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Discussione: I luoghi della celebrazione del culto cristiano

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    I luoghi della celebrazione del culto cristiano

    LUOGHI DELLA CELEBRAZIONE


    I luoghi della celebrazione del culto cristiano sono molteplici. Essi hanno assunto, nel corso dei secoli e nel divario delle culture, forme tra loro differenziate, pur conservando i medesimi elementi costitutivi. Basiliche romane, chiese siriache e bizantine, abbaziali carolinge e ottoniane, cattedrali di Francia, di Germania e d'Inghilterra, capanne di frasche della foresta tropicale... tutte adempiono alla medesima funzione liturgica: ospitare 1'assemblea dei fedeli per la celebrazione dei misteri. Quando si costituirono le prime comunità cristiane, le loro relazioni con l'ambiente religioso circostante non furono le medesime nel mondo giudaico della Palestina o della diaspora e nel mondo pagano. La rottura col giudaismo si manifestò presto sul piano della fede, poichè l'universalismo cristiano e la libertà di Gesù nei confronti delle prescrizioni rituali della Legge si dimostrarono ben presto incompatibili col particolarismo e il legalismo giudaico.
    Ma i modi d'espressione del culto rimasero simili: i cristiani di Gerusalemme continuarono a frequentare il Tempio fino alla sua distruzione, avvenuta nel 70. Tale distruzione, provocando la scomparsa della liturgia sacrificale, tolse di mezzo un elemento capitale di rottura tra giudaismo e cristianesimo, ciò che spiega la persistenza di comunità giudeo-cristiane fino alla metà del IV sec.
    Così pure i cristiani continuarono a frequentare le sinagoghe, che allora proliferavano (Roma ne contava tredici nel I sec.). Forse ne possedevano di proprie, come lascia intendere la lettera di Giacomo (2,24: adunanza = sinagoga). L'abitazione dell'uno o dell'altro fratello si apriva alla comunità dei credenti per la preghiera in comune e per la frazione del pane, come avveniva presso i giudei per il pasto rituale di fraternità . Col mondo pagano, al contrario, la rottura fu immediata e totale: «Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente» (2Cor 6,16). Templi, sacrifici, pasti sacri erano coinvolti nella medesima condanna. I cristiani non avevano dunque altra cornice per la loro preghiera comune che l'assemblea dei fratelli.

    Il tempio del Dio vivente - I fedeli di Cristo non eressero tempio contro tempio. Erano convinti che il vero tempio del Dio vivente consisteva nella loro stessa assemblea. La comunità dei credenti, locale e universale, costituisce il corpo di Cristo, che Giovanni dichiara essere il tempio del Signore (Gv 2,21). E' dunque comprensibile che i cristiani dei due primi secoli non abbiano pensato di costruirsi luoghi specifici per il culto. Un'ampia sala domestica bastava per ospitare la chiesa locale, l'assemblea del piccolo gregge dei chiamati, allorchè celebravano la cena eucaristica dopo aver letto gli scritti degli apostoli. Talvolta pare si passasse da una sala all'altra, dal luogo della Parola o dell'agape a quello della cena del Signore. Per il battesimo era sufficiente radunarsi presso un corso d'acqua o ricorrere alle terme private.

    Le case di preghiera del III sec. - Il III sec. conobbe lunghi periodi di pace intervallati da brutali ma brevi persecuzioni. Col favore della pace, gli ultimi quarant'anni videro una grande espansione della fede cristiana, tale da suscitare la sanguinosa reazione di Diocleziano. Le case private non bastarono più a contenere la folla dei nuovi fedeli. Fu necessario costruire. Nel 268 il pagano Porfirio attesta che i cristiani hanno edificato «amplissime sale dove si radunano per pregare». Il deserto di Siria ha conservato a Dura Europos, sulla sponda dell'Eufrate, una testimonianza della prima generazione dei luoghi di culto. Si tratta di un edificio costruito verso il 230 e rimasto in uso per vent'anni. Di questo complesso, a pianta quadrangolare con cortile interno, sono stati portati alla luce il battistero e verosimilmente l'aula liturgica. La vasca battesimale è sormontata da un soffitto a volta decorato di stelle, mentre sulle pareti sono raffigurate diverse scene bibliche, fra cui campeggia l'immagine del buon Pastore.
    A Dura tutto lo sforzo iconografico è concentrato sul battistero, mentre nessun elemento caratterizza la sala destinata all'eucaristia. Un direttorio siriaco, la Didascalia degli Apostoli, prescrive di collocare ad oriente un seggio per il vescovo, circondato da altri seggi per i presbiteri. Cartagine offre la prima testimonianza sull'ambone. Cipriano vi fa salire il confessore della fede che egli ha nominato lettore: «Così, dominandoci da quel podio elevato, visibile dall'intero popolo, ...egli proclama la legge e il vangelo dei Signore» (Ep. 39,4). A più riprese Cipriano parla anche dell'altare. Doveva trattarsi di una tavola mobile, in legno, collocata al momento della celebrazione eucaristica o di una mensa marmorea identica alle tavole in uso nelle case private.

    La fioritura delle basiliche cristiane - Dal IV al VI sec. tutte le province dell'impero romano divenuto cristiano videro una fioritura di chiese, che dal loro modello architettonico furono chiamate basiliche. Grazie alle loro caratteristiche di praticità , queste immense aule a più navate, sostenute da pilastri, erano state adottate dal mondo romano, che vi trovava nell'abside, situata a una delle estremità , la cornice ideale per le assise di giustizia. La basilica offriva sul foro uno spazio riparato, dove si poteva perorare una causa, ma anche annunciare le novità , concludere affari, conversare nei giorni di pioggia. Nei primi secoli della nostra era certi gruppi religiosi, come i pitagorici, avevano scelto l'edificio basilicale come il luogo più adatto alle loro riunioni iniziatiche.
    L'adattamento della basilica al culto cristiano comportò poche modifiche nella pianta dell'edificio. L'abside conveniva perfettamente come sede per la cattedra del vescovo e per il banco semicircolare del presbiterio. L'ambone fu eretto all'inizio della navata principale. Il luogo dell'altare era diverso secondo le regioni. A Roma l'altare veniva collocato di preferenza in prossimità dell'abside, tra il clero e il popolo. In Africa era talvolta sistemato più avanti nella navata, in modo da consentire ai fedeli di far cerchio attorno ad esso. Le due novità della basilica cristiana consistettero nella porta d'ingresso, che si apriva in faccia all'abside anzichè nella parete laterale più lunga, e nella frequente adozione dell'atrio, che offriva uno spazio favorevole alle abluzioni, essendo interposto fra il mondo esterno e il luogo di preghiera. In Siria e nella Mesopotamia fu adottata una sistemazione del tutto diversa, che si ispirava alla sinagoga giudaica. L'altare fu collocato nell'abside, rivolta verso oriente; al centro della navata fu eretta un'ampia pedana destinata ai lettori, con il trono del vangelo, il seggio del vescovo e gli scanni dei presbiteri. Anche nella basilica bizantina, soggetta più tardi a importanti innovazioni architettoniche, l'altare occupa l'abside, mentre la liturgia della Parola viene tuttora celebrata in quello che era il luogo della pedana siriaca, scomparsa da molto tempo seppure vi fu mai accolta.
    La qualità estetica delle basiliche non risultava soltanto dalla loro struttura, armoniosa nelle sue dimensioni, con la navata di larghezza eguale all'altezza. La bellezza era data soprattutto dalla sua fastosa decorazione: i mosaici dell'abside, dell'arco di trionfo e delle pareti; il ciborio sopra l'altare e le balaustrate attorno; i tendaggi ricamati fra le colonne; profusione di lampade, senza dimenticare lo splendore dei pavimenti.

    Gli annessi della basilica - L'assemblea domenicale costituisce il vertice del culto cristiano nella celebrazione dell'eucaristia, ma non l'esaurisce. Solo i battezzati hanno accesso alla mensa del Signore; perciò il luogo del battesimo riveste un'importanza primordiale. Inoltre, all'indomani della pace costantiniana, allorchè i martiri furono dovunque tenuti in onore, i "martyria" attirarono folle di pellegrini alle loro reliquie. Ognuno di questi luoghi contrassegnò durevolmente l'ordinamento della liturgia.

    Il battistero - All'inizio i battisteri avevano sede in terme private, come nel caso del battistero lateranense a Roma. Quando assunsero forme più elaborate, trovarono una grande varietà di espressioni. Certi battisteri consistevano in una serie di stanzette quadrate o rettangolari, integrate in un sistema di dipendenze adiacenti alla basilica. Altri erano autonomi. La struttura più ricorrente è quella ad aula rotonda o ottagonale. La rotonda, di origine funeraria, ricorda che il battesimo è la morte e la risurrezione in Cristo; l'ottagono evoca l'ottavo giorno, quello dell'eternità , poichè il battesimo è anche nascita alla vita eterna. Ma troviamo anche l'aula quadrata, le cui pareti si ampliano in quattro absidi. In ogni caso, vi era scavata sul pavimento la vasca battesimale in funzione dell'immersione totale o parziale. Vi si discendeva e risaliva attraverso gradinate. La piscina poteva misurare da 2 a 5 m di diametro e m 1,40 di profondità . Come si vede a Ravenna, il battistero era decorato con la medesima sontuosità della basilica, tanto nella cupola che sulle pareti dell'aula centrale. Talvolta questa comunicava col "consignatorium", dove i neofiti ricevevano dal vescovo la confermazione, prima d'essere condotti in processione alla basilica per partecipare all'eucaristia, coronamento della loro iniziazione cristiana.

    Il "martyrium " - Nel IV sec. il culto dei martiri era ancora legato alle loro tombe nei cimiteri suburbani. Queste tombe furono decorate con cura; successivamente, sopra le più importanti, furono erette basiliche memoriali, i "martyria", dove si accalcava la folla dei pellegrini negli anniversari dei santi. A Roma, dove la basilica episcopale lateranense col suo battistero era il luogo abituale delle celebrazioni pasquali, una costellazione di basiliche "martyria" - S. Pietro, S. Paolo fuori le Mura, S. Lorenzo, S. Agnese, SS. Pietro e Marcellino... per citare solo le principali - cingeva l'Urbe come una corona. Le due basiliche del Vaticano e di via Ostiense servivano da scrigno alle tombe degli apostoli; le altre erano state erette in prossimità delle tombe dei martiri, ma non sopra le medesime.

    Torri e i campanili - La basilica cristiana non è andata esente, nel corso dei secoli, da ristrutturazioni architettoniche. è così che, fin dal IV sec., si vede apparire il transetto. Più tardi, specialmente in Gallia, la crociera del transetto e della navata maggiore servì spesso da base a una torre di pianta poligonale o rotonda, mentre a Bisanzio si ornava di una cupola e in Siria di torri quadrate, che incorniciavano la facciata. Se queste torri non recavano nulla di nuovo dal punto di vista della celebrazione, non si può dire altrettanto di quelle che contenevano le campane. Queste sono contemporaneamente un segnale di convocazione per l'assemblea del popolo e uno strumento musicale che canta la gloria di Dio e il regno di Cristo.

    La struttura basilicale - L'interno della basilica scintilla di mosaici; è adorno di marmi preziosi e di sontuosi tendaggi, di lampadari appesi a catene d'argento. Nel catino dell'abside si ammira la croce in gloria o il Cristo "pantocrator" in mezzo ai santi. L'Agnello immolato e vivente dell'Apocalisse vi appare circondato da dodici agnelli, i suoi apostoli; il fiume della vita, rappresentato dal Giordano, vi scorre in mezzo a un giardino lussureggiante di fiori e di uccelli. Al centro dell'arco trionfale, il trono addobbato attende il ritorno di Cristo; da una parte e dall'altra vegliano i simboli evangelici dalle ali iridate, e i ventiquattro vegliardi presentano le loro corone. Sulle pareti laterali si dispiega la rappresentazione dei principali eventi dell'AT e del NT accostati sovente in parallelo per significare la profezia e il suo compimento. L'insieme della decorazione sottolinea il carattere escatologico della liturgia. La liturgia della terra annuncia e realizza in anticipo quella del cielo. Il Cristo, che ammaestra il popolo e lo raduna per la cena eucaristica, è colui che fu immolato sulla croce, ma è anche il Cristo della pasqua e dell'ascensione, il Signore della storia, il principio e il fine di tutto.

    La cattedra episcopale - Al centro dell'abside, sotto la raffigurazione del Cristo glorioso e del trono escatologico, sorge la cattedra del vescovo, seggio di colui che presiede e che insegna. è eretta sopra alcuni gradini ed è adorna di drappi. Evocazione del trono innalzato in cielo e sul quale «Uno stava seduto» (Ap 4,2), la cattedra non è l'esaltazione di un uomo, ma l'espressione visuale della funzione del vescovo nella chiesa: il vescovo, scrive Ignazio di Antiochia, tiene il posto di Dio, i presbiteri rappresentano il senato degli apostoli e i diaconi il servizio di Gesù Cristo (Ad Magn. 6,1); bisogna dunque guardare al vescovo come al Signore stesso (Ad E fes. 6,1).«Attorno al trono c'erano ventiquattro seggi, e sui seggi stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti, con corone d'oro sul capo» (Ap 4,4). A immagine dei seggi dei vegliardi e dei troni promessi da Gesù ai suoi apostoli, gli scanni dei presbiteri sono sistemati a semicerchio ai due lati della cattedra episcopale.

    L'ambone - è l'erede della «tribuna di legno... costruita per l'occorrenza» sulla quale lo scriba Esdra «davanti alla porta delle acque» lesse il libro della legge. «Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poichè stava più in alto di tutto il popolo» (Ne 8,4-5). Nella basilica, la semplice pedana di legno si è trasformata in tribuna di marmo, decorata di mosaici e d'intrecci, sorretta spesso da colonne scolpite o intarsiate. Niente è stato trascurato per sottolinearne l'importanza. La ragione è che il pulpito, dove il lettore depone il libro, è divenuto una sorta di trono. Il diacono vi apre con rispetto l'evangeliario, in uno spiegamento di luci e d'incenso, al canto dell'alleluia, poichè il rito è una vera teofania del Cristo, maestro di verità .

    L'altare - Quello della basilica è di modeste dimensioni e di forma cubica, come si può osservare sul mosaico di S. Vitale a Ravenna. Alle tavole mobili del passato sono presto succeduti gli altari di pietra. In realtà , se l'altare è anzitutto la mensa del Signore, la tavola del cenacolo e dell'albergo di Emmaus, è anche il simbolo di Cristo, la roccia vivente di cui parla l'Apostolo (1Cor 10,4). Per i cristiani non vi è che un solo altare, come non vi è che un solo tempio, il Cristo, allo stesso tempo vittima, sacerdote e altare del suo sacrificio. è quel Cristo medesimo che sembra doversi ravvisare nell'«altare d'oro posto davanti al trono» evocato dall'Apocalisse (8,3). Si comprende allora perchè l'altare sia oggetto di tanti segni d'omaggio. Il sacerdote vi accede soltanto dopo essersi inchinato davanti ad esso e averlo baciato. Al dire di Giovanni Crisostomo, esso è spesso rivestito di un velo d'oro. Un ciborio sostenuto da quattro colonne marmoree ne evidenzia il carattere sacro. Balaustre o transenne intarsiate lo separano dal resto della navata. Simbolo del Cristo, l'altare antico non tarda ad accogliere, al momento della sua dedicazione, le reliquie dei martiri, associando al sacrificio di Cristo quello dei suoi testimoni. Perciò esso attinge ancora il suo significato dall'Apocalisse, dove il veggente evoca l'altare sotto il quale vide «le anime di coloro che furono immolati a causa della Parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa» (6,9). La teologia della basilica cristiana non si comprende se non alla luce dell'Apocalisse.

    L'evoluzione delle forme del culto a partire dal IX sec. si manifesta in molte maniere.
    Il presbiterio subì notevoli modifiche. Si sviluppò anzitutto in profondità , per accogliere gli stalli dei monaci o dei canonici che vi celebravano l'Ufficio. Poichè questi vi trascorrevano parecchio tempo, sia di notte che di giorno, a salmodiare le ore, si procurò di proteggerli dal freddo, soprattutto nei paesi dagli inverni rigidi, alzando una parete attorno al coro. Ormai l'altar maggiore non rimaneva più visibile che attraverso la porta centrale della parete ovest. Ancor oggi numerose cattedrali hanno conservato queste pareti divisorie, adorne di sculture. Solo il rinnovamento liturgico dei secc. XVII-XVIII portò sovente alla soppressione del muro di separazione fra la navata e il presbiterio.

    Nel coro, l'altare, privato del suo ciborio, raggiunge progressivamente il fondo, in prossimità del repositorio delle reliquie, del quale figura spesso da lontano come il piedistallo. L'altare acquista inoltre dimensioni più ampie in confronto al passato, in modo da offrire spazio anche alla croce e ai candelieri, che d'ora in avanti costituiscono un doppione con la croce e le candele recate nella processione d'ingresso.
    Cambiamenti notevoli erano stati introdotti nella celebrazione della messa. In particolare si era diffusa largamente la consuetudine, da parte del prete, di pregare rivolto ad oriente nelle chiese con l'abside così orientata. Cosicchè, trovandosi all'altare, il celebrante volgeva le spalle all'assemblea. E lo spazio che separava l'altare dall'abside poteva ridursi ulteriormente senza inconvenienti.

    Questa nuova posizione del celebrante aveva comportato anche lo spostamento della cattedra episcopale e dei seggi dei presbiteri. Lasciata l'abside, la cattedra prese posto a fianco dell'altare. E non avrebbe tardato a trasformarsi in un vero trono del vescovo-signore feudale. Nel Rinascimento il trono verrà munito di baldacchino e drappeggi, a imitazione del trono regio nel salone di gala delle residenze principesche. Al prete che celebra l'eucaristia sarà riservato un piccolo seggio all'altro lato dell'altare.

    La proclamazione della Parola di Dio in latino non costituiva più un insegnamento accessibile a tutti, ma un rito. Anche l'ambone subì una duplice mutazione. Nella quasi totalità delle chiese esso scomparve, sostituito da un semplice leggio, dove il suddiacono cantava l'epistola rivolto ad oriente e il diacono il vangelo in direzione nord: la regione delle tenebre cui bisognava indirizzare la buona novella. Ma l'ambone conobbe nello stesso tempo un'amplificazione esagerata: fu collocato al disopra del muro divisorio fra la navata e il coro, ampia piattaforma ornata di una croce monumentale. Vi si accedeva per una doppia rampa di scale. Poichè il lettore della compieta iniziava domandando la benedizione del presidente con la formula «Jube, domine, benedicere», l'ambone veniva chiamato "jube". Ai piedi dello "jube", dalla parte della navata, vi erano due altari, posti ai due lati della porta d'accesso al presbiterio, per consentire ai fedeli di assistere a messe private

    A partire dai secc. XII-XIII acquistano importanza le custodie eucaristiche. Il corpo di Cristo, anzichè conservarlo in sacrestia in vista della comunione ai malati, si preferisce collocarlo in una nicchia scavata nel muro e chiusa da una porticina. Questa è spesso decorata con colonnine o mosaici. L'eucaristia viene pure riposta in un recipiente sospeso sopra l'altare e modellato a forma di torre, di cofanetto o di colomba. Dove sopravvive il ciborio, al suo interno spesso si appende la santa riserva. Bisognerà attendere il XVI sec. per trovare il tabernacolo fisso su un altare, e più tardi ancora per vederlo collocato al centro dell'altar maggiore.

    Dal IX sec. inavanti anche il battistero subisce rilevanti modifiche. Queste sono indotte dalla prassi ormai generalizzata di battezzare i bambini piccoli e dalla preferenza accordata al battesimo per infusione anzichè per immersione, totale o parziale. In Italia si rimane generalmente fedeli all'uso antico del battistero distinto dalla chiesa, come al Laterano. Nelle altre regioni si preferisce introdurre il battistero all'interno della chiesa, situandolo alla sinistra dell'ingresso principale, così da significare che il battesimo è l'ingresso nel popolo di Dio. Succede pure che l'antica rotonda battesimale, caduta in disuso, diventi una chiesa annessa per adottarne il battistero. In ogni caso la vasca in cui il catecumeno scendeva per l'immersione viene sostituita da una piccola conca, a forma di coppa, ricavata ordinariamente da un blocco di pietra e decorata con estrema cura: colonne di sostegno, scene evangeliche scolpite, viticci, iscrizioni.

    Pur nella diversità degli stili, tutte le chiese costruite dopo il concilio di Trento presentano alcune caratteristiche comuni. La navata è ampia; il presbiterio piuttosto sgombro; l'altar maggiore è in evidenza quale elemento principale dell'edificio. Gli altari secondari sono situati alle due estremità del transetto o in cappelle sulle navate laterali. Ciascuna di queste cappelle, dedicata a un santo, costituisce un locale ben distinto, propizio alla celebrazione delle messe private e alla preghiera. Spesso è proprietà di un privato o di una confraternita. In ogni chiesa si trova la cappella del ss. Sacramento, dove si sviluppa il culto dell'adorazione eucaristica. Compaiono anche mobili nuovi: il pulpito, alto sulla navata principale, e i confessionali, discretamente allineati nelle navate laterali. La schola si distanzia dal popolo e prende posto su una tribuna elevata, mentre l'organo assume un'importanza crescente. La casa del popolo di Dio, che nel Medioevo risuonava spesso di molteplici attività profane, diviene sempre più la casa di Dio, la casa della preghiera.

    La normativa del Vat. II segna una data capitale nella storia della strutturazione dei luoghi della celebrazione. Essa risulta dalle norme stabilite dalla costituzione Sacrosanctum Concilium per la «partecipazione attiva» del popolo cristiano alla liturgia: una liturgia gerarchica e comunitaria (SC 26), didattica e pastorale (SC 33), nella quale «ciascuno, ministro o semplice fedele», adempia alla propria funzione (SC 28) e dove «la mensa della Parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza» (SC 51), leggendola nella lingua propria di quanti ascoltano la sua proclamazione (SC 54).

    L'edificio-chiesa, epifania della "chiesa" - Mentre la messa descritta nel Missale tridentino era la messa celebrata da un prete accompagnato dal suo ministro, senza riferimento alla presenza dei fedeli, la liturgia della messa del Messale del Vat. II comincia con queste parole: «Quando il popolo è radunato, il sacerdote con i ministri si reca all'altare; intanto si esegue il canto d'ingresso» (Rito della messa con il popolo, rubrica iniziale; cfr. PNMR 25). La SC aveva già dichiarato che «la principale manifestazione della chiesa si ha nella partecipazione piena e attiva di tutto il popolo di Dio alle medesime celebrazioni liturgiche, soprattutto alla medesima eucaristia, alla medesima preghiera, al medesimo altare cui presiede il vescovo circondato dal suo presbiterio e dai ministri» (SC 41). Egualmente aveva insegnato che la concelebrazione «bene manifesta l'unità del sacerdozio» (SC 57). Ecco dunque l'obiettivo cui deve mirare la progettazione della chiesa: una liturgia solenne concelebrata dai sacerdoti, circondati dai diaconi e dagli altri ministri, con la partecipazione unanime dell'assemblea. Perciò «è necessario che la disposizione generale del luogo sacro sia tale da presentare in certo modo l'immagine dell'assemblea riunita, consentire l'ordinata e organica partecipazione di tutti e favorire il regolare svolgimento dei compiti di ciascuno» (PNMR 257).

    L'unità del presbiterio con la navata dovrà pure essere avvertita, poichè sacerdote e ministri formano con i fedeli l'unico popolo dei battezzati. Sarà particolarmente evitato tutto ciò che potrebbe impedire ai fedeli la vista dell'altare e dell'ambone: l'assenza di comunicazione oculare provoca una rottura nella partecipazione. Si eviterà inoltre di separare troppo la schola dall'assemblea. è necessario che i cantori possano pregare con i loro fratelli, ascoltare con essi la Parola di Dio, accostarsi insieme alla mensa del Signore (cfr. PNMR 274).

    L'altare unico - La costituzione liturgica fa allusione all'«unum altare» (SC 41).Una celebrazione comunitaria restituisce all'altar maggiore la sua principalità . Perciò «gli altari minori siano pochi e, nelle nuove chiese, siano collocati in cappelle separate in qualche modo dalla navata della chiesa» (PNMR 267).Si ritorna dunque alla concezione dei primi secoli, cui l'Oriente è sempre rimasto fedele. Nemmeno la custodia eucaristica richiede l'esistenza di un altare apposito. Semplicemente, «l'eucaristia sia collocata in un altare o anche fuori dell'altare, in un luogo della chiesa molto visibile e debitamente ornato» (PNMR 276). La unicità restituisce all'altare tutta la sua forza simbolica. Costruito ordinariamente in pietra (PNMR 263), l'altare è l'icona più santa, poichè rappresenta Cristo, fonte zampillante di vita, come la roccia percossa da Mosè nel deserto. «L'altare, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, è anche la mensa del Signore...; è il centro dell'azione di grazie che si compie con l'eucaristia» (PNMR 259). Il simbolismo dell'altare «tomba dei martiri» non scompare, ma non è più essenziale. Sarà conservato l'uso di includervi le reliquie dei santi, se lo si giudicherà opportuno, ma a condizione di «verificare l'autenticità di tali reliquie» (PNMR 266).


    Mensa del Signore, l'altare non richiede grandi dimensioni. Dal momento che la croce e i candelieri possono essere collocati anche fuori di esso (PNMR 269-270), basta che la sua superficie possa accogliere, oltre il messale, le oblate necessarie alla comunione e i calici destinati alla concelebrazione.

    L'altare infine dovrà essere disposto in modo che «vi si possa facilmente girare intorno» (per l'incensazione) e soprattutto «celebrare rivolti verso il popolo» (PNMR 262). è così che sacerdoti e fedeli sono veramente «circumstantes», ritti attorno all'altare (Canone romano). è allora che si manifesta in pienezza l'armonia tra il sacerdozio ministeriale dei presbiteri e il sacerdozio comune dei fedeli, messa in luce dalla LG: «Quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, poichè l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo» (LG 10). Non dovremmo dunque stupirci del fatto che la celebrazione dell'eucaristia rivolti al popolo sia entrata in pochi anni nell'uso universale.
    Il Messale non tratta del modo come valorizzare il carattere sacro dell'altare. Conviene tuttavia che «secondo lo stile e gli usi locali delle diverse regioni» (PNMR 264), si abbia cura di creare una cornice di decoro attorno alla celebrazione del memoriale della pasqua di Cristo, come contribuivano a crearla, nei secoli passati, il ciborio, la pala fastosa, le balaustre, i tendaggi preziosi e le lampade.

    La sede di colui che presiede - Al posto del trono episcopale con baldacchino blasonato, e dello sgabello dove il sacerdote sedeva fra il diacono e il suddiacono, ecco il seggio del vescovo o del prete. La sua collocazione deve esprimere il compito del celebrante, che è quello «di presiedere l'assemblea e di guidare la preghiera» (PNMR 271). L'accenno al "presiedere" si trova già nella descrizione della liturgia domenicale fatta da s. Giustino verso la metà del II sec. (Apologia 1, 67).«Colui che presiede» è anche colui che insegna e che offre il sacrificio. Egli parla e agisce in nome di Cristo e con la sua autorità . Il Cristo è presente in lui, come ribadisce la SC 7.

    La sede del vescovo o del prete dev'essere dunque valorizzata nel modo che meglio si addice alla struttura dell'edificio. La soluzione antica, che situava la cattedra al fondo dell'abside, non è necessariamente la migliore oggi, in presenza di un'assemblea piuttosto statica. Al tempo di Agostino, la gente si assiepava attorno al vescovo e al suo seggio sopraelevato, per non perdere una sua parola; poi l'accompagnava, quando scendeva, all'altare. Ai nostri giorni, in cui ognuno occupa un determinato posto, è necessario badare che non si renda difficile «la comunicazione tra il sacerdote e l'assemblea» (PNMR 271).

    Il luogo dove si annunzia la Parola di Dio - «Nella liturgia Dio parla al suo popolo e Cristo annunzia ancora il suo vangelo» (SC 33). è dunque importante che l'assemblea dei battezzati si metta in ascolto della Parola, la comprenda e vi risponda con i suoi canti. La facoltà di adottare la lingua del popolo ha reso possibile questo ritorno alle fonti della liturgia cristiana. L'importanza della proclamazione della Parola di Dio da parte del ministro e la sua recezione da parte dell'assemblea ha per corollario la valorizzazione del luogo da cui si annunzia la Parola. S'imponeva ovviamente di abbandonare il leggìo mobile e di ritornare all'antica pedana elevata, da cui il lettore è visto e inteso da tutti, o all'ambone delle antiche basiliche scomparso nel Medioevo. La sua necessità era tanto avvertita, che esso è ricomparso nelle chiese già prima che venisse pubblicata l'istruzione Inter Oecumenici, quando cioè si cominciò a proclamare le letture in lingua parlata (quaresima del 1964).

    Tenuta presente la struttura di ogni chiesa, l'ambone «deve essere disposto in modo tale che i ministri possano essere comodamente visti e ascoltati dai fedeli». Esso dovrà sempre evidenziare «l'importanza della Parola di Dio» e favorire il suo annunzio. Sarà il luogo «verso il quale, durante la liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l'attenzione dei fedeli» (PNMR 272).

    Il culto dell'eucaristia fuori della messa - Fuori della celebrazione del memoriale del Signore, la s. eucaristia è oggetto di culto come sacramento permanente. L'istruzione Eucharisticum Mysterium (AAS 59 [1967], 539 573) espone i fini per cui si conserva l'eucaristia e raccomanda la preghiera davanti al ss. Sacramento. Quindi descrive il luogo dove conservarla. Coerentemente, il Messale raccomanda «che il luogo in cui si conserva la santissima eucaristia sia situato in una cappella adatta alla preghiera privata e all'adorazione dei fedeli» (PNMR 276).


    Non conviene infatti conservare il ss. Sacramento sull'altare maggiore, perchè la presenza eucaristica di Cristo sull'altare non dovrebbe precedere l'apertura della celebrazione ma, al contrario, coronarla. La presenza del Signore nell'assemblea in preghiera, nel sacerdote celebrante, nella proclamazione della Parola, prepara ad accogliere la sua presenza sostanziale nel segno del pane e del vino (SC 7).

    Il battistero - Secondo l'istruzione Inter Oecumenici, «nel costruire e adornare il battistero si curi diligentemente di mettere in rilievo la dignità del sacramento del battesimo, e che il luogo sia idoneo alle celebrazioni comunitarie» (n. 99). Converrebbe progettare una vera aula battesimale, che potesse anche servire per gli scrutini del catecumenato degli adulti. Si potrebbe pure disporre l'inserimento del battistero nella chiesa stessa, in testa a una navata laterale oppure nella navata unica, sulla destra o sulla sinistra, purchè l'area del battistero sia nettamente distinta dal presbiterio e su un piano più basso rispetto a questo. Tale scelta conviene particolarmente per la celebrazione del battesimo durante la messa domenicale.

    La liturgia parla del "fonte battesimale". In certe chiese è stata visualizzata quest'idea del battistero-fonte facendovi sgorgare un vero zampillo d'acqua sorgiva. Non è forse questa l'acqua "viva" promessa da Gesù alla Samaritana? E non fu nell'acqua sorgiva che la chiesa battezzò per secoli? Nulla si oppone a tale scelta, dal momento che fuori del tempo pasquale il sacerdote benedice l'acqua immediatamente prima dell'uso.

    Il luogo della riconciliazione - Secondo il Rito della Penitenza, spetta alle conferenze episcopali «determinare norme precise sul luogo adatto per la celebrazione ordinaria del sacramento della penitenza» (n. 38 b). Se ci atteniamo al modo con cui il Rito descrive lo svolgimento della riconciliazione individuale dei penitenti, il luogo scelto deve facilitare la presa di contatto personale e il dialogo tra il sacerdote e il fedele, permettendo all'uno e all'altro di stare in attitudine più conveniente: in piedi, seduti o in ginocchio. Piuttosto che proporre per la confessione un angolo buio della chiesa, conviene scegliere per essa uno spazio discreto, ma bene in vista. In questo spazio, delimitato se occorre da una ringhiera, si collocherà da una parte un tavolino con due sedie, per il colloquio tra il sacerdote e il penitente, e dall'altra un seggio con grata e inginocchiatoio.
    Il Messale non si sofferma molto sulla decorazione delle chiese. Si limita a ricordare la legittimità del culto delle immagini del Signore, della Beata Vergine Maria e dei santi, pur raccomandando che il numero di tali immagini non sia eccessivo «e che la loro disposizione non distolga l'attenzione dei fedeli dalla celebrazione» (PNMR 278).Mosaici e dipinti, vetrate e sculture hanno arricchito enormemente la bellezza delle chiese nel passato. Oggi, come ha insegnato il concilio, tutte le culture sono invitate a esprimersi nella creazione di un sistema decorativo che sappia evocare la liturgia del cielo.

    Ma lo stesso edificio sacro va situato in un insieme più vasto, che oltrepassa il campo della liturgia per investire quello antropologico. «Una conveniente disposizione della chiesa e dei suoi accessori... richiede che... si preveda anche ciò che contribuisce alla comodità dei fedeli e che abitualmente si trova nei luoghi di riunione» (PNMR 280). Questi adattamenti concreti manifestano il radicamento della casa di Dio fra le abitazioni degli uomini.


    P. JOUNEL





    Dal Catechismo della Chiesa Cattolica



    Il culto « in spirito e verità » (Gv 4,24) della Nuova Alleanza non è legato ad un luogo esclusivo. Tutta la terra è santa e affidata ai figli degli uomini. Quando i fedeli si riuniscono in uno stesso luogo, la realtà più importante è costituita dalle « pietre vive », messe insieme « per la costruzione di un edificio spirituale » (1 Pt 2,5). Il corpo di Cristo risorto è il tempio spirituale da cui sgorga la sorgente d'acqua viva. Incorporati a Cristo dallo Spirito Santo, « noi siamo il tempio del Dio vivente » (2 Cor 6,16). (CCC 1179)

    Quando non viene ostacolato l'esercizio della libertà religiosa, i cristiani costruiscono edifici destinati al culto divino. Tali chiese visibili non sono semplici luoghi di riunione, ma significano e manifestano la Chiesa che vive in quel luogo, dimora di Dio con gli uomini riconciliati e uniti in Cristo. (CCC 1180)

    « La casa di preghiera in cui l'Eucaristia è celebrata e conservata; in cui i fedeli si riuniscono; in cui la presenza del Figlio di Dio nostro Salvatore, che si è offerto per noi sull'altare del sacrificio, viene venerata a sostegno e consolazione dei fedeli, dev'essere nitida e adatta alla preghiera e alle sacre funzioni ». In questa « casa di Dio », la verità e l'armonia dei segni che la costituiscono devono manifestare Cristo che in quel luogo è presente e agisce: (CCC 1181)

    L'altare della Nuova Alleanza è la croce del Signore dalla quale scaturiscono i sacramenti del mistero pasquale. Sull'altare, che è il centro della chiesa, viene reso presente il sacrificio della croce sotto i segni sacramentali. Esso è anche la Mensa del Signore, alla quale è invitato il popolo di Dio. In alcune liturgie orientali, l'altare è anche il simbolo della tomba (Cristo è veramente morto e veramente risorto). (CCC 1182)

    Il tabernacolo, nelle chiese, deve essere situato « in luogo distintissimo, col massimo onore ». La nobiltà , la disposizione e la sicurezza del tabernacolo eucaristico devono favorire l'adorazione del Signore realmente presente nel Santissimo Sacramento dell'altare.
    Il sacro crisma (myron), la cui unzione è il segno sacramentale del sigillo del dono dello Spirito Santo, è tradizionalmente conservato e venerato in un luogo sicuro della chiesa. Vi si può collocare anche l'olio dei catecumeni e quello degli infermi. (CCC 1183)

    La sede del Vescovo (cattedra) o del presbitero « deve mostrare il compito che egli ha di presiedere l'assemblea e di guidare la preghiera ».
    L'ambone: « L'importanza della Parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata e verso il quale, durante la liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l'attenzione dei fedeli ». (CCC 1184)

    Il radunarsi del popolo di Dio ha inizio con il Battesimo; la chiesa deve quindi avere un luogo per la celebrazione del Battesimo (battistero) e favorire il ricordo delle promesse battesimali (acqua benedetta).
    Il rinnovamento della vita battesimale esige la penitenza. La chiesa deve perciò prestarsi all'espressione del pentimento e all'accoglienza del perdono, e questo comporta un luogo adatto per accogliere i penitenti.
    La chiesa deve anche essere uno spazio che invita al raccoglimento e alla preghiera silenziosa, la quale prolunga e interiorizza la grande preghiera dell'Eucaristia. (CCC 1185)

    Infine, la chiesa ha un significato escatologico. Per entrare nella casa di Dio bisogna varcare una soglia, simbolo del passaggio dal mondo ferito dal peccato al mondo della vita nuova al quale tutti gli uomini sono chiamati. La chiesa visibile è simbolo della casa paterna verso la quale il popolo di Dio è in cammino e dove il Padre « tergerà ogni lacrima dai loro occhi » (Ap 21,4). Per questo la chiesa è anche la casa di tutti i figli di Dio, aperta e accogliente. (CCC 1186)

    fonte:
    http://www.ufficioliturgicoroma.it/ufficio/index.php?option=com_content&view=articl e&id=146&Itemid=117

  2. #2
    Campione di Passaparola di Cattolici Romani L'avatar di Gerensis
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    Grazie per l'articolo. Da leggere, rileggere e meditare.

  3. #3
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    Don Pierre Jounel! Uno dei più importanti autori del Novus Ordo bugniniano, in particolare del calendario liturgico postconciliare. Mi trovo in disaccordo con molti punti di quell'articolo (che peraltro già conoscevo, avendolo letto in un dizionario di liturgia, edito mi sembra dai paolini). In particolare dissento sulla concezione del tutto personale che don Jounel ha dell'altare (piccolo, senza candele né croce), la quale di fatto cancella l'aspetto dell'altare cattolico con cui eravamo familiari, e che era in uso da qualcosa come 8 secoli (cosa dice la Sacrosanctum Concilium al n. 23?); l'applicazione di quest'idea in molte chiese moderne e anche, ahimè, in "adeguamenti" di chiese già esistenti ha dato risultati che sono sotto gli occhi di tutti.




    Un altro passaggio che mi fa, diciamo così, sorridere è questo:

    L'altare infine dovrà essere disposto in modo che «vi si possa facilmente girare intorno» (per l'incensazione) e soprattutto «celebrare rivolti verso il popolo» (PNMR 262). è così che sacerdoti e fedeli sono veramente «circumstantes», ritti attorno all'altare (Canone romano).
    Ehm... peccato solo che il Canone Romano sia quasi completamente scomparso dalla liturgia post-conciliare. E peccato pure che la frase a cui si fa riferimento, cioè

    Memento, Domine, famulorum, famularumque tuarum et omnium circumstantium

    sia stata tradotta in italiano, e in francese, con

    Ricordati, Signore, dei tuoi fedeli. Ricordati di tutti i presenti
    Souviens-toi, Seigneur, de tes serviteurs et de tous ceux qui sont ici réunis

    in cui anche l'idea dello stare "attorno" all'altare scompare completamente. (Rinvio a questo link per chi vuole approfondire il significato del "circumstantes" in sé.)
    Non voglio aggiungere nulla sull'orientamento della celebrazione; non è il thread giusto... e poi ci sono sempre gli scritti del cardinale Ratzinger.

  4. #4
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    In realtà è vero che il popolo stava "attorno" all'altare!
    Di fatti era posto al centro.

  5. #5
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    Nel sito internet dell' Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, io personalmente non ci trovo nulla da ridere o da sorridere, nemmeno in questo articolo, che io trovo competente, serio e molto spirituale.

    Essendo una storia dei luoghi della celebrazione del culto cristiano, mi sembra logico riportare la storia di questi luoghi dal I secolo fino ad oggi, con le norme che regolano oggi i luoghi del culto cristiano.

    A parte il fatto che io non leggo da nessuna parte che, secondo l' Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, l' altare debba essere piccolo, senza candele né croce. Dove è scritto?

    Trovo alquanto noioso cercare ad ogni costo, in ogni messaggio, qualche presunto attacco al rito romano nella forma straordinaria.




    UFFICIO LITURGICO


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    fonte:
    http://www.ufficioliturgicoroma.it/ufficio/index.php?option=com_content&view=articl e&id=62&Itemid=69



  6. #6
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    Mi chiedo se sia proprio così difficile, dopo 4 anni, utilizzare la corretta dizione "forma ordinaria del Rito Romano", introdotta dal Santo Padre Benedetto XVI. O al limite "Messale di Paolo VI" (non "bugniniano", dato che la firma sul decreto di promulgazione è quella dell'allora Pontefice, non di Mons. Bugnini).
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da evergreen Visualizza Messaggio
    Nel sito internet dell' Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, io personalmente non ci trovo nulla da ridere o da sorridere, nemmeno in questo articolo, che io trovo competente, serio e molto spirituale.

    Essendo una storia dei luoghi della celebrazione del culto cristiano, mi sembra logico riportare la storia di questi luoghi dal I secolo fino ad oggi, con le norme che regolano oggi i luoghi del culto cristiano.

    A parte il fatto che io non leggo da nessuna parte che, secondo l' Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, l' altare debba essere piccolo, senza candele né croce. Dove è scritto?

    Trovo alquanto noioso cercare ad ogni costo, in ogni messaggio, qualche presunto attacco al rito romano nella forma straordinaria.

    Io non ce l'ho con l'Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma, ci mancherebbe! Io mi riferivo solo, ed esclusivamente, alla prima parte del tuo post, che è un saggio di Monsignor Jounel, scritto peraltro ormai diversi anni fa, e quindi ben prima di Benedetto XVI e della "liberalizzazione" (o "sdoganamento") di quello che all'epoca si chiamava non ufficialmente Vetus Ordo, diventato dopo il motu proprio "forma straordinaria del rito romano".
    Monsignor Jounel era uno di coloro che insieme al cardinale Bugnini implementarono la riforma liturgica voluta dal Concilio; e nel suo scritto lui ovviamente si fa fautore e promotore della riforma liturgica.

    Il passo che io ho "contestato", presente nel post iniziale, è questo:
    Mensa del Signore, l'altare non richiede grandi dimensioni. Dal momento che la croce e i candelieri possono essere collocati anche fuori di esso (PNMR 269-270), basta che la sua superficie possa accogliere, oltre il messale, le oblate necessarie alla comunione e i calici destinati alla concelebrazione.

    L'altare infine dovrà essere disposto in modo che «vi si possa facilmente girare intorno» (per l'incensazione) e soprattutto «celebrare rivolti verso il popolo» (PNMR 262). è così che sacerdoti e fedeli sono veramente «circumstantes», ritti attorno all'altare (Canone romano). è allora che si manifesta in pienezza l'armonia tra il sacerdozio ministeriale dei presbiteri e il sacerdozio comune dei fedeli, messa in luce dalla LG: «Quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l'uno all'altro, poichè l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo» (LG 10). Non dovremmo dunque stupirci del fatto che la celebrazione dell'eucaristia rivolti al popolo sia entrata in pochi anni nell'uso universale.


    Per rispondere a Vox: E' vero, mi sono fatto prendere un po' la mano. In quel contesto "Messale di Paolo VI" era la dizione più appropriata. (Ma "forma ordinaria del rito romano" non sarebbe stata una dizione appropriata, perché anacronistica in quel contesto specifico.)

  8. #8
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    Un interessante sito liturgico. Non serve vedere una celebrazione per capire lo stile in cui è fatta. Per chi non ci crede confermo che trattasi di una chiesa cattolica.

    [YOUTUBE]http://www.youtube.com/watch?v=JcA1CmYo7lM[/YOUTUBE]

  9. #9
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    Il video postato appena sopra, rappresenta una chiesa che, nell'intenzione del clero e dei progettisti del tempo, non doveva avere alcun senso di sacro.
    Chi l'ha realizzata è gente intelligente, lo si vede dalle scelte fatte e che sintentizzo brevemente.

    1) Disorientamento. A differenza di una chiesa tradizionale, questa realizzazione disorienta chiunque vi entra. Infatti, non esiste un centro architettonico, non si sa dove dirigere lo sguardo.
    Il disorientamento esterno agisce in modo tale da spingere al relativismo di ogni certezza personale. Questo, infatti, non è casuale ma è decisamente auspicato. Lo era decisamente dal clero del tempo.

    2) spiritualità sociale. I tableaux appesi alle pareti non portano l'attenzione ai cieli ma alla terra e ai problemi concreti di essa.

    3) assenza di un altare. L'assenza di un vero altare indica l'assenza di sacro. Il tavolone eucaristico, infatti, non è un altare. Non è un altare neppure il roccione con piano d'appoggio nel quale è stata scavata una nicchia per ospitare la custodia del pane eucaristico.

    4) assenza di inginocchiatoi. Tranne un "residuo" della chiesa tradizionale precedente a questa, l'aula non ha alcun inginocchiatoio. Le persone si alzano o si siedono, a seconda dei momenti. Non è consentito far esprimere al corpo le posizioni tradizionali tipiche della preghiera.

    5) Assenza di simboli eucaristici. La custodia del pane eucaristico non ha alcun simbolo. La pagnotta sotto vetro non necessariamente indica un'ostia consacrata e il calice in coccio con simbolo di Cristo non necessariamente indica il sacramento dell'Eucarestia. (Per la cronaca è questo tipo di vasellame che viene utilizzato per le messe). E' evidente, invece, il simbolo conviviale posto sotto gli occhi di chi vede questa teca. Di tabernacolo, infatti, non si può parlare, dal momento che la porticina non guarda verso i fedeli ma è rivolta verso chi ripone il pane eucaristico avanzato dalla messa.

    6) Assenza totale di candelabri e di croci d'altare, nonché di tovaglie. Non essendoci dei veri altari, in questo posto non possono esserci neppure gli arredi per gli stessi. La tovaglia si stende sul tavolone solo un attimo prima della messa: è il segno della tavola imbandita per i convitati.

    7) Assenza di un santuario. La mancanza di un vero altare comporta, di logica conseguenza, pure la mancanza di un santuario, com'è tradizionale in tutte le antiche architetture ecclesiastiche in Oriente e in Occidente. Quest'assenza rimarca una volta di più l'assenza di sacro voluta nella "chiesa".

    8) Assenza di raccoglimento. L'edificio è tale da impedire il raccoglimento e, di conseguenza, la preghiera personale. Non esitono ceri votivi, che normalmente accompagnano la preghiera individuale. Tutto è concepito per essere fatto comunitariamente. Ne consegue che prima e dopo la Messa la gente parla ad alta voce e c'è il baccano tipico delle piazze.

    9) Messe declericalizzate. In quest'ambiente vige la consuetudine di far leggere il vangelo alle donne laiche. Il prete legge l'introduzione al vangelo e, di seguito, una laica prende in mano l'evangeliario e legge la pericope evangelica del giorno.

    10) Messe senza Credo. In quest'ambiente vige la consuetudine di non proclamare il Credo durante la Messa. (Almeno fino a qualche anno fa' era così ma è possibile che lo sia tuttora). Il Credo non è proclamato neppure nella Messa festiva.

    11) Alla sacralità subentra la socialità. Lo schermo delle proiezioni viene utilizzato durante le Messe anche per informare le persone in modo più impattante. Questo contribuisce a creare ancor più l'idea di un incontro sociale a sfondo religioso, non "sacrale".

    In definitiva
    E' interessante il tentativo d'incontro tra la modernità e la religione, in questo luogo. Purtroppo, qui, quest'incontro produce una deviazione in cui lo spirito di preghiera e di adorazione spariscono o sono equivocati con ben altri atteggiamenti. In quest'ambiente non è possibile situare un culto tradizionale (non dico la messa romana antica, ma qualsiasi liturgia tradizionale, dalla bizantina a quella copta, siriaca, ecc.). Con ciò si comprende la reale rottura con la tradizione che questo edificio opera. Questa chiesa manifesta plasticamente una tendenza ben presente in molti strati del cattolicesimo contemporaneo riguardo alla quale è lecito chiedersi se sia ancora ... cristiana!
    Ultima modifica di lamprotis; 14-07-2011 alle 14:32

  10. #10
    Veterano di CR L'avatar di FrancescoVeritas
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    Agghiacciante, non ha senso

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