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Discussione: Cappella Musicale del Duomo di Milano

  1. #301
    Partecipante a CR L'avatar di InChordisEtOrgano
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    Dice il proverbio: Chi vive sperando, muore cantando.
    Speriamo dunque in meglio per poter cantare bene, meglio di quanto si facesse a Roma......
    Mossa a dir poco avventata e inspiegabile, la nomina di mons. Palombella, quando non vi era assolutamente la necessità di provvedere ad un nuovo direttore. Con questa decisione si è scelto consapevolmente di troncare nettamente con la tradizione liturgico-musicale propria della nostra Cattedrale: insieme al povero don Claudio Burgio è stato silurato anche Migliavacca!

    Spero che i cantori della Cappella, l'associazione degli ex alunni e tutti quelli che hanno modo di far sentire la propria voce protestino contro questo capriccio: rischiamo di ritrovarci a sentir "sussurrare" il canto ambrosiano, a saltare direttamente dalle glorie del rinascimento al neoeletto maestro dimenticando quattro secoli abbondanti di storia della musica sacra (vittime illustri della damnatio memoriæ dal testé giubilato don Burgio in giù fino a Gabussi) e - horribile dictu - magari ad un bell'organo elettronico per far sentire "con pertinenza il suono dell'organo a canne" in tutto il Duomo.

    Mons. Migliavacca guardi giù e protegga dal cielo la sua cappella!
    Laudate Dominum in chordis et organo

  2. #302
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    Citazione Originariamente Scritto da InChordisEtOrgano Visualizza Messaggio
    Mossa a dir poco avventata e inspiegabile, la nomina di mons. Palombella, quando non vi era assolutamente la necessità di provvedere ad un nuovo direttore. Con questa decisione si è scelto consapevolmente di troncare nettamente con la tradizione liturgico-musicale propria della nostra Cattedrale: insieme al povero don Claudio Burgio è stato silurato anche Migliavacca!

    Spero che i cantori della Cappella, l'associazione degli ex alunni e tutti quelli che hanno modo di far sentire la propria voce protestino contro questo capriccio: rischiamo di ritrovarci a sentir "sussurrare" il canto ambrosiano, a saltare direttamente dalle glorie del rinascimento al neoeletto maestro dimenticando quattro secoli abbondanti di storia della musica sacra (vittime illustri della damnatio memoriæ dal testé giubilato don Burgio in giù fino a Gabussi) e - horribile dictu - magari ad un bell'organo elettronico per far sentire "con pertinenza il suono dell'organo a canne" in tutto il Duomo.

    Mons. Migliavacca guardi giù e protegga dal cielo la sua cappella!
    Io sono così sgomento, da essere senza parole.
    Povero don Luciano

  3. #303
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    Vorrei fare una riflessione più generale sulla cappella del duomo.

    1) Da non nativo ambrosiano - benché sia uno dei pochi parrocchiani del duomo... - non ho il mito di Migliavacca. Lo ritengo un buon compositore, sicuramente sarà stato una bravissima persona, niente da dire, ma ritengo che una presenza così ingombrante anche dopo il passaggio a miglior vita non sia positiva nell'attività musicale di una cappella. E, ripeto, lo dico con rispetto per l'uomo, per il compositore e per il maestro. Invece, dopo che ha retto la cappella per - sempre a mio parere - troppi anni, si continua anche oggi a vivere nella sua ombra. E infatti il coro sembra perennemente alla ricerca di un'identità diversa dalla copia sbiadita di quello che era un tempo.

    2) L'attuale direttore, ottimo prete e bravissima persona anche lui, non mi è mai sembrato molto adatto al ruolo. Già il fatto che nel curriculum - quindi tra le cose rilevanti di sé - metta che dà continuità alla figura di don Luciano, dice molto. Lasciamo perdere la formazione, perché si può essere ottimi direttori anche senza "titoli" rilevanti. Ma guardiamo ai risultati...

    3) Non si può dire che il coro canti male. Ma non è quello che ci si aspetterebbe da un coro di questo tipo. Sono addentro alla faccenda e conosco i problemi organizzativi e tutto quanto, ma lasciatemi dire che un coro che fa 100 servizi all'anno e che conta su una base di quel tipo, non può cantare in questo modo. I problemi di questo tipo dipendono in gran parte dal direttore. Ne segnalo due rilevantissimi: problemi grossi di vocalità e problemi grossissimi con gli attacchi. E infatti, quanto a quest'ultimo punto, basta vedere la gestualità di don Claudio: come si fa a stare insieme a fronte di quel tipo di direzione?
    Questi problemi si risolverebbero molto facilmente, con qualche mese di lavoro serio. Lavoro che, a quanto pare, non si vuole o non si può fare.

    4) E vengo al nocciolo: quanto si è puntato sulla creazione di una scuola milanese? Dove sono tutti gli allievi? Perché le cose sono molto semplici: dove si vuole dare forza a un'attività musicale, anche in Italia, si ha il coraggio di investire su di essa in modo professionale (vedi cattedrale di Vercelli). Perché l'unico prete ritenuto degno di succedere a don Luciano dà questo tipo di risultati? In una diocesi ancora non troppo priva di clero, perché non ce ne sono stati altri con una formazione solida? Mi ricollego al primo punto. So per esperienza che quando ci sono figure così ingombranti, si rischia la paralisi una volta che se ne vanno. E mi sembra che sia successo qualcosa di simile.
    Per capirsi, ma a voi sembra normale cantare in questo modo (a parte qualche tenore I e il bambino solista, che però studia con Casoni nel coro di vb della Scala)?


    5) Bene, detto tutto ciò io non capisco assolutamente che bisogno c'era di sostituire don Claudio. Perché lo dico? Ma è chiaro: se l'impostazione dell'attività musicale del duomo è questa, non è colpa di don Claudio. Se lui era quello che offriva le maggiori garanzie rispetto al progetto che si voleva perseguire, non è giusto fargli fare - adesso - la figura del poveraccio che ha giocherellato per anni ma adesso se ne deve andare perché arrivano i Veri Maestri. Questo professionalmente e umanamente è inaccettabile, oltre che inutile visto che non darà alcun risultato positivo.

    6) Quanto all'arrivo di Palombella, hanno già detto tutto gli amici ambrosiani, di cui condivido le preoccupazioni. Palombella non conosceva la polifonia romana, figuriamoci la tradizione ambrosiana. La sua nomina viene da molto in alto, perciò non c'è niente che le vostre email possano fare. Dico solo di prepararsi a veder comparire nella cappella personaggi di cui non conoscevate l'esistenza.

  4. #304
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    Citazione Originariamente Scritto da giovannini Visualizza Messaggio
    Vorrei fare una riflessione più generale sulla cappella del duomo.

    1) Da non nativo ambrosiano - benché sia uno dei pochi parrocchiani del duomo... - non ho il mito di Migliavacca. Lo ritengo un buon compositore, sicuramente sarà stato una bravissima persona, niente da dire, ma ritengo che una presenza così ingombrante anche dopo il passaggio a miglior vita non sia positiva nell'attività musicale di una cappella. E, ripeto, lo dico con rispetto per l'uomo, per il compositore e per il maestro. Invece, dopo che ha retto la cappella per - sempre a mio parere - troppi anni, si continua anche oggi a vivere nella sua ombra. E infatti il coro sembra perennemente alla ricerca di un'identità diversa dalla copia sbiadita di quello che era un tempo.

    2) L'attuale direttore, ottimo prete e bravissima persona anche lui, non mi è mai sembrato molto adatto al ruolo. Già il fatto che nel curriculum - quindi tra le cose rilevanti di sé - metta che dà continuità alla figura di don Luciano, dice molto. Lasciamo perdere la formazione, perché si può essere ottimi direttori anche senza "titoli" rilevanti. Ma guardiamo ai risultati...

    3) Non si può dire che il coro canti male. Ma non è quello che ci si aspetterebbe da un coro di questo tipo. Sono addentro alla faccenda e conosco i problemi organizzativi e tutto quanto, ma lasciatemi dire che un coro che fa 100 servizi all'anno e che conta su una base di quel tipo, non può cantare in questo modo. I problemi di questo tipo dipendono in gran parte dal direttore. Ne segnalo due rilevantissimi: problemi grossi di vocalità e problemi grossissimi con gli attacchi. E infatti, quanto a quest'ultimo punto, basta vedere la gestualità di don Claudio: come si fa a stare insieme a fronte di quel tipo di direzione?
    Questi problemi si risolverebbero molto facilmente, con qualche mese di lavoro serio. Lavoro che, a quanto pare, non si vuole o non si può fare.

    4) E vengo al nocciolo: quanto si è puntato sulla creazione di una scuola milanese? Dove sono tutti gli allievi? Perché le cose sono molto semplici: dove si vuole dare forza a un'attività musicale, anche in Italia, si ha il coraggio di investire su di essa in modo professionale (vedi cattedrale di Vercelli). Perché l'unico prete ritenuto degno di succedere a don Luciano dà questo tipo di risultati? In una diocesi ancora non troppo priva di clero, perché non ce ne sono stati altri con una formazione solida? Mi ricollego al primo punto. So per esperienza che quando ci sono figure così ingombranti, si rischia la paralisi una volta che se ne vanno. E mi sembra che sia successo qualcosa di simile.
    Per capirsi, ma a voi sembra normale cantare in questo modo (a parte qualche tenore I e il bambino solista, che però studia con Casoni nel coro di vb della Scala)?


    5) Bene, detto tutto ciò io non capisco assolutamente che bisogno c'era di sostituire don Claudio. Perché lo dico? Ma è chiaro: se l'impostazione dell'attività musicale del duomo è questa, non è colpa di don Claudio. Se lui era quello che offriva le maggiori garanzie rispetto al progetto che si voleva perseguire, non è giusto fargli fare - adesso - la figura del poveraccio che ha giocherellato per anni ma adesso se ne deve andare perché arrivano i Veri Maestri. Questo professionalmente e umanamente è inaccettabile, oltre che inutile visto che non darà alcun risultato positivo.

    6) Quanto all'arrivo di Palombella, hanno già detto tutto gli amici ambrosiani, di cui condivido le preoccupazioni. Palombella non sapeva niente di polifonia romana, figuriamoci della tradizione ambrosiana. La sua nomina viene da molto in alto, perciò non c'è niente che le vostre email possano fare. Dico solo di prepararsi a veder comparire nella cappella personaggi di cui non conoscevate l'esistenza.
    Ciao, vorrei risponderti punto per punto.

    1) don Luciano è una colonna della musica sacra del dopo Concilio. Nessuno come lui, in Italia, ha saputo produrre brani per la liturgia, adeguati e con un linguaggio musicale 900entesco. ho avuto modo di studiare con lui, pur avendo il difetto enorme di "fare le preferenze", musicalmente è un gigante, specie per i nanetti da cui è stato circondato.

    2) don Claudio è bravo, ma la Cappella non è nella sua lista di priorità. Siede su un malinteso principio di autorità, dimenticando che il diploma al Pontificio non l'ha nemmeno finito.
    Inoltre molte melodie proposte in questi anni, sono cose che ha scritto quando era poco più che adolescente e che gli corresse Migliavacca.

    3) Il livello musicale del Duomo è pietoso. Tutto si innesta su un ambiente "autotrofo", bambini che poi vanno a popolare le file di tenori e bassi senza nemmeno attendere la fine della muta della voce. Inoltre c'è un'eminenza grigia, omonima del maestro direttore, che da anni tira i fili dell'ambiente.

    4) La Diocesi non ha un'abbondanza di clero tale da poter dedicare a questa attività chissà quanti preti. Ma la scuola dei pueri è un ambiente educativo che certamente merita la presenza di un sacerdote.
    La scuola milanese con Migliavacca, Molfino, Bettinelli, Benedetti ha avuto una sua dignità, senza continuatori all'altezza.

    5) don Claudio ha tante cose, che qualche volta l'hanno fatto persino arrivare in ritardo in Duomo... si vedeva lontano kilometri che il suo interesse primo non era la Cappella, ma altro.
    Detto questo lui era perfetto per quel mantenimento dello status quo ante di molti, che sopra menzionavo.
    Nessuno ha ricordato la parabola del povero don Rusconi.

    6) Palombella ha un pedigree che ben conosciamo. E' lui a non conoscere l'ambiente milanese e soprattutto non conosce che realtà sia quella del Duomo, che in passato ha già fagocitato molti, vedi il povero Rusconi di cui sopra.
    In secondo luogo il Duomo non ha i soldi che aveva il Vaticano.
    Certamente essere riuscito a riciclarsi qui lo fa protetto da potenti, che non sono destinati a restare tali per sempre.
    Inoltre il servizio settimanale chiesto alla Cappella del Duomo non è paragonabile alle presenze della Sistina in Vaticano.
    Vediamo se il monsignore reggerà l'impatto, se lo reggerà il clero della Cattedrale, storicamente avverso a corpi estranei.
    Vediamo se alla cacciata romana, seguirà una cacciata milanese.

  5. #305
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    Mossa a dir poco avventata e inspiegabile, la nomina di mons. Palombella, quando non vi era assolutamente la necessità di provvedere ad un nuovo direttore.
    Probabilmente no (condivido perfettamente il pensiero di giovannini), ma c'era l'esigienza di provvedere a un nuovo coro per Palombella...

  6. #306
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    Sarà anche un gioco di svelamenti.
    I cantori del Duomo non sono professionisti come quelli della Sistina.
    Tutte le magagne usciranno al volo.

  7. #307
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    Citazione Originariamente Scritto da Sacro Collegio Visualizza Messaggio
    1) don Luciano è una colonna della musica sacra del dopo Concilio. Nessuno come lui, in Italia, ha saputo produrre brani per la liturgia, adeguati e con un linguaggio musicale 900entesco.
    Non sono d'accordo. Da anni qua nel forum mi accapiglio con gli altri su questo punto, ma non importa, questione di opinioni. Io lo valuto come compositore tout court e non mi entusiasma affatto, lo trovo schematico, monotono, prevedibile. E penso che larga parte della mia antipatia derivi dal coro di Osanna che lo circonda (stessa cosa che accade con Bartolucci e il club dei suoi scherani, peraltro).

    2) don Claudio è bravo, ma la Cappella non è nella sua lista di priorità. Siede su un malinteso principio di autorità, dimenticando che il diploma al Pontificio non l'ha nemmeno finito.
    Inoltre molte melodie proposte in questi anni, sono cose che ha scritto quando era poco più che adolescente e che gli corresse Migliavacca.
    Don Claudio non è un musicista e si vede (e soprattutto si sente). Prende questa cosa come un dopolavoro, come fanno i maestri di parrocchia. Non mi sembra dignitoso.

    3) Il livello musicale del Duomo è pietoso. Tutto si innesta su un ambiente "autotrofo", bambini che poi vanno a popolare le file di tenori e bassi senza nemmeno attendere la fine della muta della voce. Inoltre c'è un'eminenza grigia, omonima del maestro direttore, che da anni tira i fili dell'ambiente.
    Purtroppo, come dicevo, conosco bene l'ambiente.
    La cosa su cui vorrei concentrarmi è un'altra. Tu dici che non sono "professionisti".
    Ma che significa?
    Voglio dire, non stiamo parlando di cantare chissà che cosa, ma dei semplici brani liturgici neanche tanto elaborati.
    Per ottenere questo risultato - ottenuto da centinaia di cori amatoriali o semiprofessionali, liturgici o non, in Italia - è sufficiente lavorare come si deve sulla vocalità e selezionare un minimo i coristi, scegliendoli preferibilmente tra persone con una formazione di base, magari attingendo a studenti di canto come si fa ovunque.
    Se il problema sono i soldi, ne paghi due per voce e gli altri li prendi tra i volontari, ma sempre selezionandoli.
    Sistemare gli attacchi e l'emissione per fare in modo che sembri un coro e non trenta scappati di casa, è un lavoro che prende due mesi di lavoro serio. Sempre che lo si voglia fare: cioè che si abbia del personale adeguato a questo lavoro, e che all'autorità interessi che questo lavoro venga portato avanti.
    Quello che ne ho sempre dedotto è che, come sempre a Milano, si voglia semplicemente disinteressarsi della cosa, facendo finta che vada bene, e raccontandosi che Milano sta sempre sopra perché eh ma Santambroeus, e ma il donluciano, eh l'emanuelcarlo chel lì si che pesta gio co l'orghen...

    4) La Diocesi non ha un'abbondanza di clero tale da poter dedicare a questa attività chissà quanti preti. Ma la scuola dei pueri è un ambiente educativo che certamente merita la presenza di un sacerdote.
    La scuola milanese con Migliavacca, Molfino, Bettinelli, Benedetti ha avuto una sua dignità, senza continuatori all'altezza.
    Quello che intendo è che si è sempre fatto tutto come se Migliavacca fosse eterno o come se dopo morto si sarebbe magicamente reincarnato in qualcuno che gli stava intorno. Non si è investito sulla formazione di nessuno (ne bastano cinque) in una città che avrebbe fornito occasioni a iosa: Conservatorio, Pontificio, Milano Choral Academy con Berrini, musicologia a Cremona. Inaccettabile. Guarda Como, guarda Vercelli.

    Chiudo con una cosa su Palombella. Qualche tempo fa avevo scritto un lungo post in cui raccontavo per filo e per segno i retroscena della sistina, ma purtroppo si è aggiunto alla lista di miei post circostanziati eliminati in questi anni da mani ignote. Senza ripercorrerlo, dirò che almeno il suo simpatico caratterino porterà qualche scossone in un ambiente tristemente autoreferenziale come quello del duomo.

  8. #308
    Moderatore Globale L'avatar di Vox Populi
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    Ma la nomina del Direttore della Cappella Musicale a chi compete? All'Arcivescovo, all'Arciprete del Duomo o alla Veneranda Fabbrica?
    Oboedientia et Pax

  9. #309
    Cardinale Bellarmino
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    Ma la nomina del Direttore della Cappella Musicale a chi compete? All'Arcivescovo, all'Arciprete del Duomo o alla Veneranda Fabbrica?
    La domanda è interessante. Pare che sia competenza dell'Arciprete. Sul sito della Diocesi di Milano la pubblicazione della Rivista Diocesana Milanese arriva fino al 2008 e la nomina di Burgio è del 2007. Bisognerebbe cercare il cartaceo per capire come era stata indicata.

  10. #310
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    Citazione Originariamente Scritto da Cardinale Bellarmino Visualizza Messaggio
    La domanda è interessante. Pare che sia competenza dell'Arciprete. Sul sito della Diocesi di Milano la pubblicazione della Rivista Diocesana Milanese arriva fino al 2008 e la nomina di Burgio è del 2007. Bisognerebbe cercare il cartaceo per capire come era stata indicata.
    Burgio fu nominato nel 2005 maestro dei pueri cantores, da Manganini, come assistente di Rusconi.
    Poi nel 2007 Maestro di Cappella e coadiuotre del Duomo, sempre da Manganini
    Poi ci sono dei vincoli contrattuali con la fabbrica, che è quella che mette i soldi per far funzionare la Cappella.

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