|
|
|
#1 |
|
Utente Senior
Data registrazione: Oct 2006
Età: 28
Rito: Romano
Messaggi: 716
|
Compendio per l'organista liturgico - repertorio organistico
Questo thread vorrebbe essere, nelle intenzioni di chi scrive, un utile sussidio a chi vuole intraprendere il difficile, a volte frustrante, ma indiscutibilmente nobile servizio dell’organista liturgico. A questo scopo non si tratterà di argomenti più affini ad un manuale di armonia, o ad un testo di organo, bensì il sottoscritto tenterà di fornire alcune suggestioni, frutto di molti anni di esperienza nel servizio liturgico nelle Diocesi del Piemonte.
Se l'iniziativa non dovesse risultare gradita, prego la moderazione di chiudere il thread o cancellarlo. Eventuali interventi provenienti da utenti in grado di elevare il livello della discussione sono più che graditi. Faccio appello all'intelligenza di coloro che non fanno parte di questa schiera, perchè evitino di far scadere pesantemente il tutto. Non si tratterà, se non strumentalmente alla discussione, di Magistero in senso stretto, in quanto i principali documenti della Chiesa inerenti la musica sacra sono già disponibili dalle fonti più disparate. Si tenga in ogni caso presente che le norme liturgiche sono e devono essere il riferimento principale di chi svolge questo servizio: un attento studio dei testi, per lo più a carattere normativo, che nel corso del tempo hanno regolato, e regolano tuttora, le celebrazioni della Chiesa è una base imprescindibile. Per gli stessi motivi non si tratterà di strumenti diversi dall'organo. |
|
|
|
|
|
#2 |
|
Utente Senior
Data registrazione: Oct 2006
Età: 28
Rito: Romano
Messaggi: 716
|
NOZIONI GENERALI
L'attuale panorama della musica liturgica, specie in Italia, vede alternarsi nel ruolo di chi "suona a Messa" insegnanti diplomati o semplici dilettanti, su organi antichi e moderni, o su sintetizzatori di vario genere volti ad imitarne il suono, da semplici tastiere elettroniche fino a strumenti dotati di una vera e propria consolle con più manuali e pedaliera. L'approccio di ogni musicista alla liturgia è quanto di più personale esista, come è giusto che sia nel momento in cui si entra in comunicazione con una realtà trascendente: questo vale per tutti coloro che, a vario titolo, ne sono attori, compreso il celebrante. Non essendo possibile dare una valutazione su questo aspetto del singolo organista, si tenga in ogni caso presente il concetto di "servizio liturgico" sottolineato in "Inter sollicitudines" (23). Suonare nella liturgia è prima di tutto preghiera, in particolare far pregare: chi possiede le capacità per lodare il Signore con uno strumento musicale è depositario di un’infinita ricchezza, che è chiamato a mettere a servizio della Chiesa. Occorre pertanto rifuggire l’ostentazione e l’esibizionismo: il più complesso dei virtuosismi è vano se non è un modo per tendere a Dio, e la propria bravura è un bene da sfruttare, non da mettere in piazza. Questo non significa che si debba essere dei mediocri “impiegati” della musica, e suonare in modo “freddo”, ma, al contrario, che l’abilità del musicista liturgico è saper fare della propria sensibilità musicale una delle infinite vie del Signore. Un esempio su tutti: un musicista da palco è tanto più valido quanto più è capace di “sentire” dentro di sé la propria musica, e trasmettere ciò che sente, dando in pasto al suo pubblico la sua anima e i sentimenti che essa porta dentro di sé. La liturgia non ha e non deve avere un “pubblico”, ma ciò che accade in un concerto tra il cantante e gli ascoltatori deve avvenire tra la comunità dei fedeli e Dio, e chi suona uno strumento è, a maggior ragione, impegnato nel trasmettere la sua fede e la sua preghiera con la sua musica: questa è una grande responsabilità, che però costituisce un importante stimolo all'innalzamento culturale e di gusto di tutto il popolo cristiano. Ciò si esplica anche nell'interazione con il celebrante, o con i più diversi soggetti, dall'assemblea più eterogenea ai cantori più indisciplinati: l'organista sappia mettere a disposizione anche e soprattutto di costoro la propria competenza musicale in un'ottica di crescita e miglioramento. |
|
|
|
|
|
#3 |
|
Utente Senior
Data registrazione: Oct 2006
Età: 28
Rito: Romano
Messaggi: 716
|
L'ACCOMPAGNAMENTO DEL CANTO
La situazione più frequente in cui ci si può venire a trovare è quella di sostenere il canto di un solista, di un’assemblea, di un coro. Caratteristica peculiare dell'organo è la capacità di tenuta del suono, che nei secoli ne ha fatto insostituibile aiuto all'accompagnamento del canto. Questo servizio, apparentemente semplice, è svolto con metodologie molto differenti: si va da chi conosce sommariamente quanto enunciato nelle prime pagine dei “canzonieri”, con le sigle dei principali accordi, a chi scrive di suo pugno complesse partiture, preludi e interludi. In generale è necessario, ma non sufficiente, che l’accompagnamento di un canto, di un ritornello, di un versetto, sia un adeguato sostegno armonico alla melodia. Un buon accompagnamento dovrà allo stesso tempo sostenere l’armonia, essere di ausilio all’assemblea per la melodia e l'andamento del brano, "suggerire" l’attacco successivo, “respirare” insieme al fraseggio. Tutto ciò in attuazione dei documenti della Chiesa ("Inter sollicitudines", 16, 18). Tuttavia l'apporto dell'organo è ancor più utile se si considera la vastità di risorse dinamiche e timbriche che mette a disposizione. L’accompagnamento è la base su cui poggia l’edificio del canto, recitano molti manuali di musica moderna. Non si tratta di un concetto completamente sbagliato: un accompagnamento troppo esile renderà difficoltoso, per l’assemblea o il coro, mantenere intonazione e tempo, mentre un accompagnamento di eccessiva potenza sonora finirebbe con l’annullare ogni altra fonte di emissione di suono nell’ambiente. L'esperienza di ciascun organista, e la sua familiarità con lo strumento e l'ambiente, dovrebbero suggerire i limiti dinamici entro i quali muoversi. In generale, occorre tenere presente la piramide degli armonici che formano il "ripieno": Principale da 8 piedi, Ottava da 4 piedi, Decimaquinta da 2 piedi e così via. Man mano che si dovesse rendere necessario dare più "corpo" al suono, interverranno ulteriori "fondi": Flauti, Bordoni, o registri quali Eufonio e Corno di camoscio. In un simile utilizzo "basilare" delle risorse timbriche di ciascuno strumento, sarà possibile adattarsi a diverse situazioni rituali. L'uso del pedale, anche solo in raddoppio alla parte più grave della mano sinistra, sarà inoltre ulteriormente funzionale al sostegno dell'armonia, soprattutto in ambienti vasti, con adeguati registri da 16 e 8 piedi, e l'unione alle tastiere. Il "passo successivo" a questi semplici cenni è un utilizzo più "creativo" di queste grandi potenzialità, sulla base della collocazione di un brano, o della sua struttura. Senza fatica si può individuare infatti la differenza tra un Kyrie e un Gloria, che può essere adeguatamente espressa con un uso intelligente dei registri, dalle sfumature discrete dei Flauti alle sonorità vivaci di armonici più acuti, alle mutazioni, o, se l'occasione lo giustifica, le ance per dichiarare la gloria di Dio e la sua maestà. La minore o maggiore presenza di comandi a disposizione dell'esecutore (comandi manuali dei registri, "combinazioni" o altri artifizi, presenza di più manuali) sarà chiaramente di grande ausilio, oltre che di stimolo. La presenza, inoltre, nel repertorio liturgico italiano, di molti brani in forma responsoriale, o che alternano ritornello e strofa, suggerisce l'alternanza di almeno due sonorità distinte. La presenza poi di diversi solisti potrebbe stimolare ulteriormente l'organista ad operare piccole variazioni timbriche. Questo è chiaramente da rapportare al tipo di strumento che si viene ad usare: il panorama italiano vede i piccoli organi positivi con ottava corta, gli ottocenteschi più o meno variamente "riformati", i "ceciliani" ricchi di fondi e viole, i recenti strumenti più eclettici, oppure le copie di organi antichi, fino agli elettronici. Se però qualunque organista si sentirà dire che suona "troppo forte" o "troppo piano", le problematiche legate ad un buon accompagnamento non si limitano al "volume": suonare solo ad accordi, in modo “statico”, non permetterà di intuire pause e fraseggi, mentre eseguire passaggi troppo complessi e articolati potrebbe rendere troppo “rigida” la struttura del brano, soprattutto in un contesto come quello liturgico, in cui non sempre c’è da parte di tutti la competenza, o semplicemente l’orecchio, per eseguire tutto a perfezione. Una buona regola potrebbe essere quella di affidarsi ad una buona armonizzazione, o, se le conoscenze lo permettono, di eseguirne una propria; sarà poi l’esperienza a far sì che questa possa essere arricchita con fioriture o variazioni adatte: spesso è sufficiente eseguire alcuni semplici passaggi per introdurre un attacco, o sottolineare una pausa, e migliorare il brano nel suo complesso agevolandone l’esecuzione da parte di tutti. |
|
|
|
|
|
#4 |
|
Utente Senior
Data registrazione: Oct 2006
Età: 28
Rito: Romano
Messaggi: 716
|
ESECUZIONE DI REPERTORIO ORGANISTICO NELLA LITURGIA
La storia della musica ci ha regalato indiscutibili "perle" di musica organistica, spesso e volentieri nate ad uso liturgico. Si tratta di composizioni eterogenee, nate soprattutto per la liturgia protestante, o per la liturgia cattolica preconciliare, quando non a particolari pratiche locali. L'uso di questi brani nell'attuale liturgia Novus Ordo è chiaramente molto cambiato, essendosi ridotti di molto i tempi riservati (o riservabili) all'esecuzione organistica. Non mancano tuttavia esempi di possibili collocazioni per brani musicali eseguiti all'organo, volti a sottolineare alcuni momenti significativi del rito: è possibile ad esempio accompagnare un ingresso processionale, o sottolineare l'intensità del raccoglimento dopo la comunione. Le norme non proibiscono espressamente un possibile "commento musicale" legato all'omelia, da eseguirsi dopo di essa: esistono realtà in cui si osserva questa prassi, chiaramente frutto di una preventiva intesa tra il celebrante e l'organista, in particolare sul carattere del brano e sui tempi di esecuzione. Viene invece proibito il suono dell'organo a sottolineare la consacrazione, in quanto le parole del celebrante non devono essere coperte, e l'attenzione dei fedeli non deve essere distolta dall'altare. Certamente è abuso di minore gravità un adagio eseguito alla consacrazione con un Bordoncino in cassa chiusa rispetto a tanti "teatrini" cui si assiste in altri momenti della celebrazione, ma si presuppone che un buon organista dia primaria importanza alle norme che anche i sacerdoti celebranti dovrebbero conoscere e rispettare. Il primo elemento discriminante per l'esecuzione di determinati brani è la pertinenza rituale. La presenza, nel repertorio popolare, di svariati corali mutuati dalla tradizione europea, rende chiaramente utilizzabili variazioni e preludi composti sulla base di quelle melodie, tanto nella loro destinazione d'origine (preludio al canto) quanto per riproporre un tema cantato o da cantarsi in quella particolare liturgia. Non è chiaramente pensabile proporre nella loro collocazione d'origine le lunghe "elevazioni" e i gioiosi "offertori" composti nelle più svariate epoche: è tuttavia possibile inserirle in altri momenti, per accompagnare il momento della comunione, o per sottolineare il clima festoso al termine di una celebrazione solenne. Altro punto importante è la tipologia di strumento che ci si trova a suonare: in Italia, in particolare, l'evoluzione tipologica dell'organo ha dato luogo a strumenti profondamente diversi, nelle varie epoche. Lasciando la filologia esasperata ai manieristi, la liturgia sicuramente ha meno vincoli rispetto ad un concerto. Sarà dunque possibile eseguire, con una registrazione adeguata, un brano di Frescobaldi o Zipoli su un organo novecentesco, senza irritare la sensibilità dei più, e magari con grande pertinenza liturgica. Certamente l'impresa è più ardua se si vuole suonare un Preludio di Bach su un ottocentesco con 12 note di pedaliera, o un brano sinfonico francese su un positivo con ottava corta: starà all'intelligenza e al buon senso dell'organista scegliere opportunamente. Un caso a parte sono le arcinote trascrizioni di questo o quel brano tratto da colonne sonore, sigle televisive o spot pubblicitari, spesso richieste per il servizio nei matrimoni, o in altre celebrazioni. La pratica della trascrizione è certamente diffusa da molto tempo, ma è forte il pericolo di cadere nel kitsch o nel ridicolo: è quindi consigliabile munirsi di un repertorio che vada oltre questi semplicistici stimoli per percorrere strade meno battute. |
|
|
|
|
|
#5 |
|
Utente Senior
Data registrazione: Oct 2006
Età: 28
Rito: Romano
Messaggi: 716
|
L'IMPROVVISAZIONE
Fa parte della normale prassi l’improvvisazione di preludi e postludi al canto, sulla base dello svolgimento della celebrazione: si tratta di una pratica che si affina essenzialmente con l’esperienza, e che potenzialmente si presenta come molto rischiosa. Senza voler pensare che il problema più evidente da affrontare sia l’effettiva capacità di improvvisare su un tema, la tentazione più frequente per un organista è quella di ricadere nella monotonia, oppure nel profano. Il migliore suggerimento in questo caso è quello di appoggiarsi, oltre che su una solida preparazione e sulla propria esperienza, su buone basi tecniche e sul proprio buon gusto liturgico. Tralasciando i casi in cui il tema di partenza viene preso a pretesto per una parafrasi complessa ed articolata, sullo stile di una Fantasia, in generale è opportuno mantenersi aderenti il più possibile al tema e al carattere del canto. In un postludio, sarà poi eventualmente possibile distaccarsene in modo composto e coerente, tenendo il più possibile aperte tutte le possibili strade per chiudere in cadenza, in quanto il perentorio ordine di concludere arriverà regolarmente nel momento meno opportuno. Se invece l’improvvisazione è un interludio tra due diversi brani, occorrerà passare dall’uno all’altro tema organicamente, senza discontinuità. La forma del preludio è quella che più di tutte richiede grande attenzione al tactus del brano, in quanto la conclusione (in tonica o in dominante) deve essere in grado di suggerire ai cantori o all'assemblea l'attacco del canto. Un primo esempio di "creatività organizzata" sulla base di un dato brano può venire dalla registrazione da utilizzare in un preludio o un interludio: ben diversa è la caratterizzazione da dare ad un solenne canto d'ingresso piuttosto che ad un meditativo postcommunio. L'utilizzo di determinati registri può ulteriormente sottolineare un momento od un tempo liturgico: ad esempio affidare la melodia ad un'ancia come cromorno o oboe può suggerire il timbro degli strumenti pastorali tipici della tradizione natalizia. Da qui un'ulteriore strada potrebbe essere quella di ornare la melodia con abbellimenti (tipici, ad esempio, della musica antica), oppure di proporla con armonie meno consuete (modulazioni transitorie non previste dal testo d'origine) o sotto forma di piccole imitazioni (non si tratta certo di improvvisare una fuga... ma l'esperienza potrà facilmente guidare nel costruire semplici tratti melodici che si "inseguono", specie se in scala). |
|
|
|
|
|
#6 |
|
Iscritto
Data registrazione: Mar 2007
Località: Cagliari
Età: 46
Rito: Romano
Messaggi: 99
|
Grazie per queste preziose informazioni che aiutano a cogliere bene il rapporto liturgia-musica/canto.
Non so se è il thread più adatto, però potresti anche dare (e se ci fosse anche qualcun altro che può farlo ben venga) delle indicazioni su strumenti più adatti a suonare in una celebrazione liturgica. Tenendo fermo che un organo a canne è la corretta soluzione, però ci sono delle situazioni oggettive in cui o si usano delle chitarre oppure si deve ripiegare su una tastiera portatile. A questo punto sorge la domanda: qual'è la migliore tastiera portatile con i più fedeli suoni da organo liturgico (possibilmente anche amplificata)? Grazie delle vostre gentili risposte ![]() |
|
|
|
|
|
#7 | |
|
Veterano di CR
Data registrazione: Aug 2007
Località: Trieste
Età: 43
Rito: Romano
Messaggi: 1.393
|
Citazione:
, vero cari moderatori? ![]() Tornando alla tua domanda, io a casa ho un Clavinova Yamaha (che uso come pianoforte). La mia impressione, anche considerando quanto devo tenere basso il volume, è che in una chiesa medio-piccola si farebbe sentire. Però, però... tieni presente che NON suono l'organo e quindi ne capisco proprio pochino... ma insomma... mi sembra che sia sempre un FINTO organo. Hai presente la differenza che c'è a sentir suonare un organo con o senza pedali? Insomma, mi sembra che sostituirebbe più un armonium che un organo... Organisti, esprimetevi: concordate o ho detto scemenze? M.Cristina |
|
|
|
|
|
|
#8 | |
|
Fedelissimo di CR
Data registrazione: May 2007
Località: Toscana
Età: 80
Rito: Romano
Messaggi: 3.970
|
Citazione:
|
|
|
|
|
|
|
#9 |
|
Iscritto
Data registrazione: Mar 2007
Località: Cagliari
Età: 46
Rito: Romano
Messaggi: 99
|
Precisiamo: in Basilica abbiamo un organo a tre tastiere tamburini;
in Santuario abbiamo un organo dell'800 e un organo elettronico GEM. Non serve un altro organo per la chiesa: siccome dobbiamo fare dei pellegrinaggi alle varie Diocesi della Sardegna con l'immagine della Madonna di Bonaria e dobbiamo animare in piazza o dovunque ci si venga a trovare, NON posso portare strumentazione ingombrante. Vorrei una tastiera che renda bene il suono dell'organo liturgico. Per non portare una tastiera con un brutto suono d'organo, ma una che abbia un suono il più fedele possibile. Se poi questo argomento non va bene in questo thread, prego i moderatori di spostarlo. |
|
|
|
|
|
#10 | |
|
Veterano di CR
Data registrazione: Aug 2007
Località: Trieste
Età: 43
Rito: Romano
Messaggi: 1.393
|
Citazione:
|
|
|
|
|
![]() |
| Strumenti discussione | |
|
|