Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: Cronaca della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo Anno Domini MMXV (2015)

  1. #1
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    Cronaca della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo Anno Domini MMXV (2015)

    cronaca della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo

    Anno Domini MMXV

    Ultima modifica di Vox Populi; 02-08-2015 alle 11:45
    Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam!!!!!

  2. #2
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    DATI STATISTICI:


    NOME: Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, Dioecesis Sorana-Cassinensis-Aquinatensis-Pontiscurvi;

    REGIONE ECCLESIASTICA: LAZIO;
    PROVINCIA ECCLESIASTICA: ROMA.


    Territorio

    La Diocesi di Sora-Aquino e Pontecorvo, delimitata nell’immagine di cui sopra, ha una superficie di 1426 Km quadrati. La parte superiore più stretta è chiamata VALLE DI ROVETO e fa parte dell’antichissima Diocesi di Sora da circa 1500 anni. La parte inferiore un pò più larga, invece, è costituita dalla VALLE DI COMINO e dalla Media VALLE DEL LIRI, territori storicamente appartenenti all’ALTA TERRA DI LAVORO o, se si vuole, al DUCATO DI SORA.
    Con i termini ALTA TERRA DI LAVORO e/o DUCATO DI SORA, s’intende più o meno il territorio del Distretto di Sora nella Provincia di TERRA DI LAVORO, di cui SORA stessa era uno dei cinque capoluoghi insieme a CASERTA, GAETA, NOLA, PIEDIMONTE MATESE. Tale provincia fu soppressa da Mussolini nel 1927.






    Popolazione


    Gli abitanti della Diocesi sono 155.750, distribuiti in 33 Comuni e 73 Parrocchie della provincia di Frosinone e in 7 comuni e 18 Parrocchie della provincia de L’Aquila.
    Parrocchie – 91
    Presbiteri diocesani – 83
    Religiosi in servizio diocesano – 15
    Diaconi – 18
    Comunità religiose maschili – 9
    Comunità religiose femminili – 26


    Il 23 ottobre 2014, in forza del decreto Ad Cassinum Montem della Congregazione per i vescovi, ha incorporato le parrocchie appartenute all'abbazia territoriale di Montecassino, assumendo contestualmente il nome attuale.


    FONTE:http://www.diocesisora.it/istituto/?page_id=2943

    Sala Stampa Vaticana: Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo

    23 ottobre 2014











    La Chiesa ha sempre avuto particolare sollecitudine per la vita monastica e perciò il Concilio Vaticano II ha insistito sulla necessità di consolidare il ruolo dell’Abate come padre della comunità religiosa, il cui ministero è dedicare la propria vita al Monastero, senza essere occupato dalle attività proprie degli Ordinari di circoscrizioni ecclesiastiche, che devono svolgere il loro ministero con piena disponibilità per il bene dei fedeli affidati alle loro cure pastorali.
    Il Papa Paolo VI, nel Motu proprio “Catholica Ecclesia” del 1976, aveva raccolto l’indicazione formulata dai Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II, stabilendo che le Abbazie territoriali non fossero più erette in futuro e che quelle esistenti “o siano più idoneamente definite quanto al territorio o siano trasformate in altre circoscrizioni ecclesiastiche”. Con questa disposizione si voleva da una parte favorire una più specifica identità e un quadro giuridico più consono alla vita monastica, e dall’altra assicurare ai fedeli che vivono nei territori abbaziali una cura pastorale più rispondente alle dinamiche e alle esigenze del mondo odierno.
    Per promuovere tale prospettiva, realizzandola in armonia con gli Accordi concordatari con lo Stato Italiano, e rispettando la grande eredità storica e culturale rappresentata dalle Abbazie territoriali, è stato disposto che in Italia non si procedesse alla soppressione dell’istituto delle Abbazie territoriali, ma ci si limitasse a restringerne al minimo indispensabile l’estensione del territorio, cioè alle aree d’interesse immediato per la comunità monastica: il cenobio stesso con le sue pertinenze.La Santa Sede, pertanto, dopo prolungata ed accurata riflessione e attente consultazioni, ha ritenuto maturi i tempi per poter attuare anche per l’Abbazia territoriale di Montecassino il Motu Proprio “Catholica Ecclesia”, dopo averlo già applicato negli anni scorsi all’Abbazia di Subiaco (2002), all’Abbazia di Montevergine (2005) e all’Abbazia di Cava de’ Tirreni (2013). Essa rimane una circoscrizione ecclesiastica equiparata a diocesi, sia pure con territorio notevolmente ridimensionato.
    Dopo queste decisioni, la Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo passa da una superficie di 1.426 kmq a 2016; da una popolazione di 155.000 abitanti a 235.000; da 40 comuni a 60; da 91 parrocchie a 144; da 83 sacerdoti diocesani a 120; da 131 religiose a 181.


    Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam!!!!!

  3. #3
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    Comunicato stampa del Comune di Sora: nasce la Diocesi di Sora Cassino Aquino e Pontecorvo

    23 ottobre 2014





    Comune di Sora
    Ufficio Stampa
    Corso Volsci 111 03039 SORA (Fr)
    Tel. 0776 828218
    Nasce la Diocesi di Sora Cassino Aquino e Pontecorvo Si è scritta oggi una pagina importante per la storia della Chiesa e della Città di Sora. La Diocesi di Sora Aquino e Pontecorvo assume una nuova configurazione, unendo Cassino al proprio territorio pastorale. Lo ha annunciato ufficialmente stamani, alle ore 12.00, il Vescovo Mons. Gerardo Antonazzo all’interno della Cattedrale Santa Maria Assunta gremita, per l’occasione, di autorità e fedeli mentre in contemporanea Padre Lombardi, Portavoce dalla Santa Sede, stava dando la notizia presso la sala stampa vaticana. È stato Papa Francesco a disporre, con lettera del Nunzio Apostolico in Italia Adriano Bernardini, la futura riduzione del territorio dell’Abbazia di Montecassino ed il conseguente passaggio delle 53 parrocchie del cassinate alla Diocesi di Sora, che prende così la nuova denominazione di Sora Cassino Aquino e Pontecorvo.Eletto il nuovo abate Dom Donato Ogliari, l’Abbazia di Montecassino sarà definitivamente separata dal resto della diocesi. “All’intera comunità diocesana di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo porgo il mio cordiale saluto e affido la mia viva trepidazione d’animo. Invito tutti a pregare gli uni per gli altri, e in particolar modo per il mio servizio episcopale investito di un’accresciuta responsabilità pastorale. Insieme con la carità della preghiera e della fraterna amicizia dell’intera comunità diocesana, mi conforta la fiducia accordata dal Santo Padre” ha detto il Vescovo Antonazzo. La diocesi risulta così modificata:
    • superficie da 1426 a 2016 km²
    • popolazione da 155.750 a 235.750 abitanti
    • parrocchie da 91 a 144
    • comuni da 40 a 60
    • sacerdoti da 83 a 120

    La messa di ringraziamento per la nuova realtà diocesana si terrà domenica 9 novembre 2014, alle ore 17.00, presso la Chiesa Madre di Cassino. «Allarghiamo la tenda senza snaturare l’identità delle nostre chiese» ha detto Mons. Antonazzo che non ha voluto parlare di logiche di accorpamento tra due realtà ma di un’operazione all’insegna del rafforzamento dell’amicizia spirituale e dello scambio del più autentico abbraccio ecclesiale. L’Amministrazione Comunale non è voluta mancare a questo storico evento: erano presenti nella Chiesa Cattedrale gli Assessori Amedeo Iaquone, Francesco Ganino, Maria Paola D’Orazio ed il Consigliere Comunale Elvio Meglio. “Con grande emozione ho appreso la notizia della nuova estensione territoriale della nostra Diocesi. Porgo i più sinceri auguri a S.E. Mons. Antonazzo che vede arricchirsi di sacerdoti e fedeli l’area geografica del suo servizio pastorale. Un servizio che, fin dal suo insediamento, ha svolto all’insegna dell’accoglienza e dell’apertura verso tutti i membri della comunità, in collaborazione sinergica con le Istituzioni presenti sul nostro territorio. Sono sicuro che, grazie anche alla nuova estensione territoriale diocesana, il Vescovo Antonazzo continuerà a svolgere il suo insostituibile ruolo di guida e di pastore dei fedeli, a sostegno di tutta la popolazione, divenendo punto di riferimento nelle difficoltà e nelle fatiche che le comunità attraversano in questo momento di crisi economica e spirituale” dichiara il Sindaco Ernesto Tersigni.
    Sora, 23 ottobre 2014

    IL SINDACO
    Ernesto Tersigni

    Un evento storico per la vita della Diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo

    9 novembre 2014








    Venerdì 31 ottobre. Il Nunzio Apostolico in Italia, mons. Adriano Bernardini, il vescovo Gerardo Antonazzo, sono stati accolti in cattedrale dal vicario generale mons. Antonio Lecce, dal Cancelliere don Mario Santoro, dai vicari generale e da alcuni dei responsabili dei vari uffici diocesani. Dopo la preghiera dell’Angelus davanti alla statua della Madonna di Canneto, si è passati nella antica “Sala Capitolare” dove il Vescovo ha dato lettura del documento solenne attestante il ridimensionamento territoriale dell’Abbazia di Montecassino ed il conseguente ampliamento della Diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo, che assume così la denominazione di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo, documento sottoscritto qualche ora prima negli uffici di curia del Palazzo di Corte di Cassino. S. E. mons. Bernardini ha infine augurato al vescovo ed ai suoi presbiteri una proficua collaborazione tra le due realtà, chiamate ad intraprendere un cammino comune intrecciando le proprie potenzialità umane e spirituali.

    Tutte le statistiche dei nuovi confini della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo

    23 ottobre 2014

































    STATO ATTUALE




























    Superficie


























    1.426 kmq
    Popolazione 155.750
    Cattolici 154.000
    Comuni 40
    Parrocchie 91
    Chiese 312
    Sacerdoti diocesani 83
    Sacerdoti religiosi 15
    Diaconi permanenti 18
    Seminaristi maggiori 9
    Religiosi 0
    Religiose 131
    Istituti di educazione 9
    Istituti di beneficenza 0

    STATO SUCCESSIVO ALLA MODIFICA DEI CONFINI
    Nuova denominazione:

    DIOCESI SORA – CASSINO – AQUINO – PONTECORVO

    Superficie 2.016 kmq
    Popolazione 235.750
    Cattolici 232.900
    Comuni 60
    Parrocchie 144
    Chiese 412
    Sacerdoti diocesani 120
    Sacerdoti religiosi 26
    Diaconi permanenti 19
    Seminaristi maggiori 13
    Religiosi 0
    Religiose 181
    Istituti di educazione 10
    Istituti di beneficenza 1



    FONTE:
    http://www.diocesisora.it/istituto/?p=17946
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  4. #4
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    Storia

    SORA nel 1604
    (Francesco Vanni, Chiesa S.Maria degli Angeli nel ritiro dei Padri Passionisti, SORA)
    La diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo (in latino: Dioecesis Sorana-Aquinatensis-Pontiscurvi) è una sede della Chiesa cattolica immediatamente soggetta alla Santa Sede, appartenente alla regione ecclesiastica Lazio. Nel 2004 contava 151.100 battezzati su 152.893 abitanti. È attualmente retta dal vescovo Gerardo Antonazzo.La diffusione del Cristianesimo in quest’area viene tradizionalmente fatta risalire ai tempi apostolici. Sicuramente il culto dei martiri è attestato dai primi secoli. Notizie piuttosto incerte di vescovi sorani si hanno dal IV al VII secolo. Nonostante la diocesi di Sora dovette avere altri vescovi anche prima del IV secolo, perché appare comunità cristiana già formata verso la metà del II secolo, è Amasio, santo di origine greca, a comparire per la prima volta in un documento storico. Questo protovescovo, molto discusso dalla critica storica, che avrebbe con la parola, i miracoli e lo zelo riaffermato i sorani nella fede combattendo l’arianesimo.
    La diocesi di Aquino fu eretta nel V secolo.Il 13 aprile 496 appare la prima notizia storicamente documentata sulla diocesi di Sora, con una lettera di papa Gelasio I al vescovo Giovanni.Dal VII al X secolo Sora viene più volte saccheggiata e distrutta. È il tremendo periodo per la città del dominio longobardo, descritto molto bene da san Gregorio Magno. Coincide con una lunga lacuna della cronotassi: a partire dal vescovo Leone I nel 979 si registra una serie di vescovi residenziali più fondata.Il vescovo Guido fu un importante personaggio della storia di Sora. Affrontò dalla sua diocesi le ire di Federico II nell’assedio e distruzione della città (1229). Vescovo e soldato, non esitò ad unirsi al suo popolo per fiaccare la tracotanza dell’imperatore svevo. Morì anch’egli fuggiasco come buona parte del popolo sorano.Il seminario diocesano di Sora fu istituito dal vescovo Giovannelli nel primo terzo del XVII secolo.Il 25 giugno 1725 in forza della bolla In excelsa di papa Benedetto XIII Pontecorvo fu dichiarata sede di concattedrale e i vescovi di Aquino aggiunsero il titolo di Pontecorvo.Il 27 giugno 1818 con la bolla De utiliori di papa Pio VII le diocesi di Sora e di Aquino e Pontecorvo furono unite aeque principaliter.Le Diocesi di Sora (sec. III), Aquino (sec. V), Pontecorvo (sec. XVIII), già unite “aeque principaliter” il 27 Giugno 1818, sono state uniicate il 30 settembre 1986 con la denominazione di “Diocesi di Sora Aquino Pontecorvo”E’ ente ecclesiastico ufficialmente riconosciuto con Decreto del Ministro dell’Interno n.119 del 31-01-1987, pubblicato sul supplemento della G.U. del 07-03-1987, e iscritto nel Registro delle Persone Giuridiche il 23-10-1987 n.169.

    VESCOVI DELLA DIOCESI

    Vescovi di Sora

    Sant’Amasio ? † (337 – 355) Giovanni † (491 – 496) Sebastiano † (501 – 504) Valeriano † (680) Leone I † (979) Leone II † (1050 – ?) Palombo † (1059 – 1073) Giovanni Ostiense † (1073 – 1086) Roffredo † (1090) Goffredo ? † (1110) Landolfo, O.S.B. † (1162) Corrado, conte di Wittelsbach † (1167) Bernardo † (1174 – 1186) Pandulfo † (1211) Gionata ? † (1221) Guido † (1238) Pietro Gaetani † (1252 – 28 maggio 1252 nominato vescovo di Todi) M. Luca † (1253) Pietro Gerra † (1267 – 2 agosto 1278 nominato vescovo di Rieti) Andrea Perro † (1279 – 27 luglio 1286 nominato vescovo di Rieti) Pietro Gerra † (1286 – 1295 dimesso) (per la seconda volta,amministratore apostolico) Nicola † (1295 – 9 agosto 1296 nominato vescovo di Teano) Andrea Masarone † (9 agosto 1296 – 1322) Giacomo † (1323 – 1355 deceduto) Angelo Ricasoli † (1355 – 6 marzo 1357 nominato vescovo di Aversa) Andrea † (1358 – 1364 deceduto) Martino † (1364 – 1378 nominato vescovo di Tricarico) Pietro Corsario † (1378 – 1397 nominato vescovo di Tiberiade) Cola Francesco † (1397 – 1399 deceduto) Giacomo d’Antiochia, O.F.M. † (1399 – 1420 deceduto) Giovanni da Montenegro † (1420 – 1432) Antonio Novelli † (1433 – 1463) Angelo Lupi † (1463 – 1471 nominato vescovo di Tivoli) Giacomo † (1471 – ?) Pietro Lupi † (1479 ? – 1503 dimesso) Matteo Mancini † (7 giugno 1503 – 1505 deceduto) Giacomo de Massimi † (8 agosto 1505 – 12 dicembre 1511 nominato vescovo di Cittaducale) Bernardo Ruggieri † (12 dicembre 1511 – 1530 dimesso) Adriano Mascheroni † (21 ottobre 1530 – 1531 deceduto) Bartolomeo Ferratini † (9 settembre 1531 – 14 gennaio 1534 nominato vescovo di Chiusi) Alessandro Farnese seniore † (19 gennaio 1534 – 8 giugno 1534 dimesso, po eletto papa con il nome di Paolo III) (amministratore apostolico) Eliseo Teodino † (24 aprile 1534 – 1561 dimesso) Alessandro Farnese iuniore † (1561 – 1561 dimesso) (amministratore apostolico) Tommaso Gigli † (24 ottobre 1561 – 1577 nominato vescovo di Piacenza) Giovanbattista Maremonti † (14 agosto 1577 – 1578 deceduto) Orazio Ciceroni † (1578 – 31 luglio 1591 nominato vescovo di Ferentino) Marco Antonio Salomone † (31 luglio 1591 – 1608 dimesso) Giulio Calvi † (11 febbraio 1608 – 1608 deceduto) Michele Consoli, C.R. † (12 gennaio 1609 – 1609) Girolamo Giovannelli † (31 agosto 1609 – luglio 1632 deceduto) Paolo Benzoni, C.R.L. † (20 settembre 1632 – 1637 deceduto) Felice Tamburrelli † (1º marzo 1638 – 1656 deceduto) Agostino De Bellis, C.R. † (15 gennaio 1657 – 1659 deceduto) Maurizio Piccardi † (12 gennaio 1660 – 10 marzo 1675 deceduto) Marco Antonio Pisanelli † (30 settembre 1675 – 1680 deceduto) Tommaso Guzoni, C.O. † (3 gennaio 1681 – 1702 dimesso) Matteo Gagliani † (15 gennaio 1703 – ?) Gabriele De Marchis † (19 dicembre 1715 – 1734 dimesso) Scipione Sersale † (27 giugno 1735 – 3 febbraio 1744 nominato vescovo di Lecce) Nicolò Cioffi † (13 aprile 1744 – 19 febbraio 1748 nominato arcivescovo di Amalfi) Antonio Correale † (15 luglio 1748 – gennaio 1765 deceduto) Tommaso Taglialatela † (4 febbraio 1765 – marzo 1768 deceduto) Giuseppe Maria Sisto y Britto, C.R. † (14 marzo 1768 – 1796) Agostino Colaianni † (18 dicembre 1797 – 1814) Vescovi di Aquino

    Costantino † (465 – 487)
    Asterio † (499 – 502)
    San Costanzo † (528 – 566)
    Andrea † (572 – 585)
    Giovino † (593)
    Lorenzo † (X secolo) ?
    Adelgesio † (985)
    Angelo † (1049 – 1059 deposto)
    Martino, O.S.B. † (1060 – 1072)
    Leone † (1073 – 1076)
    Lando, O.S.B. † (1076)
    Ingilberto (o Gilberto) † (1101 – 1108)
    Mansone † (1109 – 1116)
    Azo † (1118 – 1136)
    Guarino † (1136 – 1148)
    Rainaldo, O.S.B. † (1157 – 1192)
    Goffredo, O.S.B. † (1192)
    Gregorio, O.S.B.Vall. † (1194 – 1225)
    Lando † (1237 – 1239)
    Pietro da Sant’Elia † (26 febbraio 1251 – 21 settembre 1271 deceduto)
    Giovanni I, O.S.B. † (1281 – 1294 deceduto)
    Bernardo, O.S.B. † (1294 – 1295 nominato vescovo di Fano)
    Guglielmo de Martinis † (28 marzo 1295 – 1297)
    Lamberto, O.F.M. † (25 maggio 1297 – 1309 deceduto)
    Tommaso † (20 giugno 1309 – 1313 deceduto)
    Leonardo “Ammavamengo” † (8 ottobre 1313 – 1340 deceduto)
    Giacomo Falconieri † (16 luglio 1342 – 10 novembre 1348 nominato vescovo di Bitonto)
    Tommaso da Boiano, O.F.M. † (30 marzo 1349 – 1354 deceduto)
    Guglielmo † (15 ottobre 1354 – 1360)
    Antonio † (1360 – 1375)
    Giovanni II † (1375 – 1384 nominato arcivescovo di Capua)
    Antonio Archeoni † (1384 – 1386 nominato vescovo di Ascoli Piceno)
    Lorenzo † (1387 – 1388) (antivescovo)
    Giovanni III † (1389) (antivescovo)
    Giacomo d’Antiochia † (13 febbraio 1387 – 13 agosto 1399 nominato vescovo di Sora)
    Giovanni II † (30 agosto 1399 – 1420) (per la seconda volta)
    Giacomo “De Briciis” da Campoli † (1420 – 7 luglio 1424 nominato vescovo di Spoleto)
    Francesco De Tedallinis, O.F.M. † (7 luglio 1424 – 1430 deceduto)
    Luca Alberini † (16 ottobre 1430 – 1º agosto 1452 deceduto)
    Antonio † (19 agosto 1452 – 1475 deceduto)
    Roberto Caracciolo, O.F.M. † (25 ottobre 1475 – 8 marzo 1484 nominato vescovo di Lecce)
    Salvatore † (1484 – 1485)
    Roberto Caracciolo, O.F.M. † (18 luglio 1485 – 1495 deceduto) (per la seconda volta)
    Bernardino de Lunate † (10 luglio 1495 – 13 novembre 1495 dimesso) (amministratore apostolico)
    Battista del Bufalo † (13 novembre 1495 – 1513 deceduto)
    Giacomo Gherardi † (1513 – settembre 1516 deceduto)
    Mario Maffei † (5 novembre 1516 – 9 settembre 1524 nominato vescovo di Cavaillon)
    Antonio De Corrago † (7 aprile 1525 – 1528 deceduto)
    Innico D’Avalos, O.S.B.Oliv. † (4 settembre 1528 – 1543 deceduto)
    Galeazzo Florimonte † (4 maggio 1543 – 1552 nominato vescovo di Sessa Aurunca)
    Adriano Fuscone † (22 ottobre 1552 – 1579 deceduto)
    Giovanni Luigi Guarini † (3 marzo 1579 succeduto – novembre 1579 deceduto)
    Flaminio Filonardi † (13 novembre 1579 – 12 settembre 1608 deceduto)
    Filippo Filonardi † (24 novembre 1608 – 18 maggio 1615 dimesso)
    Alessandro Filonardi † (18 maggio 1615 – 21 gennaio 1645 deceduto)
    Angelo Maldachini, O.P. † (15 maggio 1645 – 19 novembre 1646 nominato vescovo di San Severino Marche)
    Francesco Antonio Depace † (13 dicembre 1646 – 1655 deceduto)
    Marcello Filonardi † (11 ottobre 1655 – maggio 1689 deceduto)
    Giuseppe Ferrari † (17 aprile 1690 – 11 maggio 1699 deceduto)
    Giuseppe De Carolis † (4 settembre 1699 – 25 giugno 1725 nominato vescovo di Aquino e Pontecorvo)
    Vescovi di Aquino e Pontecorvo

    Giuseppe De Carolis † (25 giugno 1725 – 5 gennaio 1742 deceduto) Francesco Antonio Spadea † (22 gennaio 1742 – 1751 dimesso) Giacinto Sardi † (5 luglio 1751 – 25 settembre 1786 deceduto) Sede vacante (1786-1792) Antonio Siciliani † (27 febbraio 1792 – 16 febbraio 1795 deceduto) Giuseppe Maria De Mellis † (29 gennaio 1798 – 1814 deceduto) Vescovi di Sora, Aquino e Pontecorvo

    Andrea Lucibello † (29 marzo 1819 – 25 luglio 1836 dimesso) Giuseppe Mazzetti, O.Carm. † (11 luglio 1836 – 1838 dimesso) Giuseppe Montieri † (13 settembre 1838 – 12 novembre 1862 deceduto) Sede vacante (1862-1871) Paolo de Niquesa † (27 ottobre 1871 – 25 marzo 1879 deceduto) Ignazio Persico, O.F.M.Cap. † (26 marzo 1879 succeduto – 14 marzo 1887 nominato arcivescovo titolare di Damiata) Raffaele Sirolli † (14 marzo 1887 – 1899 dimesso) Luciano Bucci, O.F.M. † (14 dicembre 1899 – 14 ottobre 1900 deceduto) Antonio Maria Iannotta † (17 dicembre 1900 – 5 dicembre 1933 deceduto) Agostino Mancinelli † (5 dicembre 1933 succeduto – 15 aprile 1936 nominato arcivescovo di Benevento) Michele Fontevecchia † (15 giugno 1936 – 19 aprile 1952 dimesso) Biagio Musto † (19 aprile 1952 succeduto – 9 aprile 1971 deceduto) Carlo Minchiatti † (29 maggio 1971 – 6 agosto 1982 nominato arcivescovo di Benevento) Lorenzo Chiarinelli (21 gennaio 1983 – 30 settembre 1986 nominato vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo) Vescovi di Sora Aquino Pontecorvo

    Lorenzo Chiarinelli (30 settembre 1986 – 27 marzo 1993 nominato vescovo di Aversa)
    Luca Brandolini, C.M.
    (2 settembre 1993 – 19 giugno 2009 ritirato)
    Filippo Iannone, O.Carm., (19 giugno 2009 – 31 gennaio 2012 nominato vicegerente di Roma)
    Gerardo Antonazzo, (22 gennaio 2013-23 ottobre 2014 nominato vescovo della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo).


    Vescovi di Sora Cassino Aquino Pontecorvo


    Gerardo Antonazzo, (dal 23 ottobre 2014 )

    FONTE: SITO DIOCESANO
    Ultima modifica di LeoneXIII; 02-08-2015 alle 09:51
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  5. #5
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    VESCOVO ATTUALE:


    Mons. Gerardo Antonazzo





    Mons. Gerardo Antonazzo è nato a Supersano (Le) il 20 maggio 1956, ed è stato ordinato sacerdote a Supersano (Le) il 12 settembre 1981. Dopo l’ordinazione è stato dapprima educatore presso il Pontificio Seminario Romano Maggiore in Roma dal 1981 al 1987, poi si è laureato in Sacra Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma, con specializzazione in Scienze Bibliche presso il Pontificio Istituto Biblico in Roma.
    Rientrato nella diocesi di Ugento
    – Santa Maria di Leuca è stato Rettore del Seminario Vescovile di Ugento dal 1987 al 1995; incaricato diocesano per la Pastorale Familiare dal 1993 al 1996; incaricato diocesano per la Pastorale Giovanile dal 1994 al 2009; vicario Episcopale per il Clero e i Religiosi dal 1990 al 1995; Vicario Episcopale per la Pastorale diocesana dal 1996 al 2013. Nel 1995 è stato nominato Direttore e Docente della Scuola diocesana di formazione teologico-pastorale, incarico conservato fino al 2013.

    E ancora:
    assistente Ecclesiastico dell’Equipe-Notre-Dame, Assistente Ecclesiastico dell’Agesci. E’ stato Parroco della Parrocchia “Santa Sofia” in Corsano (Le) dal 1995 al 2004, della Parrocchia “Sant’Andrea Apostolo” in Presicce (Le) dal 2004 al 2011; parroco e rettore della Basilica di Santa Maria di Leuca fino ad oggi. Membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori. Vicario Generale dal 6 gennaio 2010 al 1 aprile 2010. Amministratore Diocesano di Ugento-Santa Maria di Leuca dal 1 aprile 2010 al 19 dicembre 2010. Vicario Generale da dicembre 2010. Nominato vescovo di Sora Aquino Pontecorvo il 22 gennaio 2013.


    Genealogia episcopale




    FONTE:http://www.diocesisora.it/istituto/?p=16159
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  6. #6
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    Cattedrale


    CATTEDRALE S.MARIA ASSUNTA, SORA

    Nell’ultimo trentennio del secolo appena trascorso la cattedrale di S.Maria di Sora, l’antico “Episcopium S.Petri” (998) è divenuta un centro di grande interesse archeologico e storico a seguito di due successiva campagne di scavi attuate dal 1977 in poi.
    Gli importanti lavori hanno riportato alla luce un complesso sacrale, che costituisce uno dei più antichi monumenti del Lazio Sud e che indubbiamente reca un contributo rilevante alla conoscenza della storia religiosa sia pagana che cristiana, di Sora e della sua diocesi.Tra i ritrovamenti più cospicui primeggiano due templi, di cui uno, certo, dedicato a Marte e a Minerva (sec. IV a.C. – I d.C.), il quale col tempo si trasformò nell’attuale chiesa di S.Maria, e l’altro, probabile, dietro la cattedrale, con orientamento nord-sud.Alcune di queste vestigia si conoscevano già da tempo e provavano a sufficienza che la cattedrale di Sora si ergeva su un tempio pagano preesistente, riutilizzando le sue parti superstiti (muri esterni, pavimento, struttura interna tripartita e tricellulare) ed adattandole alle esigenze del nuovo culto cristiano.
    STORIA:


    STORIA DELLA CATTEDRALE S. MARIA ASSUNTA – SORA – PARTE I





    Sora in età protostorica era abitata dai Volsci, cioè pastori, che perciò prediligevano, per i propri insediamenti, territori premontani bagnati da corsi d'acqua e con ottime possibilità di comunicazione, lungo le tradizionali traiettorie dell'alpeggio e della transumanza, con la Marsica e il basso Lazio.


    L'infiltrazione e poi la conquista romana dal IV secolo a.C. in poi decretò la fine dell'indipendenza e della cultura volsca anche se sopravvissero per molti anni i culti e le attività che furono in parte assorbite dai conquistatori.
    A ridosso del colle doveva esistere un'area sacra dedicata a divinità autoctone, così come dimostra io materiale epigrafico ed archeologico rinvenuto; del resto, anche sul colle, a breve distanza da qui, in località Rava Rossa, si possono ancora notare due edicole votive nel santuario rupestre dedicato a Silvano ed Ercole, a cui erano sacre le selve e la pastorizia.

    I Romani, com'era nella loro mentalità, assimilarono le divinità locali e assoggettarono economicamente e politicamente i Volsci.

    Sull'antica area sacra, rialzando il piano grazie a poderose opere di sostituzione, costruirono un grandioso tempio che la preminenza di una posizione elevata e di una collocazione urbanistica di particolare rilievo resero monumento e segno tangibile del potere romano.

    La deduzione di una colonia di 4000 uomini nel 303 è il terminus post quem datare tale costruzione. Essa si avvaleva di una formidabile e prestigiosa "quinta scenografica", il colle allora ricoperto di fitta boscaglia, e si erigeva su uno dei due fori, in posizione eccentrica rispetto all'abitato, all'inizio della via di comunicazione con l'Abruzzo; all'altro capo della strada, nel territorio dei Marsi, nello stesso nno fu colonizzata anche Alba Fucens, dove fu costruito un tempio di simile importanza e collocazione.

    Anche Sora da quel momento mutò aspetto: l'antico abitato volsco che si inerpicava sulle pendici del colle, confidando nella protezione naturale offerta dall'altura e dall'ansa del fiume, ora che la "pacificazione" romana rendeva inutile ogni fortificazione, fu ampliato e regolamentato dall'impianto ad assi ortogonali della castrametatio, così come in altre città romanizzate. Le due vie principali, il decumanus e il cardo, oggi Corso de' Volsci e Via Deci, non si limitarono a servire Sora, ma si prolungarono fuori città conducendo, a nord, all'Abruzzo, ad est, al Sannio, a sud, al Latium vetus; era così saldata la comunicazione con la via Latina e la via Valeria.

    Il tempio si innalzava proprio presso l'incrocio delle strade principali, su di un'area di rispetto destinata al mercato, il forum boarium, oggi Piazza Indipendenza, sede di fiera ed esposizione di bovini ed ovini fino a pochi decenni fa.


    Esso ebbe probabilmente fasi diverse: al primitivo sacello dedicato a divinità agro-pastorali come Ercole,Diana, Marte, si sovrappose un Capitolium, cioè un edificio tradizionalmente consacrato alla triade capitolina, Giove, Giunone e Minerva, a testimonianza della trasformazione politica e religiosa della città e del completo assoggettamento a Roma, sancito ancora nel 44 a.C. e nel 126 d.C con nuove deduzioni coloniali.


    STORIA DELLA CATTEDRALE S. MARIA ASSUNTA – SORA – PARTE II




    L'edificio venne a sorgere, così come prescriveva Vitruvio, in excelsissimo loco, cioè sul rialzo naturale e su un'imponente opera di sostruzione a contenimento delle frane, in funzione preminente rispetto al forum, di cui lambiva il lato occidentale.



    Esso era orientato grossomodo est-ovest e poggiava su di un notevole e caratteristico podio modanato visibile nei lati più frequentati. L'accesso al tempio era permesso da una gradinata sulla fronte orientale, sostruita da terrapieni ancora visibili e da un'altra rampa laterale.

    Il perimetro della chiesa attuale e del tempio coincidono (m. 24 x 36). L'alzato è ben coservato nella parete di fondo e in quella settentrionale.


    In base ai canoni architettonici romani e alle dimensioni della base delle colonne e della larghezza del tempio, l'altezza dell'edificio doveva essere di almeno 8 metri.


    Sotto il pavimento attuale si estende il lastricato del tempio costituito la lastre rettangolari di compatto calcare di montagna in cui i sondaggi di scavo hanno individuato 5 imóscapi la cui collocazione lascia desumere che il tempio aveva una struttura tripartita e tricellulare con pronao tetrastilo in antris.
    La divisione interna, la notevole mole, la sua funzione urbanistica fanno supporre che fosse un Capitolium, anche se i reperti provenienti dall'area non convalidano del tutto quest'ipotesi.


    Una seconda campagna di scavo nella zona retrostante ha messo in luce un'altra struttura templare a 4 m, più in alto e divisa dal primo tempio da una strada basolata larga 4 m; il secondo edificio, individuato per una lunghezza di 15 m, poggia su di un medesimo stilobate modanato ed è in opera quadrata lavorata con faccia a vista.


    la strada è in asse con le via XI Febbraio, Terenzi, Gelsi, Pianello, e corre parallelamente al Corso de' Volsci.
    Sotto il Vescovado, lavori di riattamento e sgombro hanno posto in evidenza altre sostruzioni in opera quadrata e archi a spinta, destinati a sostruire un altro edificio di pertinenza dell'area culturale oppure a terrazzare e contenere il colle a sorreggere una scalea d'accesso al secondo tempio.


    Appartengono a questa fase l'altare modanato con iscrizione dedicatoria a Marte, un donario e le sue monete, frammenti fittili di antefisse, rilievi fittili di Potnia Theròn, un frammento marmoreo con rilievo di Ercole, altri frammenti di altari modanati, di rocchi di colonna e di elementi architettonici.
    Più tardi, secondo il consueto sincretismo cultuale che si nota per molte chiese, il tempio fu trasformato da pagano a cristiano. Documenti epigrafici, archivistici ed artistici attestano che nell'altomedioevo il passaggio è già avvenuto; ma la chiesa ha subito nel corso dei secoli tali ampliamenti, distruzioni e incendi che ne hanno alterato l'originaria fisionomia, restituendoci oggi un monumento che è una mescolanza di stili, epoche e destinazioni d'uso. Già alla fine del sec V Sora era sede vescovile; forse risale proprio a quell'epoca la riattazione del tempio pagano.


    La chiesa paleocristiana ricalcò in parte il perimetro del precedente tempio, ne riutilizzo e conservo la struttura tripartita ricavando dalla divisione interna del tempio pagano una doppia fila di 4 pilastri di sostegno delle 3 navate, sormontate da archi ogivali, come rivelerà, secoli più tardi, l'incendio del 1916.


    L'edificio era più angusto rispetto all'attuale: il taglio verticale a circa due metri dal portale laterale, messo in evidenza dall'intervento di restauro del 1977, documenta la sua lunghezza nell'altomedioevo.


    All'interno, lo spazio nel fondo era suddiviso in tre absidi, la centrale occupata dal presbiterio e le laterali da cappelle. Le coperture erano lignee con tettature piane, la facciata a capanna on tre portali ad arco di cui il centrale più ampio; tre monofore per lato illuminavano l'interno.


    La chiesa su di un sagrato antistante nello spazio lasciato libero dal pronao del tempio pagano. L'accesso era consentito dalla stessa scalea romana.

    STORIA DELLA CATTEDRALE S. MARIA ASSUNTA – SORA – PARTE III




    Sora ebbe il tragico destino di tutte le città di confine e perciò fu dilaniata da feroci lotte tra fautori dell'autorità pontificia e di quella imperiale. Nel 1103 durante l'occupazione normanna, Sora fu bruciata, e anche la chiesa di S.Maria andò distrutta. L'iscrizione latina posta sull'architrave e gli stipiti del portale ricorda l'intervento di restauro, l'ampliamento della struttura preesistente e la dedicazione a S.Maria Assunta in Cielo, ufficialmente avvenuta il 9 ottobre 1155 quando papa Adriano IV solennemente consacrò la chiesa.


    L'edificio era stato allungato di 8 metri, fornito di nuove monofore, due nelle navate laterali e due nella facciata. Appartengono a questo periodo il leone stiloforo in pietra ed alcuni capitelli. Purtroppo la distruzione del 1156 ad opera di un signorotto locale ma, soprattutto, quella ordinata dall'imperatore Federico II il 28 ottobre 1229, con cui si intendeva punire l'orientamento filo-angioino di Sora e del suo Capitolo, segnò la rovina e la decadenza dell'edificio, nonostante che inseguito papa Gregorio IX, nel 1236, chiedesse a Federico II che fosse permessa la riparazione di S.Maria.


    Nel 1250, per volontà testamentaria di Federico II, fu concesso di ripristinare la chiesa, anche grazie al generoso lascito da parte di Luca, Vescovo di Sora.


    Risale alla fine del XIII sec. la costruzione del campanile, meno alto di un piano rispetto ad oggi. La campana fusa al tempo del vescovo Andrea Masarone nel 1321 testimonia che in quel periodo era già stata costruita la torre campanaria ove fu alloggiata una seconda campana nella metà del sec XV.


    L'altare maggiore della cattedrale fu consacrato nel 1373 e posto nel mezzo della chiesa. Sono del medesimo periodo un capitello e numeroso materiale lapideo raffigurante stemmi vescovili, civili e sacri.
    Il XV fu un secolo di decadenza per la Cattedrale, tanto che un vescovo, Giacomo d'Antiochia, abbandonò la sede episcopale sorana per il palazzo di Sant'Arcangelo in Arpino, forse più confortevole di un edificiuo divenuto un baluardo difensivo, come dimostra la costruzione di un torrione a pianta circolare.


    In quel periodo, difatti, il lato settentrionale di S.Maria - dapprima esclusa dalla cerchia muraria che dopo le distruzioni restringeva l'abitato - fu riutilizzato e inserito nel nuovo circuito murario che dal colle scendeva fino a saldarsi con il torrione. Qui guarniva la porta d'Abruzzi, poi il percorso murario riprendeva fino ad incontrare l'altro torrione presso il ponte di S.Lorenzo e girava rafforzando tutto il lato destro del Liri.


    Sono databili in questo secolo il trittico del Salvatore e la Madonna in gloria affrescata nella lunetta superiore del portale secondario.


    Il Libro Verde, un manoscritto iniziato nel 1612 dal vescovo Giovannelli con l'intento di documentare e censire i beni della diocesi sorana, presenta un quadro fosco delle condizioni in cui versava ormai la chiesa: il portale principale non era agibile, forse perché la rampa d'accesso risultava scomoda o per l'incombente presenza delle strutture difensive da questo lato; il presbiterio non è sopraelevato rispetto al resto né delimitato da balaustra, la navata sinistra conta cinque cappelle laterali, quella destra sei, ripristinate dopo l'interdetto di alcune di esse nel 1592, mentre la zona terminale ha due cappelle laterali, quella dell'Annunciazione a sinistra, del Rosario a destra. Le monofore laterali vengono murate per consentire la creazione delle cappelle in armonia con il nuovo fervore rigorista della Controriforma.


    Una piccola finestra, posta accanto alla porta d'accesso alla sacrestia, consentiva la comunicazione con la cattedrale. L'accesso alla chiesa è permesso dall'apertura di una porta nel lato meridionale, in modo da creare una più stretta contiguità con il vescovado.


    L'altare centrale era stato rimosso e addossato alla parete di fondo.

    STORIA DELLA CATTEDRALE S. MARIA ASSUNTA – SORA – PARTE IV




    Sora muta aspetto urbanistico dopo che il ducato viene acquistato dai Boncompagni nel 1589. Un certo fermento artistico ed architettonico, lo sviluppo di un'economia pre-industriale, l'attività instancabile del vescovo Gerolamo Giovannelli e l'ardente fede della duchessa Costanza Sforza Boncompagni favorirono la costruzione o il restauro di alcune chiese o di bei palazzi, insieme all'ampliamento degli assi stradali.



    Anche la nostra chiesa subisce una radicale trasformazione dell'antico aspetto, per assumere il tradizionale travestimento barocco che travolge la spirituale e semplice austerità di un tempo.

    Le strutture murarie della navata centrale furono appesantite dalla rincocciatura dei pilastri e degli archi ogivali, che persero l'originario slancio per l'abbassamento del soffitto a cassettoni; le navate centrali furono coperte da volte a vela dipinte. La chiesa fu provvista di organo e di un nuovo altare maggiore. La sacrestia fu ampliata, messa in comunicazione con una porta sulla cui architrave c'è inciso il nome del vescovo Tommaso Guzoni e arrichita di arredi e reliquiari.


    Nel 1734 il vescovo Gabriele De Marchis apre nel lato meridionale un maestoso portale sormontato da timpano, mentre si costruisce un avancapo sulla fronte principale per ricavare ambienti idonei ad alloggiare il coro d'inverno, a prosecuzione della navata destra, e il Battistero, oggi ufficio parrocchiale, ad espanzione della navata sinistra. La chiesa fu così ulteriormente allungata.


    Nella seconda metà del '700 si addossava alla navata destra un altro corpo, la cappella del Purgatorio, a destra della cappella del Rosario. Pregevoli arredi sacri ne testimoniano la ricchezza e la preminenza raggiunta in questo periodo, anche per il mutamento socio-economico e l'affermazione di un ceto medio-alto di artigiani, professionisti, intellettuali.


    Nell'800 la chiesa viene pavimentata con marmo e arricchita da decorazioni tardo barocche.


    Tale situazione è quella documentata da una fotografia della fine del secolo: il presbiterio è delimitato da una balaustra marmorea a colonnette, la chiesa è appesantita da un altare a baldacchino con colonne tortili e dal soffitto a cassettoni che ne limitano lo slancio.


    È forse provvidenziale l'incendio del 13 febbraio 1916 che distrugge parzialmente la cattedrale e rivela l'arco a sesto acuto della navata centrale. L'ing. Paolo Cassinis, lo stesso progettista della nuova chiesa di S.Restituta ricostruita dopo il terremoto del 1915, riportò il rigore austero dell'edificio nello stile gotico-cistercenze ravvisabile anche nella chiesa di San Domenico abate.


    La navata centrale mantenne tutta la sua altezza di 11 m. che culminò nel fastigio interrotto da monofore laterali e da una bifora frontale simile a quelle dell'ultimo piano del campanile.


    Il seminario, che prima era in diretta comunicazione con la chiesa, divenne un corpo di fabbrica isolato.
    L'incendio portò alla luce l'arco di Roffrido, prima ricoperto da uno spesso intonaco rossastro di cui ancora rimangono tracce.


    Nel 1961 la chiesa fu rivestita da intonaci che imitavano la porosità del travertino, fu ripavimentata e provvista di una nuova sedia vescovile, di un altare e di un pulpito di imitazione cosmatesca. Oggi il pulpito è stato eliminato, è l'altare maggiore spicca sulla parete di fondo, liberata dagli intonaci, in cui si ravvisano murature di diverse epoche.







    LA TRASFORMAZIONE DELLA CHIESA NELLA STORIA - Parte I




    Sora in età protostorica era abitata dai Volsci, cioè pastori, che perciò prediligevano, per i propri insediamenti, territori premontani bagnati da corsi d'acqua e con ottime possibilità di comunicazione, lungo le tradizionali traiettorie dell'alpeggio e della transumanza, con la Marsica e il basso Lazio.


    L'infiltrazione e poi la conquista romana dal IV secolo a.C. in poi decretò la fine dell'indipendenza e della cultura volsca anche se sopravvissero per molti anni i culti e le attività che furono in parte assorbite dai conquistatori.
    A ridosso del colle doveva esistere un'area sacra dedicata a divinità autoctone, così come dimostra io materiale epigrafico ed archeologico rinvenuto; del resto, anche sul colle, a breve distanza da qui, in località Rava Rossa, si possono ancora notare due edicole votive nel santuario rupestre dedicato a Silvano ed Ercole, a cui erano sacre le selve e la pastorizia.

    I Romani, com'era nella loro mentalità, assimilarono le divinità locali e assoggettarono economicamente e politicamente i Volsci.

    Sull'antica area sacra, rialzando il piano grazie a poderose opere di sostituzione, costruirono un grandioso tempio che la preminenza di una posizione elevata e di una collocazione urbanistica di particolare rilievo resero monumento e segno tangibile del potere romano.

    La deduzione di una colonia di 4000 uomini nel 303 è il terminus post quem datare tale costruzione. Essa si avvaleva di una formidabile e prestigiosa "quinta scenografica", il colle allora ricoperto di fitta boscaglia, e si erigeva su uno dei due fori, in posizione eccentrica rispetto all'abitato, all'inizio della via di comunicazione con l'Abruzzo; all'altro capo della strada, nel territorio dei Marsi, nello stesso nno fu colonizzata anche Alba Fucens, dove fu costruito un tempio di simile importanza e collocazione.

    Anche Sora da quel momento mutò aspetto: l'antico abitato volsco che si inerpicava sulle pendici del colle, confidando nella protezione naturale offerta dall'altura e dall'ansa del fiume, ora che la "pacificazione" romana rendeva inutile ogni fortificazione, fu ampliato e regolamentato dall'impianto ad assi ortogonali della castrametatio, così come in altre città romanizzate. Le due vie principali, il decumanus e il cardo, oggi Corso de' Volsci e Via Deci, non si limitarono a servire Sora, ma si prolungarono fuori città conducendo, a nord, all'Abruzzo, ad est, al Sannio, a sud, al Latium vetus; era così saldata la comunicazione con la via Latina e la via Valeria.

    Il tempio si innalzava proprio presso l'incrocio delle strade principali, su di un'area di rispetto destinata al mercato, il forum boarium, oggi Piazza Indipendenza, sede di fiera ed esposizione di bovini ed ovini fino a pochi decenni fa.

    Esso ebbe probabilmente fasi diverse: al primitivo sacello dedicato a divinità agro-pastorali come Ercole, Diana, Marte, si sovrappose un Capitolium, cioè un edificio tradizionalmente consacrato alla triade capitolina, Giove, Giunone e Minerva, a testimonianza della trasformazione politica e religiosa della città e del completo assoggettamento a Roma, sancito ancora nel 44 a.C. e nel 126 d.C con nuove deduzioni coloniali.

    L'edificio venne a sorgere, così come prescriveva Vitruvio, in excelsissimo loco, cioè sul rialzo naturale e su un'imponente opera di sostruzione a contenimento delle frane, in funzione preminente rispetto al forum, di cui lambiva il lato occidentale.

    Esso era orientato grossomodo est-ovest e poggiava su di un notevole e caratteristico podio modanato visibile nei lati più frequentati. L'accesso al tempio era permesso da una gradinata sulla fronte orientale, sostruita da terrapieni ancora visibili e da un'altra rampa laterale.
    Il perimetro della chiesa attuale e del tempio coincidono (m. 24 x 36). L'alzato è ben coservato nella parete di fondo e in quella settentrionale.

    In base ai canoni architettonici romani e alle dimensioni della base delle colonne e della larghezza del tempio, l'altezza dell'edificio doveva essere di almeno 8 metri.

    Sotto il pavimento attuale si estende il lastricato del tempio costituito la lastre rettangolari di compatto calcare di montagna in cui i sondaggi di scavo hanno individuato 5 imóscapi la cui collocazione lascia desumere che il tempio aveva una struttura tripartita e tricellulare con pronao tetrastilo in antris.

    LA TRASFORMAZIONE DELLA CHIESA NELLA STORIA - Parte II



    La divisione interna, la notevole mole, la sua funzione urbanistica fanno supporre che fosse un Capitolium, anche se i reperti provenienti dall'area non convalidano del tutto quest'ipotesi.


    Una seconda campagna di scavo nella zona retrostante ha messo in luce un'altra struttura templare a 4 m, più in alto e divisa dal primo tempio da una strada basolata larga 4 m; il secondo edificio, individuato per una lunghezza di 15 m, poggia su di un medesimo stilobate modanato ed è in opera quadrata lavorata con faccia a vista.


    La strada è in asse con le via XI Febbraio, Terenzi, Gelsi, Pianello, e corre parallelamente al Corso de' Volsci.

    Sotto il Vescovado, lavori di riattamento e sgombro hanno posto in evidenza altre sostruzioni in opera quadrata e archi a spinta, destinati a sostruire un altro edificio di pertinenza dell'area culturale oppure a terrazzare e contenere il colle a sorreggere una scalea d'accesso al secondo tempio.

    Appartengono a questa fase l'altare modanato con iscrizione dedicatoria a Marte, un donario e le sue monete, frammenti fittili di antefisse, rilievi fittili di Potnia Theròn, un frammento marmoreo con rilievo di Ercole, altri frammenti di altari modanati, di rocchi di colonna e di elementi architettonici.

    Più tardi, secondo il consueto sincretismo cultuale che si nota per molte chiese, il tempio fu trasformato da pagano a cristiano. Documenti epigrafici, archivistici ed artistici attestano che nell'altomedioevo il passaggio è già avvenuto; ma la chiesa ha subito nel corso dei secoli tali ampliamenti, distruzioni e incendi che ne hanno alterato l'originaria fisionomia, restituendoci oggi un monumento che è una mescolanza di stili, epoche e destinazioni d'uso. Già alla fine del sec V Sora era sede vescovile; forse risale proprio a quell'epoca la riattazione del tempio pagano.

    La chiesa paleocristiana ricalcò in parte il perimetro del precedente tempio, ne riutilizzo e conservo la struttura tripartita ricavando dalla divisione interna del tempio pagano una doppia fila di 4 pilastri di sostegno delle 3 navate, sormontate da archi ogivali, come rivelerà, secoli più tardi, l'incendio del 1916.

    L'edificio era più angusto rispetto all'attuale: il taglio verticale a circa due metri dal portale laterale, messo in evidenza dall'intervento di restauro del 1977, documenta la sua lunghezza nell'altomedioevo.

    All'interno, lo spazio nel fondo era suddiviso in tre absidi, la centrale occupata dal presbiterio e le laterali da cappelle. Le coperture erano lignee con tettature piane, la facciata a capanna on tre portali ad arco di cui il centrale più ampio; tre monofore per lato illuminavano l'interno.

    La chiesa su di un sagrato antistante nello spazio lasciato libero dal pronao del tempio pagano. L'accesso era consentito dalla stessa scalea romana.

    Sora ebbe il tragico destino di tutte le città di confine e perciò fu dilaniata da feroci lotte tra fautori dell'autorità pontificia e di quella imperiale. Nel 1103 durante l'occupazione normanna, Sora fu bruciata, e anche la chiesa di S.Maria andò distrutta. L'iscrizione latina posta sull'architrave e gli stipiti del portale ricorda l'intervento di restauro, l'ampliamento della struttura preesistente e la dedicazione a S.Maria Assunta in Cielo, ufficialmente avvenuta il 9 ottobre 1155 quando papa Adriano IV solennemente consacrò la chiesa.

    L'edificio era stato allungato di 8 metri, fornito di nuove monofore, due nelle navate laterali e due nella facciata. Appartengono a questo periodo il leone stiloforo in pietra ed alcuni capitelli. Purtroppo la distruzione del 1156 ad opera di un signorotto locale ma, soprattutto, quella ordinata dall'imperatore Federico II il 28 ottobre 1229, con cui si intendeva punire l'orientamento filo-angioino di Sora e del suo Capitolo, segnò la rovina e la decadenza dell'edificio, nonostante che inseguito papa Gregorio IX, nel 1236, chiedesse a Federico II che fosse permessa la riparazione di S.Maria.

    Nel 1250, per volontà testamentaria di Federico II, fu concesso di ripristinare la chiesa, anche grazie al generoso lascito da parte di Luca, Vescovo di Sora.

    Risale alla fine del XIII sec. la costruzione del campanile, meno alto di un piano rispetto ad oggi. La campana fusa al tempo del vescovo Andrea Masarone nel 1321 testimonia che in quel periodo era già stata costruita la torre campanaria ove fu alloggiata una seconda campana nella metà del sec XV.

    L'altare maggiore della cattedrale fu consacrato nel 1373 e posto nel mezzo della chiesa. Sono del medesimo periodo un capitello e numeroso materiale lapideo raffigurante stemmi vescovili, civili e sacri.

    Il XV fu un secolo di decadenza per la Cattedrale, tanto che un vescovo, Giacomo d'Antiochia, abbandonò la sede episcopale sorana per il palazzo di Sant'Arcangelo in Arpino, forse più confortevole di un edificiuo divenuto un baluardo difensivo, come dimostra la costruzione di un torrione a pianta circolare.


    FONTE:http://www.cattedralesora.it/
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    LA SACRESTIA - CATTEDRALE SORA


    Nella sacrestia si può ammirare, inserito tra le due grandi finestre che si aprono sul cortile del Vescovo, un armadio-reliquiario del 1616-18 commissionato dal vescovo Girolamo Giovannelli e destinato a contenere le reliquie dei Santi, come mostra l’accentuata monumentalità che lo distingue dagli altri mobili dell’ambiente, di più austera semplicità. La base presenta sul fronte al centro un fregio ligneo scolpito in forma di croce, ai quattro spigoli applicazioni metalliche a motivi vegetali. L’alzata termina con una trabeazione piuttosto imponente sostenuta da colonne scanalate e sormontate da capitelli corinzi. Sopra al timpano ricurvo lo stemma vescovile di mons. Giovannelli in legno dipinto.

    Sul lato opposto: un armadio a tre ante del XVII sec. in noce. Il mobile fa parte dell’arredamento della sacrestia ordinato dal vescovo Giovannelli; difatti, ripete il medesimo stile degli altri arredi analoghi dell’ambiente.

    Presso la porta d’accesso alla Curia vescovile e nel lato opposto si ammirano due mobili in noce del sec.XVII, opera di artigiani locali commissionata dal vescovo Giovannelli.



    L’elemento caratterizzante e unificante è l’iterazione della colonna scanalata che scandisce le ante e rudentata da un capitello ionico.Nella fascia superiore, in corrispondenza dei capitelli, dadi in cui sono intarsiati alternativamente gigli e stelle. Il fastigio, su ognuna delle otto ante, è arricchito da due volute e da pinnacoli formati da cinque monti sovrapposti, cioè lo stemma dell’infaticabile vescovo.Sotto il fastigio, due iscrizioni: nel primo mobile AD USUM / RMI EPISCOPI / ARCHI ( ad uso del Reverendissimo Vescovo Arciprete ); nel secondo mobile BENEFI / TIATORUM / RR / CANO / NICORUM ( ad uso dei beneficianti reverendi canonici ).

    Sempre presso la porta d’accesso alla Curia vescovile si trova l’armadio degli Oli Santi, in stile barocco, opera di Vincenzo Domenico De Donatis, donato nel 1937 da mons. Vincenzo Bruni, a forma di tempietto dal timpano spezzato che poggia su due colonnine tortili percorse da due sottili strigliature, impreziosite dall’intaglio di elementi vegetali, concluse da capitelli corinzi compositi. I De Donatis sono attivi in Sora già dal XVIII secolo, allorché il loro capostipite, l’architetto svizzero Cristoforo De Donatis, giunse qui per progettare le chiese di S.Rocco e S.Silvestro a Sora e di S.Maria Assunta ad Atina. I discendenti furono abilissimi ebanisti ed intagliatori e le loro opere sono ammirate, tra molte altre, a Casamari.Nella sacrestia sono conservati alcuni dipinti: un’Annunciazione della fine del sec.XVI, opera di pittore locale; un’Addolorata in gloria, sec.XIX, a cui si rivolgono S.Gennaro a sinistra, vescovo e compatrono del Regno, nell’atto di offrire alla Madonna un modellino della città di Sora, e, a destra, S.Giuliano martire in abbigliamento militare; un altro dipinto del sec.XVII raffigura l’Immacolata Concezione in gloria tra cherubini alati e S.Giuseppe, S.Biagio, S.Domenico di Guzman e S.Ignazio di Lodola.







    Armadio a tre ante del XVII sec. in noce. Il mobile fa parte dell’arredamento della sacrestia ordinato dal vescovo Giovannelli; difatti, ripete il medesimo stile degli altri arredi analoghi dell’ambiente.


    Caratteristica del mobile è l’assimilazione ai moduli architettonici del tempio classicheggiante nel timpano spezzato in cui si inserisce un’edicola e nelle lesene scanalate che imitano le paraste degli edifici pubblici e privati più ragguardevoli.


    Nell’edicola in alto è raffigurata l’Assunta con tunica rossa e manto azzurro su cielo dorato di iconografia piuttosto consueta.All’interno delle ante, pitture ottocentesche ad olio entro cornici dorate: in basso, su due lati, l’Annunciazione; in alto, angeli tra nubi con i simboli del martirio.





    Armadio a tre ante del XVII sec. in noce. Il mobile fa parte dell’arredamento della sacrestia ordinato dal vescovo Giovannelli; difatti, ripete il medesimo stile degli altri arredi analoghi dell’ambiente.


    Caratteristica del mobile è l’assimilazione ai moduli architettonici del tempio classicheggiante nel timpano spezzato in cui si inserisce un’edicola e nelle lesene scanalate che imitano le paraste degli edifici pubblici e privati più ragguardevoli.


    Nell’edicola in alto è raffigurata l’Assunta con tunica rossa e manto azzurro su cielo dorato di iconografia piuttosto consueta.All’interno delle ante, pitture ottocentesche ad olio entro cornici dorate: in basso, su due lati, l’Annunciazione; in alto, angeli tra nubi con i simboli del martirio.






    Mobile in noce del sec.XVII, opera di artigiani locali commissionata dal vescovo Giovannelli. L’elemento caratterizzante e unificante è l’iterazione della colonna scanalata che scandisce le ante e rudentata da un capitello ionico.






    Mobile in noce del sec.XVII, opera di artigiani locali commissionata dal vescovo Giovannelli. L’elemento caratterizzante e unificante è l’iterazione della colonna scanalata che scandisce le ante e rudentata da un capitello ionico.






    Armadio degli Oli santi in stile barocco, a forma di tempietto dal timpano spezzato che poggia su due colonnine tortili percorse da sottili strigliature, impreziosite dall'intaglio di elementi vegetali, concluse da capitelli corinzi compositi (Vincenzo Domenico De Donatis 1937).







    Addolorata in gloria, a cui si rivolgono S.Gennaro a sinistrea, vescovo e compatrono del Regno, nell'atto di offrire alla Madonna un modellino della città di Sora, e, a destra, S.Giuliano martire in abbigliamento militare (sec. XIX).






    Immacolata concezione in gloria tra cherubini alati e S.Giuseppe, S.Biagio, S.Domenico di Guzman e S.Ignazio di Loyola (sec.XVII).

    FONTE:http://www.cattedralesora.it/
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  8. #8
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    Concattedrali

    BASILICA CONCATTEDRALE SAN COSTANZO VESCOVO E S.TOMMASO D’AQUINO, AQUINO

    Aquino, al pari di Atina e Venafro, accolse la fede cristiana storicamente quasi un secolo prima di alcune città vicine, come Sora, tra il 389 ed il 408 d.C, quando appunto sono databili gli scritti poetici di S.Paolino da Nola, i quali celebrarono i pellegrinaggi che dalle dette città si facevano ogni anno il 16 Gennaio alla tomba di S.Felice da Nola, divenuta in quell’epoca un grande centro di culto e di spiritualità.
    Anche il primo vescovo storico di Aquino, Costantino (465), anticipa di alcuni decenni quello di altre diocesi. La prima chiesa cattedrale della città era dedicata a S.Pietro Apostolo e si trovava nella civita vecchia, nella località che per tale ragione è denominata ancora S.Pietro Vetere.Pertanto era intitolata al Principe degli Apostoli, come l’ “Episcopium S.Petri” di Sora. La prima notizia storica della chiesa si rinviene nell’aprile 1094 in un atto di donazione terriera a Montecassino, dove detta chiesa appare come riferimento topografico.Il 22 settembre 1137 nella chiesa S.Pietro di Aquino venne solennemente celebrata la festa di S.Maurizio Martire, alla presenza di Papa Innocenzo II, dell’imperatore Lotario III, che si trovava accampato presso la civita vecchia, e dell’abate Guibaldo di Montecassino con alcuni monaci.Nel 1142 si ha notizia di una controversia natal tra l’arciprete di S.Costanzo e il monastero di S.Maria di Palazzolo.Era sorta la nuova chiesa cattedrale di Aquino, dedicata al suo santo patrono Costanzo, in un luogo non precisabile dell’antica città.Nel settembre 1285 la chiesa di S.Costanzo, giusto quanto si evince da un documento riguardante il suddetto monastero, risultava pienamente funzionale.Il vescovo dell’epoca Giovanni, come lui stesso annota nel testo, aveva unito al Capitolo della sua chiesa (“coro nostrae ecclesiae Aquinatis”) la chiesa di S.Pietro con i suoi beni.Il Capitolo era costuituito dall’arciprete Littifrido, dal primicerio Francesco e da altri otto canonici: Giovanni, maestro Costanzo, Giacomo, il presbitero Andrea, Giovanni di Alamanno, Pietro, un altro Giovanni e un altro Pietro.Pertanto S.Costanzo in quell’epoca era una chiesa parrocchiale, collegiata ed episcopale, cioè cattedrale.Nei primi anni del sec. XIV (1308-1310) il patrimonio fondiario della chiesa aveva una consistenza notevole in quanto era valutato a 30 once d’oro annue.Qualche decennio dopo (1325) si conoscevano anche alcuni altari del tempio: l’altare di S.Benedetto, l’altare di S.Lamberto, l’altare di S.Angelo e l’altare di S.Giovanni Battista.La chiesa era variamente denominata.Era detta: “Chiesa maggiore di Aquino” o “Chiesa episcopale di Aquino” o anche “Chiesa di S.Costanzo di Aquino”.Questa chiesa parrocchiale ed episcopale di Aquino, posta dentro la città, va nettamente distinta dall’omonima e coeva chiesa di S.Costanzo, situata ai confini della città in località detta Mololini ed appartenente all’abbazia di Montecassino fin dal 1068. Essa fu ripetutamente confermata a quell’archicenobio da pontefici ed imperatori: da Urbano II (1097) a Sisto IV (1474).Nella relazione alla S.Sede del vescovo de Carolis (1711) sono menzionate ambedue: l’una si trovava dentro l’abitato della città ed era stata ricostruita da poco, mentre l’altra stava fuori ed era completamente in rovina (“totaliter diruta”).Nel 1581 la festa di S.Costanzo Vescovo e Confessore, ricorrente il 01 Settembre, figurava nell’elenco dei giorni di precetto da osservarsi nella città e nella diocesi di Aquino.Nei primi anni di governo del vescovo de Carolis (1699-1742) la cattedrale di Aquino era crollata. La sua ricostruzione fu uno dei maggiori impegni del nuovo vescovo aquinate.Nel 1711, come accennato, l’opera risultava compiuta; “de recenti extructam ed absolutam”, dice il documento.In quei vari anni della ricostruzione le funzioni pontificali si svolsero nella chiesa di S.Pietro Vetere l’antica cattedrale.Nella data suddetta la nuova cattedrale aveva una sola confraternita, quella del SS.mo; nove sacerdoti: l’arciprete, sei canonici, due beneficiati e cinque chierici, e un ospedale parrocchiale per l’accoglienza dei poveri e dei malati.Questa chiesa dell’inizio del ’700 durò fino al 1944, quando fu gravemente colpita dai bombardamenti subiti dalla città durante l’ultimo conflitto mondiale.Era situata in Piazza San Tommaso d’Aquino nel luogo dove oggi sorge il monumento all’Immacolata.La nuova cattedrale venne costruita al lato opposto della piazza su progetto dell’architetto Breccia-Fratadocchi, durante il primo decennio di episcopato di Mons. Biagio Musto.E’ a croce greca e in stile moderno. Fu consacrata il 19 ottobre 1959 da S.Em.za il cardinale Benedetto Aloisi Masella. Il 17 gennaio 1974, in occasione del VII centenario della morte di S.Tommaso d’Aquino, fu da Paolo VI elevata al titolo di Basilica Minore e il 14 settembre del medesimo anno venne visitata dallo stesso augusto pontefice.E’ indubbio che il podio modanato o stilobate recentemente scoperto, le mura perimetrali romane e medioevali e il pavimento a lastre quadrangolari, già noti, chiaramente individuabili anche oggi nella chiesa di S.Maria, scadiscono inconfondibilmente le tre epoche successive attraverso le quali sono passati sia l’insigne monumento, sia la storia sacra di Sora: epoca italica (volsca e sannita), romana, cristiana.Ma quando il tempio pagano si trasformò in chiesa paleocristiana, non possiamo stabilirlo con esattezza. Con ogni probabilità ciò dovette verificarsi ai tempi del primo vescovo storico di Sora, Giovanni (493-96), spinto costui dalla necessità di avere un “episcopium”, che, secondo la sua accezione originaria, fosse insieme casa di Dio, della comunità e casa del vescovo.La cattedrale di S.Maria inizialmente era dedicata solo all’apostolo Pietro: “Episcopium Petri” (998), poi anche alla SS.ma Vergine: “Episcopium S.Mariae Santique Petri apostoli” e sorgeva nel luogo detto “foro” (1074). Preziosa quest’ultima indicazione toponomastica che ricordava un posto caratteristico dell’antica città romana.Infine solo alla Madre di Dio, come si legge nell’iscrizione del portale di Roffrido (1100).Il primo collegio di chierici in servizio alla chiesa di S.Maria di Sora appare nel corso del sec. XI. Si chiamavano inizialmente “primati chierici” (1030), quindi “primati canonici” (1074) ed infine semplicemente “canonici” (1170-71).All’origine essi facevano vita comune con il vescovo, condividendo con lui la mensa, la preghiera corale e l’amministrazione dei beni dell’ “Episcopium”. In proseguo di tempo, venuta meno la vita in comune, rimase l’impegno del servizio liturgico e la corresponsabilità con il vescovo nell’amministrazione dei suddetti beni.La chiesa di S.Maria fu solennemente consacrata il 09 Ottobre 1155 dallo stesso pontefice Adriano IV, che con largo seguito di cardinali e di vescovi tornava dalla Puglia.Però l’anniversario della dedicazione della chiesa fu stabilito in un giorno diverso da quello reale, cioè il 21 Maggio di ogni anno, che il Capitolo di S.Maria celebrò, con ufficio e Messa solenne, ininterrottamente fino alla metà del secolo scorso, quando è stata ripristinata la data originaria.Il tempio, in poco più di un secolo, fu distrutto tre volte con tutta la città dai Normanni (1103), da Simone junioe, signore di Sora (1157) e da Federico II (1229).Nel gennaio 1294 appariva il primo primicerio della chiesa: si chiamava don Landone ed era nel contempo rettore dell’ospedale della parrocchia “sito fuori le mura della città, sul colle di S.Maria, presso la maggiore Chiesa Sorana, luogo detto Pisa”. Preziose queste indicazioni toponomastiche della città.Il primicerio era il canonico cui era affidata la cura d’anime.Era “primus inter pares”.Nel 1405 il numero dei capitolari di S.Maria con lettera apostolica di Innocenzo VII venne stabilito a dieci.Le prime confraternite della cattedrale furono: la confraternità di S.Biagio (1398); la confraternita del gonfalone (1575), detta poi del SS.mo Sacramento (1603) e la confraternita del SS.mo Rosario (1603). Agli inizi del sec. XVII, secondo la relazione del vescovo Giovannelli (1618), la chiesa aveva, sul fondo, tre altari: al centro l’altare maggiore dedicato all’Assunta con il coro e la cattedra del vescovo; a destra, l’altare del SS.mo o del Rosario; a sinistra, l’altare dell’Annunziata. Il presbiterio pare che non fosse rialzato come oggi.Gli altri altari erano situati nelle due navate laterali: sei a destra e cinque a sinistra.Le due navate laterali avevano finestre in alto, mentre quella centrale riceveva la luce solo da un rosone, che si apriva sopra la porta principale. Questa era sostenuta ed abbellita ad ambo i lati da archi e pilastri, come ai nostri giorni.Esistevano due ingressi; la sacrestia, ricchissima di reliquie e di paramenti sacri e il campanile, attiguo alla chiesa, con cinque campane tra cui due molto antiche.Durante i secoli seguenti, nei lavori di restauro e di abbellimento, che avvennero nella cattedrale, allo stile romanico, semplice e severo, che era prevalso fin dai suoi inizi storici, si venne sostituendo, secondo la moda dell’epoca, lo stile barocco, assai movimentato e sfarzoso. In queste nuove forme artistiche furono realizzate varie opere, di cui alcune eccellenti, come il nuovo organo del catarinozzi (1646), il soffitto a cassettoni dorati con al centro il dipinto dell’Assunta dello Zuccari nella navata centrale, il coro, l’altare maggiore, un quadro della Madonna Assunta con il Bambino e il maestoso portale in pietra (1731) della facciata sud della chiesa. Opere tutte, eccetto quest’ultima, che furono distrutte dal grave incendio divampato nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 1916 in S.Maria. Nel rogo andarono perduti anche due quadri del Cavalier d’Arpino (1568-1640).Nei lavori di restauro, che iniziarono qualche mese dopo l’incendio, ci fu una insistente ricerca di linee primitive. Così la navata centrale tornava all’antico stile romanico con soffitto ed archi ogivali. Le prime opere a ricostruirsi furono: l’altare maggiore, il pergamo e la cattedra del vescovo.Poi di opera in opera, di restauro in restauro, la cattedrale S.Maria Assunta pervenne allo splendore di oggi.
    BASILICA CONCATTEDRALE SAN BARTOLOMEO, PONTECORVO
    E’ situata in posizione dominante nella vecchia “civitas” (ancor oggi chiamata “Civita”) a fianco all’antica torre detta di Rodoaldo, in quanto opera di difesa attribuita a questo gastaldo, la quale in proseguo di tempo passò ad essere campanile della chiesa, come è avvenuto con costruzioni del genere in altre località.Difatti la vetusta e poderosa torre, salvatasi anche dagli ultimi eventi bellici che rasero al suolo la città (1943), faceva parte del circuito murario e delle altre fortificazioni, che il suddetto gastaldo, nell’873 circa, innalzò intorno e dentro alla preesistente “Villa” di Pontecorvo, per premunirsi contro i vari pericoli incombenti, che lo minacciavano, primo fra tutti quello saraceno.Iniziava nella zona il fenomeno dell’incastellamento.La chiesa di S.Bartolomeo, secondo le ultime ricerche storiche, risale al maggio 1052. Come si evince da un atto di permuta, datato appunto in quell’anno, al quale fu presente anche Guido, conte della città, essa era parrocchiale e collegiata, in quanto officiata da un collegio di presbiteri e di chierici, non ancora chiamati “canonici”, bensì “fratelli e consoci” (“fratres et consortes”). Suo arciprete e custode era don Aldo.Nella prima metà del sec. XII tra i presbiteri di S.Bartolomeo rifulse l’esempio e l’opera dell’arciprete S.Grimoaldo. Nella decima papale triennale (1308-1310) l’arciprete e i chierici di Pontecorvo per tutte le loro chiese versarono alla camera apostolica la somma di oltre 4 once d’oro, indice di una consistenza beneficiale notevole, frutto ovviamente delle oblazioni dei rispettivi fedeli.Nel novembre 1347 i canonici di S.Bartolomeo, oltre l’arciprete, erano otto. In quell’anno in Pontecorvo centro apparivano altre chiese, parrocchiali e non parrocchiali: S.Andrea, S.Apollinare, S.Biagio, S.Giacomo, S.Marco, S.Martino, S.Matteo, S.Maria di Porta, S.Maria Nuova, S.Nicola dei Greci, S.Nicola di Porta, S.Paolo, S.Stefano e una Cappela di S.Giovanni Battista. Queste ultime sono notizie finora inedite ed importanti per la storia di Pontecorvo.Nella seconda metà del sec. XIV due canonici di S.Bartolomeo divennero seguentemente vescovi di Aquino: Antonio e Giovanni da Pontecorvo, il quale ultimo fu poi trasferito alla sede metropolitana di Capua.Il 16 Gennaio 1581 il vescovo di Aquino Mons. Filonardi celebrava in S.Bartolomeo il primo sinodo diocesano. L’avvenimento dava inizio a un periodo di particolare splendore, sia per la collegiata, sia per la città, perchè quei vescovi, sa sempre residenti ad Aquino, a causa dell’insalubrità dell’aria e della mancanza di un palazzo vescovile, decisero di trasferirsi a Pontecorvo.Qui essi costruirono in nuovo episcopio, dove ospitarono il seminario diocesano e gli uffici di curia, mentre nella collegiata tenevano le principali funzioni pontificali, come la consacrazione degli Oli Santi e le sacre ordinazioni. Tale periodo raggiunse il suo vertice il 23 giugno 1725, quando Benedetto XIII elevò la chiesa a concattedrale e la località a città e diocesi “aeque principaliter unita” alla diocesi di Aquino.Sulla struttura e lo stile della chiesa in epoca medievale non si sa nulla. L’edificio sacro, durato fino all’ultima guerra, era opera del ’500, a tre navate con cupola. Vi primeggiavano affreschi di due celebri artisti: Giuseppe Cesari, detto il Cavalier d’Arpino (1568-1640) e G.Battista Gaulli, detto Basiccia (1639-1709).“Splendida e maestosa” la definiva la bolla papale del 1725. Nel 1754 aveva nove altari, tra cui uno dedicato a S.Giovanni Battista e l’altro a S.Giovanni Decollato. Alla vigilia della sua distruzione essi erano undici, tra i quali l’altare maggiore dedicato a S.Bartolomeo, l’altare del SS.mo con l’omonima confraternita e gli altari di S.Grimoaldo e di S.Giovanni Battista.La chiesa fu ricostruita dalle fondamenta nell’immediato dopoguerra durante gli ultimi anni di episcopato di Mons. Michele Fontevecchia (1936-1951) e fu completata nei primi anni del nuovo vescovo Mons. Biagio Musto, suo successore (1951-1971), su progetto dell’architetto Alberto Tonelli a tre navate e in stile romanico moderno.Il 17 aprile 1957 la risorta collegiata, con la partecipazione di Mons. Biagio Musto, vescovo diocesano , e di Mons. Edoardo Facchini vescovo di Alatri, venne solennemente consacrata dall’illustre concittadino il Cardinale Benedetto Aloisi Masella. Successivamente con Breve Pontificio del 15 marzo 1958 fu da Pio XII elevata a Pontificia Basilica Minore.In questi ultimi cinquant’anni, grazie soprattutto all’intraprendenza e allo zelo dei suoi arcipreti, la neo-basilica si è andata dotando ed abbellendo di opere di notevole valore artistico: gli affreschi, il grande organi a canne, le vetrate policrome, le porte di bronzo e il museo.Di particolare interesse storico-artistico è il complesso di affreschi, appartenente alla chiesa di S.Maria della Canonica, andata distrutta dai bombardamenti, ed attribuita al pittore Marzo Mazzaroppi (1550-1620), ora definitivamente collocato nella cappella del battistero della basilica.
    FONTE:http://www.diocesisora.it/istituto/?page_id=3034
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  9. #9
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    Il giorno della festa del Santo Patrono di Cassino e d’Europa – Pomeriggio a Cassino

    22 marzo 2015






    Nel pomeriggio le celebrazioni si sono spostate in città, prendendo inizio dal Monastero Benedettino di Santa Scolastica. Da lì la Reliquia del braccio di San Benedetto e la statua del Santo sono state solennemente portate in processione fino alla Chiesa Madre dove hanno fatto solenne ingresso. È seguita, alla presenza delle autorità civili e militari e di una grande folla, la celebrazione dei Secondi Vespri della Solennità di San Benedetto Patrono d’Europa, presieduta dall’Abate Ogliari di Montecassino assistito – ed era la prima volta per i cassinati che vedevano vicine le due distinte figure del Vescovo e dell’Abate – dal vescovo di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo Mons. Gerardo Antonazzo, a cui è toccato il privilegio di introdurre la preghiera, che è stata accompagnata dai canti del Coro polifonico “S. Giovanni Battista Città di Cassino”, diretto da Fulvio Venditti. Al termine ha preso il via la Processione per le vie della Città, introdotta dal Corteo Storico e con la partecipazione della Banda musicale “Don Bosco Città di Cassino”. Quando la processione è tornata in Piazza Corte, il Corteo si è schierato tutto intorno alla piazza in modo scenografico, a fianco l’Amministrazione comunale con il Sindaco Petrarcone, assessori, consiglieri e Gonfalone e dalla Loggia del Palazzo Badiale l’Abate Donato, avendo sempre vicino il Vescovo Antonazzo che ha partecipato anche lui alla processione, ha fatto un breve intervento in cui ha ringraziato tutti i partecipanti, poi ha impartito la Benedizione alla Città, alla Diocesi e all’Europa con la Reliquia del Santo Patrono.
    I Giochi pirotecnici finali hanno rallegrato gli astanti siglando la chiusura de “I Giorni di San Benedetto” 2015 a Cassino. - Adriana Letta
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  10. #10
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    ZONE PASTORALI DELLA DIOCESI: NUOVA REDIFINIZIONE

    VICARI DI ZONA

    SORA: Mons. Alfredo Di Stefano
    CASSINO: Mons. Fortunato Tamburrini
    AQUINO: Mons. Giandomenico Valente
    PONTECORVO: Mons. Romano Misischi
    ATINA : Mons. Domenico Simeone
    ISOLA DEL LIRI: Don Antonio Di Lorenzo
    BALSORANO: Don Silvano Casciotti
    CERVARO: Mons. Igino Bonanotte

    D.V. N. 17/2015


    Prot. N° 64/15



    Il 23 ottobre 2014 il Santo Padre Francesco disponeva l’applicazione all’Abbazia territoriale di Montecassino del Motu Proprio “Catholica Ecclesia”, stabilendo in particolare che alla diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo passassero le 53 parrocchie con i fedeli, il clero secolare e religioso, le comunità religiose, i seminaristi, e la diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo mutasse il proprio nome in quello di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo.
    Di conseguenza, si è reso necessario procedere ad una revisione del numero e dei confini delle precedenti zone pastorali e vicariati foranei in cui erano suddivise rispettivamente la diocesi di Sora-Aquino-Pontecorvo e l’Abbazia territoriale di Montecassino, per adeguarli alla nuova realtà della Diocesi.Pertanto,- visto il can. 374 § 2,- visto il decreto del mio predecessore, Mons. Filippo Iannone, emanato il 20 luglio 2010;- ascoltato il parere del Consiglio Episcopale,- considerato quanto era da farsi in iure et in facto,

    DECRETO

    1. Sono istituite nella Diocesi di Sora – Cassino – Aquino – Pontecorvo otto Zone Pastorali:
    Zona Pastorale di Sora,Zona Pastorale di Cassino,Zona Pastorale di Aquino,
    Zona Pastorale di Pontecorvo,Zona Pastorale di Isola del Liri,Zona Pastorale di Balsorano,Zona Pastorale di Atina,Zona Pastorale di Cervaro.

    SORA

    2.1. La Zona pastorale di Sora è costituita dalle parrocchie di:
    S. Maria Assunta (Cattedrale – in Sora)S. Restituta V.M. (in Sora)Bartolomeo Apostolo (in Sora)Giovanni Battista e S. Giuliano (in Sora)Silvestro Papa (in Sora)Giuseppe Artigiano (in Sora)Domenico Abate (in Sora)Maria Porta Coeli (in Sora)
    Maria di Valleradice (in Sora)Ciro e S. Restituta V.M. (in Sora)S. Maria della Stella e S. Michele Arcangelo (in Broccostella)S. Andrea Apostolo (in Campoli Appennino)
    CASSINO

    2.2. La Zona pastorale di Cassino è costituita dalle parrocchie di:
    SS.mo Salvatore – S. Maria Assunta – S. Germano v.(Chiesa Madre – in Cassino)S. Antonio di Padova (in Cassino)S. Giovanni Battista (in Cassino)S. Pietro Apostolo (in Cassino)S. Antonino m. (in Cassino)S. Bartolomeo Apostolo (in Cassino)Sacra Famiglia (in Cassino)S. Pasquale Baylon (in Cassino)S. Bertario Abate (in Cassino)S. Basilio v. (in Caira di Cassino)S. Giovanni Battista (in S. Angelo in Theodice di Cassino)S. Maria della Valle (in S. Angelo in Theodice di Cassino)
    AQUINO

    2.3. La Zona pastorale di Aquino è costituita alle parrocchie di:
    Costanzo V. e M. e S. Tommaso d’Aquino (concattedrale – in Aquino)SS. Pietro e Paolo Apostoli (in Arce)S. Lucia V.M. (in Castrocielo)S. Giuseppe e S. Gaetano (in Colfelice)S. Maria Assunta (in Villafelice di Colfelice)S. Magno Vescovo e Martire (in Colle San Magno)S. Maria Assunta (in Piedimonte S. Germano)S. Maria Assunta (in Piedimonte S. Germano – Piazza Municipio)S. Maria Assunta e S. Bernardo Pellegrino (in Roccadarce)SS.ma Annunziata (in Roccasecca)S. Margherita V.M. (in Roccasecca)S. Maria delle Grazie (in Roccasecca)S. Maria Assunta (in Roccasecca)Giacomo Apostolo (in Villa S. Lucia)Lucia v. m. (in Villa S. Lucia)

    PONTECORVO

    2.4. La Zona pastorale di Pontecorvo è costituita alle parrocchie di:
    Bartolomeo Apostolo (concattedrale – in Pontecorvo)Ermete e S. Grimoaldo presbiteri (in Pontecorvo)Marco Evangelista e S. Michele Arcangelo (in Pontecorvo)Maria di Porta (in Pontecorvo)Nicola di Porta (in Pontecorvo)Oliva v. (in Pontecorvo)Paolo Apostolo (in Pontecorvo)SS.ma Annunziata e S. Biagio v. m. (in Pontecorvo)SS.ma Annunziata (in Castelnuovo Parano)S. Maria della Minerva (in Castelnuovo Parano)S. Antonio Abate (in Castelnuovo Parano)Maria Maggiore e S. Filippo Neri (in Esperia)Pietro Apostolo in Curulis (in Esperia)Maria Maggiore (in Monticelli di Esperia)S. Maria della Vittoria (in Isoletta d’Arce)Antonino m. (in Pico)SS.mo Salvatore (in Pignataro Interamna)S. Biagio v. e m. (in Sant’Ambrogio sul Garigliano)
    S. Benedetto Abate (in Sant’Andrea del Garigliano)SS.ma Annunziata e S. Tommaso Apostolo (in Vallemaio)S. Giorgio m. (in San Giorgio a Liri)Giovanni Battista (in S. Giovanni Incarico)S. Maria degli Angeli (in Sant’Apollinare)

    ISOLA DEL LIRI

    2.5. La Zona pastorale di Isola del Liri è costituita alle parrocchie di:
    S. Andrea Ap. e S. Vito m. (in Arpino)S. Maria di Civita Falconara (in Arpino)S. Michele Arcangelo (in Arpino)S. Maria del Carmine (in Arpino)Antonio di Padova e S. Restituta V.M. (in Carnello di Sora)S. Croce (in Castelliri)S. Barbara Vergine e Martire (in Fontana Liri)S. Stefano Protomartire (in Fontana Liri)Maria SS.ma Immacolata (in Isola del Liri)S. Lorenzo Martire (in Isola del Liri)S. Maria dei Fiori e S. Carlo Borromeo (in Isola del Liri)San Folco Pellegrino (in Santopadre)

    BALSORANO

    2.6. La Zona pastorale di Balsorano è costituita alle parrocchie di:
    Santi Giovanni Battista ed Evangelista (in Pescosolido)Maria SS.ma di Pompei (in Forcella di Pescosolido)S. Rocco (in Balsorano)SS.ma Trinità (in Balsorano)S. Maria dei Sassi (in Ridotti di Balsorano)S. Giovanni Battista (in Canistro)S. Maria della Fonticella (in Canistro)S. Stefano Protomartire (in Civita D’Antino)S. Lidano Abate (in Pero dei Santi di Civita D’Antino)S. Giovanni Battista (in Civitella Roveto)SS.ma Trinità (in Meta di Civitella Roveto)S. Maria (in Morino)S. Maria della Stella (in Grancia di Morino)S. Giovanni Battista (in Rendinara di Morino)S. Michele Arcangelo (in Pescocanale di Capistrello)S. Maria (in S. Vincenzo Valle Roveto)S. Rocco e S. Giovanni (in S. Vincenzo Valle Roveto)S. Nicola (in Castronovo di S. Vincenzo Valle Roveto)S. Restituta e S. Michele Arcangelo (in Le Rosce di S. Vincenzo Valle Roveto)
    S. Maria Assunta (in S. Vincenzo Valle Roveto)

    ATINA

    2.7. La Zona pastorale di Atina è costituita alle parrocchie di:
    S. Onofrio (in Alvito)S. Simeone Profeta (in Alvito)SS. Giovanni Battista ed Evangelista (in Alvito)S. Maria Assunta (in Alvito)S. Maria Assunta (in Atina)S. Scolastica v. (in Atina Inferiore)S. Ciro m. (in Settignano di Atina)S. Maria del Carmine (in Rosanisco di Atina)S. Maria Assunta (in Belmonte Castello)S. Maria della Pace e S. Barbato (in Casalattico)SS. Giovanni Battista ed Evangelista (in Casalvieri)S. Maria delle Grazie e S. Pietro (in Casalvieri)S. Maria delle Rose (in Casalvieri)SS. Giovanni Battista ed Evangelista (in Fontechiari)S. Nicola e S. Leonardo (in Gallinaro)S. Giuseppe e S. Gennaro (in Picinisco)S. Lorenzo Martire (in Picinisco)S. Maria Assunta (in Posta Fibreno)S. Biagio v. e m. (in San Biagio Saracinisco)S. Maria e S. Marcello (in San Donato Val di Comino)S. Stefano Protomartire (in Settefrati)S. Michele Arcangelo (in Pietrafitta di Settefrati)Maria Assunta (in Terelle)S. Maria delle Grazie (in Cardito di Vallerotonda)SS. Giovanni Battista ed Evangelista (in Vicalvi)SS.ma Annunziata (in Villalatina)S. Anna (in Vallegrande di Villalatina)

    CERVARO

    2.8. La Zona pastorale di Cervaro è costituita alle parrocchie di:
    S. Giovanni Battista (in Acquafondata)S. Antonio di Padova (in Casalcassinese di Acquafondata)S. Paolo e S. Maria Maggiore (in Cervaro)S. Lucia di Trocchio (in Cervaro)S. Benedetto Abate (in Pastenelle di Cervaro)S. Maria Maggiore (in Roccadevandro)S. Maria la Nova (in Camino di Roccadevandro)S. Giuseppe (in Casamarina di Roccadevandro)SS.mo Salvatore (in Cocuruzzo di Roccadevandro)S. Maria del Farneto (in Farneto di Roccadevandro)S. Maria di Mortola (in Mortola di Roccadevandro)S. Michele Arcangelo – S. Nicola (in San Pietro Infine)S. Maria La Nova (in Sant’Elia Fiumerapido)S. Biagio v. e m. (in Sant’Elia Fiumerapido)S. Maria del Carmine (in Portella di S. Elia Fiumerapido)S. Maria dell’Olivo (in Olivella di Sant’Elia Fiumerapido)S. Michele Arcangelo (in Valleluce di Sant’Elia Fiumerapido)S. Maria della Rosa (in San Vittore del Lazio)S. Cesareo (in San Vittore del Lazio)S. Maria Assunta (in Vallerotonda)S. Maria Goretti (in Cerreto di Vallerotonda)S. Maria Addolorata (in Valvori di Vallerotonda)
    S. Maria Assunta (in Viticuso)
    3. La Zona pastorale è una realtà territoriale ispirata all’ecclesiologia di comunione, comprende più parrocchie di uno stesso territorio, omogenee per cultura, condizioni socio-economiche e religiose, che richiedono un’azione pastorale specifica e coordinata.

    4. I principi ispiratori della Zona sono la corresponsabilità, la partecipazione e la sussidiarietà.

    5. Gli obiettivi della Zona sono :
    - essere luogo primario e privilegiato di riflessione, di programmazione, di svolgimento e di verifica dell’azione pastorale;- favorire l’animazione e il coordinamento di tutte le iniziative pastorali per mezzo di una programmazione organica;- essere struttura di mediazione e di collegamento tra la Diocesi e le sue articolazioni sul territorio, al fine di una maggiore efficacia dell’azione pastorale.
    6. I compiti principali della Zona sono:
    - la conoscenza del territorio ed in particolare della situazione socio-religiosa;- la programmazione, la realizzazione e la verifica di un’azione pastorale organica ed unitaria, che traduca a livello locale le linee fondamentali del progetto pastorale diocesano rispondendo alle esigenze ed alle sollecitazioni del territorio;- la formazione spirituale e pastorale degli operatori;- l’avvio e la costituzione di unità pastorali, attraverso l’individuazione, nell’ambito del territorio zonale, di fasce pastorali che richiedono un’azione pastorale specifica ed omogenea e la promozione di forme di collaborazione istituzionali tra parrocchie.
    7. Gli organi della Zona sono: il presbiterio zonale, il Vicario di Zona, il consiglio pastorale di zona. L’ufficio del Vicario Pastorale di Zona e il Consiglio Pastorale di Zona (=CPZ) vengono regolati dagli Statuti già approvati il 20 luglio 2010 dal mio predecessore Mons. Filippo Iannone e da me confermati in ogni loro parte.

    8. Il Presbiterio di Zona è composto dai presbiteri che esercitano il proprio ministero nel territorio della Zona e che, in forza del mandato ricevuto dal Vescovo come pastori delle comunità loro affidate (can. 515, § 1), sono i primi responsabili dell’azione pastorale.

    9. Il Presbiterio di Zona si riunisce di norma una volta al mese. Gli incontri hanno il fine di promuovere l’unità dell’azione pastorale, di formulare le proposte di attività, di analizzare i problemi più urgenti, di proporre soluzioni e di verificarle, con particolare attenzione alla vita e al ministero sacerdotale.

    10. Le riunioni del Presbiterio di Zona sono presiedute dal Vicario di Zona, e vengono verbalizzate su un apposito Registro di Zona.

    11. Il Presbiterio di Zona ha un suo segretario, che svolge i seguenti compiti: predisporre, d’intesa con il Vicario di Zona, l’ordine del giorno delle riunioni, comunicare ai presbiteri orari e luogo, redigere il verbale.

    12. Il segretario del presbiterio di Zona è eletto a maggioranza assoluta dei presbiteri della Zona, dura in carica cinque anni e può essere rieletto per un secondo quinquennio.

    13. Alle riunioni del presbiterio di Zona possono essere invitati i diaconi che esercitano il proprio ministero nel territorio della Zona, così come, qualora le circostanze lo richiedano, ci si può avvalere dell’aiuto di esperti.

    Il presente decreto entra in vigore il 6 gennaio 2015, ed è approvato ad experimentum per il periodo di un anno.

    Si dà mandato al Cancelliere della Curia Vescovile di notificarlo a tutti i parroci mediante la spedizione di un esemplare, dispensando, di conseguenza, da ogni forma di promulgazione. Con l’entrata in vigore del presente decreto si ritiene abrogata ogni altra disposizione normativa in materia.Dato a Sora, dalla Nostra Sede, il 6 gennaio 2015,Solennità dell’Epifania del Signore,anno secondo del mio episcopato.
    + GERARDO ANTONAZZO

    Vescovo Il Cancelliere Sac. Mario Santoro

    FONTE:http://www.diocesisora.it/istituto/?page_id=2560
    Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam!!!!!

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