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Elevazione

Da Enciclopedia cattolica.

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Elevazione dell'Ostia e del Calice in una Messa papale secondo il Novus Ordo
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Elevazione dell'Ostia e del Calice in una Messa papale secondo il Novus Ordo

Elevazione dell'Ostia in una Messa tridentina
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Elevazione dell'Ostia in una Messa tridentina

ELEVAZIONE

Rito della Messa in cui il celebrante innalza le Specie sacramentali per esporle all’adorazione dei fedeli. Si distingue nella Messa una duplice elevazione, la più solenne è subito dopo la Consacrazione, l’altra al termine del Canone propriamente detto, con le parole «omnis honor». Questa, chiamata Elevatio minor è la più antica.
In origine serviva ad ammonire i fedeli a tenersi pronti per la Comunione, ed è la sola che si usi nelle liturgie orientali; secondo il Rito Bizantino le Sacre Specie vengono mostrate ai fedeli prima della Comunione con le parole «le cose sante ai santi».

La prima elevazione è propria della liturgia occidentale. Sviluppatasi in Francia nel secolo XII, si diffuse in tutta la chiesa latina: Innocenzo III (1198-1216) nel suo De Sacro altaris mysterio, scritto da cardinale non ne parla ancora, mentre Onorio III nel 1219 la suppone in uso.

Le sue origini non sono ben note: probabilmente rispose al soddisfacimento di un sentimento di pubblica pietà verso l’Eucaristia. In ogni caso, l’elevazione del Calice fu inserita successivamente a quella dell’Ostia.

Accolta ufficialmente nella liturgia, l’elevazione è il fatto più importante per la storia della Messa nel Medioevo. Essa ha modificato in maniera sensibile il corso, fino ad allora continuo, dell’antico Canone, facendo della Consacrazione il punto culminante della Messa.

L’ostensione solenne dell’Ostia consacrata richiede da parte dei fedeli l’adesione e l’adorazione: sentimenti dapprima manifestati solo col pio atteggiamento esteriore, ma poi espressi anche in formule d’uso privato che costituirono una diretta risposta degli assistenti al gesto del celebrante.

San Pio X, il 2 Giugno 1907 ha concesso ai fedeli l’indulgenza di sette anni, ogni qualvolta guardino devotamente l’Ostia santa ripetendo con San Tommaso Apostolo «Dominus meus et Deus meus» (Gio. 20,28).