . 985. L'intenzione di destinare questi vasi unicamente alla celebrazione dell'eucaristia viene manifestata dinanzi alla comunità dei fedeli con una particolare benedizione. Tale benedizione viene lodevolmente impartita durante la messa . 986. Qualunque sacerdote può benedire il calice e la patena, purché l'uno e l'altro siano fatti secondo le disposizioni date in "Principi e norme per l'uso dei Messale Romano” I. 987. Se si deve benedire soltanto il calice o la patena, si adattino opportunamente i testi del “Pontificale Romano” .
290. I vasi sacri siano di materia solida e nobile, secondo la comune valutazione di ogni regione. La cosa è rimessa al giudizio della Conferenza Episcopale. Tuttavia si preferiscano materie che non si rompano né si deteriorino facilmente. 291. I calici e gli altri vasi destinati a contenere il Sangue del Signore, abbiano la coppa fatta di una materia che non assorba i liquidi. La base del calice può essere fatta con materie diverse, solide e decorose. 292. I vasi sacri che servono a contenere le ostie, come la patena, la pisside, la teca, l’ostensorio e altri analoghi, si possono fabbricare anche con altre materie, tra quelle più apprezzate nelle varie regioni, come ad esempio l’avorio o alcuni legni particolarmente duri, sempre che siano adatti all’uso sacro. 293. Per la consacrazione delle ostie, si può convenientemente usare un ‘unica patena grande, sopra la quale si pone il pane sia per il sacerdote, sia per i ministri e i fedeli. 294. I vasi sacri di metallo siano abitualmente dorati all’interno, se il metallo è ossidabile; se invece sono di metallo inossidabile, e più nobile che l’oro, la doratura non è necessaria. 295. Per quanto riguarda la forma dei vasi sacri, è compito dell’artista confezionarli nel modo più conveniente secondo gli usi delle singole regioni, purché siano adatti all’uso liturgico cui sono destinati. 296. Per la benedizione dei vasi sacri, si osservino i riti prescritti nei libri liturgici. Views |