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| Principale Notizie e discussioni sull'attualità ecclesiale |
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#21 |
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Moderatore
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Per amor di correttezza, segnalo che il Santo Padre nel suo discorso alla Plenaria della Congregazione del Clero (il link al testo era già stato postato negli scorsi giorni, quindi le frasi del Papa si potevano leggere direttamente dalla fonte originale, che sono sempre preferibili ai riassuntini spesso approssimativi dei giornali) parla di abito, non di talare. Questo perché, come detto più volte, in base al Codice di Diritto Canonico, per il clero diocesano anche il clergyman è abito sacerdotale (le magliette, i blue-jeans eccetera, chiaramente, non lo sono).
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Oboedientia et Pax
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#22 |
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Veterano di CR
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Sono molto contento che questo anno sia stato proclamato facendo riferimento alla vita di un Santo a me molto caro
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#23 | |
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Veterano di CR
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Citazione:
clergymen si intende giacca, camicia con colletto ma anche maglione con camicia con colletto ? ![]() |
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#24 |
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Vecchia guardia di CR
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VERSO L’ANNO SACERDOTALE: REPORTAGE DAL PAESE DEL CURATO CHE SFIDÒ LA FRANCIA
Ars, il piccolo borgo di un grande santo DAL NOSTRO INVIATO AD ARS (LIONE) MARINA CORRADI La casa natale è ancora lì. Una grossa casa solida e goffa in mezzo al borgo di Dardilly, oggi alle soglie dell’hinterland di Lione. Matthieu Vianney, agricoltore, dodici ettari di terra, e sua moglie Marie crebbero qui i loro sette figli. Giovanni Maria, nato l’8 maggio 1786, era il quarto. Nella Francia attorno alla sua infanzia sobbolle e poi esonda il furore della Rivoluzione. Ma a Dardilly casa Vianney regge l’urto: si lavora, tutti, e anche Giovanni fa il pastore, ma il pane non manca, e ce n’è anche per gli sbandati e gli orfani di quegli anni tragici. È una casa aperta alla carità. Se bussano alla porta, la madre Marie li fa sedere a tavola. Giovanni, bambino, impara. La casa dunque c’è ancora, quasi sfiorata dall’autostrada Parigi-Lione. Con il suo tavolo grande, attorno a cui ci si sedeva in tanti e si mangiava solo dopo la preghiera. Una Francia antica come una quercia rivive in queste stanze, sulla quale anche l’uragano della Rivoluzione non ha potuto molto. Il futuro curato d’Ars riceve la prima comunione clandestinamente, in un granaio, da un prete 'refrattario', che cioè non ha giurato in 'odio alla Monarchia' al Direttorio. I Vianney imparano a riconoscere e seguire i preti fedeli al Papa, ad andare a Messa in sperdute cascine in mezzo alla campagna, di notte: per restare nella Chiesa di Roma. Giovanni impara in quelle notti da pellegrini che la fede è cosa così importante da rischiarci tutto, anche la vita. C’è anche un abbecedario, tra le vecchie cose della casa. Ma Giovanni Maria non deve averlo usato molto. A 17 anni, stando dietro alle pecore, era ancora analfabeta. Proprio a quella età scopre di voler essere prete, e pare assurdo: come imparerà il latino un analfabeta? Ma uno zio caldeggia con passione quella speranza. Don Carlo Balley, abate di Ecully, ascolta in canonica l’audace pretesa del ragazzo di campagna. Che parla male perfino il francese. E tuttavia l’abate intuisce che uomo ha davanti: «Questo lo terrò con me, lo farò studiare io». Ecully oggi è già periferia di Lione. In città rimane il seminario che rimandò a casa Vianney, per via del suo disastroso latino. («La pietra scartata dal costruttore...», ti riecheggia nell’orizzonte di questa ex campagna urbanizzata e incementata) . Il ragazzo Vianney si incamminò per queste terre, per andare al santuario di Lalovesc a implorare la grazia di imparare il latino. Poi, Napoleone chiama. 1809, alle armi contro la Spagna. Vianney parte e subito si ammala. Forse per l’ansia di dovere, lui cattolico fedele a Pio VII, combattere per l’Imperatore? A chi obbedire? Il ragazzo diserta. Muore la madre, amatissima, e lui non le è accanto, nascosto nei boschi. Il padre osteggia la vocazione: c’è bisogno di braccia nei campi, non di preti. Ma Giovanni è ostinato. Agosto 1815, dopo Waterloo il lionese è invaso dagli austriaci. Un ragazzetto magro riesce a passare fra le truppe minacciose. Vianney va a Grenoble, a farsi ordinare. E oggi l’eco di quelle battaglie e dei cannoni è così infinitamente lontano tra le distese di campi e gli autogrill e i centri commerciali. Gli svincoli dell’autostrada si incrociano con la ferrovia. Sepolte le carrarecce polverose su cui Giovanni da Ecully, primo incarico, va ad Ars, trenta chilometri più a nord, nell’Ain. Chiamano quella zona 'la Siberia' della diocesi, melmosa e sterile com’è nei suoi acquitrini. Ars, poi, è un grappolo di case con 230 abitanti – dieci famiglie, di quelle grandi di allora. L’ultima parrocchia dell’Ain – i cui cristiani, a detta del vescovo, non son granché di chiesa. Il giovane Vianney arriva, e si inginocchia sulla terra. La bacia. Prega. Prega Dio, che lo aiuti a convertire la gente che gli è stata affidata. È un gesto devoto da contadino, da uomo che sa che la terra, anche se sembra morta, è gravida di semi. Nel 1947, centotrent’anni dopo, uno sconosciuto giovane prete passerà da Ars, e resterà affascinato dalla memoria di quel bacio alla terra. Lo rifarà, quel gesto, nell’entrare nella sua prima parrocchia, a Niegowice, in Polonia. Il giovane prete di chiama Karol e tornerà ad Ars, un giorno, da Papa. Cerchi di immaginarti: cosa trovava un uomo che arrivasse a Ars-sur-Formans nel 1818? Forse, un paesaggio non così profondamente diverso da oggi. Singolarmente Ars è rimasta Francia rurale, campagna profonda. Dall’autostrada è difficile trovarla. Strade strette, infangate dalle tracce dei trattori. Distese infinite di colline appena ondulate. Qui e là, isolati, campanili aguzzi di piccolissime chiese. Ancora oggi, a cinquecento metri dal santuario trovi le pecore. Strano posto: come un’isola salva, a tre chilometri dalla linea del Tgv che passa veloce con un tuono sordo. La canonica è rimasta tale e quale. Piccola, bassa, con le pareti, dentro, di pietra; e in questo inizio di primavera piovoso senti bene come doveva fare freddo tra queste mura, e come l’umidità delle campagne paludose doveva assediare la casa del curato, stretta accanto alla chiesa. Nella canonica c’è il focolare, nero di fumo, e le ciotole di porcellana sulla credenza. Una vecchia tonaca malamente ricucita. Un messale: « Agnus Dei, qui tollis peccata mundi ». C’è soprattutto il vento, che s’infila in spifferi da ogni parte. È il mistero del tempo, che porta via gli uomini, e lascia intatte le cose. Con qualche eccezione, però. Del curato d’Ars si ricordano 400 mila pellegrini ogni anno. Vengono fin qui, per queste strade mal segnalate, pregano nella basilica costruita a ridosso della vecchia chiesa. Quest’anno è di Giubileo. Confessione, comunione, e poi chi passa da una piccola porta ottiene l’Indulgenza. Oggi c’è un gruppetto di veneti, ne riconosci la cadenza dolce. Varcano la piccola porta , ne accarezzano con una mano il legno scuro. Quella porta ha una storia. La fece aprire il parroco, al lato dell’ingresso principale, per i fedeli che volessero entrare in chiesa senza dare nell’occhio. Dentro, subito, c’è un confessionale. Grande. Scuro. Era quello per i penitenti nascosti, quelli che non venivano in chiesa da anni. Il confessionale dei grandi peccati. È ancora lì, col suo gradino di legno liscio, consunto dalle ginocchia e dal tempo. Poco lontano, una fila di stampelle di legno, ex voto di gente che, perdonata, è guarita. Stan verticali come soldati in fila, sotto alle centinaia di ' merci', 'grazie', di sconosciuti grati d’essere guariti, o d’essere ritornati dalla guerra. Com’era il giovane prete mandato ad Ars, fra i villani, nell’ultima parrocchia dell’Ain? Un primo segno colpisce i parrocchiani. Quando si alzano per mungere, alle quattro del mattino, la luce della candela in canonica è già accesa. Il curato prega. Si alza prima dei bovari, per pregare. La meraviglia corre di bocca in bocca fra le stalle: un prete che prega di notte, qui non l’avevano visto mai. Ti immagini lo stupore, nelle notti rigide dell’Ain, nel freddo di prima dell’alba che d’inverno morde la faccia e le mani. Ci si alza, giusto perché le vacche muggiscono. Quell’uomo invece si alza per pregare, a quest’ora. Sussurrano: «Non deve essere uno come gli altri». Piccolo, un metro e 58 di statura, magro, infaticabile nella sua tonaca svolazzante. Vianney è un uragano che investe la parrocchietta di provincia. Le campagne pullulano in quegli anni di povera gente scampata ai massacri della Rivoluzione, e soprattutto di orfani. Marie Vianney apriva la porta a tutti. Suo figlio istintivamente fa altrettanto. Apre una scuola, e poi una casa per orfane. Sibilano le comari: quelle fanciulle sperdute, non sono tutte stinchi di santo. Non importa: la Casa della Provvidenza si apre per tutte. Sfama, anche, quando nella dispensa non c’è niente. Come è possibile? Le inservienti mormorano sbalordite: quella madia era vuota stamattina, come ne è venuto fuori tanto pane? Il curato tace e continua a pregare, all’alba. Le voci si allargano, si ingrossano come un torrente dopo un temporale. Una gran folla di pellegrini comincia a incamminarsi verso Ars, l’'ultima parrocchia' dell’Ain. (1-continua) Dal confessionale al mondo: una luce mai spenta 8 maggio 1786: Giovanni-Maria Vianney nasce a Dardilly, vicino a Lione, quarto figlio di una famiglia di contadini, alla vigilia della Rivoluzione francese. 1799: A tredici anni riceve clandestinamente da un prete 'refrattario' – cioè rimasto fedele al Papa – la prima Comunione in un granaio. 1803: a diciassette anni manifesta il desiderio di diventare sacerdote. 1815: dopo l’opposizione del padre e un itinerario lungo e difficile, che lo vede anche scartato dal seminario di Lione per il suo scarso profitto scolastico – a 17 anni era ancora analfabeta – viene ordinato sacerdote a Grenoble. Il primo incarico è ad Ecully. 1818: arriva ad Ars, piccolo villaggio dell’Ain, come vicario. Poi ne diventerà parroco. Resterà nel paese per 41 anni. 1824: apre la Casa della Provvidenza, scuola gratuita per le ragazze; più tardi diventerà un orfanotrofio per le ragazze che la Rivoluzione ha lasciato senza famiglia. 1830: comincia l’afflusso dei pellegrini ad Ars. Continueranno a venire, sempre più numerosi, fino alla sua morte. 1843: Colpito da una grave malattia, Vianney tenta la prima 'fuga' da Ars. Ci saranno altre tre 'fughe' davanti al crescente peso del ministero e alla coscienza delle sue fragilità. 1858: in quell’anno ad Ars si contano 100.000 pellegrini. Vianney passa fino a 17 ore al giorno nel confessionale. 4 agosto 1859: muore nella sua canonica. 1905: Pio X lo proclama beato e protettore dei sacerdoti francesi. 1925: Pio XI lo proclama santo. 1929: Pio XI lo dichiara 'patrono di tutti i parroci del mondo'. 1959: Enciclica di Papa Giovanni XXIII Sacerdotii nostri primordia, dedicata alla figura del curato d’Ars nel centenario della morte. 1986: Papa Giovanni Paolo II va in pellegrinaggio ad Ars. Viene fondato sul luogo della Messa un seminario. 2009: Il curato d’Ars verrà proclamato dal Papa patrono di tutti i sacerdoti del mondo, in occasione dell’'anno sacerdotale' che inizia il 19 giugno e nel 150esimo anniversario della morte del santo. (M.C.) «Ha solo fatto il parroco, in modo straordinario» «A tante teorie odierne sul sacerdote la Chiesa risponde che il prete oggi è ciò che è stato questo curato. Uno che ha speso la vita a dire Messa, confessare, evangelizzare, soccorrere poveri e malati. Con fede debordante» DAL NOSTRO INVIATO AD ARS (LIONE) Un prete nato alla vigilia della Rivoluzione francese e morto 150 anni fa è il modello proposto da Benedetto XVI per l’Anno Sacerdotale che inizia a giugno. Al vescovo di Belley-Ars, monsignor Guy Bagnard, abbiamo chiesto perché. «L’attualità di Vianney – risponde Bagnard – sta nel suo avere fatto il parroco senza opere eccezionali, ma compiendo ogni semplice azione in modo straordinario. Perché era un prete di formidabile intensità spirituale. Il curato d’Ars è uomo che vive di interiorità: tanto donato a Cristo che tutto il suo ministero ne è trasformato». Giovanni Paolo II abbozzò un parallelo fra la sfida del curato d’Ars alla Francia anticlericale del dopo Rivoluzione e la sfida al laicismo dell’Occidente contemporaneo. L’elezione del curato a modello ha a che fare con questa sfida? «Dopo la Rivoluzione la Chiesa era attaccata in modo violento. Oggi invece viviamo nel benessere, nella spinta al consumismo – e pare che non ci sia più bisogno di Dio. La società si organizza senza Dio in una laicità dove i valori del Vangelo sono almeno teoricamente rispettati. Ma senza Dio. Non c’è più la sorgente che li alimenta. Quanto alla figura del prete, resta al centro comunque di una sfida. L’attacco, direi, oggi è camuffato, e tuttavia pericoloso: è per dirci che non serviamo a niente. Il prete non è più nessuno, è considerato un povero ragazzo che non ha trovato posto nel mondo e quindi ha fatto il prete. Uno, insomma, un po’ sciocco». Cosa vuole dire il Papa ai preti indicando Vianney? «Giovanni Paolo II ad Ars nel 1986 parlò delle grandi difficoltà incontrate da quel contadino, analfabeta a 17 anni, per arrivare al sacerdozio, e indicò ai giovani seminaristi la sua perseveranza. Poi parlò del ministero: il curato era un prete che viveva nella prossimità della gente e la amava. Ars era un posto dove non si voleva andare, una zona di paludi, la 'Siberia' della diocesi. Era l’ultima parrocchia dell’Ain, con 230 fedeli. Ma quella gente che si alzava all’alba per andare a mungere vedeva il parroco che alle quattro già pregava. Poi, amava i poveri. L’aveva imparato in famiglia, una famiglia dove si accoglieva chiunque bussasse alla porta. Nasce da qui la sua straordinaria carità». Diceva ai fedeli durante la Messa, indicando il tabernacolo: «Lui è qui». Quanto contava nella vita di Vianney l’Eucaristia? «Aveva il dono della coscienza della presenza di Cristo nella Eucaristia. Celebrava così intensamente che ci fu chi si convertì semplicemente guardandolo dire Messa. E confessava anche per 17 ore al giorno. A notte fonda c’erano fedeli sdraiati davanti alla canonica che già lo aspettavano. Fece aprire una piccola porta sulla sinistra della facciata della chiesa, per i peccatori che si vergognavano a farsi vedere entrare. E dentro accanto a quella porta mise un confessionale. Voleva venire incontro a chi rimetteva piede in chiesa, magari dopo anni. Confessò centinaia di migliaia di fedeli». Il curato d’Ars aveva un forte senso del peccato. Crede che cristiani oggi lo comprendano ancora? «Era la profonda coscienza della presenza di Dio che generava in lui il senso del peccato. Cosciente di Dio presente, vedeva più nette le ferite del peccato. Oggi, è vero, il mondo organizzato senza Dio non comprende il peccato, stenta anzi a riconoscerlo». Cosa si vuole dire ai preti con questo anno sacerdotale? «Credo che la prima intenzione sia per le vocazioni: perché siano riconosciute dai giovani. Poi, la scelta del curato d’Ars sembra una contrapposizione con tante teorie sulla vita del prete, che non porta più la veste, che sembra mimetizzato, non più identificabile. La Chiesa risponde: il prete oggi è ciò che è stato questo parroco. Uno che ha speso la sua vita a dire Messa, confessare, evangelizzare, soccorrere i poveri e i malati. Con una fede debordante dal cuore. 'Il cristiano è un povero che domanda a Dio', diceva. Domandava ogni cosa a Dio. Quando arrivò a Ars si chinò a baciarne la terra e domandò a Dio di convertirne la gente. È un gesto che Giovanni Paolo II imitò nella sua prima parrocchia in Polonia. Per questo nel luogo in cui il Papa disse Messa qui ad Ars nell’86, abbiamo costruito un seminario nel suo nome». E 150 sono stati già ordinati. 50 ragazzi stanno studiando. La storia, ad Ars, continua. Marina Corradi Fonte:Avvenire
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#25 |
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Vecchia guardia di CR
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Il Curato d’Ars fratello dei parroci
VERSO L’ANNO SACERDOTALE: VISITA ALLA CANONICA DI VIANNEY, DOVE TUTTO PARLA DI LUI DAL NOSTRO INVIATO AD ARS MARINA CORRADI Miserieux, Savigneux, Villeneuve, Rancé. Sono una galassia sulla mappa del Dombes i piccoli paesi attorno ad Ars. Vicinissimi oggi, in automobile, ma ,a piedi come un tempo, lontani ore di cammino. Dal 1820 i registri delle parrocchie di questi villaggi portano spesso la firma di Vianney in calce a un battesimo, a un matrimonio, a un funerale. Il giovane curato d’Ars sostituiva i colleghi vecchi, o malati. E ti immagini, per queste stradine sinuose fra le colline, don Jean-Marie in cammino, sotto il sole o la pioggia. Solo, con la sua tonaca rammendata e il grande cappellaccio nero. Piccolo di statura ma agile, il passo energico, le scarpe grosse, da contadino – che oggi se ne stanno posate per sempre sul pavimento della canonica, accanto al letto. Campagna profonda l’Ain dell’Ottocento, con i suoi abitanti contadini che malvolentieri sospendono la mietitura, la domenica, per andare a Messa. Nei primi anni Vianney è un prete generoso ma severo, ancora impregnato del giansenismo del suo maestro, l’abate di Ecully. La prospettiva dell’inferno lo atterrisce, teme per la salvezza sua e dei parrocchiani. Dirà poi d’avere vissuto, in quei primi anni ad Ars, paure interiori terribili. Tuona nelle omelie il curato, dal pulpito della sua piccola chiesa. Con gli anni e con l’esperienza di uomini e di anime, il suo orizzonte interiore si rasserena, nelle certezza della misericordia di Dio («Fa più in fretta Dio a salvare un peccatore che una madre a strappare dal fuoco il figlio che ci è caduto dentro», dirà un giorno). In quei primi tempi talvolta a notte fonda colpi fragorosi battono alla porta della canonica, come di un visitatore furioso. Dei parrocchiani, chiamati dal curato, sentono a loro volta quel baccano, e la sera dopo si rifiutano di tornare. Ma dopo una notte di fracasso, una mattina sulla neve non c’è traccia di passi. Da quel giorno il curato decide di non preoccuparsi. Sembra trovare normale che il nemico si accanisca contro la sua porta. Gli basta il rosario, per difendersi. Scorre come su due binari paralleli la vita in canonica. Da un lato Vianney si dona anima e corpo alla parrocchia, al catechismo dei bambini che strappa a fatica dai campi, alla scuola e alla carità per gli orfani. Dall’altro possiede una fortissima vita interiore, alimentata dalle ore notturne di preghiera. Ma in questa seconda prospettiva la vita di Vianney non è riducibile a un’agiografia lieta, alla fiaba semplice di un santo prete di campagna. Si porta addosso un silenzioso tormento quest’uomo, come una misteriosa ferita. Ne parla ben poco. Confesserà, un giorno: «La mia tentazione è la disperazione». Di tutte, la più terribile. Possibile, quel prete così amato, e la cui fama si va allargando per la misericordia con cui tratta ogni sconosciuto in confessionale – mentre già si comincia a mormorare che è un santo? Possibile. Proprio questa ferita nascosta lo spinge a pregare così intensamente, come un naufrago che s’aggrappi a un legno. Il poeta Charles Peguy, francese come lui, cent’anni dopo scriverà che proprio le peggiori miserie sono i punti vulnerabili della corazza dell’uomo, attraverso cui la grazia può penetrare. Il curato pare istintivamente sapere che la sua debolezza è la sua forza. Dirà, quando la sua santità sarà ormai evidente: «Se nella diocesi ci fosse stato uno più miserabile di me, Dio avrebbe scelto lui». Buio intenso e luce piena si alternano dunque nelle notti di questa canonica che sembra, con le sue travi a vista, un granaio riattato. La percorri, in una mattina feriale in cui non c’è nessuno, in silenzio. Suonano i passi sulla pietra nuda, come dovevano risuonare quelli del curato. Guardi il vecchio portone col catenaccio arrugginito: chi batteva quei colpi rabbiosi, la notte? Un crocifisso scuro nella camera da letto, come il centro, e il padrone della casa. Chissà quanto, in quei 41 anni, è stato fissato, è stato implorato. La vita ad Ars non è un giardino di rose. Gelosie, calunnie, e moti di anticlericali che in gruppo assediano la canonica e ingiungono al parroco di andarsene. La memoria delle persecuzioni della Rivoluzione è ben viva in Vianney, che andava a Messa, bambino, nella clandestinità. Che la storia si ripeta? E tuttavia accanto a queste spine avanza e abbonda una evidente, incoercibile grazia. Che parte, sembra, da quel confessionale dove il curato passa sempre più tempo, da prima dell’alba, fino agli ultimi anni in cui arriverà a starci 17 ore al giorno, in un estenuato ministero di misericordia. Vianney ha un carisma di profezia, sembra leggere nell’anima. I reticenti, i bugiardi vengono svelati da uno sguardo, che tuttavia è di perdono. Tornano a casa sbalorditi, e raccontano. Altri, sempre di più, a centinaia, a migliaia vogliono inginocchiarsi davanti al curato d’Ars. Diventerà un assedio, con trentamila pellegrini ogni anno in quel villaggio da nulla. Viene in mente Padre Pio. «Il carisma della profezia è analogo – dice il rettore del Santuario, padre Philippe Nault –. La differenza è che Vianney era prima di tutto un parroco, un parroco al cento per cento, sempre di corsa fra i malati e il catechismo dei bambini. Per questo tanti sacerdoti lo considerano, prima che un santo, un fratello, e vengono qui in diecimila, ogni anno». E il registro nella cappella della reliquia del cuore del curato porta le firme di preti dall’Ucraina, dalle Filippine, dal Vietnam. In pellegrinaggio da un fratello. Fratello povero Il registro nella cappella porta le firme di preti da Ucraina, Filippine, Vietnam... Vengono in pellegrinaggio da un fratello, povero ma orgoglioso della sua veste: «Se incontrassi un angelo con un prete – disse – saluterei prima il prete, perché prende il posto di Cristo» e travagliato, ma orgoglioso della sua veste: «Se incontrassi un angelo insieme a un prete, saluterei prima il prete, perché il prete prende il posto di Cristo». Luce ad Ars, luce e ancora frange di buio, come nel cielo che schiarisce dopo un temporale. A tratti Vianney è tormentato dalla percezione della sua miseria, della sua indegnità, oltre che sopraffatto dalla fatica. Vuole fuggire, scappare, sogna la cella di un convento. La pace. Solo, con Dio. Una notte scappa davvero, torna a casa sua, a Dardilly. Tempo 24 ore e i pellegrini assediano anche quel paese. Il curato ritorna. Fuggirà – tormentato dalla sua ferita interiore - tre volte. L’ultima, nel 1853, i parrocchiani suoneranno le campane a distesa, come per un incendio, per dare l’allarme; e a trattenerlo ci sarà un picchetto di contadini robusti, che lo supplicano: «Padre, resti con noi». Intanto anche la salute, sfidata da digiuni e penitenze e da quel suo pregare e confessare con l’ardore di un fabbro che batte sull’incudine, cede. Cade seriamente malato, lo danno per perduto. I medici accorrono a consulto attorno al suo capezzale. Lui, sfinito, mormora: «Sto combattendo un grande combattimento». Contro che cosa, gli chiedono. «Contro quattro medici. Se ne arriva un altro, sono morto», e gli sfugge un sorriso. Si riprende. Arriverà a 73 anni. Magro, sdentato, continua a fare catechismo, con i ragazzi che gli si siedono vicini, perché il fiato è ormai poco. E sempre ore e ore in confessionale. Soffrendo, perché tante miserie, tanto concentrato di miserie gli massacra l’anima. Sembra che ritrovi energia nel celebrare la Messa. Si illumina, alla consacrazione. «Aveva un dono – dice il rettore Nault –. Quello di riconoscere Cristo presente, vivo, nell’ostia. Diceva raggiante: 'Lui è qui'. E c’era gente che solo a guardarlo celebrare si convertiva». Ripeteva: «Noi lo vedremo! Vi rendete conto? Lo vedremo per davvero! Faccia a faccia!». Come nella promessa di Paolo nella lettera ai Corinzi. Ora vediamo oscuramente, ma un giorno lo vedremo faccia a faccia. Ars, rimasta piccola nel grembo di terra dell’Ain, con i suoi greggi e il faticoso procedere dei trattori nei campi grevi di pioggia, è enigma e promessa: ora vediamo oscuramente, ma un giorno vedremo. Come un seme gettato nella terra profonda. Giovanni Maria Vianney entra in agonia alla fine di luglio del 1859. Giorni caldissimi. L’afa grava sulla canonica, mozza il respiro al moribondo. I parrocchiani, per dargli sollievo, coprono il tetto di teli e li annaffiano con una catena di secchi d’acqua che corre di mano in mano, come si fa per gli incendi. Una catena di mani perché il curato non muoia, come in quella notte, in cui in tanti gli si pararono davanti, quasi ordinando: «Resti qui». Ma è giunta l’ora: il 4 agosto muore, prima dell’alba. Una interminabile processione stringe e abbraccia il grappolo di case di Ars. Prima della canonizzazione , nel 1925, è già santo a furor di popolo. 150 anni dopo, la processione continua. 400 mila pellegrini ogni anno. Di cui moltissimi preti, e parroci. Vanno a trovare un fratello. Un prete tanto amato dalla sua gente che per riacchiapparlo, una notte, suonarono le campane a distesa. Il che non era mai accaduto prima. Accadde, misteriosi disegni della Provvidenza, per Jean-Marie, a 17 anni pastore e analfabeta, poi scartato dal seminario, perché non imparava il latino. Accadde ad Ars, l’«ultima parrocchia dell’Ain». Illuminata, disse Giovanni Paolo II, «da un particolare fulgore». Un modello amato da Papa Wojtyla « Sulla strada del rientro dal Belgio a Roma, ebbi la fortuna di sostare ad Ars. Era la fine di ottobre del 1947, la domenica di Cristo Re. Con grande commozione visitai la vecchia chiesetta dove san Giovanni Maria Vianney confessava, insegnava il catechismo e teneva le sue omelie. Fu per me un’esperienza indimenticabile. Fin dagli anni del seminario ero rimasto colpito dalla figura del parroco di Ars, soprattutto alla lettura della biografia scritta da monsignor Trochu. San Giovanni M. Vianney sorprende soprattutto perché in lui si rileva la potenza del grazia che agisce nella povertà dei mezzi umani. Mi toccava nel profondo, in particolare, il suo eroico servizio confessionale. Quell’umile sacerdote che confessava più di dieci ore al giorno, nutrendosi poco e dedicando al riposo appena alcune ore, era riuscito, in un difficile periodo storico, a suscitare una sorta di rivoluzione spirituale in Francia e non soltanto in Francia. Migliaia di persone passavano per Ars e si inginocchiavano al suo confessionale. Sullo sfondo della laicizzazione e dell’anticlericalismo del XIX secolo, la sua testimonianza costituisce un evento davvero rivoluzionario. Dall’incontro con la sua figura trassi la convinzione che il sacerdote realizza una parte essenziale della sua missione attraverso il confessionale, attraverso quel volontario 'farsi prigioniero del confessionale'. Parecchie volte, confessando a Niegowic, nella mia prima parrocchia, e poi a Cracovia, ritornavo col pensiero a questa esperienza indimenticabile». (da Giovanni Paolo II, Dono e mistero, Lev, Città del Vaticano, 1996). Papa Wojtyla aveva per il Curato d’Ars una predilezione. Più volte scrisse e parlò di lui. Ne fece oggetto di una Lettera ai sacerdoti, nel bicentenario della nascita di Vianney. Anche in quel testo tornò a ripetere come il prete francese avesse costituito nel suo tempo una grande «sfida evangelica». E sottolineò come Dio avesse scelto come modello per i pastori «uno che poteva apparire agli occhi degli uomini povero, debole, senza difesa». Aggiunse: «Il sacerdote trova sempre, e in maniera immutabile, la sorgente della sua identità in Cristo sacerdote. Non è il mondo a fissare il suo statuto, secondo i bisogni o le concezioni dei ruoli sociali. Il prete è segnato dal sigillo del Sacerdozio di Cristo». Nel 1986 Giovanni Paolo II tornò ad Ars, da Pontefice. «Il Curato d’Ars – disse – ha avuto la stessa fede in Cristo Gesù che hanno avuto Simeone e l’apostolo Pietro: 'In nessun altro c’è salvezza'». Poi il Papa che era passato da Ars quando era poco più che un ragazzo concluse l’omelia con le parole dello stesso Curato: «Un buon pastore è il tesoro più grande che il buon Dio possa accordare a una parrocchia, e uno dei doni più preziosi della misericordia divina». Ed esortò: «Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe». (M.C.) Tra i giovani del suo seminario: «Imitiamolo» DAL NOSTRO INVIATO AD ARS Alle otto e venticinque del mattino senti i passi svelti dei ragazzi che scendono le scale. Mancano pochi minuti alla messa. Gli ultimi si affrettano quasi di corsa. Sono per lo più francesi, poi africani o asiatici. Il Foyer Jean-Paul II, costruito ad Ars dopo la visita del Papa nel 1986, ospita da vent’anni il seminario della Società Jean-Marie Vianney. Oggi studiano qui cinquanta studenti. Nei giorni scorsi c’è stata una riunione degli ex allievi: 155 sacerdoti sono già stati ordinati in questi anni. E s’è visto, nel prato davanti all’istituto, un gran gruppo di giovani vestiti di nero, sorridenti davanti al fotografo. Faceva un certo effetto vedere tanti sacerdoti, e giovani, in una volta sola. Senti ripetere sempre: non ci sono più vocazioni, e allora vederne tante, tutte assieme, ti rincuora. Padre Sylvain Bataille, il rettore, spiega che per due terzi i seminaristi sono francesi e per un terzo dell’Africa francofona, o dell’Asia. Se arrivano proprio ad Ars, dice, è perché la figura di Vianney «è in se stessa un assoluto. È stato un uomo che non si accontentava della mediocrità, e al quale Dio ha concesso una missione straordinariamente feconda. Questo offrire tutto di sé affascina i giovani. Corrisponde a un’aspirazione profonda che hanno nel cuore». Perché Benedetto XVI ha scelto un prete vissuto e morto ormai tanto tempo fa come modello dell’anno sacerdotale? «Credo che ci sia una sfida in questa scelta – risponde Bataille – perché indica al mondo una figura di sacerdote e di uomo straordinariamente bella, pure nella sua povertà. Il giovane Jean-Marie Vianney era un contadino mai andato a scuola. Come a dirci che il sacerdozio è grande, ma il prete è piccolo, e che Cristo sceglie per farsi presente uomini con dei limiti. È, anche, un dire ai sacerdoti di accogliere anche la loro povertà». Ad Ars, poco distante, c’è anche il Foyer Vocational Marcel Vian, che accoglie ragazzi dai 14 anni che vogliano vivere assieme, studiare nelle scuole della zona e verificare intanto la loro vocazione. Attualmente sono in dieci, tutti francesi. Colpisce, vedere ragazzi così giovani che già immaginano di potere essere preti. In Francia poi, dove la Chiesa assai più che altrove sembra ignorata o avversata. «Credo che il motivo per cui Vianney affascina questi ragazzi – dice il rettore, padre Bernard Lesten – è che è un cristiano che ha vissuto negli anni della Rivoluzione, e che ha mantenuto la fede nella clandestinità. Insomma, affascina perché era un combattente. Anche oggi, in Francia, la Chiesa cattolica è impegnata in una resistenza contro il laicismo, contro una mentalità dominante che nega il cristianesimo. Certo non c’è la persecuzione giacobina, e tuttavia l’ostilità contro la Chiesa permane. Questi adolescenti, cresciuti in famiglie credenti, reagiscono a un simile clima». Nel centro vocazionale di Ars padre Lestien avverte il cambiamento delle aspettative dei ragazzi che guardano al sacerdozio: «Ancora trenta o quarant’anni fa il parroco, in un paese, era uno che contava, un’autorità, il detentore di uno status sociale. Oggi in Francia non è più così. Allora quelli che entrano qui, e poi più avanti in seminario, vengono solo perché Cristo li ha chiamati. Il legame con Cristo, e l’amicizia fraterna fra sacerdoti sono i due cardini della nostra idea di sacerdote: perché crediamo che il prete non debba essere solo. Ma il cuore di tutto è Cristo. Come diceva Vianney davanti al tabernacolo, 'Egli è qui'. Tutto parte da qui». Tutto parte da qui. Il vicario episcopale di Ars, Philippe Caratdgé, lavora a preparare il grande ritiro che in settembre radunerà qui 1200 preti da ogni parte del mondo. «Il senso di quest’anno sacerdotale – dice – è mostrare quale dono sia il prete per il popolo di Dio. E fare vedere che esistono sacerdoti felici e orgogliosi di essere sacerdoti, in un mondo che dei preti ama vedere soprattutto le colpe. Ciò che la Chiesa ci vuole ricordare è che è un dono, è bello, essere un prete. Che è qualcosa che si può desiderare, per un figlio». Marina Corradi Fonte: Avvenire
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Vecchia guardia di CR
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A colloquio con monsignor Guy Bagnard, vescovo di Belley-Ars
Giovanni Maria Vianney, la santità che nasce nell'oblio del mondo di Nicola Gori Il santo curato d'Ars come modello per i sacerdoti d'oggi, "soprattutto affinché comprendano che anche nell'anonimato della più sperduta parrocchia del mondo sia possibile risplendere nella luce della santità". Nella giornata sacerdotale, ma soprattutto nella prospettiva dell'anno sacerdotale, monsignor Guy Bagnard, vescovo di Belley-Ars, ripropone così, in questa intervista a "L'Osservatore Romano", la testimonianza di Giovanni Maria Vianney, il santo parroco che Benedetto XVI proclamerà patrono dei sacerdoti nel corso dell'anno sacerdotale che si inaugurerà il prossimo 19 giugno. È ancora valido il modello sacerdotale proposto da san Giovanni Maria Vianney? Se il Papa, come ha annunciato, proclamerà il santo patrono di tutti i sacerdoti del mondo, ciò vuol dire che il modello di prete che egli incarna continua a essere un riferimento per il nostro tempo, quale portatore del mistero e della santità dei ministri. Quali aspetti sono in particolare attuali? Credo che innanzitutto con la sua vita, il santo evidenzi l'importanza della parrocchia e il ruolo fondamentale che ha sempre avuto nella Chiesa, quale luogo della comunità dove vivono i cristiani. È dove vivono i cristiani che si deve annunciare il Cristo. In altre parole, il fatto che la parrocchia sia dimora e luogo di evangelizzazione, dimostra che è nella vita quotidiana che si realizza l'evangelizzazione. Non si devono cercare troppo le cose straordinarie. Nella quotidianità della vita si compie l'annuncio del Vangelo. Nella parrocchia poi non ci si sceglie, non vi sono eccezioni. Tutti vengono accolti, il piccolo, il povero, il ricco, chi è sano, chi è malato. Questa è la ragione per la quale la parrocchia è veramente, come diceva Giovanni Paolo II, la fontana del villaggio, dove ognuno viene a dissetarsi e a nutrirsi. Il parroco è responsabile di questa comunità davanti alla Chiesa, ed è lì che esercita la pienezza del suo ministero. San Giovanni venne inviato in una parrocchia piccolissima, di soli 250 abitanti, lontano dai centri di interesse e di potere. Potrebbe essere questo un esempio per i sacerdoti contro la ricerca della carriera e del successo? Penso che in effetti l'esempio di san Giovanni Maria Vianney possa essere un richiamo per molti giovani ingannati oggi dalla notorietà, dal carrierismo, dal riconoscimento immediato. Essi, al contrario, possono essere attirati da una forma di vita povera, umile, modesta e piccola come quella del curato. La piccolezza segna tutta la vita di san Giovanni. È nella piccolezza che Dio genera la grandezza. Ciò è evidente nella vita stessa del santo, nel suo arrivo povero ad Ars, che non era nemmeno una parrocchia, ma era definita una cappellania, cioè una realtà annessa alla parrocchia, praticamente niente. Nessuno voleva andarci ad Ars che a quel tempo faceva parte della diocesi di Lione. Era considerata la Siberia della diocesi, il luogo più freddo. San Giovanni non si sentì poco considerato perché mandato là. Quando arrivò si rese conto delle poche case che vi erano e disse: "Oh, come è piccolo". Era ben consapevole che si trattava di un villaggio molto piccolo. Ma fu proprio questa constatazione di piccolezza che lo portò a concludere che vi avrebbe fatto grandi cose con la grazia di Dio. Il santo trascorreva la maggior parte del tempo nel confessionale. Ritiene ancora attuale questa impostazione ministeriale? Oggi più che mai la ritengo importante, perché il sacramento della penitenza si celebra nel momento in cui il sacerdote dà il perdono. Mai un uomo è così considerato nella sua individualità, nella sua unicità, come nel momento in cui riceve il perdono di Dio. Non vi è niente di più personale e niente di più decisivo in una coscienza umana se non la lotta che si sviluppa tra il bene e il male, tra la luce e le tenebre. È per questo che non si può dare l'assoluzione collettiva. Occorre che il perdono sia dato a ogni persona individualmente. Più che con la parola il curato predicava con l'esempio di vita. È un monito? Certamente è un esempio. Oggi si nota spesso la tendenza a ricercare una valutazione personale. Si tratta sicuramente di un'ottica deviata. Purtroppo a volte riguarda anche i sacerdoti, nel senso che si preoccupano del giudizio degli altri al loro modo di predicare, o si preoccupano di essere accettati, o sono presi dal desiderio di essere riconosciuti quando sono in strada. Questi atteggiamenti demagogici possono indurre a cercare la propria soddisfazione piuttosto in quello che si dice. E questo può far sì che a volte non si dica la verità del Vangelo pur di conquistare l'uditorio, acquisire notorietà ed essere meglio riconosciuti da chi ascolta. È un fatto molto pericoloso, perché si rischia di evitare di parlare di alcuni aspetti fondamentali del Vangelo, solo per non disturbare la coscienza di chi ascolta e ciò per interessi personali. La santità del curato è basata sul quotidiano, sulla semplicità del suo ministero. In quale messaggio si traduce per i giovani di oggi? Credo che i giovani che vengono a contatto con quest'uomo straordinario possano imparare a vivere l'ordinario della vita come qualcosa di straordinario. Non vi è niente di banale nella nostra vita; tutto è grande; tutto è bello; tutto dipende dalla maniera in cui si vive con Cristo nella passione. Quali progetti avete in cantiere per aiutare i sacerdoti e fedeli a vivere l'anno sacerdotale nella giusta dimensione? Qualcosa già l'abbiamo fatta. Abbiamo inaugurato l'anno giubilare lo scorso primo novembre. Per Belley-Ars abbiamo preparato un percorso. Il primo momento sarà la riproposizione del passaggio chiamato della piccola porta della conversione. Era una piccola porta che il curato aveva aperta e dalla quale passavano tutti quelli che egli chiamava i grandi peccatori, rimasti lontani dalla Chiesa per lunghi anni, se volevano convertirsi di nuovo e far ritorno a Dio. Accanto a questa porta in fondo alla chiesa, perché non fossero riconosciuti dalla gente, aveva messo il confessionale. Questa porta di solito è chiusa e nascosta. È stata ora riaperta in questo anno giubilare e ogni pellegrino è chiamato a passare attraverso di essa, seguendo un richiamo: "Convertitevi". È l'invito a venire nei luoghi del curato per celebrare il perdono e rimettersi in pace con Dio e con i fratelli. Il 4 agosto, si svolgerà la grande festa del santo, che sarà presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato. Verrà a nome del Papa. Alla fine del mese di settembre, primi giorni di ottobre, si svolgerà il ritiro internazionale a cui parteciperanno circa mille preti. Sarà predicato dal cardinale Christoph Schönborn. Sarà un momento molto importante. Inoltre da ogni parte del mondo continuano a pervenire richieste per ottenere la visita delle reliquie di san Giovanni Maria nella propria parrocchia e consentirne così la venerazione a tutti i fedeli. I resti mortali del santo sono stati posti in un cassa sistemata nella basilica. Solo il cuore è stato messo in un reliquiario ed esposto ai fedeli nella cappella chiamata cappella del cuore. È questo reliquiario che compie la peregrinatio per il mondo. Ne abbiamo fatte già diverse. La più importante negli Stati Uniti d'America, in particolare a Boston, dove ci sono state difficoltà con dei casi di preti accusati di pedofilia. C'erano tantissimi sacerdoti in preghiera attorno al reliquiario. Siamo poi andati in Colombia, Messico, Argentina. Si tratta di un evento importante. Usciamo dalle nostre chiese e andiamo in giro per il mondo a impetrare da Dio il dono di sacerdoti esemplari. Penso che sia anche questo uno dei motivi che hanno spinto il Papa a indire l'anno sacerdotale. (©L'Osservatore Romano - 10 aprile 2009)
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Moderatore
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DECRETO DELLA PENITENZIERIA APOSTOLICA CON IL QUALE VENGONO CONCESSE SPECIALI INDULGENZE IN OCCASIONE DELL’ANNO SACERDOTALE INDETTO IN ONORE DI SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY
Come già annunciato, il Santo Padre Benedetto XVI ha deciso di indire uno speciale "Anno Sacerdotale", in occasione del 150° anniversario della morte del Santo Curato d’Ars, Giovanni Maria Vianney, luminoso modello di Pastore, pienamente dedito al servizio del popolo di Dio. Durante l’Anno Sacerdotale, che avrà inizio il 19 giugno 2009 e si concluderà il 19 giugno 2010, viene concesso il dono di speciali indulgenze, secondo quanto descritto nel Decreto della Penitenzieria Apostolica, che viene reso noto oggi. TESTO IN LINGUA LATINA URBIS ET ORBIS D E C R E T U M Dono Sacrarum Indulgentiarum ditantur peculiaria spiritalia incepta per Sacerdotalem Annum, in honorem Sancti Ioannis Mariae Vianney indictum, peragenda. Instat dies qua centum et quinquaginta anni revoluti commemorabuntur a pio transitu in caelum Sancti Ioannis Mariae Vianney, Parochi oppidi Arsensis, qui fuit hic in terris mirum exemplar veri Pastoris facti servi gregis Christi. Cum ergo eius exemplum natum sit excitare fideles, et praeprimis sacerdotes ad eius imitandas virtutes, Summus Pontifex Benedictus XVI censuit maxime convenire, hac occasione sumpta, ut a die XIX Iunii MMIX ad diem XIX Iunii MMX, peculiaris celebretur in tota Ecclesia Annus Sacerdotalis, quo durante meditationibus piis, aliis actionibus sacris et aliis opportunis inceptis, magis ac magis confirmentur sacerdotes in fidelitate erga Christum. Quae quidem sacra periodus initium sumet in sollemnitate Sacr.mi Cordis Iesu, electa nimirum in diem sanctificationis sacerdotalis, cum Summus Pontifex vesperas celebrabit praesentibus sacris exuviis Sancti Ioannis Mariae Vianney ab Exc.mo Episcopo Bellicensi-Arsensi Romam allatis. Ipse Beatissimus Pater Annum Sacerdotalem concludet in foro petriano adstantibus ex toto orbe terrarum sacerdotibus, fidelitatem erga Christum et vinculum propriae fraternitatis renovantibus. Sacerdotes igitur orationibus et bonis operibus a Summo et Aeterno Sacerdote Christo satagant obtinere ut Fide, Spe, Caritate aliisque virtutibus colluceant et consuetudine vitae exterioreque quoque habitu indicentur esse plene bono spiritali populi dediti; quod quidem cordi Ecclesiae maxime semper fuit. Huic valde desiderato fini consequendo, apprime iuvabit donum Sacrarum Indulgentiarum, quod Apostolica Paenitentiaria, per praesens Decretum iuxta ipsius Augusti Pontificis mentem editum, durante Sacerdotali Anno benigne dilargitur: A.- Sacerdotibus vere paenitentibus, qui quovis die saltem Laudes matutinas vel Vesperas coram Ss.mo Sacramento, sive publicae adorationi exposito sive in tabernaculo adservato, devote recitaverint et, prompto et generoso animo, celebrationi sacramentorum, praesertim Paenitentiae, exemplum Sancti Ioannis Mariae Vianney imitati, sese praebeant, plenaria misericorditer in Domino impertitur Indulgentia, quam etiam confratribus defunctis per modum suffragii applicare possint, si, iuxta normam iuris, praeterea sacramentalem confessionem instituerint, ad eucharisticum Convivium accesserint et ad mentem Summi Pontificis oraverint. Sacerdotibus, insuper, partialis conceditur Indulgentia, etiam confratribus defunctis applicabilis, quoties ad vitam sancte ducendam et ad sacra munera, sibi commissa, sancte persolvenda, preces rite adprobatas devote recitaverint. B.- Omnibus christifidelibus vere paenitentibus, qui in ecclesia aut oratorio, et divino Missae Sacrificio devote astiterint et pro Ecclesiae sacerdotibus obtulerint Iesu Christo, Summo et Aeterno Sacerdoti orationes et quaecumque opera bona illa die peracta ut ipsos sanctificet et faciat secundum Cor suum, plenaria conceditur Indulgentia, dummodo peccata sua sacramentali paenitentia expiaverint et ad mentem Summi Pontificis preces fuderint: diebus, quibus aperietur et claudetur Annus Sacerdotalis, die CL anniversario pii transitus Sancti Ioannis Mariae Vianney, prima feria quinta cuiuslibet mensis aliisve quibusdam diebus a locorum Ordinariis pro fidelium utilitate determinandis. Summe convenit ut, in cathedralibus atque paroecialibus templis, sacerdotes, cura pastorali fungentes, haec pietatis exercitia publice dirigant, Sanctam Missam celebrent fideliumque confessiones excipiant. Senibus, infirmis, omnibusque qui legitima causa domo exire nequeunt, concepta detestatione cuiusque peccati et intentione praestandi, ubi primum licuerit, tres consuetas condiciones, in propria domo seu ubi impedimentum eos detinet, plenaria pariter conceditur indulgentia, si diebus supra signatis, preces pro sacerdotum sanctificatione recitaverint et aegritudines vel incommoda propriae vitae Deo per Mariam, Reginam Apostolorum, fiducialiter obtulerint. Omnibus fidelibus, denique, partialis conceditur Indulgentia, quoties ad sacerdotum conservationem in puritate et sanctitate vitae impetrandam, quinquies Pater, Ave et Gloria in honorem Sacr.mi Cordis Iesu devote recitaverint vel aliam ad hoc approbatam precem. Praesenti durante Anno Sacerdotali valituro. Quibuscumque in contrarium facientibus non obstantibus. Datum Romae, ex aedibus Paenitentiariae Apostolicae, die XXV mensis Aprilis, in festo S. Marci, Ev., anno Dominicae Incarnationis MMIX. Iacobus Franciscus S. R .E. Card. Stafford Paenitentiarius Maior † Ioannes Franciscus Girotti, O. F. M. Conv. Ep. Tit. Metensis, Regens [00785-07.01] [Testo originale: Latino] TRADUZIONE IN LINGUA ITALIANA URBIS ET ORBIS D E C R E T O Si arricchiscono del dono di Sacre Indulgenze, particolari esercizi di pietà, da svolgersi durante l’Anno Sacerdotale indetto in onore di San Giovanni Maria Vianney. È imminente il giorno in cui si commemoreranno i 150 anni dal pio transito in cielo di San Giovanni Maria Vianney, Curato d’Ars, che quaggiù in terra è stato un mirabile modello di vero Pastore al servizio del gregge di Cristo. Poiché il suo esempio è adatto per incitare i fedeli, e principalmente i sacerdoti, ad imitare le sue virtù, il Sommo Pontefice Benedetto XVI ha stabilito che, per questa occasione, dal 19 giugno 2009 al 19 giugno 2010 sia celebrato in tutta la Chiesa uno speciale Anno Sacerdotale, durante il quale i sacerdoti si rafforzino sempre più nella fedeltà a Cristo con pie meditazioni, sacri esercizi ed altre opportune opere. Questo sacro periodo avrà inizio con la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, giornata di santificazione sacerdotale, quando il Sommo Pontefice celebrerà i Vespri al cospetto delle sacre reliquie di San Giovanni Maria Vianney, portate a Roma dall’Ecc.mo Vescovo di Belley-Ars. Sempre il Beatissimo Padre concluderà l’Anno Sacerdotale in piazza S. Pietro, alla presenza di sacerdoti provenienti da tutto il mondo, che rinnoveranno la fedeltà a Cristo e il vincolo di fraternità. I sacerdoti si impegnino, con preghiere e buone opere, per ottenere dal Sommo ed Eterno Sacerdote Cristo la grazia di risplendere con la Fede, la Speranza, la Carità e le altre virtù, e mostrino con la condotta di vita, ma anche con l’aspetto esteriore, di essere pienamente dediti al bene spirituale del popolo; ciò che sopra ogni altra cosa la Chiesa ha sempre tenuto a cuore. Per conseguire al meglio il fine desiderato, gioverà molto il dono delle Sacre Indulgenze, che la Penitenzieria Apostolica, con il presente Decreto emesso in conformità al volere dell’Augusto Pontefice, benignamente elargisce durante l’Anno Sacerdotale: A.- Ai sacerdoti veramente pentiti, che in qualsiasi giorno devotamente reciteranno almeno le Lodi mattutine o i Vespri davanti al SS.mo Sacramento, esposto alla pubblica adorazione o riposto nel tabernacolo, e, sull’esempio di San Giovanni Maria Vianney, si offriranno con animo pronto e generoso alla celebrazione dei sacramenti, soprattutto della Confessione, viene impartita misericordiosamente in Dio l’Indulgenza plenaria, che potranno anche applicare ai confratelli defunti a modo di suffragio, se, in conformità alle disposizioni vigenti, si accosteranno alla confessione sacramentale e al Convivio eucaristico, e se pregheranno secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Ai sacerdoti viene inoltre concessa l’Indulgenza parziale, anche applicabile ai confratelli defunti, ogni qual volta reciteranno devotamente preghiere debitamente approvate per condurre una vita santa e per adempiere santamente agli uffici a loro affidati. B.- A tutti i fedeli veramente pentiti che, in chiesa o in oratorio, assisteranno devotamente al divino Sacrificio della Messa e offriranno, per i sacerdoti della Chiesa, preghiere a Gesù Cristo, Sommo ed Eterno Sacerdote, e qualsiasi opera buona compiuta in quel giorno, affinchè li santifichi e li plasmi secondo il Suo Cuore, è concessa l’Indulgenza plenaria, purchè abbiano espiato i propri peccati con la penitenza sacramentale ed innalzato preghiere secondo l’intenzione del Sommo Pontefice: nei giorni in cui si apre e si chiude l’Anno Sacerdotale, nel giorno del 150° anniversario del pio transito di San Giovanni Maria Vianney, nel primo giovedì del mese o in qualche altro giorno stabilito dagli Ordinari dei luoghi per l’utilità dei fedeli. Sarà molto opportuno che, nelle chiese cattedrali e parrocchiali, siano gli stessi sacerdoti preposti alla cura pastorale a dirigere pubblicamente questi esercizi di pietà, celebrare la Santa Messa e confessare i fedeli. Agli anziani, ai malati, e a tutti quelli che per legittimi motivi non possano uscire di casa, con l’animo distaccato da qualsiasi peccato e con l’intenzione di adempiere, non appena possibile, le tre solite condizioni, nella propria casa o là dove l’impedimento li trattiene, verrà ugualmente elargita l’Indulgenza plenaria se, nei giorni sopra determinati, reciteranno preghiere per la santificazione dei sacerdoti, e offriranno con fiducia a Dio per mezzo di Maria, Regina degli Apostoli, le malattie e i disagi della loro vita. È concessa, infine, l’Indulgenza parziale a tutti i fedeli ogni qual volta reciteranno devotamente cinque Padre Nostro, Ave Maria e Gloria, o altra preghiera appositamente approvata, in onore del Sacratissimo Cuore di Gesù, per ottenere che i sacerdoti si conservino in purezza e santità di vita. Il presente Decreto è valido per tutta la durata dell’Anno Sacerdotale. Nonostante qualsiasi disposizione contraria. Dato in Roma, dalla sede della Penitenzieria Apostolica, il 25 aprile, festa di S. Marco Evangelista, anno dell’Incarnazione del Signore 2009. James Francis Card. Stafford Penitenziere Maggiore † Gianfranco Girotti, O. F. M. Conv. Vesc. Tit. di Meta, Reggente [00785-01.01] [Testo originale: Latino] [B0328-XX.01] fonte: Sala Stampa della Santa Sede
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Oboedientia et Pax
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#28 |
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In occasione dell'anno sacerdotale, mi pare significativo proporre al grande pubblico insigni figure di sacerdoti santi o in fama di santità, modelli per i sacerdoti di oggi e di domani.
La moderazione, qualora lo ritenesse opportuno, stralci questo argomento dedicandogli una discussione aapposita. SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY http://www.santiebeati.it/dettaglio/23900 SANT'ARCANGELO TADINI http://www.santiebeati.it/dettaglio/91272 DON ROMANO GUARDINI http://santiebeati.it/dettaglio/94949 |
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#29 |
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SAN JOSEMARIA ESCRIVA' DE BALAGUER http://santiebeati.it/dettaglio/59650
SAN PIO DA PIETRALCINA http://santiebeati.it/dettaglio/71750 DON LUIGI STURZO http://santiebeati.it/dettaglio/93624 |
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SAN GIOVANNI BOSCO http://santiebeati.it/dettaglio/22600
SAN GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO http://santiebeati.it/dettaglio/32150 SAN GIUSEPPE CAFASSO http://santiebeati.it/dettaglio/59000 SAN LEONARDO MURIALDO http://santiebeati.it/dettaglio/32800 |
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