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Discussione: Carlo Magno santo?

  1. #1
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    Carlo Magno santo?

    ciao,

    mi hanno detto (e ho cercato di verificare, ma a quanto pare è vero)
    che Carlo Magno è beato..
    come è possibile mettere sullo stesso piano un uomo che seppur nella fede è cmq responsabile di molte morti?..
    e Papa Roncalli per cui la Beatificazione si spiega benissimo dato la grandezza di ciò che con umiltà ha fatto..


    Aspetto la vostra opinione, ma vorrei e mi piacerebbe che la spiegazione mi fosse data in particolare da qualche Teologo o sacerdote.


    grazie


    g.

  2. #2
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    prova poi a leggere l'articolo
    GESÙ E LA SPADA, I SANTI E LA GUERRA...

    Nel vangelo c’è proprio tutto?
    Caro signor Giancarlo, grazie della lettera comparsa su Missioni Consolata. Finalmente un discorso educato, che si fa carico delle obiezioni di chi scrive e che, soprattutto, non fa ricorso all’ironia che sovente maschera malamente un complesso di superiorità, per nulla confacente a chi, oltre tutto, si definisce cristiano. Ciò detto, ragiono su alcune tue osservazioni che mi lasciano perplesso. Affermi: «Non mi risulta che nel vangelo esista una parola a legittimazione di uccisioni a scopo di difesa». Hai ragione, ma ti domando: «Sei sicuro che tutto quello in cui crediamo sia chiaramente affermato nei vangeli o nel Nuovo Testamento? Citare i dogmi di cui nel tempo, con l’aiuto dello Spirito, ci siamo arricchiti, mi sembra sin troppo facile. Ti parlo allora dei sacramenti». Il battesimo e l’eucaristia sono documentati (ma per la seconda non tutti i cristiani concordano); la confessione è oggetto di profonda discussione; e gli altri sacramenti? Non proseguo. Il mio scopo è solo farti riflettere sulla tua affermazione. Forse con più ragione mi sento di affermare (e credo tu sia d’accordo con me) che ciò che è espressamente vietato nel Nuovo Testamento è certamente male (ma anche qui con dei «distinguo»). Ti propongo un ulteriore passo, molto emblematico: tutte le volte che Gesù incontra dei soldati non dice loro di buttare la spada alle ortiche, ma di fare con onestà il loro mestiere, che (a scanso di equivoci) è quello di difendere la comunità (allora erano le popolazioni dell’impero) con la spada, cioè anche uccidendo. Parliamo, se lo desideri, delle beatitudini: beati i pacifici (o «operatori di pace»). Certo il cristiano è operatore pacifico, ma: le beatitudini sono riferite al singolo individuo; si può essere operatore di pace pur combattendo (pensa ai santi militari, per i quali la spada non è stata d’intralcio alla santificazione).
    Consentimi anche un discorso antropologico. Secondo la tesi da te sostenuta, l’uomo o una società non hanno mai la possibilità di difendersi se ciò comporta la possibilità o la certezza di uccidere; pertanto: - sono moralmente colpevoli i carabinieri che sparano, anche se contro omicidi o mafiosi e per legittima difesa; - non sono in sintonia con Cristo coloro che combatterono le battaglie di Poitier, Lepanto e Vienna, che salvarono la nostra civiltà e, a mio giudizio, lo stesso cristianesimo; - fu ingiusta e illegittima la guerra contro il nazismo. Credo che ci sia sufficiente materiale per meditare sulla «consistenza» del pacifismo (lo definisco così per distinguerlo dalla realtà di pace che il vangelo ci chiede di costruire).
    L’ultimo punto: i comunisti che votano contro la guerra sono motivo di gioia. Consentimi la battuta: hanno sempre votato contro le guerre, anche durante gli anni del più oscuro stalinismo, poiché le guerre per loro erano sempre e solo scatenate dalla insaziabile ingordigia dei biechi capitalisti, affamatori dei popoli rappresentati da quella sentina di tutti i vizi che sono gli USA (a proposito: mi sembra che questi discorsi siano tutt’altro che superati). È vero: una prostituta guiderà lo stuolo delle vergini, e il pastore lascerà le pecore fedeli per cercare quella perduta; ma la prima si è pentita e le pecore fedeli sono difese da un recinto costruito dal pastore.
    Possiamo dire lo stesso dei «fratelli comunisti»? Proprio quelli (che sono per te motivo di gioia) non hanno avuto una parola di rimpianto per le moltitudini trucidate dalla ideologia (sicumera, stupidità, satanismo?) che ancora professano; le loro mani (le stesse di alcuni che votano contro la guerra) sono ancora rosse per gli applausi rivolti al «grande padre Stalin», a Mao, a Pol Pot dopo essere andati, magari anche a nostre spese, a constatare de visu i «paradisi» che i suddetti avevano creato. Tutto ciò ha nulla a che fare con la solidarietà, la giustizia e la pace; il perdono è la nostra caratteristica, ma prima del perdono c’è la giustizia. Dobbiamo fare festa per i peccatori che si convertono, non per quelli che violentano la verità (non è forse questa la prerogativa della «Bestia»?).

    San Francesco ministro degli esteri?
    Caro signor Musso, la tua lettera mi ha lasciato una sensazione di tristezza: mi è apparsa lontana dallo spirito di speranza, ma anche di severo ammonimento che riconosco nelle pagine del vangelo.
    Ho riletto i quattro vangeli, per vedere se contengono qualche sostegno a taluna delle gravi obiezioni da te avanzate. Non vi ho trovato nulla, ad eccezione di un passo (Lc 22, 35-38). Francamente, mi sembra che la parola di Dio dovrebbe essere letta più con il cuore che con l’intelletto, colta nel suo insieme profondo piuttosto che analizzata con l’atteggiamento del giurista, puntualizzando sui termini e sulle virgole.
    Per introdurci a ciò che, secondo il mio cuore, è lo spirito del vangelo, nulla mi sembra più adatto di due preghiere. In una si dice: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori»; nell’altra: «Porta in cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Tua misericordia ». Altrove ci sono stati impartiti questi ammonimenti: «Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello» (Mt 18, 35)... «non giudicate per non essere giudicati, perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati e con la misura con la quale misurate sarete misurati» (Gv 7, 1-2)... «chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7). Non pare anche a te, signor Antonino, che lo spirito del messaggio di Cristo sia proprio quello del perdono, accanto a quello del fiducioso abbandono in Lui? «Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori... Se amate quelli che vi amano, quale merito ne avrete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani?» (Mt 5, 43-47).
    Tu mi chiederai: è possibile fare politica con il vangelo? La risposta mi sembra chiara: non solo si può, ma si deve. Un vescovo del nord Italia, subito dopo l’attentato al World Trade Center, quando ferveva il dibattito su quale risposta dare al terrorismo, si è espresso alla tivù in questi termini. «San Francesco mi sta bene come santo, ma non come ministro degli esteri». Il papa, però, nel messaggio per la giornata mondiale della pace (1° gennaio 2002), ci ha ammoniti: «Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono». Perciò non dobbiamo temere di dire anche ad un vescovo: «Rifletti, perché alla luce del vangelo ora stai sbagliando». Qualcuno, a suo tempo, lo fece con il vescovo Romero, in Salvador, ed è stata una illuminazione, che ha portato il vescovo alla conversione. La giustizia? Può essere una di quelle parole «contenitore», prive di significato definito o, meglio, alle quali ciascuno sembra essere libero di attribuire il contenuto che più preferisce. Così c’è la giustizia dei carabinieri, che sarebbero legittimati ad uccidere i «malfattori» in nome della legalità; c’è quella di George W. Bush in nome della civiltà occidentale e quella di Bin Laden in nome dell’islam; c’è la giustizia che Sharon invoca per gli ebrei, quella reclamata dai palestinesi, quella che Milosevic pretende per i serbi, quella che le nuove destre estreme europee reclamano in nome del diritto alla salvaguardia della propria identità culturale... Tutti rivendicano la legittimità dell’uso della forza in nome della loro giustizia, ovviamente l’unica degna di questo nome. Così si perpetua il gioco al massacro.
    C’è poi la giustizia del «discorso della montagna», al quale si ispira il papa: la giustizia dei «poveri in spirito», dei «miti », dei «misericordiosi», degli «operatori di pace» e... degli utili idioti pacifisti. Tu dici: «Le beatitudini sono riferite al singolo individuo». Così esisterebbero un’etica cristiana individuale e un’etica cristiana sociale, che possono anche essere antitetiche? Dici ancora: «Tutte le volte che Gesù incontra dei soldati non dice loro di buttare la spada alle ortiche, ma di fare con onestà il loro mestiere... anche uccidendo». Ma questo non è scritto nel vangelo o negli Atti degli apostoli. Io ho trovato solo un passo, che potrebbe prestarsi a qualche equivoco e che recita: «Chi non ha spada venda il mantello e ne compri una» (Lc 22,36). Ma non credi che sia lo sfogo amaro di Colui che si trova davanti all’ostinato rifiuto del mondo di accoglierlo? Ha operato il bene, eppure lo tratteranno come un malfattore. Allora si acquistino pure delle spade, così si avrà un motivo in più per calunniarlo. «Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: e fu annoverato tra i malfattori» (Lc 22,37).
    Tu dici infine: «Si può essere operatore di pace pur combattendo (pensa ai santi militari, per i quali la spada non è stata d’intralcio alla santificazione)». È vero: per esempio, san Francesco e sant’Ignazio di Loyola sono stati soldati; però si sono guadagnati la santità non perseverando nella guerra, ma dopo aver cambiato radicalmente vita, a dimostrazione che nessun errore è tanto grande da non permettere una luminosa redenzione, con l’aiuto del Padre, a patto di non ostinarsi a costruire giustificazioni su giustificazioni, ma purificandosi in un profondo pentimento. Invece sembra che, dalla battaglia di Ponte Milvio in poi, gli uomini si siano dati un gran da fare per elaborare ogni giustificazione che consentisse loro di professarsi cristiani pur continuando a fare i propri comodi. Forse il più subdolo e tragico tiro mancino che la storia ha giocato alla chiesa è stato, nell’anno 313, l’editto di Milano di Costantino, quando il cristianesimo è diventato religione di stato (e quindi strumento di potere) e il convertirsi una faccenda di convenienza politica.
    Ho l’appello contro la guerra di alcuni veterani delle forze armate degli Stati Uniti. In esso sta scritto: «Se mai i popoli dovranno essere liberi, deve arrivare un momento in cui essere un cittadino del mondo ha la precedenza sull’essere il soldato di una nazione. Quel momento è arrivato».

    http://www.missioniconsolataonlus.it...ne=det&id=1193
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  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da gregoriusXVI-REX Visualizza Messaggio
    Infatti anche io sò che Carlo Magno non è Beato per la Chiesa di Roma, per cui il problema proprio non si pone in partenza.
    scusate, c'è da dire che è stato un prete a dirmelo, ma non ricordo se mi ha fatto presente questa importante! precisazione.... più probababilemente è colpa mia che non sono stato abbastanza attento!..


    cmq grazie,
    so che la domanda non era profonda.. ma può essere motivo di chiarimento, riflessione e conoscenza.


    g.

  4. #4
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    Non ci trovo nulla di incoerente! Lasciamo fare i santi alla Chiesa, noi limitiamoci a pregarli! Se Santa Romana Chiesa ha proclamato beati due persone così diverse ma, a quanto pare, simili in santità, significa che è giusto così!

  5. #5
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    Non ci trovo nulla di incoerente! Lasciamo fare i santi alla Chiesa, noi limitiamoci a pregarli! Se Santa Romana Chiesa ha proclamato beati due persone così diverse ma, a quanto pare, simili in santità, significa che è giusto così!

    e io invece ce la trovo.. e alora?

  6. #6
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    Talking problema risolto.... ecco la storia!

    San Carlomagno Imperatore
    742 - 28 gennaio 814
    Patronato:Scuole francesi

    Emblema:Corona, Scettro, Globo, Spada, Modellino di Aquisgrana, Manto d'ermellino


    La canonizzazione di Carlomagno nel 1165 da parte dell'antipapa Pasquale III non è che un momento dello straordinario destino postumo dell'imperatore d'Occidente. Qui si ricorderà brevemente ciò che, nella sua vita e nella sua opera, ha fornito occasione a un culto in alcune regioni cristiane.
    Nato nel 742, primogenito di Pipino il Breve, gli succedette il 24 settembre 768 come sovrano d'una parte del regno dei Franchi, divenendo unico re alla morte (771) del fratello Carlomanno. Chiamato in aiuto dal papa Adriano I, scese in Italia, contro Desiderio, re dei Longobardi, nell'aprile 774. In cambio d'una promessa di donazione di territori italiani al sommo pontefice, riceve il titolo di re dei Longobardi quando lo sconfitto Desiderio fu rinchiuso nel monastero di Corbie. Nel 777 iniziò una serie di campagne per la sottomissione e l'evangelizzazione dei Sassoni, capeggiati da Vitichindo. Dopo una cerimonia di Battesimo collettivo a Paderborn, la rivalsa dei vinti fu soffocata, nelle campagne del 782-85, con tremendi massacri, fra i quali quello di molte migliaia di prigionieri a Werden. Spintosi oltre i Pirenei, nella futura Marca di Spagna, Carlomagno subì nel,778 un grave rovescio a Roncisvalle. Nelle successive discese in Italia (781 e 787) stabilì legami con l'Impero d'Oriente (fidanzamento di sua figlia Rotrude col giovane Costantino VI), e s'inserì sempre più a fondo, attraverso i missi carolingi, nella vita di Roma. Consacrato re d'Italia e spinto a occuparsi del patrimonio temporale della Chiesa, non trascurò il suo ruolo di riformatore, continuando l'opera iniziata dal padre col concorso di S. Bonifacio. Nel 779, benché occupatissimo per le rivolte dei Sassoni, promulgò un capitolare sui beni della Chiesa e i diritti vescovili, e accentuò la sua azione riformatrice sotto l'impulso dei chierici e dei proceres ecclesiastici e, soprattutto, di Alcuino e di Teodulfo d'Orleans.
    La celebre “Admonitio generalis” del 789 mostra a pieno la concezione di Carlomagno in materia di politica religiosa, richiamandosi all'esempio biblico del re Giosia per il quale il bisogno più urgente è ricondurre il popolo di Dio nelle vie del Signore, per far regnare ed esaltare la sua legge. Nascono da questa esigenza il rinascimento degli studi, la revisione del testo delle Scritture operata da Alcuino, la costituzione dell'omeliario di Paolo Diacono.
    Al concilio di Francoforte del 794, Carlomagno si erge di fronte a Bisanzio come il legittimo crede degli imperatori d'Occidente, promotori di concili e guardiani della fede. Non è un caso che i testi relativi alla disputa delle immagini (Libri Carolini), benché redatti da Alcuino o da Teodulfo, portino il nome di Carlomagno. Pertanto, l'incoronazione imperiale del giorno di Natale dell'anno 800 non fu che il coronamento d'una politica che il papato non poté fare a meno di riconoscere, sollecitando la protezione del sovrano e accettandolo, nella persona di Leone III, come giudice delle sue controversie. Ma Carlomagno (come mostrano le origini della disputa sul “Filioque”) estese la sua influenza fino alla Palestina. La sua sollecitudine per il restauro delle chiese di Gerusalemme e dei luoghi santi mediante questue (prescritte in un capitolare dell'810) gli valse più tardi il titolo di primo dei crociati. Del patronato esercitato sulla Chiesa dalla forte personalità di Carlomagno restano monumenti documentari ed encomiastici negli “Annales”, che ricordano i concili da lui presieduti, le chiese e i monasteri da lui fondati.
    La vita privata di Carlomagno fu obiettivamente deplorevole. E non si possono certo dimenticare due ripudi e molti concubinati, né i massacri giustificati dalla sola vendetta o la tolleranza per la libertà dei costumi di corte. Non mancano, tuttavia, indizi di una sensibilità di Carlomagno per la colpa, in tempi piuttosto grossolani e corrotti. Il suo biografo Eginardo informa che Carlomagno non apprezzava punto i giovani, sebbene li praticasse, e, per quanto la sua vita religiosa personale ci sfugga, sappiamo che egli teneva molto all'esatta osservanza dei riti liturgici che faceva celebrare, specialmente ad Aquisgrana (odierna Aachen), con sontuoso decoro. Cosi, quando mori ad Aquisgrana il 28 gennaio 814, Carlomagno lasciò dietro di sé il ricordo di molti meriti che la posterità si incaricò di glorificare. La valorizzazione del prestigio di Carlomagno assunse il carattere di un'operazione politica durante la lotta delle Investiture e il conflitto fra il Sacerdozio e l'Impero. La prima cura di Ottone I, nel farsi consacrare ad Aquisgrana (962), fu quella di ripristinare la tradizione carolingia per servirsene.
    Nell'anno 1000, Ottone III scopri ad Aquisgrana il corpo di Carlomagno in circostanze in cui l'immaginazione poteva facilmente sbrigliarsi. Nel sec. XI, mentre Gregorio VII scorgeva nell'incoronazione imperiale di Carlomagno la ricompensa dei servigi da lui resi alla cristianità, gli Enriciani esaltarono il patronato esercitato dall'imperatore sulla Chiesa. Quando l'impero divenne oggetto di competizione fra principi germanici, Federico I, invocando gli esempi della canonizzazione di Enrico II (1146), di Edoardo il Confessore (1161), di Canuto di Danimarca (1165), pretese e ottenne dall'antipapa Pasquale III la canonizzazione di Carlomagno col rito dell'elevazione agli altari (29 dic. 1165). Egli pensò di gettare in tal modo discredito su Alessandro III, che gli rifiutava l'impero, e, insieme, sui Capetingi che lo pretendevano. E se più tardi Filippo Augusto, vincitore di Federico II a Bouvines nel 1214, si richiamò alle analoghe vittorie di Carlomagno sui Sassoni, lo stesso Federico II si fece incoronare ad Aquisgrana il 25 luglio 1215 e dispose, due giorni dopo, una solenne traslazione delle reliquie di Carlomagno. Intanto Innocenzo III, risoluto sostenitore della teoria delle “due spade”, ricordava che è il papa che eleva all'impero e dipingeva Carlomagno come uno strumento passivo della traslazione dell'impero da Oriente a Occidente. La grande figura di Carlomagno venne piegata a interpretazioni opposte almeno fino all'elezione di Carlo V.
    Ma a parte le utilizzazioni politiche contrastanti, il culto di Carlomagno appare ben radicato nella tradizione letteraria e nell'iconografia. Il tono agiografico è già evidente nei racconti di Eginardo e del monaco di S. Gallo di poco posteriori alla morte dell'imperatore. Rabano Mauro, abate di Fulda e arcivescovo di Magonza, iscrive Carlomagno nel suo Martirologio. La leggenda di Carlomagno è soprattutto abbellita dagli aspetti missionari della sua vita.
    A Gerusalemme, la chiesa di S. Maria Latina conservava il suo ricordo. Alla fine del sec. X si credeva che l'imperatore si fosse recato in Terrasanta in pellegrinaggio. Urbano II, nel 1095, esaltava la sua memoria davanti ai primi crociati. Nel 1100 l'avventura transpirenaica dei paladini si trasfigurò in crociata, attraverso l'interpretazione della Chanson de Roland. Ognuno ricorda la frequenza di interventi soprannaturali nelle “chansons de gestes”: Carlomagno è assistito dall'angelo Gabriele; Dio gli parla in sogno; simile a Giosué, egli arresta il sole; benché il suo esercito formicoli di chierici, benedice o assolve lui. stesso i combattenti, ecc.
    Dal sec. XII al XV si moltiplicano le testimonianze di un culto effettivo di C., connesse da un lato con la fedeltà delle fondazioni carolingie alla memoria del fondatore, dall'altro con l'atteggiamento dei vescovi verso gli Staufen, principali promotori del culto imperiale. A Strasburgo si trova un altare prima del 1175, a Osnabruck e ad Aquisgrana prima del 1200. Nel 1215, in seguito alla consacrazione di Federico II e alle cerimonie che l'accompagnarono, si stabilirono due festività: il 28 genn. (data della morte di C.), festa solenne con ottava, e il 29 dic., festa della traslazione. Roma rispose istituendo la festa antimperiale di S. Tommaso Becket, campione della Chiesa di fronte al potere politico; ma nel 1226 il cardinale Giovanni di Porto consacrò ufficialmente ad Aquisgrana un altare “in honorem sanctorum apostolorum et beati Karoli regis”. A Ratisbona, il monastero di S. Emmerano e quello di S. Pietro, occupato dagli Irlandesi, adottarono, nonostante l'estraneità dell'episcopato, il culto di Carlomagno che, secondo M. Folz, si andò estendendo in un’area esagonale con densità più forti nelle regioni di Treviri, di Fulda, di Norimberga e di Lorsch. Nel 1354, Carlo IV fondò presso Magonza, nell'Ingelheim, un oratorio in onore del S. Salvatore e dei beati Venceslao e Carlomagno. Toccato l'apogeo nel sec. XV, il culto di Carlomagno non fu abolito neppure dalla Riforma, tanto da sopravvivere fino al sec. XVIII in una prospettiva politica, presso i Febroniani.
    In Francia, nel sec. XIII, una confraternita di Roncisvalle si stabilì a S. Giacomo della Boucherie. Carlo V (1364-80) fece di Carlomagno un protettore della casa di Francia alla pari di S. Luigi, e ne portò sullo scettro l'effigie con l'iscrizione “Sanctus Karolus Magnus”. Nel 1471, Luigi XI estese a tutta la Francia la celebrazione della festa di Carlomagno il 28 genn. Nel 1478, Carlomagno fu scelto come patrono della confraternita dei messaggeri dell'università e, dal 1487, fu festeggiato come protettore degli scolari (nel collegio di Navarra si celebrò fino al 1765, il 28 genn., una Messa con panegirico). Per queste ragioni il cardinale Lambertini, futuro Benedetto XIV, indicò nel caso di Carlomagno un tipico esempio di equivalenza fra una venerazione tradizionale e una. regolare beatificazione (De servorum Dei beatificatione, I, cap. 9, n. 4).
    Oggi il culto di Carlomagno si celebra solo ad Aachen, con rito doppio di prima classe, il 28 genn. con ottava; la solennità è fissata alla prima domenica dopo la festa di S. Anna. A Metten ed a Múnster (nei Grigioni) il culto è “tollerato” per indulto della S. Congregazione dei Riti.

    Autore:
    Gerard Mathon
    Fonte:

  7. #7
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    :) ecco anche alcune immaginette






    e ce ne sono anche tante altre su www.santiebeati.it

  8. #8
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    Carlo Magno è stato "fatto" beatificare d'autorità da un antipapa per ordine di Federico Barbarossa..la sua beatificazione pertanto è nulla, anche se rimane un culto particolare ad Aquisgrana intorno alla sua tomba, paragonabile ad esempio a quello per severino boezio a pavia (che non credo sia stato mai beatificato, ma che è venerato a S. Pietro in Ciel d'Oro come "san Boezio"). Quanto alle differenze tra beati io starei molto attento...non è possibile attualizzare tutto in modo semplicistico...se parametriamo la santità su metri solo attuali, allora dovremmo defalcare dall'elenco dei santi anche Pio V che pure condannò al rogo diversi eretici (e di certo non li chiamava "fratelli separati"...)...ma una cosa del genere sarebbe veramente assurda!

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da orapollo Visualizza Messaggio
    Carlo Magno è stato "fatto" beatificare d'autorità da un antipapa per ordine di Federico Barbarossa..la sua beatificazione pertanto è nulla, anche se rimane un culto particolare ad Aquisgrana intorno alla sua tomba, paragonabile ad esempio a quello per severino boezio a pavia (che non credo sia stato mai beatificato, ma che è venerato a S. Pietro in Ciel d'Oro come "san Boezio"). Quanto alle differenze tra beati io starei molto attento...non è possibile attualizzare tutto in modo semplicistico...se parametriamo la santità su metri solo attuali, allora dovremmo defalcare dall'elenco dei santi anche Pio V che pure condannò al rogo diversi eretici (e di certo non li chiamava "fratelli separati"...)...ma una cosa del genere sarebbe veramente assurda!
    Esatto, e mettici nel conto anche la Battaglia di Lepanto, per la quale si festeggia il 7 ottobre la ricorrenza!

    Poi, se aggiungiamo anche un San Luigi IX re di Francia (era un Re, peccato mortale!), oppure il beato Carlo d'Asburgo, che guidava l'Impero Austro-Ungarico nella prima guerra mondiale, o ancora il Beato Urbano II, il Papa della prima crociata,sicuramente rattristiamo o irritiamo i tanti modernisti e buonisti che ci sono in giro!

  10. #10
    Iscritto L'avatar di Santiago
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    E il Santo Re David?

    Ascoltate le parole di Sant'Agostino:

    “Il soldato piace a Dio se lotta per la pace

    Non credere che non possa piacere a Dio nessuno il quale faccia il soldato tra le armi destinate alla guerra. Era guerriero il santo re David, al quale il Signore diede una si grande testimonianza. Erano guerrieri moltissimi altri giusti di quel tempo. Era soldato anche quel centurione che al Signore disse: "Non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di` una sola parola ed il mio attendente guarirà. Infatti sono anch`io rivestito d`autorità avendo dei soldati ai miei ordini e dico a uno: «Va`» ed egli va; ad un altro: «Vieni», ed egli viene; e al mio attendente: «Fa` ciò», ed egli lo fa. Per conseguenza il Signore disse di lui: In verità vi dico che non ho trovato tanta fede in Israele" (Mt 8,8-10; Lc 7,6-9). Era soldato anche quel Cornelio al quale l`angelo rivolse le seguenti parole: Cornelio, gradite sono state le tue elemosine ed esaudite le tue preghiere" (At 10,1-8.30-33), quando lo esortò di mandare a chiamare l`apostolo Pietro, per sentire che cosa doveva fare. Mandò infatti un soldato timorato di Dio dall`apostolo per pregarlo di recarsi da lui. Erano soldati anche quelli ch`erano andati a ricevere il battesimo da Giovanni (cf. Lc 3,12), il santo precursore del Signore e amico dello Sposo, del quale proprio il Signore disse: "Tra i nati di donna non è sorto nessuno piú grande di Giovanni Battista" (Mt 11,11). Quei soldati gli avevano chiesto che cosa dovessero fare ed egli rispose: "Non fate vessazioni ad alcuno, non fate false denunce ed accontentatevi della vostra paga" (Lc 3,14). Egli dunque non proibí loro di fare il soldato sotto le armi, dal momento che raccomandò loro di accontentarsi della loro paga.

    Quando perciò indossi le armi per combattere, pensa anzitutto che la tua stessa vigoria fisica è un dono di Dio; cosí facendo non ti passerà neppure per la mente di abusare d`un dono di Dio contro di lui. La parola data, infatti, si deve mantenere anche verso il nemico contro il quale si fa guerra; quanto piú dev`essere mantenuta verso l`amico per il quale si combatte! La pace deve essere nella volontà e la guerra solo una necessità, affinché Dio ci liberi dalla necessità e ci conservi nella pace! Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace! Anche facendo la guerra sii dunque ispirato dalla pace in modo che, vincendo, tu possa condurre al bene della pace coloro che tu sconfiggi. "Beati i pacificatori" -dice il Signore - "perché saranno chiamati figli di Dio" (Mt 5,9). Ora, se la pace umana è tanto dolce a causa della salvezza temporale dei mortali, quanto piú dolce è la pace divina, a causa dell`eterna salvezza degli angeli! Sia pertanto la necessità e non la volontà il motivo per togliere di mezzo il nemico che combatte. Allo stesso modo che si usa la violenza con chi si ribella e resiste, cosí deve usarsi misericordia con chi è ormai vinto o prigioniero, soprattutto se non c`è da temere, nei suoi riguardi, che turbi la pace.

    (Agostino, Epist., 189, 4.6)”

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