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Velo omerale

Da Enciclopedia cattolica.

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Velo omerale
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Velo omerale


VELO OMERALE

Fascia oblunga di seta che copre il collo e le spalle, le cui estremità vengono usate per velare le mani quando si deve toccare un oggetto sacro degno di particolare riverenza o rispetto.


CENNI STORICI

Presso gli antichi avere le mani coperte da un velo nel prendere o presentare gli oggetti era segno di rispetto per gli oggetti stessi o per le persone dalle quali si riceveva o alle quali si offriva qualcosa. Nell'iconografia paleocristiana, quasi ogni volta che si rappresenta qualcuno in atto di offrire o ricevere qualcosa, lo si vede a mani coperte: si pensi, per esempio, alle teorie di Santi nella basilica di S. Apollinare in Classe a Ravenna.

Rappresentazioni successive mostrano che i ministri della Messa toccavano le offerte, il libro dei Vangeli e i vasi con le mani coperte da un velo. Le donne, inoltre, ricevevano la Comunione sulla mano destra coperta dal domenicale, un lungo velo bianco che copriva il capo e scendeva sul petto. Verso la metà del IV sec. il Concilio di Laodicea ordinò che non si toccassero i vasi sacri a mani scoperte. I diaconi, quindi, offrivano il calice al celebrante servendosi di un velo oblungo, chiamato fanon o sindon negli Ordines Romani. Alla fine del VII sec. un accolito teneva la patena all'altezza del petto servendosi di un velo legato al collo. Tale ufficio, a partire dall'XI sec., passò al suddiacono.


FORMA, MATERIA E DECORAZIONE

Attualmente il velo omerale è una pezza di stoffa di forma rettangolare molto allungata.

Misura circa 2,50-2,70 metri in lunghezza e 0,60-0,60 metri in larghezza. Può essere dotato di una graffetta o catenella che serve a fermarlo sulle spalle. Come materia del velo omerale è sempre prescritta la seta. La decorazione comprende di solito un gallone dorato all'orlo e una croce, un monogramma o un'altra figura ricamata all'altezza delle spalle. Il velo non richiede la benedizione.


USO TRADIZIONALE

a) Velo eucaristico. Si usa per le processioni e le benedizioni eucaristiche, per portare solennemente il SS. Sacramento agli infermi e per trasportarlo da un altare all'altro (come il Giovedì santo dopo la Messa in cena Domini). Tale velo è sempre bianco, indipendentemente dal colore dei paramenti cui si sovrappone. (1)

b) Velo del suddiacono. Viene usato dal suddiacono alla Messa solenne o pontificale per tenere la patena sollevata davanti agli occhi, dall'offertorio al Pater noster. Prima dell'offertorio e dopo la Comunione serve per coprire gli oggetti sacri posti sulla credenza. Questo velo è dello stesso colore degli altri paramenti, cioè bianco, rosso, verde o violaceo, non però nero, poiché alle Messe da Requiem non si usa. (2)

c) Velo per la reliquia della vera Croce. È sempre di colore rosso e si usa, dove esiste la consuetudine, per la processione e la benedizione con la reliquia della vera Croce. (3)

d) Vimpe. Vengono usate alla Messa pontificale dai ministri incaricati di tenere la mitra e il pastorale del celebrante. Normalmente questo tipo di velo è sempre bianco (ma può essere anche dello stesso colore dei paramenti), privo di decorazioni e di forma più lunga e meno larga rispetto ai precedenti. (4)

e) Veli per gli olii santi. Vengono usati dai diaconi alla Messa crismale del Giovedì Santo per portare le ampolle del S. Crisma e dell'olio dei catecumeni. Questi veli hanno forma simile alle vimpe, sono di norma privi di decorazioni e possono essere entrambi di colore bianco; laddove esiste la consuetudine, si può usare un velo bianco per il crisma e uno verde per l'olio dei catecumeni. (5)


USO MODERNO

Attualmente il velo omerale è obbligatorio: a) per le processioni e le benedizioni eucaristiche (6); b) per trasportare solennemente il SS. Sacramento da un altare all'altro (7). Le vimpe, il velo per la reliquia della Croce e i veli per gli olii santi si usano ancora in alcuni luoghi. Il velo del suddiacono, essendo stata soppressa la cerimonia che lo richiedeva, è da considerarsi abolito. Sembra che il velo eucaristico possa essere sia bianco sia del colore degli altri paramenti. (8)



(1) Rituale Romanum (1953) V, IV, 12, 23, 25, 26; X, 5, 6. ― Decreta authentica S. R. C. 2786, 1; 3888, 3. ― Memoriale Rituum (1958), IV, III, 5; V, II, 39 (= Ritus simplex Ordinis Hebdomadae sanctae instaurati, ibid.).

(2) Missale Romanum (1962), Ritus servandus, II, 5; VII, 9; X, 8. ― Caeremoniale Episcoporum (1886) I, XII, 19; II, VIII, 60.

(3) Decr. auth. S. R. C. 4197, 2.

(4) Caeremoniale Episcoporum, I, XI, 5, 6.

(5) Pontificale Romanum (1961), De officio in feria quinta Cenae Domini.

(6) Rito della Comunione fuori della Messa e culto eucaristico, n. 100.

(7) Ibid., n. 110. ― Messale Romano, Giovedì santo, n. 37; Venerdì santo, n. 22.

(8) Caeremoniale Episcoporum (1984), n. 315 d. La rubrica, tuttavia, si riferisce solo all'Azione liturgica del Venerdì santo.