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Discussione: XLIII Meeting per l'amicizia fra i popoli (Rimini, 20 - 25 agosto 2022))

  1. #81
    Saggio del Forum L'avatar di lucpip
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    Interessante post di Tornielli dal suo blog.


    Con gli occhi degli apostoli


    Cari amici, sono stato per due giorni al Meeting di Rimini e dopo un paio di tentativi a vuoto, venerdì mattina sul presto sono riuscito a visitare la mostra “Con gli occhi degli apostoli”, una delle più visitate – anzi credo la più visitata – del Meeting. Anche la presentazione della mostra, con la partecipazione del Custode di Terrasanta Pierbattista Pizzaballa e di don José Miguel Garcia è stato uno degli appuntamenti più seguiti della kermesse ciellina riminese.

    La mostra propone al visitatore un percorso che lo fa “entrare” in Cafarnao, il villaggio sulle rive del mar di Galilea dove sono avvenuti diversi episodi evangelici e dove Gesù si era trasferito a vivere nella casa di Pietro e di Andrea. Ho avuto la fortuna di visitare più volte il sito archeologico di Cafarnao, e l’ho trovato, dopo la grotta di Nazaret, il luogo più bello e affascinante della Terrasanta, perché guardando a quelle pietre, a quelle strade, ai resti della sinagoga dove Gesù ha insegnato, e soprattutto guardando alla casa di Pietro, il tutto a pochi passi dalla riva, si ha la percezione non soltanto di come fossero ambientati alcuni episodi chiave dei vangeli, ma anche della semplicità dell’esperienza cristiana degli inizi: la convivenza quotidiana con Gesù di quel gruppo di primi discepoli.

    La mostra mi ha aiutato a entrare ancor di più in questa dimensione, e sarebbe bello se fosse perennemente ricostruita ed esposta anche a Cafarnao, perché rappresenterebbe un aiuto eccezionale per i visitatori. In quel luogo gli studi archeologici hanno ottenuto risultati davvero rilevanti e incontrovertibili. Mi ha colpito questa lunga didascalia della mostra, che si leggeva in prossimità della ricostruzione della casa di Pietro, trasformata fin da tempi antichissimi, in luogo di culto, lasciando intatta e particolarmente venerata la stanza dove abitava Gesù. Si tratta della testimonianza di padre Virgilio Corbo (morto nel 1991), uno degli archeologi che ha portato alla luce il villaggio.

    “E’ vent’anni che studiamo questi reperti. Abbiamo scavato seguendo le indicazioni topografiche dei vangeli e abbiamo trovato il villaggio così come è descritto nel vangelo di Marco. Se questo è il villaggio, la casa di Pietro non può che essere la casa dove, insieme ai segni di una particolare venerazione dell’apostolo, sono tornati alla luce gli unici pavimenti intonacati in battuto di calce, un tipo di decorazione ritenuta in quei tempi più preziosa del mosaico. Tant’è vero che veniva utilizzata nei triclini della reggia erodiana di Macheronte e nel teatro di Cesarea Marittima. Ora, se questo tipo di intervento architettonico è stato realizzato solo in quelle due camere e in nessun’altra abitazione del villaggio, significa che quei due vani erano a disposizione di una persona degna di particolare considerazione. E per quale persona, se non per l’amico Gesù, come ci informano i vangeli, Pietro avrebbe approntato una simile dimora? Raramente l’archeologia precostantiniana ha raggiunto simili risultati. Quale altra prova pretende l’archeologia? Per ulteriori ragguagli credo proprio che dovrà attendere di interrogare Pietro”.

    Al di là delle prove (che sono un conforto, un aiuto alla fede, dato che attestano come i vangeli non siano affatto una costruzione posteriore, una tarda invenzione di un gruppo di uomini con manie mistiche, ma siano piuttosto fondati sul racconto di testimoni oculari), la bellezza della mostra sta in ciò che richiama e in ciò che provoca. Ha affermato don Luigi Giussani:

    “Io non mi stancherò mai quando uso la parola fede di ricordare cosa vuol dire, perché non si sa cosa vuol dire, anche se la si definisce teologicamente. La fede è il riconoscimento stupefatto, grato, intimidito e nello stesso tempo esaltante, di una presenza; perché Dio è venuto ed è fra noi”.

    La mostra sullo sguardo degli apostoli, portandoti dentro la vita quotidiana di Cafarnao, è come se suggerisse la risposta a una domanda di Dostoevskij che campeggia alla fine del percorso: “Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio Gesù Cristo?”. Sì, può credere, se ha la grazia di incontrare oggi una presenza affascinante e attrattiva. Com’è accaduto a quei pescatori di Cafarnao.
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  2. #82
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    Il cardinale Sandri: “Debitori di don Giussani e di Cl”
    Il prefetto delle chiese orientali lo ha detto alla presentazione del prossimo Meeting di Rimini


    REDAZIONE
    ROMA

    «Siamo debitori a don Giussani e a Comunione e Liberazione», ha detto questa sera il prefetto della Congregazione vaticana per le Chiese Orientali, card. Leonardo Sandri, anche per la capacità di «ricominciare sempre, dopo qualsiasi errore», come ha scritto il presidente di Cl Julian Carron il primo maggio scorso in una lettera a Repubblica.

    Durante la presentazione del prossimo Meeting di Rimini (19-25 agosto), questa sera all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, il card. Sandri ha espresso gratitudine a Cl e la fondatore don Giussani «perchè dopo “l’incontro con Cristo” che li ha “segnati così potentemente da consentire di ricominciare sempre, dopo qualsiasi errore, più umili e più consapevoli della debolezza”, hanno dato corpo a convinzioni come queste non limitandosi ad affermarle, bensì esprimendole in percorsi coinvolgenti, nell’orizzonte familiare ed educativo, in quello del lavoro e del confronto economico e sociale, come nello sport e in tanti altri ambiti della cultura e dell’arte».

    «Grazie all’avventura del Meeting - ha ancora detto il capodicastero vaticano -, il movimento ha spaziato attorno al nucleo più vero dell’uomo, che è la sua spiritualità, senza la quale egli è negato nelle sue più alte e irrinunciabili
    aspirazioni». Alla presentazione del Meeting di Rimini hanno partecipato anche, tra gli altri, il ministro degli Esteri Giulio Terzi e il presidente della Compagnia delle opere Bernard Scholz.


    fonte: http://vaticaninsider.lastampa.it/ho...eracion-15796/
    Ogni giorno che passa è un giorno in meno - COMING SOON!

  3. #83
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    Al via domenica il Meeting di Rimini, incentrato sul rapporto dell’uomo con l’infinito

    A Rimini, fervono i preparativi per la XXXIII edizione del Meeting di Rimini, al via domenica 19 agosto. Il tema di quest’anno, “La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”, è tratto dal primo capitolo dell’opera “Il senso religioso” di don Luigi Giussani. Il Meeting - dopo la Messa celebrata dal vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi - avrà come incontro inaugurale un dibattito sui giovani e l’economia al quale parteciperà il premier italiano, Mario Monti. Sul tema del Meeting e il bisogno di infinito dell’uomo, Luca Collodi, ha intervistato Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione "Meeting per l’amicizia fra i popoli":

    R. – Non è evidente forse che esista questa coscienza della natura religiosa dell’uomo, però è evidente che o l’uomo si guarda come una natura che proviene da qualcosa che è priva delle contraddizioni, che è priva dei suoi stessi antecedenti, o oggi nella situazione drammatica, in questa terra che trema, non può non domandarsi da dove viene e in che cosa consiste il suo valore.

    D. – L’uomo oggi come può far proprio il desiderio d’infinito? Perché davanti ai problemi della quotidianità servono concretezze e spesso l’uomo non ha la forza di guardare avanti...

    R. – Forse, come don Giussani ci ha sempre insegnato, se l’uomo si guardasse in azione, se l’uomo guardasse la sua vita, si accorgerebbe che la sua vita è tutta intessuta di un desiderio di giustizia, di felicità, di bellezza, che non è mai appagato. C’è una dimensione di esigenza infinita nella vita dell’uomo che, in fondo, gli fa intuire che lui è fatto per qualcosa di infinito.

    D. – Come si può cogliere l’infinito? Forse attraverso il cuore e la ragione, in questo rapporto che più volte il Papa ha sottolineato?

    R. – Sì, certamente, perché appunto il cuore dell’uomo desidera l’infinito, perché nulla gli basta. D’altra parte, nel momento in cui l’uomo si guarda ragionevolmente non può non riconoscere che ieri non c’era e oggi c’è, che adesso c’è, perché qualcuno lo sta facendo. Quindi, cuore e ragione rimandano proprio l’uomo a riconoscere questa sua natura di rapporto con l’infinito.

    D. – Questa ricerca dell’infinito come può migliorare oggi la vita dell’uomo nella società attuale, nelle problematiche, nella crisi economica?

    R. – E’ interessantissimo questo e sarà un grande tema del Meeting di quest’anno, perché un uomo che si concepisce in questo modo è un uomo che ha una coscienza vivida della sua libertà, della sua irriducibilità, del diritto che tutti gli uomini hanno alla libertà. E’ un uomo che ha una coscienza vivida anche del cuore degli altri, di quelli che fanno percorsi culturali, religiosi diversi dai suoi. E’ un uomo che matura dentro di sé un amore e una passione alla vita e alla realtà, ai bisogni degli altri. Il rapporto con l’infinito struttura l’uomo come una creatura diversa, come uno non proteso al potere, ma proteso a servire il rapporto con l’infinito, suo e dei suoi fratelli uomini.

    D. – Questa ricerca dell’infinito come può cambiare la vita politica dell’Italia di oggi, dell’Europa di oggi?

    R. – Credo che questa sia una grande scommessa, una grande sfida. Noi abbiamo veramente bisogno di vedere uomini definiti da questo rapporto con l’infinito, che fanno politica, che guidano i nostri Paesi. Abbiamo bisogno di vedere da loro che cosa significa il rapporto con l’infinito giocato nella storia.

    D. – Il Meeting quest’anno come prevede di affrontare queste problematiche, con quali iniziative?

    R. – Mostre, spettacoli e convegni, che sono il tessuto del Meeting, oltre che convivenza, oltre che presenza dei 4 mila volontari, oltre che amicizia fra le persone. Il Meeting apre questo convegno dedicato proprio al tema dei giovani e della crescita, con la presenza del presidente del consiglio, Mario Monti. Noi siamo molto onorati di avere anche quest’anno le massime autorità dello Stato, proprio perché questo in noi rafforza la consapevolezza della responsabilità storica che abbiamo. Il Meeting poi proseguirà con il tema dell’uomo religioso, affidato al nostro vecchio grande amico, oggi cardinale, Julien Ries, e al professore Shodo Habukawa, abate del Muryoko-in Temple in Giappone. Poi, importanti ospiti internazionali, da Mary Ann Glendon a Wael Farouq, al cardinale Tauran, al presidente dell’assemblea generale dell’Onu, al rettore dell’Università di al-Azhar, al ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata, su tutto questo orizzonte di questioni europee e internazionali, legate ai grandi temi della convivenza fra gli uomini.


    fonte: Radio Vaticana
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  4. #84
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    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL XXXIII MEETING PER L’AMICIZIA FRA I POPOLI (RIMINI, 19-25 AGOSTO 2012) , 19.08.2012

    In occasione della 33.ma edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si è aperta questa mattina a Rimini sul tema: La natura dell'uomo è rapporto con l'infinito, il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato al Vescovo di Rimini il Messaggio che riportiamo di seguito:

    MESSAGGIO DEL SANTO PADRE


    Al Venerato Fratello
    Monsignor FRANCESCO LAMBIASI
    Vescovo di Rimini

    Desidero rivolgere il mio cordiale saluto a Lei, agli organizzatori e a tutti i partecipanti al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, giunto ormai alla XXXIII edizione. Il tema scelto quest’anno - «La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito» - risulta particolarmente significativo in vista dell’ormai imminente inizio dell’«Anno della fede», che ho voluto indire in occasione del Cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II.

    Parlare dell’uomo e del suo anelito all’infinito significa innanzitutto riconoscere il suo rapporto costitutivo con il Creatore. L’uomo è una creatura di Dio. Oggi questa parola – creatura – sembra quasi passata di moda: si preferisce pensare all’uomo come ad un essere compiuto in se stesso e artefice assoluto del proprio destino. La considerazione dell’uomo come creatura appare «scomoda» poiché implica un riferimento essenziale a qualcosa d’altro o meglio, a Qualcun altro – non gestibile dall’uomo – che entra a definire in modo essenziale la sua identità; un’identità relazionale, il cui primo dato è la dipendenza originaria e ontologica da Colui che ci ha voluti e ci ha creati. Eppure questa dipendenza, da cui l’uomo moderno e contemporaneo tenta di affrancarsi, non solo non nasconde o diminuisce, ma rivela in modo luminoso la grandezza e la dignità suprema dell’uomo, chiamato alla vita per entrare in rapporto con la Vita stessa, con Dio.

    Dire che «la natura dell’uomo è rapporto con l’infinito» significa allora dire che ogni persona è stata creata perché possa entrare in dialogo con Dio, con l’Infinito. All’inizio della storia del mondo, Adamo ed Eva sono frutto di un atto di amore di Dio, fatti a sua immagine e somiglianza, e la loro vita e il loro rapporto con il Creatore coincidevano: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (Gen, 1,27). E il peccato originale ha la sua radice ultima proprio nel sottrarsi dei nostri progenitori a questo rapporto costitutivo, nel voler mettersi al posto di Dio, nel credere di poter fare senza di Lui. Anche dopo il peccato, però, rimane nell’uomo il desiderio struggente di questo dialogo, quasi una firma impressa col fuoco nella sua anima e nella sua carne dal Creatore stesso. Il Salmo 63 [62] ci aiuta a entrare nel cuore di questo discorso: «O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia, desidera te la mia carne, in terra arida, assetata, senz’acqua» (v. 2). Non solo la mia anima, ma ogni fibra della mia carne è fatta per trovare la sua pace, la sua realizzazione in Dio. E questa tensione è incancellabile nel cuore dell’uomo: anche quando si rifiuta o si nega Dio, non scompare la sete di infinito che abita l’uomo. Inizia invece una ricerca affannosa e sterile, di «falsi infiniti» che possano soddisfare almeno per un momento. La sete dell’anima e l’anelito della carne di cui parla il Salmista non si possono eliminare, così l’uomo, senza saperlo, si protende alla ricerca dell’Infinito, ma in direzioni sbagliate: nella droga, in una sessualità vissuta in modo disordinato, nelle tecnologie totalizzanti, nel successo ad ogni costo, persino in forme ingannatrici di religiosità. Anche le cose buone, che Dio ha creato come strade che conducono a Lui, non di rado corrono il rischio di essere assolutizzate e divenire così idoli che si sostituiscono al Creatore.

    Riconoscere di essere fatti per l’infinito significa percorrere un cammino di purificazione da quelli che abbiamo chiamato «falsi infiniti», un cammino di conversione del cuore e della mente. Occorre sradicare tutte le false promesse di infinito che seducono l’uomo e lo rendono schiavo. Per ritrovare veramente se stesso e la propria identità, per vivere all’altezza del proprio essere, l’uomo deve tornare a riconoscersi creatura, dipendente da Dio. Al riconoscimento di questa dipendenza – che nel profondo è la gioiosa scoperta di essere figli di Dio – è legata la possibilità di una vita veramente libera e piena. È interessante notare come san Paolo, nella Lettera ai Romani, veda il contrario della schiavitù non tanto nella libertà, ma nella figliolanza, nell’aver ricevuto lo Spirito Santo che rende figli adottivi e che ci permette di gridare a Dio: «Abbà! Padre!» (cfr 8,15). L’Apostolo delle genti parla di una schiavitù «cattiva»: quella del peccato, della legge, delle passioni della carne. A questa, però, non contrappone l’autonomia, ma la «schiavitù di Cristo» (cfr 6,16-22), anzi egli stesso si definisce: «Paolo, servo di Cristo Gesù» (1,1). Il punto fondamentale, quindi, non è eliminare la dipendenza, che è costitutiva dell’uomo, ma indirizzarla verso Colui che solo può rendere veramente liberi.

    A questo punto però sorge una domanda. Non è forse strutturalmente impossibile all’uomo vivere all’altezza della propria natura? E non è forse una condanna questo anelito verso l’infinito che egli avverte senza mai poterlo soddisfare totalmente? Questo interrogativo ci porta direttamente al cuore del cristianesimo. L’Infinito stesso, infatti, per farsi risposta che l’uomo possa sperimentare, ha assunto una forma finita. Dall’Incarnazione, dal momento in cui il Verbo si è fatto carne, è cancellata l’incolmabile distanza tra finito e infinito: il Dio eterno e infinito ha lasciato il suo Cielo ed è entrato nel tempo, si è immerso nella finitezza umana. Nulla allora è banale o insignificante nel cammino della vita e del mondo. L’uomo è fatto per un Dio infinito che è diventato carne, che ha assunto la nostra umanità per attirarla alle altezze del suo essere divino.

    Scopriamo così la dimensione più vera dell’esistenza umana, quella a cui il Servo di Dio Luigi Giussani continuamente richiamava: la vita come vocazione. Ogni cosa, ogni rapporto, ogni gioia, come anche ogni difficoltà, trova la sua ragione ultima nell’essere occasione di rapporto con l’Infinito, voce di Dio che continuamente ci chiama e ci invita ad alzare lo sguardo, a scoprire nell’adesione a Lui la realizzazione piena della nostra umanità. «Ci hai fatti per te – scriveva Agostino – e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te» (Confessioni I, 1,1). Non dobbiamo avere paura di quello che Dio ci chiede attraverso le circostanze della vita, fosse anche la dedizione di tutto noi stessi in una forma particolare di seguire e imitare Cristo nel sacerdozio o nella vita religiosa. Il Signore, chiamando alcuni a vivere totalmente di Lui, richiama tutti a riconoscere l’essenza della propria natura di esseri umani: fatti per l’infinito. E Dio ha a cuore la nostra felicità, la nostra piena realizzazione umana. Chiediamo, allora, di entrare e rimanere nello sguardo della fede che ha caratterizzato i Santi, per poter scoprire i semi di bene che il Signore sparge lungo il cammino della nostra vita e aderire con gioia alla nostra vocazione.

    Nell’auspicare che questi brevi pensieri possano essere di aiuto per coloro che prendono parte al Meeting, assicuro la mia vicinanza nella preghiera ed auguro che la riflessione di questi giorni possa introdurre tutti nella certezza e nella gioia della fede.

    A Lei, Venerato Fratello, ai responsabili e agli organizzatori della manifestazione, come pure a tutti i presenti, ben volentieri imparto una particolare Benedizione Apostolica.

    Da Castel Gandolfo, 10 agosto 2012

    BENEDICTUS PP. XVI

    [01064-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0468-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

  5. #85
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    Da domani ci sarò anch'io.
    Spero di portare qualche bella foto come ricordo

  6. #86
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    Concluso il Meeting di Rimini 2012. Il bilancio di Emilia Guarnieri

    “Emergenza uomo”: è il titolo del Meeting per l’Amicizia fra i Popoli del prossimo anno, annunciato in tarda mattinata nella conferenza stampa finale della kermesse riminese. Nel 2013 la XXXIV edizione del Meeting si terrà dal 18 al 24 agosto, come di consueto a Rimini. Nel pomeriggio l’incontro conclusivo sul Meeting del Cairo. Il servizio di Debora Donnini:

    “La natura dell’uomo è rapporto con l’infinito”: il titolo del Meeting di quest’anno si è reso concretamente visibile per 7 giorni con incontri, spettacoli, mostre, passando dall’attualità internazionale alla scienza, dall’arte alle testimonianze anche di tanti esponenti di altre religioni. Non a caso l’ultimo incontro è stato dedicato al Meeting del Cairo, un’esperienza che a maggio si ripeterà per la seconda volta e che è organizzata da un gruppo di egiziani legati da amicizia con il Meeting di Rimini. Ad intervenire tra gli altri il vicepresidente del Meeting Cairo e docente presso l’Università americana della capitale egiziana, Wael Faoruq che ha sottolineato come per l’Egitto sia una ricchezza questa esperienza del Meeting Cairo. Un evento la cui importanza è stata messa in risalto anche da mons. Kyrillos Kamal William Samaan, vescovo di Assiut e vicario della Chiesa copta cattolica in Egitto, che ha parlato del bisogno nel paese di un’educazione al reciproco rispetto. Per la deputata al Parlamento egiziano, Marianne Malak, fondamentale oggi per il paese nordafricano è soprattutto lo sviluppo del sistema di istruzione; per il giudice Hossam Mikawi, presidente della Corte del Cairo Sud, c’è bisogno di giustizia.

    “Per ritrovare veramente se stesso e la propria identità, per vivere all’altezza del proprio essere, l’uomo deve tornare a riconoscersi creatura, dipendente da Dio”, aveva scritto Benedetto XVI nel messaggio inviato in occasione del Meeting 2012. E questo desiderio di infinito al Meeting si è visto anche nei volti dei circa 4mila volontari e in quelli delle famiglie, dei bambini, degli anziani che hanno affollato la Fiera di Rimini. Quest’anno sono state riconfermate le circa 800mila presenze dell’anno scorso, provenienti da 40 paesi. Un dato importante tenendo conto della crisi, come ci conferma la presidente del Meeting Emilia Guarnieri:

    R. Sì, certo: non era un dato scontato per noi, questo, prima di vederlo accadere in questi giorni. In questo tempo di crisi, lo riteniamo un grande successo.

    D. – Rispetto alle passate edizioni, forse ci sono stati meno politici, ma molte testimonianze, incontri culturali, di scienza … Quindi, il fatto anche che le presenze siano rimaste le stesse indica che c’è un interesse proprio per il fattore culturale del Meeting?

    R. – Sì, certo. Direi che l’interesse culturale abbraccia poi anche le presenze dei ministri, perché qua si è parlato di cultura, cioè di cose che interessano la gente: il tema del lavoro, il tema delle riforme, il tema stesso della politica, il tema dei giovani; c’è stato un ampio respiro anche di carattere internazionale con il presidente dell’assemblea generale dell’Onu, sul tema della libertà religiosa … Certo, le testimonianze, che quest’anno erano particolarmente connotate anche in senso internazionale con la grande neonatologa che lavora in America, la Paravicini, con il medico di Gaza, Abuelaish … Le testimonianze, quando hanno questa intensità e anche questa capacità di documentare un modo diverso di guardare la realtà, sicuramente riscuotono un grande interesse.

    D. – Il titolo di quest’anno è stato “La natura dell’uomo e il rapporto con l’infinito”. Titolo del prossimo anno, “Emergenza uomo”: un passaggio tra questi due temi, perché?

    R. – La natura dell’uomo e il rapporto con l’infinito, ma il riconoscimento di questo e la valorizzazione di questo, oggi, è in uno stato di emergenza, perché viviamo in una cultura che tende a omologare e ad anestetizzare il punto di massima verità e vitalità e irripetibilità di ogni uomo, che è appunto il suo desiderio. Quindi, è appunto un’emergenza uomo.

    D. – A maggio, al Cairo ci sarà la seconda edizione del Meeting in Egitto, in un momento storico molto particolare per il Paese. Qualche parola sull’esperienza del Meeting Cairo:

    R. – Meeting Cairo – ci interessa ribadire – non è fatto da noi, anche se è nato in amicizia e in riverbero dall’esperienza che questi amici egiziani hanno vissuto qui, al Meeting di Rimini; è totalmente fatto da loro e dalla realtà egiziana che, appunto, sostiene questa iniziativa. Noi siamo solo stupiti di fronte a quello che vediamo accadere, perché che questa realtà di amici musulmani abbia ritrovato – come loro dicono – un risveglio del loro cuore, un risveglio del loro desiderio e abbiano intravisto nell’amicizia con noi una possibilità di approfondimento della loro esperienza personale, della loro esperienza di verità e di libertà, questo ci sembra veramente qualcosa di misterioso che accade.

    D. – Tra l’altro loro, per fare il Meeting Cairo, collaborano anche con la Chiesa locale …

    R. - Assolutamente sì! Perché intorno a questo gruppo di amici musulmani – accademici, giudici della realtà egiziana – si è creata una trama di unità e di amicizia con la Chiesa copta ortodossa, con la Chiesa copta cattolica, con la moschea e l’università di Al Azhar. Quindi anche da loro è successo questo stesso fenomeno non di omologazione: tutt’altro, ma di unità e di amicizia intorno a qualcosa di vero e di buono che stanno costruendo.


    fonte: Radio Vaticana
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  7. #87
    Partecipante a CR L'avatar di bobby sands
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    chi non si reca a rimini per il meeting purtroppo si fa una idea sbaglaita di quello che è il meeting stesso.
    la politica occupa il meeting per non più del 10% ma sui giornali (pro e contro) occupa il 99%, dal di fuori si ha l'impressione che si parli solo di politica e soldi ma non è così, io da questo meeting "porto a casa" un concerto stupendo di sacerdoti ortodossi, delle mostre interessanti sul cattolicesimo in albania,sula figura del genetista jerome Lejeune, sulla situazione dei cristiani in nigeria,su william sakespeare, sulla fabbrica del duomo di milano e ....mi fermo quì

  8. #88
    CierRino d'oro L'avatar di Stefano79
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    Sono ancora a Rimini e l'ho seguito tutto, direi un'esperienza di vita straordinaria..
    "E' morto fra Tommaso d'Aquino, figlio mio in Cristo, luce della Chiesa"

  9. #89
    Veterano di CR L'avatar di Ulell
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    Tornato stanotte alle 2..
    Come sempre, un esperienza da togliere il fiato. Non ho visitato tutte le mostre (in soli 2 giorni e mezzo è impossibile), ma ne è valsa la pena. Appena posso metto qualche foto.

  10. #90
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    MESSAGGIO AL MEETING PER L’AMICIZIA FRA I POPOLI (RIMINI, 18 - 24 AGOSTO 2013) , 18.08.2013

    In occasione della 34.ma edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che si è aperta questa mattina a Rimini sul tema «Emergenza uomo», il Santo Padre Francesco ha inviato al Vescovo Mons. Lambiasi, tramite il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, il Messaggio che riportiamo di seguito:

    MESSAGGIO

    Eccellenza Reverendissima,

    con gioia trasmetto il cordiale saluto del Santo Padre Francesco a Vostra Eccellenza, agli organizzatori e a tutti i partecipanti al Meeting per l’Amicizia fra i Popoli, giunto alla XXXIV edizione. Il tema scelto – «Emergenza uomo» – intercetta la grande urgenza di evangelizzazione di cui più volte il Santo Padre ha parlato, nella scia dei Suoi Predecessori, e ha suscitato in Lui profonde considerazioni che di seguito riporto.

    L’uomo è la via della Chiesa: così il beato Giovanni Paolo II scriveva nella sua prima Enciclica, Redemptor hominis (cfr n. 14). Questa verità rimane valida anche e soprattutto nel nostro tempo in cui la Chiesa, in un mondo sempre più globalizzato e virtuale, in una società sempre più secolarizzata e priva di punti di riferimento stabili, è chiamata a riscoprire la propria missione, concentrandosi sull’essenziale e cercando nuove strade per l’evangelizzazione.

    L’uomo rimane un mistero, irriducibile a qualsivoglia immagine che di esso si formi nella società e il potere mondano cerchi di imporre. Mistero di libertà e di grazia, di povertà e di grandezza. Ma che cosa significa che l’uomo è "via della Chiesa"? E soprattutto, che cosa vuol dire per noi oggi percorrere questa via?

    L’uomo è via della Chiesa perché è la via percorsa da Dio stesso. Fin dagli albori dell’umanità, dopo il peccato originale, Dio si pone alla ricerca dell’uomo. «Dove sei?»– chiede ad Adamo che si nasconde nel giardino (Gen 3,9). Questa domanda, che compare all’inizio del Libro della Genesi, e che non smette di risuonare lungo tutta la Bibbia e in ogni momento della storia che Dio, nel corso dei millenni, ha costruito con l’umanità, raggiunge nell’incarnazione del Figlio la sua espressione più alta. Afferma sant’Agostino nel suo commento al Vangelo di Giovanni: «Rimanendo presso il Padre, [il Figlio] era verità e vita; rivestendosi della nostra carne, è diventato via» (I, 34,9). È dunque Gesù Cristo «la via principale della Chiesa», ma poiché Egli «è anche la via a ciascun uomo», l’uomo diventa «la prima e fondamentale via della Chiesa» (cfr Redemptor hominis, 13-14).

    «Io sono la porta», afferma Gesù (Gv 10,7):io sono, cioè, il portale d’accesso ad ogni uomo e ad ogni cosa. Senza passare attraverso Cristo, senza concentrare su di Lui lo sguardo del nostro cuore e della nostra mente, non capiremmo nulla del mistero dell’uomo. E così, quasi inavvertitamente, saremo costretti a mutuare dal mondo i nostri criteri di giudizio e di azione, e ogni volta che ci accosteremo ai nostri fratelli in umanità saremo come quei "ladri e briganti" di cui parla Gesù nel Vangelo (cfr Gv 10,8). Anche il mondo infatti è, a suo modo, interessato all’uomo. Il potere economico, politico, mediatico ha bisogno dell’uomo per perpetuare e gonfiare se stesso. E per questo spesso cerca di manipolare le masse, di indurre desideri, di cancellare ciò che di più prezioso l’uomo possiede: il rapporto con Dio. Il potere teme gli uomini che sono in dialogo con Dio poiché ciò rende liberi e non assimilabili.

    Ecco allora l’emergenza-uomo che il Meeting per l’Amicizia fra i Popoli pone quest’anno al centro della sua riflessione: l’urgenza di restituire l’uomo a se stesso, alla sua altissima dignità, all’unicità e preziosità di ogni esistenza umana dal concepimento fino al termine naturale. Occorre tornare a considerare la sacralità dell’uomo e nello stesso tempo dire con forza che è solo nel rapporto con Dio, cioè nella scoperta e nell’adesione alla propria vocazione, che l’uomo può raggiungere la sua vera statura. La Chiesa, alla quale Cristo ha affidato la sua Parola e i suoi Sacramenti, custodisce la più grande speranza, la più autentica possibilità di realizzazione per l’uomo, a qualunque latitudine e in qualunque tempo. Che grande responsabilità abbiamo! Non tratteniamo per noi questo tesoro prezioso di cui tutti, consapevolmente o meno, sono alla ricerca. Andiamo con coraggio incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo, ai bambini e agli anziani, ai "dotti" e alla gente senza alcuna istruzione, ai giovani e alle famiglie. Andiamo incontro a tutti, senza aspettare che siano gli altri a cercarci! Imitiamo in questo il nostro divino Maestro, che ha lasciato il suo cielo per farsi uomo ed essere vicino ad ognuno. Non solo nelle chiese e nelle parrocchie, dunque, ma in ogni ambiente portiamo il profumo dell’amore di Cristo (cfr2Cor 2,15). Nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, negli ospedali, nelle carceri; ma anche nelle piazze, sulle strade, nei centri sportivi e nei locali dove la gente si ritrova. Non siamo avari nel donare ciò che noi stessi abbiamo ricevuto senza alcun merito! Non dobbiamo avere paura di annunciare Cristo nelle occasioni opportune come in quelle inopportune (cfr2Tm 4,2), con rispetto e con franchezza.

    È questo il compito della Chiesa, è questo il compito di ogni cristiano: servire l’uomo andando a cercarlo fin nei meandri sociali e spirituali più nascosti. La condizione di credibilità della Chiesa in questa sua missione di madre e maestra è, però, la sua fedeltà a Cristo. L’apertura verso il mondo è accompagnata, e in un certo senso resa possibile, dall’obbedienza alla verità di cui la Chiesa stessa non può disporre. "Emergenza uomo", allora, significa l’emergenza di tornare a Cristo, di imparare da Lui la verità su noi stessi e sul mondo, e con Lui e in Lui andare incontro agli uomini, soprattutto ai più poveri, per i quali Gesù ha sempre manifestato predilezione. E la povertà non è solo quella materiale. Esiste una povertà spirituale che attanaglia l’uomo contemporaneo. Siamo poveri di amore, assetati di verità e giustizia, mendicanti di Dio, come sapientemente il servo di Dio Mons. Luigi Giussani ha sempre sottolineato. La povertà più grande infatti è la mancanza di Cristo, e finché non porteremo Gesù agli uomini avremo fatto per loro sempre troppo poco.

    Eccellenza, mi auguro che questi brevi pensieri possano essere di aiuto per coloro che prendono parte al Meeting. Sua Santità Francesco assicura a tutti la Sua vicinanza nella preghiera e il Suo affetto; auspica che gli incontri e le riflessioni di questi giorni possano accendere nei cuori di tutti i partecipanti un fuoco che alimenti e sostenga la loro testimonianza del Vangelo nel mondo. E di cuore invia a Lei, ai responsabili e agli organizzatori della manifestazione, come pure a tutti i presenti, una particolare Benedizione Apostolica.

    Unisco anch’io un cordiale saluto e mi valgo della circostanza per confermarmi con sensi di distinto ossequio
    dell’Eccellenza Vostra Reverendissima dev.mo nel Signore

    Tarcisio Card. Bertone
    Segretario di Stato di Sua Santità

    ___________________________

    A Sua Eccellenza Reverendissima
    Mons. FRANCESCO LAMBIASI
    Vescovo di Rimini

    [01173-01.01] [Testo originale: Italiano]

    [B0529-XX.01]


    fonte: Sala Stampa della Santa Sede

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