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Fedelissimo di CR
Data registrazione: Apr 2006
Località: Nel cuore della ben rotonda verità, che non trema, ma palpita della Sapienza eterna.
Rito: Romano
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VANGELO E VITA
Santi in camice bianco Da Pietro Tarrés y Claret a Pedro José Herrero Rubio agli italiani Beretta Molla, Moscati e Pampuri: anche il '900 ha suscitato figure esemplari di medici cristiani. Li ha ricordati un simposio a Barcellona Da Barcellona Laura Badaracchi Il dottor Tarrés? «Un santo in terra. Lo ringrazio sempre per aver salvato la vita a mio figlio». È finita da poco la Messa vespertina nella parrocchia di San Vicente, a Barcellona, zona Sarrià. Accompagnata dalla badante, una signora si ferma a pregare davanti alla tomba del beato Pere (Pietro) Tarrés y Claret, sacerdote e medico, morto nel 1950 a 45 anni. Nel quartiere di una delle città più secolarizzate della Spagna lo ricordano in molti, fa notare l'anziana donna: «Il mio Josè aveva sei mesi e la sua calotta cranica non era chiusa bene; il dottor Tarrés capì subito quale fosse il problema e mi consigliò di andare immediatamente da uno specialista». Il beato sarà ricordato il 30 maggio - giorno della sua nascita e dell'ordinazione sacerdotale - con una solenne celebrazione che sarà presieduta dal cardinale Ricardo Maria Carles, arcivescovo emerito di Barcellona. Quella di don Tarrés è una delle figure di medici ricordate nei giorni scorsi a Barcellona, in occasione del primo Simposio sui medici santi e sui medici specialisti delle cause di beatificazione e canonizzazione, promosso al Palazzo dei Congressi della città catalana nell'ambito del 22° convegno della Federazione mondiale delle associazioni dei medici cattolici (Fiamc), sul tema «Medici cattolici, globalizzazione e povertà». «Le ragazze di Azione cattolica, di cui fu nominato assistente, ancora lo ricordano e vengono in pellegrinaggio alla sua tomba», racconta a margine del convegno don Manuel Valls, parroco da otto anni a San Vincente, sottolineando che Tarrés - beatificato da Giovanni Paolo II il 5 settembre 2004 a Loreto - «continua a essere molto amato dalle famiglie operaie, per cui si adoperò con passione. Quando morì avevo solo cinque anni e abitavo a Valencia, ma i miei genitori ne parlavano in casa come d'una persona santa». Apostolo dei giovani, fondò un gruppo clandestino della Federazione gioventù cristiana in Catalogna; inviato nei campi di battaglia durante la Guerra spagnola, curando anche i nemici maturò la vocazione sacerdotale e fu ordinato nel 1942, scegliendo di stare sempre accanto alla gente, in particolare ai malati e ai più umili. E la comunità di Sarrià ha voluto che le sue spoglie tornassero lì, vicino a quelle strade percorse tante volte dal "dottore"; in parrocchia una Scuola di preghiera porta il suo nome e davanti al suo sepolcro don Manuel propone ai numerosi pellegrini - in arrivo dalle varie diocesi catalane - una breve catechesi sulla sua testimonianza, così ai genitori che chiedono il battesimo per i loro figli: «Guardate che frutti ha dato questo sacramento in soli 45 anni», dice. E Tarrés, appartenente al clero di Barcellona, è stato beatificato «circa un secolo dopo san José Oriol, sacerdote della fine del Seicento. Una nuova figura di santità dopo tre secoli», commenta l'argentina Silvia Correale, postulatrice della causa di beatificazione e tra i promotori del simposio. Oltre a don Pietro, durante il simposio sono state ricordate altre figure di medici santi del secolo scorso: come gli italiani Riccardo Pampuri, dei Fatebenefratelli, scomparso nel 1930; Gianna Beretta Molla, pediatra, morta a 40 anni nel 1962, rifiutando di sottoporsi a una terapia antitumorale che avrebbe ucciso la quarta figlia che portava in grembo; Giuseppe Moscati, campano, dedito ai pazienti più disagiati e medico all'Ospedale degli incurabili di Napoli, scomparso a 47 anni nel 1927. E poi: il servo di Dio Pedro José Herrero Rubio, sposato, responsabile di Azione cattolica nella diocesi di Alicante, primo medico pediatra di Alicante; scomparso nel 1978, a 74 anni, che manifestò una spiccata predilezione per i più poveri. «Spesso mise in pericolo la sua esistenza, cercando la salute spirituale e materiale dei malati - ha riferito Correale -. Procurando il battessimo per i piccolissimi in pericolo di vita, che avevano genitori non credenti e nemici della Chiesa; dicevano che quando Herrero entrava in una casa non si sapeva se entrasse il medico o il missionario». Avvenire, 17 maggio 2006
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Prima di parlare, pensa; dopo aver pensato, taci. (P.M.) A star zitti si fa sempre bella figura .
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