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Turibolo

Da Enciclopedia cattolica.

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Turibolo romano con navicella
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Turibolo romano con navicella


TURIBOLO

Il turibolo è un recipiente per bruciare l'incenso, già in uso in età antichissime. La liturgia cristiana ne prevede l'uso già in età costantiniana, ma è sulla fine del Medioevo che questo oggetto assume quelle caratteristiche che sono rimaste tipiche fino ai giorni nostri: un contenitore di metallo (in genere in argento, bronzo o rame) in cui porre carboni ardenti e grani d'incenso, dalla forma per lo più emisferica e poggiante su un piede, con un coperchio forato per permettere l'ingresso dell'aria e l'uscita del fumo profumato; alla parte inferiore sono saldate tre catenelle che passano attraverso il coperchio, appeso a sua volta nel centro a una quarta catena; le quattro catene si congiungono ad un anello che si impugna per fare oscillare l'incensiere.
Il turibolo ambrosiano è, invece, privo di coperchio.

I turiboli primitivi, in uso presso i greci e i romani, hanno forma di semplici scatole, sostenute a mano, appoggiate a tripodi o sorrette da catenelle. Forme molto semplici hanno anche gli incensieri altomedievali e nel periodo romanico si diffonde il tipo a quattro catene. I turiboli tardo gotici hanno spesso una forma e una decorazione mutuate dall'architettura con ornati quali ogive e pinnacoli, motivi ai quali nei secoli successivi si sostituiscono elementi desunti dal repertorio rinascimentale. A partire dal Seicento l'arredo perde questo aspetto di edificio sacro in miniatura e, mentre la forma di base sostanzialmente non cambia, nella decorazione scompaiono gli elementi architettonici e fanno la loro comparsa quelli di gusto barocco.

In genere il turibolo si accompagna alla navicella, un recipiente a forma di piccola nave (oppure di conchiglia) destinato a contenere l'incenso, che vi si depone usando un cucchiaino di metallo. Nell'arte cristiana antica la nave rappresenta la Chiesa, il cui pilota è Cristo e i marinai sono gli evangelisti.