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Sequenza

Da Enciclopedia cattolica.

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Sequenza

La Sequenza trae origine dal modo di cantare l'ultimo Alleluja del Graduale. Per mezzo di numerosi neumi si protraeva il canto dell'ultima vocale "Ut iucundo auditu mens attonita repleatur et rapiatur illuc, ubi Sancti exultabunt in gloria, et laetabuntur in cubilibus suis" (1).

Gli stessi neumi dell'Alleluja si chiamarono jubili o jubilationes e il loro insieme si disse sequentia.

Durante il Medioevo le sequenze divennero numerose nel Messale, finchè S. Pio V non le ridusse a cinque: quella di Pasqua Victimae Paschali (si noti la forma dialogata di questa Sequenza), di Pentecoste Veni Sancte Spiritus, del Corpus Domini Lauda Sion Salvatorem, della B.V. Addolorata Stabat Mater dolorosa, e infine quella della Messa dei defunti Dies irae.

Le quattro sequenze per le feste si dicono solamente nella Messa e durante l'Ottava se questa è prevista: si omettono sempre nelle Messe votive. La Sequenza assegnata a qualche festa si aggiunge anche nelle Messe cantate e conventuali che si dicono nella Ottava. Nelle Messe private infra Octavam, non quelle in die octavo, si può dire o no ad libitum Celebrantis. Si esclude però tale prassi nelle Ottave di Pasqua e Pentecoste la cui Sequenza si deve dire sempre.

La Sequenza Dies irae si deve dire in tutte le Messe cantate de requie, qualunque sia il giorno o l'occasione; nelle Messe lette de requie si deve dire ancora il 2 Novembre in tutte le Messe e quando si celebra in die obitus o in die tertia, septima, trigesima ed anniversaria: nelle quotidiane è lasciato ad libitum Celebrantis il fatto di recitarla.


(1) Rupertus, de Div. Off. cap. 35