StolaDa Enciclopedia cattolica.[edit] La StolaInsegna del « potere dell'ordine » che il Vescovo, il Sacerdote ed il diacono indossano durante l'esercizio di certe funzioni liturgiche. Non è un'insegna di giurisdizione e non può essere portata come tale dal Parroco nella sua parrocchia (S.R.C., 7 settembre 1658; 4 agosto 1663; 7 settembre 1816; 22 agosto 1818; 27 marzo 1824; 5 marzo 1825; 21 luglio 1855)..
Sia l'origine che lo sviluppo posteriore della stola, è materia ancora controversa tra i dotti. Quel che sappiamo con precisione è questo: 1. Al principio sia in Oriente che in Occidente si chiama orarium (in greco oράριον [orarion]); 2. Verso il secolo VI-VII nei paesi nordici compare il nome di stola per indicare l'orarium, nome che diventa definitivo coi sec. XI-XII; 3. Fin dal principio la stola (orarium) è un'insegna di Ordine sacro, propria ai Diaconi, Presbiteri e Vescovi. Che in origine l'orarium, per ragione della sua stessa etimologia, fosse un oggetto che avesse qualche relazione con la facciabocca (lat. os, significa le due cose), sembra fuori dubbio. Altra cosa è sapere in che consista questa relazione. Era un pezzo di stoffa di pratico uso (mantile, fazzoletto), che serviva ad asciugarsi, per es., il sudore ecc., oppure era un segno distintivo che portavano gli oratori? Pare enormemente strano che un semplice fazzoletto, che non poteva scomparire dall'uso quotidiano e umile al quale è destinato, potesse ad un certo punto diventare un distintivo onorifico. Tutto fa pensare che fin dal principio, e non solo nella liturgia cristiana, ma anche nell'uso civile, l'orarium fosse un distintivo, non onorifico ma di ufficio. Lo vediamo infatti ripetutamente proibito ai Suddiaconi (Conc. di Laodicea, can. 23, al set. IV), mentre si esige che lo portino i Diaconi, Presbiteri e Vescovi, benché in posizione differente. Ora non è da dimenticarsi che i tre Ordini maggiori anticamente convenivano proprio in un ufficio la predicazione, e quindi il loro distintivo comune era l'orarium, cioè il distintivo degli oratori.
La stola dev'essere della medesima materia e del medesimo colore della pianeta e degli altri paramenti liturgici. Striscia di stoffa di larghezza uniforme, non deve avere più di 10.12 centimetri di larghezza (un tempo non ne aveva che da 4 ad 8) e dev'essere della lunghezza di una pianeta distesa, ossia circa 2 m. e 60. Conviene che le sue estremità oltrepassino la parte anteriore dell'abito sacro, come è attestato da antichi documenti.
Non è mai stata determinata alcuna decorazione per la stola; è prescritta solo una piccola croce (Rit. serv. 1, 3), al centro, ossia nella parte che circonda il collo. Colui che la indossa deve baciare questa croce prima di metterla sulle spalle. La migliore decorazione consiste in belle frange o in bei fiocchetti a ciascuna estremità. Totalmente diritta, come in Italia, la s, pende sulla schiena e non tocca il collo; ma se essa viene messa in modo da toccarlo, è bene tagliarla a triangolo perché non ne sia a contatto diretto. E’ possibile aggiungere o rivestire con un colletto di pizzo questo punto centrale della s. affinché non si sporchi. USO LITURGICO Si distinguono la stola sacerdotale, che il Sacerdote porta incrociata sul camice e fissata col cingolo, mentre il Vescovo - in segno di distinzione onorifica - la porta sempre a discesa libera c fissata allo stesso modo. La stola pastorale simile alla precedente nella forma, con la sola differenza che le due parti pendenti sono legate tra loro dinanzi al petto, con un nastro resistente o un cordone o altra fettuccia ornata di fiocchetto, affinché l'insegna non scivoli più da una parte che dall'altra. Questa stola effettivamente non è fissata col cingolo, perché si porta sopra la cotta (per i Sacerdoti) o sopra il rocchetto (per i Vescovi). Può essere maggiormente ricamata della precedente, tuttavia conviene che anch'essa lo sia sobriamente. La stola diaconale, che il Diacono riceve nella sua Ordinazione si porta ad armacollo sopra la spalla sinistra e pende sul lato destro. Un legame posto più in basso di quello della stola precedente, trattiene insieme le due parti. Non deve avere alcuna croce (S.R.C., 3006 ad 71). La stola larga o stolone (stola lata) è una stola che il Diacono porta come la stola diaconale, Ricorda una pianeta arrotolata, portata a tracolla, come certi militari o agenti di polizia che arrotolano così il loro mantello per non esserne imbarazzati. In tempo di penitenza, il diacono non indossa la dalmatica, ma la pianeta piegata. Anticamente prima di entrare in funzione, cioè prima di cantare il Vangelo, l'arrotolava e, per avere i movimenti più liberi e per sottolineare la sua condizione di servo del Celebrante, la metteva a tracolla. Oggigiorno, quando il Sacerdote comincia la lettura privata del Vangelo, il diacono va alla credenza e, aiutato dal primo acolito, toglie la pianeta piegata e indossa, senza baciarla, la s. larga sopra la sua s. (Rub. gen. Miss., 17, 5). Riceve poi l'Evangeliario e lo porta all'altare per domandare la benedizione al Celebrante. Dopo la Comunione ritorna alla credenza per togliersi la stola larga, aiutato dal primo acolito, e riprende la pianeta piegata (ivi): il suo ufficio è terminato. Questa stola non ha croce, né orlatura, né ricami. SIMBOLISMO La stola è primieramente un « simbolo di innocenza » come dice il Vescovo facendola indossare al Diacono, nella sua Ordinazione: Accipe stolam candidam. Ricorda altresì la « veste di immortalità » che noi abbiamo perduta col peccato dei nostri progenitori e che Cristo ci ha riconquistata. Lo dice anche il Sacerdote allorché, « prendendola con ambe le mani, bacia la croce che vi è nel mezzo »(eccetto se i paramenti sono neri). Dopo la mette sul collo, la incrocia sul petto, facendo passare a destra la parte che pende dalla spalla sinistra e alla sinistra la parte che pende dalla spalla destra, e fissa ambe le parti con l'estremità del cingolo che incrocia sopra la stola e ferma sotto le braccia (Rit, serv., 1, 3). « Se il Celebrante è Vescovo o Abate, non incrocia la stola, ma lascia pendere da una parte e dall'altra le estremità e, prima d'indossarla, bacia la croce pettorale e la mette al collo » (ivi, 4). Views |