Giulio IIDa Enciclopedia cattolica. Sua SantitàGiulio II X, Romano Pontefice - 1503 / 1513 [edit] PAPA GIULIO IIGiuliano della Rovere nacque ad Albissola (Savona) nel 1445. Nipote di Sisto IV, studiò dai francescani di Perugia ed ebbe poi dallo zio papa il vescovado di Avignone e di altre sette sedi tra cui Velletri e Carpentras, per poi essere da lui creato cardinale con il titolo di S. Pietro in Vincoli (1471). Ebbe una vita politica molto intensa e parteggiò apertamente per la Francia contro Alessandro VI (sotto il cui scandaloso pontificato fu per 10 anni esule da Roma), dimostrando in ogni occasione un’enorme forza di volontà. Intervenne in vari conclavi finché il 31 ottobre 1503 fu unanimemente chiamato a succedere al brevissimo pontificato di Pio III. Papa di grande tempra, ebbe i difetti e le virtù dei grandi principi del tempo: audace, ambizioso, collerico e pieno d’azione ma mai lussurioso o meschino. La sua impulsività di carattere gli impedì di essere un grande politico e diplomatico, lontano com’era da ogni tipo di compromesso. Avute le sue città (tolte ai Borgia), abbandonò la Lega, si pacificò con i veneziani e poi, senza tanti scrupoli, si alleò con loro rivoltandosi contro gli alleati di ieri: aveva capito che le potenze europee volevano ridurre Venezia alle sue lagune per timore della sua forza e per bassa cupidigia. Lanciò allora il famoso grido: “Fuori i barbari!”. I barbari erano soprattutto i francesi che non perdonarono mai più a Giulio II quel suo atteggiamento. Così la guerra divampò furiosamente: il papa credeva veramente nella libertà della Penisola e sollevò Napoli, Venezia e Genova, facendo voto di lasciarsi crescere la barba finché i francesi non avessero lasciato l’Italia e scomunicando chiunque si fosse alleato con il nemico. A Mirandola (Modena), dopo un estenuante assedio, salì alla testa di tutti su una scala ed entrò per una breccia nel castello riconquistato. I suoi oppositori minacciarono uno scisma e molti vescovi francofili vi aderirono; a Bologna la sua statua, opera di Michelangelo, fu abbattuta; febbricitante e profondamente addolorato, Giulio II si fece trasportare a Roma in lettiga dopo aver visto svanire il suo progetto ed essersi vista notificare una citazione per comparire a Pisa dove era previsto un miniconcilio deciso a punire il pontefice e a riformare la Chiesa. Rimessosi in forze, Giulio II oppose a sua volta un suo concilio, il 5° Lateranense (1511) al quale intervennero un centinaio di religiosi ma non i grandi prelati. L’esercito della Lega subì poi una tremenda sconfitta a Ravenna (1512) ad opera di Gaston de Foix, nipote del re francese, il quale però fu ucciso la sera stessa determinando la fine delle fortune transalpine in Italia: gli Sforza rientrarono a Milano, i Medici a Firenze e il conciliabolo di Pisa non lasciò più tracce. I giudizi di storici e scrittori su di lui sono discordanti: Guicciardini lo apostrofa come “il papa meno sacerdotale e più profano”; il Pastor lo loda per aver assunto con energia la missione di “salvare il Papato”; alcuni teologi gli rimproverano di non aver iniziato la riforma proprio nel periodo in cui Martin Lutero venne a Roma, sconosciuto ai più. Ma tra tanta diversità di vedute su una cosa tutti concordano: nel riconoscere il suo splendido, illuminato mecenatismo che garantì la fama immortale ad artisti quali Bramante, Michelangelo e Raffaello. Al primo Giulio II affidò la realizzazione del Belvedere, del cortile di S. Damaso ma, soprattutto, la progettazione della nuova Basilica Vaticana, l’impresa architettonica più grandiosa del mondo moderno. Raffaello affrescò invece le “stanze della segnatura” mentre in Michelangelo il papa trovò quel genio assoluto che seppe tradurre in realtà i suoi grandiosi progetti. Giulio II morì con pietà edificante il 21 febbraio 1513, circondato da cardinali e vescovi, chiedendo loro in solenne latino di perdonargli i peccati. I suoi funerali registrarono un’impressionante partecipazione di gente. E' sepolto in S. Pietro.
Views |