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Clemente VIII

Da Enciclopedia cattolica.

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Sua Santità Clemente VIII, Romano Pontefice - 1592 / 1605
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Sua Santità Clemente VIII, Romano Pontefice - 1592 / 1605

CLEMENTE VIII

Ippolito Aldobrandini nacque a Fano (PU) il 24 febbraio 1535 (ma diverse fonti riportano 1536). Studiò a Padova, Perugia e, particolarmente, a Bologna dove si laureò in giurisprudenza. Essendo ottimo giurista ricoprì le cariche di Avvocato concistoriale e Uditore di Rota; venne nominato cardinale nel 1585, l'anno successivo fu inviato come Legato papale in Polonia. L'agitato conclave apertosi alla morte di Innocenzo IX durò circa un mese; il 30 gennaio 1592 ne uscì eletto papa, tra i 52 candidati presenti, grazie ai voti della fazione antispagnola, il cardinal Aldobrandini, che scelse di chiamarsi Clemente VIII.

La riforma cattolica, con il nuovo pontefice, fu energicamente promossa in diversi paesi. Dopo lunga esitazione, nei riguardi della Francia intraprese un'altra politica, diversa da quella dei suoi predecessori immediati e riconobbe, il 25 luglio 1595, come legittimo re di Francia Enrico IV, che due anni prima aveva abbracciato il cattolicesimo, annullando di conseguenza la bolla di Sisto V che lo aveva dichiarato eretico recidivo. Si scongiurò in tal modo il pericolo di un trionfo del protestantesimo in Francia. Con l'editto di Nantes del 30 aprile 1598 veniva infatti riorganizzata in Francia la politica religiosa ponendo al centro il cattolicesimo.

Il pontefice ebbe ancora un notevole successo diplomatico come intermediario tra Spagna e Francia, i cui rispettivi sovrani il 2 maggio del 1598 firmarono a Vervins un trattato di pace, con il quale i confini dei due stati ritornavano ad esser quelli che erano stati stabiliti nel 1559 a Cateau-Cambrésis.

A Clemente VIII fu offerta anche la mediazione di pace tra Enrico IV di Francia e il duca di Savoia Carlo Emanuele: con la mediazione del cardinale Aldobrandini, il 17 gennaio 1601 fu firmato il Trattato di Lione in cui il duca di Savoia cedeva al re di Francia la Bressa, il Bugey, il Valromay, Chàteau-Dauphin ed altri luoghi minori sulla riva del Rodano; Enrico IV cedeva al principe sabaudo il marchesato di Saluzzo, le piazze di Cental, De Monts, Roque-Esparvière e il ponte di Gresin; infine il re e il duca si restituivano le fortezze e i territori occupati durante la precedente guerra e si obbligavano di mantenere rapporti di amicizia e di buon vicinato.

Nel 1597, con l'appoggio del riconosciuto Enrico IV, Clemente ottenne la città di Ferrara. Questa data segnò la fine del potere estense, durato tre secoli. Gli interessi del papato erano arrivati al territorio ferrarese, tanto che il duca Alfonso II (signore di Ferrara, Modena e Reggio) fu costretto a stipulare un patto con la Chiesa nel quale si sanciva che, se lo stesso duca fosse morto senza eredi legittimi, il Ducato Estense sarebbe passato sotto il controllo del papato. Nonostante i tre matrimoni Alfonso non ebbe eredi e decise di lasciare per via testamentaria i suoi possedimenti al cugino Cesare; il papa rifacendosi all'accordo stipulato sancì il passaggio del territorio ferrarese alla Chiesa. Ciò gli valse l'ostilità degli storici estensi. Cesare conserverà Modena e Reggio, ma ormai la illustre casata d'Este si avviava a un triste tramonto.

Deluse invece furono le sue speranze di ristabilire il cattolicesimo in Inghilterra con Giacomo I Stuart; non gli riuscì neanche il progetto di occupare Costantinopoli facendo leva sul capo dell'esercito turco, Sinan Bassà Cicala, un genovese che all'età di quattordici anni, rapito dai turchi, aveva dovuto rinnegare la fede cristiana.

Avvenimento importante nel pontificato di Clemente VIII è la condanna definitiva, firmata dal papa, del frate domenicano Giordano Bruno, che si iscrive nella serie dei rigidi interventi atti ad estirpare rigorosamente l'eresia, il malcostume e il banditismo, molto spesso attuati con esecuzioni capitali.

Con la Bolla "Annus Domini placabilis", Clemente VIII indisse il XII Giubileo, il primo del Diciassettesimo secolo; inviò a tutti i vescovi una lettera, il breve "Tempus acceptabile", per esortarli a prepararsi al Giubileo facendosi promotori di pellegrinaggi a Roma. La Porta Santa fu aperta qualche giorno di ritardo sulla tradizionale data di Natale, propriamente il 31 dicembre, per un forte attacco di avuto dal papa; tuttavia grande fu la suggestione al momento dell'apertura contemporanea delle Porte Sante nelle quattro Basiliche, quando le campane di tutte le chiese di Roma si misero a suonare, accompagnate dal rombo dei cannoni di Castel sant'Angelo.

La mobilitazione fu grande. Osti, albergatori, bottegai, negozianti vennero diffidati, pena severi provvedimenti, dal rincarare i prezzi; ugualmente prese rigidi provvedimenti per la repressione del brigantaggio e del malcostume; furono vietati i festeggiamenti del Carnevale; venne costruita una casa per ospitare vescovi e sacerdoti poveri d'oltralpe; la comunità ebraica di Roma offrì 500 pagliericci e coperte. Il 1600 è ricordato, perciò, come uno dei Giubilei più intensi: a Roma, che contava circa 100.000 abitanti, vennero circa tre milioni di pellegrini, 200.000 solo il giorno di Pasqua, ai quali veniva concessa l'indulgenza plenaria a patto che visitassero quindici volte le chiese, se stranieri; trenta volte, se romani. Clemente VIII diede, durante l'Anno Santo, un continuo pubblico buon esempio servendo a tavola i pellegrini, ascoltando le confessioni durante la Settimana Santa, salendo in ginocchio la Scala Santa, mangiando ogni giorno con dodici poveri, visitando ben sessanta volte le Basiliche e recandosi di persona nei luoghi di penitenza per verificarne le condizioni e il funzionamento, mentre i cardinali, in segno di penitenza, rinunciarono ad indossare la porpora. Si mossero in tanti ad aiutare l'azione giubilare del Papa del 1600. La Confraternita di san Filinpo Neri fu, come sempre, in prima linea coaduviata allora dall'opera infaticabile di san Camillo De Lellis. Il papa coinvolse addirittura Filippo, re di Spagna, per rifornire di grano la Sicilia; il viceré di Napoli si recò a Roma facendo al papa l'omaggio di una splendida cavalcata di ottocento cavalli tutti coperti a festa. Sempre in ragione della malattia, Clemente VIII, che aveva programmato la chiusura della Porta Santa per il 31 dicembre 1600, spostò il rito al 13 gennaio 1601.

Qualche anno più tardi anche i Riformati, sull'esempio del Giubileo del 1600, celebrarono un loro Giubileo in occasione della ricorrenza del centenario della ribellione di Lutero (1517-1617). Si conservano monete con la scritta "saeculum Lutheranorum" e il libro "Du jubilé des églises réformées avec l'examen du Jubilée de l'église romaine".

Papa Clemente VIII è anche ricordato per essere il papa del caffè. Questa bevanda, a contatto con la cultura cattolica, incontrò diverse opposizioni. Siccome era una preparazione musulmana, il clero chiese formalmente al papa di proibirla. Ma, narra la leggenda, che Clemente, nel sentire che il caffè era un'invenzione del diavolo, ne chiese un assaggio. Sorseggiandone una tazzina così dichiarò: "È così squisito che sarebbe un peccato lasciarlo bere esclusivamente agli infedeli!". Sempre secondo la leggenda, egli battezzò il caffè per farne una bevanda in grazia cristiana. Da allora il nero liquido iniziò a diffondersi in Europa, diventando un vero e proprio culto, con la nascita delle 'botteghe del caffè', a Vienna, Londra, Parigi e Venezia.

Durante il suo pontificato, Clemente ordinò la pubblicazione di una nuova edizione della Vulgata, detta da lui 'Clementina', dopo che quella di Sisto V era stata ritirata poiché piena di strafalcioni; altresì pubblicò la revisione del Breviario e del Messale, e una rinnovata edizione dell' Index Librorum prohibitorum (1596).
Nel 1592 fu introdotta nelle chiese di Roma, diffusa dal papa, e nelle altre diocesi la pratica delle Quarantore, istituita a Milano nel 1527.

Nel 1594 avocò la diatriba tra Gesuiti e Domenicani, a causa della faccenda del “De concordia” del Molina, giunta quasi all'esasperazione, al foro della Sede Apostolica e istituì per lo studio della questione un'apposita commissione, la Congragatio de auxiliis gratia, che se ne occupò con deliberazioni e discussioni durate per nove anni. Per cinque volte essa propose di condannare la dottrina di Molina, ma ne fu sempre trattenuta dall'intervento del generale dei Gesuiti Acquaviva e dal cardinale Bellarmino.

Tentativi unionisti furono avviati con le Chiese orientali: i legati del patriarca Gabriele di Alessandria fecero la loro professione di fede cattolica in Roma e dichiararono la loro obbedienza, ma il patriarca che gli successe si allontanò di nuovo. Più a buon fine andò l'unione con i Ruteni o Piccoli Russi, favorita dall'azione propagandistica gesuituca in Polonia. I vescovi ruteni, presieduti dal metropolita di Kiev, nel sinodo di Brest-Litowsk del 1595 decisero di riunirsi con la Chiesa latina sulla base del decreto fiorentino del 1439. Quando Clemente VIII espresse la sua approvazione, l'unione fu proclamata e attuata nel Sinodo di Brest dell'ottobre 1596; i ruteni poterono conservare i loro riti e il matrimionio per i sacerdoti. Non mancarono però violente ostilità: l'arcivescovo di Polozk, Giosafat Kuncewicz, uno dei principali propugnatori della riunificazione, cadde vittima di un crudele assassioni da parte degli scismatici a Witebsk nel 1623; fu canonizzato nel 1867.

Nel 1593 ripristinò molte leggi, abolite da Sisto V, che gravavano gli ebrei con molte oppressive restrizioni economiche e sociali; resteranno in vigore fino al XIX secolo.
Clemente VIII si circondò di personaggi illustri per portare avanti la sua vasta opera di riforma. favorì l'amicizia e la protezione di san Filippo Neri, dei cardinali Bellarmino e Baronio, di personaggi come l'Antoniano, Guido Bentivoglio, Andrea Cesalpino, ma non fu immune dal fenomeno del nepotismo: creò cardinale due suoi nipoti, Cinzio e Pietro Aldobrandini. Ma tra i letterati e gli artisti pare che abbia preferito Torquato Tasso, che gli aveva dedicato una canzone augurale per l'elezione a papa; egli fu il poeta della sua corte papale e per lui in pontefice aveva preparato l'incoronazione in Campidoglio, non avvenuta per la morte del poeta. Nella "Gerusalemme conquistata" il Tasso aveva espresso l'auspicata integrale rinascenza cattolica promossa dal pontefice.

Fu anche papa che promosse lo sviluppo dell'edilizia artistica. In Vaticano, la sala del Concistoro e la sala Clementina (che serve da anticamera all'appartamento pontificio), furono opera sua, come pure la Villa Aldobrandini di Frascati, residenza estiva del pontefice, costruita su disegno di Giacomo della Porta e portata a compimento da Carlo Maderno con gli abbellimenti dei giochi di acqua ideati da Giovanni Fontana. La cupola della basilica di san Pietro fu finalmente completata.
Si ebbe con lui anche la completa cristianizzazione degli obelischi orientali (in genere venuti dall'Egitto, dove erano nati come culto al dio sole) installati in tante piazze romane. A molti di essi Clemente VIII annesse una peculiare indulgenza. Il primo a beneficiarne fu naturalmente l'obelisco vaticano. La Roma paganeggiante del Rinascimento era ormai lontana, la città eterna riacquistava il ruolo di punto referenziale di conversione per ogni cristiano.
Clemente VIII si spense il 3 marzo 1605, a 69 anni.