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Discussione: Cronache dalla Diocesi di Como - 2010-2014

  1. #1
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    Cronache dalla Diocesi di Como - 2010-2014

    CRONACHE
    DALLA DIOCESI
    DI COMO


    La nostra Diocesi è molto vasta ( come potrete vedere dalla cartina). Qualche anno fa, un membro di ogni parrocchia, nominato e coaduivato dal proprio Don, venne convocato in un'assemblea per attuare un progetto a livello nazionale che nell'era del digitale era stato fortemente caldeggiato dai Vescovi.
    Tale progetto " Porta Parola" ( con la collaborazione del quotidiano cattolico Avvenire) vedeva la messa in rete delle singole parrocchie per far sì che queste non solo fossero attivamente collegate tra di loro all'interno del territorio, ma, ambiziosamente, che queste partecipassero attivamente alla vita religiosa anche on line attraverso quello che poteva essere ad esempio la lettura e la condivisione di articoli.

    Il sito diocesano è www.diocesidicomo.it. Alcune parrocchie sono molto attive e dal portale, accedendo ad esse, è possibile desumere notizie non solo di carattere pratico( orari messe, attività dei gruppi parrocchiali...) ma anche notizie di carattere storico- culturale a volte corredate da bellissime foto e descrizioni.

    Malgrado questo progetto, non tutti sono in grado di gestire lo spazio assegato, vuoi per impegni dei sacerdoti o per una scarsa confidenza con questo mezzo d'avanguardia che è il pc. Tuttavia il portale si presenta bene, ben fatto e professionale.

  2. #2
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    Il nostro Vescovo- MONS. DIEGO COLETTI

    Il nostro Vescovo

    Biografia

    Mons. Diego Coletti è nato a Milano il 25 settembre 1941. Dopo gli studi classici, entra in seminario nell'autunno del 1960 e viene ordinato presbitero della diocesi di Milano il 26 giugno 1965. Conseguita la licenza in teologia, dal 1965 al 1968 è a Roma per frequentare la Pontificia Università Gregoriana, dove nel 1972 ottiene il dottorato in filosofia.

    Dal 1968 al 1983 esercita il suo ministero all'interno dei seminari di Milano, come insegnante ed educatore: dal 1968 al 1977 a Saronno, dal 1977 al 1983 a Venegono Inferiore.

    Dal 1983 al 1989 svolge diversi incarichi diocesani: è assistente di studio del card. Martini per la preparazione del convegno di Loreto, assistente dell'AGESCI e poi dell'Azione Cattolica, segretario del consiglio presbiterale.

    Nel 1989 torna a Roma come rettore del Pontificio Seminario Lombardo. Nel 1991 diventa consultore della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata (sezione Istituti secolari), e nel 1997 viene nominato assistente nazionale dell'AGESCI. Il 9 dicembre 2000 viene eletto vescovo di Livorno.

    Il 13 gennaio 2001 viene ordinato dal card. Martini nel duomo di Milano, e il 4 febbraio prende possesso della diocesi. Ad essa nel luglio dello stesso anno indirizza la prima lettera pastorale: «Nel segno dell'amore più grande. Una proposta di riflessione sul tema della comunità cristiana, alla luce del capitolo 12 della lettera di S. Paolo ai Romani». La seconda lettera - «Andiamo alla Messa» - viene consegnata nel 2002, prima di avviare il progetto pastorale triennale "Una casa sulla roccia", incentrato sulla famiglia. Nel 2003 mons. Coletti avvia la visita pastorale della diocesi.

    Il 13 dicembre 2004 Giovanni Paolo II nomina mons. Coletti consultore della Congregazione per l'educazione cattolica, e nel maggio del 2005 viene eletto presidente della commissione episcopale per l'educazione cattolica, la scuola e l'università (entrando così a far parte del Consiglio permanente della CEI).




    Ora, quanto sopra molto ufficialmente appare come biografia ufficiale anche sul portale, dal punto di vista nostro, dei bambini dell'oratorio, dei genitori, mio, lo troviamo una persona molto in gamba, è molto acuto e sottile nelle sue prediche, semplici e alla portata di tutti, più volte incontrato s'è dimostrato vicino ai ragazzi. E' molto simpatico e ha parecchie iniziative.

  3. #3
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    la cattedrale

    La facciata del Duomo di Como, realizzata tra il 1447 e il 1498, ci appare oggi perfettamente allineata al Broletto ed alla torre civica (diventata nei secoli campanile del Duomo stesso), ma è questo un aspetto non scontato e quasi singolare, considerando che il Duomo non nasce su un terreno libero da vincoli e preesistenze, ma sull'area che ospitava l'antica chiesa di Santa Maria Maggiore.[1] Il Broletto venne costruito in quest'area a diretto contatto con la chiesa, non come in altre città, affacciandosi e fronteggiandosi sulla stessa piazza, ma affiancandosi alla chiesa di Santa Maria Maggiore e a quella di San Giacomo sul lato opposto (anticamente lunga quasi il doppio dell'attuale, arrivando così fin quasi ad allinearsi col Broletto). Il Broletto attuale è solo in realtà la facciata di un edificio in origine quadrilatero, che con le due chiese formava un unico complesso.

    Quando si decise di intervenire sulla chiesa, ampliandola, si iniziarono ad impostare i pilastri nella parte dell'altare, mantenendo lo stesso interasse di quelli esistenti, così facendo la facciata si sarebbe venuta a trovare o arretrata rispetto a quella del Broletto, oppure decisamente nel mezzo dell'antistante piazzetta; si decise perciò a quel punto di impostare la facciata allineandosi al Broletto, impostando poi di conseguenza la disposizione interna. Secondo alcuni racconti invece il Broletto era in origine più lungo di due arcate, sacrificate per far posto alla chiesa.[1] Durante gli scavi vennero ritrovate alcune fondazioni che si pensò appartenessero alla parte mancante del Broletto ma studi più approfonditi hanno permesso di capire come invece in quella posizione si situasse il campanile di Santa Maria Maggiore, poi distrutto per fare posto all'ampliamento della chiesa, le campane furono "provvisoriamente" sistemate sulla torre civica che divenne da quel momento definitivamente il campanile della nuova chiesa.[senza fonte]

    Nel medioevo scultura, pittura ed altre forme d'arte presenti nelle chiese erano pensate per la preghiera del popolo analfabeta e dovevano perciò raccontare gli aspetti principali della messa e i racconti del vangelo: la facciata del Duomo di Como è la rappresentazione esterna di questa preghiera che nasce dall'interno della chiesa e si manifesta poi al di fuori. Come la stragrande maggioranza delle chiese essa è organizzata in un modo che "rispecchia" l'organizzazione dello spazio interno a tre navate e presenta molte analogie sia con la facciata del Duomo di Milano, sia con quella di Sant'Agostino, sempre a Como.
    La facciata, di chiara matrice gotica (un gotico "italiano" che proprio grazie al diffondersi in tutta Europa dell'opera dei Magistri cumacini andrà via via assimilandosi al gotico internazionale), è suddivisa verticalmente da 4 lesene, decorate da serie di sculture, che suddividono una zona centrale e due laterali; la prima presenta il portale d'ingresso, un rosone ed ai suoi lati due finestre dalla forma allungata, le parti laterali presentano ciascuna una porta d'ingresso ed una bifora posta al di sopra.

    La maggior parte delle sculture presenti sulla facciata sono riconducibili ad Amunzio da Lurago, o alla sua scuola, e sono realizzate in stile gotico, alcune di queste sculture presentano però caratteri propriamente rinascimentali (sono ad esempio più staccate dalla parete e dotate di autonomia dal fondo mentre quelle gotiche formano un tutt'uno con la parete di fondo). Al di sopra del portale sono presenti due tondi all'interno dei quali due sculture rappresentano Adamo ed Eva, al di sopra sono presenti cinque sculture di santi poste all'interno di una sorta di loggia (organizzate come in un polittico) con al centro la Madonna e ai suoi lati S. Giovanni Battista e Sant'Abbondio mentre nelle nicchie più esterne si trovano San Proto e San Giacinto; al di sopra di queste sculture è presente un altro tondo (anch'esso chiaramente gotico) in cui la scultura di un giovinetto, secondo le convenzioni dell'epoca, rappresenta lo Spirito Santo (questo tipo di rappresentazione fu abolita nel '700 da Papa Benedetto XV);[senza fonte] sulla sommità del rosone è posta una piccola edicola in cui una statua rappresenta Dio Padre, al di sopra del rosone sono presenti tre edicole, le due ai lati rappresentano l'arcangelo Gabriele l'una, e la vergine l'altra, mentre quella superiore, al centro (di chiaro stile rinascimentale) rappresenta la resurrezione.

    L'abside e la cupola del duomo - lato nordDa questa descrizione si nota come la parte centrale della facciata sia strutturata in modo molto preciso: alla base Adamo ed Eva rappresentano l'umanità, mentre salendo s'incontrano i santi e ancora più sopra, nel punto più alto, Dio. Questo tipo di impostazione si rispecchia in quella dell'intera facciata: nella parte più bassa delle lesene sono rappresentati uomini comuni (ad esempio sulla lesena esterna a sinistra è rappresentata una donna, che si è ritenuto essere, erroneamente, Giovanna d'Arco e, a lato un uomo che si è ritenuto essere, anche in questo caso erroneamente, San Giorgio, mentre è semplicemente un capitano di ventura),[senza fonte] salendo si incontrano i santi sia sulle lesene sai ai bordi delle finestre nella parte centrale (alcuni chiaramente identificati, altri ancora sconosciuti), salendo lungo la facciata e nell'ideale scala gerarchica, si trova nel punto più alto il "gugliotto" che rappresenta Dio.

    Nella facciata è inoltre possibile ritrovare, al centro, la Santissima Trinità: lo Spirito Santo, rappresentato al di sotto del rosone, questo a sua volta rappresenta Cristo, mentre al di sopra del rosone è rappresentato Dio Padre. Al di sopra del portale e delle porte d'ingresso laterali sono presenti delle lunette in cui sono rappresentate scene della vita di Maria: al centro, sopra il portale, è rappresentata l'adorazione dei magi, mentre le altre scene (presenti anche al di sopra delle porte sui lati della chiesa) rappresentano la visita di Maria ad Elisabetta, la presentazione al tempio, la fuga in Egitto; le due edicole sopra il rosone mostrano invece l'annunciazione.

    Operando un altro tipo di lettura è possibile notare come la facciata del Duomo di Como rappresenti idealmente la società dell'epoca, che ha partecipato, in diverso modo alla sua realizzazione: così gli ordini monastici sono rappresentati dalle statue dei santi loro fondatori o confratelli, ed allo stesso modo le diverse corporazioni avevano fatto inserire il loro santo protettore, nella parte bassa invece uomini e donne comuni, di cui si è già parlato, rappresentano il popolo nella sua interezza, accanto ad alcuni simboli che Raffigurano probabilmente le famiglie più importanti della città che avevano evidentemente sovvenzionato la costruzione. Così come in una scena tutta la società comasca dell'epoca è idealmente rappresentata nella facciata del suo Duomo.
    Particolare: Pinnacoli e cupola del Duomo A proposito dei diversi santi rappresentati è possibile notare alcune particolarità probabilmente non casuali: nella lesena di sinistra, in direzione del lago, è rappresentato San Cristoforo, protettore dei viaggiatori e, a fianco, con bastone e cappa, San Giacomo, pellegrino e viaggiatore per eccellenza, entrambi rivolti verso del lago. Sulla lesena di destra invece troviamo San Francesco e, vicino, altri monaci francescani, e non pare casuale che in quella direzione si trovassero all'epoca alcuni monasteri francescani; lo stesso vale per altri santi fondatori di altri ordini monastici, presenti nella città; dovendo poi riempire tutte le "caselle" che compongono la facciata si è poi tralasciata questa sorta di disposizione simbolica inserendo i vari santi in modo più casuale (non mancano inoltre un paio di ripetizioni dello stesso santo, su una delle lesene e a lato di una finestra in un caso, e su due diverse lesene nell'altro).

    Dalla composizione geometrica della facciata è possibile comprendere perché le due finestre ai lati del portale siano più alte di quelle laterali: se a partire dal rosone si immagina di tracciare un cerchio ad esso concentrico, che passi per il tondo in cui è rappresentato lo Spirito Santo, si ottiene il vertice delle finestre centrali, mentre con un altro cerchio, concentrico ai precedenti, che passi per la sommità dell'edicola più alta si trova il vertice delle finestre laterali, infine con un altro cerchio, sempre concentrico ai precedenti, che passi per la sommità del gugliotto, è possibile individuare la posizione delle due porte d'ingresso laterali. In ultimo, anche la posizione del rosone non risulta casuale all'interno della facciata, è infatti possibile notare come, descrivendo il più grande triangolo contenuto all'interno della facciata, il rosone si trovi nel suo centro. Impossibile non notare che, ai lati del portone principale, siano state collocate le statue raffiguranti Plinio il vecchio e Plinio il giovane. I due naturalisti scienziati romani, tra l'altro fondatori del primo museo di storia naturale che si conosca e che sorgeva in località di Borgo Vico, sono probabilmente l'unico esempio di rappresentazione scultorea di personaggi laici, e quindi non religiosi, sulla facciata di un duomo.

    Restauri
    Il presbiterio
    Il primo intervento di restauro che ha interessato la facciata del Duomo di Como risale al 1933quando, per correggere lo "strapiombo" della facciata (che rischiava di crollare sulla piazza antistante), si è operato "smontando" le pietre della parte superiore e ricomponendole "a piombo" nella loro esatta posizione. Un ulteriore intervento, nel secondo dopoguerra, ha interessato il gugliotto che, colpito da un fulmine, aveva subito una torsione rimanendo però miracolosamente al suo posto. Più recentemente si è intervenuto per salvaguardare le statue di Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane poste ai lati del portale che, a causa dello smog ed altre impurità, rischiavano di essere corrose, si sono perciò posizionate, a protezione delle due statue, due teche di vetro che dopo alcuni anni sono ormai entrate a far parte dell'immagine consolidata della facciata. Altri interventi più recenti hanno infine interessato la sostituzione di alcuni marmi che compongono la facciata, eccessivamente rovinati e si è così inoltre potuto restituire alla facciata stessa una cromia più veritiera.

    [tratto da wikipedia]



  4. #4
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    Secondo me la Chiesa più bella in assoluto della diocesi di Como ( e non solo) é la Chiesa di Sant'Abbondio (patrono della diocesi), uno dei più begli esempi di romanico in Italia.

  5. #5
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    Concordo, stupenda, in origine era il Duomo poi venne " spodestata " dall'attuale, particolare per il duplice campanile....il sito da cui ho "rapito" la foto sopra, mi sembra ben fatto e con molte immagini particolareggiate della basilica.

    Quando entri c'è un'assoluta quiete, forse anche per la sua posizione lontana dal rumore cittadino, anche se invero passa il treno da quelle parti, belli gli affreschi dell'abside.Per chi è in zona, merita almeno una visita.

    Il 31 di Agosto è il Patrono della nostra città, s.Abbondio per l'appunto, c'è messa solenne, presenziata dal Vescovo, nel giardino dell'attigua chiesetta di SS. Cosma e Damiano con ingresso in via Regina, si tiene la fiera del bestiame e tutta la città per alcuni giorni vive un clima di festa. La parte che volge verso la città di recente restauro è stata adibita a polo universitario e, dopo anni di abbandono, ha acquistato nuovo splendore.

  6. #6
    Fedelissimo di CR L'avatar di arcycapa
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    Puoi mettere anche qualcosa sul Crocifisso? È lì che ho ricevuto i miei sacramenti da bambino

  7. #7
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    Io invece ho ricevuto i sacramenti nella chiesa di Cristo Re a Tavernola...probabilmente la più brutta di tutta la diocesi, per cui è meglio non mettere immagini...

  8. #8
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    Cristo Re- Tavernola
    Storia ed Arte


    La cappellania di "S. Bartolomeo nelle vigne" (già esistente nel 1788) fu staccata da S. Giorgio ed eretta a parrocchia autonoma il 26 novembre 1920 dal Vescovo Alfonso Archi.

    La parrocchia venne data in affidamento a Don Duilio Ratti che la guidò per 50 anni fino al 6 settembre 1970.

    La nuova chiesa che è l'attuale chiesa parrocchiale, venne edificata negli anni 1930/37, dedicata a " Cristo Rè " in onore a Sua Santità Papa Pio XI che aveva introdotto questa festa nel calendario liturgico e consacrata dal Vescovo Mons. Alessandro Macchi il 28 ottobre 1937.

    A Don Duilio Ratti subentrò Don Marino Lafranconi (dal 5-11-1970 al 19-06-1991) che realizzò un'altra importante struttura parrocchiale, l'oratorio, ormai inadeguato all'aumento della comunità parrocchiale.

    Alla morte di Don Marino Lafranconi nel giugno del 1991 subentrò Don Vittorino Vittori (dal 24-11- 1991 al 1-05-1999) che completò i lavori interni alla chiesa a partire dal 1992 per adeguarla alle nuove norme liturgiche e renderla più accogliente e decorosa.

    Don Felice Cantoni subentrò come parroco dal 3-07-1999 lasciando l'incarico il 7-09-2008 per continuare la sua opera nella missione diocesana in Camerun (Africa). Durante la sua permanenza vennero fatti importanti lavori di manutenzione straordinaria e adeguamento sia alla chiesa parrocchiale che all'oratorio.

    La comunità parrocchiale ha festeggiato l'entrata del nuovo parroco Don Fabio Molteni l'11 ottobre 2008.


    foto di Mauro Fuggiaschi
    Storia parrocchiale tratto dal sito della diocesi di Como



    Vi segnalo inoltre il sito del loro oratorio www.oratave.ilbello.com, magari ... trovi qualche ricordo!

  9. #9
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    Parrocchia della SS. Annunciata e Santuario del SS. Crocifisso in Como (sito parrocchiale)





    Il SS. Crocifisso di Como

    Nel 1399 molti pellegrini del nord Europa si erano radunati a Parigi per prepararsi al viaggio a Roma in occasione del Giubileo del 1400. La tradizione narra che il gruppo di pellegrini alla partenza prelevò dalla basilica di san Dionigi tre immagini sacre, due Crocifissi e un quadro della Vergine, perché fossero di protezione e guida nel lungo viaggio.



    Dopo aver compiuto a Roma le devozioni, i pellegrini ripresero il cammino di ritorno. Arrivati a Firenze non fu loro possibile entrare in città a causa della peste: accampati fuori dalla città furono assistiti materialmente e spiritualmente dai padri Celestini. In segno di riconoscenza donarono alla chiesa di san Pietro da Morone dei Celestini uno dei due Crocifissi. Giunti poi a Bologna lasciarono nella chiesa di santo Stefano il quadro della Madonna.



    Nel 1401 i romei erano di passaggio da Como: la chiesetta dell'Annunciata dei Celestini ricordò loro il conforto che avevano ricevuto dai Padri dello stesso ordine in Firenze e vi lasciarono, in segno di riconoscenza, il secondo Crocifisso che li aveva guidati nel viaggio.



    La grande devozione al Crocifisso di Como ('Ul Signuur de Comm', nella tradizione popolare) diffusa non solo nel comasco, ma anche in tutta la Lombardia, in altre regioni d'Italia e all'estero, in particolare nel Canton Ticino, si deve al miracolo avvenuto nel 1529.

    La sera del giovedì santo che quell'anno ricorreva il 25 marzo, solennità dell'Annunciazione a Maria, i Confratelli dell'Annunciata si recavano processionalmente, come tutti gli anni, guidati dal Crocifisso a visitare le 'sette chiese' dove era riposto il SS. Sacramento. Giunti al ponte di san Bartolomeo e diretti alle chiese di santa Chiara e di san Rocco, trovarono la strada sbarrata da due grosse catene sovrapposte, fatte apporre dal governatore spagnolo, le cui estremità attaccate ad anelloni di ferro, erano impiombate nei muri laterali.

    Le catene avevano lo scopo di impedire l'entrata in città alle scorribande della cavalleria francese stanziata nel milanese. Il capitano delle guardie negò ai confratelli il passaggio; non rimaneva altro da fare che passare sotto le catene. All'inchinarsi della croce, la catena superiore si strappò trascinando dietro di sé la pesante pietra alla quale era infissa. I testimoni, nel processo canonico di riconoscimento del miracolo, dissero: '...cento paia di buoi non avrebbero tratto fuori detto anello...' e ancora '...le pietre ove era infisso l'anello erano murate con calce stabile e ferma...'.

    Con tale prodigio veniva premiata la fede dei Confratelli dell'Annunciata e da quel momento numerosi fedeli si rivolgono al Crocifisso per invocare la sua protezione e rendergli grazie. Sul luogo del miracolo venne eretta una piccola cappella demolita nel XVIII secolo.



    La virtù prodigiosa del Crocifisso è attestata dai quadri exvoto conservati nella Galleria del santuario e dai pellegrinaggi votivi, generalmente per tradizioni secolari, di gruppi di fedeli o singole persone che si susseguono nel corso dell'anno.



    Nei momenti difficili i comaschi si sono rifugiati sotto le braccia aperte del loro Crocifisso per ottenere protezione. In particolare si ricorda quella sperimentata durante le due guerre mondiali 1915-18 e 1940-45. Come segno di perenne riconoscenza arde la fiamma di una lampada che scende verso il presbiterio dalla volta di cupola e quella di un cero votivo collocato presso l'altare.

    La città di Como uscita incolume dalle devastazioni della seconda guerra mondiale, in segno di ringraziamento per lo scampato pericolo dalle devastazioni della guerra realizzò una corona regale che fu posta sul capo del Crocifisso il 17 giugno 1945 dal Card. Ildefonso Schuster. La corona reca incisa la scritta: 'Cives comenses gratias referunt tibi protegenti - i cittadini comaschi da te protetti ti rendono grazie'. Ogni anno i fedeli, le autorità e il Vescovo rinnovano il loro ringraziamento al Crocifisso con la celebrazione della 'Giornata della Riconoscenza' che attualmente coincide con la solennità di Cristo Re.

    Ogni anno in occasione della Settimana Santa, l'immagine miracolosa viene esposta al devoto bacio dei fedeli: il Crocifisso è innalzato su un piccolo Calvario; la gente sempre numerosa, sale lentamente le rampe del palco e con devozione si accosta per il bacio di ringraziamento e supplica. Il venerdì santo il SS. Crocifisso viene portato in processione per le vie della città, sulla quale il Vescovo pronuncia la benedizione.


    Tratta dal sito della diocesi


    ps. hanno dei bellissimi video immagini in streaming, vado a leggere come fare per inserirli e vedo di metterteli visto l'alta qualità ( sono una delle parrocchie piu' attive della città nell'elaborazione del portale), per intanto un video di youtube ...

    [YOUTUBE]http://www.youtube.com/watch?v=KGW9Y8WwuB0[/YOUTUBE]
    Ultima modifica di Mizzi; 21-06-2010 alle 08:10

  10. #10
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    MOLO14


    Cos'è il "Molo14"? E' una delle iniziative per i ragazzi di 14 anni, il Vescovo è vestito da pirata, quest'anno in abito più contenuto, lo vedete dalla foto, in altre ha un bel cappellone da bucaniere...Quest'iniziativa ha raccolto 70 oratori in qui di Bellagio (località sul lago di Como),ragazzi di quattordicianni appunto, che compiono un percorso catechistico prima di affrontare il " viaggio".

    vi riporto una pagina del diario di bordo scritto da una dei partecipanti...:

    "...Molo 14 - Ciurma, si parte!

    Domenica 9 Maggio, assieme ai miei compagni Arianne, Louie, Benly, Gabriele e Martino con il suo amico Emanuele, ci siamo riuniti davanti alla Chiesa alle ore 8.15, pronti per andare al ritrovo di Villa Olmo da dove saremmo partiti per Bellagio.
    Dopo essere arrivati e aver aspettato qualche minuto prima di varcare il cancello principale parco, siamo andati a pagare le quote, a firmare lo striscione per poi dirigerci verso le diverse stazioni dove erano stati organizzati dei giochi, per combattere le diverse 'malattie' da cui si poteva essere affetti.
    Verso le 10, dopo che eravamo passati dal 'medico' per farci prescrivere una terapia per contrastare il nostro malanno, ci siamo imbarcati sul battello Manzoni, dove abbiamo trascorso un piacevole viaggio e dove ci è stato approvato il diario di bordo. Giunti alla meta, verso le 11.30 siamo sbarcati e ci siamo seduti nel piazzale della Chiesa, aspettando il Vescovo, che dopo poco è arrivato con indosso un cappellino da marinaio. Dopo averci salutati, si è recato insieme ai sacerdoti concelebranti in sacrestia, per cambiarsi, poi è iniziata la cerimonia, verso le 12.
    Dopo la Messa, ci siamo spostati al parco e abbiamo consumato il nostro pranzo al sacco indi i sono iniziati i giochi. Ci siamo inizilamente riunito sullo spiazzo di cemento dove, a seconda dei ruoli scelti a catechismo ed in base alle nostre personalità, siamo stati divisi. I giochi per il nostro gruppo, quello dei mozzi, erano un percorso nel quale bisognava saltare alla corda, una capriola/ruota, lo slalom; un altro gioco era quello di indovinare dei film mimati, mentre in uno, suddivisi in due squadre, bisognava passarsi la palla senza farla toccare agli avversari; gli ultimi due giochi sono stati altrettanto divertenti, in uno, tenendo un fazzoletto dietro la schiena, i due sfidanti dovevano rubarlo all'avversario, mentre nell'altro, 'il cieco e lo zoppo',
    bisognava salire in spalletta del proprio compagno, che però veniva bendato e doveva essere guidato.
    Verso le tre, a giochi finiti, ci siamo riuniti di nuovo sul piazzale, dove abbiamo avuto un momento di preghiera e riflessione. Dopo che i ragazzi di Colico sono partiti, anche noi di Como, sempre sul Manzoni, siamo tornati a Villa Olmo, dalla quale poi ognuno è stato riaccompagnato a casa."


    tratto dal settimanale della diocesi


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