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| Sacra Scrittura Esegesi cattolica alla luce del Magistero della Chiesa |
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#41 | |
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Veterano di CR
Data registrazione: Jan 2010
Età: 26
Rito: Romano (forma straordinaria)
Messaggi: 1.533
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Citazione:
Se dovessimo riassumere che cos'ha da dirci in modo sicuro Genesi 1-4, non ci metteremmo molto, bastano questi sei punti: 1) Dio ha creato tutto "al principio": materia, energia, tempo e spazio hanno avuto origine dal nulla, per un puro atto divino, nel medesimo punto ed istante. 2) Dio ha creato gli angeli, chiamati sinteticamente "i cieli", prima delle cose materiali, chiamate "la terra". 3) Dio ha ordinato tutto nel tempo secondo uno schema destinato a permettere e supportare lo sviluppo della vita sulla Terra in tutte le sue forme. 4) Dio ha creato l'uomo come coronamento del mondo fisico da lui formato, e come guardiano ed usufruttuario di tali beni. 5) L'umanità è formata ad immagine e somiglianza di Dio, possiede uno spirito e nel suo stato originale, nel disegno divino, doveva essere immortale ed in stato di grazia. 6) L'umanità ha origine da un medesimo ceppo umano ben localizzato, di cui noi tutti siamo discendenti biologici. L'umanità è quindi una sola specie, tutta della medesima dignità (mentre molti sostenitori della poligenesi affermano l'inferiorità di alcune razze). Persino Darwin sosteneva, da ateo qual era, tale teoria della monogenesi. 7) Satana ha spinto l'umanità a peccare di un atto di superbia che ha reso l'uomo voglioso di aspirare all'eguaglianza con Dio. 8) Col peccato, l'uomo ha conosciuto la differenza fra Bene e Male, ha compreso che la propria grandezza originaria veniva solo da Dio, perciò si è sentito spogliato della sua grandezza quando ha peccato... e se n'è vergognato. 9) Col peccato "la morte" è entrata nel mondo a corromperlo: sia la morte fisica (invecchiamento, malattie e decesso finale), sia la morte spirituale (concupiscenza, peccati veniali e peccati mortali). L'insieme di tale "morte" è chiamata "peccato originale" e si trasmette a tutta l'umanità 10) Dio ci ha promesso un Salvatore, discendente dall'umanità originaria, mediante il quale saremo salvati, e Costui è nato, vissuto, morto e risorto per noi 2000 anni fa. Io penso che credendo questo, chiunque può sentirsi sufficientemente cattolico... poi se si crede di più alla lettera (Adamo ed Eva storici, per esempio) si fa anche meglio perché se la ragione non ce lo impedisce non saremmo autorizzati a negare la letteralità della Scrittura (ed in genere un contesto allegorico balza subito all'occhio, ndr). Pax tecum! |
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#42 | ||||||
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Iscritto
Data registrazione: Dec 2008
Località: Sempre in giro...
Età: 32
Rito: Romano
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Questo non è scritto nella Genesi. |
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#43 |
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Iscritto
Data registrazione: Oct 2009
Località: Taranto
Età: 24
Rito: Romano
Messaggi: 386
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La Genesi utilizza un linguaggio simbolico per descrivere il peccato. Io sono a favore della tesi evoluzionistica della terra. L'origine del peccato e della caduta dell'uomo fu una menzogna del tentatore, che indusse a dubitare della parola di Dio, della sua bontà e della sua fedeltà. Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma:Paragrafo 7
LA CADUTA 385 - Dio è infinitamente buono e tutte le sue opere sono buone. Tutta¬via nessuno sfugge all'esperienza della sofferenza, dei mali presenti nella natura - che appaiono legati ai limiti propri delle creature - e soprat¬tutto al problema del male morale. Da dove viene il male? «Quacre¬bam unde malum et non erat exitus - Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta», dice sant’Agostino, se la sua sofferta ri¬cerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti «il mistero dell'iniquità» (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del mistero della pietà. La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l'estensione del male e la sovrabbondanza del¬la grazia. Dobbiamo, dunque, affrontare la questione dell'origine del male, tenendo fisso lo sguardo della nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore. I. Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia. LA REALTÀ DEL PECCATO 386 - Nella storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell'uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rappor¬to, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera iden¬tità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell'uomo e sulla storia. 387 - La realtà del peccato, e più particolarmente del peccato delle origini, si chiarisce soltanto alla luce della rivelazione divina. Senza la conoscenza di Dio che essa ci dà, non si può riconoscere chiaramente il peccato, e si è tentati di spiegarlo semplicemente come un difetto di crescita, come una debolezza psicologica, un errore, come l'inevitabile conseguenza di una struttura sociale inadeguata, ecc. Soltanto conoscendo il disegno di Dio sull'uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente. IL PECCATO ORIGINALE - UNA VERITÀ ESSENZIALE DELLA FEDE 388 - Col progresso della Rivelazione viene chiarita anche la realtà del peccato. Sebbene il popolo di Dio dell'Antico Testamento abbia in qualche modo conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narrata dalla Genesi, non era però in grado di comprende¬re il significato ultimo di tale storia, che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte e della risurrezione di Gesù Cristo. Bisogna co¬noscere Cristo come sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato. È lo Spirito Paraclito, mandato da Cristo risorto, che è venuto a convincere «il mondo quanto al peccato» (Gv 16,8), rivelando colui che del peccato è il Redentore. 389 - La dottrina del peccato originale è, per così dire, «il rovescio» della Buona Novella che Gesù è il Salvatore di tutti gli uomini, che tut¬ti hanno bisogno della salvezza e che la salvezza è offerta a tutti grazie a Cristo. La Chiesa, che ha il senso di Cristo, ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo. PER LEGGERE IL RACCONTO DELLA CADUTA 390 - Il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all'ini¬zio della storia dell'uomo. La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente com¬messa dai nostri progenitori. III. Il peccato originale. LA PROVA DELLA LIBERTÀ 396 - Dio ha creato l'uomo a sua immagine e l'ha costituito nella sua amicizia. Creatura spirituale, l'uomo non può vivere questa amicizia che come libera sottomissione a Dio. Questo è il significato del divieto fatto all'uomo di mangiare dell'albero della conoscenza del bene e del male, o perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» (Gn 2,17). «L'albero della conoscenza del bene e del male» (Gn 2,17) evoca sim¬bolicamente il limite invalicabile che l'uomo, in quanto creatura, deve liberamente riconoscere e con fiducia rispettare. L'uomo dipende dal Creatore, è sottomesso alle leggi della creazione e alle norme morali che regolano l'uso della libertà. IL PRIMO PECCATO DELL'UOMO 397 - L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore e, abusando della propria liber¬tà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell'uomo. In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà. 398 - Con questo peccato, l'uomo ha preferito se stesso a Dio, e, per¬ciò, ha disprezzato Dio: ha fatto la scelta di se stesso contro Dio, con¬tro le esigenze della propria condizione di creatura e conseguentemente contro il suo proprio bene. Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente «divinizzato» da Dio nella gloria. Sedotto dal diavolo, ha voluto diventare «come Dio» (Gn 3,5), ma «senza Dio e anteponendosi a Dio, non secondo Dio. 399 - La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale. Hanno paura di quel Dio di cui si sono fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative. 400 - L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia origi¬nale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è infranta; l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta a ten¬sioni; i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla ten¬denza all'asservimento. L'armonia con la creazione è spezzata: la crea¬zione visibile è diventata aliena e ostile all'uomo. A causa dell'uomo, la creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione. Infine, la conse¬guenza esplicitamente annunziata nell'ipotesi della disobbedienza realizzerà: l'uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto. La morte entra nella storia dell’umanità. 401 - Dopo questo primo peccato, il mondo è inondato da una vera «invasione» del peccato: il fratricidio commesso da Caino contro Abele; la corruzione universale quale conseguenza del peccato; nella sto¬ria d'Israele, il peccato si manifesta frequentemente soprattutto come infedeltà al Dio dell'Alleanza e come trasgressione della Legge di Mosè; anche dopo la redenzione di Cristo, fra i cristiani, il peccato si manife¬sta in svariati modi. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa richia¬mano continuamente la presenza e l'universalità del peccato nella storia dell'uomo: «Quel che ci viene manifestato dalla rivelazione divina concorda con la stessa esperienza. Infatti, se l'uomo guarda dentro al suo cuore, si sco¬pre anche inclinato al male e immerso in tante miserie che non possono certo derivare dal Creatore che è buono. Spesso, rifiutando di ricono¬scere Dio quale suo principio, l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine, e al tempo stesso tutto il suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli altri uomini e verso tutte le cose create». CONSEGUENZE DEL PECCATO DI ADAMO PER L'UMANITÀ 402 - Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma: «Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori» (Rm 5,19); «Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato...» (Rm 5,12). All'universalità del peccato e della morte l'Apostolo contrappone l'universalità della salvezza in Cristo: «Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita» (Rm 5,18). 403 - Sulle orme di san Paolo la Chiesa ha sempre insegnato che l'immensa miseria che opprime gli uomini, la loro inclinazione al male e l'ineluttabilità della morte non si possono comprendere senza il loro legame con la colpa di Adamo e prescindendo dal fatto che egli ci ha trasmesso un peccato dal quale tutti nasciamo contaminati e che i «morte dell'anima». Per questa certezza di fede, la Chiesa amministra il Battesimo per la remissione dei peccati anche ai bambini che non hanno commesso peccati personali. 404 - In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di tutti i suoi discendenti? Tutto il genere umano è in Adamo. «sicut unum cor¬pus unius hominis - come un unico corpo di un unico uomo». Per questa «unità del genere umano» tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo, così come tutti sono coinvolti nella giustizia di Cri¬sto. Tuttavia, la trasmissione del peccato originale è un mistero che non possiamo comprendere appieno. Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutto il genere umano: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta. Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l'umanità, cioè con la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giusti¬zia originali. Per questo il peccato originale è chiamato «peccato» in modo analogico: è un peccato «contratto» e non «commesso», uno stato e non un atto. 405 - Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno, in nessun di¬scendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sot¬toposta all'ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato (questa inclinazione al male è chiamata «concupiscenza»). Il Battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l'uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell'uomo e lo provocano al combattimento spirituale. 406 - La dottrina della Chiesa sulla trasmissione del peccato originale è andata precisandosi soprattutto nel V secolo, in particolare sotto la spinta della riflessione di sant'Agostino contro il pelagianesimo, e nel XVI secolo, in opposizione alla Riforma protestante. Pelagio riteneva che l'uomo, con la forza naturale della sua libera volontà, senza l'aiuto necessario della grazia di Dio, potesse condurre una vita moralmente buona; in tal modo riduceva l'influenza della colpa di Adamo a quella di un cattivo esempio. Al contrario, i primi riformatori protestanti insegnavano che l'uomo era radicalmente pervertito e la sua libertà annullata dal peccato delle origini; identificavano il peccato ereditato da ogni uomo con l'inclinazione al male («concupiscentia»), che sarebbe invincibile. La Chiesa si è pronunciata sul senso del dato rivelato concernente il peccato originale soprattutto nel II Concilio di Orange nel e nel Concilio di Trento nel 1546. UN DURO COMBATTIMENTO... 407 - La dottrina sul peccato originale - connessa strettamente con quella della redenzione operata da Cristo - offre uno sguardo di luci¬do discernimento sulla situazione dell'uomo e del suo agire nel mondo. In conseguenza del peccato dei progenitori, il diavolo ha acquisito un certo dominio sull'uomo, benché questi rimanga libero. Il peccato origi¬nale comporta «la schiavitù sotto il dominio di colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo». Ignorare che l'uomo ha una natura feri¬ta, incline al male, è causa di gravi errori nel campo dell'educazione, della politica, dell'azione sociale e dei costumi. 408 - Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l'espressione di san Giovanni: «il peccato del mondo» (Gv 1,29). Con questa espressione viene anche significata l'influenza negativa esercitata sulle persone dalle situazioni comunitarie e dalle strutture sociali che sono frutto dei peccati degli uomini. 409 - La drammatica condizione del mondo che «giace» tutto «sotto il potere del maligno» (1 Gv 5,19) fa della vita dell'uomo una lotta: «Tutta intera la storia umana è infatti pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre; lotta incominciata fin dall'origine del mondo, che durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno. Inseri¬to in questa battaglia, l'uomo deve combattere senza soste per poter restare unito al bene, né può conseguire la sua interiore unità se non a prezzo di grandi fatiche, con l'aiuto della grazia di Dio. IV. «Tu non l'hai abbandonato in potere della morte». 410 - Dopo la caduta, l'uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo chiama, e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto e che l'uomo sarà sollevato dalla caduta. Questo passo della Genesi è stato chiamato «protovangelo», poiché è il primo annunzio del Messia redentore, di una lotta tra il serpente e la Donna e della vittoria finale di un discendente di lei. 411 - La Tradizione cristiana vede in questo passo un annunzio del «nuovo Adamo che, con la sua obbedienza «fino alla morte di cro¬ce» (FiI 2,8), ripara sovrabbondantemente la disobbedienza di Adamo. Inoltre, numerosi Padri e dottori della Chiesa vedono nella Donna an¬nunziata nel «protovangelo» la Madre di Cristo, Maria, come «nuova Eva». Ella è stata colei che, per prima e in una maniera unica, ha be¬neficiato della vittoria sul peccato riportata da Cristo: è stata preservata da ogni macchia di peccato originale e, durante tutta la sua vita terre¬na, per una speciale grazia di Dio, non ha commesso alcun peccato. 412 - Ma perché Dio non ha impedito al primo uomo di peccare? San Leone Magno risponde: «L'ineffabile grazia di Cristo ci ha dato beni migliori di quelli di cui l'invidia del demonio ci aveva privati». E san Tommaso d'Aquino: «Nulla si oppone al fatto che la natura umana sia stata destinata ad un fine più alto dopo il peccato. Dio permette, infat¬ti, che ci siano i mali per trarre da essi un bene più grande. Da qui il detto di san Paolo: "Laddove è abbondato il peccato, ha sovrabbonda¬to la grazia" (Rm 5,20). Perciò nella benedizione del cero pasquale si dice: "O felice colpa, che ha meritato un tale e così grande Redentore!" » Il nostro progenitore, in realtà non gode di un culto liturgico proprio, ma sia in Occidente che in Oriente, egli è venerato insieme a tutti gli antenati di Gesù Cristo ed i giusti del Vecchio Testamento, in un’unica celebrazione collettiva. Il ‘Martirologio Romano’ al 24 dicembre, vigilia della Natività del Signore, commemora gli avi di Gesù, figli di Davide, figli di Abramo, figli di Adamo, che placarono l’ira di Dio e vissero come giusti e morirono in pace nella fede. E verso la stessa data, in Oriente, più precisamente nella prima domenica dell’Avvento orientale, si commemorano gli stessi antenati; nel Canone della Messa è scritto: “Onoriamo per primo Adamo che, onorato dalla mano del Creatore e costituito primo nostro padre, gode del beato riposo, con tutti gli eletti nei tabernacoli celesti”. Adamo è il padre del genere umano, che non deriva da un altro uomo per generazione, ma da Dio per creazione. Il senso etimologico del nome Adamo non è certo, secondo gli Autori, a volte assume il significato dell’uomo in genere, a volte il nome proprio del primo uomo. Nell’antichità lo si mise in rapporto con ‘adham’ = rossastro, per il colore dell’argilla che servì per la formazione del suo corpo, ma oggi si preferisce collegarlo al termine ebraico “adhamah” = terra, per cui Adamo sarebbe colui che è stato in rapporto con la terra al principio, a metà e alla fine della sua vita; in sintesi Adamo, formato dalla terra, dovrà lavorarla per provvedere al suo sostentamento e infine tornerà alla terra dopo la sua morte (Genesi). La creazione di Adamo è narrata nella Genesi in due racconti distinti ma complementari; nel primo (I, 26 e seg.) solenne e ieratico, si afferma che nel sesto giorno della creazione, dopo tutti gli altri esseri, Dio creò l’uomo e la donna a sua immagine e somiglianza, riguardo l’intelletto e alla volontà e per questo li pose al disopra di ogni altra creatura. Il secondo racconto (2-3) è assai immaginoso; l’autore vi riassume antichissime tradizioni del Medio Oriente in un quadro letterario che fonde poesia, didattica, leggenda. Vi si narra come Dio plasmò Adamo con la terra (adhamah) e gli insufflò nelle narici lo spirito vitale; poi giacché “non è bene che l’uomo resti solo”, gli mostrò gli animali cui Adamo diede un nome e vedendo che nessuno di essi poteva ‘stargli di fronte’, creò la donna, Eva, plasmandola con una delle sue costole dopo averlo immerso in un profondo sonno; al suo risveglio Adamo riconobbe in Eva la propria compagna. Dio li pose in un giardino dell’Eden, il paradiso terrestre, ove si trovavano l’albero della vita e l’albero della scienza del bene e del male, e qui Adamo ed Eva vennero messi alla prova e soccombettero alle lusinghe del serpente. Perciò furono puniti da Dio con la perdita del paradiso terrestre, dell’immortalità corporea, dell’amicizia divina e della felicità che vi era connessa; e conobbero la sofferenza, il duro lavoro, la malattia, la morte. Da loro nacquero Caino, Abele, Seth e altri figli non nominati; secondo la cronologia della Bibbia, Adamo visse 930 anni. Il peccato originale Dio aveva creato l’uomo libero e lo lasciò in balia del suo arbitrio, ma egli doveva dimostrare la sua sottomissione a Dio, osservando la facile condizione impostagli, che l’autore sacro della Genesi illustra così: “D’ogni albero del Paradiso puoi mangiare; ma dell’albero della scienza del bene e del male non mangiarne, perché il giorno che tu ne mangiassi, moriresti di certo” (Gen. 2, 16 seg). Adamo dovette conoscere il disegno di Dio e rendersi conto dell’immensa portata della sua elezione e della responsabilità del suo atto, quale capo giuridico e principio naturale di tutta l’umanità. Ma c’era un nemico di Dio, invidioso della felicità dell’uomo, il principe degli angeli caduti Lucifero, che sotto le sembianze di un serpente sedusse la donna Eva e tramite lei attirò anche l’uomo nella trasgressione del precetto di Dio. Il peccato di Adamo è ritenuto nella Genesi come conseguenza dell’ambizione superba di diventare come Dio nella scienza e legato all’amore disordinato verso la compagna, al cui invito non seppe resistere; ma san Paolo nella sua lettera ai Romani, lo specifica come un peccato di disubbidienza. La punizione di Dio Il racconto biblico ci presenta una specie d’interrogatorio, di indagine, di giudizio, fra Dio e le due creature umane e dopo il tentativo di scaricarsi in successione la responsabilità della colpa, l’uomo accusa la donna, la donna incolpa il serpente, il Creatore emette la sua triplice sentenza. Prima contro il serpente-diavolo, causa principale di quel disastro: striscerà per terra e mangerà la polvere; fra il suo seme o discendenza e la discendenza della donna che aveva ingannata, vi sarà ostilità perpetua. Alla donna Eva, le pene imposte sono proprie del suo sesso, sia come madre, sia come sposa, quindi sofferenza per le gravidanze, passione per l’uomo che vorrà sempre dominarla. All’uomo Adamo, le pene sono duplici, sia come individuo sia come capo del genere umano e il suo castigo riguarda l’umanità, come tale in ambo i sessi; quindi il lavoro faticoso e continuo, gli stenti, la morte corporale e spirituale; poi la perdita dei doni preternaturali, la privazione della felicità naturale e soprannaturale, subentrando invece i mali fisici e morali, individuali e sociali, che rendono gravosa e infelice la vita, fino a spegnerla nella morte e nella decomposizione del sepolcro. “Perché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero che ti avevo proibito, maledetto sia il suolo per causa tua! Con affanno ne trarrai il nutrimento, per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi farà spuntare per te, mentre tu dovrai mangiare le erbe dei campi. Con il sudore della tua faccia mangerai il pane, finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto, perché polvere sei e in polvere devi tornare!”. Mentre castigava, Dio faceva trasparire tutta la sua bontà con il perdono dei colpevoli, con la totale mutua riconciliazione, facendo sentire loro la promessa del Salvatore, figlio della Donna che più forte del serpente-demonio, gli schiaccerà il capo, riedificando le rovine causate dal loro peccato. Adamo da parte sua, accettò il castigo come giusta penitenza; una volta cacciato dall’Eden, stentò la vita, soffrì il dolore atroce di vedere il primo omicidio del mondo accadere fra i suoi figli Caino ed Abele, infine accolse la morte in espiazione del suo peccato originario. Già nell’Antico Testamento si parla della penitenza di Adamo e dell’espiazione della sua colpa; perciò i Padri della Chiesa lo considerarono santo, e come tale è venerato con Eva dalla Chiesa Orientale; Dante Alighieri lo collocò nel Paradiso della sua Divina Commedia. Dopo la sua espulsione dal paradiso terrestre, la Bibbia non dice più niente di lui, tranne quando parla dei figli avuti da Eva; Caino il primogenito, Abele ucciso da lui, Seth posto in luogo di Abele; e proprio la causa scatenante del fratricidio, cioè l’invidia per il gradimento di Dio per le offerte e sacrifici di Abele, ci fa comprendere che Adamo dovette ricevere da Dio la rivelazione delle verità religiose, dogmatiche e morali, da trasmettere ai figli e per essi ai discendenti, quindi l’offerta dei sacrifici cruenti ed incruenti, l’osservanza e la santificazione di alcuni giorni. Nel Nuovo Testamento, san Paolo chiama Gesù Cristo “Nuovo Adamo” perché capostipite di una nuova generazione umana e apportatore della Redenzione e della vita, come il primo lo fu del peccato e della morte. Tutti gli scrittori ecclesiastici e i Padri della Chiesa, sono del parere che Adamo ottenne il perdono di Dio, avendo vissuto come un santo penitente la sua lunghissima vita, animato dalla fede e dalla speranza del Liberatore promesso, per i cui meriti egli ottenne la salvezza finale. A questa persuasione, appartiene la tradizione, assai diffusa tra gli scrittori ecclesiastici antichi, fondata sulla leggenda della sepoltura di Adamo sul Calvario, secondo la quale il sangue redentore di Cristo Crocifisso, sarebbe caduto sul cranio di lui, ricevendo così per primo gli effetti della Redenzione. Numerosissima è l’iconografia, specie funeraria, che raffigura Adamo con Eva vicino all’albero della Conoscenza, con il serpente tentatore avvinghiato; ma anche nella scena della cacciata della coppia dall’Eden.
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TIMETE DEUM ET DATE ILLI HONOREM |
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