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Giulio III

Da Enciclopedia cattolica.

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Sua Santità Giulio III, Romano Pontefice -  1550 / 1555
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Sua Santità Giulio III, Romano Pontefice - 1550 / 1555

PAPA GIULIO III

Giovanni Maria Ciocchi dal Monte nacque a Monte San Savino (AR) nel 1487. Dotato di viva intelligenza, studiò giurisprudenza a Perugia e Bologna; avviato alla carriera ecclesiastica fu nominato arcivescovo di Siponto dal 1512 al 1544 e di Pavia dal 1544 al 1550; nel 1543 fu anche presso la diocesi suburbicaria di Palestrina. Venne inviato da Paolo III come Legato pontificio al Concilio di Trento (primo periodo 1545-1547), insieme a Marcello Cervini (futuro Marcello II) e all'inglese Reginaldo Pole. Loro compito era determinare la scelta degli oggetti di discussione e sorvegliare i dibattiti stessi e nelle questioni più importanti, essi ricevevano istruzioni direttamente da Roma; vi si distinse per la fermezza di propositi e la severità dei principi. Grazie all'appoggio del cardinal Farnese, nipote del pontefice suo predecessore, fu nominato cardinale nel 1536.

Alla morte di Paolo III si ebbe una vacanza della sede per quasi tre mesi. Il conclave era diviso tra i cardinali imperiali e quelli francofili; egli era il rappresentante della fazione moderata; l'8 febbraio 1550 il cardinal Ciocchi dal Monte fu eletto assumendo il nome di Giulio I

Il carattere fermo e deciso mostrato da prelato, si trasformò in lento e mondano. Ma ugualmente l'opera di Riforma proseguì. Appena eletto papa promulgò il X Giubileo (anche detto 'Giubileo di Michelangelo', per l'attiva presenza a Roma del celebre scultore), indetto da Paolo III, con la Bolla Si pastores ovium, che venne inaugurato, con la tradizionale apertura della Porta santa della basilica di san Pietro, il 24 febbraio 1550, e si concluse il giorno dell'Epifania del 1551; onde durò meno di un anno. Al fine di favorire i pellegrini, attuò le disposizioni emanate dal suo predecessore sul blocco dei fitti e per regolare il mercato alimentare, norme che in seguito verranno sempre ripetute. Il moderato afflusso dei pellegrini furono seguiti particolarmente da san Filippo Neri con la Confraternita della santa Trinità, un ospizio che ospitava fino a 600 persone al giorno. A questo Giubileo partecipò anche Ignazio di Loyola, fondatore dei Gesuiti.

E proprio ai Gesuiti, nel luglio 1550, confermò le Costituzioni della Compagnia e li autorizzò, nel 1522, a fondare in Roma il Collegio Romano e il Collegio Germanico, quest'ultimo destinato all'educazione dei giovani prelati tedeschi nella lotta all'eresia.

Si adoperò per combattere il nepotismo e gli abusi della Chiesa romana (con un Concistoro convocato poco dopo l'elezione, il 28 febbraio 1550). Negò la porpora a Pietro Aretino il quale aveva scritto e dedicato al pontefice alcune opere sacre, e si aspettava di essere fatto cardinale, tanto più che con Paolo III la sua quasi certezza di aver il cappello rosso era stata stroncata solo dalla morte di quel papa. All'arrivo a Roma del letterato suo conterraneo, Giulio III gli preparò una calorosa accoglienza, lo abbracciò, lo baciò in fronte e gli mise a disposizione un appartamento veramente regale in Vaticano, ma di farlo cardinale non ne parlò neppure. Concesse, invece, la porpora al diciassettenne Innocenzo, figlio adottivo di suo fratello Bladovino: la relazione tra il Pontefice e il giovane fu molto chiacchierata all'epoca in tutta Europa, in particolare i Protestanti sostenevano ipotesi scandalose. I successori di Giulio III esiliarono il Cardinale Innocenzo per una serie di misfatti da lui commessi.

Protettore di artisti e mecenate, Giulio III fece costruire sulla via Flaminia, dal 1551 al 1553 la splendida Villa Giulia, opera dell'Ammannati, del Vignola e del Vasari. Il complesso della villa si articola su due cortili separati da un ninfeo, che originariamente era un vero e proprio teatro d'acque. Internamente la villa è riccamente decorata con affreschi, stucchi, marmi policromi e statue; ivi venne collocato il Museo archeologico. Dopo la morte del papa fu ereditata dal fratello Baldovino, ma, alla sua morte avvenuta nel 1557, fu confiscata dal Paolo IV.
Inoltre potenziò la Biblioteca Vaticana e l'Università La Sapienza di Roma. Protesse Michelangelo e Palestrina.

Riuscì a far riaprire il Concilio di Trento (secondo periodo, sessioni XI-XVI) sospeso da Paolo III nel 1548; infatti la nuova bolla di convocazione fu promulgata il 14 novembre 1550. Per alleviare il lungo viaggio dei prelati a Trento si fece uso per la prima volta, di carrozze sospese a cinghie di cuoio per ammortizzare i balzi provocati dalle ruote, normalmente cerchiate in ferro.

A questa parte del Concilio non intervennero i prelati francesi a causa della guerra contro la Francia in cui Giulio III si trovò implicato; invece dalla Germania convennero a Trento gli arcivescovi elettori di Magonza, Treviri, Colonia.

Giulio III si interessò anche al ritorno dell'Inghilterra al cattolicesimo. La riconciliazione avvenne di fatto sotto la regina Maria la Cattolica, a cui il pontefice, nel gennaio 1555, mandò legato un valente prelato, il cardinale Reginaldo Pole; ma non fu che breve tregua: succeduta al trono Elisabetta I, il distacco della Chiesa inglese da Roma divenne definitivo.

Grande mangiatore di cibi grassi e agliati, Giulio III, gottoso da tempo, morì a Roma il 23 marzo 1555. Le sue spoglie riposano insieme a quelle del suo pupillo, Innocenzo, nella Cappella del Monte, nella chiesa di san Pietro in Montorio a Roma.