Da Enciclopedia cattolica.
PAPA SISTO V
Sisto V, al secolo Felice Peretti, nacque a Grottammare (Ascoli Piceno) il 13 dicembre 1520 (1521 secondo alcune fonti).
La sua fu una famiglia contadina poverissima ma, grazie all’interessamento di uno zio, entrò a dodici anni nel convento francescano di Montalto.
Le sue capacità, specialmente come predicatore, gli consentirono di mettersi in luce, nonostante una certa durezza di carattere che gli procurò non poche inimicizie: sacerdote nel 1547, dottore in teologia l’anno successivo, fu inquisitore a Venezia nel 1557; il papa Pio V lo nominò vescovo di Fermo e, nel 1566, vicario generale dei francescani conventuali; divenne cardinale nel 1570. Il 24 aprile 1585 fu eletto papa all’unanimità con il nome di Sisto V, in omaggio al francescano Sisto IV, papa dal 1471 al 1484.
Prese il posto di Gregorio XIII che, a causa di problemi legati alla sua senilità, non era stato in grado negli ultimi anni di mantenere l’ordine a Roma e nello Stato Pontificio: in soli due anni Sisto V, agendo con pugno di ferro, riportò la situazione alla normalità, ricorrendo spesso anche alla pena capitale; quindi fece coniare una moneta con il motto “Perfecta securitas”, cioè perfetta sicurezza.
Dopo il problema del banditismo, affrontò la riforma amministrativa dello Stato, combattendo tra l’altro il nepotismo e instaurando una politica finanziara accorta nelle spese e oculata negli investimenti: ricorse anche a maggiori tasse, ma il risultato complessivo fu una floridezza economica che lo Stato Pontificio non aveva mai conosciuto fino a quel momento.
Si impegnò per la crescita di settori come ad esempio quelli della lana e della seta, regolamentò il commercio al dettaglio del vino, allora particolarmente rilevante a Roma.
Varò un importante piano di opere pubbliche: tra l’altro ampliò il Quirinale, riaprì l’acquedotto dell’Acqua Felice, iniziò il prosciugamento dell’Agro Pontino e arricchì numerose piazze con obelischi, il più importante dei quali è in Piazza San Pietro, dove ancor oggi può essere ammirato con i suoi venticinque metri di altezza.
Il compito principale per il nuovo papa restò la riforma della Chiesa: applicò con rigore le norme del Concilio di Trento e portò un rinnovato clima di moralità, fissò in settanta il numero dei componenti del Sacro Collegio e, con la bolla “Immensa aeterni Dei” del 1588, fondò quindici nuove congregazioni cardinalizie permanenti, dando alla struttura amministrativa della Chiesa quell’assetto che in parte conserva ancora oggi.
In politica estera, sostenne l’autorità della Chiesa e promosse un’intelligente politica di equilibrio tra le potenze cattoliche: conservò buoni rapporti con la Francia e con Venezia, strategicamente importante per la difesa dai Turchi, impedì un eccessivo rafforzamento della Spagna e tentò inutilmente di riportare al cattolicesimo l’Inghilterra.
Si adoperò per il diffondersi dell’azione missionaria, con particolare riferimento ai Gesuiti in Oriente e ai Domenicani e Francescani fino in America latina.
Curò in prima persona una nuova versione della Vulgata, la traduzione in latino della Bibbia, che uscì il primo marzo 1590, non priva di manchevolezze: verrà ritirata e conoscerà la versione definitiva due anni più tardi, durante il papato di Clemente VIII.
Da ricordare, tra i suoi interventi a favore del culto, l’istituzione della festa della Presentazione della Beata Vergine Maria.
Il Belli lo ricordò nei suoi sonetti per il carattere, e per la stessa ragione fioriscono diverse leggende, come quella in cui, travestito da eremita, si introdusse nel Colosseo per individuare e fare arrestare dalle sue guardie i banditi che vi si annidavano.
Messo alla prova duramente dagli impegni del suo pontificato, Sisto V viene piegato però soltanto dalla malaria: incurante delle prescrizioni dei medici, volle curarsi con il vino, secondo l’uso popolare, ma il “papa di ferro” morì stremato dalla febbre il 27 agosto 1590.
Venne sepolto in San Pietro, l’anno seguente il suo corpo fu traslato in Santa Maria Maggiore a Roma.
Tratto da uno scritto di Vito Calise