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Gregorio XIII

Da Enciclopedia cattolica.

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Sua Santità Gregorio XIII, Romano Pontefice - 1572 / 1885
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Sua Santità Gregorio XIII, Romano Pontefice - 1572 / 1885

PAPA GREGORIO XIII

Ugo Boncompagni nacque a Bologna nel gennaio 1502 da famiglia della borghesia originaria della contrada di Norcia. Studiò giurisprudenza nella città natale conseguendo il dottorato nel 1530 e tenendovi lezione dal 1531 al 1539; fu ordinato sacerdote all'età di qurant'anni circa.
Dopo aver rinunciato alla cattedra, si recò a Roma, entrando al servizio del cardinale Parisio.

Paolo III lo creò senatore del Campidoglio, e poi Referendario di ambedue le Segnature; prese parte ai lavori del Concilio di Trento come Abbreviatore esperto di diritto canonicoo. Sotto Giulio III cadde in disgrazia per cause non note e fu cancellato dal gruppo dei Referendari. Rientrò in grazia sotto Paolo IV, come giurista e diplomatico, che lo affiancò al nipote Carlo Carafa alla Dataria e nel 1558 fu fatto membro del nuovo Consiglio di Stato.

Nello stesso anno fu nominato vescovo di Vieste. Ebbe a governare la diocesi per due anni, in momenti molto difficili: la città, infatti, ancora non si era ripresa dai terribili saccheggi del famigerato Draguth. Provvide con munificenza a dotare la Cattedrale di arredi molto pregiati, di vasi sacri, di paramenti preziosi, di quadri. Da pontefice non dimenticò la sua Vieste: la fece riportare nelle Carte Geografiche affrescate nelle Sale Vaticane e concesse all'altare della Cappella di san Michele della Cattedrale il grande privilegio dell'acquisto delle indulgenze plenarie per l'anima dei defunti durante la Messa di suffragio celebrata da un sacerdote locale.

Pio IV, con bolla del 12 marzo 1565, gli offrì il cappello cardinalizio con il titolo di san Sisto e, al termine del Concilio, lo volle a Roma, nominandolo Assistente di Cappella ed assegnandolo come compagno di san Carlo Borromeo. Pur ricoprendo tali prestigiosi incarichi sottoscrisse, fino al 1566, tutti gli atti con "Ego Ugo Boncompagnus, Episcopus Vestanus".

Nell'autunno dello stesso anno fu inviato in legazione presso il re di Spagna per il processo dell'Inquisizione contro l'arcivescovo di Toledo, Carranza, ma, appresa la notizia della morte di Pio IV, tornò a Roma. Era fra i Correctores romani incaricati della riforma del Corpus Iuris Canonici, quando, alla morte di Pio V, fu eletto papa in un rapido conclave, il 14 maggio 1572. Scelse di chiamarsi Gregorio XIII.

Anche il suo papato fu di notevole importanza per l'avviata Riforma cattolica, sebbene inferiore ai precedenti. Egli governò con la viva coscienza che la politica è l'arte del possibile, con molta indipendenza e curando personalmente tutti gli affari importanti.
Ma la grandiosità dei suoi intenti portò a uno sbilancio delle finanze pontificie, che non fu equilibrato dalla rigorosissima revisione, fatta da lui stesso, dei diritti fiscali della Santa Sede, revisione che portò all'incameramento di parecchi feudi e possedimenti nobiliari. Tali misure suscitarono molto malcontento nelle classi colpite e contribuirono allo scatenamento delle associazioni, specialmente in Romagna, e alla piaga del brigantaggio, alimentato in parte anche dagli stati vicini, più d'uno dei quali riteneva di aver ragione di lagnarsi della politica autoritaria del pontefice.
Possedette sempre un alto concetto della sua sovranità che lo tenne lontano dal nepotismo. Unica eccezione fu nei confronti del figlio Giacomo, avuto da laico e legittimato, che aveva nominato Castellano di Castel sant'Angelo e nel 1573 Capitano delle truppe pontificie, e che aveva sposato con la sorella del conte di Santa Fiora, la nipote del cardinale Sforza.

Predisposto alla laboriosità e largo d'udienze, ma sintetico nei colloqui e rapido nelle decisioni, si circondò di Gesuiti, Cappuccini, Teatini; fu ben influenzato da san Carlo Borromeo e san Filippo Neri, che molto lo coadiuvarono specialmente nel Giubileo del 1575 , anno in cui approvò la Congregazione dell'Oratorio. In particolare beneficò i Gesuiti, favorendo gli studi ecclesiastici, consapevole che la Riforma non poteva essere attuata se non attraverso un clero colto e ben preparato. Grazie alla sua azione di promozione degli studi romani si installarono in Roma i Collegi Germanico, Ungarico, Inglese, Irlandese, Maronita, Greco. Dagli studenti, formati nei vari collegi romani, il papa si aspettava la diffusione della riforma tridentina in tutta la cristianità.
Accanto al Collegio Romano venne istituito l'Osservatorio Astronomico ad esso adiacente, nel 1583.

Nella vasta opera di Riforma rientrò anche la revisione, effettuata in prima persona e pubblicata nel 1582, della raccolta di diritto canonico, che da allora prese il nome di Corpus Juris Canonici; editata anche la prima edizione del Martirologio Romano, nel 1583.

L'evento che rappresentò il culmine del suo pontificato fu l'XI Giubileo indetto il 10 maggio 1574 con la Bolla "Dominus ac Redemptor noster" (pubblicata per due volte: una per la solennità dell'Ascensione e una il 19 dicembre, in quanto quarta domenica d'avvento), primo anno santo dopo la chiusura del Concilio di Trento, anno di universale remissione e di speranza di un ritorno dei protestanti alla Chiesa Cattolica. Tutto il 1574 fu considerato dal papa come una grande vigilia. Infatti fece chiamare a Roma eccellenti predicatori e confessori di varie nazioni. Carlo Borromeo se ne fece intreprete principale nel nord Italia; a Roma, invece, si adoperò Filippo Neri con la cura dei pellegrini. Quest'ultimo pensava l'Anno Santo come un'occasione unica per aiutare i cristiani più lontani, ne promosse perciò ogni possibile forma di assistenza, da quella materiale a quella propriamente morale e religiosa. Il papa, per l'occasione, proibì il carnevale e ogni altro gioco (su suggerimento del Borromeo furono offerti i risparmi all'Ospedale dei Pellegrini, gestito dal Neri), diede lo sfratto alle donne di mala vita, fissò un listino del giusto prezzo dei viveri e degli alloggi, stabilì rigorose pene per chi avesse recato danno od oltraggio ai pellegrini, vietò ai padroni di casa ogni aumento di pigione o di dare la disdetta ai pigionanti. Durante questo Giubileo venne fissata una norma che aggiungeva al viaggio dei pellegrini la visita alle tombe dei Santi Apostoli. Il papa, da parte sua, nel corso dell'anno fece a più riprese la visita alle quattro basiliche a piedi scalzi.

Gli aspetti caratteristici di questo Anno Santo furono la preghiera, la predicazione, la penitenza e la carità.
Oltre all'intensa preparazione spirituale, si volle anche un rinnovamento edilizio, per far rinascere Roma anche esternamente: fu fatta spianare la montagna tra san Giovanni in Laterano e santa Maria Maggiore e fece lastricare le strade della città; a Gregorio si deve anche l'uso della muratura della Porta Santa e l'introduzionde delle medaglie celebrative.

Le Confraternite furono la novità del Giubileo del 1575 dando un notevole incremento alla religiosità popolare. Esse incedevano processionalmente per Roma, cantando litanie, accompagnate da cantori muniti dei più svariati strumenti musicali e, spesso, seguite anche da cocchi per le persone più deboli. L'atmosfera religiosa che si creava per la città era certamente di grande suggestione. Il papa concesse a quanti non potevano recarsi a visitare le basiliche romane, nel caso pensava ai cattolici inglesi, la recita di quindici rosari invece delle quindici visite romane previste per i forestieri. Il Giubileo fu un'occasione per beneficare gli istituti d'educazione, ospedali, Monti di Pietà; per dare riscatto, con somme di denaro, ai cristiani fatti schiavi dai musulmani. Nel 1573 aveva definito la festa solenne della Vergine del Rosario, fissandone la data al 7 ottobre.

Con Gregorio XIII si concluse la vicenda di Michele Baio, che si sottomise nel 1580 dopo lunghe tergiversazioni e in seguito a un suo nuovo interevento; ma con ciò la dottrina a Lovanio non fu per nulla estinta, anzi essa assunse poi una nuova e maggiore efficacia nel Giansenismo.
Tentativi unionisti furono avviati con la Chiesa russa. Gregorio mandò, durante la guerra russo-polacca, allo zar Ivan IV, il gesuita Antonio Possevino, quale mediatore di pace, ma le promesse dell'autocrate russo circa una riunifocazione religiosa non erano sincere. Simile fallimento si ebbe con i tentativi con la Chiesa greca, gelosa della sua indipendenza e del suo distacco; perfino l'accettazione del calendario gregoriano riformato fu respinta in blocco dagli ortodossi. Giovanni III di Svezia, divenuto re di un paese protestante, ma sposato con la cattolica Caterina Jagellona di Polonia, si adoperò specialmente per ragioni politiche per la causa della riunificazione dell'antica fede e a questo scopo aprì trattative con papa Gregorio il quale inviò a Stoccolma parecchi gesuiti; fu introdotta una liturgia simile a quella cattolica (con il cosiddetto Libro rosso) e lo stesso re passò occultamente al cattolicesimo nel maggio 1578. Ma le sue richieste per ottenere il matrimonio dei sacerdoti, la comunione sotto le due specie, l'uso della lungua volgare in una parte della Messa non trovarono ascolto e il suo zelo religioso andò spegnendosi rapidamente.

Ripristinò la cosiddetta 'predica coattiva' che obbligava gli ebrei ad ascoltare prediche che avrebbero dovuto indurli alla conversione; emanò in proposito due Bolle, nel 1577 e nel 1584. Gli ebrei dovevano andare il sabato pomeriggio in una chiesa vicina al ghetto: quelli di Roma nella chiesa di san Paolo alla Regola, quelli di Lugo nella chiesa delle Stimmate, attigua al portone verso l'esterno della città; e così in tutti i centri dello Stato dove vivevano ebrei.

Gregorio XIII si dedicò anche all'arte e all'edilizia artistica. Fondò a Roma l'Accademia Musicale di Santa Cecilia, e sempre nella capitale iniziò la costruzione del palazzo del Quirinale con l'intervento di vari architetti. L'avvio dei lavori spinse Gregorio anche a predisporre la condizione dell'Acqua Alessandrina.

Sotto il suo pontificato sorsero a Roma le chiese del Gesù, della Vallicella, di sant'Andrea della Valle, mentre molte piazze di Roma si abbellirono di artistiche fontane, specie nei quartieri bassi della città, e sorsero in periferia molte ville con parchi; si costruiva la spaziosa via Merulana che collegava san Giovanni in Laterano con santa Maria Maggiore.
Chiamò nell'Urbe personaggi illustri, tra cui il Palestrina, nel 1571, impegnato a dirigere la Cappella musicale pontificia, e lo storico Cesare Baronio redattore degli Annales.

In politica estera merita particolare importanza la completa riorganizzazione delle Nunziature, facendone veri centri propulsori della Riforma cattolica. Alle rappresentanze diplomatiche della Curia, già stanziate contemporaneamente presso le corti di Vienna, di Parigi, di Madrid e di Lisbona, si aggiunsero le Nunziature stabili di Lucerna per la Svizzera (1579), di Gratz per l'Austria (1580) e di Colonia per la Germania meridionale (1584).

Si adoperò molto per la cessazione delle lotte civili; ottenne che le fazioni rimettessero le loro contese nelle mani sue e in quelle dell'Imperatore. Per mezzo di questo triplice arbitrato, il 17 marzo del 1576 fu pubblicato un compromesso, il quale stabiliva l'abolizione delle varie categorie di nobili, divisi in due fazioni. Li includeva tutti in un unico ordine e decretava che soltanto essi fossero ammessi al governo con facoltà di aggregare ogni anno nuove famiglie. Furono accontentati un po' tutti.
Intervenne come paciere tra russi e polacchi, che si accapigliavano per l'occupazione di alcune province baltiche, facendo loro firmare una pace di dieci anni; la Russia cedette ai polacchi la Livonia e l'Estonia. Fallirono invece tutti i suoi sforzi, ostinati e molteplici, per la disfatta del protestantesimo e della regina Elisabetta nelle isole Britanniche; a tale scopo finanziò rivolte in Irlanda e si adoperò per una Lega tra Filippo II di Spagna e i Guisa. Sotto il suo pontificato si ebbe la triste 'notte di san Bartolomeo', il 24 agosto 1572, vale a dire la strage dei capi anticattolici (gli Ugonotti) a motivo dello sposalizio tra Enrico di Navarra, già capo degli Ugonotti, e Margherita di Valois, sorella del re di Francia; ciò fu motivo in Francia di lotta di supremazia tra il cattolicesimo e il protestantesimo. La vittoria cattolica si concluse con il ringraziamento del papa nella chiesa nazionale di san Luigi dei Francesi.

Ma papa Gregorio XIII è universalmente ricordato per la riforma apportata al Calendario, riforma invocata dal Concilio di Trento e che ben si situa nella serie di interventi atti a ristabilire l'unità cristiana in Europa, ormai frantumata. È una riforma che per la sua importanza merita di essere trattata approfonditamente.

Nel 46 a.C. Giulio Cesare, su consiglio dell'astronomo alessandrino Sosigene, decise di promulgare una riforma e di adottare un calendario solare, noto come Calendario Giuliano, della durata di 365 giorni, fissando l'equinozio di primavera al 25 marzo; egli introdusse un anno bisestile di 366 giorni, ogni quattro anni. Ma l'anno dura 365,2422 giorni. Pertanto il calendario giuliano introduce un errore di 0,0078 giorni all'anno, cioè un po' più di 11 minuti. Questa cifra, apparentemente insignificante, col passare dei secoli si ingigantisce, perché ogni 128 anni il calendario rimaneva indietro di un giorno rispetto al sole, creando disagio per il computo pasquale fissato in base alla domenica dopo l'equinozio di primavera. Quando nel 325 d.C. venne convocato il Concilio di Nicea, l'equinozio di primavera si verificava 3 giorni prima della data stabilita dal calendario di Giulio Cesare: quindi i padri conciliari stabilirono che l'equinozio dovesse essere fissato al 21 marzo, data che è rimasta in vigore fino ad oggi.

Nonostante l'aggiustamento della data equinoziale, la lunghezza dell'anno non venne migliorata dai padri conciliari che si attennero al valore di 365.25 giorni. Ben presto, si rilevò nuovamente una discordanza tra le date del calendario e i principali fenomeni astronomici, che andava progressivamente aumentando col passare dei secoli. Vari tentativi di correzione dal Medioevo fino al 1582, ma senza alcun successo, furono avviati da astronomi e studiosi di fama come John of Hollywood (il Sacrobosco), Robert Grossetete, Roger Bacon e più tardi Pietro d'Ailly, Nicolò Cusano e Giovanni Muller detto il Regiomontano. Poiché l'antico calendario giuliano era ormai in ritardo di 10 giorni sul corso solare, Gregorio istituì, nel 1577, una commissione speciale atta a studiare una soluzione al problema.
La riforma venne attuata nel seguente modo: per far tornare i conti, con la Bolla Inter gravissimas del 24 febbraio 1582, papa Gregorio XIII decretò che il giorno successivo al giovedì 4 ottobre 1582 fosse il venerdì 15 ottobre; inoltre, per mantenere la concordanza tra anno tropico e civile, fu stabilito di sopprimere tre anni bisestili ogni quattro secoli, mantenendo bisestili solo gli anni secolari che risultano divisibili per 400. Quindi furono non bisestili il 1700, il 1800, il 1900, mentre il 1600 fu bisestile. E dato che nemmeno questo computo è del tutto esatto, ogni 4000 anni si omette un anno bisestile.

Naturalmente ci furono numerose lamentele perché i calendari di quell'anno erano già stati stampati e dovevano quindi essere corretti o rifatti; oltre a problemi di importanza decisamente inferiore quali: le servitù e le opere dei lavoratori agricoli volevano essere pagate anche per i dieci giorni tolti dal calendario e molti debitori non volevano soddisfare gli impegni scadenti nei giorni soppressi.

Nel 1587, lo Shogun Hideyoshi decretò l'espulsione dei Gesuiti dal Giappone. Alcuni di essi, però, rimasero per proseguire l'evangelizzazione in maniera molto discreta. I Frati Minori, allora presenti con successo nelle Filippine, chiesero l’autorizzazione di poter sostituire i Gesuiti; Gregorio XIII il 25 gennaio 1585, concesse loro il permesso di fare apostolato in terra giapponese.
La solenne accoglienza dei primi cristiani giapponesi svoltasi il 23 marzo 1585, è da considerare una delle ultime uscite pubbliche di papa Gregorio che dopo una breve malattia, morì il 10 aprile 1585, nel pieno delle sue attività portante avanti fino alla fine con energia, malgrado i suoi ottantaquattro anni.

Quattro giorni dopo i suoi resti mortali furono deposti nella basilica di San Pietro, in una tomba che soltanto nel 1723 fu adornata di sculture di Camillo Rusconi.