Personal tools

Pio VI

Da Enciclopedia cattolica.

Jump to: navigation, search
Sua Santità Pio VI, Romano Pontefice - 1775 / 1799
Enlarge
Sua Santità Pio VI, Romano Pontefice - 1775 / 1799

PAPA PIO VI

Giovanni Angelo Braschi nasce a Cesena il 25 dicembre 1717 dalla nobile famiglia del conte Marco Aurelio Tommaso Braschi e Anna Teresa Bandi. La sua formazione ha inizio presso i Gesuiti ed è perfezionata all’Università di Ferrara. Si addottorò in utroque iure nel 1735. Alla morte di papa Clemente XII seguì a Roma il cardinale Tommaso Ruffo, presso il quale era uditore suo zio materno, Giovanni Carlo Bandi. E quando il cardinale Ruffo fu nominato vescovo di Ostia e Velletri nel 1740, il giovane Giovanni Angelo ne divenne l'amministratore diocesano.
Nel 1755 fu nominato canonico della Basilica di San Pietro. Nel 1766, già cameriere segreto e aiutante di studio di Benedetto XIV, venne nominato Tesoriere della Camera Apostolica, prodigandosi per il risanamento dell'amministrazione e la situazione economica dello Stato Pontificio. Il 26 aprile 1773 fu creato Cardinale dell'Ordine dei preti (cardinale-presbitero).

Alla morte di Clemente XIV si aprì il conclave iniziato il 22 settembre 1774 e, dopo più di 4 mesi, il 15 febbraio 1775, il cardinale Braschi, con l'appoggio della Francia e la promessa di non ricostituire la Compagnia di Gesù, fu eletto papa; scelse il nome di Pio VI.

Pio VI fu un papa amante delle lettere e mecenate munifico; per questo favorì gli studi archeologici arricchendo Roma e ampliò i Musei Vaticani avviati dal suo predecessore (Museo Pio-Clementino); chiamò nella capitale artisti come A. Canova e L. David. Come sovrano temporale cercò anche di migliorare le strutture economiche e amministrative dello Stato Pontificio tentando una riforma finanziaria, catastale, legislativa e giudiziaria con la quale si propose di svecchiare strutture ormai anchilosate. Curò le comunicazioni migliorando il manto stradale di molti tratti fino ad allora appena agibili ed intraprese imponenti lavori di bonifica per il prosciugamento delle Paludi Pontine; quest'ultima opera però richiese enormi spese, oberò il bilancio e fece crescere spaventosamente il debito pubblico.

Ma Pio VI fu anche l'ultimo dei papi nepotisti. Difatti chiamò a Roma i due figli della sorella Luigia: al primo diede la porpora cardinalizia, al secondo il ducato di Nemi. Per quest'ultimo, infine, fece costruire il palazzo Braschi. Più impegnativa e delicata è stata la politica estera, perchè da più parti i regnanti sono mossi da spinte giurisdizionaliste ed assolutistiche tipiche del dispotismo illuminato e avanzano pretese, non solo sulle proprietà ecclesiastiche, ma anche sul potere stesso dei pontefici: in Francia si sta affermando il razionalismo illuministico e in Olanda il giansenismo, i cui princìpi cominciano a trovare sostenitori anche in Germania. La diffusione di queste idee sta interessando, seppure in forma limitata, anche alcune città dell’Italia settentrionale e questo è motivo di grande preoccupazione per le diocesi. In Austria, Giuseppe II voleva separare la chiesa austriaca dall’egemonia romana e considerare la supremazia del Papa puramente onorifica. A Napoli, Ferdinando IV decise di sopprimere numerosi conventi e di non sottostare ai tradizionali obblighi di feudatario della Chiesa. Caterina II di Russia dichiarò sciolta la Compagnia di Gesù, e arcivescovi elettori di Treviri, Magonza e Colonia protestarono in seguito all'istituzione nel 1785, da parte del Papa, di una nunziatura a Monaco. Anche Leopoldo II di Toscana si socntrò col Pontefice redigendo un "Regolamento" per il clero toscano, il quale, secondo il suo desiderio, doveva venir ratificato dai sinodi diocesani e, poi, dal sinodo nazionale. Ma dei 18 vescovi del Granducato solo pochi vi aderirono. Papa Pio condannò le 85 proposizioni del sinodo di Pistoia con la bolla 'Auctorem fidei' del 28 agosto 1794.

Preoccupazioni ancora più gravi apportarono al Pontefice la Rivoluzione Francese e, di conseguenza, i rapporti con la Francia.
Sin dal 4 agosto 1789, in seguito alla soppressione del sistema feudale e di tutti i privilegi di classe, fu abolita anche la decima ecclesiastica (tassa a favore del clero), e subito dopo, nella “Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino” (26 agosto) - condannata dal Papa, davanti al Concistoro, il 29 marzo 1790 - fu proclamata l'illimitata libertà di coscienza e di culto. Si cercò di fare della Chiesa uno strumento della Rivoluzione al servizio del nuovo Stato: su proposta del deputato Charles Maurice de Talleyrand, mondano e ambizioso vescovo di Autun, l'intero patrimonio ecclesiastico fu messo a disposizione della nazione, con l'onere, tuttavia, di sostenere le spese di culto, di mantenere i ministri della Chiesa e di assistere i poveri. Molti preti della provincia si fecero infatti portatori delle nuove idee a tal punto che le parrocchie divennero, soprattutto nei centri minori, dei veri e propri centri di diffusione della fede rivoluzionaria, la quale spesso era confusa con la fede cristiana. Fu scritta la Costituzione Civile del Clero che privò gli ecclesiastici di ogni loro particolare privilegio o distinzione; il 24 febbraio 1791 a Parigi ebbe luogo la consacrazione dei primi vescovi costituzionali da parte del Talleyrand.
Pio VI rigettò, dopo troppo lunga esitazione la Costituzione Civile come fondata su principi eretici, dichiarò sospesi i sacerdoti giurati e invalidò le elezioni ecclesiastiche compiute secondo le nuove norme. La chiesa francese si divise in due fazioni: quella in sintonia con lo Stato e quella fedele a Roma.

I dissidi tra il Pontefice e i Francesi si protrassero fino al 1779, quando il Generale Berthier mosse verso Roma e la pose d'assedio. Fu insediato un Governo rivoluzionario repubblicano che Pio VI si rifiutò di riconoscere. Così il 18 febbraio fu invaso il Vaticano e fu imposto al Papa di lasciare la città ento 48 ore. Pio VI fu fatto salire su un calesse e accompagnato ai confini con la Toscana. Fu accolto dal convento degli Agostiniani a Siena. Tutto il Sacro collegio fu deportato e molti luoghi 'liberati' di roma furono saccheggiati.
Il Popolo di Roma e di alcuni paesi limitrofi cercò di ribellarsi, ma le proteste furono sedate. Il 10 aprile 1799 Pio VI venne trasferito alla Certosa di San Cassiano nei pressi di Firenze; poi, per ordine del Direttorio, facendo tappa a Parma e Torino, in Francia: a Briançon e a Valence-Drome, dove giunse in pessime condizioni di salute e dove fu dichiarato prigioniero di stato. Qui, il 29 agosto 1799, logorato dai patimenti fisici e morali, morì. La salma fu trasferita a Roma per ordine di Napoleone nel 1802.

ENCICLICHE