Pio IIDa Enciclopedia cattolica. Sua Santità Pio II, Romano Pontefice - 1458 / 1464 [edit] PAPA PIO IIPrima della morte di Callisto III (il 6 agosto 1458) i cardinali che avrebbero dovuto riunirsi in conclave per dargli un successore: erano in apprensione, temendo le intromissioni della corte di cui il pontefice catalano si circondava e che dominava nelle più alte cariche dello Stato pontificio. Il neo papa era nativo (1405) di Corsignano, nel Senese, che poi in onore del suo grande concittadino si chiamò Pienza. Unico maschio dei diciotto figli del nobile decaduto Silvio Piccolomini proprietario di una piccola tenuta, aveva avuto dalla moglie Vittoria Forteguerri, di cui sopravvissero insieme a Enea solo due femmine. I conciliabolisti poi si ravvederono, e quando Amedeo rimase sempre di più isolato e senza gregge, a Basilea riconobbero unico papa Eugenio V. Enea Piccolomini abbandonò il papa perdente, e per le sue alte qualità diplomatiche, passò al servizio dell'imperatore Federico III diventandone il segretario. Era il momento in cui papa Eugenio era amareggiato della neutralità dell'imperatore tedesco, ma anche questo non nascondeva di volersi a lui riavvicinare. Con intense trattative diplomatiche proprio il suo segretario Enea Piccolomini - scendendo a Roma a incontrare il pontefice - era riuscito a concludere un concordato con il papa, che fu firmato a Roma il 7 febbraio 1447, mentre era già a letto per la malattia che doveva condurlo al sepolcro. I buoni rapporti e ulteriori trattative proseguirono con papa Niccolò V, siglati poi con il concordato di Vienna. Enea nella sua fulminante carriera diplomatica sempre all'interno della Chiesa, e senza essere un religioso, non aveva mai lasciato la sua intensa attività letteraria, che non era per nulla ascetica, ma erano semmai scritti mondani, molto simili agli scritti di un libertino nei quali si parlava di avventure galanti, di lettere d'amore e di amanti ( spregiudicata la sua "Historia de duobus amantibus"). Ma quando Niccolò V per i suoi buoni servigi resi alla Chiesa volle dargli il vescovado della città di Siena, o perchè non seppe resistere di tornare nella sua città come vescovo, o perchè iniziò ad avere la vocazione a 45 anni, lui ripudiò ostentamente i suoi scritti profani. Questo era il personaggio che era entrato dentro per la prima volta in un conclave per eleggere con il contributo del suo voto il nuovo pontefice; ed invece papa ne era uscito lui. Proprio per la sua fulminante carriera di diplomatico, era lui l'uomo più in vista. Dopo i primi contrasti gli elettori concentrarono i voti su di lui, e a votarlo furono anche i più irriducibili: il Rodrigo Borgia e i due Colonna. Fu una sorpresa per i votanti, ma lui fu ancora più sorpreso, quando i cardinali fatto il nome gli si inginocchiarono davanti, lui scoppiò a piangere. Si occupò più soltanto della Chiesa nutrito da una altissima fede apostolica. Nominò due nipoti cardinali (uno di questi divenne poi papa Pio III), e anche lui sistemò nei posti nevralgici della Curia e dello Stato, parenti e compaesani. Tuttavia in mezzo ai fasti della sua Corte, seppe vivere con un tenore di vita semplice e parsimoniosa; lavorando moltissimo, dalle prime luci dell'alba fino a tarda notte. Pio II, che al pari del suo predecessore vagheggiava l'idea di una crociata, cercò di metter pace in Italia, riconobbe Ferdinando ed ottenne la restituzione di Benevento, già occupata da Alfonso, e di alcune terre pontificie di cui il Píccinino si era impadronito. Il 26 settembre nel Duomo ebbe luogo la prima seduta. Erano presenti Francesco Sforza, il marchese Ludovico Gonzaga, il marchese di Monferrato, Sigismondo Malatesta, gli ambasciatori del re d'Aragona, del re di Napoli, di Venezia, Firenze, Siena, Ferrara, Lucca, Bologna, i deputati del Pelopenneso, di Rodi, di Cipro, di Lesbo, dell'Epiro, dell' Illiria. Il Pontefice parlò, destando la commozione dell'uditorio; pronunciarono pure discorsi pieni di ammirazione, il Filelfo, Ippolita Sforza e i rappresentanti delle isole del Levante; tutti i convenuti si dichiararono pronti a sostenere con i più grandi sacrifici per ricacciare in Asia i Turchi. Ma nella sostanza era tutto un bluff; i contrastanti interessi dei vari stati fecero fallire la Dieta. Tutti promettevano ma in realtà nessuno si muoveva o aveva intenzione di muoversi. Il pontefice non si diede per vinto, come aveva fatto il suo predecessore voleva mettersi lui alla testa della spedizione, e cercò in tutti i modi di eccitare gli animi, anche col fanatismo, rispolverando i gridi di guerra di Goffredo di Buglione della prima Crociata, allestendo processioni di reliquie, promuovendo tridui e novene di preghiere in ogni chiesa. Poi il 22 ottobre 1463 emise la bolla che promulgava la guerra santa, che - diceva - poteva comportare al crociato il sacrificio della propria vita, ma anche guadagnarsi gloria imperitura come martire in nome di Cristo. Nella bolla minacciava di scomunica tutti coloro che osassero turbare la pace tra gli stati della cristianità e designando come luogo di raduno Ancona. Ma il suo appello non procurò molti aderenti. Il duca di Borgogna, che aveva promesso di partecipare alla crociata chiese un rinvio, la Francia e la Germania rimasero sorde e in Italia, oltre le truppe pontificie, solo Venezia (questa volta ripensandoci) mossa dai suoi interessi anziché dalla fede, aderì alla lucrosa spedizione. Pio II non si scoraggiò e rimase fermo nel suo proposito di recarsi ad Ancona e di passare quindi a Ragusa da dove i crociati avrebbero dovuto muoversi d'accordo con Mattia Corvino re d'Ungheria e Giorgio Scanderberg. Lo scopo forse Enea Piccolomini lo aveva raggiunto ugualmente; ad Ancona lui fece una "bella morte" (come nei classici di cui si era nutrito in gioventù); mentre all'orizzonte giungevano le navi veneziane, lui di persona era presente, presente con la grande idea. Ed era una sua idea stranamente bella, quindi gloria per i posteri al suo nome. Ed era quello che per Enea Piccolomini, salito poi all'improvviso sul soglio come Papa Pio II, era diventato lo scopo essenziale di tutta la sua esistenza: di lasciare un ricordo come papa illustre. In campo morlae, Pio II alzò la voce per protestare la schiavitù dei neri che gli Stati europei stavano cominciando ad introdurre; la alzò pure per prendere le difese degli Ebrei, fatti segno di ingiuste persecuzioni per odio di razza; stava varando un ottimo piano di riforma ecclesiastica non completato a causa della sua morte. Morto Pio II, i cardinali, che lo avevano seguito ad Ancona, se ne tornarono a Roma e la sera del 28 agosto si chiusero in conclave. Views |