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| Principale Le attività del Santo Padre e altre notizie di attualità ecclesiale. |
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L'UDIENZA GENERALE, 07.07.2010
L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di pellegrini e di fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nel discorso in lingua italiana, il Papa, continuando il ciclo di catechesi sui grandi teologi del Medioevo, si è soffermato sulla figura del Beato Giovanni Duns Scoto. Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti. CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA Cari fratelli e sorelle, questa mattina - dopo alcune catechesi su diversi grandi teologi - voglio presentarvi un’altra figura importante nella storia della teologia: si tratta del beato Giovanni Duns Scoto, vissuto alla fine del secolo XIII. Un’antica iscrizione sulla sua tomba riassume le coordinate geografiche della sua biografia: "l’Inghilterra lo accolse; la Francia lo istruì; Colonia, in Germania, ne conserva i resti; in Scozia egli nacque". Non possiamo trascurare queste informazioni, anche perché possediamo ben poche notizie sulla vita di Duns Scoto. Egli nacque probabilmente nel 1266 in un villaggio, che si chiamava proprio Duns, nei pressi di Edimburgo. Attratto dal carisma di san Francesco d’Assisi, entrò nella Famiglia dei Frati minori, e nel 1291, fu ordinato sacerdote. Dotato di un’intelligenza brillante e portata alla speculazione - quell’intelligenza che gli meritò dalla tradizione il titolo di Doctor subtilis, "Dottore sottile"- Duns Scoto fu indirizzato agli studi di filosofia e di teologia presso le celebri Università di Oxford e di Parigi. Conclusa con successo la formazione, intraprese l’insegnamento della teologia nelle Università di Oxford e di Cambridge, e poi di Parigi, iniziando a commentare, come tutti i Maestri del tempo, le Sentenze di Pietro Lombardo. Le opere principali di Duns Scoto rappresentano appunto il frutto maturo di queste lezioni, e prendono il titolo dai luoghi in cui egli insegnò: Opus Oxoniense (Oxford), Reportatio Cambrigensis (Cambridge), Reportata Parisiensia (Parigi). Da Parigi si allontanò quando, scoppiato un grave conflitto tra il re Filippo IV il Bello e il Papa Bonifacio VIII, Duns Scoto preferì l’esilio volontario, piuttosto che firmare un documento ostile al Sommo Pontefice, come il re aveva imposto a tutti i religiosi. Così – per amore alla Sede di Pietro –, insieme ai Frati francescani, abbandonò il Paese. Cari fratelli e sorelle, questo fatto ci invita a ricordare quante volte, nella storia della Chiesa, i credenti hanno incontrato ostilità e subito perfino persecuzioni a causa della loro fedeltà e della loro devozione a Cristo, alla Chiesa e al Papa. Noi tutti guardiamo con ammirazione a questi cristiani, che ci insegnano a custodire come un bene prezioso la fede in Cristo e la comunione con il Successore di Pietro e, così, con la Chiesa universale. Tuttavia, i rapporti fra il re di Francia e il successore di Bonifacio VIII ritornarono ben presto amichevoli, e nel 1305 Duns Scoto poté rientrare a Parigi per insegnarvi la teologia con il titolo di Magister regens, oggi si direbbe professore ordinario. Successivamente, i Superiori lo inviarono a Colonia come professore dello Studio teologico francescano, ma egli morì l’8 novembre del 1308, a soli 43 anni di età, lasciando, comunque, un numero rilevante di opere. A motivo della fama di santità di cui godeva, il suo culto si diffuse ben presto nell’Ordine francescano e il Venerabile Papa Giovanni Paolo II volle confermarlo solennemente beato il 20 Marzo 1993, definendolo "cantore del Verbo incarnato e difensore dell’Immacolata Concezione". In questa espressione è sintetizzato il grande contributo che Duns Scoto ha offerto alla storia della teologia. Anzitutto, egli ha meditato sul Mistero dell’Incarnazione e, a differenza di molti pensatori cristiani del tempo, ha sostenuto che il Figlio di Dio si sarebbe fatto uomo anche se l’umanità non avesse peccato. Egli afferma nella "Reportata Parisiensa": "Pensare che Dio avrebbe rinunciato a tale opera se Adamo non avesse peccato sarebbe del tutto irragionevole! Dico dunque che la caduta non è stata la causa della predestinazione di Cristo, e che - anche se nessuno fosse caduto, né l’angelo né l’uomo - in questa ipotesi Cristo sarebbe stato ancora predestinato nella stessa maniera" (in III Sent., d. 7, 4). Questo pensiero, forse un po’ sorprendente, nasce perché per Duns Scoto l’Incarnazione del Figlio di Dio, progettata sin dall’eternità da parte di Dio Padre nel suo piano di amore, è compimento della creazione, e rende possibile ad ogni creatura, in Cristo e per mezzo di Lui, di essere colmata di grazia, e dare lode e gloria a Dio nell’eternità. Duns Scoto, pur consapevole che, in realtà, a causa del peccato originale, Cristo ci ha redenti con la sua Passione, Morte e Risurrezione, ribadisce che l’Incarnazione è l’opera più grande e più bella di tutta la storia della salvezza, e che essa non è condizionata da nessun fatto contingente, ma è l’idea originale di Dio di unire finalmente tutto il creato con se stesso nella persona e nella carne del Figlio. Fedele discepolo di san Francesco, Duns Scoto amava contemplare e predicare il Mistero della Passione salvifica di Cristo, espressione dell’amore immenso di Dio, il Quale comunica con grandissima generosità al di fuori di sé i raggi della Sua bontà e del Suo amore (cfr Tractatus de primo principio, c. 4). E questo amore non si rivela solo sul Calvario, ma anche nella Santissima Eucaristia, della quale Duns Scoto era devotissimo e che vedeva come il Sacramento della presenza reale di Gesù e come il Sacramento dell’unità e della comunione che induce ad amarci gli uni gli altri e ad amare Dio come il Sommo Bene comune (cfr Reportata Parisiensia, in IV Sent., d. 8, q. 1, n. 3). Cari fratelli e sorelle, questa visione teologica, fortemente "cristocentrica", ci apre alla contemplazione, allo stupore e alla gratitudine: Cristo è il centro della storia e del cosmo, è Colui che dà senso, dignità e valore alla nostra vita! Come a Manila il Papa Paolo VI, anch’io oggi vorrei gridare al mondo: "[ Cristo] è il rivelatore del Dio invisibile, è il primogenito di ogni creatura, è il fondamento di ogni cosa; Egli è il Maestro dell’umanità, è il Redentore; Egli è nato, è morto, è risorto per noi; Egli è il centro della storia e del mondo; Egli è Colui che ci conosce e che ci ama; Egli è il compagno e l’amico della nostra vita... Io non finirei più di parlare di Lui" (Omelia, 29 novembre 1970). Non solo il ruolo di Cristo nella storia della salvezza, ma anche quello di Maria è oggetto della riflessione del Doctor subtilis. Ai tempi di Duns Scoto la maggior parte dei teologi opponeva un’obiezione, che sembrava insormontabile, alla dottrina secondo cui Maria Santissima fu esente dal peccato originale sin dal primo istante del suo concepimento: di fatto, l’universalità della Redenzione operata da Cristo, a prima vista, poteva apparire compromessa da una simile affermazione, come se Maria non avesse avuto bisogno di Cristo e della sua redenzione. Perciò i teologi si opponevano a questa tesi. Duns Scoto, allora, per far capire questa preservazione dal peccato originale, sviluppò un argomento che verrà poi adottato anche dal beato Papa Pio IX nel 1854, quando definì solennemente il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria. E questo argomento è quello della "Redenzione preventiva", secondo cui l’Immacolata Concezione rappresenta il capolavoro della Redenzione operata da Cristo, perché proprio la potenza del suo amore e della sua mediazione ha ottenuto che la Madre fosse preservata dal peccato originale. Quindi Maria è totalmente redenta da Cristo, ma già prima della concezione. I Francescani, suoi confratelli, accolsero e diffusero con entusiasmo questa dottrina, e altri teologi – spesso con solenne giuramento – si impegnarono a difenderla e a perfezionarla. A questo riguardo, vorrei mettere in evidenza un dato, che mi pare importante. Teologi di valore, come Duns Scoto circa la dottrina sull’Immacolata Concezione, hanno arricchito con il loro specifico contributo di pensiero ciò che il Popolo di Dio credeva già spontaneamente sulla Beata Vergine, e manifestava negli atti di pietà, nelle espressioni dell’arte e, in genere, nel vissuto cristiano. Così la fede sia nell’Immacolata Concezione, sia nell’Assunzione corporale della Vergine era già presente nel Popolo di Dio, mentre la teologia non aveva ancora trovato la chiave per interpretarla nella totalità della dottrina della fede. Quindi il Popolo di Dio precede i teologi e tutto questo grazie a quel soprannaturale sensus fidei, cioè a quella capacità infusa dallo Spirito Santo, che abilita ad abbracciare la realtà della fede, con l’umiltà del cuore e della mente. In questo senso, il Popolo di Dio è "magistero che precede", e che poi deve essere approfondito e intellettualmente accolto dalla teologia. Possano sempre i teologi mettersi in ascolto di questa sorgente della fede e conservare l’umiltà e la semplicità dei piccoli! L’avevo ricordato qualche mese fa dicendo: "Ci sono grandi dotti, grandi specialisti, grandi teologi, maestri della fede, che ci hanno insegnato molte cose. Sono penetrati nei dettagli della Sacra Scrittura… ma non hanno potuto vedere il mistero stesso, il vero nucleo... L’essenziale è rimasto nascosto! Invece, ci sono anche nel nostro tempo i piccoli che hanno conosciuto tale mistero. Pensiamo a santa Bernardette Soubirous; a santa Teresa di Lisieux, con la sua nuova lettura della Bibbia ‘non scientifica’, ma che entra nel cuore della Sacra Scrittura" (Omelia. S. Messa con i Membri della Commissione Teologica Internazionale, 1 dicembre 2009). Infine, Duns Scoto ha sviluppato un punto a cui la modernità è molto sensibile. Si tratta del tema della libertà e del suo rapporto con la volontà e con l’intelletto. Il nostro autore sottolinea la libertà come qualità fondamentale della volontà, iniziando una impostazione di tendenza volontaristica, che si sviluppò in contrasto con il cosiddetto intellettualismo agostiniano e tomista. Per san Tommaso d’Aquino, che segue sant’Agostino, la libertà non può considerarsi una qualità innata della volontà, ma il frutto della collaborazione della volontà e dell’intelletto. Un’idea della libertà innata e assoluta collocata nella volontà che precede l’intelletto, sia in Dio che nell’uomo, rischia, infatti, di condurre all’idea di un Dio che non sarebbe legato neppure alla verità e al bene. Il desiderio di salvare l’assoluta trascendenza e diversità di Dio con un’accentuazione così radicale e impenetrabile della sua volontà non tiene conto che il Dio che si è rivelato in Cristo è il Dio "logos", che ha agito e agisce pieno di amore verso di noi. Certamente, come afferma Duns Scoto nella linea della teologia francescana, l’amore supera la conoscenza ed è capace di percepire sempre di più del pensiero, ma è sempre l’amore del Dio "logos" (cfr Benedetto XVI, Discorso a Regensburg, Insegnamenti di Benedetto XVI, II [2006], p. 261). Anche nell’uomo l’idea di libertà assoluta, collocata nella volontà, dimenticando il nesso con la verità, ignora che la stessa libertà deve essere liberata dei limiti che le vengono dal peccato. Parlando ai seminaristi romani - l’anno scorso - ricordavo che "la libertà in tutti i tempi è stata il grande sogno dell'umanità, sin dagli inizi, ma particolarmente nell'epoca moderna" (Discorso al Pontificio Seminario Romano Maggiore, 20 febbraio 2009). Però, proprio la storia moderna, oltre alla nostra esperienza quotidiana, ci insegna che la libertà è autentica, e aiuta alla costruzione di una civiltà veramente umana, solo quando è riconciliata con la verità. Se è sganciata dalla verità, la libertà diventa tragicamente principio di distruzione dell’armonia interiore della persona umana, fonte di prevaricazione dei più forti e dei violenti, e causa di sofferenze e di lutti. La libertà, come tutte le facoltà di cui l’uomo è dotato, cresce e si perfeziona, afferma Duns Scoto, quando l’uomo si apre a Dio, valorizzando quella disposizione all’ascolto della Sua voce, che egli chiama potentia oboedientialis: quando noi ci mettiamo in ascolto della Rivelazione divina, della Parola di Dio, per accoglierla, allora siamo raggiunti da un messaggio che riempie di luce e di speranza la nostra vita e siamo veramente liberi. Cari fratelli e sorelle, il beato Duns Scoto ci insegna che nella nostra vita l’essenziale è credere che Dio ci è vicino e ci ama in Cristo Gesù, e coltivare, quindi, un profondo amore a Lui e alla sua Chiesa. Di questo amore noi siamo i testimoni su questa terra. Maria Santissima ci aiuti a ricevere questo infinito amore di Dio di cui godremo pienamente in eterno nel Cielo, quando finalmente la nostra anima sarà unita per sempre a Dio, nella comunione dei santi. [01017-01.01] [Testo originale: Italiano] SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE ○ Sintesi della catechesi in lingua francese Né vers 1266 en Écosse, le Bienheureux Jean Duns Scot, chers pèlerins francophones, embrassa le charisme franciscain. ‘Chantre du Verbe incarné’, celui qui sera appelé le Docteur subtile, soutient que l’Incarnation du Logos est l’œuvre la plus grande et la plus belle de toute l’histoire du salut. Elle est la révélation de l’éternel amour divin qui se manifeste aussi dans le Mystère de la Passion salvifique et dans le Saint Sacrement. Centre de l’histoire et du cosmos, le Christ donne sens, dignité et valeur à notre vie. Par sa doctrine de la « Rédemption préventive », Duns Scot affirme que l’Immaculée Conception, dont il est le ‘défenseur’, est le chef-d’œuvre de la Rédemption opérée par le Christ. Il nous interpelle aussi, aujourd’hui, sur le sens de la liberté. Détachée de la vérité, la liberté détruit l’harmonie intérieure de la personne humaine et engendre la souffrance. Elle se perfectionne quand l’homme s’ouvre à Dieu, accueille sa Parole et se met à l’écoute de la Révélation. Chers frères et sœurs, la profondeur de la pensée de Duns Scot provient de son humilité et de la contemplation des saints mystères. Puissions-nous considérer la communion avec Dieu, avec le Successeur de Pierre et avec l’Église universelle comme un bien précieux. Que la Vierge Immaculée nous y aide ! J’accueille avec joie les pèlerins francophones, surtout les jeunes. Je vous exhorte, chers collégiens, lycéens et servants d’autel, à faire croître votre amour pour le Saint Sacrement et pour la Vierge Immaculée. Puissiez-vous aussi vous laisser guider par l’Esprit Saint pour témoigner joyeusement et librement des vérités de la foi chrétienne ! N’ayez pas honte de votre foi et soyez fiers d’être catholiques ! Bon pèlerinage et bonnes vacances ! [01018-03.01] [Texte original: Français] ○ Sintesi della catechesi in lingua inglese Dear Brothers and Sisters, In our catechesis on medieval Christian culture, we now turn to the distinguished Franciscan theologian, Blessed John Duns Scotus. A native of Scotland, he taught at the universities of Oxford, Cambridge and Paris. Duns Scotus is best known today for his contribution to the development of Christian thought in three areas. First, he held that the Incarnation was not directly the result of Adam’s sin, but a part of God’s original plan of creation, in which every creature, in and through Christ, is called to be perfected in grace and to glorify God for ever. In this great Christocentric vision, the Incarnate Word appears as the centre of history and the cosmos. Secondly, Scotus argued that our Lady’s preservation from original sin was a privilege granted in view of her Son’s redemptive passion and death; this theory was to prove decisive for the eventual definition of the dogma of the Immaculate Conception. Finally, Duns Scotus paid great attention to the issue of human freedom, although by situating it principally in the will, he sowed the seeds of a trend in later theology that risked detaching freedom from its necessary relation to truth. May the teaching and example of Blessed John Duns Scotus help us to understand that we attain happiness, freedom and perfection by opening ourselves to God’s gracious self-revelation in Christ Jesus. I offer a warm welcome to the members of the General Chapter of the Congregation of Holy Cross, together with my prayerful good wishes for the spiritual fruitfulness of your deliberations. Upon all the English-speaking visitors present at today’s Audience, especially the groups from Wales, Ireland, the Philippines, Canada and the United States of America, I invoke God’s abundant blessings. [01019-02.01] [Original text: English] ○ Sintesi della catechesi in lingua tedesca Liebe Brüder und Schwestern! In der heutigen Audienz möchte ich den seligen Johannes Duns Scotus vorstellen. Die geographischen Koordinaten des Lebens dieses mittelalterlichen Franziskanertheologen, der 1308 mit 43 Jahren in Köln gestorben ist, finden wir in einer alten Inschrift auf seinem Grab, wo es heißt: »England hat ihn aufgenommen; Frankreich hat ihn unterrichtet; Köln in Deutschland bewahrt seine sterblichen Reste; in Schottland wurde er geboren.« Aus seinem theologischen Werk, das aus seiner Lehrtätigkeit in Oxford, Cambridge und Paris hervorgegangen ist, möchte ich zwei Themen herausgreifen, die er mit großem Scharfsinn dargelegt hat. Wie sein Ordensvater Franziskus widmete sich Duns Scotus besonders der Betrachtung des Geheimnisses der Menschwerdung Gottes. Anders als viele seiner Zeitgenossen sah er darin nicht in erster Linie die Antwort auf die Tragik des Sündenfalls, sondern er war überzeugt, daß der Sohn Gottes auch Mensch geworden wäre ohne die Sünde Adams, weil Gottes Plan von Anfang an umfaßte, daß am Ende die ganze Schöpfung in seinem kreaturgewordenen und gottseienden Sohn zusammengefaßt würde, um so Schöpfung und Gott miteinander zu vereinigen. So ist für ihn die Inkarnation Mittelpunkt des Denkens Gottes, Mittelpunkt der Schöpfung und der Heilsgeschichte. Der zweite Punkt, auf den ich hinweisen möchte, besteht darin, daß Duns Scotus die Frage der Unbefleckten Empfängnis, das heißt der Bewahrung Marias vor der Erbsünde, dargestellt hat. Es bestand ja der Einwand: Wenn Maria ohne Erbsünde geboren ist, dann brauchte sie die Erlösung durch Christus nicht, und das kann nicht sein. Duns Scotus hat gezeigt, daß sie vorerlöst ist, daß sie – in der erlösenden Liebe Gottes eingeschlossen – schon von Anfang an von dieser Liebe getragen und durchdrungen ist. Dazu hat er uns das Besondere dieses Geheimnisses und das Ganze der marianischen Wirklichkeit neu vor Augen gestellt. Der Glaubenssinn des Gottesvolkes hatte dies schon lange geglaubt, ohne die theologischen Formeln dafür zu haben. Dies ist ein typisches Beispiel, daß oft der Glaube des Gottesvolkes dem Denken der Theologen vorangeht. Und erst als das Denken der Theologen alles genügend geklärt hatte, konnte 1854 Papst Pius IX. dieses Dogma von der Erbsündenbewahrung Marias verkünden. In alledem sehen wir die große Liebe des seligen Duns Scotus zu Christus als Mitte aller Wirklichkeit und zu Maria, die für den Sohn Gottes das Tor in die Schöpfung herein geworden ist. Ganz herzlich begrüße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher. Für den seligen Johannes Duns Scotus stand Christus im Zentrum der Geschichte und der Schöpfung, und das war für ihn nicht nur eine Theorie, sondern auf ihn hat er sein ganzes Leben ausgerichtet und so die wahre Freiheit gefunden. Das soll uns allen ein Ansporn sein, gerade auch in den Sommermonaten mehr Zeit für das Gebet zu finden, um Christus nahe zu sein und in der Liebe zu ihm und so in der Wahrheit unserer selbst zu wachsen. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Aufenthalt in Rom. [01020-05.01] [Originalsprache: Deutsch] ○ Sintesi della catechesi in lingua spagnola Queridos hermanos y hermanas: Juan Duns Escoto nació al final del siglo trece, probablemente en un pueblo de Escocia llamado Duns. Entró en los franciscanos menores y fue ordenado sacerdote. Por su inteligencia brillante se le conoce con el nombre de Doctor sutil. Estudió en París y enseñó teología en las universidades de Oxford, Cambridge y París, donde tuvo que interrumpir sus clases por fidelidad al Papa Bonifacio Octavo, en su famosa disputa con el rey Felipe Cuarto el Hermoso. Posteriormente, ejerció su magisterio en Colonia, donde falleció repentinamente a la edad de cuarenta y tres años. Nos ha legado numerosas y profundas reflexiones. Apenas murió, el pueblo y los franciscanos lo veneraron como santo. El Papa Juan Pablo Segundo lo declaró beato en el año mil novecientos noventa y tres, definiéndolo como "cantor del Verbo encarnado y defensor de la Inmaculada Concepción de María". Esas pocas palabras sintetizan la notable aportación que Duns Escoto hizo a la historia de la teología. Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de la Parroquia de la Inmaculada Concepción de Mengíbar, a los componentes de la Escolanía de la Santa Iglesia Catedral de Jaén, así como a los demás grupos venidos de España y Latinoamérica. Siguiendo a Juan Duns Escoto, os invito a custodiar como un tesoro la fe en Cristo y la comunión con el Sucesor de San Pedro. Muchas gracias. [01021-04.01] [Texto original: Español] ○ Sintesi della catechesi in lingua portoghese Queridos irmãos e irmãs, Dotado de uma inteligência brilhante inclinada à especulação, que lhe valeu o título de "Doutor sutil", o Beato João Duns Escoto pode ter a sua vida resumida nas palavras duma antiga inscrição que se encontra na sua tumba: "A Inglaterra o acolheu; a França o instruiu; Colônia, na Alemanha, conserva os seus restos; na Escócia ele nasceu". Atraído pelo carisma de São Francisco de Assis, ingressou na Ordem dos Frades Menores, caracterizando a sua vida e pensamento por um forte cristocentrismo, pela defesa da Imaculada Conceição de Maria e por um profundo amor ao Papa. Sobre o Filho de Deus, alegava que este teria se encarnado mesmo sem que a humanidade tivesse pecado, uma vez que a Encarnação estaria projetada desde a eternidade por Deus Pai no seu plano amoroso. De fato, esse amor imenso de Deus se revelaria na Paixão salvífica de Cristo e na Eucaristia, da qual Duns Escoto afirmava ser o sacramento da Unidade e da Comunhão que leva a nos amar uns aos outros e amar a Deus como Sumo Bem comum. Seguindo o sensus fidei do Povo de Deus desenvolveu o argumento da "Redenção Preventiva" segundo a qual a Imaculada Conceição representa a Obra prima da Redenção operada por Cristo, ao preservar Maria da mancha do pecado original. Morreu ainda jovem, com fama de santidade, legando um número relevante de obras. Uma saudação cordial aos peregrinos de língua portuguesa, com votos de que sejais sobre esta terra testemunhas do Amor de Cristo, consolidando a fé que professais através da visita às tumbas dos Apóstolos Pedro e Paulo. Que Deus vos abençoe! [01022-06.01] [Texto original: Português] SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE ○ Saluto in lingua polacca PolaccoDrodzy pielgrzymi polscy! Wam obecnym tu dzisiaj i waszym rodakom, bardzo dziękuję za to, że w ciągu roku tak licznie przybywacie do Rzymu, do Grobów świętych Apostołów i Sługi Bożego Jana Pawła II. Umocnieni wiarą świętych, pamiętajcie o chrześcijańskich korzeniach waszego życia. Serdecznie was pozdrawiam, błogosławię i proszę o modlitwę w dniach mojego pobytu w Castel Gandolfo. [Cari pellegrini polacchi! A voi qui presenti oggi e ai vostri connazionali esprimo il mio cordiale ringraziamento perché durante tutto l’anno così numerosi giungete a Roma alle tombe dei Santi Apostoli e a quella del Servo di Dio Giovanni Paolo II. Confermati dalla fede dei santi conservate la memoria delle radici della vostra vita. Vi saluto di cuore, vi benedico e chiedo la vostra preghiera nei giorni del mio soggiorno a Castel Gandolfo.] [01023-09.01] [Testo originale: Polacco] ○ Saluto in lingua ungherese Szeretettel köszöntöm a magyar zarándokokat, különösen azokat, akik Győrből és Marosvásárhelyről érkeztek. Mindannyiotoknak jó pihenést kívánok a nyári vakáció alatt. Kísérjen Benneteket apostoli áldásom. Dicsértessék a Jézus Krisztus! [Saluto con affetto i fedeli di lingua ungherese, specialmente i Membri dei gruppi di Győr e di Trgu Mures. Auguro a tutti voi delle buone vacanze. Vi accompagni la mia Benedizione Sia lodato Gesù Cristo!] [01024-AA.01] [Testo originale: Ungherese] ○ Saluto in lingua slovacca S láskou pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z Dlhého Poľa, Soblahova a Mníchovej Lehoty. Bratia a sestry, predvčerom Slovensko slávilo sviatok svätých bratov Cyrila a Metoda. Oni sú pre vás vzorom vernosti Kristovi a Apoštolskému Stolcu. Buďte verní tomuto ich vznešenému odkazu. Ochotne žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus! [Saluto con affetto i pellegrini slovacchi, particolarmente quelli provenienti da Dlhé Pole, Soblahov e Mníchova Lehota. Fratelli e sorelle, l’altro ieri la Slovacchia ha celebrato la festa dei Santi fratelli Cirillo e Metodio. Essi sono per voi modello di fedeltà a Cristo e alla Sede Apostolica. Siate fedeli a questo sublime esempio. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!] [01025-AA.01] [Testo originale: Slovacco] ○ Saluto in lingua croata Radosno pozdravljam i blagoslivljam sve hrvatske hodočasnike! Vaše hodočašće u Rim i posjet grobovima apostola neka učvrsti vašu vjeru kako biste oduševljeno svjedočili kršćansku nadu i ljubili bližnje. Hvaljen Isus i Marija! [Con gioia saluto e benedico tutti i pellegrini Croati. Il vostro pellegrinaggio all’Urbe e la visita alle tombe degli Apostoli rafforzi la vostra fede, affinché con entusiasmo possiate testimoniare la speranza cristiana e amare gli altri. Siano lodati Gesù e Maria!] [01026-AA.01] [Testo originale: Croato] ○ Saluto in lingua italiana Sono lieto di accogliere i Figli dell’Immacolata Concezione, che si accingono a celebrare il Capitolo Generale. Cari fratelli, il tema della vostra assemblea capitolare è una parola forte di Dio rivolta al suo popolo: "Scegli la vita" (Dt 30,19). Vi incoraggio ad operare, sulle orme del Beato Luigi Monti, scelte sagge e generose al servizio della vita. Vorrei estendere questo augurio anche al Capitolo Generale delle Piccole Apostole della Redenzione, che saluto con affetto. Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, in particolare la Delegazione della Provincia Monza Brianza, istituita un anno fa, con l’auspicio di una proficua attività a vantaggio del bene comune. Un augurio speciale rivolgo anche alla Federazione Italiana Sport Disabilità Intellettiva. Infine il mio pensiero va ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Ieri ricorreva la memoria liturgica di santa Maria Goretti, vergine e martire: una ragazza che, seppure giovanissima, seppe dimostrare forza e coraggio contro il male. La invoco per voi, cari giovani, perché vi aiuti a scegliere sempre il bene, anche quando costa; per voi, cari malati, perché vi sostenga nel sopportare le sofferenze quotidiane; e per voi, cari sposi novelli, affinché il vostro amore sia sempre fedele e colmo di rispetto reciproco. [01027-01.01] [Testo originale: Italiano] BENEDIZIONE DELLA STATUA DI SANT’ANNIBALE MARIA DI FRANCIA (1851-1927) Prima dell’Udienza Generale di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in Piazza dei Protomartiri Romani per benedire la statua di Sant’Annibale Maria di Francia (1851-1927) collocata nella prima nicchia, all’Arco delle Campane della Basilica di San Pietro, tra i santi fondatori degli Istituti religiosi. Al termine della funzione religiosa il Papa ha pronunciato una preghiera sulla vocazione e la cura degli orfani e dei poveri, cuore dell’apostolato di Sant’Annibale Maria di Francia. [01028-01.01] [B0450-XX.01] fonte: Sala Stampa della Santa Sede |
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Messaggio al capitolo generale dei rogazionisti Nuovi linguaggi e modi per annunciare il Vangelo agli uomini È necessario rispondere alla "grande sfida dell'inculturazione" ricercando linguaggi e modi comprensibili per annunciare il Vangelo agli uomini del nostro tempo. Lo scrive il Papa nel messaggio inviato ai delegati all'assemblea capitolare dei rogazionisti del Cuore di Gesù, apertasi lunedì 5 luglio, presso il centro di spiritualità Rogate di Morlupo (Roma). Ai Delegati all'Assemblea capitolare dei Rogazionisti del Cuore di Gesù In occasione del vostro XI Capitolo Generale, desidero unirmi spiritualmente a voi, che state vivendo un evento di grazia: esso è valido richiamo a tornare sempre più alle radici della vostra Congregazione, ad approfondire il carisma per poterlo poi incarnare nell'attuale contesto socio-culturale, nei modi più idonei. In questi intensi giorni, volete focalizzare la vostra attenzione sul tema "La Regola di vita, espressione della consacrazione, garanzia dell'identità carismatica, sostegno della comunione fraterna, progetto di missione". Voi intendete rivedere e approvare le Costituzioni e le Norme del vostro Istituto per adeguarle specialmente alla nuova sensibilità ecclesiale scaturita dal Concilio Vaticano II e codificata nel vigente Codice di Diritto Canonico. Tale impegno riveste particolare importanza, poiché si tratta di presentare all'intera Famiglia religiosa i testi dì riferimento sui quali ognuno dovrà conformare la propria esperienza di vita fraterna e apostolica, per essere segno eloquente dell'amore di Dio e strumento di salvezza in ogni ambiente. Iddio benedica questi vostri propositi! Perché ciò sia fruttuoso occorre che conserviate fedelmente il patrimonio spirituale tramandatovi dal vostro fondatore, sant'Annibale Maria Di Francia, che amò con intensità il Cristo, e a Lui sempre si ispirò nell'attuazione di un provvido apostolato vocazionale come pure di una coraggiosa opera in favore del prossimo bisognoso. Seguite il suo esempio e proseguitene con gioia la missione valida ancora oggi, pur se sono mutate le condizioni sociali in cui viviamo. In particolare, diffondete sempre più lo spirito di preghiera e di sollecitudine per tutte le vocazioni nella Chiesa; siate solerti operai per l'avvento del Regno di Dio, dedicandovi con ogni energia all'evangelizzazione e alla promozione umana. La grande sfida dell'inculturazione vi chiede oggi di annunciare la Buona Novella con linguaggi e modi comprensibili agli uomini del nostro tempo, coinvolti in processi sociali e culturali in rapida trasformazione. Vasto pertanto è il campo di apostolato che si apre dinanzi a voi! Come il vostro Fondatore, donate la vostra esistenza a quanti hanno "sete" di speranza, coltivate un'autentica passione educativa soprattutto per i giovani, spendetevi con una generosa attività pastorale tra la gente, specialmente a favore di quanti soffrono nel corpo e nello spirito. A tale proposito, mi piace ripetere a voi quanto dissi recentemente, quasi a conclusione dell'Anno Sacerdotale: "Ogni Pastore è il tramite attraverso il quale Cristo stesso ama gli uomini: è mediante il nostro ministero - cari sacerdoti -, è attraverso di noi che il Signore raggiunge le anime, le istruisce, le custodisce, le guida" (Udienza Generale: L'Osservatore Romano, 27 maggio 2010, p. 1). La vostra Congregazione vanta una lunga storia, scritta da coraggiosi testimoni di Cristo e del Vangelo. In questa scia siete chiamati oggi a camminare con rinnovato zelo per spingervi, con profetica libertà e saggio discernimento, su ardite strade apostoliche e frontiere missionarie, coltivando una stretta collaborazione con i Vescovi e le altre componenti della Comunità ecclesiale. I vasti orizzonti dell'evangelizzazione e l'urgente necessità di testimoniare il messaggio evangelico a tutti, senza distinzioni, costituiscono il campo del vostro apostolato. Tanti attendono ancora di conoscere Gesù, unico Redentore dell'uomo, e non poche situazioni di ingiustizia e di disagio morale e materiale interpellano i credenti. Una così urgente missione richiede incessante conversione personale e comunitaria. Solo cuori totalmente aperti all'azione della Grazia sono in grado di interpretare i segni dei tempi e di cogliere gli appelli dell'umanità bisognosa di speranza e di pace. Rifulga nei vari campi del vostro servizio ecclesiale l'adesione fedele a Cristo e al suo Vangelo. La Vergine Santa, Regina delle vocazioni e Madre dei sacerdoti, vi protegga, vi aiuti e sia la guida sicura del cammino della vostra Famiglia religiosa, perché possa portare a compimento ogni suo progetto di bene. Con questi auspici, mentre assicuro il mio affettuoso ricordo nella preghiera per ciascuno di voi e per i vostri lavori capitolari, di cuore vi imparto la mia Benedizione, che volentieri "estendo a tutti i Rogazionisti, alle Figlie del Divino Zelo e a quanti incontrate nel vostro quotidiano apostolato. BENEDICTUS PP XVI (©L'Osservatore Romano - 8 luglio 2010) |
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LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 11.07.2010
Dal pomeriggio di mercoledì 7 luglio, il Santo Padre Benedetto XVI si trova nella residenza pontificia di Castel Gandolfo per trascorrere il periodo di riposo estivo. Alle ore 12 di oggi, il Papa si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti. Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana: PRIMA DELL’ANGELUS Cari fratelli e sorelle, Da qualche giorno - come vedete - ho lasciato Roma per il soggiorno estivo di Castel Gandolfo. Ringrazio Dio che mi offre questa possibilità di riposo. Ai cari abitanti di questa bella cittadina, dove torno sempre volentieri, rivolgo il mio cordiale saluto. Il Vangelo di questa domenica si apre con la domanda che un dottore della Legge pone a Gesù: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (Lc 10,25). Sapendolo esperto nelle Sacre Scritture, il Signore invita quell’uomo a dare lui stesso la risposta, che, infatti, egli formula perfettamente, citando i due comandamenti principali: amare Dio con tutto il cuore, tutta la mente e tutte le forze, e amare il prossimo come se stessi. Allora il dottore della Legge, quasi per giustificarsi, chiede: "E chi è mio prossimo?" (Lc 10,29). Questa volta, Gesù risponde con la celebre parabola del "buon Samaritano" (cfr Lc 10,30-37), per indicare che sta a noi farci "prossimo" di chiunque abbia bisogno di aiuto. Il Samaritano, infatti, si fa carico della condizione di uno sconosciuto, che i briganti hanno lasciato mezzo morto lungo la strada; mentre un sacerdote e un levita erano passati oltre, forse pensando che a contatto con il sangue, in base ad un precetto, si sarebbero contaminati. La parabola, pertanto, deve indurci a trasformare la nostra mentalità secondo la logica di Cristo, che è la logica della carità: Dio è amore, e rendergli culto significa servire i fratelli con amore sincero e generoso. Questo racconto evangelico offre il "criterio di misura", cioè "l’universalità dell’amore che si volge verso il bisognoso incontrato «per caso» (cfr Lc 10,31), chiunque egli sia" (Enc. Deus caritas est, 25). Accanto a questa regola universale, vi è anche un’esigenza specificamente ecclesiale: che "nella Chiesa stessa, in quanto famiglia, nessun membro soffra perché nel bisogno" (ibid.). Il programma del cristiano, appreso dall’insegnamento di Gesù, è "un cuore che vede" dove c’è bisogno di amore, e agisce in modo conseguente (cfr ivi, 31). Cari amici, desidero anche ricordare che oggi la Chiesa fa memoria di san Benedetto da Norcia - il grande Patrono del mio Pontificato - padre e legislatore del monachesimo occidentale. Egli, come narra san Gregorio Magno, "fu un uomo di vita santa … di nome e per grazia" (Dialogi, II, 1: Bibliotheca Gregorii Magni IV, Roma 2000, p. 136). "Scrisse una Regola per i monaci … specchio di un magistero incarnato nella sua persona: infatti il santo non poté nel modo più assoluto insegnare diversamente da come visse" (Ivi, II, XXXVI: cit., p. 208). Il Papa Paolo VI proclamò san Benedetto Patrono d’Europa il 24 ottobre 1964, riconoscendone l’opera meravigliosa svolta per la formazione della civiltà europea. Affidiamo alla Vergine Maria il nostro cammino di fede e, in particolare, questo tempo di vacanze, affinché i nostri cuori non perdano mai di vista la Parola di Dio e i fratelli in difficoltà. [01040-01.01] [Testo originale: Italiano] DOPO L’ANGELUS Chers frères et sœurs francophones, soyez les bienvenus à Castel Gandolfo! L’Évangile de ce jour nous rappelle que le vrai croyant sait se distinguer par son amour pour tout être humain, spécialement pour les marginalisés. Sans la charité et la miséricorde, notre pratique chrétienne ne porte pas de fruit. Par l’intercession de la Vierge Marie et de saint Benoît, Patron d’Europe, puissiez-vous consolider votre vie spirituelle durant vos vacances ! Bon pèlerinage et bonnes vacances à tous ! I am happy to greet all the English-speaking pilgrims and visitors present for this Angelus prayer. Today’s Liturgy reminds us that to be Christians means to be faithful to the words and example of Jesus, especially by living a life of love of God and neighbour. May the Lord give us grace and courage so that we may always respond generously, as good Samaritans, to the needs of all who suffer, near and far. I wish you all a pleasant stay in Castel Gandolfo and Rome and a blessed Sunday! Einen herzlichen Gruß richte ich an die deutschsprachigen Pilger hier in Castelgandolfo. Ein besonderer Gruß gilt allen, die heute in München und Köln an der Kundgebung „Deutschland pro Papa" teilnehmen und so mir ihre Sympathie und ihre Treue zum Nachfolger des heiligen Petrus zeigen. Herzlichen Dank! Das Doppelgebot der Liebe – Gott zu lieben mit ganzem Herzen und ganzer Seele und den Nächsten zu lieben wie sich selbst – ist der Schlüssel zu einem geglückten Leben in Gemeinschaft mit Gott und mit den Menschen. Die Gottes- und Nächstenliebe ist keine abstrakte Theorie, sondern ein konkreter Auftrag: „Handle danach, und du wirst leben" (Lk 10,28), sagt der Herr im Evangelium dieses Sonntags. Wie der heutige Tagesheilige Benedikt, mein besonderer Patron, und alle Heiligen, die Jesus auf diesem Weg der Liebe nachgefolgt sind, wollen auch wir Nächste sein für die Menschen um uns, die unsere Zuwendung und Unterstützung brauchen, um so zum wahren Leben zu gelangen. Dabei geleite euch der Heilige Geist mit seiner Gnade. Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, presentes en esta oración mariana, en particular a los fieles de la Cofradía de la Santísima y Vera Cruz de Caravaca. En la parábola del Buen Samaritano, proclamada este domingo, Jesús subraya la importancia primordial del mandamiento del amor y nos invita a practicar la misericordia con nuestro prójimo. Por intercesión de la Santísima Virgen María, supliquemos la gracia de tener los mismos sentimientos del corazón de Cristo y de peregrinar por esta vida haciendo el bien. Muchas gracias y feliz domingo. Zo srdca vítam slovenských pútnikov, osobitne z farnosti Božieho Milosrdenstva z Košíc. Bratia a sestry, je čas prázdnin a dovoleniek. Využite ich na oddych a na obnovu síl tela aj ducha. Rád udeľujem Apoštolské požehnanie vám i vašim drahým vo vlasti. Pochválený buď Ježiš Kristus! [Di cuore do il benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente a quelli provenienti dalla parrocchia della Divina Misericordia di Košice. Fratelli e sorelle, è il tempo delle ferie e delle vacanze. Sfruttate questo periodo per il riposo e per ritemprare le forze del corpo e dello spirito. Volentieri imparto la Benedizione Apostolica a voi ed ai vostri cari in Patria. Sia lodato Gesù Cristo!] Drodzy pielgrzymi polscy! Dzisiaj w liturgii wspominamy świętego Benedykta, jednego z patronów Europy. Jego dewiza: ora et labora jest trafną odpowiedzią na pytanie, które słyszymy podczas dzisiejszej Mszy świętej: „Nauczycielu, co mam czynić, aby osiągnąć życie wieczne?" (Łk 10, 25). Niech nasza praca i modlitwa prowadzą nas ku radosnemu spotkaniu z Bogiem, który będzie naszą nagrodą w wieczności. Serdecznie was pozdrawiam i życzę dobrego niedzielnego odpoczynku. [Cari pellegrini polacchi! Oggi nella liturgia ricordiamo san Benedetto, uno dei patroni d’Europa. Il suo motto: ora et labora è una risposta adeguata alla domanda che abbiamo udito nell’odierna Santa Messa: "Maestro, che cosa devo fare per avere la vita eterna?" (Lc 10, 25). Il nostro lavoro e la nostra preghiera ci conducano a un gioioso incontro con Dio, che sarà la nostra ricompensa nell’eternità. Vi saluto cordialmente e vi auguro un buon riposo domenicale.] Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare le Suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù, in occasione del loro Capitolo Generale. Care Sorelle, prego per voi e vi incoraggio a diffondere l’amore e la devozione al Cuore di Cristo testimoniandolo nei vari campi in cui siete attive: educazione, sanità, pastorale giovanile e familiare, opere sociali per i migranti e i poveri. Saluto l’associazione culturale "La Stella", di Villa Castelli; ed auguro a tutti una buona domenica. [01041-XX.01] [Testo originale: Plurilingue] [B0456-XX.02] fonte: Sala Stampa della Santa Sede |
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LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS, 18.07.2010
Alle ore 12 di oggi, il Papa si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti. Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana: PRIMA DELL’ANGELUS Cari fratelli e sorelle! Siamo ormai nel cuore dell’estate, almeno nell’emisfero boreale. E’ questo il tempo in cui sono chiuse le scuole e si concentra la maggior parte delle ferie. Anche le attività pastorali delle parrocchie sono ridotte, e io stesso ho sospeso per un periodo le udienze. E’ dunque un momento favorevole per dare il primo posto a ciò che effettivamente è più importante nella vita, vale a dire l’ascolto della Parola del Signore. Ce lo ricorda anche il Vangelo di questa domenica, con il celebre episodio della visita di Gesù a casa di Marta e Maria, narrato da san Luca (10,38-42). Marta e Maria sono due sorelle; hanno anche un fratello, Lazzaro, che però in questo caso non compare. Gesù passa per il loro villaggio e – dice il testo – Marta lo ospitò (cfr 10,38). Questo particolare lascia intendere che, delle due, Marta è la più anziana, quella che governa la casa. Infatti, dopo che Gesù si è accomodato, Maria si mette a sedere ai suoi piedi e lo ascolta, mentre Marta è tutta presa dai molti servizi, dovuti certamente all’Ospite eccezionale. Ci sembra di vedere la scena: una sorella che si muove indaffarata, e l’altra come rapita dalla presenza del Maestro e dalle sue parole. Dopo un po’ Marta, evidentemente risentita, non resiste più e protesta, sentendosi anche in diritto di criticare Gesù: "Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Marta vorrebbe addirittura insegnare al Maestro! Invece Gesù, con grande calma, risponde: "Marta, Marta – e questo nome ripetuto esprime l’affetto –, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta" (10,41-42). La parola di Cristo è chiarissima: nessun disprezzo per la vita attiva, né tanto meno per la generosa ospitalità; ma un richiamo netto al fatto che l’unica cosa veramente necessaria è un’altra: ascoltare la Parola del Signore; e il Signore in quel momento è lì, presente nella Persona di Gesù! Tutto il resto passerà e ci sarà tolto, ma la Parola di Dio è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano. Cari amici, come dicevo, questa pagina di Vangelo è quanto mai intonata al tempo delle ferie, perché richiama il fatto che la persona umana deve sì lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno prima di tutto di Dio, che è luce interiore di Amore e di Verità. Senza amore, anche le attività più importanti perdono di valore, e non danno gioia. Senza un significato profondo, tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. E chi ci dà l’Amore e la Verità, se non Gesù Cristo? Impariamo dunque, fratelli, ad aiutarci gli uni gli altri, a collaborare, ma prima ancora a scegliere insieme la parte migliore, che è e sarà sempre il nostro bene più grande. [01062-01.01] [Testo originale: Italiano] DOPO L’ANGELUS J’accueille avec joie les pèlerins et les touristes francophones présents à cette prière de l’Angélus ! La liturgie de ce jour nous enseigne que notre amitié avec le Christ demande une écoute attentive de sa Parole, qui porte à la contemplation de son Mystère et au service du prochain. Puissiez-vous trouver plus de temps, surtout durant vos vacances, pour lire et méditer la Parole de Dieu qui est une nourriture pour nos âmes et une puissance régénératrice pour notre existence ! Bon dimanche à tous ! Avec ma bénédiction! I am pleased to greet the English-speaking visitors here in Castel Gandolfo. In today’s Gospel we are reminded of the need to rest from our daily labours, so that we may give time to the one thing that is truly necessary in our lives – listening to the word of God in attentive stillness. It is Mary, not Martha, who chose the better part. At this time when many of you are on holiday, I pray that you and your loved ones may be truly refreshed in body and spirit, so that you may return with renewed vigour to the responsibilities of your daily lives. May God bless you all! Mit Freude grüße ich alle Brüder und Schwestern deutscher Sprache. Wer Gott als Gast aufnimmt, ihn in sein Leben eintreten läßt, der wird reich beschenkt. Dies erfahren Abraham, von dem wir in der ersten Lesung dieses Sonntags hören, und Marta und Maria im heutigen Evangelium. Der Herr will auch zu uns kommen, um uns sein lebendiges Wort, seine Gegenwart und Freundschaft anzubieten. Verschließen wir uns nicht diesem Angebot der Liebe Gottes, sondern lassen wir uns von ihm verwandeln, um an seinem Reich des Friedens und der Gerechtigkeit für die ganze Welt mitzuarbeiten. Euch allen wünsche ich einen gesegneten Sonntag und eine gute Woche! Saludo a los peregrinos de lengua española, así como a los que se unen a esta oración del Ángelus a través de la radio y la televisión. Siguiendo el Evangelio de hoy, invito a todos a ser bien conscientes de que sólo una cosa es necesaria, Dios mismo, así como a escuchar y practicar la palabra del Señor, para que se fortalezca nuestra esperanza y crezca nuestro amor. Que María nos acompañe y nos ayude en este camino de fe. Feliz Domingo. Witam serdecznie Polaków, których gromadzi modlitwa „Anioł Pański". Pozdrawiam także uczestników festiwalu „Karuzela Kultury" w Świnoujściu. Niech modlitwa, spotkania, debata nad tym „co realne, co wirtualne?" pomogą wam odkryć Chrystusa, który jest Drogą, Prawdą i Życiem. Wzorem Marii i Marty z dzisiejszej Ewangelii otwórzmy dla Jezusa nasze domy, serca – słuchajmy Jego słów. To jest „najlepsza cząstka", która nadaje sens naszemu życiu. Niech Bóg da wam moc w jej poszukiwaniu. [Saluto cordialmente i polacchi riuniti per la preghiera dell’Angelus. Saluto anche i partecipanti al Festival "Carosello della Cultura" a Świnoujście. Che la preghiera, gli incontri, i dibattiti sul tema "cosa è reale, cosa è virtuale?" vi aiutino a scoprire Cristo che è la Via, la Verità e la Vita. Come Maria e Marta nel Vangelo di oggi apriamo a Gesù le nostre case, i nostri cuori, ascoltiamo le Sue parole. Questa è "la parte migliore", la quale dà il senso alla nostra vita. Che Dio ci dia la forza per cercarla.] Rivolgo infine un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare agli Scout AGESCI di Belcastro, ai giovani ugandesi dell’Opera Famiglia di Nazareth e a quelli provenienti da Cernobbio. A tutti auguro una buona domenica. [01063-XX.01] [Testo originale: Plurilingue] [B0466-XX.02] fonte: Sala Stampa della Santa Sede |
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LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 25.07.2010
Alle ore 12 di oggi, il Papa si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti. Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana: PRIMA DELL’ANGELUS Cari fratelli e sorelle! Il Vangelo di questa domenica ci presenta Gesù raccolto in preghiera, un po’ appartato dai suoi discepoli. Quando ebbe finito, uno di loro gli disse: "Signore, insegnaci a pregare" (Lc 11,1). Gesù non fece obiezioni, non parlò di formule strane o esoteriche, ma con molta semplicità disse: "Quando pregate, dite: «Padre…»", e insegnò il Padre Nostro (cfr Lc 11,2-4), traendolo dalla sua stessa preghiera, con cui si rivolgeva a Dio, suo Padre. San Luca ci tramanda il Padre Nostro in una forma più breve rispetto a quella del Vangelo di san Matteo, che è entrata nell’uso comune. Siamo di fronte alle prime parole della Sacra Scrittura che apprendiamo fin da bambini. Esse si imprimono nella memoria, plasmano la nostra vita, ci accompagnano fino all’ultimo respiro. Esse svelano che "noi non siamo già in modo compiuto figli di Dio, ma dobbiamo diventarlo ed esserlo sempre di più mediante una nostra sempre più profonda comunione con Gesù. Essere figli diventa l’equivalente di seguire Cristo" (Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, Milano 2007, p. 168). Questa preghiera accoglie ed esprime anche le umane necessità materiali e spirituali: "Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati" (Lc 11,3-4). E proprio a causa dei bisogni e delle difficoltà di ogni giorno, Gesù esorta con forza: "Io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto" (Lc 11,9-10). Non è un domandare per soddisfare le proprie voglie, quanto piuttosto per tenere desta l’amicizia con Dio, il quale – dice sempre il Vangelo – "darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!" (Lc 11,13). Lo hanno sperimentato gli antichi "padri del deserto" e i contemplativi di tutti i tempi, divenuti, a motivo della preghiera, amici di Dio, come Abramo, che implorò il Signore di risparmiare i pochi giusti dallo stermino della città di Sòdoma (cfr Gen 18,23-32). Santa Teresa d’Avila invitava le sue consorelle dicendo: "Dobbiamo supplicare Dio che ci liberi da ogni pericolo per sempre e ci tolga da ogni male. E per quanto imperfetto sia il nostro desiderio, sforziamoci di insistere in questa richiesta. Che ci costa chiedere molto, visto che ci rivolgiamo all’Onnipotente?» (Cammino, 60 (34), 4, in Opere complete, Milano 1998, p. 846). Ogniqualvolta recitiamo il Padre Nostro, la nostra voce s’intreccia con quella della Chiesa, perché chi prega non è mai solo. "Ogni fedele dovrà cercare e potrà trovare nella verità e ricchezza della preghiera cristiana, insegnata dalla Chiesa, la propria via, il proprio modo di preghiera… si lascerà quindi condurre… dallo Spirito Santo, il quale lo guida, attraverso Cristo, al Padre» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Alcuni aspetti della meditazione cristiana, 15 ottobre 1989, 29: AAS 82 [1990], 378). Oggi ricorre la festa dell’apostolo san Giacomo detto "il Maggiore", che lasciò il padre e il lavoro di pescatore per seguire Gesù e per Lui diede la vita, primo tra gli Apostoli. Di cuore rivolgo uno speciale pensiero ai pellegrini accorsi numerosi a Santiago de Compostela! La Vergine Maria ci aiuti a riscoprire la bellezza e la profondità della preghiera cristiana. [01068-01.02] [Testo originale: Italiano] DOPO L’ANGELUS Cari fratelli e sorelle, ho appreso con dolore della tragedia avvenuta a Duisburg in Germania, in cui sono rimasti vittime numerosi giovani. Raccomando al Signore nella preghiera i defunti, i feriti e i loro familiari. Je salue avec joie les pèlerins francophones, et aussi ceux qui sont à Saint Jacques de Compostelle ces jours-ci ! En enseignant à ses disciples à prier, Jésus nous révèle qui est son Père et notre Père, et ouvre notre cœur à nos frères et sœurs. Plaçons-nous sous le souffle de l’Esprit Saint qui fait de nous de vrais orants. Puissiez-vous, chers jeunes, imiter l’héroïsme de Saint Jacques ! Il a porté l’Évangile jusqu’aux extrémités du monde de son temps. En dédiant également quelques instants de vos vacances à des activités spirituelles, vous découvrirez davantage le sens profond de la vie. Bon dimanche à tous ! I am pleased to greet all the English-speaking pilgrims here present! In today’s Gospel Jesus teaches us the Lord’s Prayer. Following Christ’s own example, I encourage you to pray for the grace always to be worthy sons and daughters of our Father in heaven, and loving brothers and sisters to each other. May God grant you his abundant blessings! Von Herzen grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher hier hin Castel Gandolfo. Wie die Jünger im Evangelium dieses Sonntags fragen auch heute viele Menschen: „Beten, wie geht das?" Jesus selbst war ein großer Beter und mit dem Vaterunser lehrte er uns vor allem, daß Gott ein uns liebender Vater ist, der unsere Bitten hört und der das Beste für uns will. Wenn wir das verinnerlichen, wird unser Gebet lebendig und kraftvoll. Unserem barmherzigen himmlischen Vater vertraue ich heute besonders die jungen Menschen an, die gestern in Duisburg auf tragische Weise ums Leben gekommen sind. Ihren trauernden Angehörigen und Freunden sowie den vielen Verletzten erbitte ich den Trost und Beistand des Heiligen Geistes. Der Herr segne euch alle. [Traduzione italiana della seconda parte: Al Nostro Misericordioso Padre Celeste affido oggi in particolare i giovani che ieri a Duisburg hanno perso la vita in modo tragico. Per i loro parenti e amici che si trovano nel dolore, come pure per i molti feriti, chiedo il conforto e la vicinanza dello Spirito Santo] Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. Queridos hermanos, el Evangelio de hoy nos invita a ser constantes en la plegaria, dirigiéndonos a Dios con la oración que Jesús nos enseñó y los apóstoles nos transmitieron. Precisamente en este domingo, se celebra también la fiesta del Apóstol Santiago, tan venerado desde tiempo inmemorial en Compostela, y de tanto arraigo en vuestros países. En este Año Santo Compostelano, también yo espero unirme allí a los numerosos peregrinos en el próximo mes de noviembre, en un viaje en el que visitaré también Barcelona. Que siguiendo las huellas del Apóstol, recorramos el camino de nuestra vida dando testimonio constante de fe, esperanza y caridad. Feliz domingo a todos. Saúdo também os peregrinos de língua portuguesa, especialmente o grupo de brasileiros vindos da diocese de Blumenau. Agradecido pela amizade e orações, sobre todos invoco os dons do Espírito Santo para serem verdadeiras testemunhas de Cristo no meio das respectivas famílias e comunidades que de coração abençôo. Pozdrawiam wszystkich Polaków. W dzisiejszej Ewangelii Pan Jezus uczy nas: „Kiedy się modlicie, mówcie: Ojcze, niech się święci Twoje imię" (Łk 11, 2). Uczy modlitwy, która jest wyrazem naszego uwielbienia i dziękczynienia, przebłagania i próśb zanoszonych do Stwórcy wszelkiego dobra. W niej wyraża się nasza wiara i ufność w Bożą Opatrzność. Pamiętajmy o niej w trudzie codziennej pracy i na wakacyjnych szlakach. Życzę wszystkim dobrej niedzieli. [Saluto tutti i Polacchi. Nel Vangelo odierno, Gesù afferma: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome» (Lc 11, 2). In questo modo, Egli ci insegna la preghiera, la quale è espressione della nostra adorazione e del nostro ringraziamento, come pure della pietà e delle nostre suppliche rivolte al Creatore di ogni bene. In essa si manifesta la nostra fede e la nostra fiducia nella Divina Provvidenza. Ricordiamoci della preghiera, sia durante le fatiche del nostro lavoro quotidiano sia nei momenti di riposo delle nostre vacanze. Auguro a tutti voi una buona domenica.] Sono lieto di accogliere un qualificato gruppo di Suore Figlie di Maria Ausiliatrice, provenienti da Africa, America del Sud, Asia ed Europa, ed auguro ogni bene per il loro incontro. Saluto con affetto i pellegrini di lingua italiana, in particolare i giovani che prendono parte ad un’iniziativa vocazionale dei Missionari e delle Suore del Preziosissimo Sangue, i piccoli ministranti di Conselve, gli sbandieratori di San Marino e il Pellegrinaggio della Speranza della gioventù Carmelitana e saluto la Corale Laurentiana di Tor San Lorenzo. Un pensiero riconoscente rivolgo ai membri del Sesto Reparto Manutenzione Elicotteri dell’Aeronautica Militare, venuti con alcuni familiari. Ricordo, infine, che oggi ricorre a Castel Gandolfo la "Sagra delle Pesche". Rendiamo grazie a Dio per i frutti della terra e del lavoro umano! Tanti auguri all’Amministrazione e alla cittadinanza, e a tutti buona domenica! [01069-XX.02] [Testo originale: Plurilingue] [B0470-XX.02] fonte: Sala Stampa della Santa Sede |
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PROIEZIONE DEL FILM "CINQUE ANNI PAPA BENEDETTO XVI", DELLA BAYERISCHER RUNDFUNK, 29.07.2010
Alle ore 17.30 di questo pomeriggio, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, alla presenza del Santo Padre, ha avuto luogo la proiezione del film "Cinque anni Papa Benedetto XVI" - Impressioni a Roma e nei Viaggi - selezione di momenti incisivi del Pontificato del Santo Padre dalla sua elezione ad oggi, della Bayerischer Rundfunk (2010). L’autore e regista è Michael Mandlik, il produttore esecutivo il Prof. Dr. Gerhard Fuchs. Pubblichiamo di seguito il discorso che il Santo Padre ha pronunciato al termine della proiezione del film: DISCORSO DEL SANTO PADRE Eminenza, Eccellenze, caro professor Fuchs, caro Mandlik, cari amici, signore e signori, in questo momento posso soltanto dire grazie alla Radio Bavarese per questo viaggio spirituale straordinario, che ci ha permesso di rivivere e rivedere momenti determinanti e culminanti di questi cinque anni del mio servizio petrino e della vita della Chiesa stessa. È stato per me personalmente molto commovente vedere alcuni momenti, soprattutto quello nel quale il Signore impose sulle mie spalle il servizio petrino. Un peso che nessuno potrebbe portare da sé con le sue sole forze, ma lo può portare soltanto perché il Signore ci porta e mi porta. Abbiamo visto in questo filmato, mi sembra, la ricchezza della vita della Chiesa, la molteplicità delle culture, dei carismi, dei doni diversi che vivono nella Chiesa e come in questa molteplicità e grande diversità vive sempre la stessa, unica, Chiesa. E il primato petrino ha questo mandato di rendere visibile e concreta l'unità, nella molteplicità storica, concreta, nell'unità di presente, passato, futuro e dell'eterno. Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia. Perciò ho trovato molto interessante, un'idea bella, quella di inserire tutto nella cornice della nona sinfonia di Beethoven, dell'«Inno alla gioia», che esprime come dietro tutta la storia ci sia la gioia della nostra redenzione. Ho trovato anche bello che il film finisca con la visita presso la Madre di Dio, che ci insegna l'umiltà, l'obbedienza e la gioia che Dio è con noi. Herzliches Vergelt’s Gott, lieber Herr Professor Fuchs, lieber Herr Mandlik, Ihnen und allen Ihren Mitarbeitern für diesen wunderbaren Augenblick, den Sie uns geschenkt haben. [Un cordiale « Dio ve ne renda merito» a voi, caro signor professor Fuchs, caro signor Mandlik e a tutti i vostri collaboratori, per questo magnifico momento che ci avete donato]. [01072-XX.01] [Testo originale: Plurilingue] [B0473-XX.02] fonte: Sala Stampa della Santa Sede |
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LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS , 01.08.2010
Alle ore 12 di oggi, il Papa si affaccia al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti. Queste le parole del Santo Padre nell’introdurre la preghiera mariana: PRIMA DELL’ANGELUS Cari fratelli e sorelle, in questi giorni ricorre la memoria liturgica di alcuni Santi. Ieri abbiamo ricordato sant’Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù. Vissuto nel XVI secolo, si convertì leggendo la vita di Gesù e di Santi durante una lunga degenza causata da una ferita subita in battaglia. Rimase talmente impressionato da quelle pagine, che decise di seguire il Signore. Oggi ricordiamo sant’Alfonso Maria de’ Liguori, fondatore dei Redentoristi, vissuto nel XVIII secolo e proclamato patrono dei confessori dal Venerabile Pio XII. Ebbe la consapevolezza che Dio vuole tutti santi, ciascuno secondo il proprio stato naturalmente. In questa settimana la liturgia ci propone, poi, sant’Eusebio, primo Vescovo del Piemonte, strenuo difensore della divinità di Cristo, e, infine, la figura di san Giovanni Maria Vianney, il Curato d’Ars, che ha guidato con il suo esempio l’Anno Sacerdotale appena concluso, e alla cui intercessione nuovamente affido tutti i Pastori della Chiesa. Impegno comune di questi Santi è stato quello di salvare le anime e di servire la Chiesa con i rispettivi carismi, contribuendo a rinnovarla e ad arricchirla. Questi uomini hanno acquistato "un cuore saggio" (Sal 89,12), accumulando ciò che non si corrompe e scartando quanto è irrimediabilmente mutevole nel tempo: il potere, la ricchezza e gli effimeri piaceri. Scegliendo Dio hanno posseduto ogni cosa necessaria, pregustando fin dalla vita terrena l’eternità (cfr Qo, 1-5). Nel Vangelo dell’odierna domenica, l’insegnamento di Gesù riguarda proprio la vera saggezza ed è introdotto dalla domanda di uno della folla: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità» (Lc 12,13). Gesù, rispondendo, mette in guardia gli ascoltatori dalla brama dei beni terreni con la parabola del ricco stolto, il quale, avendo accumulato per sé un abbondante raccolto, smette di lavorare, consuma i suoi beni divertendosi e s’illude persino di poter allontanare la morte. «Ma Dio gli disse: "Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?"» (Lc 13,20). L’uomo stolto nella Bibbia è colui che non vuole rendersi conto, dall’esperienza delle cose visibili, che nulla dura per sempre, ma tutto passa: la giovinezza come la forza fisica, le comodità come i ruoli di potere. Far dipendere la propria vita da realtà così passeggere è, dunque, stoltezza. L’uomo che confida nel Signore, invece, non teme le avversità della vita, neppure la realtà ineludibile della morte: è l’uomo che ha acquistato "un cuore saggio", come i Santi. Nel rivolgere la nostra preghiera a Maria Santissima, desidero ricordare altre ricorrenze significative: domani si potrà lucrare l’indulgenza detta della Porziuncola o "il Perdono di Assisi", che san Francesco ottenne, nel 1216, dal Papa Onorio III; giovedì 5 agosto, commemorando la Dedicazione della Basilica di S. Maria Maggiore, onoreremo la Madre di Dio acclamata con questo titolo nel concilio di Efeso del 431, e venerdì prossimo, anniversario della morte di Papa Paolo VI, celebreremo la festa della Trasfigurazione del Signore. La data del 6 agosto, considerata il culmine della luce estiva, fu scelta per significare che lo splendore del Volto di Cristo illumina il mondo intero. [01074-01.01[Testo originale: Italiano] DOPO L’ANGELUS Desidero esprimere vivo compiacimento per l’entrata in vigore, proprio oggi, della Convenzione sul bando delle munizioni a grappolo che provocano danni inaccettabili ai civili. Il mio primo pensiero va alle numerose vittime che hanno sofferto e continuano a soffrire gravi danni fisici e morali, fino alla perdita della vita, a causa di questi insidiosi ordigni, la cui presenza sul terreno spesso ostacola a lungo la ripresa delle attività quotidiane di intere comunità. Con l’entrata in vigore della nuova Convenzione, alla cui adesione esorto tutti gli Stati, la Comunità internazionale ha dimostrato saggezza, lungimiranza e capacità nel perseguire un risultato significativo nel campo del disarmo e del diritto umanitario internazionale. Il mio auspicio e incoraggiamento è che si continui con sempre maggior vigore su questa strada, per la difesa della dignità e della vita umana, per la promozione dello sviluppo umano integrale, per lo stabilimento di un ordine internazionale pacifico e per la realizzazione del bene comune di tutte le persone e di tutti i popoli. J’accueille avec joie les pèlerins francophones ! La liturgie de ce jour nous questionne sur le sens profond de notre quête d’avoir, de pouvoir et de savoir. Prise et comprise comme une fin en soi, la richesse cesse d’être le moyen nécessaire pour une existence juste et digne. Par l’intercession de la Vierge Marie et de Saint Alphonse-Marie de Liguori, puissions-nous utiliser nos biens en participant positivement à l’œuvre de la création divine et en étant pleinement solidaires avec tout être humain, surtout celui qui est dans le besoin. Bon dimanche à tous ! I am very pleased to greet all the English-speaking pilgrims present, especially those of you who have come from Canada and Australia. In the Gospel of today’s Mass, our Lord teaches us to store up treasure for ourselves, not on earth, but in heaven. By God’s grace, then, let us seek to grow in faith and good works. In this sense, I willingly invoke upon all of you God’s abundant blessings! Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Gäste deutscher Sprache, heute besonders an die Pilger aus Eschweiler bei Aachen. Die Urlaubszeit gibt uns Gelegenheit, die gewohnten Bahnen zu verlassen und an einem schönen Platz Ruhe und Erholung zu finden. Abstand nehmen wollen wir auch innerlich von unseren schlechten Gewohnheiten, von Zorn und Bosheit, von übler Nachrede, vom „alten Menschen mit seinen Taten", wie wir heute in der Lesung aus dem Kolosserbrief gehört haben. Nehmen wir den Urlaub zum Anlaß, persönlich wieder zum Frieden zu kommen und dem Bild des Schöpfers in uns besser zu entsprechen. Gottes Geist geleite euch auf allen Wegen! Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española que han participado en el rezo del Ángelus. La liturgia de hoy nos invita a moderar nuestro afán por los bienes materiales, que no son todo en la vida, sabiendo administrarlos bien y compartirlos, de manera que produzcan bienes más altos y duraderos. Pidamos a María que nos enseñe a seguir con gozo a Jesús con un corazón sencillo. Feliz domingo. Queridos peregrinos de língua portuguesa: saúdo cordialmente a todos vós, de modo especial aos brasileiros de Piraquara. Que Deus manifeste sobre todos vós a Sua inesgotável bondade para que sejais renovados nos vossos bons propósitos de vida cristã. Que Deus vos abençoe! Witam serdecznie Polaków. Życie uczy nas, że wszystko na tym świecie przemija. Przypomina o tym Liturgia Słowa dzisiejszej Mszy świętej. Wskazuje, że życie człowieka nie jest zależne od jego mienia, że dobra doczesne nie są celem, lecz środkiem w drodze do wieczności. Otwórzmy więc serca na potrzeby braci, bądźmy bogaci przed Bogiem. Z serca wam błogosławię. [Do il mio cordiale benvenuto a tutti i Polacchi. La vita quotidiana ci insegna che tutto passa in questo mondo. Ce lo ricorda la Liturgia della parola della Messa odierna. Ci mostra che la vita dell’uomo non dipende dai suoi averi e che i beni terreni non sono lo scopo, ma un mezzo nella via verso l’eternità. Apriamo allora i nostri cuori alle necessità dei fratelli, diventando ricchi davanti Dio. Vi benedico di cuore.] Un cordiale saluto rivolgo, infine, ai pellegrini italiani, in particolare alle Suore dell’Immacolata, che stanno celebrando in questi giorni il loro Capitolo Generale, ai fedeli di Moncalieri e di San Nicandro Garganico. Grazie per la vostra presenza. A tutti buona domenica! [01075-XX.01] [Testo originale: Plurilingue] [B0475-XX.01] fonte: Sala Stampa della Santa Sede |
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L’udienza generale, 04.08.2010
L’UDIENZA GENERALE
CATECHESI DEL SANTO PADRE SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE APPELLO DEL SANTO PADRE L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - ha incontrato i partecipanti al Pellegrinaggio Internazionale dei Ministranti e gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Il Papa ha tenuto una catechesi speciale, in lingua tedesca, per i ministranti giunti a Roma da molti Paesi europei in occasione del decimo Pellegrinaggio Internazionale organizzato dal Coetus Internationalis Ministrantium - CIM, sul tema "Bere alla vera fonte". Dopo la catechesi, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto nelle varie lingue. Quindi ha pronunciato un appello in favore delle diverse popolazioni colpite in questi giorni da gravi calamità naturali. L’Udienza Generale si è conclusa con la recita del Pater Noster e la Benedizione Apostolica. Al termine, il Papa è rientrato in elicottero alla residenza estiva di Castel Gandolfo. CATECHESI DEL SANTO PADRE Cari fratelli e sorelle, desidero manifestare la mia gioia di essere qui oggi in mezzo a voi, in questa Piazza, dove vi siete radunati festosi per quest’Udienza Generale, che vede la presenza così significativa del grande Pellegrinaggio europeo dei Ministranti! Cari ragazzi, ragazze e giovani, siate i benvenuti! Poiché la grande maggioranza dei ministranti presenti in Piazza sono di lingua tedesca, mi rivolgerò anzitutto a loro nella mia lingua materna. Liebe Ministrantinnen und Ministranten, liebe Freunde, liebe deutschsprachige Pilger, willkommen hier in Rom! Mit euch grüße ich den Kardinalstaatssekretär Tarcisio Bertone; er heißt Tarcisio wie euer Patron. Ihr habt ihn freundlicherweise eingeladen, und er, der den Namen des heiligen Tarzisius trägt, freut sich, daß er mit unter den Ministranten der Welt und unter den deutschen Ministranten sein kann. Ich grüße die lieben Mitbrüder im Bischofsamt sowie die Priester und Diakone, die an dieser Audienz teilnehmen. Von Herzen danke ich Weihbischof Martin Gächter aus Basel, dem Präsident des »Coetus Internationalis Ministrantium«, für die Begrüßungsworte, die er an mich gerichtet hat, für das große Geschenk der Tarzisiusstatue und für das Halstuch, das er mir überreicht hat. All das erinnert mich an die Zeit, als ich selber ein Ministrant war. Weihbischof Gächter danke ich in euer aller Namen auch für den großen Einsatz, den er unter euch leistet. Ebenso danke ich seinen Mitarbeiterinnen und Mitarbeitern und allen, die dieses fröhliche Beisammensein möglich gemacht haben. Mein Dank gilt auch den Förderern aus der Schweiz und allen, die auf vielfältige Weise mitgeholfen haben, die große Statue des heiligen Tarzisius zu realisieren. Ihr seid in großer Zahl hier! Ich habe mit dem Hubschrauber schon den Petersplatz überflogen und all die Farben und die Freude gesehen, die auf diesem Petersplatz zugegen ist. So sorgt ihr nicht nur für eine gute Stimmung auf diesem Platz, sondern vermehrt auch die Freude in meinem Herzen! Vielen Dank! Die Tarzisiusstatue hat schon einen langen Pilgerweg hinter sich. Im September 2008 wurde sie im Beisein von 8.000 Ministranten erstmals in der Schweiz präsentiert. Sicher waren einige von euch damals schon dabei. Von dort wurde sie über Luxemburg bis nach Ungarn gebracht. Heute nehmen wir sie hier festlich in Empfang und freuen uns, diese Gestalt aus den ersten Jahrhunderten der Kirche besser kennenzulernen. Später wird die Statue, wie Weihbischof Gächter schon gesagt hat, bei den Kalixtuskatakomben aufgestellt werden, wo sich das Grab des heiligen Tarzisius befindet. Vor euch allen äußere ich meinen Wunsch, daß dieser Ort, die Kalixtuskatakomben und diese Statue, ein Bezugspunkt für die Ministrantinnen und Ministranten wird sowie für alle, die Jesus als Priester, Ordensleute und Missionare unmittelbarer nachfolgen wollen. Sie alle können auf diesen mutigen und starken jungen Menschen hinschauen und dabei ihre Freundschaft mit dem Herrn selber erneuern. So lernen wir, immer mit Gott zu leben und dem Weg zu folgen, den er uns mit seinem Wort und durch das Zeugnis so vieler Heiliger und Märtyrer zeigt, von denen wir durch die Taufe Brüder und Schwestern sind. Wer war der heilige Tarzisius? Wir haben nicht viele Auskünfte über ihn. Er lebte in den ersten Jahrhunderten der Kirchengeschichte, näherhin im 3. Jahrhundert. Man erzählt sich, daß Tarzisius ein Junge war, der regelmäßig die Kalixtuskatakomben hier in Rom besuchte und seine Pflichten als Christ besonders treu erfüllte. Er hatte eine große Liebe zur Eucharistie, und aufgrund einiger Anhaltspunkte kommen wir zu dem Schluß, daß er vermutlich ein Akolyth, also ein Ministrant gewesen ist. In jenen Jahren verfolgte Kaiser Valerian die Christen mit aller Härte. Sie mußten sich heimlich in ihren Privathäusern oder gelegentlich auch in den Katakomben treffen, um das Wort Gottes zu hören, miteinander zu beten und die heilige Messe zu feiern. Auch der Brauch, die Eucharistie zu den Gefangenen und Kranken zu bringen, wurde immer gefährlicher. Eines Tages fragt der Priester wie gewohnt, wer bereit sei, die Eucharistie zu den Brüdern und Schwestern zu bringen, die darauf warteten. Da erhob sich der junge Tarzisius und sagte: »Schicke mich!« Dieser Junge schien aber noch zu klein für eine so schwierige Aufgabe. »Mein junges Alter«, erwiderte Tarzisius, »wird der beste Schutz für die Eucharistie sein.« Das überzeugte den Priester, und er vertraute ihm das kostbare Lebensbrot an und sagte: »Tarzisius, denk daran, daß du einen himmlischen Schatz in deinen schwachen Händen hältst. Vermeide die vollen Straßen und vergiß nicht, daß die heiligen Dinge nicht den Hunden und die Edelsteine nicht den Schweinen vorgeworfen werden dürfen. Wirst du die heiligen Geheimnisse treu und sicher bewahren?« »Ich werde eher sterben, als sie mir wegnehmen zu lassen«, erwiderte Tarzisius. Unterwegs traf er ein paar Freunde, die auf ihn zukamen und ihn einluden, mit ihnen zu gehen. Als er ablehnte – es waren Heiden –, wurden sie mißtrauisch und aufdringlich. Dann bemerkten sie, daß er etwas an seine Brust drückte, als wollte er es verteidigen. Sie versuchten, es ihm zu entreißen, aber vergeblich. Der Kampf wurde immer wilder, vor allem als sie erfuhren, daß Tarzisius Christ war. Sie traten ihn mit den Füßen, bewarfen ihn mit Steinen, aber er gab nicht nach. Von einem Prätorianergardisten namens Quadratus, der auch heimlich Christ geworden war, wurde der Sterbende zu einem Priester gebracht. Sein Körper war bereits leblos, aber an seiner Brust hielt er immer noch das kleine Leinentuch mit der Eucharistie. Gleich danach wurde er in den Kalixtuskatakomben begraben. Papst Damasus hat eine Inschrift für das Grab des heiligen Tarzisius verfaßt, gemäß der er im Jahr 257 gestorben ist. Das Römische Martyrologium legt den Todestag auf den 15. August fest und gibt auch die schöne mündliche Überlieferung wieder, nach der das Allerheiligste nicht am Körper des heiligen Tarzisius gefunden wurde, nicht in seinen Händen und auch nicht in seiner Kleidung. Das legte man so aus, daß die geweihte Hostie, die der kleine Märtyrer mit seinem Leben verteidigt hatte, Fleisch von seinem Fleisch geworden war und so mit seinem eigenen Leib vereint ein einziges makelloses Opfer, das Gott dargebracht wurde. Liebe Ministrantinnen und Ministranten, das Zeugnis des heiligen Tarzisius und diese schöne Überlieferung zeigen uns die tiefe Liebe und die große Verehrung, die wir für die Eucharistie haben müssen: Sie ist ein kostbares Gut, ein Schatz von unermeßlichem Wert, sie ist das Brot des Lebens, sie ist Jesus selbst, der für uns zur Speise wird, Stütze und Kraft für unseren täglichen Weg und ein Pfad, der zum ewigen Leben führt; sie ist das größte Geschenk, das Jesus uns hinterlassen hat. So wende ich mich an euch, die ihr hier versammelt seid, und durch euch an alle Ministrantinnen und Ministranten der Welt: Tut großzügig euren Dienst an Jesus, der in der Eucharistie gegenwärtig ist! Das ist eine wichtige Aufgabe, die euch erlaubt, besonders nahe beim Herrn zu sein und in einer tiefen wirklichen Freundschaft mit ihm zu wachsen. Bewahrt diese Freundschaft voll Eifer in eurem Herzen, so wie der heilige Tarzisius, und seid bereit, dafür einzustehen, dafür zu ringen, dafür euer Leben hinzugeben, damit Jesus zu allen Menschen kommt. Teilt auch ihr euren Altersgefährten das Geschenk dieser Freundschaft mit, mit Freude und Begeisterung und ohne Angst, daß sie spüren, ihr kennt es, es ist wahr, und ihr liebt dieses Geheimnis! Jedes Mal, wenn ihr zum Altar hintretet, habt ihr das Glück, bei der großen Liebestat Gottes dabei zu sein, der sich auch heute jedem von uns schenken will, uns nahe sein will, uns helfen will und Kraft geben will, damit wir richtig leben. Bei der Wandlung, ihr wißt es, wird dieses kleine Stück Brot Leib Christi, und der Wein wird Blut Christi. Ihr habt das große Glück, dieses unsagbare Geheimnis aus nächster Nähe erleben zu dürfen! Erfüllt eure Aufgaben als Ministranten mit Liebe, Andacht und Treue und kommt nicht einfach irgendwie herein, sondern bereitet euch inwendig auf die heilige Messe vor! Wenn ihr euren Priestern beim Dienst am Altar helft, tragt ihr dazu bei, daß Jesus mehr erfahrbar wird, daß die Menschen mehr spüren und erkennen: er ist da, daß er in dieser Welt, im Alltag, in der Kirche und an jedem Ort immer mehr gegenwärtig sein kann. Liebe Freunde, ihr leiht Jesus eure Hände, eure Gedanken, eure Zeit. Das wird er euch vergelten, indem er euch die wahre Freude schenkt und spüren läßt, wo das wirkliche Glück zu Hause ist. Der heilige Tarzisius hat uns gezeigt, daß jemand sogar sein Leben für ein wirkliches Gut, für das wahre Gut, für den Herrn aus Liebe hingeben kann. Von uns wird nicht sogleich das Martyrium verlangt, aber Jesus bittet um die Treue in den kleinen Dingen, um die innere Sammlung, das innere Mit-dabei-Sein, unseren Glauben, und darum, daß wir uns mühen, im Alltag diesen Schatz gegenwärtig zu halten. Er bittet uns um Treue in den täglichen Aufgaben, um das Zeugnisgeben für seine Liebe, indem wir in die Kirche gehen aus innerer Überzeugung und Freude, daß er da ist. So können wir auch für unsere Freunde erfahrbar machen, daß Jesus lebt. Dabei helfe uns die Fürsprache des heiligen Johannes Maria Vianney, dessen Gedenktag wir heute feiern, des demütigen Pfarrers von Frankreich, der eine kleine Gemeinde umgewandelt und der Welt damit ein neues Licht geschenkt hat. Das Beispiel der Heiligen Tarcisius und Johannes Maria Vianney ermutige uns jeden Tag, Jesus zu lieben und seinen Willen zu erfüllen, so wie die Jungfrau Maria, die ihrem Sohn bis zum Ende treu war. Noch einmal herzlichen Dank euch allen! Gesegnete Tage und gute Heimkehr! [Cari fratelli e sorelle, desidero manifestare la mia gioia di essere qui oggi in mezzo a voi, in questa Piazza, dove vi siete radunati festosi per quest’Udienza Generale, che vede la presenza così significativa del grande Pellegrinaggio europeo dei Ministranti! Cari ragazzi, ragazze e giovani, siate i benvenuti! Poiché la grande maggioranza dei ministranti presenti in Piazza sono di lingua tedesca, mi rivolgerò anzitutto a loro nella mia lingua materna. Cari e care ministranti e amici, cari pellegrini di lingua tedesca, benvenuti qui a Roma! Vi saluto tutti cordialmente. Con voi saluto il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone; si chiama Tarcisio come il vostro Patrono. Avete avuto la cortesia di invitarlo e lui, che porta il nome di san Tarcisio, è contento di poter essere qui tra i Ministranti del mondo e tra i Ministranti tedeschi. Saluto i cari Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, e i Diaconi, che hanno voluto prendere parte a quest’Udienza. Ringrazio di cuore il Vescovo ausiliare di Basilea, Mons. Martin Gächter, Presidente del "Coetus Internationalis Ministrantium", per le parole di saluto che mi ha rivolto, per il grande dono della statua di san Tarcisio e per il foulard che mi ha consegnato. Tutto ciò mi ricorda il tempo in cui anch’io ero un ministrante. Lo ringrazio, a nome vostro, anche per il grande lavoro che compie in mezzo a voi, insieme ai collaboratori e a quanti hanno reso possibile questo gioioso incontro. Il mio ringraziamento va anche ai promotori svizzeri e a quanti hanno lavorato in vari modi per la realizzazione della statua di san Tarcisio. Siete numerosi! Già ho sorvolato Piazza San Pietro con l’elicottero e ho visto tutti i colori e la gioia, che è presente in questa Piazza! Così voi non solo create un ambiente di festa nella Piazza, ma rendete ancora più gioioso il mio cuore! Grazie! La statua di san Tarcisio è giunta fino a noi dopo un lungo pellegrinaggio. Nel settembre 2008 è stata presentata in Svizzera, alla presenza di 8000 ministranti: certamente alcuni di voi erano presenti. Dalla Svizzera è passata per il Lussemburgo fino all’Ungheria. Noi oggi l’accogliamo festosi, lieti di poter conoscere meglio questa figura dei primi secoli della Chiesa. Poi la statua – come già ha detto Mons. Gächter – verrà collocata presso le catacombe di san Callisto, dove san Tarcisio venne sepolto. L’augurio che rivolgo a tutti è che quel luogo, cioè le catacombe di san Callisto e questa statua, possa diventare un punto di riferimento per i ministranti e per coloro che desiderano seguire Gesù più da vicino attraverso la vita sacerdotale, religiosa e missionaria. Tutti possano guardare a questo giovane coraggioso e forte e rinnovare l’impegno di amicizia con il Signore stesso per imparare a vivere sempre con Lui, seguendo il cammino che ci indica con la Sua Parola e la testimonianza di tanti santi e martiri, dei quali, per mezzo del Battesimo, siamo diventati fratelli e sorelle. Chi era san Tarcisio? Non abbiamo molte notizie Siamo nei primi secoli della storia della Chiesa, più precisamente nel terzo secolo; si narra che fosse un giovane che frequentava le Catacombe di san Callisto qui a Roma ed era molto fedele ai suoi impegni cristiani. Amava molto l’Eucaristia e, da vari elementi, concludiamo che, presumibilmente, fosse un accolito, cioè un ministrante. Erano anni in cui l’imperatore Valeriano perseguitava duramente i cristiani, che erano costretti a riunirsi di nascosto nelle case private o, a volte, anche nelle Catacombe, per ascoltare la Parola di Dio, pregare e celebrare la Santa Messa. Anche la consuetudine di portare l’Eucaristia ai carcerati e agli ammalati diventava sempre più pericolosa. Un giorno, quando il sacerdote domandò, come faceva di solito, chi fosse disposto a portare l’Eucaristia agli altri fratelli e sorelle che l’attendevano, si alzò il giovane Tarcisio e disse: "Manda me". Quel ragazzo sembrava troppo giovane per un servizio così impegnativo! "La mia giovinezza – disse Tarcisio – sarà il miglior riparo per l’Eucaristia". Il sacerdote, convinto, gli affidò quel Pane prezioso dicendogli: "Tarcisio, ricordati che un tesoro celeste è affidato alle tue deboli cure. Evita le vie frequentate e non dimenticare che le cose sante non devono essere gettate ai cani né le gemme ai porci. Custodirai con fedeltà e sicurezza i Sacri Misteri?". "Morirò – rispose deciso Tarcisio – piuttosto di cederli". Lungo il cammino incontrò per la strada alcuni amici, che nell’avvicinarlo gli chiesero di unirsi a loro. Alla sua risposta negativa essi – che erano pagani – si fecero sospettosi e insistenti e si accorsero che egli stringeva qualcosa nel petto e che pareva difendere. Tentarono di strapparglielo ma invano; la lotta si fece sempre più furiosa, soprattutto quando vennero a sapere che Tarcisio era cristiano; lo presero a calci, gli tirarono pietre, ma egli non cedette. Morente, venne portato al sacerdote da un ufficiale pretoriano di nome Quadrato, diventato anch’egli, di nascosto, cristiano. Vi giunse privo di vita, ma stretto al petto teneva ancora un piccolo lino con l’Eucarestia. Venne sepolto da subito nelle Catacombe di san Callisto. Il Papa Damaso fece un’iscrizione per la tomba di san Tarcisio, secondo la quale il giovane morì nel 257. Il Martirologio Romano ne fissa la data al 15 agosto e nello stesso Martirologio si riporta anche una bella tradizione orale, secondo la quale sul corpo di san Tarcisio non venne trovato il Santissimo Sacramento, né nelle mani, né tra le vesti. Si spiegò che la particola consacrata, difesa con la vita dal piccolo martire, era diventata carne della sua carne, formando così con lo stesso suo corpo, un’unica ostia immacolata offerta a Dio. Care e cari ministranti, la testimonianza di san Tarcisio e questa bella tradizione ci insegnano il profondo amore e la grande venerazione che dobbiamo avere verso l’Eucaristia: è un bene prezioso, un tesoro il cui valore non si può misurare, è il Pane della vita, è Gesù stesso che si fa cibo, sostegno e forza per il nostro cammino di ogni giorno e strada aperta verso la vita eterna; è il dono più grande che Gesù ci ha lasciato. Mi rivolgo a voi qui presenti e, per mezzo vostro, a tutti i ministranti del mondo! Servite con generosità Gesù presente nell’Eucaristia. E’ un compito importante, che vi permette di essere particolarmente vicini al Signore e di crescere in un’amicizia vera e profonda con Lui. Custodite gelosamente questa amicizia nel vostro cuore come san Tarcisio, pronti ad impegnarvi, a lottare e a dare la vita perché Gesù giunga a tutti gli uomini. Anche voi comunicate ai vostri coetanei il dono di questa amicizia, con gioia, con entusiasmo, senza paura, affinché possano sentire che voi conoscete questo Mistero, che è vero e che lo amate! Ogni volta che vi accostate all’altare, avete la fortuna di assistere al grande gesto di amore di Dio, che continua a volersi donare a ciascuno di noi, ad esserci vicino, ad aiutarci, a darci forza per vivere bene. Con la consacrazione – voi lo sapete – quel piccolo pezzo di pane diventa Corpo di Cristo, quel vino diventa Sangue di Cristo. Siete fortunati a poter vivere da vicino questo indicibile mistero! Svolgete con amore, con devozione e con fedeltà il vostro compito di ministranti; non entrate in chiesa per la Celebrazione con superficialità, ma preparatevi interiormente alla Santa Messa! Aiutando i vostri sacerdoti nel servizio all’altare contribuite a rendere Gesù più vicino, in modo che le persone possano sentire e rendersi conto maggiormente: Lui è qui; voi collaborate affinché Egli possa essere più presente nel mondo, nella vita di ogni giorno, nella Chiesa e in ogni luogo. Cari amici! Voi prestate a Gesù le vostre mani, i vostri pensieri, il vostro tempo. Egli non mancherà di ricompensarvi, donandovi la gioia vera e facendovi sentire dove è la felicità più piena. San Tarcisio ci ha mostrato che l’amore ci può portare perfino al dono della vita per un bene autentico, per il vero bene, per il Signore. A noi probabilmente non è richiesto il martirio, ma Gesù ci domanda la fedeltà nelle piccole cose, il raccoglimento interiore, la partecipazione interiore, la nostra fede e lo sforzo di mantenere presente questo tesoro nella vita di ogni giorno. Ci chiede la fedeltà nei compiti quotidiani, la testimonianza del Suo amore, frequentando la Chiesa per convinzione interiore e per la gioia della Sua presenza. Così possiamo far conoscere anche ai nostri amici che Gesù vive. In questo impegno, ci aiuti l’intercessione di san Giovanni Maria Vianney, del quale oggi ricorre la memoria liturgica, di questo umile Parroco della Francia, che ha cambiato una piccola comunità e così ha donato al mondo una nuova luce. L’esempio dei santi Tarcisio e Giovanni Maria Vianney ci spinga ogni giorno ad amare Gesù e a compiere la Sua volontà, come ha fatto la Vergine Maria, fedele al Suo Figlio fino alla fine. Grazie ancora a tutti! Che Dio vi benedica in questi giorni e buon ritorno ai vostri Paesi!] [01080-XX.03] [Testo originale: Plurilingue] SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE ○ Saluto in lingua francese ○ Saluto in lingua inglese ○ Saluto in lingua tedesca ○ Saluto in lingua spagnola ○ Saluto in lingua portoghese ○ Saluto in lingua polacca ○ Saluto in lingua ungherese ○ Saluto in lingua ucraina ○ Saluto in lingua lituana ○ Saluto in lingua romena ○ Saluto in lingua slovacca ○ Saluto in lingua croata ○ Saluto in lingua serba ○ Saluto in lingua italiana ○ Saluto in lingua francese Je vous salue avec affection, chers servants d’autel et chers pèlerins. Je viens de parler de saint Tarcisius qui est, comme vous le savez, le patron des enfants de chœur. Suivez son exemple. Le message que je désire vous adresser pourra accompagner votre vie et illuminer votre service. Les Apôtres ont été les témoins de Jésus parce qu’ils étaient ses « amis ». C’est Lui qui les a choisis. Vous aussi, vous pouvez entrer dans cette amitié! Quand vous participez à la Liturgie en servant l’autel, vous offrez à tous un témoignage incomparable d’humilité et de disponibilité. Votre prière, si près de l’autel, vient de la profondeur de votre cœur. Vous êtes très proches de Jésus-Eucharistie. Laissez-vous émerveiller toujours davantage par tant d’amour et tant de proximité ! Puissiez-vous, chers servants d’autel, chercher votre vie entière le trésor de cette proximité avec le Seigneur Jésus ! Et au sortir de l’église, dites à vos amis combien vous avez été heureux d’être avec le Christ et à son service. Je vous bénis de tout cœur ainsi que les pèlerins francophones présents. [01081-03.01] [Texte original: Français] ○ Saluto in lingua inglese Dear Brothers and Sisters, I welcome all the English-speaking pilgrims here today, including the groups from Japan and the United States of America. A special greeting to the English-speaking altar servers present: by serving at Mass may you draw ever closer to Christ our Lord. Upon all of you I invoke God’s abundant blessings. [01082-02.01] [Original text: English] ○ Saluto in lingua tedesca Liebe Freunde, ich grüße euch alle noch einmal ganz herzlich. Vor allem danke ich dafür, daß ihr mir euer Gebet versprochen habt. Ich wünsche euch Gottes Segen alle Tage! [01096-05.01] [Originalsprache: Deutsch] ○ Saluto in lingua spagnola Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española. Como les acabo de decir a los monaguillos, la Eucaristía es el gran don que Jesús nos ha dejado. Que el ejemplo de san Tarcisio, cuya imagen podéis contemplar aquí, os ayude a todos a tratar con creciente amor y veneración a Cristo, que en el Santísimo Sacramento se entrega por nosotros, y nos alimenta y sostiene en nuestro camino hacia la patria definitiva. Muchas gracias. [01083-04.01] [Texto original: Español] ○ Saluto in lingua portoghese Amados peregrinos vindos do Brasil, de Portugal e demais países de língua portuguesa, sede bem-vindos! A todos saúdo com grande afeto e alegria, de modo especial a todos os acólitos e coroinhas aqui presentes. Que a exemplo do vosso padroeiro, São Tarcísio, possais crescer sempre mais no amor à Eucaristia que é o tesouro mais precioso que Jesus nos deixou. Que Deus derrame os seus dons sobre vós e vossas famílias, que de coração abençôo. Ide em paz! [01084-06.01] [Texto original: Português] ○ Saluto in lingua polacca Pozdrawiam serdecznie pielgrzymów z Polski. Szczególnie pozdrawiam ministrantów. Wiem, że w Polsce wielu młodych ludzi chętnie podejmuje liturgiczną posługę przy ołtarzu, służąc wiernie Bogu i Kościołowi. Witam Siostry Elżbietanki, uczestniczki rzymskiego spotkania odnowy duchowej oraz Zespół „Gorzkowianie". Wszystkich polecam Bogu w modlitwie i z serca wam błogosławię. [Saluto cordialmente i pellegrini venuti dalla Polonia. In modo particolare saluto i chierichetti. So che in Polonia tanti ragazzi svolgono un servizio liturgico accanto l’altare, servendo con dedizione Dio e la Chiesa. Saluto le Suore di Santa Elisabetta, partecipanti all’incontro romano di rinnovamento spirituale e anche un gruppo folkloristico „Gorzkowianie". Affido voi tutti nella preghiera a Dio e vi benedico di cuore.] [01085-09.01] [Testo originale: Polacco] ○ Saluto in lingua ungherese Kedves magyar ministránsok! Isten hozott Benneteket! Az oltár szolgálata során kerüljetek egyre közelebb Krisztushoz. Találjátok meg élethivatástokat. Szent Tarziciusz, a ministránsok védőszentje, könyörögj érettünk! Apostoli áldásommal. Dicsértessék a Jézus Krisztus! [Cari ministranti di lingua ungherese! Vi saluto cordialmente. Nel servizio dell'altare avvicinatevi sempre di più a Cristo! Trovate la vostra vocazione nella vita. San Tarcisio, Patrono dei ministranti, prega per noi! Con la mia benedizione. Sia lodato Gesù Cristo!] [01086-AA.01] [Testo originale: Ungherese] ○ Saluto in lingua ucraina Щиро вітаю міністрантів з України. За прикладом святого Тарсикія щиро служіть Ісусові, присутньому у Пресвятій Євхаристії. [Saluto con affetto i ministranti provenienti dall’Ucraina. Sull'esempio di san Tarcisio, servite con generosità Gesù, presente nell'Eucaristia.] [01087-AA.01] [Testo originale: Ucraino] ○ Saluto in lingua lituana Nuoširdžiai sveikinu ministrantus iš Lietuvos. Sekdami šventojo Tarcizijaus pavyzdžiu dosniai tarnaukite Jėzui, esančiam Eucharistijoje. [Saluto con affetto i ministranti provenienti dalla Lituania. Sull’esempio di san Tarcisio, servite con generosità Gesù, presente nell’Eucaristia.] [01088-AA.01] [Testo originale: Lituano] ○ Saluto in lingua romena Salut cu afecţiune ministranţii din România! După exemplul sfântului Tarciziu, slujiţi-l cu generozitate pe Isus, prezent în Sfânta Euharistie! [Saluto con affetto i ministranti provenienti dalla Romania. Sull'esempio di san Tarcisio, servite con generosità Gesù, presente nell'Eucaristia.] [01089-AA.01] [Testo originale: Romeno] ○ Saluto in lingua slovacca Srdečne pozdravujem miništrantov zo Slovenska. Podľa príkladu sv. Tarzícia slúžte veľkodušne Ježišovi, prítomnému v Eucharistii. [Saluto con affetto i ministranti provenienti dalla Repubblica Slovacca. Sull'esempio di san Tarcisio, servite con generosità Gesù, presente nell'Eucaristia.] [01090-AA.01] [Testo originale: Slovacco] ○ Saluto in lingua croata Srdačno pozdravljam Ministrante iz Hrvatske. Po uzoru svetoga Tarcizija, velikodušno služite Isusu, nazočnom u Euharistiji. [Saluto con affetto i Ministranti provenienti dalla Croazia. Sull'esempio di san Tarcisio, servite con generosità Gesù, presente nell'Eucaristia.] [01091-AA.01] [Testo originale: Croato] ○ Saluto in lingua serba Srdacno pozdravljam ministrante iz serbije. Po uzoru svetoga Tarcizija, velikodusno sluzite hristu, pristnom u euharistiji. [Saluto con affetto i ministranti provenienti dalla Serbia. Sull'esempio di san Tarcisio, servite con generosità Gesù, presente nell'Eucaristia.] [01092-AA.01] [Testo originale: Serbo] ○ Saluto in lingua italiana Saluto cordialmente i pellegrini di lingua italiana, tra i quali sono lieto di accogliere le Suore di Santa Elisabetta. Mi rivolgo ora, in modo particolare, ai numerosi ministranti. Cari amici, sull’esempio di san Tarcisio, servite con generosità Gesù, presente nell’Eucaristia. Un saluto speciale, infine, ai malati e agli sposi novelli. L'amore di Cristo sia sempre per voi, cari malati, fonte di conforto e di pace; e aiuti voi, cari sposi novelli, a rendere ogni giorno più salda e profonda la vostra unione. [01094-01.01] [Testo originale: Italiano] APPELLO DEL SANTO PADRE Il mio pensiero va alle popolazioni colpite, in questo periodo, da gravi calamità naturali, che hanno causato perdite di vite umane, feriti e danni, lasciando numerose persone senza tetto. In modo particolare, penso ai vasti incendi nella Federazione Russa e alle devastanti alluvioni in Pakistan e in Afghanistan. Prego il Signore per le vittime e sono vicino spiritualmente a quanti sono provati da tali avversità. Per essi chiedo a Dio il sollievo nella sofferenza e il sostegno nelle difficoltà. Auspico, inoltre, che non venga a mancare la solidarietà di tutti. [01093-01.01] [Testo originale: Italiano] [B0479-XX.02] Bollettino Sala Stampa della Santa Sede
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Le parole del papa alla recita dell’angelus, 08.08.2010
LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS
PRIMA DELL’ANGELUS DOPO L’ANGELUS Alle ore 12 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti nel Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Queste le parole del Papa nell’introdurre la preghiera mariana: PRIMA DELL’ANGELUS Cari fratelli e sorelle, nel brano evangelico di questa domenica, continua il discorso di Gesù ai discepoli sul valore della persona agli occhi di Dio e sull’inutilità delle preoccupazioni terrene. Non si tratta di un elogio al disimpegno. Anzi, ascoltando l’invito rassicurante di Gesù «Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno» (Lc 12,32), il nostro cuore viene aperto ad una speranza che illumina e anima l’esistenza concreta: abbiamo la certezza che «il Vangelo non è soltanto una comunicazione di cose che si possono sapere, ma è una comunicazione che produce fatti e cambia la vita. La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova» (Enc. Spe Salvi, 2). Come leggiamo nel brano della Lettera agli Ebrei nella Liturgia odierna, Abramo s’inoltra con cuore fiducioso nella speranza che Dio gli apre: la promessa di una terra e di una «discendenza numerosa» e parte «senza sapere dove andava», confidando solo in Dio (cfr 11,8-12). E Gesù nel Vangelo di oggi – attraverso tre parabole – illustra come l’attesa del compimento della «beata speranza», la sua venuta, deve spingere ancora di più ad una vita intensa, ricca di opere buone: «Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma» (Lc 12,33). E’ un invito ad usare le cose senza egoismo, sete di possesso o di dominio, ma secondo la logica di Dio, la logica dell’attenzione all’altro, la logica dell’amore: come scrive sinteticamente Romano Guardini, «nella forma d’una relazione: a partire da Dio, in vista di Dio» (Accettare se stessi, Brescia 1992, 44). A tale proposito, desidero richiamare l’attenzione su alcuni Santi che celebreremo questa settimana e che hanno impostato la loro vita proprio a partire da Dio e in vista di Dio. Oggi ricordiamo san Domenico di Guzman fondatore, nel XIII secolo, dell’Ordine Domenicano, che svolge la missione di istruire la società sulle verità di fede, preparandosi con lo studio e la preghiera. Nella stessa epoca santa Chiara di Assisi, proseguendo l’opera francescana, fonda l’Ordine delle Clarisse. Ricorderemo il 10 agosto il santo diacono Lorenzo, martire del III secolo, le cui reliquie sono venerate a Roma nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura. Infine, faremo memoria di altri due martiri del Novecento che hanno condiviso il medesimo destino ad Auschwitz. Il 9 agosto ricorderemo la santa carmelitana Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, e il 14 agosto il sacerdote francescano san Massimiliano Maria Kolbe, fondatore della Milizia di Maria Immacolata. Entrambi hanno attraversato l’oscuro tempo della Seconda Guerra Mondiale, senza perdere mai di vista la speranza, il Dio della vita e dell’amore. Confidiamo nel sostegno materno della Vergine Maria, Regina dei Santi che amorosamente condivide il nostro pellegrinaggio. A Lei rivolgiamo la nostra preghiera. [01102-01.01] [Testo originale: Italiano] DOPO L’ANGELUS Je salue cordialement les pèlerins francophones ! La deuxième lecture de la liturgie de ce jour présente Abraham et Sara comme des modèles de croyants. Vécue avec ardeur et dans la fidélité à la Parole de Dieu, la foi féconde l’existence chrétienne et régénère l’Église. Puisse la Vierge Marie nous aider à rester toujours fidèles à notre vocation et à être des chercheurs infatigables de la volonté de Dieu en lui donnant la place qui lui revient. Je recommande aussi à votre prière les chômeurs et les sans-abris. Bon dimanche et bon pèlerinage à tous ! I offer a warm welcome to the English-speaking visitors gathered for this Angelus prayer. Today’s Gospel reminds us that by God’s goodness much has been given to us, and much will be required of us. During these quiet days of summer let us thank the Lord for the many blessings we have received and draw ever closer to him in prayer, in fidelity to his commandment of love, and in communion with his Body, the Church. Upon you and your families I invoke an abundance of joy and peace in the Lord! Mit Freude heiße ich die deutschsprachigen Pilger und Besucher beim Gebet des Engel des Herrn willkommen. Besonders grüße ich die Ministrantengruppen aus Bad Reichenhall und Ramsau, aus Fulda und anderen Orten Deutschlands. Der Glaube kann Berge versetzen. Glauben heißt aber nicht, sich bequem zurückzulehnen, da es Gott schon richten wird. Das Evangelium fordert uns vielmehr dazu auf, aufmerksam zu wachen und die anvertrauten Aufgaben treu zu erfüllen. Dann gilt auch uns die Verheißung, daß die im Vertrauen auf Gott vollbrachten Werke der Liebe bleibende, ja ewige Frucht bringen werden. Dazu erbitte ich euch und euren Familien Gottes reichen Segen. Saludo con afecto a los peregrinos de lengua española, así como a todos los que se unen a esta oración mariana del ángelus a través de la radio y la televisión. Queridos hermanos: espera y vigilancia son dos características fundamentales de la vida cristiana, que está abierta a la eternidad. En el evangelio de hoy, el Señor nos exhorta a estar vigilantes y en tensión anhelante y llena de amor ante su venida al fin de los tiempos. Que la participación frecuente en la eucaristía, en la que Cristo viene cada día a nuestro encuentro, os ayude a intensificar vuestra fe, esperanza y caridad. Feliz domingo. Witam obecnych tu Polaków. Wraz z wami pragnę pozdrowić pielgrzymów, którzy w tych dniach zmierzają na Jasną Górę. Szczególne wyrazy duchowej jedności kieruję do uczestników Pieszej Pielgrzymki Krakowskiej oraz Warszawskiej Pielgrzymki Akademickiej, którzy po raz trzydziesty wędrują do tego narodowego sanktuarium, aby przez wstawiennictwo Maryi polecać Bogu sprawy osobiste i społeczne. Wszystkim dziękuję za modlitwy w intencji Papieża i Kościoła. Niech Bóg wam błogosławi! [Do il benvenuto ai polacchi qui presenti. Con voi saluto i pellegrini che in questi giorni si recano a Jasna Gora. In particolare, sono spiritualmente unito ai partecipanti al Pellegrinaggio a piedi di Cracovia, nonché al Pellegrinaggio accademico di Varsavia, i quali per la trentesima volta si incamminano verso quel santuario nazionale per affidare a Dio, per l’intercessione di Maria, le questioni personali e comuni. Ringrazio tutti per le preghiere secondo le intenzioni del Papa e della Chiesa. Dio vi benedica!] Saluto infine con affetto i pellegrini di lingua italiana. In particolare mi rivolgo ai gruppi giovanili di Grumolo Pedemonte, San Martino di Lupari e Sondrio, ed auspico che le importanti esperienze formative di questi giorni possano portare abbondanti frutti spirituali. A tutti auguro una buona domenica. [01103-XX.01] [Testo originale: Plurilingue] [B0484-XX.01] Bollettino Sala Stampa della Santa Sede
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L’UDIENZA GENERALE , 11.08.2010
Alle ore 10.30 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per incontrare i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza Generale del mercoledì. Nel discorso in lingua italiana, il Papa si è soffermato sul martirio, espressione di amore totale a Dio. Quindi ha rivolto un saluto in varie lingue ai gruppi di fedeli presenti. L’Udienza si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica. CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA Cari fratelli e sorelle, oggi, nella Liturgia ricordiamo santa Chiara d’Assisi, fondatrice delle Clarisse, luminosa figura della quale parlerò in una delle prossime Catechesi. Ma in questa settimana - come avevo già accennato nell’Angelus di domenica scorsa - facciamo memoria anche di alcuni Santi martiri, sia dei primi secoli della Chiesa, come san Lorenzo, Diacono, san Ponziano, Papa, e san Ippolito, Sacerdote; sia di un tempo a noi più vicino, come santa Teresa Benedetta della Croce, Edith Stein, patrona d’Europa, e san Massimiliano Maria Kolbe. Vorrei allora soffermarmi brevemente sul martirio, forma di amore totale a Dio. Dove si fonda il martirio? La risposta è semplice: sulla morte di Gesù, sul suo sacrificio supremo d’amore, consumato sulla Croce affinché noi potessimo avere la vita (cfr Gv 10,10). Cristo è il servo sofferente di cui parla il profeta Isaia (cfr Is 52,13-15), che ha donato se stesso in riscatto per molti (cfr Mt 20,28). Egli esorta i suoi discepoli, ciascuno di noi, a prendere ogni giorno la propria croce e seguirlo sulla via dell’amore totale a Dio Padre e all’umanità: "chi non prende la propria croce e non mi segue – ci dice, - non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà" (Mt 10,38-39). E’ la logica del chicco di grano che muore per germogliare e portare vita (cfr Gv 12,24). Gesù stesso "è il chicco di grano venuto da Dio, il chicco di grano divino, che si lascia cadere sulla terra, che si lascia spezzare, rompere nella morte e, proprio attraverso questo, si apre e può così portare frutto nella vastità del mondo" (Benedetto XVI, Visita alla Chiesa luterana di Roma [14 marzo 2010]). Il martire segue il Signore fino in fondo, accettando liberamente di morire per la salvezza del mondo, in una prova suprema di fede e di amore (cfr Lumen Gentium, 42). Ancora una volta, da dove nasce la forza per affrontare il martirio? Dalla profonda e intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un dono della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria vita per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo. Se leggiamo le vite dei martiri rimaniamo stupiti per la serenità e il coraggio nell’affrontare la sofferenza e la morte: la potenza di Dio si manifesta pienamente nella debolezza, nella povertà di chi si affida a Lui e ripone solo in Lui la propria speranza (cfr 2Cor 12,9). Ma è importante sottolineare che la grazia di Dio non sopprime o soffoca la libertà di chi affronta il martirio, ma al contrario la arricchisce e la esalta: il martire è una persona sommamente libera, libera nei confronti del potere, del mondo; una persona libera, che in un unico atto definitivo dona a Dio tutta la sua vita, e in un supremo atto di fede, di speranza e di carità, si abbandona nelle mani del suo Creatore e Redentore; sacrifica la propria vita per essere associato in modo totale al Sacrificio di Cristo sulla Croce. In una parola, il martirio è un grande atto di amore in risposta all’immenso amore di Dio. Cari fratelli e sorelle, come dicevo mercoledì scorso, probabilmente noi non siamo chiamati al martirio, ma nessuno di noi è escluso dalla chiamata divina alla santità, a vivere in misura alta l’esistenza cristiana e questo implica prendere la croce di ogni giorno su di sé. Tutti, soprattutto nel nostro tempo in cui sembrano prevalere egoismo e individualismo, dobbiamo assumerci come primo e fondamentale impegno quello di crescere ogni giorno in un amore più grande a Dio e ai fratelli per trasformare la nostra vita e trasformare così anche il nostro mondo. Per intercessione dei Santi e dei Martiri chiediamo al Signore di infiammare il nostro cuore per essere capaci di amare come Lui ha amato ciascuno di noi. [01105-01.01] [Testo originale: Italiano] SALUTI DEL SANTO PADRE NELLE DIVERSE LINGUE Je suis heureux de saluer les pèlerins francophones présents ce matin et plus particulièrement le groupe de l’École normale supérieure de Paris et les pèlerins venus de la République Centrafricaine. Cette semaine nous donne de célébrer plusieurs martyrs insignes. Que leurs vies données soient pour chacun un exemple de courage et de foi en réponse à l’immense acte d’amour du Christ sur la Croix ! Puissiez-vous passer d’excellentes vacances ! I greet all the English-speaking pilgrims present today. I especially welcome the young altar servers from Malta and their families, and I thank them for their faithful service in Saint Peter’s Basilica. I also greet the pilgrimage groups from Nigeria, Indonesia and the United States. In this month of August, when the Church commemorates so many martyrs, let us give thanks for all those who followed Christ to the end by offering their own lives in union with his sacrifice on the Cross. May their act of supreme love and surrender to God inspire us on the way of holiness and charity towards our brothers and sisters. Commending you and your families to their intercession, I cordially invoke upon you God’s abundant blessings. Einen herzlichen Gruß richte ich an die deutschsprachigen Pilger und Besucher und heiße besonders die vielen Jugendlichen aus dem Ferienlager in Ostia willkommen. Am nächsten Samstag begehen wir den Gedenktag des bekannten Märtyrerpriesters Maximilian Maria Kolbe. Ihr wißt, er ist freiwillig in den Hungerbunker gegangen und hat damit in der Hölle von Auschwitz einen unschuldigen Familienvater vor dem Tod bewahrt und so an einer Stelle den Irrsinn der Gewalt durchbrochen. Dieses dramatische Zeugnis des Glaubens, der Hoffnung und der Liebe, die sich der Aussichtslosigkeit der tyrannischen Macht entgegenstellt, spornt auch uns an, Jesus Christus nachzufolgen, nicht an uns zu denken, sondern das Kreuz aufzunehmen und Tag für Tag in der Liebe zu Gott und zu unseren Mitmenschen zu wachsen. Dazu erbitte ich euch allen den Beistand des Heiligen Geistes. Saludo a los peregrinos de lengua española. En particular a los grupos de fieles venidos de España, México y otros Países Latinoamericanos. Queridos hermanos: Dios nos llama a todos a la santidad. Nos llama a seguir más de cerca de Cristo, esforzándonos en transformar este mundo con la fuerza del amor a Dios y a los hermanos. Fijándonos en el ejemplo de los santos y los mártires, pidamos al Señor que inflame nuestros corazones, para que seamos capaces de amar como Él nos ha amado. Que Dios os bendiga. Amados peregrinos de língua portuguesa, uma cordial saudação de boas-vindas para todos, nomeadamente para os grupos vindos do Brasil e para os fiéis portugueses da diocese do Porto. Cristo chama todos os batizados à santidade. Que o exemplo e a intercessão dos mártires vos ajude a assumir o empenho de crescer a cada dia no amor a Deus e aos irmãos para que assim possais transformar o mundo! Que Deus abençoe a vós e as vossas famílias. Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Jednoczę się duchowo z tymi, którzy w ostatnich dniach ucierpieli z powodu powodzi. Proszę Boga, aby dał im siły do znoszenia przeciwności i pobudził serca ludzi dobrej woli do ofiarnej i skutecznej pomocy. Niech wam Bóg błogosławi! [Un cordiale saluto rivolgo ai Polacchi. Mi unisco spiritualmente a coloro che negli ultimi giorni hanno sofferto a causa delle alluvioni. Chiedo a Dio che dia loro le forze per sopportare le avversità e stimoli i cuori degli uomini di buona volontà al generoso ed efficace aiuto. Dio vi benedica!] S láskou vítam slovenských pútnikov, osobitne z Čerman, Hruboňova a Bánoviec nad Bebravou. Bratia a sestry, budúcu nedeľu budeme sláviť sviatok Nanebovzatia Panny Márie. Ona nech vás matersky sprevádza na ceste do našej nebeskej vlasti. Ochotne žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus! [Con affetto do un benvenuto ai pellegrini slovacchi, particolarmente a quelli provenienti da Čermany, Hruboňovo e Bánovce nad Bebravou. Fratelli e sorelle, domenica prossima celebreremo la festa dell’Assunzione della Vergine Maria. La Madonna vi accompagni maternamente sulla via verso la nostra patria celeste. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!] Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare, saluto i partecipanti al ciclo pellegrinaggio Monza-Roma. Nel ringraziarvi per la vostra presenza, sono lieto di invocare su ciascuno l’abbondanza dei doni dello Spirito per un rinnovato fervore spirituale e apostolico. E adesso cantiamo insieme il Pater noster in latino. [01106-XX.01] [Testo originale: Plurilingue] [B0486-XX.01] fonte: Sala Stampa della Santa Sede |
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