Lo Staff del Forum dichiara la propria fedeltà al Magistero. Se, per qualche svista o disattenzione, dovessimo incorrere in qualche errore o inesattezza, accettiamo fin da ora, con filiale ubbidienza, quanto la Santa Chiesa giudica e insegna. Le affermazioni dei singoli forumisti non rappresentano in alcun modo la posizione del forum, e quindi dello Staff, che ospita tutti gli interventi non esplicitamente contrari al Regolamento di CR (dalla Magna Charta). O Maria concepita senza peccato prega per noi che ricorriamo a Te.
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Discussione: XLIII Meeting per l'amicizia fra i popoli (Rimini, 20 - 25 agosto 2022))

  1. #71
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    La sfida del cuore al centro del Meeting di Rimini per riportare Cristo in mezzo agli uomini


    “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”: è il titolo della 31.ma edizione del Meeting per l'amicizia fra i popoli, promosso a Rimini da “Comunione e Liberazione”, che avrà inizio domenica prossima. L’evento si aprirà con la Messa presieduta dal vescovo diocesano, mons. Francesco Lambiasi. In apertura della celebrazione, il presidente della Fondazione del Meeting, Emilia Guarnieri, leggerà il messaggio augurale di Benedetto XVI. Proprio ad Emilia Guarnieri, Luca Collodi ha chiesto di soffermarsi sul tema di quest'anno che mette il cuore al centro dei nostri tempi:

    R. – Vuol dire che l’uomo è fatto per la grandezza, per l’infinito, per la positività e che se é leale con questo cuore, questo cuore sarà sempre, in ogni circostanza, la sua grande risorsa.

    D. – Presidente Guarnieri, ne parlerete al meeting: ci sono, secondo lei, forze che possono cambiare la storia economica, sociale e politica?

    R. – C’è un titolo, per le tavole rotonde del meeting, che recita proprio: “Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”, perché in effetti é proprio vero che se l’uomo perde il suo desiderio, perde la sua spinta alla grandezza, alla realizzazione di sé, l’uomo non solo si perde sul piano personale e soggettivo individuale, ma si perde proprio come costruttore di storia, si perde come protagonista sociale. Nel meeting abbiamo anche una mostra che documenta proprio come il ‘fattore-uomo’, il ‘fattore-persona’ sia l’elemento determinante - anche in una circostanza che é quella di cui la mostra parla - della crisi economica.

    D. – Un europeo, perché, oggi, deve ancora credere nella divinità di Gesù Cristo?

    R. – Questo é un altro bellissimo tema che verrà trattato proprio dalle due anime dell’Europa, dai ‘due polmoni’ dell’Europa - come diceva una volta Giovanni Paolo II - : da una parte il polmone Russo – avremo il metropolita di Minsk, Filarete – e dall’altra parte il polmone occidentale ed avremo il presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d'Europa, il primate d’Ungheria Erdő. Mi piace proprio sottolineare questo, che é sicuramente l’incontro storico di questo meeting: cioé il fatto che queste due grandissime personalità abbiano accettato di parlare insieme e su questo grandissimo tema, che significa proprio dire: “oggi Cristo ha ancora qualcosa da dire all’uomo!”. Un tema che si domanda anche cosa sia oggi Cristo per l’attesa dell’uomo. Argomento, peraltro, sul quale – da un’altra angolatura – interverrà anche il cardinale Scola, che metterà proprio a tema questa questione, perché in effetti, oggi, é come se di fronte a questa questione – almeno a noi sembra, anche per l’esperienza che viviamo, per i rapporti che abbiamo della fede cristiana – gli uomini non possano non rimettersi in gioco, perché oggi o il cristianesimo é veramente una risorsa per l’umanità, oppure é un fardello inutile.

    D. – Per non parlare, poi, del rapporto tra religione e politica...

    R. – Credo che sicuramente la religione ponga alla politica la grande questione della libertà, perché o la libertà religiosa é proprio un diritto umano che la società civile e la società politica riconoscono come fattore importante, o appunto siamo inevitabilmente condannati – in un modo o in un altro – alla persecuzione. Potranno essere delle persecuzioni violente o potranno essere persecuzioni apparentemente meno violente, comunque la politica non può sottrarsi ad un riconoscimento della libertà dell’esperienza religiosa. (Montaggio a cura di Maria Brigini)


    fonte: Radio Vaticana
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  2. #72
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL 31° MEETING PER L’AMICIZIA FRA I POPOLI (RIMINI, 22-28 AGOSTO 2010), 22.08.2010

    In occasione della 31.ma edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si è aperta oggi a Rimini sul tema: "Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore", il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone ha inviato - a nome del Santo Padre Benedetto XVI - un Messaggio agli organizzatori ed ai partecipanti.

    Il Messaggio, che riportiamo di seguito, è stato letto all’inizio della Santa Messa celebrata questa mattina da S.E. Mons. Francesco Lambiasi, Vescovo di Rimini.

    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

    A Sua Eccellenza Reverendissima
    Mons. Francesco Lambiasi
    Vescovo di Rimini

    Eccellenza Reverendissima,

    con gioia ho il piacere di trasmettere il cordiale saluto del Santo Padre a Vostra Eccellenza, agli organizzatori e a tutti i partecipanti al Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, che si svolge a Rimini.

    Quest’anno il titolo della vostra importante manifestazione - "Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore" - ci ricorda che al fondo della natura di ogni uomo si trova un’insopprimibile inquietudine che lo spinge alla ricerca di qualcosa che soddisfi questo suo anelito. Ogni uomo intuisce che proprio nella realizzazione dei desideri più profondi del suo cuore può trovare la possibilità di realizzarsi, di compiersi, di diventare veramente se stesso.

    L’uomo sa che non può rispondere da solo ai propri bisogni. Per quanto si illuda di essere autosufficiente, egli sperimenta che non può bastare a se stesso. Ha bisogno di aprirsi ad altro, a qualcosa o a qualcuno, che possa donargli ciò che gli manca. Deve, per così dire, uscire da se stesso verso ciò che sia in grado di colmare l’ampiezza del suo desiderio.

    Come il titolo del Meeting sottolinea, non qualsiasi cosa è la meta ultima del cuore dell’uomo, ma solo le "cose grandi". L’uomo è spesso tentato di fermarsi alle cose piccole, a quelle che danno una soddisfazione ed un piacere "a buon mercato", a quelle che appagano per un momento, cose tanto facili da ottenere, quanto ultimamente illusorie. Nel racconto evangelico delle tentazioni di Gesù (cfr Mt 4,1-4) il diavolo insinua che sia "il pane", cioè la soddisfazione materiale a poter appagare l’uomo. Questa è una menzogna pericolosa, perché contiene solo una parte di verità. L’uomo, infatti, vive anche di pane, ma non di solo pane. La risposta di Gesù svela la falsità ultima di questa posizione: "Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio" (Mt 4,4). Dio solo basta. Lui solo sazia la fame profonda dell’uomo. Chi ha trovato Dio, ha trovato tutto. Le cose finite possono dare barlumi di soddisfazione o di gioia, ma solo l’Infinito può riempire il cuore dell’uomo: "inquietum est cor nostrum, donec requiescat in te – il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te" (S. Agostino, Le Confessioni, I, 1). L’uomo, in fondo, ha bisogno di un’unica cosa che tutto contiene, ma prima deve imparare a riconoscere, anche attraverso i suoi desideri e i suoi aneliti superficiali, ciò di cui davvero necessita, ciò che veramente vuole, ciò che è in grado di soddisfare la capacità del proprio cuore.

    Dio è venuto nel mondo per risvegliare in noi la sete delle "cose grandi". Lo si vede bene in quella pagina evangelica, di inesauribile ricchezza, che narra dell’incontro di Gesù con la donna samaritana (cfr Gv 4,5-42), di cui sant’Agostino ci ha lasciato un commento luminoso. La samaritana viveva l’insoddisfazione esistenziale di chi non ha ancora trovato ciò che cerca: aveva avuto "cinque mariti" ed in quel momento conviveva con un altro uomo. Quella donna, come faceva abitualmente, era andata ad attingere acqua al pozzo di Giacobbe e vi trovò Gesù, seduto, "stanco del viaggio", nella calura del mezzogiorno. Dopo averle chiesto da bere, è Gesù stesso che le offre dell’acqua, e non una qualsiasi, ma un’"acqua viva", capace di estinguere la sua sete. E così egli si faceva spazio "a poco a poco […] nel cuore di lei" (S. Agostino, Commento al Vangelo di Giovanni, XV,12), facendo emergere il desiderio di qualcosa di più profondo della semplice necessità di soddisfare la sete materiale. Sant’Agostino commenta: "Colui che domandava da bere, aveva sete della fede di quella donna" (Ibid., XV,11). Dio ha sete della nostra sete di Lui. Lo Spirito Santo, simboleggiato dall’"acqua viva" di cui parlava Gesù, è proprio quel potere vitale che placa la sete più profonda dell’uomo e gli dona la vita totale, quella vita che egli cerca e attende senza conoscerla. La samaritana lasciò allora a terra la brocca "che ormai non le serviva più, anzi era diventata un peso: era avida ormai di dissetarsi solo di quell’acqua" (Ibid., XV,30).

    Anche i discepoli di Emmaus vivono di fronte a Gesù la stessa esperienza. È ancora il Signore che fa "ardere il cuore" ai due mentre camminavano "col volto triste" (cfr Lc 24,13-35). Pur senza riconoscere Gesù risorto, durante il tragitto compiuto insieme a lui, essi si sentivano il cuore "ardere nel petto", riprendere vita, tanto che, arrivati a casa, "insistettero" affinché egli restasse con loro. "Resta con noi, Signore": è l’espressione del desiderio che palpita nel cuore di ogni essere umano. Questo desiderio di "cose grandi", deve trasformarsi in preghiera. I Padri sostenevano che pregare non è altro che cambiarsi in desiderio struggente del Signore. In un bellissimo testo sant’Agostino definisce la preghiera come espressione del desiderio e afferma che Dio risponde allargando verso di Lui il nostro cuore: "Dio […] suscitando in noi il desiderio, estende il nostro animo; ed estendendo il nostro animo, lo rende capace di accoglierlo" (Commento alla Prima Lettera di Giovanni, IV, 6). Da parte nostra dobbiamo purificare i nostri desideri e le nostre speranze per poter accogliere la dolcezza di Dio. "Questa – continua sant’Agostino – è la nostra vita: esercitarci nel desiderio" (Ibid.). Pregare davanti a Dio è un cammino, una scala: è un processo di purificazione dei nostri pensieri, dei nostri desideri. A Dio possiamo chiedere tutto. Tutto ciò che è buono. La bontà e la potenza di Dio non conoscono un limite tra cose grandi e piccole, tra cose materiali e spirituali, tra cose terrene e celesti. Nel dialogo con Lui, portando tutta la nostra vita davanti ai suoi occhi, impariamo a desiderare le cose buone, a desiderare, in fondo, Dio stesso. Si narra che, in uno dei suoi momenti di preghiera, San Tommaso d’Aquino sentì il Signore Crocifisso dirgli: "Hai scritto bene di me Tommaso; che cosa desideri?". "Nient’altro che Te", fu la risposta del Santo dottore. "Nient’altro che Te". Imparare a pregare è imparare a desiderare, e, così, imparare a vivere.

    A cinque anni dalla scomparsa di mons. Luigi Giussani, il Sommo Pontefice si unisce spiritualmente agli aderenti al Movimento di Comunione e Liberazione. Come ebbe modo di ricordare durante l’Udienza in Piazza San Pietro il 24 marzo 2007, "don Giussani s’impegnò […] a ridestare nei giovani l’amore verso Cristo, "Via, Verità e Vita", ripetendo che solo Lui è la strada verso la realizzazione dei desideri più profondi del cuore dell’uomo".

    Nell’affidare ai partecipanti al Meeting queste riflessioni, auspicando che siano di aiuto per conoscere, incontrare ed amare sempre di più il Signore e testimoniare nel nostro tempo che le "grandi cose" a cui anela il cuore umano si trovano in Dio, Sua Santità Benedetto XVI assicura la Sua preghiera e ben volentieri invia a Vostra Eccellenza, ai responsabili ed organizzatori e a tutti i presenti la Benedizione Apostolica.

    Unisco cordialmente anche il mio augurio e mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio

    dell’Eccellenza Vostra Reverendissima

    dev.mo nel Signore

    Tarcisio Card. Bertone

    Segretario di Stato

    Dal Vaticano, 10 agosto 2010

    [01126-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0500-XX.01]

    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  3. #73
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    Lunedi 23 Agosto 2010
    MEETING RIMINI - L’identità comune
    Seconda giornata: l’intervento del card. Péter Erdö, presidente del Ccee


    “La specificità dell’identità culturale europea” è “sicuramente l’eredità giudeo-cristiana, ma anche quella greco-romana con influssi significativi egiziani, persiani, babilonesi. Certo che non mancano neppure le tradizioni dei popoli celtici, germanici, slavi, ugro-finnici, tracce di influssi turchi, arabi, ecc. L’elemento più connesso con la visione del mondo è comunque il cristianesimo”. A ribadirlo il 23 agosto dal palco del Meeting di Rimini è stato il card. Péter Erdö, arcivescovo di Esztergom-Budapest e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), intervenendo alla tavola rotonda “Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio Gesù Cristo?”.

    Agnosticismo volgare. “Gli intellettuali del nostro continente – ha affermato - sono stanchi ed inclini ad un certo agnosticismo volgare che direbbe: cose sottili e sofisticate come la nozione della materia e dello spirito, o persino quella della totalità dell’universo, malgrado le conoscenze scientifiche, o proprio per il progresso scientifico, non sono riconoscibili per il pensiero umano. Quindi, non vale la pena passare troppo tempo con tali ragionamenti”. Per il cardinale “anche il concetto di materia è diventato sempre più incerto. E se la nozione di materia non è chiara, non può neanche esserlo il concetto di spirito. E soprattutto: come possiamo tracciare il confine tra il mondo materiale e quello spirituale? Come possiamo distinguere questo mondo che noi cristiani possiamo chiamare anche mondo creato, dalla realtà di Dio stesso, dalla trascendenza? È grande, quindi, la tentazione del panteismo. Diverse forme di un atteggiamento più o meno panteistico sembrano essere di moda”. Da questo sfondo emerge il problema della divinità di Cristo. “Non sembra quindi, troppo difficile per alcuni accettare ‘una certa divinità’ di Gesù, ma anche di tutti noi, anche di tutte le cose che esistono. Come spiegare quindi, la differenza essenziale tra Dio creatore e il mondo creato? É solo in base a questa distinzione che possiamo formarci un’idea sulla vera, piena e specifica divinità di Gesù Cristo”.

    Presenza intellettuale cristiana indebolita. Il porporato, pur riconoscendo che “in molte parti del continente, in vari ceti della società la presenza intellettuale cristiana si è indebolita fortemente”, ha sottolineato che “non c’è altro fondamento comune che fosse tipico per il continente” come il cristianesimo. “L’ideologia illuminista – ha spiegato il presidente del Ccee - da una parte non ha ovunque penetrato tutta la società, dall’altra parte essa stessa era pure connessa in qualche modo con l’eredità cristiana. Questo lo vediamo oggi quando alcune legislazioni cominciano a cercare di staccarsi dal senso classico dei diritti umani, e dalla visione di un certo diritto naturale, dando più spazio a degli elementi soggettivistici”. Ma il soggettivismo, ha ricordato il card. Erdö, “non è europeo. Esso può presentarsi anche in altri contesti, e non ha, proprio per sua natura, un contenuto tipico, ma è diverso secondo i singoli individui. Così non può essere base comune positiva di una cultura specifica”.

    Alla ricerca di senso e valori. “L’intellettuale europeo di oggi – ha aggiunto - è una persona interessata per le grandi questioni della vita e del mondo, una persona che cerca senso e valori per i singoli e per la società, uno che conosce contenuti notevoli dell’eredità cristiana e greco-romana, e che tiene presente tutto ciò almeno come elementi possibili della risposta alle sue questioni fondamentali”. L’intellettuale europeo di oggi può quindi, “porre la domanda sull’esistenza e sulla nozione di Dio, può trovare una risposta positiva nel riconoscimento della sua esistenza. E una volta riconosciuto Dio come trascendente e assoluto, può e deve riflettere anche sulla possibilità della comunicazione con Dio”. L’intellettuale europeo, ha concluso il card. Erdö, su questo punto “non può rifiutare sin dall’inizio l’idea poco immaginabile per la nostra fantasia umana che è proprio la persona di Gesù Cristo, in cui possiamo incontrare Dio nel modo più adatto alle capacità stesse dell’essere umano. Tutto sommato, l’intellettuale europeo non è necessariamente un credente. Ma non lo è necessariamente nessuno! La fede in Cristo non è una semplice conclusione di un ragionamento umano, ma è un regalo di Dio, è una grazia. Di questo dobbiamo essere messaggeri e missionari nella nuova evangelizzazione dell'Europa. In questa convinzione dobbiamo essere uniti con i nostri altri fratelli cristiani, perché l’unità possa rinforzare la nostra testimonianza”.

    fonte: http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2D...ora=23/08/2010
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  4. #74
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    Mercoledi 25 Agosto 2010
    MEETING RIMINI - Desiderare Dio
    Quarta giornata: riflessione del card. Angelo Scola


    “Fino a 15 anni fa circa si parlava dell’eclissi di Dio, giungendo anche ad affermare che la sfera religiosa sarebbe del tutto sparita dalla società. Oggi siamo di fronte a una grossa sorpresa: Dio è tornato”. Ad anticipare, dalle colonne della rivista “Meeting Quotidiano” del 25 agosto, il tema clou della quarta giornata del meeting di Rimini, “Desiderare Dio”, è stato il card. Angelo Scola, patriarca di Venezia. Tema affrontato nel suo atteso intervento tenutosi nel pomeriggio.

    Domanda cruciale. Per il cardinale “oggi la domanda cruciale non è più: ‘Esiste Dio?’, ma piuttosto: ‘Come aver notizia di Dio?’”. “È necessario – ha affermato Scola - domandarsi prima se c’è una familiarità tra Dio e l’uomo e interrogarsi su di essa perché Dio possa essere veramente conosciuto. La convinzione che Dio si è fatto conoscere e si è reso familiare perché si è compromesso con la storia degli uomini è nel Dna della mentalità occidentale”. “La possibilità di aver notizia di Dio e di narrare di Lui sta nell’ascolto di quanto Egli ha voluto liberamente comunicarci. E conviene dire subito che la comunicazione gratuita e piena del Dio Invisibile ha un nome proprio, è una persona vivente: Gesù Cristo. Per dire Dio occorre, quindi, approfondire la lingua della creatura che il Verbo incarnato ha voluto liberamente assumere. Così non solo il cristiano sarà in grado di confessarlo come il suo Signore e Dio, ma ogni uomo, anche colui che si dice non credente, lo potrà riconoscere”.

    Dire Dio, desiderare Dio. “La più esaltante delle esperienze umane, il desiderio di Dio”, è possibile solo attraverso la Chiesa, che, ha sottolineato il porporato, “diventa condizione indispensabile per desiderare Dio, perché Essa è il luogo umano, il popolo che rende possibile la testimonianza come esperienza quotidiana”. Il patriarca ha ricordato che “la Chiesa viva è sempre santa al di là dei peccati, talora terribili, del suo personale. Santa perché redenta. Questo soggetto può proporre - senza pretese egemoniche -, anche in una società plurale e complessa come la nostra, l’avvenimento di Cristo in tutte le sue implicazioni antropologiche, sociali e cosmologiche”. Questo però, ha spiegato Scola, “domanda testimoni. La grammatica del narrare Dio può essere solo testimoniale. Chiede un cambiamento radicale di mentalità nella pratica e nella concezione della vita”. L’esperienza del desiderio di Dio, ha proseguito, “non si può fare in solitaria né si può farla in pienezza vivendo comunità che restano di fatto riferite solo a se stesse”. Questa esperienza, “si fa solo e sempre in solidale compagnia con il nostro fratello uomo che viene al nostro incontro. Qui si vede chi è il testimone. Colui che ridesta nel di lui cuore la nostalgia di desiderare Dio. Quella nostalgia che si chiama santità”.

    Il falso come scoop. La mattina riminese aveva visto la tavola rotonda “Al cuore dell’informazione” con la partecipazione, tra gli altri, del direttore del quotidiano “La Stampa”, Mario Calabresi, e di John Waters, giornalista dell’“Irish Times”. “Fare qualcosa che si avvicina al vero, non al verosimile, o, peggio, al falso” è l’ambizione di Calabresi che ha denunciato come “oggi assistiamo all’utilizzo del falso come mezzo per attirare la gente con l’idea che la ragione stia dalla parte di chi la spara più grossa. Non bisogna perdere di vista l’uomo ed è necessario uno sguardo positivo perché ci sia qualcosa di vero che copra il falso. La realtà è testarda, non è possibile per nessuno inquinarla o manipolarla per sempre, se teniamo vivo questo sguardo positivo”. La scommessa “è la realtà. Andare al cuore dell’informazione significa non anteporre la critica ai fatti e lasciar parlare la realtà. Dobbiamo rimettere la realtà al centro, in questo modo non ci sono strade da cui non si può uscire”. In linea con Calabresi anche Waters che ha spiegato come “il cinismo” sia l’ipotesi di partenza dell’uomo di oggi: “fatico a non avere pregiudizi, ad ascoltare con il cuore. Il mondo dei media cerca di inscatolare tutto, di dividere le cose per generi. In questo modo è chiaro che il giornalista non si impegna in prima persona ma commenta ciò che vede. Ma senza partecipazione perdiamo la nostra cultura e scivoliamo nel nulla”.

    Il perdono possibile. Al meeting anche la testimonianza di Margherita Coletta, vedova del brigadiere dei Carabinieri, Giuseppe Coletta, una delle 19 vittime della strage di Nasiriyah del 12 novembre 2003. In un affollato incontro, la donna ha ricordato quel giorno e detto come perdonare è possibile “se sorretti dalla fede”. Margherita Coletta, subito dopo aver appreso della morte del marito, perdonò gli autori della strage: “Cristo – ha raccontato - ha fatto sì che io potessi rispondere con l’amore all’odio. Senza perdono non siamo cristiani”. La fede come rifugio per una donna che non ha perso solo il marito ma anche un figlio, Paolo, di sei anni per leucemia. “Dio mi ha sorretto in questi dolori, davanti a mio figlio con grossi aghi sulla schiena per la chemioterapia, davanti a mio marito che non c’è più. Le difficoltà sono tante ma io mi sento aggrappata a Cristo e alla sua Croce, unica salvezza per tutti”. Nel 2005 Margherita Coletta ha fondato ad Avola l’associazione “Giuseppe e Margherita – Bussate e vi sarà aperto” che aiuta le persone in difficoltà per le quali il Coletta si era impegnato prima della sua morte in Iraq. La testimonianza della Coletta è diventata un libro “Il seme di Nasiriyah – Giuseppe Coletta il brigadiere dei bambini” scritto con Lucia Bellaspiga.

    fonte: http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2D...ora=25/08/2010
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  5. #75
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    MEETING RIMINI: CARD. TAURAN (PONT. CONS. DIALOGO), “NON ABBIATE PAURA DI ESSERE CRISTIANI”

    “Non abbiate paura di essere cristiani, osate!”: è il monito lanciato dal palco del Meeting di Rimini, dove è intervenuto all’incontro “Chi crede si incontra: la natura del dialogo vero”, dal card. Jean-Louis Tauran, presidente del Consiglio per il dialogo interreligioso. “Il dialogo non può nascere dall’ambiguità ma dalla certezza della propria identità” ha detto il porporato che ha illustrato “cinque punti” per una collaborazione attiva e feconda tra religioni: “pedagogia del vivere insieme, passione per il servizio all’altro, testimonianza religiosa, distinzione tra bene e male e responsabilità personale”. Tauran ha sottolineato in particolare l’importanza della testimonianza. Contro la crisi dell’intelligenza, “siamo superinformati ma non sappiamo ragionare” e della trasmissione dei valori morali e religiosi, il cardinale si è rivolto ai cristiani cattolici, “minoranza che conta”: “non abbiate paura di essere cristiani, osate!”.

    Sulla stessa linea anche Tareq Oubrou, rettore della moschea di Bordeaux: “tanto più siamo radicati nella nostra tradizione, tanto più possiamo essere aperti al mondo. La nostra società sta andando incontro a un forte processo di desecolarizzazione dovuta alla crisi delle scienze. Il caos in cui ci troviamo rischia di farci sprofondare in una spiritualità irragionevole”, ha affermato. Per non avere un rapporto superficiale con la religione è perciò necessario ancorarsi alle proprie tradizioni. Solo così possiamo essere tolleranti verso le altre culture e religioni. La diversità è elemento essenziale della fede, è motivo di ricchezza quando culture diverse, radicate nella propria identità, si riconoscono unite all’altro in quanto unite al divino. Non dobbiamo unirci contro il mondo – ha concluso - ma costruire una teologia ecologica per conservare l’umanità, il pianeta, la vita e la fede”.

    fonte: www.agensir.it
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  6. #76
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    Meeting di Rimini. Annunciato il tema del prossimo anno: "E l'esistenza diventa un'immensa certezza"

    Con quasi 800mila presenze e una crescita del pubblico e dei volontari dall’estero, il bilancio della XXXI edizione del Meeting di Rimini è positivo, soprattutto tenendo conto della crisi. Lo afferma il presidente del Meeting, Emilia Guarnieri, nella conferenza stampa di stamani. Con l’incontro che ci sarà nel pomeriggio sul libro di don Giussani “L’io rinasce in un incontro”, si chiude anche quest’anno la kermesse organizzata da Comunione e Liberazione. Il servizio della nostra inviata Debora Donnini:

    “E l’esistenza diventa un’immensa certezza”. Il titolo del Meeting del prossimo anno, dal 21 al 27 agosto, annunciato in conferenza stampa, è in un certo senso il proseguimento ideale dell’edizione 2010: “Quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore”. Quasi 800mila le presenze, oltre 3mila i volontari, 29 le nazionalità presenti in diverso modo, oltre 130 gli incontri. Senza dimenticare le otto mostre, i 35 spettacoli, le tante presentazioni di libri. E che la kermesse di Rimini stia diventando ormai una realtà sempre più internazionale è testimoniato anche dal fatto che a fine ottobre, al Cairo, sarà realizzato un piccolo Meeting di due giorni, organizzato assieme ad un centro culturale della capitale egiziana. Il Meeting, sottolinea la Guarnieri, è un luogo dove succede qualcosa, dove quest’anno è stato documentato il desiderio di cose grandi, di cambiamento, di ripresa dalla crisi, di esperienze positive. Tanti i rappresentanti del mondo ecclesiale. Viene ricordato l’incontro fra il cardinale Erdő, arcivescovo di Esztergom-Budapest, e il metropolita di Minsk e Sluzk, Filaret, o quello del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso con il monaco buddista Habukawa e l’imam Oubrou. E ancora, le riflessioni del giurista americano di religione ebraica Joseph Weiler. I grandi manager, da Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. I tanti ministri del governo italiano e i rappresentanti di Paesi esteri e dell’Ue, come il presidente della commissione Barroso. Scrittori, giornalisti e scienziati, ma anche tante testimonianze come quelle dei volontari in Africa e ad Haiti. Esperienze di perdono e speranza, come quella della vedova del carabiniere morto a Nassirya, Margherita Coletta. Tra le otto mostre, commuove quella dedicata alla scrittrice americana cattolica, Flannery O’Connor, che muore a soli 39 anni dopo una malattia rara e grave, il lupus, che a 25 anni la costringe ad abbandonare la vita sociale. Si intitola “L’infinita misura del limite”. Flannery nella sua vita e nei suoi racconti mostrerà come appunto il limite - la malattia per lei - sia in realtà la prima esperienza dell’Infinito e che accettando questo limite si produce una vita piena di senso, per lei tra l’altro lo scrivere libri. Diceva: “La vocazione implica l’esperienza del limite”. Ma soprattutto, Flannery farà vedere come nelle circostanze umane Dio non smette di operare con quelle che lei chiama “le intrusioni della Grazia”. Non a caso il messaggio inviato dal Papa all’inizio del Meeting è stato un invito a testimoniare “nel nostro tempo che le grandi cose a cui anela il cuore umano si trovano in Dio”.

    E tra i temi trattati ieri, la famiglia e la crisi economica. Per il presidente dell’Istituto Opere di Religione del Vaticano, Ettore Gotti Tedeschi, la causa principale della crisi è stato il crollo della crescita demografica nei Paesi occidentali. Per uscirne bisogna ritornare a fare figli, in una famiglia con padre e madre fondata sul matrimonio e far ritrovare all’uomo il senso della vita. Ad intervenire ieri al Meeting anche Francesco Belletti, presidente del Forum delle Associazioni Familiari. Debora Donnini gli ha chiesto una riflessione sulle parole di Ettore Gotti Tedeschi e sulle politiche familiari.

    R. – E’ come se avesse confermato la missione nativa del Forum delle Associazioni familiari, cioè questa identità della famiglia forte, come responsabilità sociale, matrimonio maschile-famminile, cose tutte discusse oggi nel dibattito culturale ma di cui siamo fermamente convinti: sono punti di non-ritorno, questi. E poi, anche l’idea che la difesa della famiglia, la difesa della natalità siano questioni di sviluppo economico. Non sono questioni di assistenza, ma sono un punto di ripartenza di un sistema-Paese.

    D. – Gotti Tedeschi mette anche in luce il fatto che in Italia questa “crescita-zero” degli ultimi 30 anni ha comportato molti problemi …

    R. – Non è vero che meno siamo, meglio stiamo; non è vero che meno siamo, più risorse dividiamo. E’ vero, invece, che la prima risorsa è il capitale umano, cioè le nuove generazioni sono il primo mattone su cui costruiamo il nostro futuro. Certamente, oggi il nostro sistema sta implodendo, per esempio sulle pensioni, perché uno squilibrio troppo forte tra generazioni che lavorano e generazioni in età pensionata è insostenibile. Quindi, noi stiamo lavorando – come sistema-Paese – per risolvere il tema previdenziale, ma nel lungo periodo abbiamo bisogno di un rilancio demografico. Abbiamo bisogno che un figlio per una giovane coppia sia una scommessa condivisa tra Stato, impegno pubblico e scelta privata. Oggi i figli sono a totale carico, rischio e pericolo della giovane coppia. E infatti, l’unica strategia che hanno è sposarsi più tardi, fare i figli più tardi: questo non può funzionare per il Paese!

    D. – Il segnale che si dà, infatti, sembra essere: fare figli vuol dire impoverirsi …

    R. – Una famiglia perde il 25-30% del potere d’acquisto, ma perché non c’è un meccanismo di riequilibrio dal punto di vista fiscale. E in molti Paesi, alla nascita del figlio entrano dei sostegni di intervento pubblico che dicono alla coppia: hai fatto un figlio, è una tua scelta libera, però questo figlio è un bene anche per lo Stato!

    D. – Anche perché è paradossale che poi, invece, un figlio va a sostenere le pensioni e quindi, in realtà, è un grandissimo aiuto per la società …

    R. – Il figlio, come la famiglia in quanto tale, è un patrimonio del Paese, è un bene non un luogo da assistere. Quindi, investire sulla famiglia, investire sulle nuove generazioni e non fare elemosina verso le famiglie che hanno figli! Questa è una delle grandi scommesse che noi cerchiamo di proporre costantemente al governo, alle regioni, ai singoli comuni perché se non c’è questa nuova alleanza tra società e famiglie su questa sfida delle nuove generazioni, il nostro Paese è condannato all’implosione. E neanche le immigrazioni risolveranno, perché in brevissimi anni anche le famiglie di persone che vengono da altri Paesi hanno diminuito drasticamente il numero di figli, perché fare figli in Italia è difficile! (Montaggio a cura di Maria Brigini)


    fonte: Radio Vaticana
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  7. #77
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    Meeting di Rimini,
    al cuore della nostra identità





    Sulla strada della certezza: la gente del Meeting (che è tanta in tutto il mondo) si è messa su questo cammino da 32 anni. Altrettante sono, infatti, le edizioni del Meeting di Rimini presentato ieri all’ambasciata italiana presso la Santa Sede a Roma. «La grande certezza – spiega Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting – è la stima dell’uomo, primo grande dato della realtà». A illustrare il tema dell’edizione di quest’anno (dal 21 al 27 agosto) ci sono Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, il cardinale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, il ministro degli Esteri Franco Frattini e, naturalmente, il padrone di casa, l’ambasciatore Francesco Maria Greco. «E l’esistenza diventa un’immensa certezza»: tutto a Rimini gira intorno a questo tema, e anche quest’anno l’affermazione che dà il titolo non è il frutto di una analisi culturale e politica, ma viene dall’esperienza di persone che non si sono accontentate di concepire la loro esistenza come destinata al nulla. Sono scienziati, scrittori, uomini di Stato, ospiti a Rimini quest’estate.

    Certezza, ma bisogna fare i conti con due fatti: «Per prima – dice Guarnieri – la paura dell’incertezza nella vita. Tutto oggi è incerto. Ma l’uomo non è fatto per queste incertezze. Ma per la certezza che deve cercare nella sua esistenza. Una cultura nichilista, poi, vuole convincerci che è inutile cercarla perché non c’è. L’uomo, al contrario, deve toccare la realtà di se stesso, di chi gli sta intorno, della storia. Diversamente sarebbe condannato all’alienazione».

    Ad aprire il Meeting sarà il presidente Giorgio Napolitano. I 150 anni del nostro Paese saranno coniugati con la sussidiarietà, cercata e sperata, che spesso ha fatto da trama a pezzi della nostra storia. Il tema sarà illustrato con una mostra che passa attraverso diverse fasi. «Questa mostra – spiega Vittadini – vuole offrire una riflessione sull’originalità dell’identità italiana. Un giudizio e un suggerimento per un nuovo inizio. Non è possibile alcuna svolta senza un popolo che prenda coscienza di sé e del suo valore». La mostra dirà a tutti: coraggio.

    La politica internazionale a Rimini la porterà lo stesso Frattini. Ieri, con il cardinale Tauran, si è soffermato sui venti di primavera in tutto il Maghreb. Il porporato che sovrintende sul dialogo interreligioso si augura che da questi moti «nasca una intesa stretta tra le tre grande religioni monoteiste del Mediterraneo perché – spiega – nasca una educazione al dialogo interreligioso». Per Frattini, anche in questo l’Italia ha da svolgere un grande ruolo nel Mediterraneo. Ammette molti errori della diplomazia internazionale: «Abbiamo pensato – dice – che fosse nostro interesse strategico privilegiare la stabilità dei governi rispetto ai pilastri della nostra storia democratica: uguaglianza e diritti. E privilegiare la stabilità e la convenienza delle nostre relazione». Mea culpa: «Tutto questo è venuto a cadere perché la stabilità di quei governi era fragile, fondata sulla sabbia. Questo è successo in Tunisia, Egitto e sta succedendo in Siria. Non è accaduto ancora in Libia per la natura sanguinaria del regime di Gheddafi». Una nuova strategia della diplomazia dunque, e Frattini spiega: «Ora lavoreremo con questi Paesi in fase di transizione verso la democrazia, ma staremo attenti a evitare che il vento positivo della democrazia possa essere da estremismi pronti a dar vita a un nuovo totalitarismo». È possibile per Frattini riflettere sul principio di ingerenza umanitaria: «È un principio che deve essere ripensato stabilendo maggiore enfasi sulla prevenzione delle crisi, invece che su una azione che finisce per essere un’azione militare».


    Giovanni Ruggiero

    Fonte: avvenire.it

  8. #78
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    *

    Vittadini: «Italia, la forza di cambiare»

    (dal Sussidiario.net)
    Guarnieri: «Se gli uomini non si rassegnano ad inseguire farfalle...»

    (dal Sussidiario.net)
    VERSO IL MEETING
    La spada lanciata oltre le cose note

    di Pietro Alfieri

    16/06/2011 - Presentata a Roma la XXXII edizione della kermesse riminese. Dalla primavera araba alle sfide dell'economia. Per percorrere un cammino che costruisce «pezzi di vita nuova»

    * L'incontro di presentazione a Roma.

    L'incontro di presentazione a Roma.

    L’uomo è quell’essere che ricerca il «senso del senso». È il cardinale Jean Louis Tauran a citare Henri Bergson, per ribadire che «non di solo pane, e non di soli dubbi vive l’uomo». E lo fa presentando, a Roma, a palazzo Borromeo, sede dell'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, il prossimo Meeting di Rimini.
    «L'incertezza ci fa sentire a disagio, rende fragili e soli. Ma noi non siamo condannati a un'incertezza perenne». È questo lo spirito che animerà la trentaduesima edizione della kermesse di Rimini, per dirla con le parole della presidente della Fondazione Meeting, Emilia Guarnieri: «Nella nostra società tutto è incerto; il lavoro, la vita affettiva, l’economia. Il nostro disagio testimonia il fatto che desideriamo la certezza; ma non è merce che si acquista con facilità, le certezze vanno guadagnate accettando il rischio di un cammino, lanciando la spada oltre le cose già note per trovare ciò che il cuore desidera, come dice il guerriero della Ballata del Cavallo bianco di Chesterton, che sarà rappresentata al Meeting. Ma, appunto, la spada va lanciata, la certezza va conquistata in un percorso, non arriva al di fuori di un cammino e di una responsabilità, implica un percorso della ragione e dell’esperienza umana».
    Ieri, alla presentazione capitolina, ha fatto gli onori di casa l'ambasciatore Francesco Maria Greco, che ha introdotto i vari ospiti: oltre a Emilia Guarnieri e al cardinale Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, sono intervenuti anche Franco Frattini, ministro degli Affari Esteri, e Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la Sussidiarietà.
    Il nuovo Meeting s'intitolerà: "L'esistenza diventa una immensa certezza". Una certezza che in un’epoca come la nostra profondamente segnata dal relativismo «si raggiungerà soltanto», ha detto il cardinale Tauran, «se ci muoveremo con una fiducia maggiore nell'uomo». Le dinamiche che stanno attraversando il «lago dei monoteismi», come lui stesso ha definito il Mediterraneo, il vento di democrazia e libertà che ne ha attraversato e ne attraversa la «sponda sud» («una primavera araba che rischia di diventare un "inverno" dei diritti se verrà meno la vigilanza della comunità internazionale», ha commentato Frattini), come anche la grande flessibilità e capacità di cambiamento della società italiana di fronte alle sfide dell’economia e della storia sono forze analoghe a quelle che muovono il cuore dell’uomo.
    L'ha ribadito Vittadini: «C'è un modo di stare insieme senza annullare le diversità», ha detto parlando della mostra che il Meeting dedicherà ai 150 anni dell’Unità d'Italia, e che documenterà la ricchezza di una storia fatta di opere, iniziative e realtà sociali ed economiche, frutto di energia costruttiva, inventiva, sussidiarietà e solidarietà: punto sorgivo di tale ricchezza è una cultura fondata sulla convinzione che ogni singolo uomo non sia riducibile ad alcuna organizzazione sociale e politica. La mostra sarà tenuta a battesimo dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel suo discorso alle Camere del 17 marzo scorso ha affermato: «Reggeremo alle prove che ci attendono, come abbiamo fatto in momenti cruciali del passato. Perché disponiamo anche oggi di grandi riserve di risorse umane e morali. […] Convinciamoci tutti, nel profondo, che questa è ormai la condizione della salvezza comune, del comune progresso».
    «La nostra storia», ha aggiunto ieri Vittadini, «non nasce dall’homo homini lupus di Hobbes, ma da un "io" che accetta di affrontare la realtà, anche dura, che lo circonda, senza censurare i suoi desideri più grandi». E ciò che è stato presentato a Roma è la testimonianza che, anche oggi, quello che qualifica lo sviluppo italiano - l’azione di persone educate a vivere ideali basati su una concezione non ridotta di uomo, di società, di economia - può ricostituire il tessuto connettivo di un popolo fatto da uomini che si mettono insieme non per andare contro qualcuno o qualcosa, ma per costruire giorno per giorno pezzi di vita nuova all’altezza dei desideri più profondi. Desideri di verità, giustizia, bellezza, felicità. L'opposto del nichilismo alienato e disperato (Emilia Guarnieri ha citato Sartre: «Le mie mani, cosa sono le mie mani? La distanza incommensurabile che mi separa dal mondo degli oggetti» e la terribile «alba in cui nulla accadrà» di Cesare Pavese) di cui neanche ci accorgiamo più, tanto è diventato il clima abituale del nostro tempo.


    http://www.tracce.it/default.asp?id=376&id_n=22744

  9. #79
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    Dal 21 al 27 agosto il Meeting di Rimini sul tema “E l’esistenza diventa un’immensa certezza”

    “E l’esistenza diventa un’immensa certezza”: invita alla speranza e ad una prospettiva esistenziale di lungo respiro il titolo della XXXII edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, promosso da Comunione e Liberazione a partire da domenica prossima a Rimini nella tradizionale sede della Fiera. Di fronte alla mentalità dominante, appagata da una spiegazione superficiale degli accadimenti terreni e dell’identità e vocazione dell’uomo, il messaggio del Meeting addita la possibilità di una conoscenza certa di se stessi e del mondo, al di là delle “sicurezze” che solo la scienza e la tecnologia sembrano poter conferire. Ad ispirare il titolo dell’edizione 2011 è il libro di don Luigi Giussani “ Il cammino al vero è un’esperienza” (Rizzoli, Milano 2006), in particolare le pagine in cui il fondatore di CL si sofferma sulla comunicazione dello Spirito di Dio a Pentecoste, il “dono per eccellenza”, poiché ci permette di penetrare nell’esperienza di quella persona – il Cristo – “che spiega e risolve tutta la nostra realtà”. Nella trasmissione di questo dono, l’esperienza umana da “impotenza desolante” diviene “consapevolezza ed energica capacità”, in grado di rendere gli apostoli coraggiosi testimoni del disegno di Dio. “L’esistenza umana diventa un’immensa certezza” – prosegue don Giussani, che aggiunge citando San Giovanni: «Questa è la vittoria che vince il mondo, la nostra fede»” (1Gv 5,4). Con il dono di Pentecoste, “un Altro si accompagna all’uomo «come gigante sulla sua strada» (cfr. Sal 19,6) – si legge ancora nel testo – “(…) la solitudine è abolita alle radici stesse di ogni momento della vita. Esistere è essere amati, definitivamente”. Sono oltre 100 le “voci” della settimana riminese, suddivise in fasce tematiche: dagli “Incontri”, spazi di confronto sul tema centrale del Meeting ai “Focus”, che offrono un approfondimento di temi specifici per un pubblico di “addetti ai lavori”, dai dialoghi denominati “Un Caffè italiano….domande sull’Unità”, in cui i giovani potranno incontrare storici e giuristi intorno al cammino dell’unificazione italiana, alla fascia “Testi e contesti”, con proposte di libri, musica e video. Da segnalare inoltre la serie “Storie dal mondo”, una rassegna di reportage internazionali. Il Meeting si apre alle 10 di domenica 21 con la Santa Messa presieduta da mons. Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini. Il Santo Padre è solito destinare all’iniziativa di Comunione e Liberazione un suo particolare messaggio, che viene letto durante l’Eucaristia inaugurale. C’è molta attesa al Meeting per la presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha accolto l’invito a partecipare all’incontro di apertura sul tema “150 anni di sussidiarietà” (21 agosto, ore 17): l’evento è il primo di una serie che la rassegna del 2011 dedica al secolo e mezzo di Unità italiana. Ad approfondire il titolo della rassegna riminese sarà Costantino Esposito, docente di Storia della Filosofia all’Università di Bari. La “sfida della certezza” lanciata quest’anno dal Meeting sarà ulteriormente sviluppata dal padre francescano Pierbattista Pizzaballa, custode di Terra Santa, e del biblista José Miguel García nella conferenza “Con gli occhi degli Apostoli”; i loro contributi introdurranno l’omonima mostra dedicata al percorso compiuto da alcuni abitanti di Cafarnao, a partire dal primo incontro con Gesù fino alla suprema testimonianza di fede resa con il martirio. Verrà anche esplorata la certezza nell’ambito della conoscenza scientifica – ne parlerà John Polkinghorne, membro della Royal Society, presidente emerito del Queen’s College di Cambridge – e nel mondo imprenditoriale, nel dialogo tra John Elkann, presidente di Fiat, e Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle Opere. Il tema verrà poi declinato nell’ambito della salute e della sanità, attraverso le relazioni di Giancarlo Cesana docente di Igiene all’Università di Milano-Bicocca e dell’arcivescovo Zygmunt Zimowski, presiedente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari. Alla riflessione contribuirà inoltre il filosofo francese Fabrice Hadjadj, con un intervento sulla modernità. La certezza del “lasciarsi afferrare da Cristo”, nella testimonianza del Beato Giovanni Paolo II, è al centro di un altro atteso appuntamento, cui parteciperanno mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro e Jozef Dabrowski, presidente nazionale dell’Associazione dei Ferrovieri Cattolici in Polonia. Da sempre attento all’attualità internazionale, il Meeting ragionerà sulla sfida del Nord Africa, tra stabilità e diritti: all’incontro parteciperanno, fra gli altri, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini e Wael Farouq, docente alla American University del Cairo e vicepresidente del “Meeting Cairo”. L’esperienza del Meeting in terra d’Egitto, svoltasi nell’ottobre 2010, sarà evocata in uno specifico appuntamento alla presenza del cardianle Antonios Naguib, patriarca di Alessandria dei Copti e del vescovo Armiah, segretario di Papa Shenouda III. Nell’Anno Europeo del Volontariato, il cardinale Robert Sarah, presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, dialogherà con il segretario della Fondazione AVSI, Alberto Piatti, sull’impegno del volontariato per lo sviluppo internazionale. Sul ruolo dei cristiani nella pubblica piazza e, in particolare, sul viaggio di Benedetto XVI nel Regno Unito, foriero di un nuovo umanesimo, si soffermeranno, fra gli altri, lo scrittore e giornalista Austen Ivereigh e John Milbank, docente di religione, politica ed etica all’Università di Nottingham. Un aspetto rilevante della manifestazione riminese è costituito dalle mostre, accolte ogni anno con favore e partecipazione dai numerosi visitatori. In primo piano, nel programma del 2011, figura l’esposizione dedicata alle Madonne d’Abruzzo salvate dal terremoto, una raccolta di tavole dipinte e di sculture databili tra il XII e il XIV secolo, attribuite a maestri in prevalenza abruzzesi. Tra le mostre monografiche spiccano quelle intitolate a grandi figure, tra cui il profeta Ezechiele, San Carlo Borromeo e il Beato John Henry Newman. Con un omaggio a don Giussani, di cui viene illustrato il libro “Ciò che abbiamo di più caro” (ed. BUR-Rizzoli), si chiude nel primo pomeriggio di sabato 27 la XXXII edizione del Meeting, presentata – lo ricordiamo – il 19 maggio alle Nazioni Unite di New York e, successivamente, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede. La Radio Vaticana sarà presente con un gruppo di inviati, guidati dal padre gesuita Lech Rynkiewicz e con uno stand allestito come in passato negli ambienti fieristici; la Radio si avvale anche quest’anno della collaborazione di “Coscienza Imprenditoriale”, la rivista on-line dell’Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti/UCID, che aggiorna in diretta sui lavori del Meeting e rilancia servizi e interviste dell’Emittente pontificia. (A cura di Marina Vitalini)


    fonte: Radio Vaticana
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  10. #80
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    Meeting 2011. Messaggio inaugurale del Papa
    Il comunicato di Benedetto XVI per la XXXII edizione del Meeting di Rimini


    Eccellenza Reverendissima,

    anche quest’anno ho la gioia di trasmettere il cordiale saluto del Santo Padre a Vostra Eccellenza, agli organizzatori e a tutti i partecipanti al Meeting per l’Amicizia tra i Popoli, che si svolge in questi giorni a Rimini. Il tema scelto per l’edizione 2011 - “E l’esistenza diventa un’immensa certezza” - suscita vari profondi interrogativi: che cos’è l’esistenza? Che cos’è la certezza? E soprattutto: qual è il fondamento della certezza senza la quale l’uomo non può vivere?
    Sarebbe interessante entrare nella ricchissima riflessione che la filosofia, fin dai suoi albori, ha sviluppato attorno all’esperienza dell’esistere, dell’esserci, giungendo a conclusioni importanti, ma spesso anche contraddittorie e parziali.
    Possiamo tuttavia essere condotti direttamente all’essenziale partendo dall’etimologia latina del termine esistenza: ex sistere. Heidegger, interpretandola come un “non permanere”, ha messo in evidenza il carattere dinamico della vita dell’uomo.
    Ma ex sistere evoca in noi almeno altri due significati, ancora più descrittivi dell’esperienza umana dell’esistere e che, in un certo senso, sono all’origine del dinamismo stesso analizzato da Heidegger. La particella ex ci fa pensare a una provenienza e, nello stesso tempo, ad un distacco. L’esistenza sarebbe dunque uno “stare, essendo provenuti da” e, allo stesso tempo, un “portarsi oltre”, quasi un “trascendere” che definisce in modo permanente lo stesso “stare”. Tocchiamo qui il livello più originario della vita umana: la sua creaturalità, il suo essere strutturalmente dipendente da un’origine, il suo essere voluta da qualcuno verso cui, quasi inconsapevolmente, tende. Il compianto mons. Luigi Giussani, che con il suo fecondo carisma è all’origine della manifestazione riminese, ha più volte insistito su questa dimensione fondamentale dell’uomo. E giustamente, perché è proprio dalla coscienza di essa che deriva la certezza con cui l’uomo affronta l’esistenza. Il riconoscimento della propria origine e la “prossimità” di questa stessa origine a tutti i momenti dell’esistenza sono la condizione che permette all’uomo un’autentica maturazione della sua personalità, uno sguardo positivo verso il futuro e una feconda incidenza storica. È questo un dato antropologico verificabile già nell’esperienza quotidiana: un bambino è tanto più certo e sicuro quanto più sperimenta la vicinanza dei genitori. Ma proprio rimanendo sull’esempio del bambino capiamo che, da solo, il riconoscimento della propria origine e, conseguentemente, della propria strutturale dipendenza non basta. Anzi potrebbe apparire - come la storia ha ampiamente dimostrato - un peso di cui liberarsi. Ciò che rende “forte” il bambino è la certezza dell’amore dei genitori. Occorre, dunque, entrare nell’amore di chi ci ha voluti per poter sperimentare la positività dell’esistenza. Se manca una delle due, la coscienza dell’origine e la certezza della meta di bene cui l’uomo è chiamato, diventa impossibile spiegare il dinamismo profondo dell’esistenza e comprendere l’uomo. Già nella storia del popolo di Israele, soprattutto nell’esperienza dell’esodo descritta nell’Antico Testamento, emerge come la forza della speranza derivi dalla presenza paterna di Dio che guida il suo popolo, dalla memoria viva delle sue azioni e dalla promessa luminosa sul futuro.
    L’uomo non può vivere senza una certezza sul proprio destino. “Solo quando il futuro è certo come realtà positiva, diventa vivibile anche il presente” (Benedetto XVI, Enc. Spe Salvi, 2). Ma su quale certezza l’uomo può fondare ragionevolmente la propria esistenza? Qual è, in definitiva, la speranza che non delude? Con l’avvento di Cristo la promessa che alimentava la speranza del popolo di Israele raggiunge il suo compimento, assume un volto personale. In Cristo Gesù il destino dell’uomo è stato strappato definitivamente dalla nebulosità che lo circondava. Attraverso il Figlio, nella potenza dello Spirito Santo, il Padre ci ha svelato definitivamente il futuro positivo che ci attende. “Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura, e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future” (ibid., 7). Cristo risorto, presente nella sua Chiesa, nei Sacramenti e con il suo Spirito, è il fondamento ultimo e definitivo dell’esistenza, la certezza della nostra speranza. Egli è l’eschaton già presente, colui che fa dell’esistenza stessa un avvenimento positivo, una storia di salvezza nella quale ogni circostanza rivela il suo vero significato in rapporto all’eterno. Se manca questa coscienza è facile cadere nei rischi dell’attualismo, nel sensazionalismo delle emozioni, in cui tutto si riduce a fenomeno, o della disperazione, nella quale ogni circostanza appare senza senso. Allora l’esistenza diventa una ricerca affannosa di avvenimenti, di novità passeggere, che, alla fine, risultano deludenti. Solo la certezza che nasce dalla fede permette all’uomo di vivere in modo intenso il presente e, nello stesso tempo, di trascenderlo, scorgendo in esso i riflessi dell’eterno cui il tempo è ordinato. Solo la presenza riconosciuta di Cristo, fonte della vita e destino dell’uomo, è capace di risvegliare in noi la nostalgia del Paradiso e così di proiettarci con fiducia nel futuro, senza paure e senza false illusioni.
    I drammi del secolo scorso hanno ampiamente dimostrato che quando viene meno la speranza cristiana, quando cioè viene meno la certezza della fede e il desiderio delle “cose ultime”, l’uomo si smarrisce e diventa vittima del potere, inizia a chiedere la vita a chi la vita non può dare. Una fede senza speranza ha provocato l’insorgere di una speranza senza la fede, intramondana.
    Oggi più che mai noi cristiani siamo chiamati a rendere ragione della speranza che è in noi, a testimoniare nel mondo quell’“oltre” senza il quale tutto rimane incomprensibile. Ma per questo occorre “rinascere” come disse Gesù a Nicodemo, lasciarsi rigenerare dai Sacramenti e dalla preghiera, riscoprire in essi l’alveo di ogni autentica certezza. La Chiesa, rendendo presente nel tempo il mistero dell’eternità di Dio, è il soggetto adeguato di questa certezza. Nella comunità ecclesiale la pro-esistenza del Figlio di Dio ci raggiunge; in essa la vita eterna, a cui tutta l’esistenza è destinata, diventa sperimentabile già da ora. “L’immortalità cristiana - affermava all’inizio del secolo scorso Padre Festugière - ha per carattere proprio di essere l’espansione di un’amicizia”. Cos’è infatti il Paradiso se non il compiersi definitivo dell’amicizia con Cristo e tra di noi? In questa prospettiva, prosegue il religioso francese, “poco importa in seguito dove ci si trovi. Il cielo è in verità là dove è il Cristo. Così il cuore che ama non desidera altra gioia se non quella di vivere sempre presso l’amato”. L’esistenza, dunque, non è un procedere cieco, ma è un andare incontro a colui che ci ama. Sappiamo quindi dove stiamo andando, verso chi siamo diretti e questo orienta tutta l’esistenza.
    Eccellenza, auguro che questi brevi pensieri possano essere di aiuto per coloro che prendono parte al Meeting. Sua Santità Benedetto XVI desidera assicurare a tutti, con affetto, il Suo ricordo nella preghiera e, auspicando che la riflessione di questi giorni rafforzi la certezza che solo Cristo illumina pienamente la nostra esistenza umana, di cuore invia a Lei, ai responsabili e agli organizzatori della manifestazione, come pure a tutti i presenti, una particolare Benedizione Apostolica.
    Unisco anch’io un cordiale saluto e mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio


    dell’ Eccellenza Vostra Reverendissima
    dev.mo nel Signore

    Tarcisio Card. Bertone
    Segretario di Stato di Sua Santità



    fonte: http://www.meetingrimini.org/news/?id=676&id_n=11140
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