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Riflessioni per la preparazione al matrimonio
Riflessioni per la preparazione al matrimonio ![]() Qualche riflessione per la preparazione al matrimonio ma anche per una maggiore consapevolezza del sacramento ricevuto per chi è sposato. Da dove possiamo cominciare? Forse da questa affermazione: Punto di partenza per un itinerario di preparazione al matrimonio è la consapevolezza che il patto coniugale è stato assunto ed elevato dal Signore Gesù Cristo, in forza dello Spirito Santo, a sacramento della Nuova Alleanza. (PCDF, Preparazione al sacramento del Matrimonio p.9) Il testo base di questa affermazione è il celebre passo di S.Paolo nella lettera agli Efesini (5,22-32): Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa. Questo testo parla del mistero sponsale tra Cristo e la Chiesa di cui il matrimonio cristiano è il sacramento. Se non entriamo nella comprensione di questo mistero non si può comprendere cosa sia il sacramento del matrimonio cristiano. Dunque cos’è questo mistero sponsale? IL MISTERO SPONSALE TRA Cristo E LA Chiesa MISTERO…… La parola mistero deriva dal greco mysterion che traduceva il termine ebraico mistor : “nascondiglio segreto”. Così Gesù stesso interpretava il mistero del regno dei cieli: Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo; un uomo lo trova e lo nasconde di nuovo, poi va, pieno di gioia, e vende tutti i suoi averi e compra quel campo. (Mt13,14) Come sappiamo bene, il mistero è dunque qualcosa che è destinato ad essere rivelato a (e trovato da) coloro che amano Dio, ma non si tratta tanto di una comunicazione intellettuale quanto di una esperienza, come afferma il salmo 24(v.14): Il Signore si rivela a chi lo teme, gli fa conoscere la sua alleanza. ………SPONSALE Giovanni Paolo II ha perfettamente espresso il significato dell’aggettivo sponsale. E lo ha fatto in riferimento al corpo: Il Corpo è sponsale fin “dal principio”: racchiude in sé la capacità di esprimere l’amore; quell’amore appunto nel quale la persona diventa dono e, mediante questo dono, attua il senso del suo essere e del suo esistere! (Giovanni Paolo II, Discorso del 15 Ottobre 1980). Possiamo dunque dire che il mistero sponsale tra Cristo e la Chiesa è il mistero che esprime l’amore tra Cristo e la Chiesa nel segno della donazione totale reciproca. Ogni cristiano, sposato o non sposato è chiamato,” fin dal principio, ad entrare e partecipare di questo mistero. Ultima modifica di SignorVeneranda; 15-02-2010 alle 08:33. |
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IL MISTERO SPONSALE TRA Cristo E LA Chiesa
Prefigurazione nell'Antica Alleanza Il fidanzamento e lo sposalizio tra Cristo e la Chiesa è stato prefigurato nell'Antica Alleanza. Il tempo del deserto è stato per Israele il tempo del fidanzamento con Dio, come afferma il profeta Geremia: Va' e grida agli orecchi di Gerusalemme: Così dice il Signore: Mi ricordo di te, dell'affetto della tua giovinezza, dell'amore al tempo del tuo fidanzamento, quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata. (Ger.2,2) Sul monte Sinai, Dio "sceglie", tra tutte le nazioni, Israele come sua fidanzata, ma solo nell'esilio il popolo prenderà coscienza del significato di quella scelta: Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposerà il tuo architetto; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te. (Isaia 62,5) Dalla figura alla realtà: la Nuova Alleanza Quanto i profeti hanno intravisto si è compiuto con Gesù Cristo che ha detto di sè di essere "lo sposo" e che ha donato interamente se stesso ai figli di Israele che hanno creduto in Lui e che, assieme a coloro che crederanno in Lui per la loro parola, ha scelto come sua Chiesa. Nel dono del suo corpo e del suo sangue ha stretto con la sua sposa una nuova ed eterna Alleanza, un patto indissolubile. Dalla costituzione dogmatica Lumen Gentium: La Chiesa, chiamata « Gerusalemme celeste » e « madre nostra », viene pure descritta come l'immacolata sposa dell'Agnello immacolato , sposa che Cristo « ha amato.. . e per essa ha dato se stesso, al fine di santificarla », che si è associata con patto indissolubile ed incessantemente « nutre e cura », che dopo averla purificata, volle a sé congiunta e soggetta nell'amore e nella fedeltà, e che, infine, ha riempito per sempre di grazie celesti, onde potessimo capire la carità di Dio e di Cristo verso di noi, carità che sorpassa ogni conoscenza . Ma mentre la Chiesa compie su questa terra il suo pellegrinaggio lontana dal Signore, è come un esule, e cerca e pensa alle cose di lassù, dove Cristo siede alla destra di Dio, dove la vita della Chiesa è nascosta con Cristo in Dio, fino a che col suo sposo comparirà rivestita di gloria. Ultima modifica di SignorVeneranda; 14-02-2010 alle 23:49. |
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L'AMORE SOTTO LA CROCE
Si potrebbero dire e citare un'infinita di cose e di testi, da Giacomo di Sarug a S.Caterina da Siena per dire che la croce è il talamo nuziale dove Cristo si è fatto una sola carne con la sua Chiesa. E per dire che anche il matrimonio cristiano parte e si compie sulla croce. Ma la croce, in tutti i tempi, è considerata una stoltezza, o, per dirla in termini moderni, una grande scocciatura nel migliore dei casi o una tragedia nel peggiore. In effetti sulla croce, non si spezza solo il cuore di Cristo, ma in quella di tutti i giorni, si spezza il cuore di ogni sposo e di ogni sposa. Morendo a se stessi, ai propri desideri, alle proprie aspettative, ai propri progetti anche buoni, anche santi, anche leciti, anche tutto quello che volete voi, si perde moltissimo: ma si guadagna tutto perchè non finisce tutto qui. Forte come la morte è l'amore: una fiamma che viene dal Signore e le acque non lo spegneranno. Sta questa parola del Cantico dei Cantici come una garanzia eterna e implacabile, come promessa per ogni matrimonio fondato su Gesù Cristo, come porta sulla vita, che il matrimonio cristiano, ogni matrimonio cristiano predica e annuncia al mondo. Dire la croce significa dire la resurrezione, confidare che la stessa potenza che ha reso vivificante l'amore di Cristo per la sua Chiesa renderà vivificante qualsiasi atto d'amore tra gli sposi anche quando amare l'altro sembra inutile, anche quando non si hanno più parole, come Cristo sulla croce. Attraverso la croce gli sposi comprendono o forse cominciano a comprendere che la felicità non sta tanto nell'essere amati quanto nell'amare. Ma questa conoscenza, questa comprensione è per ogni uomo. E adesso citiamo Giacomo di Sarug: Mosè, il profeta, ci parla così dell’uomo e della donna, per annunciare Cristo e la sua Giacomo di SarugChiesa. Egli scrisse l’uomo e la donna sebbene sapesse bene che sotto quel velo si celavano Cristo e la Chiesa... Dopo le feste nuziali avvenute sulla croce venne Paolo e vide il velo steso sul loro splendore e lo sollevò. Rivelò Cristo e la sua Sposa all’intero universo e li mostrò come coloro che Mosè aveva descritto nella sua visione profetica. L’Apostolo gridò in un momento di entusiasmo: “Questo mistero è davvero grande” E rivelò chi era Colui che rappresentava quest’immagine velata, denominata da Mosè “uomo e donna”. Io lo so; è Cristo e la sua Chiesa che da due sono diventati uno... Ultima modifica di SignorVeneranda; 15-02-2010 alle 08:18. |
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UN PASSO INDIETRO : PRIMA DEL FIDANZAMENTO
Avevamo parlato del fatto che Dio ha scelto la sua fidanzata. Quindi la scelta, anche prima del fidanzamento, è un punto importante su cui si deve dire qualcosa. Per aiutarci in questa riflessione vediamo come e perchè Dio ha scelto. Meditare su questo ci aiuta anche nella nostra scelta. La scelta del Signore, non può essere che così, è perfettamente libera. Ma in questa libertà, Dio dà delle motivazioni: Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli - siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri, il Signore vi ha fatti uscire con mano potente e vi ha riscattati liberandovi dalla condizione servile, dalla mano del faraone, re di Egitto. (Dt 7,7-8) La scelta del Signore non riguarda l'apparenza ma unicamente è dettata dall'amore. Questo è un primo punto. Il secondo motivo è che la scelta di Dio è dettata dal desiderio di fedeltà alla storia iniziata non solo verso chi ha scelto ma anche, in un certo senso anche se molto improprio, verso se stesso. Quindi amore libero e fedeltà verso l'amato/a e fedeltà verso se stessi. Ecco due criteri di scelta validi anche per noi, anche perchè dettati da Dio. Così la nostra scelta della persona amata deve avere queste due basi: l'amore senza perchè, ma anche la fedeltà a quello che siamo. Banalizzando, ma anche per scendere nel concreto, si possono dare due casi ugualmente problematici e che ci dovrebbero far riflettere prima di imbarcarci in una storia di fidanzamento. Il primo caso è quello di chi è partito di testa per una persona (amore) che purtroppo è ostile alle nostre profonde convinzioni di fede (e qui è messa in pericolo la fedeltà a se stessi). Il secondo caso è quello di chi trova una persona favorevole alle proprie convinzioni di fede (fedeltà a se stessi) ma di cui non si è profondamente innamorati (e qui è messo in pericolo l'amore). Si deve dire che, in ambedue i casi, le cose potrebbero cambiare durante il fidanzamento e chi è ostile diventare favorevole e chi è poco innamorato incominciare ad innamorarsi veramente. Ma se, giunti alla soglia del matrimonio, le cose non sono cambiate, ci dovremmo interrogare seriamente se sia giusto continuare. |
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Dal Catechismo della Chiesa cattolica:
Vedendo l'Alleanza di Dio con Israele sotto l'immagine di un amore coniugale esclusivo e fedele, i profeti hanno preparato la coscienza del popolo eletto ad una intelligenza approfondita dell'unicità e dell'indissolubilità del matrimonio. I libri di Rut e di Tobia offrono testimonianze commoventi di un alto senso del matrimonio, della fedeltà e della tenerezza degli sposi. Il libro di Rut (che fa parte dei libri storici) e il libro di Tobia (che fa parte dei libri sapienziali) sono due piccoli libri della Bibbia molto utili per la preparazione al matrimonio. Io consiglio di leggerli accompagnati da due libri di Don Divo Barsotti: Meditazione sul libro di Rut, e Meditazione sul libro di Tobia. «Dove andrai tu andrò anch'io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio; dove morirai tu, morirò anch'io e vi sarò sepolta». (Libro di Rut) «Poi, prima di unirti con essa, alzatevi tutti e due a pregare. Supplicate il Signore del cielo perché venga su di voi la sua grazia e la sua salvezza. Non temere: essa ti è stata destinata fin dall'eternità. Sarai tu a salvarla. Ti seguirà e penso che da lei avrai figli che saranno per te come fratelli. Non stare in pensiero». Quando Tobia sentì le parole di Raffaele e seppe che Sara era sua consanguinea della stirpe della famiglia di suo padre, l'amò al punto da non saper più distogliere il cuore da lei. (Libro di Tobia) |
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IL GIOGO
Sia il libro di Rut che il libro di Tobia danno anche delle indicazioni sulla scelta dello sposo e della sposa. Un'immagine del matrimonio, più volte ripresa sia nel Nuovo Testamento che nei padri è quella del giogo. Che cosa vuol dire infatti il termine coniugi? Esso deriva dal latino cum-iungere= sottoporsi allo stesso giogo. I carri degli Israeliti usciti dall'Egitto erano trainati da una coppia di buoi, sotto lo stesso giogo (Numeri 7). Questa immagine sarà un segno dell'alleanza con Dio : Vi condurrò sotto il giogo dell'alleanza (Ez. 20,37) e Gesù riprenderà questa immagine per riferirla a Lui stesso: Prendete sopra di voi il mio giogo e imparate da me.Il mio giogo è soave e il mio carico leggero. Per tirare il carro i due buoi devono camminare sempre insieme e tirando nella stessa direzione. In questo senso S.Paolo invitava i cristiani a non legarsi con gli infedeli : Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l'iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? (2Cor 6,14). E la Familiaris Consortio riporta questa immagine del giogo nelle parole di Tertulliano: In una pagina meritatamente famosa, Tertulliano ha ben espresso la grandezza di questa vita coniugale in Cristo e la sua bellezza: «Come sarò capace di esporre la felicità di quel matrimonio che la Chiesa unisce, l'offerta eucaristica conferma, la benedizione suggella, gli angeli annunciano e il Padre ratifica?... Quale giogo quello di due fedeli uniti in un'unica speranza, in un'unica osservanza, in un'unica servitù! Sono tutt'e due fratelli e tutt'e due servono insieme; non vi è nessuna divisione quanto allo spirito e quanto alla carne. Anzi sono veramente due in una sola carne e dove la carne è unica, unico è lo spirito» (Tertulliano «Ad uxorem», II; VIII, 6-8: CCL I, 393). La vita in due non è quindi un giogo insopportabile ma in Cristo è un giogo leggero, come ricorda S. Giovanni Crisostomo in questa sua preghiera: La vita in due (San Giovanni Crisostomo – IV sec.) Grazie, Signore, perché ci hai dato l’amore capace di cambiare la sostanza delle cose. Quando un uomo e una donna diventano uno nel matrimonio non appaiono più come creature terrestri ma sono l’immagine stessa di Dio. Così uniti non hanno paura di niente. Con la concordia, l’amore e la pace l’uomo e la donna sono padroni di tutte le bellezze del mondo. Possono vivere tranquilli, protetti dal bene che si vogliono secondo quanto Dio ha stabilito. Grazie, Signore, per l’amore che ci hai regalato. Ultima modifica di SignorVeneranda; 20-02-2010 alle 00:39. |
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Grazie, Signor Veneranda, per questo topic. Mi sarà molto utile in futuro nella speranza che il Signore conceda anche a me la grazia di questo meraviglioso sacramento.
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Un ottimo sussidio per la verifica della propria vocazione al matrimonio, disponibile in rete, sono i corsi tenuti da Don Achille Tronconi, parroco e vicerettore del seminario interdiocesano di Genova.
Questo è l'indirizzo:http://www.gliscritti.it/approf/dach...nio/indice.htm |
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L'amore non è senza la legge e la legge non è senza l'amore
Un riflessione tratta dalle meditazioni quaresimali di Padre Raniero Cantalamessa : Cos’è la legge dello Spirito e come agisce La legge nuova, o dello Spirito, non è, perciò, in senso stretto, quella promulgata da Gesù nel discorso della montagna, ma quella da lui incisa nei cuori a Pentecoste. I precetti evangelici sono certo più elevati e perfetti di quelli mosaici; tuttavia, da soli, anch’essi sarebbero rimasti inefficaci. Se fosse bastato proclamare la nuova volontà di Dio attraverso il Vangelo, non si spiegherebbe che bisogno c’era che Gesù morisse e che venisse lo Spirito Santo. Ma gli apostoli stessi dimostrano che non bastava; essi che pure avevano ascoltato tutto – per esempio, che bisogna porgere, a chi ti percuote, l’altra guancia – al momento della passione non trovano la forza di eseguire nessuno dei comandi di Gesù. Se Gesù si fosse limitato a promulgare il comandamento nuovo, dicendo: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri” (Gv 13, 34), esso sarebbe rimasto, come era prima, legge vecchia, “lettera”. È quando egli, a Pentecoste, infonde, mediante lo Spirito, quell’amore nei cuori dei discepoli, che esso diventa, a pieno titolo, legge nuova, legge dello Spirito che dà la vita. È per lo Spirito che tale comandamento è “nuovo”, non per la lettera. Per la lettera esso era antico poiché si trova già nell’Antico Testamento (cf Lv 19,18). Senza la grazia interiore dello Spirito, anche il Vangelo, dunque, anche il comandamento nuovo, sarebbe rimasto legge vecchia, lettera. Riprendendo un pensiero ardito di sant’Agostino, san Tommaso d’Aquino scrive: “Per lettera si intende ogni legge scritta che resta al di fuori dell’uomo, anche i precetti morali contenuti nel Vangelo; per cui anche la lettera del Vangelo ucciderebbe, se non si aggiungesse, dentro, la grazia della fede che sana”[4].Ancora più esplicito è ciò che ha scritto un po’ prima: “La legge nuova è principalmente la stessa grazia dello Spirito Santo che è data ai credenti”[5]. Ma come agisce, in concreto, questa legge nuova che è lo Spirito e in che senso si può chiamare “legge”? Agisce attraverso l’amore! La legge nuova altro non è se non quello che Gesù chiama il “comandamento nuovo”. Lo Spirito Santo ha scritto la legge nuova nei nostri cuori, infondendo in essi l’amore: “L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato” (Rm 5, 5). Questo amore è l’amore con cui Dio ama noi e con cui, contemporaneamente, fa sì che noi amiamo lui e il prossimo: amor quo Deus nos diligit et quo ipse nos dilectores sui facit [6]. È una capacità nuova di amare. Chi si accosta al Vangelo con la mentalità umana, trova assurdo che si faccia dell’amore un “comandamento”; che amore è – si obietta – se non è libero, ma comandato? La risposta è che vi sono due modi secondo cui l’uomo può essere indotto a fare, o a non fare, una certa cosa: o per costrizione o per attrazione; la legge positiva ve lo induce nel primo modo, per costrizione, con la minaccia del castigo; l’amore ve lo induce nel secondo modo, per attrazione. Ciascuno infatti è attratto da ciò che ama, senza che subisca alcuna costrizione dall’esterno. Mostra a un bambino delle noci e lo vedrai slanciarsi per afferrarle. Chi lo spinge? Nessuno, è attratto dall’oggetto del suo desiderio. Mostra il Bene a un’anima assetata di verità ed essa si slancerà verso di esso. Chi ve la spinge? Nessuno, è attratta dal suo desiderio. L’amore è come un “peso” dell’anima che attira verso l’oggetto del proprio piacere, in cui sa di trovare il proprio riposo[7]. È in questo senso che lo Spirito Santo – concretamente, l’amore – è una “legge”, un “comandamento”: esso crea nel cristiano un dinamismo che lo porta a fare tutto ciò che Dio vuole, spontaneamente, senza neppure doverci pensare, perché ha fatto propria la volontà di Dio e ama tutto ciò che Dio ama. Potremmo dire che vivere sotto la grazia, governati dalla legge nuova dello Spirito, è un vivere da “innamorati”, cioè trasportati dall’amore. La stessa differenza che crea, nel ritmo della vita umana e nel rapporto tra due creature, l’innamoramento, la crea, nel rapporto tra l’uomo e Dio, la venuta dello Spirito Santo. L’amore custodisce la legge… Che posto ha, in questa economia nuova, dello Spirito, l’osservanza dei comandamenti? È questo un punto nevralgico che deve essere chiarito. Anche dopo la Pentecoste sussiste la legge scritta: ci sono i comandamenti di Dio, il decalogo, ci sono i precetti evangelici; a essi si sono aggiunte, in seguito, le leggi ecclesiastiche. Che senso hanno il Codice di diritto canonico, le regole monastiche, i voti religiosi, tutto ciò, insomma, che indica una volontà oggettivata, che mi si impone dall’esterno? Sono, tali cose, come dei corpi estranei nell’organismo cristiano? Si sa che ci sono stati, nel corso della storia della Chiesa, dei movimenti che hanno pensato così e hanno rifiutato, in nome della libertà dello Spirito, ogni legge, tanto da chiamarsi, appunto, movimenti “anomisti”, ma essi sono stati sempre sconfessati dall’autorità della Chiesa e dalla stessa coscienza cristiana. Ai nostri giorni, in un contesto culturale segnato dall’esistenzialismo ateo, a differenza del passato, non si rifiuta più la legge in nome della libertà dello Spirito, ma in nome della libertà umana pura e semplice. Dice un personaggio di J.-P. Sartre: “Non c’è più nulla in cielo, né Bene, né Male, né persona alcuna che possa darmi degli ordini. [...] Sono un uomo, e ogni uomo deve inventare il proprio cammino”[8]. La risposta cristiana a questo problema ci viene dal Vangelo. Gesù dice di non essere venuto ad “abolire la legge”, ma a “darle compimento” (cf Mt 5, 17). E qual è il “compimento” della legge? “Pieno compimento della legge – risponde l’Apostolo – è l’amore!” (Rm 13, 10). Dal comandamento dell’amore – dice Gesù – dipendono tutta la legge e i profeti (cf Mt 22, 40). L’amore, allora, non sostituisce la legge, ma la osserva, la “compie”. Esso è, anzi, l’unica forza che può farla osservare. Nella profezia di Ezechiele si attribuiva al dono futuro dello Spirito e del cuore nuovo, la possibilità di osservare la legge di Dio: “Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò mettere in pratica le mie leggi” (Ez 36, 27). E Gesù dice, nello stesso senso: “Se uno mi ama osserverà la mia parola” (Gv 14, 23), cioè sarà in grado di osservarla. Tra legge interiore dello Spirito e legge esteriore scritta non c’è opposizione o incompatibilità, nella nuova economia, ma, al contrario, piena collaborazione: la prima è data per custodire la seconda: “È stata data la legge perché si cercasse la grazia ed è stata data la grazia perché si osservasse la legge”[9]. L’osservanza dei comandamenti e, in pratica, l’obbedienza è il banco di prova dell’amore, il segno per riconoscere se si vive “secondo lo Spirito” o “secondo la carne”. Qual è allora la differenza rispetto a prima, se siamo ancora tenuti a osservare la legge? La differenza è che prima si osservava la legge per avere da essa la vita che non poteva dare e se ne faceva così uno strumento di morte, ora la si osserva per vivere in coerenza con la vita ricevuta. L’osservanza della legge non è più la causa, ma l’effetto della giustificazione. In questo senso l’Apostolo ha ragione di re che il suo discorso non annulla la legge, ma anzi la conferma e la nobilita: “Togliamo dunque ogni valore alla legge mediante la fede? Nient'affatto, anzi confermiamo la legge” (Rom 3, 31). …e la legge custodisce l’amore Tra legge e amore si stabilisce una sorta di circolarità e di pericoresi. Se è vero infatti che l’amore custodisce la legge, è vero anche che la legge custodisce l’amore. In diversi modi la legge è a servizio dell’amore e lo difende. Si sa che “la legge è data per i peccatori” (cf 1 Tm 1, 9) e noi siamo ancora peccatori; abbiamo, sì, ricevuto lo Spirito, ma solo a modo di primizia; in noi l’uomo vecchio convive ancora con l’uomo nuovo e finché ci sono in noi le concupiscenze, è provvidenziale che vi siano dei comandamenti che ci aiutano a riconoscerle e a combatterle, fosse pure con la minaccia del castigo. La legge è un sostegno dato alla nostra libertà ancora incerta e vacillante nel bene. Essa è per, non contro, la libertà e bisogna dire che coloro che hanno creduto di dover rifiutare ogni legge, in nome della libertà umana, si sono sbagliati, misconoscendo la situazione reale e storica in cui opera tale libertà. Accanto a questa funzione, per così dire, negativa, la legge ne assolve un’altra positiva, di discernimento. Con la grazia dello Spirito Santo, noi aderiamo globalmente alla volontà di Dio, la facciamo nostra e desideriamo compierla, ma non la conosciamo ancora in tutte le sue implicazioni. Queste ci vengono rivelate, oltre che dagli avvenimenti della vita, anche dalle leggi. C’è un senso ancora più profondo in cui si può dire che la legge custodisce l’amore. “Soltanto quando c’è il dovere di amare –ha scritto Kierkegaard -, allora soltanto l’amore è garantito per sempre contro ogni alterazione; eternamente liberato in beata indipendenza; assicurato in eterna beatitudine contro ogni disperazione”[10]. Il senso di queste parole è il seguente. L’uomo che ama, più ama intensamente, più percepisce con angoscia il pericolo che corre questo suo amore, pericolo che non viene da altri che da lui stesso; egli sa bene infatti di essere volubile e che domani, ahimé, potrebbe già stancarsi e non amare più. E poiché adesso che è nell’amore vede con chiarezza quale perdita irreparabile questo comporterebbe, ecco che si premunisce “legandosi” all’amore con la legge e ancorando, in tal modo, il suo atto d’amore, che avviene nel tempo, all’eternità. Questo suppone che si tratti di vero amore e non, come dice il filosofo, di un gioco e di una presa in giro reciproca. Il vero amore –spiega il papa nell’enciclica Deus caristas est – “cerca la definitività, e ciò in un duplice senso: nel senso dell'esclusività — solo quest'unica persona — e nel senso del per sempre. L'amore comprende la totalità dell'esistenza in ogni sua dimensione, anche in quella del tempo. Non potrebbe essere diversamente, perché la sua promessa mira al definitivo: l'amore mira all'eternità”[11]. L’uomo d’oggi si domanda sempre più spesso che rapporto ci può essere mai tra l’amore di due giovani e la legge del matrimonio e che bisogno ha di “vincolarsi” l’amore che è per natura libertà e spontaneità. Così sono sempre più numerosi coloro che sono portati a rifiutare, in teoria e in pratica, l’istituzione del matrimonio e a scegliere il cosiddetto amore libero o la semplice convivenza. Solo se si scopre il profondo e vitale rapporto che c’è tra legge e amore, tra decisione e istituzione, si può rispondere correttamente a quelle domande e dare ai giovani un motivo convincente per “legarsi” ad amare per sempre e a non aver paura di fare dell’amore un “dovere”. Il dovere di amare protegge l’amore dalla “disperazione” e lo rende “beato e indipendente” nel senso che protegge dalla disperazione di non poter amare per sempre. Dammi un vero innamorato, nota Kierkegaard, e vedrai se il pensiero di dover amare per sempre è per lui un peso o non piuttosto beatitudine somma. Questa considerazione non vale soltanto per l’amore umano, ma anche, e a maggior ragione, per l’amore divino. Perché – ci si può domandare – vincolarsi ad amare Dio, sottoponendosi a una regola religiosa, perché emettere dei “voti” che ci “costringono” a essere poveri, casti e obbedienti, dopo che abbiamo una legge interiore e spirituale che può ottenere tutto ciò per “attrazione”? È che, in un momento di grazia, tu ti sei sentito attirato da Dio, l’hai amato e hai desiderato possederlo per sempre, totalitariamente e, temendo di perderlo per la tua instabilità, ti sei “legato” per garantire il tuo amore da ogni “alterazione”. Ci leghiamo per lo stesso motivo per cui Ulisse si legò all’albero della nave. Ulisse voleva a tutti i costi rivedere la sua patria e la sua sposa che amava. Sapeva che doveva passare attraverso il luogo delle Sirene e temendo di fare naufragio come tanti altri prima di lui, si fece legare all’albero della nave dopo aver fatto turare le orecchie ai suoi compagni. Giunto al luogo delle Sirene fu ammaliato, voleva raggiungerle e gridava per essere sciolto, ma i marinai non udivano e così oltrepassò il pericolo e poté raggiungere la meta. |
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