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Pio VII

Da Enciclopedia cattolica.

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Sua Santità Pio VII, Romano Pontefice - 1800 / 1823
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Sua Santità Pio VII, Romano Pontefice - 1800 / 1823

PAPA PIO VII

Luigi Barnaba Chiaromonti nacque a Cesena il 14 agosto 1742, ultimo figlio di Scipione e Giovanna Coronata Ghini, entrambi appartenenti all'aristocrazia cesenate. Dopo la morte del padre e il ritiro della madre in convento, il giovane Barnaba intraprese nella città natale i primi passi della vocazione ecclesiastica tra i Benedettini.

Col nome di Gregorio, dopo un periodo a Padova dove intraprese gli studi di filosofia e teologia, raggiunse Roma per perfezionarsi al collegio S. Anselmo, risiedendo all'abbazia di S. Paolo fuori le Mura. Divenuto professore di teologia, si trasferì a Parma dove divenne ben presto punto di riferimento per gli intellettuali della piccola capitale dei Farnese.
Nel febbraio del 1775, il cesenate Angelo Giovanni Braschi fu eletto Papa col nome di Pio VI: questo evento portò Barnaba Chiaramonti alla nomina di priore dell'Abbazia benedettina di S. Paolo a Roma. Sette anni più tardi, il 22 dicembre 1782, Barnaba Chiaramonti fu nominato vescovo di Tivoli e tre anni più tardi, il 14 febbraio 1785, cardinale e vescovo d'Imola. Come vescovo d'Imola, il cardinale Chiaramonti favorì la conclusione dei più importanti lavori commissionati dal suo predecessore all'architetto Cosimo Morelli e la fondazione della tipografia del seminario, da cui avrebbe poi preso origine quella di Ignazio Galeati.

La prima volta che i francesi giunsero a Imola fu il 23 giugno del 1796. È in questo momento che si verificarono i primi tumulti di fronte al Monte di Pietà presidiato da guardie armate. Solo l'intervento del cardinale Chiaramonti scongiurerà una dura reazione dei francesi dopo l'aggressione e il ferimento di uno di loro ad opera delle popolane imolesi.

Alla morte di Pio VI (1799) avvenuta, in cattività, a Valence si aprì il conclave tenutosi a Venezia presso il Monastero di san Giorgio, sotto la protezione dell'Austria, essendo Roma occupata dai francesi. Il conclave durò tre mesi e mezzo e fu molto travagliato. Il 14 marzo 1800 (il 1800 è l'unico anno centenario in cui non fu celebrato il Giubileo essendo vacante la sede pontificia) fu eletto il cardinale Chiaramonti che assunse il nome di PIO VII.
Questi divenne, fin dal primo istante, della "eroica resistenza". Purtroppo trovò sul suo cammino Napoleone il quale proprio qualche mese prima (9 novembre 1799) aveva rovesciato il debole governo dittatoriale e si era fatto nominare primo Console (24 dicembre 1799) per la durata di 10 anni.

Il nuovo Papa fece il suo ingresso a Roma, sgomberata dalle truppe napoletane, il 3 luglio. Ma oltre a questa "provvidenziale" elezione di un uomo molto intelligente, abile, ostinato assertore e profondamente convinto che il capo di una Chiesa investita di una missione sovrannazionale non avrebbe mai potuto asservirsi a un'unica nazione, fosse pure il più grande impero, la Provvidenza gli mandò un altrettanto intelligente cardinale come segretario di stato della Chiesa, Ercole Consalvi (1757-1824) prelato di alte capacità politiche che si consacrò totalmente al servizio del suo signore.
La vittoria di Napoleone sugli austriaci a Marengo il 14 giugno 1800 rese nuovamente i francesi padroni d'Italia: nell'Italia settentrionale fu ripristinata la Repubblica Cisalpina (dal 1802 chiamata Repubblica Italiana).

Alla morte di Pio VI, il Sacro Collegio convocato dal decano cardinal Giuseppe Albani, si riunì in conclave a Venezia sotto ospitalità austriaca, poiché in quel periodo Roma era occupata dalle truppe francesi.
I cardinali si riunirono il 30 novembre 1799 nel monastero di San Giorgio. Ben presto si costituirono due fazioni, che si irrigidirono a tal punto che passarono tre mesi interi senza che si delineasse una soluzione. Finalmente monsignor Ercole Consalvi, addetto all’organizzazione esterna del conclave, riuscì a far convogliare i voti su Chiaramonti. Anche il cardinale e arcivescovo francese Maury ebbe un ruolo decisivo nella sua elezione.

Il Chiaramonti fu eletto Papa il 14 marzo 1800, ma non fu incoronato nella Basilica di San Marco, poiché - si disse - la sua elezione non incontrava il favore dell’Imperatore d’Austria, bensì in quella di San Giorgio Maggiore. Quindi lasciò Venezia - dopo essersi trattenuto più mesi, durante i quali visitò quasi ogni chiesa e ricevette l'omaggio di tutte le corporazioni religiose (per citare un solo esempio le suore Benedettine di S. Zaccaria gli fecero omaggio del calice con cui aveva celebrato la Messa), periodo che comprese una visita a Padova dove era stato da giovane a S.Giustina - per poi recarsi a Roma, decidendo di conservare il titolo di vescovo di Imola, carica che mantenne fino al 1816. Fatta rotta da Venezia a Pesaro sulla fregata "Bellona" - messa a sua disposizione dall'Imperatore d'Austria, ma che faceva acqua - via Fano, dove rese omaggio alle spoglie di sua madre nel Carmelo, In luglio fece il suo ingresso a Roma accolto dalla Nobiltà Romana e dal popolo in tripudio.

In agosto nominò Consalvi, Cardinale diacono e Segretario di Stato, per poi iniziare ad occuparsi alacremente delle riforme amministrative, divenute ormai improrogabili. Nella scelta del nuovo segretario Pio VII non si fece influenzare dalle potenze straniere, specialmente dall’Impero austriaco, che voleva fosse nominato un prelato di suo gradimento.

La sua attenzione si concentrò subito sullo stato di anarchia in cui versava la chiesa francese la quale, oltre ad essere travagliata dal vasto scisma causato dalla costituzione civile del clero, aveva a tal punto trascurato la disciplina che gran parte delle chiese era stata chiusa, alcune diocesi erano prive di vescovo, mentre altre ne avevano addirittura più di uno, mentre il giansenismo e la pratica del matrimonio degli ecclesiastici si stavano diffondendo, e fra i fedeli serpeggiavano l'indifferenza se non, addirittura, l'ostilità. Incoraggiato dal desiderio di Napoleone di ristabilire il prestigio della Chiesa cattolica in Francia, Pio VII negoziò il famoso Concordato del 1801, sottoscritto a Parigi il 15 luglio e successivamente ratificato il 14 agosto 1801. L'importanza di questo accordo fu tuttavia notevolmente stemperata dai cosiddetti articoli organici aggiunti dal governo francese l'8 aprile 1802. La Francia, comunque, ritrovò la libertà di culto che la rivoluzione aveva soppresso.

Nel 1804 Napoleone iniziò a trattare con il papa la propria formale e diretta investitura come Imperatore. Dopo alcune esitazioni Pio VII si lasciò convincere a celebrare la cerimonia nella cattedrale di Notre Dame e a prolungare la sua visita a Parigi per altri quattro mesi ma, contrariamente alle sue aspettative, ne ricevette in cambio solo pochissime concessioni, e di secondaria importanza. Rientrato a Roma il 16 maggio 1805, fornì al collegio cardinalizio, convocato allo scopo, una versione ottimistica della sua visita.

Nonostante ciò lo scetticismo prese presto il sopravvento quando Napoleone cominciò a non rispettare il concordato del 1803, arrivando al punto di pronunciare d'autorità lui stesso l'annullamento del matrimonio del fratello Girolamo con la moglie, un’americana di Baltimora. L'attrito fra la Francia e la Santa Sede montò così rapidamente che il 2 febbraio 1808 Roma fu occupata dal generale Miollis e, un mese più tardi, le provincie di Ancona, Macerata, Pesaro e Urbino furono annesse al Regno d'Italia. Rotte le relazioni diplomatiche fra Napoleone e Roma, con un decreto emesso a Schönbrunn l'11 maggio 1809 l'imperatore annetteva definitivamente tutti i territori dello Stato Pontificio.

Per ritorsione, Pio VII, pur senza nominare l'Imperatore, emise una bolla di scomunica contro gli invasori; nel timore di un'insurrezione popolare il generale Miollis, di propria iniziativa, come sostenne Napoleone in seguito o, più probabilmente, per ordine del generale Radet, prese in custodia il Papa stesso. Nella notte del 5 luglio il Palazzo del Quirinale fu aperto con la forza e, in seguito all'ostinato rifiuto di annullare la bolla di scomunica e di rinunciare al potere temporale, il Pontefice fu arrestato e tradotto prima a Grenoble ed in seguito a Savona. Qui egli si rifiutò con fermezza di convalidare l'investitura dei vescovi nominati da Napoleone e, quando i francesi scoprirono che il Papa intratteneva segreti scambi epistolari, gli fu addirittura proibito di leggere e scrivere.

Alla fine, coi nervi scossi dall'insonnia e dalla febbre, gli fu estorta la promessa verbale di riconoscere l'investitura dei vescovi francesi. Nel maggio 1812 Napoleone, con il pretesto che gli inglesi avrebbero potuto liberare il papa se questi fosse rimasto a Savona, obbligò il vecchio e infermo pontefice a trasferirsi a Fontainebleau; il viaggio lo provò a un punto tale che al passo del Moncenisio gli fu impartita l'estrema unzione. Superato il pericolo e giunto in salvo a Fontainebleau, fu alloggiato con tutti i riguardi nel castello per aspettarvi il ritorno dell'imperatore da Mosca. Appena rientrato, Napoleone intavolò immediatamente una serrata trattativa col papa che, il 25 gennaio 1813, accettò un concordato a condizioni tanto umilianti che non riuscì a darsi pace. Tanto che, su consiglio dei cardinali Bartolomeo Pacca e Ercole Consalvi lo rigettò pochi giorni dopo, comunicando la sua decisione per iscritto all'Imperatore (che la tenne segreta) e, in seguito, pubblicamente il 24 marzo dello stesso anno. Nel mese di maggio, infine, osò sfidare apertamente il potere dell'imperatore dichiarando nulli tutti gli atti ufficiali compiuti dei vescovi francesi.

Dopo la sconfitta di Lipsia (19 ottobre 1813) e la conseguente entrata in territorio francese degli eserciti della coalizione nel gennaio 1814, Napoleone ordinò che il papa fosse ricondotto nella più sicura Savona, ma il precipitare degli eventi lo costrinse a liberarlo definitivamente ed a consentirgli di rientrare nello Stato della Chiesa. L'8 marzo Pio VII lasciò Savona e il 24 maggio fu accolto a Roma da una folla esultante.
Il 7 agosto 1814, con la bolla Sollicitudo omnium Ecclesiarum, il papa ricostituì la Compagnia di Gesù, mentre il Segretario di stato Consalvi, al Congresso di Vienna, si assicurava la restituzione di quasi tutti i territori sottratti allo Stato della chiesa. Successivamente veniva soppressa nello Stato pontificio la legislazione introdotta dalla Francia e venivano reintrodotte le istituzioni dell'[[Index Librorum Prohibitorum|Indice e dell'Inquisizione.

Al suo ritorno da Vienna, il Consalvi introdusse un'amministrazione più snella ed altamente centralizzata, basata in gran parte sul Motu Proprio Quando per ammirabile disposizione, emanato il 6 luglio 1816 da Pio VII. Le novità più rilevanti riguardavano il sistema catastale e la ripartizione territoriale dello Stato, suddiviso in tredici delegazioni, quattro legazioni oltre al Distretto di Roma ribattezzato Comarca di Roma. Nonostante ciò, le casse dello stato erano in condizioni disastrose, mentre il malcontento si aggregava principalmente intorno alla Società segreta, di ispirazione liberale, dei Carbonari, messa all'indice dal papa nel 1821.

Il capolavoro diplomatico del Consalvi fu una serie di concordati stipulati a condizioni particolarmente vantaggiose con tutti gli Stati di religione cattolica, ad eccezione dell'Impero austriaco. Negli ultimi anni del pontificato di Pio VII la città di Roma fu molto ospitale verso tutte le famiglie regnanti, i cui rappresentanti si recarono spesso a Roma; il pontefice fu particolarmente benigno verso i sovrani in esilio, dimostrando una notevole e singolare magnanimità anche nei confronti della famiglia di Napoleone.

Notevole fu anche l'accoglienza riservata ai maggiori artisti dell'epoca, fra cui molti scultori, uno dei quali, il protestante Thorvaldsen, costruì lo splendido mausoleo in cui furono deposte le spoglie dello stesso pontefice, che spirò il 20 agosto del 1823.


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