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Discussione: Campane

  1. #401
    Saggio del Forum L'avatar di Pikachu
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    Da me per l'Ave Maria suona solo una delle campane minori: d'inverno alle 17.00, d'estate alle 20.00.

  2. #402
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    Citazione Originariamente Scritto da Pikachu Visualizza Messaggio
    Da me per l'Ave Maria suona solo una delle campane minori: d'inverno alle 17.00, d'estate alle 20.00.
    Da me si suona l'Ave Maria di Lourdes e la VI camèpana a distesa.
    D'inverno alle 18 d'estate alle 21.
    Nelle solennità si suona o il concerto ad 8 o il concerto a 5 grosse qualche volta il concerto a 6 piccole.

  3. #403
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    Anche da me suona alle 19, una campana a distesa.
    L'uso di melodie mariane non mi piace molto... è un introduzione moderna data dagli automatismi, una volta il sacrestano o il campanaro mica salivano tutte le sere a suonare quella roba lì! (che a me stufa parecchio!)
    Mentre il concerto solenne al vespro per le solennità è doveroso

  4. #404
    Utente Senior L'avatar di Iulius 87
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    maniago
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    qui potrete sentire le campane del mio paese

    http://www.youtube.com/watch?v=X0fGUMy4YrQ

  5. #405
    Vecchia guardia di CR L'avatar di WIlPapa
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    Campane e campanili nel segno della "Santa Convocazione"

    CAMPANE E CAMPANILI NEL SEGNO DELLA «SANTA CONVOCAZIONE». IL RECUPERO DI PRESENZA RELIGIOSA NEL TERRITORIO CIVILE


    di* Carlo Chenis, sdb



    Tra i segni più eloquenti per individuare i sacri edifici sono le campane e i campanili. Pur non trattandosi di elementi essenziali alla struttura del luogo cultuale sono tuttavia caratteristici tanto da disegnare il paesaggio architettonico, sia urbano, sia rurale. Se il campanile è un segno tradizionalmente caratteristico, la campana è segno ritualmente importante poiché chiama i fedeli alla preghiera, oltre che annunciare fasti e nefasti della comunità cristiana.
    Il suono d’una campana è dato da vibrazioni acustiche quantitativamente misurabili. Quest’aspetto non esaurisce di certo la considerazione sullo scampanio di innumerevoli bronzi che costellano città e villaggi da epoche assai remote. Il suono della campana è infatti un segno linguistico il cui significato va ben oltre il riscontro fisico. In era cristiana tali suoni hanno trasformato l’usato quotidiano in evento spirituale, così che i rintocchi delle campane ritmano l’ininterrotto cammino di fede nel succedersi della varie generazioni.
    Le campane sono strumenti per un linguaggio che proclama alla collettività accadimenti da condividere nella buona e nella cattiva sorte. Il loro suono diventa significativo allorquando si articola nell’ambito di una determinata cultura. Si tratta di significanti il cui significato interessa l’intera collettività. Il suono delle campane è per eccellenza pubblico e, in molti casi, sacrale. Sacralità ancestrale, pagana, apotropaica, cristiana, civile s’avvicendano e s’integrano nel connotare tale richiamo che suscita atmosfere arcane e familiari, tanto gioiose, quanto funeste.
    Diventa dunque conveniente avvicinarsi a tali segni recuperandone storia e significato. In una cultura secolarizzata campane e campanili vanno riscoperti per una loro ricomprensione nell’immaginario spirituale della collettività. La conoscenza storica e rituale delle campane site nel territorio giova alla loro riqualificazione sociale e al recupero di appartenenza ecclesiale. Il ripetersi degli scampanii dovrebbe risvegliare in ogni abitante, e in particolare in ogni credente, il senso religioso e civile della memoria collettiva e del destino eterno. Per quanto abituale sia il suono delle campane e la tipicità di questo faccia sovente riconoscere i singoli bronzi, abitualmente poco si sa della loro storia e di quanto abbiano rappresentato per le singole generazioni. Riscoprire le campane nella loro funzionalità e materialità è studiare la genesi di una lingua e gli strumenti per esprimerla. Tale avventura conoscitiva dà spessore alla quotidianità, evidenzia le caratteristiche culturali, riavvicina alla storia locale, fa riemergere particolari circostanze, ripresenta personaggi scomparsi, infonde un afflato religioso sull’intera collettività. Committenze, maestranze, campanari, parroci, confraternite, fedeli tornano alla ribalta unendo la loro voce al suono delle campane.
    Risentendo o vedendo le campane del proprio habitat i cristiani possono così associare a esse e al loro suono non solamente il significato religioso e civile, bensì anche quello storico ed encomiastico. Mutuando una felice considerazione della scuola di Chartres, si può affermare che gli uomini del tempo presente possono considerarsi dei giganti se maturano la coscienza storica di stare sulle spalle delle generazioni che li hanno preceduti. Ogni rivisitazione memoriale, accolta nel presente, fa giganteggiare una collettività.
    I rintocchi delle campane diventano così un segno della memoria che rappresenta il permanere della civitas christiana e, nel contempo, un richiamo a rivitalizzare l’evangelizzazione. La valenza umanistica dell’ispirazione cristiana va infatti vissuta, localmente e capillarmente, attraverso una rinnovata coscienza del patrimonio storico, artistico, culturale, sociale, religioso. In un Europa, dove le istituzioni politiche hanno ignorato le radici cristiane, queste sono riaffermante ogni giorno da una miriadi di campane i cui rintocchi si diffondono su tutto il territorio originando un’unica sinfonia sacrale.

    1. Le campane nel contesto dei beni culturali della Chiesa

    Nel contesto cristiano le campane significano eminentemente il divino. La campana è «voce di Dio» per chi crede ed è annuncio a chi non crede. Diversamente il suo tintinnio è insignificante. Anche lo scorrere delle ore, determinato sovente dalla campana o dalla meridiana, richiama che il tempo non è puro divenire, bensì evento umanizzato, occasione per lodare il Signore, avvertimento che «tempus fugit». Ci sono meridiane campanarie che recitano: «Afflictis lentae, celeres gaudentibus orae». Con tale monito il suono festoso o triste delle campane contrassegna l’animo in grazia di Dio, nel convincimento che la vita è marcia di speranza verso l’eternità. Le campane sono allora strumenti «posti al servizio della missione della Chiesa»[1].
    Di conseguenza, appartengono al complesso dei beni culturali di cui la comunità cristiana può usufruire e che deve tutelare nella loro vitalità. Tali beni sono ordinati alla catechesi, al culto, alla cultura, alla carità. Per eccellenza le campane assolvono a queste finalità religiose, in quanto il loro suono è annuncio che invita a scandire spiritualmente la giornata, è convocazione che conduce i fedeli alle celebrazioni sacre, è signum che ispira cristianamente le abitudini della comunità, è allarme che sollecita l’intervento di tutti gli abitanti per una comune necessità.

    1.1. Contrassegno territoriale

    Le campane contribuiscono a caratterizzare il patrimonio culturale locale nell’insieme dei loro aspetti: fusione, suono, uso[2]. Attraverso le campane si può raccontare la storia più intima e più grande di ogni insediamento cristiano. Siffatte creazioni, in cui si plasma e si ricompone la materia, parlano un linguaggio comune, totale, teofanico, diacronico, sociale. Universale, poiché tutti possono comprendere il messaggio del loro suono. Totale, in quanto attivano un’esperienza estetica totalizzante. Teofanico, perché suggeriscono di innalzare lo sguardo verso la divina trascendenza. Diacronico, poiché ritmano il vissuto della collettività. Sociale, poiché sospingono alle urgenze comuni.
    Al suono molteplice delle campane è sottesa una logica di exitus-reditus, dal momento che innalzano verso Dio e riportano al vissuto. Come ogni altra espressione artistica cristiana, le campane devono «portare il mondo divino all’uomo, a livello sensibile e mediante le sue vibrazioni sentimentali, per poi innalzare il mondo umano a Dio, al suo regno ineffabile di mistero, di bellezza, di vita»[3]. Il loro suono ha valore catartico e spirituale per cui si pongono «a regale servizio della fede»[4]; dice connaturalità con la liturgia che in esso ha richiamo rituale; riveste una funzione quasi sacerdotale in quanto media tra terra e cielo; si pone come atto di culto a Dio poiché suggerisce l’orazione mentale; è di sostegno all’annuncio del vangelo infondendo nella vita ordinaria il senso dell’ineffabile[5]. Ha inoltre un ruolo apologetico poiché sono come «un grande libro aperto, un invito a credere al fine di comprendere»[6]. Il suono delle campane ha dunque «sostenuto la lode che da ogni angolo della terra la Chiesa innalza al suo Signore»[7].

    1.2. Dimensione estetica

    Il suono delle campane attiva un’esperienza estetica sacrale. Coinvolge infatti il senso dell’udito e rimanda l’intelligenza al sacro. Ne deriva un’emozione ancestrale, poiché il rintocco dei bronzi affonda nell’immaginario culturale arcaico, e cristiana, in quanto nella cultura europea il suono delle campane è intimamente associato alla civitas christiana. La bellezza sensibile si coniuga così alla spiritualità religiosa. Del resto, bello e sacro sono aspetti complementari. Il bello è lo splendore delle forme sensibili, il sacro è lo splendore della gloria di Dio.
    Con il loro rintocco le campane aprono i cancelli del finito, perché fantasia e intelletto possano condurre i fedeli verso l’infinito. Nel suono delle campane connaturale è l’elevazione della mente a Dio, così che l’emozione estetica è indissolubilmente unita all’emozione spirituale. Grazia estetica e grazia santificante non si elidono, ma si coniugano per far nascere il sacro anche attraverso lo scampanio ordinario, festoso, doloroso che dà senso allo svettare nei territori della plantatio Ecclesiae di campanili e archi campanari[8].
    L’esperienza estetica apre al numinoso, per cui evidenzia l’anelito religioso dell’uomo. Lo splendore delle forme contingenti si correla allo splendore della divina sostanza, al fine di indicarlo nella sua inesprimibilità. Con l’incarnazione il Verbo irrompe nella storia per rendersi visibile e pertanto rappresentabile e ripresentabile attraverso segni sacramentali. Anche le campane acquisiscono valore di segno sacramentale, in quanto «voce di Dio» che santifica l’usato lavoro quotidiano e dà connotazione spirituale allo scorrere degli eventi. Sono inoltre richiamo alla celebrazione dei sacramenti. Con il loro suono procurano un’esperienza estetica di contenuto profondamente religioso.

    1.3. Finalità ecclesiale

    Nella mens cristiana il suono delle campane assume valore cherigmatico suscitando commozione nei fruitori ed elevando l’animo verso Dio. Con atmosfere rappacificanti o drammatiche, ripete il monito del Signore: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò» (Mt 11,28). Con fascino sacrale attrae a sé lasciando intuire che è il Signore a venire verso ogni uomo. Con contenuti mistici canta l’utopia cristiana del «Deus omnia in omnibus», indicando in ogni circostanza la presenza di Dio.
    Tanto nella fusione quanto nel suono, le campane detengono valore artistico, aiutano a riconoscere i segni di Dio, stimolano l’ascesi interiore dei credenti. Per il cristianesimo «ogni forma d’arte è, a suo modo, una via d’accesso alla realtà più profonda dell’uomo e del mondo. Come tale, essa costituisce un approccio molto valido all’orizzonte della fede, in cui la vicenda umana trova la sua interpretazione compiuta»[9]. La Chiesa, come ricorda Pio XI, «a tutto ciò che le appartenne diede dignità d’arte, imprimendovi così un riflesso della propria bellezza spirituale»[10]. Per questo i rintocchi della memoria e del presente disegnano il sensus ecclesiae nel territorio con splendore di bellezza e di sacralità. Ogni fedele ascoltando con candore contemplativo il suono delle campane «vi si abbandona come alla sollecitazione delle sue elevazioni più genuinamente umane, cioè spirituali; e perciò sente e trasmette l’incanto della spiritualità purissima, Dio, che di ogni spiritualità creata è origine e fine»[11].
    Il suono delle campane riscatta i viandanti del tempo dalla mera contingenza stimolandoli a essere artefici di cultura e di spiritualità, onde chiarire il senso del pellegrinaggio verso la felicità senza fine. La sua funzione consiste nell’animare la storia quotidiana indicando il significato degli accadimenti, evidenziando l’anima spirituale delle umane gesta, lasciando emergere l’impronta della divina provvidenza. Con metodologie molteplici e poetiche diverse, che vanno dalle tenere atmosfere arcadiche alle solenni apocalissi, dai tormenti pestilenziali ai paradisi mistici, il suono delle campane è diario dell’esistere dei singoli e delle collettività lasciando trasparire l’insaziabile desiderio di eternità. Esso riporta la quiete nello spirito infondendo rassegnazione ai cuori. Dà connotazioni cristiane a caducità, inospitalità, drammaticità della vita. Riscatta il fascino del sacro e dà immagine al mito che immerge in verità sinfoniche e ineffabili. Propone, al fine di decantarli, i drammi del vissuto, permettendo ad ogni generazione di scrivere la propria utopia di pace. Sottolinea che ogni gioia deve essere in ultima istanza riferita a Dio.
    Le campane, alla stregua di ogni altra opera artistica, rappresentano «in modo spesso più profondo ed accurato di una ricerca concettuale, la misura precisa del temperamento, delle aspirazioni, del pensiero, della sensibilità del popolo»[12]. In esse si trova la fonte dello stupore e nello stupore l’atteggiamento favorevole per iniziarsi ai divini misteri. «Di fronte alla sacralità della vita e dell’essere umano, di fronte alle meraviglie dell’universo, l’unico atteggiamento adeguato è quello dello stupore»[13] che ogni rintocco di campana può suscitare richiamando il vissuto offerto a Dio, oltreché memorando l’irruzione di Dio nel vissuto.

    2. Le campane nel contesto sociale e spirituale

    Anche se campane e campanili non sono un elemento primitivo dell’architettura cristiana si qualificano progressivamente con valori simbolici di carattere religioso. Il campanile è la biblica «torre di Davide», immagine di Maria e della Chiesa. Le campane sono segno dell’annuncio, immagine dei predicatori del vangelo. Nel complesso diventano elemento decorativo, funzionale, simbolico, identificativo. Assolvono al ruolo di enfatizzare il sacro edificio, in riferimento all’assetto urbano o rurale; servono per chiamare a raccolta la comunità; evidenziano il primato della religione nel vissuto quotidiano.
    Prevalendo l’utilizzazione religiosa, il campanile e le campane si corredano di elementi che connotano l’istanza cristiana, talvolta in modo ridondante come dimostrano le riflessioni di Onorio d’Autun e Durando di Mende. Il campanile ha un simbolismo cosmico, collegato al complesso del tempio, che esprime la struttura della Chiesa e che indica il valore ascensionale della mistica cristiana. Il gioco architettonico di aperture, marcature, inserti, iconografie fanno sovente del campanile un «araldo in divisa» che sacralizza attraverso il suono delle campane gli eventi della comunità cristiana.
    Le campane costituiscono l’elemento peculiare del campanile. Essendo di bronzo hanno, per reminiscenza classica e arcaica, virtù purificatrici e apotropaiche che vengono riciclate cristianamente nel rito di benedizione. Il loro suono sottolinea lo scorrere sacramentale della vita in Cristo, per dare rilevanza agli eventi connessi, e la loro struttura ha sovente qualità artistica, poiché dedicata al sacro. Nel complesso le campane attuano il criterio ecclesiastico che le cose dedicate al culto debbono essere «veramente degne, decorose e belle, segni e simboli delle realtà soprannaturali»[14].

    2.1. Connotazione linguistica

    Le campane sono uno strumento linguistico di artistica fattura e splendido suono. Tra i nomi che indicano tali strumenti vi è quello di signum. Gregorio di Tour, sul finire del VI secolo, fa menzione del «signum» che nei monasteri chiama al servizio comune e della corda «de qua signum commovetur»[15], così da sottolineare il valore segnico del suono delle campane.
    Il linguaggio, che ne deriva, si articola attraverso la tipicità dei suoni, connotandosi di bellezza acustica ed esprimendo contenuti sacrali. Del resto, «con i vangeli l’arte è entrata nella storia»[16]. Gesù pone dei «segni» per indicare le realtà divine. Educa gli uditori a non fermarsi ad essi, ma a trasbordare, grazie ad essi, verso il mistero prima nascosto e in lui pienamente rivelato. Nell’enunciato umano delle realtà divine si pone però la necessità di un’ermeneutica sorretta dallo Spirito Santo per svelare al credente, con il dono dell’«intellectus fidei», il senso dei segni che rimandano al sacro. Le molteplici immagini acustiche, che si ripropongono nel suono delle campane, incentivano ad accostare all’espressione sensibile la dimensione spirituale, affinché sentimento e intelligenza possano orientarsi nel corrispondere all’amore divino.
    L’impianto segnico ecclesiale possiede un richiamo ecclesiologico, cristologico, escatologico[17] e lo splendore delle sue forme evoca «valori trascendenti di bellezza e di verità, più o meno fuggevolmente intuiti come espressione dell’assoluto»[18]. Questi incentivano nei fedeli l’itinerarium mentis ad Deum facendosi manifesto dell’inesprimibile, per cui «dicono l’indicibile». Egregiamente le campane nell’immaginario collettivo dicono l’indicibile e rappresentano valori comuni.
    Un’iscrizione campanaria di tipo indicatorio, più volte adottata, suggerisce il corredo linguistico delle campane: «Laudo Deum verum, plebem voco, congrego clerum. Vox mea, vox vitae, voco vos ad sacra, venite. Defunctos ploro, nimbum fugo, festa decoro»[19]. Con la propria voce una campana rende anzitutto lode a Dio in nome della comunità dei credenti. Chiama poi i fedeli e raduna il clero, così che insieme possano celebrare i divini misteri. Particolarmente nell’uso monastico e conventuale, la campana per antonomasia è «voce di Dio», dal momento che ogni azione va offerta al Signore e che il culmine delle azioni è la liturgia. Nella vita consacrata la campana scandisce l’intera giornata indicando levata, preghiera, pasti, lavoro, studio, ricreazione, riposo. In alcune famiglie religiose anche il lavoro e lo studio è scandito da rintocchi ad intervalli regolari, onde far elevare l’animo al Signore attraverso l’orazione mentale, affinché ogni impegno sia a lui indirizzato e riceva da lui illuminazione.
    Il diverso suono delle campane annuncia la varietà degli eventi celebrati. Le campane si suonano a festa e a lutto. La collettività viene avvertita dell’agonia e morte di un fedele, affinché si preghi per l’anima sua, come era consuetudine nel monasteri. La giornata viene ripartita in tre momenti – mattina, mezzogiorno, sera – per ricordare il momento dell’incarnazione del Verbo, compimento della creazione e avvio della redenzione, suggerendo ai credenti la preghiera dell’angelus. Pericoli – come incendi e calamità – sono annunciati attraverso le campane per implorare grazia da Dio e allertare il popolo. Non mancano altri messaggi civili attraverso le campane, come l’avviso del coprifuoco o l’allarme per i pericoli. Soprattutto le campane hanno scandito il vissuto cronologico degli abitanti, in ore, mezz’ore, e, talvolta, quarti d’ora.
    Al valore segnico indicatorio delle campane si coniuga quello deprecatorio. Assai usata, specie nel medievo, era l’invocazione «Protege prece pia quos convoco, Sancta Maria»[20]. Non manca poi quello dedicatorio, connesso all’intenzione della committenza, all’encomiasmo degli offerenti, agli eventi celebrati. Alle iscrizioni si aggiungono ornamenti decorativi, stemmi gentilizi, immagini sacre, che enfatizzano l’impianto segnico e sacrale di una campana.
    Nel complesso, oltre il valore linguistico delle campane dovuto alla tipologia dei suoni, vi è un correlato valore enunciativo, attraverso iscrizioni e immagini fuse nella campana stessa. Pertanto con i suoni si parla al popolo di Dio e all’intera collettività civica; con le iscrizioni, invece, si conservano «ad perpetuam rei memoriam» frammenti della storia legata ad una determinata campana e in riferimento ad una particolare collettività.

    2.2. Portata sociale

    «L’arte di costruire degli strumenti di metallo (ferro, bronzo), per ricavarne un suono mediante percussione, è antichissima. I cinesi la conoscevano molti secoli prima di Cristo; e i romani sotto l’impero si servivano di campanelli (tintinnabula) per dare dei segnali, come l’apertura dei mercati e delle terme, la levata degli schiavi, il passaggio di un corteo sacro»[21]. Per quanto diversi siano stati suoni e fogge, le campane hanno sempre assolto il compito di richiamo per la collettività. In genere tali strumenti ebbero e hanno portata sociale per motivi funzionali, apotropaici, religiosi, civili.
    In seno al cristianesimo l’uso di campanelli e campane s’avvia già in epoca catacombale, allorquando la prima comunità adotta abitudini e costumi insiti nelle culture giudaiche, pagane e poi barbariche. Primariamente predomina l’uso funzionale, implicitamente subentra l’immaginario apotropaico, successivamente s’imposta la simbologia cristiana. Come tanti altri utensili d’uso liturgico, le campane sono utilizzate in quanto emettono segnali che servono da richiamo ad eventi religiosi e civili. Nella latente complicità di cristiano e pagano, permangono significati ancestrali e superstiziosi legati alla composizione in bronzo e alla diffusione del suono. Con l’emergere della cultura cristiana s’impongono nuovi significati inerenti al culto divino e ai bisogni collettivi.
    Funzionalmente le campane continuano ad assolvere il ruolo di «araldo», attraverso modalità di suono differenti, onde distinguere i vari eventi religiosi e civili. Ma in tutti gli aspetti simbolici ad esse connessi è evidente la dimensione sociale. Soddisfano infatti l’immaginario ancestrale, le urgenze civili, i bisogni religiosi. Costituiscono un simbolo di aggregazione e di identificazione di una determinata comunità, tanto che negli eventi bellici ai vinti venivano talvolta rimosse e fuse le campane di chiese e palazzi.
    Nelle dinamiche di inculturazione e acculturazione insite nel cristianesimo le campane si diffondo presumibilmente a partire dall’area campana e sud-laziale. Il nome stesso di «campana» o «nolana» potrebbe confermare quest’ipotesi. La loro diffusione è dapprima nei cenobi, che maggiormente necessitavano, per motivi organizzativi, di richiami alla vita «regolare». Successivamente si estende a parrocchie e santuari che iniziano a cadenzare il vissuto della collettività. Dal momento che l’organizzazione ecclesiastica si sostituisce progressivamente a quella imperiale, le campane finiscono per essere il segnale socialmente condiviso, tanto per le esigenze religiose, quanto per quelle civili. Diventano lo strumento ordinario e straordinario per avvisare la collettività, poiché gran parte della sua organizzazione si catalizza attorno ai luoghi ecclesiastici. Nell’ulteriore dividersi delle competenze e nel permanere del significato, le campane vengono poi anche adottate dalle autorità laiche, come mostrano torri e torrette su palazzi comunali e gentilizi.
    Del resto, la prospettiva cristiana esige un umanesimo integrale per cui la Chiesa, che si proclama «esperta in umanità»[22] si è inculturata e ha acculturato i popoli ai quali ha diretto l’annuncio del vangelo. L’esigenza di modellare spiritualmente il vissuto della comunità ha causato ricadute concrete, socialmente rilevanti. La crescente ispirazione cristiana delle culture italiche e la progressiva egemonia ecclesiastica, sia nelle città, sia nella campagne, hanno notevolmente influito ai fini dell’organizzazione sociale. Data l’uniformità politica e religiosa diventavano sempre più utili quei manufatti, come le campane, in grado di comunicare eventi che dovevano interessare tutti gli abitanti. Ciascuno infatti dipendeva ormai culturalmente, eticamente, religiosamente, o, semplicemente, istituzionalmente, dalla Chiesa. Campane e campanili vengono dunque ad assumere portata sociale identificando tradizionalmente una comunità locale, da cui l’aspetto deteriore del «campanilismo».
    Oltreché suonare le campane diventa importante anche tutelare la «memoria spirituale». Alla conservazione di determinati strumenti, come le campane, non è solamente sottesa un’esigenza funzionale, bensì anche un valore tradizionale. La cultura cristiana ha mutato il modo di concepire la storia attivando il senso della memoria e la forza della tradizione. La storia non è più l’eterno ritorno o il casuale muoversi delle cose, bensì la memoria, depositata nel tempo, degli eventi che qualificano la vicenda umana e, in particolare, quella cristiana. Inoltre la storia non corre solo sul filo della cronologia, ma su quello della spiritualità.
    Le campane sono allora il simbolo eloquente che esprime la concezione cristiana del tempo, per cui hanno avuto grande incidenza sociale e sono state conservate con cura. Ogni comunità ha trovato nel suono delle proprie campane un segno di appartenenza al territorio affidatole dai predecessori. Nel loro succedersi le generazioni hanno ritmato passi, confermato valori, vissuto eventi legati al suono delle medesime campane, siglando la continuità di passato, presente, futuro.

    2.3. Evento cultuale

    Nello specifico ecclesiale le campane assolvono prioritariamente ad una funzione cultuale fin dal VI-VII secolo. Tale dimensione si attua nello splendore sonoro, nella bravura dei campanari, nella bellezza dei bronzi. Il suono della campana induce alla santificazione del quotidiano e alla celebrazione della liturgia. Stupendi concerti e semplici rintocchi ritmano il vissuto delle comunità cristiane, dando rilevanza collettiva a ogni evento religioso. Il rincorrersi di armonie sonore di campana in campana e di campanile in campanile richiamano l’attenzione spirituale di città e campagne, consacrando il tempo e indulgenziando i lavori. La stessa ornamentazione dei bronzi li sacralizza ponendoli in contesto ecclesiale ed evidenziando la loro finalità pastorale. Le campane sono così il segno manifesto che «né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre [...] perché i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (Gv 4,21-24). Infatti se convocano con i loro rintocchi in santa assemblea, modellano altresì il vissuto domestico ordinario.
    Nel consesso della civitas christiana le campane hanno valore sacrale e cultuale. La funzionalità cultuale dà significato al messaggio trasmesso, la bellezza sonora infonde ad esso aura sacrale, coinvolgendo così mente e cuore dei fedeli. Nell’immaginario del popolo cristiano la considerazione delle campane passa dunque da un piano puramente estetico e profano, a uno ecclesiale e liturgico, anche se permangono sottintesi i significati scaramantici e apotropaici. L’arte campanaria, in tutte le sue parti, viene ad assolvere un ministero ecclesiale cui non è dissociato un servizio di pubblica utilità. Come parte integrante della liturgia ha un’essenziale dimensione spirituale che diventa evocazione, invocazione, rivelazione. Esercita dunque un nobile ministerium partecipando, ovviamente in modo analogico, al triplice munus sacerdotale, profetico e regale di cui la Chiesa è depositaria.
    I rintocchi delle campane hanno valore profetico in quanto parlano a nome di Dio, indicano le strade della salvezza, sacralizzano la ferialità. «Risale all’antichità l’uso di ricorrere a segni o a suoni particolari per convocare il popolo cristiano alla celebrazione liturgica comunitaria, per informarlo sugli avvenimenti più importanti della comunità locale, per richiamare nel corso della giornata a momenti di preghiera, specialmente al triplice saluto alla Vergine Maria»[23]. Nel sistema cultuale, con il loro suono si evidenzia l’aspetto di anticipazione del celeste banchetto, in quanto le campane convocano ai divini misteri, e si indica il momento del transito finale, poiché segnano l’ora della morte corporale. I loro rintocchi sono di mediazione tra terra e cielo, facendosi memoria del munus sacerdotale del popolo di Dio. Inoltre enfatizzano con la loro bellezza la regale dignità d’ogni battezzato. Assolvono pertanto alla funzione «di portare il mondo divino all’uomo, a livello sensibile e mediante le sue vibrazioni sentimentali, per innalzare poi il mondo umano a Dio, al suo regno ineffabile di mistero, di bellezza, di vita»[24].
    Non per nulla alle campane è legato un rito dedicatorio, in antico complesso e attualmente semplificato, in cui si possono evincere i vari aspetti sopra esposti[25]. Infatti «dato lo stretto rapporto che le campane hanno con la vita del popolo cristiano, si è diffusa l’usanza, opportunamente conservata ancor oggi, di benedirle prima di sistemarle sulla torre campanaria»[26]. Con tale rito benedizionale se ne sottolinea la dedicazione religiosa, così da ordinarle ad un uso prevalentemente cultuale e, in ogni caso, rivolto al bene comune. «La voce delle campane esprime in certo qual modo i sentimenti del popolo di Dio, quando esulta e quando piange, quando rende grazie o eleva suppliche, e quando, riunendosi nello stesso luogo, manifesta il mistero della sua unità in Cristo Signore»[27].
    In antico la benedizione delle campane, normalmente di competenza del vescovo, comprendeva tre elementi principali. Per primo vi era la lustrazione della campana con acqua miscelata di sale e olio (l’olio dal XIII secolo venne generalmente omesso). Alla lustrazione era connessa una formula benedizionale, dove si spiegava che la benedizione era per invocare lo Spirito Santo e non per conferire poteri magici. Dopo l’astersione seguivano undici unzioni, abitualmente con il crisma in analogia con il battesimo[28]. Le prime sette erano fatte sulla superficie esterna, le ultime quattro nell’interno. Tale unzioni avevano carattere apotropaico e consacratorio. Vi era poi l’abitudine, attestata dal secolo X e tuttora perdurante, di imporre a ogni campana un nome. Infine il rito benedizionale prevedeva le incensazioni, sottoponendo all’imbuto campanario un incensiere in cui venivano amministrati incenso e mirra, in modo che i vapori profumati riempissero interamente l’invaso. L’incenso esprimeva un atto di onore alla campana, divenuta ormai res sacra. L’intero rito era compenetrato di una dimensione esorcistica e si concludeva con una colletta in cui il vescovo, dopo aver richiamato la forza taumaturgica di Gesù nel sedare la tempesta sul lago di Cafarnao, pregava il Signore, affinché il suono delle campane fosse di convocazione e di protezione per i credenti. In alcuni periodi, come rubrica il Pontificale Romano del XIII secolo, erano anche previste le litanie dei santi.
    Il nuovo rito di benedizione delle campane, promulgato per l’Italia dalla CEI nel 1992, demanda la celebrazione al sacerdote. Esso prevede, in apertura, un saluto e una monizione in cui si sottolinea il significato delle campane. Il celebrante s’introduce dicendo: «La nostra chiesa è dotata di un nuovo concerto campanario. Oggi è festa per noi e occasione per cantare le lodi del Signore. Il suono delle campane s’intreccia con la vita del popolo di Dio: scandisce le ore e i tempi per la preghiera, chiama il popolo a celebrare la santa liturgia, a venerare la Vergine, segnala gli eventi lieti o tristi per tutta la comunità e per i suoi singoli membri. Celebriamo dunque con devota esultanza questo rito di benedizione. La voce del campanile ricordi a tutti che formiamo una sola famiglia e ci raduni per manifestare la nostra unità in Cristo»[29]. Alla monizione segue la lettura della parola di Dio, il responsorio, una breve esortazione, la preghiera dei fedeli e la prece di benedizione. In questa si sottolinea, con forma deprecatoria, la funzione ecclesiale delle campane. Come in antico «dopo la preghiera di benedizione, il sacerdote tocca con la mano ogni campana e dà a ciascuna il nome della Vergine o di un santo, dicendo: “In onore di N. a lode e gloria di Dio”»[30]. Secondo l’opportunità il celebrante può poi procedere a incensare la campana. Il rito si conclude con la benedizione solenne ai fedeli[31].
    Seppure in modo semplificato viene dunque ribadita la funzione cultuale delle campane, anche se scompaiono elementi apotropaici ed esorcistanti. Nel complesso la liturgia postconciliare si sforza di non stimolare nel popolo pratiche sacrali inclini alla superstizione e alla scaramanzia.

    3. Conclusione

    In una cultura in cui si evidenzia la dispersione delle radici cristiane e della memoria storica, campane e campanili possono incentivare l’appartenenza di una collettività al territorio e al vissuto. Quello, può rivalutarsi come «luogo» di testimonianza ecclesiale e, questo, può ridiventare «luogo» di santificazione temporale. Ne deriva che le campane permangono strumenti idonei a esprimere pubblicamente culto, catechesi, cultura, carità.
    Purtroppo in numerosi assetti urbanistici e situazioni rurali campane e campanile hanno perso senso e funzione. Si sono inventati altri mezzi di diffusione del suono; nelle città è poco tollerato il suono delle campane; ci sono edifici urbani che surclassano le torri campanarie; le collettività secolarizzate sono indifferenti al richiamo delle campane; le nuove generazioni non si riconoscono nel loro «campanile».
    La civitas christiana sembra aver ceduto il posto a una società pluralista, multietnica, multireligiosa, per cui il suono delle campane che si diffonde nell’aria non è più di monito e di avviso per l’intera collettività. Con prudenza e rispetto, la Chiesa deve tuttavia continuare nell’annuncio del vangelo «oportune et importune». In tal senso le campane possono ancora simbolizzare la fede cristiana. Si tratta di ridare comprensibilità a tale signum, senza turbare la quiete pubblica, connotandolo di pregnanza storica. Del resto, in una società dove l’inquinamento acustico generato da mezzi di lavoro, trasporto, comunicazione, divertimento, propaganda, svilisce e disturba l’intera collettività, il suono mesto o festoso delle campane, più che infastidire, può ricordare all’uomo la presenza di Dio o, almeno, evocare il ritmo del creato.
    Pur nell’attuale debolezza e fugacità dei segni collettivi il persistere del rintocco campanario obbliga almeno i cristiani a un esame di coscienza. Ciascuno deve chiedersi se le campane sono reliquia culturale o indicano il vissuto ecclesiale; deve chiedersi se le campane suonano a vuoto o raccolgono i fedeli in santa assemblea; deve chiedersi se le ore scoccano cronologicamente o indicano il pellegrinaggio spirituale verso Dio.

    fonte: rivista liturgica num.5 settembre-ottobre 2004
    "Vi scongiuro, sosteniamoci in questo cammino" Card.Angelo Scola

  6. #406
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    Citazione Originariamente Scritto da magellanino Visualizza Messaggio
    Anche io sono completamente all'oscuro di tali sistemi, se magari ci postate qualcosa dove impararne un pò di piu?
    io ho solo una vaga conoscenza di alcuni, ma nn avendocela di tutti mi astengo dal voto

  7. #407
    Nuovo iscritto L'avatar di joseantonio
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    nella mia chiesa (ma anche nella maggior parte delle altre della mia zona) abbiamo 5 campane a ruota; la più grande si può anche posizionare a bicchiere.

  8. #408
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    Citazione Originariamente Scritto da magellanino Visualizza Messaggio
    Anche io sono completamente all'oscuro di tali sistemi, se magari ci postate qualcosa dove impararne un pò di piu?
    Per Saper qualcosa in più sui vari sistemi di suono delle campane in Italia andate qui e cliccate appunto su "Sistemi di suono":

    http://www.campanologia.org/pag/campanologia.htm

    (Ci sono anche le figure per chi non ha voglia di legger tutto )

  9. #409
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    slancio semplice, o sistema "romano"

  10. #410
    Veterano di CR L'avatar di -Flavio-
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    Mi dispiace ma di campane non me ne intendo.

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