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Vecchio 26-09-2009, 18:30   #161
Francescofortun
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Originariamente scritto da ecce crucem Vedi messaggio
Non fraintendete io non sono contro l'operato dei frati che stimo e conosco personalmente ...

Spero anche io che il luogo sia un luogo di preghiera e conversione ... io spero che le persone che vanno in quel luogo non si lascino distrarre dal tutto ma si concentrino ... ad esempio la cripta di San Francesco non vi sono molte cose per ci si possa distrarre ... io ho paura che le persone si lascino solamente distrarre visto la portata di questa cripta!!!

Capisco tale preoccupazione, c'è da sperare che la "lezione di teologia" di tali mosaici arrivi a tutti, magari alimentando la fede.
  Rispondi citando
Vecchio 26-09-2009, 22:16   #162
ecce crucem
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Citazione:
Originariamente scritto da Francescofortun Vedi messaggio
Capisco tale preoccupazione, c'è da sperare che la "lezione di teologia" di tali mosaici arrivi a tutti, magari alimentando la fede.


Preghiamo uniti per tutti, fedeli e non, che andranno a San Giovanni Rotondo ...

i fedeli affinchè possano riscoprire con maggior più profondità la loro fede ...

gli altri che sicuramente andranno per soddisfare la curiosità anche artistica afffinchè possa essere un invito a riavvicinarsi a Dio e ai Sacramenti!!!


__________________
Nel Cuore della Chiesa, Mia Madre, io sarò l'amore!... Amore Domini Mei, JESU CHRISTI
ecce crucem non è in linea   Rispondi citando
Vecchio 31-12-2009, 09:44   #163
Federico P
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Una cripta tutta oro e luce


Mi sono recato, di recente, a San Giovanni Rotondo per visitare i luoghi ove San Pio da Pietrelcina ha trascorso gran parte della sua vita, tanto tormentata e feconda di santità, da portarlo agli onori degli altari in brevissimo tempo.
Particolare emozione mi ha suscitato la Chiesa di San Michele Arcangelo, nell’omonimo paese, tanto cara a Padre Pio, ricavata in una grotta naturale, ove apparve l’Arcangelo Michele, per la prima volta, nel 490; nel successivo anno 493, Papa Gelasio I decise di consacrare quella grotta a San Michele, dando l’incarico al vescovo Lorenzo Maiorano. Il vescovo entrò nella grotta per eseguire l’ordine ricevuto, ma gli apparve l’Arcangelo che gli annunciò che la cerimonia di consacrazione non sarebbe stata necessaria poiché egli stesso aveva consacrato quel luogo con la sua presenza: sicché la sacra grotta, che rimane fino ai nostri giorni l’unico luogo di culto al mondo mai consacrato da mano umana, ricevette nel corso dei secoli il titolo di “Celeste Basilica”.
Anche San Francesco d’Assisi si recò in visita a san Michele Arcangelo, ma non sentendosi degno di entrare nella grotta, si fermò in preghiera e raccoglimento all’ingresso, baciando la terra ed incidendo su di una pietra il segno di croce in forma di “T” (Tau).
Si racconta che Padre Pio, più di una volta, meravigliato della gran folla che si recava da lui, avesse invitato i fedeli a visitare, piuttosto, quel sacro luogo: in effetti la particolarità della grotta che si raggiunge scendendo attraverso una lunga scalinata, con quella volta naturale resa scura dal fumo delle candele e lumini messi lì, davanti all’altare, dalla devozioni dei fedeli, suscita profonda emozione, nel ricordo che una simile spelonca sia stata misteriosamente scelta dall’Arcangelo Michele, per le Sue apparizioni.
Luogo, quindi, ove entrare a piedi nudi, in silenzio e raccoglimento, nella contemplazione del mistero ivi racchiuso.
Non così è avvenuto, per quel che mi riguarda, nel visitare la Cripta, destinata ad accogliere i resti mortali di Padre Pio, situata nella parte sottostante la nuovissima Chiesa, opera monumentale ed imponente di altissimo pregio architettonico.
La Cripta in questione, o meglio la “Chiesa inferiore” (così come indicata, forse non a caso, dagli appositi cartelli), inaugurata nell’estate scorsa è stata realizzata avvalendosi della collaborazione di validissimi artisti contemporanei e, soprattutto, per i meravigliosi mosaici, dell’opera di padre Marko Rupnik, uno dei più grandi esperti di arte sacra.
Si tratta di un’opera, davvero, faraonica: sulle pareti laterali della rampa che immette alla cripta sono ricavate 36 nicchie che rappresentano, sui due lati contrapposti, episodi della vita di San Francesco e di San Pio; al termine del percorso della rampa sono raffigurate altre 16 immagini sulla vita di Gesù Cristo. I mosaici (tutti riconosciuti, dagli esperti, ineccepibili anche sul piano teologico) ricoprono una superficie complessiva di circa 2mila metri quadrati, tra rampa e chiesa inferiore.
Il tutto è stato realizzato, compreso l’ampio soffitto, con una enorme profusione di oro zecchino (donato dai fedeli di tutto il mondo in 20 anni di pellegrinaggi) che conferisce all’ambiente, illuminato da una luce sfolgorante, un aspetto del tutto particolare e, soprattutto, inatteso che non può non determinare stupore nel visitatore, con tutte le conseguenti inevitabili critiche e polemiche.
A parte l’indiscutibile pregio artistico dell’opera, (la cui valutazione, comunque, sarebbe meglio riservarla agli esperti del settore), le critiche vengono essenzialmente alimentate da due diverse motivazioni: la prima riguarda l’eccessivo costo dell’opera e, la seconda, la considerazione che un luogo simile non risulterebbe di gradimento da parte di Padre Pio, in quanto, certamente, non in linea con i valori della spiritualità francescana che il Santo impersonava.
L’alto costo complessivo (ancorché coperto dalle donazioni dei fedeli) induce, invero troppo facilmente, a ritenere che quelle disponibilità potevano essere meglio spese (a favore dei più bisognosi); di contro, appare quanto meno inappropriato il richiamo (effettuato a sostegno dell’opportunità della spesa) all’episodio, raccontato nei Vangeli, dell’olio profumato e molto prezioso cosparso sui piedi di Gesù ed alla critica (respinta dallo stesso Gesù) rivolta da Giuda Iscariota, secondo cui quell’olio lo si poteva vendere per dare il ricavato ai poveri.
Quanto, poi, all’ovvia considerazione che l’eccessivo sfarzo e ricchezza di quel luogo non corrisponde allo stile di vita di Padre Pio è, comunque, lecito pensare che, nel suo attuale stato di Grazia, alla presenza del Signore ed inondato da una luce e splendore, assolutamente inimmaginabili e, comunque, certamente non paragonabili a quelli della Cripta, il Santo, di fronte a tali polemiche, se lassù gli dovessero pervenire, non potrebbe fare altro che accoglierle con un bonario ed ironico sorriso.
Se queste sono le motivazioni a sostegno dell’inopportunità della realizzazione della Cripta, così come avvenuta, non mi sembra di poterle condividere: rimane, comunque, in me il ricordo di quell’istintiva perplessità provata nell’impatto con quel luogo; d’altra parte la stessa perplessità, se non addirittura vero e proprio imbarazzo, mi risulta, lo abbiano provato in molti. Le motivazioni, allora, vanno ricercate altrove.
Il concetto di “cripta”, comunemente, evoca, infatti, un luogo (solitamente destinato ad accogliere i resti mortali di qualche santo), sotterraneo, riservato, appartato, ove raccogliersi in silenziosa preghiera: il ricordo non può non andare ai numerosissimi esempi di cripte esistenti, nelle più rinomate Chiese e Basiliche (costituenti, a volte, anche impareggiabili opere d’arte), unitamente alle conseguenti intime emozioni dalle stesse suscitate.
Allora, le perplessità che possono istintivamente sorgere visitando la nuova Cripta che dovrebbe accogliere le spoglie mortali di San Pio, forse, non andrebbero riferite né alla spesa, né alla presunta avversione di Padre Pio per un simile luogo, così come è stato realizzato, bensì alla sua oggettiva inidoneità ad accogliere quanti, devotamente, si rechino in pellegrinaggio alla tomba del Santo.
Entrando, infatti, in quella Cripta, o meglio “Chiesa inferiore”, si ha quasi la sensazione che gli ideatori di quell’opera siano andati all’affannosa ricerca (riuscendoci in pieno) della realizzazione di qualcosa di nuovo, di diverso, di esageratamente spettacolare, con tutto quello splendore diffuso dallo scintillio di ori largamente profusi in una luce abbagliante, tutte cose delle quali la Chiesa, specialmente nell’attuale momento, non ne ha proprio il bisogno e rendendo, così, quel luogo stesso (ove, tra l’altro, non potrà essere accesa nessuna candela, per non deturpare un così prezioso soffitto) veramente poco idoneo ad accogliere il pellegrino “vero”, quello, cioè, che intraprende il viaggio per San Giovanni Rotondo per raccogliersi, devotamente, in preghiera sulla tomba del Santo e che, invece, si verrebbe a trovare in un luogo che al raccoglimento ed alla preghiera non induce affatto, ma solo alla distrazione ed all’attenzione di tutto ciò che lo circonda, in maniera davvero insolita, con tutti i conseguenti ed inevitabili commenti, non importa se d’ammirazione ed approvazione o di malevoli critiche ed inutili polemiche.
Non può, comunque, sottacersi che, in un mondo ove predomina la ricerca smodata della ricchezza e del benessere, da conseguirsi ad ogni costo, lasciando prevalere il proprio egoismo sui bisogni altrui, quel luogo, certamente, non appare in linea con quei principi di amore, di solidarietà e, soprattutto, di sobrietà che, invece, purtroppo solo a parole, vengono a gran voce predicati, sicché potrebbe apparire opportuno, su di esso, abbassare un po’ le luci.
Con queste mie brevi annotazioni non era, certo, mia intenzione fare un “predica” che non mi competeva affatto (soprattutto per la pochezza del pulpito dal quale perverrebbe), ma solo manifestare qualche perplessità di un comune credente, di fronte a qualcosa istintivamente non ritenuta opportuna, anche se la maggioranza dei visitatori, visitando quel sacro luogo, possa trarne diverse conclusioni. Mi sia, comunque, consentito di concludere formulando un auspicio: che le venerate spoglie mortali di Padre Pio restino lì, dove attualmente si trovano.
Federico P non è in linea   Rispondi citando
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