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Discussione: Cronache della Diocesi Suburbicaria di Porto - Santa Rufina - 2017

  1. #1
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    Cronache della Diocesi Suburbicaria di Porto - Santa Rufina - 2017

    La magia del presepe vivente



    Grande successo per la rappresentazione del Natale nel Borgo di Santa Maria di Galeria
    Da molto tempo a Santa Maria di Galeria non si rappresentava più la nascita del Salvatore. Quest'anno ecco la gradita sorpresa, qualche giorno prima del Natale: Venerdì 23 Dicembre. Grazie all'intraprendenza dei giovani dell'Oratorio, alle mamme e ai papà che si sono lasciati coinvolgere nella simpatica iniziativa, ai tanti che hanno collaborato "dietro le quinte" (tecnici e costumisti), è stata realizzata una grande scenografia nel nostro borgo storico antistante la Chiesa di Santa Maria in Celsano. A completare il tutto, musiche suggestive e voce narrante fuori campo.
    Arti e mestieri a fare da corona alla narrazione delle tappe salienti della storia della salvezza: dalla profezia della Vergine che metterà al mondo il Salvatore fatta dal profeta Isaiai, all'annuncio alla Madonna da parte del'Arcangelo Gabriele, la visita a Santa Elisabetta .. e poi il censimento pubblicato dai soldati romani, il viaggio a Betlemme e la mancata accoglienza nelle locande che erano tutte piene. Infine, ecco la capanna nella quale verrà al mondo il Figlio di Dio.
    Tra due bravissimi Maria e Giuseppe, la bellissima immagine del Bambinello che ammiriamo la notte di Natale completa la toccante scena della Natività. Gli Angeli, piccoli e grandi, del Paradiso, partendo dalla Chiesa, vanno dai pastori per invitarli ad accorrere alla grotta. Infine, ecco i Santi Magi giunti dall'Oriente per adorare il Figlio di Dio e, dietro a loro, cantando "Tu scendi dalle stelle" tutti gli altri figuranti. Questo il messaggio del Natale, interpretato con grande serietà e bravura da grandi e piccoli, tutti coinvolti nel mettere in scena l'antica e sempre nuova storia della nostra salvezza. Un'iniziativa che, siamo sicuri, andrà crescendo e migliorando e si ripeterà anche gli anni prossimi per la gioia di tutti che vedranno rianimarsi l'antico Borgo di Santa Maria di Galeria.
    Maria Rigali
    "perchè possiamo essere cristiani e tanto più cattolici"...perchè Dio è Amore.

  2. #2
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    Quello stupore che trasforma



    A Castel di Guido il presepe vivente richiama i valori della campagna romana
    “Per l’edizione 2016, ci ha dichiarato il Dott. Gregorio Schirinzi, data la crisi ormai costantemente presente nella nostra quotidianità, si è deciso di riproporre lo stesso scenario della scorsa edizione riciclando parti del presepe già utilizzate, cambiando però i protagonisti. La mangiatoia , posta all’interno della ormai “affezionata” corte del Casalone , diventa il punto di riferimento per il nostro Presepe”. Prosegue il Dott. Schirinzi:” La “sceneggiatura”è affidata all’estro creativo dei figuranti , così le bancarelle diventano le scene della sacra rappresentazione.”“A Castel di Guido il Presepio è stato allestito con il lavoro collettivo di tutto il Quartiere” ci ha detto soddisfatto il VicePresidente del C.d.Q. Mauro Solidani. Prosegue Mauro :” Siamo fieri di questo lavoro collettivo, frutto di molti aderenti al Comitato, che pur tra mille difficoltà, ha saputo riprodurre l’atmosfera del Natale. Quest’atmosfera è ricca di emozioni personali e sensazioni da noi tutti condivise. “Certo che la sensazione di Mauro Solidani è vera e si respira ,”è visibile”, girando tra le corti e gli angoli scenici che il visitatore incontra prima di arrivare al quadro della Natività.Credo che anche Francesco d’Assisi che, nel 1223 a Greccio, rappresentò la Natività con personaggi viventi, istituendo così la Sacra rappresentazione della Natività andrebbe fiero di questo Presepio allestito ai confini di Roma , nella tranquillità della Campagna Romana.
    Don Luigi Bergamin ,parroco di Castel di Guido, ci ha detto :”Questo è un Presepe fatto con elementi semplici, in quanto naturali, al fine di richiamare la “povertà” nella sua bellezza. “ Prosegue Don Luigi: ”E’ tutto bello e tutto conduce al messaggio che l’Angelo ci ha lasciato “Pace in terra agli uomini di buona volontà”. Chiosa Don Luigi: ”L’uomo e la donna di oggi, più che mai hanno bisogno, come Francesco d’Assisi, di “vedere con gli occhi del corpo” il Bambino nella mangiatoia per poter “sentire” ,dentro, quella tenerezza che commuove, quella gioia che vivifica, quello stupore che trasforma per entrare in giusta sintonia nel Mistero più grande e più bello che all’umanità sia stato donato di provare. Voglio fare un plauso e, quindi, rivolgere un grazie a tutti i figuranti , ai partecipanti e agli organizzatori della Sacra rappresentazione. Grazie, ci avete reso orgogliosi di essere Cittadini e Comunità cristiana di Castel di Guido”.
    Partecipano: Parrocchia SPIRITO SANTO, Comunità Terapeutica Castel di Guido, Ass. Castel di Guido , il C.d.Q., Don Luigi Bergamin per la consulenza storica, religiosa e per la supervisione dei testi che sono declamati, “il sacro racconto”, ai visitatori.
    La manifestazione verrà replicata il 6 gennaio 2017 dalle ore 18,00 sino alle ore 20,00.
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  3. #3
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    Il popolo del presepe




    Cesano, ancora un successo per la sesta edizione del presepe vivente
    È nato nel 2010 il famoso presepe vivente di Cesano, estrema periferia nord della Città, grazie all’intraprendenza del Parroco Don Federico Tartaglia, che ogni anno, insieme alla valida collaborazione della “ProLoco” riesce a coinvolgere quasi un centinaio di figuranti, per non parlare del backstage, del lungo lavoro di preparazione dei costumi e allestimento della scenografia, nell’ampia area parrocchiale della Chiesa di San Sebastiano in Via della Stazione di Cesano 402.
    L’edizione di quest’anno, il 22 e 23 dicembre, dalle sette alle nove di sera, che ha richiamato centinaia di visitatori, chiamati ad “immergersi” nella magica storia del presepe, grazie alla sapiente ricostruzione degli ambienti della Terrasanta di duemila anni fa, comprendente anche una piccola sinagoga nella quale nientemeno che il Parroco, come gli antichi maestri d’Israele, è lì a tenere ai bambini una piccola lezione di sacra scrittura!
    Grandi e piccini, con i loro caratteristici costumi d’epoca, danno vita alla storia sacra della nascita del Figlio di Dio. Compresi nel loro ruolo, Maria e Giuseppe, ma anche tanti figuranti di arti e mestieri capaci di coinvolgere gli spettatori offrendo loro non solo lo spettacolo artigianale d’una volta ma anche uno spuntino nell’apposita locanda. Cosa che tutti mostrano di gradire.


    La notte di Natale, dopo la Messa di Mezzanotte, una piccola rappresentanza di questo grande popolo del presepe ha rievocato la nascita del Signore nella capanna di Betlemme. Ma il gran finale ci sarà il 5 gennaio, sempre a partire dalle 19 e fino alle 21, con l’arrivo dei Re Magi e un simpatico concerto gospel. (Red. - r.l.)
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  4. #4
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    La culla a San Benedetto


    Il presepe della Divina Provvidenza come la piazza di Norcia
    Quella chiesa di Norcia dove resta solo la facciata è l’ingresso del presepe che i parrocchiani della Divina Provvidenza hanno preparato per questo Natale. La basilica di San Benedetto, che tutti hanno visto in televisione così ferita, diventa il luogo della Natività. Lo spazio che ora è completamente all’aperto si pone in questo presepe come segno di speranza del Bambino Gesù che viene «ad abitare mezzo a noi».
    E da questo centro si irradia in tutta la piazza, che gli artigiani di Fiumicino hanno ricostruito con tanta passione e bravura, la luce che rinnova tutte le cose e la vicinanza di tanta gente che con questa semplice ma grande opera vuole abbracciare chi vive la sofferenza e la difficoltà di non avere una casa.
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    Dalle macerie alla speranza


    A Santa Marinella il presepe è vicino a chi soffre
    «E venne ad abitare in mezzo a noi». In solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto la parrocchia di San Giuseppe a Santa Marinella ha preparato un presepe che si stringe attorno alla persone che soffrono.
    Un mondo di macerie è davanti ai nostri occhi. Macerie della terra, delle città, ma anche macerie dello spirito, macerie delle coscienze nel cui disordine scorrono il pianto degli uomini, la giustizia e la misericordia di Dio. La notte dello sconforto, la notte dell’abbandono, però, ancora una volta, da oltre due millenni, si illumina di speranza e di letizia: Gesù, il Figlio di Dio, scende tra noi, nella rievocazione annuale del suo Natale e, nello stesso tempo nel suo quotidiano incarnarsi nel Sacramento Eucaristico.
    “II popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce: su quelli che dimoravano in terra e in ombra di morte, una luce si è levata” (Isaia, 9, 2). L’annuncio del profeta è un annuncio di speranza ma anche di raccoglimento per meditare, proprio nella luce del Figlio di Dio, sulle rovine spirituali, sui deserti della guerra, sulla violenza commessa contro i deboli; rovine che, senza sosta, l’uomo causa con la ribellione alla legge divina, e alle quali si aggiungono quelle naturali che, tragicamente dicono e ammoniscono quanto l’umanità sia, nella sua superbia, inadeguata e impotente di fronte alla catastrofe che, come la rappresentazione dimostra, tutto travolge seco senza distinzione alcuna.
    Le macerie dello spirito son quelle di una società che ha svuotato il significato profondo ed intimo di questo evento, la nascita di Gesù, facendone una stridula, babelica campagna di voci e di immagini che noleggia l’evento divino per un’occasione di svago, divertimento e di peccato. Sicché, anche gli affetti familiari, i valori dell’infanzia, il calore dell’altruismo, della carità, della sollecitudine, caratteri specifici e luce del Natale di Gesù, sono svenduti in questa follìa consumistica e pagana.
    Ecco, allora, che davanti ai segni della distruzione, così come illustrati dalla scena di questo presepe, il cristiano ha di che riflettere, meditare ma, soprattutto ha di che sperare perché non saremo mai soli, perché sappiamo che Lui “non ci lascerà orfani” (Gv. 14, 18).
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  6. #6
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    Una memoria in benedizione


    Massimina, concerto di Natale per ricordare p. Antonio Tisci
    Nella serata del 29 dicembre 2016 presso la Parrocchia del Corpus Domini il coro della SIAE di Roma ha tenuto un Concerto natalizio in memoria di P. Antonio Tisci, scomparso il 27 settembre scorso. Al concerto hanno partecipato diversi familiari del Confratello defunto provenienti da Roma, Bologna, Milano e Cassano-Bari, il Console albanese a Roma e l'Ambasciatore dell'Albania presso la Santa Sede e alcuni membri del Consiglio Generalizio dei Rogazionisti: P. Jose Maria Ezpeleta, Vicario Generale, P. Gilson L. Maia e P. Matteo Sanavio Consiglieri Generali, oltre numerosi fedeli.
    Prima dell'esecuzione dei dodici brani natalizi, un gruppo di ragazzi della parrocchia ha introdotto il momento con un canto di Natale suonato con chitarre e flauto traverso, mentre il Parroco P. Luigi Amato ha accolto i presenti spiegando le finalità dell'iniziativa. Un ringraziamento speciale oltre ai componenti del Coro SIAE al Sig. Francesco Mundo, responsabile degli Ex Allievi di Roma, che si è fatto promotore dell'iniziativa.
    Dopo la riuscita manifestazione fatta in Chiesa, tutti i partecipanti sono stati invitati nel salone parrocchiale per un momento di convivialità e di fraternità per i saluti e lo scambio degli auguri.

    Padre Renato Spallone
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    La Chiesa alza la voce per i lavoratori


    Durante il Natale Ecotech licenzia 90 persone. La visita di monsignor Reali al presidio in aeroporto.
    «È del tutto inaccettabile che 90 persone siano state licenziate in tronco sotto le feste di Natale» – lo afferma mons. Gino Reali, vescovo di Porto-Santa Rufina, dopo l'incontro con i dipendenti della Ecotech, società di pulizie di bordo, nel sit-in organizzato davanti alla parrocchia Santa Maria degli Angeli all'interno dell'area aeroportuale di Fiumicino.
    «È incredibile – ribadisce Reali – il modo in cui è avvenuto il licenziamento: senza alcun preavviso alcuni lavoratori non hanno potuto accedere al posto di lavoro perché il loro badge era stato disattivato. Esprimo a queste persone e alle loro famiglie tutta la solidarietà della nostra Chiesa di Porto-Santa Rufina. Almeno a Natale tutti avrebbero il diritto di vivere in pace e serenità. Da troppo tempo assistiamo in silenzio all’umiliazione di chi vuole solo poter lavorare; la Chiesa alza con forza la propria voce per sostenere i diritti degli operai e delle loro famiglie.
    «Purtroppo – continua il vescovo – da anni si vanno sempre più complicando i rapporti lavorativi all'interno dell'aeroporto di Fiumicino, il più importante luogo di lavoro della regione Lazio. E questo è solo l’ennesimo caso di lavoratori precipitati nella precarietà e costretti a rivendicare i loro legittimi diritti. Va detto con chiarezza che la dignità dei lavoratori va sempre rispettata e non è negoziabile. Le persone non sono merce da acquistare al miglior prezzo ma il centro e il motore di ogni attività professionale. E bisogna sempre ricordare che dietro ogni licenziato c’è una famiglia che soffre».
    «Sono certo – conclude Reali – che chi ha responsabilità in questa vicenda garantirà il reinserimento professionale e il giusto salario ai lavoratori. Spero poi che ci sia maggiore consapevolezza e progettualità da parte di tutti gli operatori aeroportuali nelle strategie imprenditoriali e nella composizione delle crisi occupazionali perché situazioni così gravi non abbiano a ripetersi».
    di Redazione
    05/01/2017
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    Scoprire l’altro attraverso le tradizioni


    La Giornata del migrante e del rifugiato domenica al Sacro Cuore di Ladispoli
    Domenica prossima si celebra la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. In diocesi l’evento si svolge nella parrocchia del Sacro Cuore di Gesù a Ladispoli, in via dei Fiordalisi 14. «Migranti minorenni, vulnerabili e senza voce» è il tema che la fondazione Migrantes ha scelto per questa 103ª edizione. Un evento molto sentito in diocesi e preparato con grande passione dai molti immigrati che risiedono in diocesi da tanti anni.
    «Per conoscere ed apprezzare i doni che il Signore fa alla sua Chiesa di Porto–Santa Rufina – dice Enzo Crialesi, direttore ufficio diocesano per la pastorale dei migranti –, gli immigrati cattolici con le loro famiglie invitano la comunità diocesana a condividere con loro questa festa all’insegna della conoscenza reciproca». L’attenzione della diocesi ai migranti nasce dall’importante impatto sociale e culturale che il fenomeno ha nel territorio.
    Per sua natura la Chiesa portuense è da sempre interessata dal passaggio di genti che la attraversavano per trovare occasioni di vita dignitosa rispetto ai paesi di origini dove condizioni economiche e civili mettono in difficoltà qualsiasi progetto positivo per sé e per la propria famiglia. La città di Ladispoli è indicativa in questo senso. Nel secolo scorso ha visto il passaggio di tanti che qui hanno trovato accoglienza e disponibilità.
    E oggi la presenza di residenti provenienti da altri stati si aggira attorno al 20% della popolazione. Il programma del 15 gennaio inizia alle ore 16 con il saluto del vescovo Reali e delle autorità presenti. Alle ore 16.15 i cappellani, che proprio nel mese di dicembre hanno incontrato il vescovo in curia per la programmazione pastorale annuale, presentano le diverse comunità di migranti. Segue poi il racconto delle persone che hanno trovato in Italia una nuova patria. I gruppi proporranno le preghiere e i balli delle loro tradizioni. Alle ore 18.30 il vescovo presiede la concelebrazione eucaristica con i cappellani e i parroci della diocesi. La serata si conclude con una cena preparata con i piatti tipici delle nazionalità presenti.
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    L'inclusione come atteggiamento cristiano


    Al via la formazione per i catechisti.
    L’inclusione come atteggiamento cristiano» è il percorso in sei incontri per i catechisti che si tiene al centro pastorale diocesano (Via della Storta 783 Roma) dalle ore 9.30 alle 12. Il calendario: 21 gennaio, “La gestione del gruppo” con Alessandro Ricci, psicologo dell’Università Pontificia Salesiana di Roma. 28 gennaio. “La inclu- sione dei ragazzi in difficoltà” con Michela De Luca e Marabella Bruno, psicoterapeute dell’età evolutiva. 4 febbraio, “La disabilità e le molteplici risorse della liturgia” con suor Antonella Meneghetti della Pfse “Auxilium” di Roma.
    18 febbraio, “L’esperienza della comunità con le persone con autismo”, con don Luigi d’Errico, parroco dei Santi Martiri di Uganda a Roma. 25 febbraio, testimonianza della comunità “Fede e luce”. 4 marzo, testimonianze e conclusioni del percorso con don Massimo Consolaro, responsabile settore disabili dell’Ufficio Catechistico Diocesano, diacono Michele Sardella dell’ufficio diocesano per la pastorale sanitaria e Maria Rosa Coppola, referente del settore disabili dell’ufficio catechistico.


    di red.

    13/01/2017

    Servi della luce


    In Cattedrale il Vescovo ordina Diaconi Giuseppe Curtò e Salvatore Barretta
    «Ricordatevi che noi siamo soli dei servi, utili nella misura in cui ci sappiamo illuminare dal Signore e sappiamo custodire la sua luce» - questa l’idea fondamentale attorno a cui è ruotata la suggestiva omelia del vescovo in occasione del conferimento del diaconato a Giuseppe Curtò e Salvatore Barretta, seminaristi della diocesi alunni del pontificio collegio leoniano di Anagni. Siamo alla vigilia della solennità dell’Epifania del Signore, che, come diciamo a Roma, "tutte le feste se porta via", e prima di chiudere questi poetici giorni del Natale ecco che i Re Magi ci portano in dono la consacrazione di questi due figli della nostra terra.

    Salvatore appartiene alla Parrocchia del Rosario di Ladispoli dove è cresciuto insieme alla sua famiglia prima di entrare in seminario dove ha svolto regolarmente l’iter formativo con brillanti risultali. Figlio di adozione della nostra terra della nostra terra è Giuseppe, approdato a Riano per mezzo della Taddeide, ma pronto ad entrare tra le fila del clero diocesano, dopo aver conosciuto e prestato ministero in diverse parrocchie della Diocesi. Giuseppe, classe 1985, e Salvatore, classe 1987, dalla sera della vigilia dell’Epifania assumono il titolo “don”, segno della loro definitiva consacrazione a Dio nel servizio della Chiesa.

    «Custodi della luce», dicevamo, è questa la consapevolezza di ogni ministro della Chiesa, chiamato e inviato dal Signore per essere un punto di riferimento nel cammino dei propri fratelli. Viene da pensare a quando, prima dell’avvento dell’energia elettrica, sui fari e sulle torri di avvistamento le fiaccole e le lanterne venivano mantenute accese nel buio della notte da persone interamente dedicate a questo servizio - umile, sì, ma assolutamente fondamentale per i naviganti e per la comunità. Perché questo è, e rimane, un diacono come anche un presbitero: un custode della luce, il dono immenso che è la grazia di Dio contenuta nei sacramenti e l’annuncio della verità che salva.

    Ai due diaconi perciò il Vescovo ha ricordato che il primo dovere è quello di lasciarsi illuminare da Cristo. Nella vita dei ministri della Chiesa, il messaggio e il messaggero sono indissolubilmente legati. Servirebbero a poco l’eloquenza, la capacità di fare, la bravura umana, slegate da una profonda testimonianza di vita. Ecco perché nel rito si ascoltano queste parole: «Credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni». Certo, i nostri giovani hanno sperimentato l’affetto e la simpatia di una Chiesa che li accoglie, grata al Signore di questo grande dono, sapendo che la tappa del diaconato che pure li consacra definitivamente prepara lo scatto finale verso il presbiterato che riceveranno entro l’anno. La Chiesa però attende anche moltissimo da loro: la grazia del sacramento che segna la loro vita deve ridondare a vantaggio di tutta la comunità cristiana, il Diaconato non è solo per loro, non è un dono personale, ma un bagliore che si irradia.

    Scorre il rito e sentiamo nominare i santi e beati del cielo, un attimo prima che le mani del Vescovo siano posate sulla testa degli ordinandi per comunicare il sigillo dello Spirito Santo. Stesi a terra, insieme al Vescovo e a tutti noi i due diaconi chiedono la grazia di Dio che li trasformi perché possano esercitare l’opera del ministero nella Chiesa con una degna e luminosa condotta di vita. Il cielo e la terra sembrano racchiuse in questo gesto: da un parte una persona che offre la propria vita a Dio pronta a mettersi al servizio dei fratelli, dall’altra Iddio che tramite le mani del Vescovo prende possesso di una sua creatura conformandola a Cristo, servo obbediente. Passa il tempo degli applausi e degli auguri, si spengono i riflettori e riprende la vita ordinaria. Salvatore e Giuseppe oggi hanno bisogno della nostra preghiera perché nel silenzio della meditazione possano comprendere il miracolo che in essi è avvenuto e custodire, grati,lo stupore del dono. Come una luce che si irradia. (Red. - r.l.)




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  10. #10
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    E allora avanti!»


    Inizio del ministero pastorale di Don Giuseppe Colaci presso la Chiesa Cattedrale a La Storta
    Con queste parole don Giuseppe Colaci ha avviato il suo servizio di parroco presso la cattedrale de La Storta. E' la sera dell’8 gennaio, la Messa vespertina è gremita da moltissime persone provenienti non solo dal quartiere della periferia romana ma anche dalla cittadina balneare di Ladispoli. Lì nella zona nuova oltre la ferrovia ha speso gli ultimi vent’anni. Quando arrivò a Ladispoli poco più che trentenne, si trovò davanti una chiesa da costruire e una comunità da radunare. Impresa in cui si è buttato con generosità ed entusiasmo e i cui risultati sono ben noti, dentro e fuori Ladispoli. Ora egli approda a La Storta, una comunità particolare, la prima della diocesi in quanto riunita in quella chiesa che è capo e madre di tutte le altre parrocchie essendo la chiesa nella quale il vescovo ha la propria sede, contornato dal Capitolo dei Canonici.
    «Il vescovo attende tanto da te» ha detto mons. Reali al nuovo parroco. Perché se è vero che non tutto inizia oggi, in quanto la storia di questa comunità parte da lontano ed è segnata dal servizio umile e generoso di bravi sacerdoti che qui hanno dato il meglio di sé – basti pensare all’indimenticato don Carlo Bessonnet – è anche vero che ogni avvicendamento segna un po’ come un nuovo inizio. La nave che veleggia e l’equipaggio sono gli stessi, ma la voce del capitano è differente.
    «Sentiamoci tutti impegnati a costruire la comunità cristiana»: questo è il proposito del nuovo parroco, che a La Storta è nato ed è cresciuto e ha esercitato i primi tre anni di ministero sacerdotale. Certo, in vent’anni la comunità naturalmente è cambiata, ma l’impegno per costruire insieme la casa comune è lo stesso. Nell’ultimo anno la comunità è stata guidata particolarmente dai viceparroci, che, consapevoli della responsabilità derivata dall’assenza del parroco hanno saputo affrontare al meglio la situazione ottenendo consenso e riconoscimento. Don Lulashi affiancato da don Charles e don Melvin, hanno assicurato ai fedeli l’accoglienza, la celebrazione dei sacramenti e le attività pastorali ordinarie. A loro va la gratitudine di tutti.
    Nei ringraziamenti al termine della celebrazione ha trovato giusta collocazione anche la parrocchia del Sacro Cuore di Ladispoli, chiamata non senza sorpresa e certo con dispiacere a lasciar andare don Giuseppe in vista di un altro incarico. Anche se non sono mancate espressioni di meraviglia e dispiacere, la comunità ha saputo reagire con grande maturità e spirito di fede. Grati a don Giuseppe i fedeli si preparano già ad accogliere il loro nuovo parroco e, prima ancora di conoscerne il nome, pregano per lui.
    Ha ricordato don Giuseppe come la sua vita sia stata profondamente segnata dai Sacri Cuori di Gesù e Maria nella varie tappe dell’infanzia, della formazione, dell’ordinazione presbiterale, del ministero. Ora che dal Sacro Cuore di Gesù di Ladispoli passa ai Sacri Cuori di Gesù e Maria egli sa di poter contare sulla protezione della Madre e del Figlio, nei nomi dei quali inizia il suo nuovo ministero. (Red. - s.c.)


    «Giorno dell'incontro» con le suore anziane


    Alla casa intercongregazionale Santissima Trinità di Via Trofarello
    È ormai divenuta esperienza consolidata l’incontro in via del Trofarello a Casalotti dove, ci ritroviamo USMI e CISM diocesano, ogni anno nel tempo di Natale per far festa alle sorelle anziane della Comunità Intercongregazionale che risiede nella Casa di riposo “Ancelle della Santissima Trinità”.
    Lo abbiamo definito Giorno dell’Incontro questo appuntamento molto atteso da tutte, in quanto ci ritroviamo insieme religiose di generazioni diverse, grandi e piccole. Le giovani sorelle delle diverse congregazioni offrono, alle sorelle anziane, momenti di gioia, di canto e di svago per rendere la loro solitudine e fatica dell’età un pò meno pesante anche se solo per un pomeriggio.
    La struttura, gestita dell’Associazione Caris, nella persona della Direttrice, la signora Patrizia Sperlongano, è sempre molto accogliente e collaborativa, piena di attenzioni perché tutto si svolga nel modo migliore.
    Quest’anno la giornata dell’Incontro, si colloca proprio nel cuore del Programma messo a fuoco dalla segreteria USMI/CISM perché, centro di attenzione e approfondimento è proprio la focalizzazione della cultura dell’incontro, raccolta dalle istanze di Papa Francesco proposte alla Chiesa tutta. Creare spazi d’incontro dove culture e generazioni diverse possano incontrarsi, conoscersi e dialogare in quella accoglienza fatta di gratuità fraterna e serena che mette al centro il Vangelo di Gesù.
    Ad arricchire questo incontro e a darne profondità, un concerto del gruppo vocale femminile Femalodic, della nostra Diocesi che, guidate dalla direttrice di coro Sara, hanno portato l’assemblea tutta nel cuore del Mistero dell’Incarnazione. Ascolto, profondità, contemplazione, preghiera sgorgata nella semplicità del cuore, attraverso antiche laudi al Verbo fatto carne, alla Vergine Madre, nello stupore dei pastori alla grotta di Betlemme. Tutto questo attraverso le melodiose voci intrecciate all’unisono in una armonia di cielo.
    In ultimo, i dono della vecchia Befana che arriva da lontano e alla romana con le scarpe tutte rotte! Gioia e abbracci per tutti, con doni utili e semplici, insieme a tanta fraternità e un pandoro consumato insieme.


    Sr. Loredana Abate
    Delegata USMI
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